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martedì 11 novembre 2008

9 mesi e 1/2

PAUSE & COMPANY...
a cura di Ely

Eccomi qua, ci sono anche se sembrerebbe proprio il contrario.
Ed è quell'esserci a un quarto di quel che vorrei che mi ha portato oggi a decidermi: voglio prendermi una pausa!!!
Ecco l'ho detto. Una pausa. Forse dovrei farlo per tante altre cosette che ho in corso in questo periodo. Forse dovrei dire basta, ammettere che è veramente stancante far coincidere tutto, ma è più forte di me, preferisco stringere i denti e continuare. Preferisco pensare che l'obiettivo sia più vicino e che la strada da percorrere diminuisca giorno per giorno. E così è in effetti, ma non per la mia energia, per il mio tempo.
Essere in troppi ruoli a volte è davvero faticoso, ma mi rendo conto che mi sarebbe difficile fare altrimenti. E dato che ultimamente, con molto rammarico, non sono riuscita a dare il giusto "lustro" alla mia rubrica preferisco fermarmi un pò. Non mi piace fare le cose tanto per farle.
Perciò, care Amiche e care Amici, invece che rinunciarvi, invece che dire BASTA, dico semplicemente P-A-U-S-A.
Per il momento consideratemi in stand-by, come una lucetta piccola piccola, ma sempre lì accesa quel tanto che basta per ricordarvi che anche se, ad intermittenza, ci sono ancora.
Ma senza promesse, senza impegni, consapevole che se non si riesce a dare quel che si vuole è meglio non dare niente. Ed aspettare...
Grazie a tutti
Ely

lunedì 29 settembre 2008

9 mesi e 1/2


29 SETTEMBRE...
a cura di Ely


"Seduto in quel caffè
io non pensavo a te.
Guardavo il mondo che
girava intorno a me.
Poi d'improvviso lei sorrise
e ancora prima di capire
mi trovai sottobraccio a lei
stretto come se
non ci fosse che lei. " (...)

Chi di voi non ha almeno sentito per una volta questi versi?
Mi pare quasi ovvio che non ci sia il bisogno di specificare a chi appartengano, ma se qualcuno, e ne dubito, non lo sapesse ve lo dico: LUCIO BATTISTI.
Insieme a tanti altri questi, per me, sono stati parte integrante della mia adolescenza primaria ed anche di quella secondaria. Mai sentito prima parlare di adolescenza primaria e secondaria? Neanch'io! M'è venuta in mente adesso, così come una logica conseguenza di quel che oggi la realtà mi mette davanti agli occhi...

Come poter scordare quel periodo tra gli undici e i quindici anni circa... Un vero mix di elementi devastanti dalla mente al corpo: insicurezze, complessi, mutamenti fisici, acne!
Ma oggi no, negli anni 2000 questo arco temporale s'è spostato: 9 anni il nuovo inizio. Un genitore non fa in tempo a rendersi conto di "esserlo" un genitore che già si trova a fare i conti con questa inattesa delicata situazione. E non si parla di acne sia chiaro, no fossero solo i brufoletti il rimedio sarebbe molto semplice, mi riferisco invece a tutte quelle dinamiche psico-sociali che si manifestano in modo subdolo e a volte in modi poco controllabili. Causa mass-media e strategie super-commerciali, ci si trova a fare i conti con un ambiente in cui ciò che conta, troppo spesso, è l'apparenza. Un'apparenza che ti veste fuori, ma ti denuda dentro perché ti impedisce di coprirti con quelli che sono i veri valori, difficili da adattare alle nuove mode ricche solo di "modelli" effimeri e pseudo-originali.
Sarà per questo che proprio pensando alla canzone di Battisti, che curiosamente ha come titolo la data di oggi, mi domandavo quali fossero per i ragazzi del nostro tempo le icone da imitare, i modelli da seguire.

E senza toglier niente ai moderni cantanti e cantautori, mi domando con non preoccupata curiosità, ma quali saranno i testi della colonna sonora adolescenziale di mio figlio?
Sono come al solito una mamma troppo apprensiva? o forse è il caso che certi CD (che tra l'altro quasi ti tirano dietro) si riproponessero ogni tanto, con finta indifferenza per far sentire la vera differenza?

martedì 24 giugno 2008

9 mesi e 1/2

OBESITA' VIRTUALE
a cura di Ely


Il titolo dell'argomento, di cui parlerò oggi, mi è stato dato come spunto in un incontro formativo sull'educazione e sul ruolo degli educatori nelle associazioni di volontariato.
Ed è sorprendente scoprire quanto, di ciò che ho potuto apprendere, si potrebbe, anzi si dovrebbe, applicare non solo nei casi più difficili, ma anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni.

Obesità virtuale. Titolo o vero problema?

Negli anni della guerra e del dopoguerra, il più importante e primario bisogno era cibarsi. Poi vestirsi, curarsi, istruirsi, avere una casa, una macchina, e così via.
Nei giorni nostri questi bisogni non possono più considerarsi tali, sono la normalità. Almeno per la maggior parte della popolazione.
Ciò che si percepisce ora, invece, non è più avere il bisogno di un qualche cosa, ma quello di desiderare. Dal bisogno si è passati al desiderio.
Ed in questa importante trasformazione, come ci si è adeguati? Come il ruolo dell'educatore entra in gioco?
E non mi riferisco al ruolo dell'educatore esclusivamente nella sua forma più istituzionalizzata, ma più in generale a tutti coloro che in qualche modo partecipano a questo importante processo, consapevolmente e non, e nei diversi contesti sociali: dall'ospedale in cui si nasce all'università, al mondo del lavoro, e così via.
Insegnare ad un altro essere umano a crescere, a vivere in questa nostra società è, infatti, un compito molto arduo, difficile. E siccome non esistono dei modelli preconfezionati, genitori, familiari, insegnanti, educatori devono far appello, oltre a tutte le loro conoscenze e competenze, alla capacità di sapersi adattare e plasmare alle diverse esigenze delle persone che si trovano innanzi.
Anche in una stessa famiglia, spesso, i criteri utilizzati per un figlio possono non andar bene per un altro.
Ed in questa dimensione temporale, in cui proprio il tempo sta perdendo il suo significato, si sta in affanno, alla continua ricerca di soluzioni che tamponino emergenze quotidiane le quali, conseguentemente, rubano energie preziose a quello che è l'obiettivo principale: l'equilibrio di una persona.
Quando parlo di obesità virtuale, di cui avrete sicuramente sentito parlare in qualche studio proveniente dagli Stati Uniti, mi riferisco a ciò che è ormai l'ultimo gradino di questo fenomeno: viviamo in un mondo fatto più di immagini, di astrattezza che di realtà, concretezza e sostanza.
Il problema dei nostri giorni e del futuro dei nostri figli sta diventando questo eccesso di vuoto, di impalpabilità. E' vero che il progresso ha i suoi vantaggi e che non è possibile tener lontano i giovani da tutto ciò che si ritiene pericoloso per il loro equilibrio psico-fisico, ma come insegnargli che ciò che virtualmente è reso possibile e innocuo, nella vita reale o non esiste o può far male, molto male?
Sarà per questo che alla fine dell'incontro una domanda mi rimbalzava freneticamente nel cervello: cosa posso fare io da genitore e come persona ad aiutare mio figlio a non farsi risucchiare da questo vortice?
Come figlia di una generazione in cui i valori "valevano" ancora qualcosa, trovo già così mille difficoltà a trasmettere ciò in cui credo a mio figlio. Senza contare lo sforzo impiegato per combattere certi inutili e stereotipati conformismi, luoghi comuni, strategie di marketing super aggressive, e chi ne ha più ne metta.

La situazione mi ha colpito, ha messo in luce una realtà che avevo già percepito, ma di cui non ero abbastanza consapevole. Non da questo punto di vista. Mi rendo conto che lo sforzo non può essere del singolo, lo scopo dev'essere comune. Occorre riempire di contenuto questa virtualità. Riflettendo seriamente sul fatto che ogni cosa, come e soprattutto il progresso tecnologico, dev'essere uno strato superficiale di un'esistenza che ha potuto formarsi conoscendo ciò che di vero e di reale c'è sul nostro pianeta. E magari spiegare che le le patatine fritte non crescono nei campi così come te le vendono...

Forse sono stata drastica, posso aver avuto una visione esageratamente pessimistica. Forse in Italia non è proprio così.
O forse anche qui da noi certi fenomeni stanno prendendo piede, ma magari, per poterci difendere, per non farci fagocitare, ci creiamo delle microdimensioni, delle aree a misura d'uomo in cui, mantenere il controllo, è ancora possibile.
E voi in che dimensione vi trovate? Condividete queste mie riflessioni?

mercoledì 16 aprile 2008

9 mesi e 1/2

BUON COMPLEANNO AL BLOG DI ROSA STANTON


...AUGURI A TUTTI NOI...


a cura di Ely

Eh sì!! Proprio così il 7 aprile il nostro blog ha compiuto il primo compleanno. Come non festeggiarlo...?

Cara Patrizia, Care Amiche, Cari Amici e Cari Lettori, ma vi rendete conto? E' già trascorso un anno e qualche giorno da quel "fatidico" 7 aprile.
Quanti articoli, quanti commenti, quante battute si sono susseguiti. Ce li ritroviamo lì come la prova della nostra presenza su questo blog. E, devo ammetterlo, fa un certo effetto, ma non solo per il blog in sè.
Rosa Stanton è solo una piccola particella delle nostre esistenze, perchè tanto altro, e a volte troppo, ci assorbe completamente.
Se dovessi fare un bilancio di quest'ultimo anno mi ci vorrebbe un altro anno per raccontarlo. Ma mi è piaciuto condividerne una parte anche con tutti voi. A volte è stato divertente, a volte un pò più serio. Spesso è stato formativo, un continuo confronto. A volte la ricerca di un buon articolo era l'ultimo dei miei pensieri, ma tutto sommato nè è valsa la pena. Mi basta scorrere il mouse sulle varie rubriche, sui vari post per rendermi conto di quanto ci sia di tutti noi, di pezzi della nostra vita, del nostro lavoro, dei nostri sogni.
Aprire la pagina e cogliere i vostri articoli, leggerli, commentarli, mi ha fatto compagnia in quei piccoli momenti di "evasione" dal tran tran quotidiano. Stampare le vostre parole per coglierne con calma il significato. Rispondere agli interventi di nuove persone, notare le diverse interpretazioni... insomma un piccolo mondo da esplorare e da far esplorare.

E per voi che cos'è stata quest'esperienza, cosa vi ha portato?

venerdì 21 marzo 2008

9 mesi e 1/2

VACCINO ANTI-HPV E ... NUOVE PRIMAVERE
a cura di Ely

Dal sito del Ministero della Salute riporto quanto segue:
"Vaccinazione contro il Papilloma virus
L’Italia è il primo Paese europeo a pianificare una strategia di vaccinazione pubblica contro il Papilloma virus (HPV), l’agente virale responsabile del cancro della cervice uterina, malattia che causa ogni anno circa mille morti.
Secondo le informazioni scientifiche oggi disponibili, la vaccinazione contro l'HPV è sicura, ben tollerata e in grado di prevenire nella quasi totalità dei casi l’insorgenza di un’infezione persistente dei due ceppi virali responsabili attualmente del 70% dei casi di tumore alla cervice uterina.(...)
A partire dal mese di marzo, la campagna di offerta del vaccino attiva e gratuita sarà rivolta alle ragazze dagli 11 ai 12 in modo uniforme in tutto il territorio italiano, e negli anni produrrà una progressiva immunizzazione della popolazione giovane adulta esposta al rischio di infezione.(...)"


Ora, premettendo che quanto appena letto è un brevissimo sunto di tutto ciò che è ruotato attorno all'argomento HPV, vorrei ricordare anche che:
- tale vaccinazione non preclude totalmente il rischio di contrarre il tumore della cervice uterina;
- a tutt'oggi la durata della sua efficacia si aggirerebbe attorno ai 5 anni;
- è comunque necessario sottoporsi all'abituale screening del collo dell'utero (pap-test);
- la sua sicurezza non si è ancora appurata del tutto.

Ma per seguire meglio il mio discorso vi chiedo di guardare questo video e, una volta che vi sentirete ben "sintonizzati" sull'argomento, vi invito a seguirmi nelle mie riflessioni...

Sicuramente vi starete domandando a che tipo di riflessione io vi abbia invitato e cosa c'entri quel video che vi ho chiesto di guardare. E quel titolo, se qualcuno di voi l'ha già notato, cosa significa?
Ebbene cari lettori, a parte l'importanza/efficacia/sicurezza/risonanza o meno di questa campagna di vaccinazione, ciò che mi ha colpito maggiormente e che è il motivo della mia riflessione è la scelta della fascia d'età nella quale tale vaccinazione dovrebbe essere effettuata e che ho evidenziato in questo stralcio di articolo:
"In Italia l’offerta pubblica gratuita della vaccinazione è rivolta alle bambine tra gli undici e i dodici anni di età, perché in questa fascia è massimo il profilo beneficio-rischio. La somministrazione del vaccino prima dell’inizio dei rapporti sessuali è, infatti, particolarmente vantaggiosa perché induce un’efficace protezione prima di un eventuale contagio con il virus HPV, che si acquisisce di norma subito dopo l’inizio dell’attività sessuale, e perché la risposta immunitaria in questa fascia di età è maggiore di quella osservata nelle donne in altre fasce di età.(...)"

Da ciò che si legge la somministrazione del vaccino è infatti consigliata alle "bambine" tra gli 11 e i 12 anni (definite ragazze nel primo stralcio di articolo), perchè essendo l'HPV un virus che si trasmette per via sessuale e non solo, questa sarebbe la fascia d'età più adatta per la prevenzione.
Sarò un pò indietro, sarà che prima si era un pò più pudici, sarà che ci si vergognava anche a parlare di ciclo mestruale (sento ancora la frase "ho le mie cose"), sarà che ci si sta perdendo in un mare di pseudo-informazioni, sarà che non ci sono più territori da esplorare, sarà che il rapporto genitori-figli è spesso amici-amici, sarà che che il sesso è ormai come gli spaghetti, ma accidenti, con sconcertante stupore, mi domando e vi domando: ma oggi, "la prima volta", a quante primavere è?

Fonti: Ministero della Salute

domenica 24 febbraio 2008

9 mesi e 1/2

FIGLIO UNICO O GENITORI CON UNICO FIGLIO?
a cura di Ely

E' da qualche tempo ormai che, quando ci interroghiamo sulla possibilità di avere un altro figlio, questa è l'unica risposta univoca che riusciamo a darci: non è il caso.
Certo la risposta non sembra avere il giusto peso rispetto alla gravità della domanda, ma vi assicuro è solo una delicata sintesi della sua seria e ragionata elaborazione.
Voi direte, ma perché ragionata? Semplice, basta guardarsi intorno...

L'altro giorno ero immersa nel mio lavoro, numeri, conti, quadrature quando ecco che sento una trasmissione radiofonica che parlava proprio di quest'argomento: una famigliola con un solo figlio, i cui genitori manifestavano apertamente i propri dubbi, le loro perplessità e le giustificate preoccupazioni sull'eventualità di avere un secondo figlio.
Le riflessioni dei due conduttori, di cui una donna ed un uomo, erano nettamente contrastanti. Lei dava voce a quelle che sono anche le mie motivazioni attuali e le mie considerazioni sull'aspetto pratico di una nuova maternità. Lui, dal canto suo alquanto "facilonieristicamente" aggiungerei, ribadiva buoni ed interessanti esempi del passato sulla famiglia con più figli e sul fatto che oggi i figli non si fanno semplicemente per motivi economici.
Ebbene è palese che io condividessi pienamente le parole della conduttrice non solo perché donna, ma perché metteva in evidenza quella che è la realtà di oggi e non di ieri.
E' vero il detto che dove si cucina per tre si può cucinare anche per quattro o per cinque, ma è pur vero però che la differenza c'è. E non mi riferisco a pannolini, pappette, medicine, abbigliamento e così via, no, sarebbe troppo riduttivo. Ci sono delle dinamiche in ogni famiglia che hanno bisogno di tempo per trovare un equilibrio, ed oggi nel 2008 questo tempo non ci viene concesso.
In passato ciò che vigeva, a prescindere dal numero dei componenti di un nucleo famigliare, erano le cosiddette “leggi interne” e alle quali difficilmente ci si poteva sottrarre, se non dopo aver raggiunto la maggior età. Oggi tutto ciò che si cerca di dare ai propri figli, come valori intendo, viene messo continuamente e brutalmente in discussione dalla società esterna alla famiglia stessa. Il nucleo famigliare, inteso come centro dei rapporti tra genitori e figli, ha perso consistenza, le sue pareti sono più di cartongesso che di soliti mattoni. Sono più facili da attraversare, in ogni senso.
E, quando sento ribattere con sufficienza su certi argomenti, lo ammetto, sento il sangue ribollirmi dentro.
Io ho quasi trentasei anni, nostro figlio ne ha quasi sei, ed ogni volta che penso al fatto che è ancora figlio unico un po' mi dispiace. Io sono la prima di quattro figli e so cosa vuol dire avere fratelli e sorelle. So bene che il legame è unico ed è veramente inscindibile, ma sono anche cosciente che non è perché si è fratelli, o sorelle, si debba andare “naturalmente” d'accordo. Preciso che questa non è una giustificazione, ma un dato di fatto.
Forse non ci decidiamo perché abbiamo il timore di perdere quell'equilibrio raggiunto. Ma neanche questo è vero. Gli equilibri umani durano quanto gli eventi lo permettono. No, credo che ci sia altro.

I genitori di oggi pensano troppo, sono troppo responsabili, sono troppo coscienti per osare.
A volte, quando mi giro intorno, il futuro mi spaventa. Crescere è anche questo.
Non so se decideremo poi di avere un altro bimbo, non dico mai, perché non servirebbe.

Credo solo che mi ci vorrebbe un'altra ondata di quella dolce dose di incoscienza che mi ha fatto diventare genitore. O, come spesso mi ripete una cara persona, madre di quattro bei figlioli adulti e vaccinati, forse è meglio accontentarsi e sentirsi grati per il grande dono che già si è ricevuto. Tutto qui.

Per il resto, a voi la parola.

venerdì 21 dicembre 2007

martedì 11 dicembre 2007

9 mesi e 1/2

Oggi sono così, così come sono...
a cura di Ely

Avevo in serbo un articolo di attualità, mi ero documentata, preparata l'introduzione, i link, ma poi... la vita è quella che vivi tutti i giorni, ed oggi è uno di quei giorni un pò così... di quelli seri, reali.
Ci tenevo comunque a scrivere e siccome oggi sono così, così come sono, ho pensato di riempire questo spazio troppo bianco con una poesia.
Una mia poesia, da condividere con voi.

Amato Mare
Era inverno,
una fredda oscurità mi avvolgeva
in questa serata surreale.
Era inverno,
ma un profondo desiderio mi scuoteva:
“sentirti”.
Desideravo il tuo umido respiro
sulla pelle, sulle labbra.
Desideravo il tuo odore, forte e pungente.
Desideravo avvolgermi di te, completamente.
E come un’amante ti ho raggiunto, ti ho respirato
e ti ho lasciato entrare in me, nei miei sensi.
E poi, in silenzio, ti ho ascoltato
e nel tuo ritmico movimento
ti ho ritrovato e ti ho riamato.
Poi quel senso di pace, un brivido in un sospiro d’intesa.
Tu elemento naturale e mio compagno di sogni,
caleidoscopio di colori e di umori,
a volte azzurro, a volte grigio,
a volte calmo ma traditore
e a volte impetuoso ma appassionato.
Questo mi dai,
questo mi hai sempre dato: emozioni.
Grazie, Amato Mare

E un grazie speciale anche a voi, per le emozioni che sapete darmi


domenica 18 novembre 2007

9 mesi e 1/2

SONDAGGIO NAZIONALE ROSA STANTON:
"TUTTA L'ITALIA E' PAESE?"
a cura di Ely

Oggi, con questo titolo che avrete sicuramente trovato un po' curioso, vi chiedo di voler simpaticamente partecipare ad un piccolo sondaggio di opinioni su situazioni familiari nel campo dell'assistenza sanitaria pubblica e privata, convinta che siano molto comuni a quelle di tante altre madri. Dico comuni, infatti, a prescindere dal fatto che si viva al Nord, al Sud, al Centro o nelle Isole e indipendentemente dallo "stato" sociale, economico o culturale. Di fronte a tali circostanze, infatti, le differenze non fanno la differenza. Anche se, devo ammetterlo con non poca contrarietà, a volte succede.
Ma questa, lo sappiamo bene, è un'altra storia...

Ora mi spiego meglio e per farlo stilo un breve elenco composto da tre situazioni tipo da analizzare:
1) Orari e attese degli ambulatori pediatrici: vi è mai capitato di dover attendere due o, a volte, anche tre ore prima che vostro/a figlio/a fosse visitato dal pediatra? e che la febbre le/gli arrivasse proprio il sabato pomeriggio quando ormai le ore 10.00 del mattino erano passate e che, nella necessità di un consulto, ci si dovesse recare o dalla Guardia Medica (che ovviamente al 99% non è un pediatra) se non addirittura presso un pronto soccorso pediatrico perché non sicuri di cosa somministrare al piccolo, in attesa ovviamente del fatidico lunedì mattina?
Domande:
Non sarebbe il caso che in Italia si istituissero anche delle Guardie Pediatriche? Ed ancora, viste le tante brochure, guide sui farmaci e quant'altro ci è capitato di ricevere dal Ministero della Salute, perché non creare una semplice guida medica casalinga che fosse alla portata di tutti e soprattutto che aiutasse i genitori a gestire almeno i casi più semplici? Non intendo sostituire i medici, sia chiaro, ma almeno rendere consapevoli i genitori che se un bimbo sotto i 5 anni ha la febbre quando supera i 38,5° è perché sino a quell'età la sua temperatura corporea è superiore di un grado e che quindi è come se avesse 37,5°. E non parliamo poi del raffreddore: si è convinti, a torto, che la causa sia il freddo, mentre i veri responsabili sono i virus, dato che è possibile beccarselo anche in piena estate!

2) Visite specialistiche: vi racconto una mia esperienza personale. Un anno e mezzo fa, il mio bimbo che allora aveva circa 4 anni, dopo aver fatto una lunga pedalata, scende dalla bici diventa pallido, abbassa lo sguardo e mentre cerco di capire cosa gli stesse prendendo inizia a tossire in modo stizzoso. Lo prendo in braccio, gli chiedo se vuole dell'acqua, ma per qualche minuto mi sembra confuso. Poi piano piano riprende colore, anzi diventa quasi paonazzo e lentamente riprende il suo stato normale. Non vi dico che spavento e tutte le teorie ipotizzate: crisi respiratoria, calo di zuccheri, ecc. Lo porto dal pediatra che, per escludere problemi cardiaci, lo fa sottoporre a ecocardiogramma e consulenza cardiologica e sull'impegnativa scrive "lipotimia". Ma fin qui tutto ok, meglio accertarsi che non far nulla. La diagnosi: n.d.r., ovvero tutto nella norma. Allora si fa strada l'ipotesi di una crisi respiratoria ma di origine allergica alla quale segue visita allergologica, prick-test, ecc. Risultato: tre + rilevano una reazione allergica agli acari. Comunque a parte l'antistaminico alla portata di mano, l'estate trascorre con qualche lieve episodio simile ma mai uguale al primo. Arriva l'autunno e si presenta la rinite con disturbi respiratori nella notte (lievi episodi di apnea e respirazione con la bocca). Nuova consulenza specialistica, stavolta uno pneumologo, e vi sorprenderete, nuova diagnosi: asma allergica. "Però signora io le consiglierei, per evitare complicazioni future, di fare una terapia preventiva a base di cortisonici da somministrare con distanziatore (costosissimo!) e bla, bla, bla". Ma che significa preventiva: l'asma ce l'ha o non ce l'ha? Panico, ansia, angoscia, preoccupazione. L'asma è una malattia da non sottovalutare. Nuovo consulto, ma per accorciare i tempi questa volta a pagamento dal primo allergologo che lo visitò. Colloquio a luci soffuse, toni bassi, tecniche di vendita in uno studio privato, ve ne rendete conto? vi sembra accettabile? Ebbene, succede anche questo, ve lo assicuro! Insomma il suo obiettivo era semplicemente quello di indurre a comprare un vaccino per almeno 4 anni e tutta una serie di dispositivi antiacaro, tipo coprimaterasso e coprifedere con tessuti "speciali" e via dicendo. Premesso che la sola terapia immunostimolante di tipo sublinguale costava circa 400,00 euro all'anno ed il resto un altro centinaio di euro, la stessa terapia così vivamente consigliata non era né appropriata, vista la modesta reazione allergica, né consigliabile per l'età. Ma non è finita. Sciolti i dubbi su questa decisione, giusto per chiudere in bellezza, si propende, anche su consiglio del pediatra che è ormai senza parole davanti a diagnosi così superficiali e contrastanti e terapie così pesanti, per un ennesimo consulto presso un altro specialista. Anzi, questa volta, presso lo specialista. E dato che le liste d'attesa erano chilometriche si opta per l'intramoenia, cioè 75,00 di ticket. Ma a parte la cifra, che a questo punto era davvero superflua, ciò che stupirà è la sua diagnosi: rinite allergica da controllare con antistaminico e sospetta ipertrofia adenoidea. Morale della favola: il bambino aveva le adenoidi ingrossate che gli occludevano le vie nasali e che, quindi, quando si sottoponeva a sforzo dovendo respirare con la bocca e, conseguentemente, non potendo "riscaldare" l'aria immessa nei polmoni, reagiva con una specie di tosse secca verosimile alla tosse da crisi respiratoria dovuta ad asma da sforzo. Allora mi domando, e vi domando, ma erano necessari tutti questi passaggi? e per di più, se non avessi avuto delle remore e fossi stata ragionevolmente sospettosa sul vaccino, cosa sarebbe successo, visto che non esistono dei dati statistici sufficienti ad appurare l'attendibilità o meno della sua efficacia? E come la mettiamo con tutto lo stress, l'esborso economico, ma soprattutto con la pazienza di questo nostro caro inconsapevole bambino?
Domande:
Vi sono mai capitati casi simili?
E che cosa ne pensate?

3) Protocolli e protocollati: sulla base di quanto appena raccontato nel secondo punto, ho constatato che esistono troppi protocolli medici generali e che questi siano standardizzati e molto rigidi. Non parliamo poi di quando il pediatra, che fino a qualche tempo prima di diceva di usare un determinato farmaco per una sintomatologia specifica, poi ti spiazza letteralmente dicendoti che ora non va più bene per lo stesso identico caso. E tu pensi, da madre che fa di tutto per essere preparata, che forse sarebbe stato meglio se avessi studiato anche medicina!
Domande:
Siccome non è necessario che tutti diventino medici, perché non fare in modo che i pediatri facciano oltre alle loro velocissimi visite, anche un po' di informazione?
Perché non creare degli orari ambulatoriali in cui si facciano solo consulenze?

Concludendo e nella consapevolezza che esistono pediatri e pediatri, specialisti e specialisti, casi e casi, chiarisco che il mio sondaggio è un modo per comunicare fatti e opinioni che potrebbero portare alla discussione di possibili soluzioni, ad un notevole risparmio di tempo e di denaro, alla ottimizzazione dei rapporti medico-paziente-famiglia e tanto altro ancora. Anche se un po' per gioco, da qualcosa si dovrà pur iniziare...
Ed ora, a voi la parola, con un solo appunto, e cioè se poteste indicare la vostra posizione geografica, anche se non specificatamente per regione.

Confrontiamoci!

domenica 28 ottobre 2007

9 mesi e 1/2

LUOGHI COMUNI E CONSUETUDINI DISTORTE
a cura di Ely

Oggi mi rivolgo a tutti: genitori e non.
Vi è mai capitato, dopo i primi tempi dalla nascita di un figlio, di dire o sentir dire: “Hai voluto la bicicletta? Bene, ora pedala!” ?
Ebbene, anche se difficilmente qualcuno mi abbia mai sentito lamentare sulla mia nuova condizione di genitore, a me è capitato. E ciò che ho provato è stato un misto di rabbia e di disagio e la consapevolezza che, a chi me lo diceva, gli era stato detto a suo tempo. Ma, ancor peggio, è stato cogliere quella sottile soddisfazione che si stampava sui loro volti, come se “godessero” a vedere la sorte che ti toccava e di cui prima essi stessi ne erano stati vittima... La natura umana, così complicata e così contraddittoria!

E' vero che il primo periodo è colmo, anzi oserei dire stracolmo, di notti in bianco, pannolini sporchi, latte che sgorga a fiumi (da mammelle e da tenere boccucce), ma non sarebbe ora di sfatare questi luoghi comuni, di rompere queste consuetudini distorte?! Ci si sta prendendo cura di un altro essere umano, accidenti! Si ha bisogno più di aiuto che di un gratuito sarcasmo!
Tra l'altro, una volta che ci sei dentro, come genitore intendo, ti rendi conto che attorno a questa nuova condizione si tende a creare un alone di mistero fatto apposta per sentirti poi dire: benvenuto nel club.
D'altra parte succede anche il contrario e cioè sono gli stessi neo-genitori che raccontano, quasi stupiti, della loro nuova esperienza. Come se non avessero mai avuto la minima idea di ciò che gli aspettasse.
Allora mi domando e vi domando: è vero che non sono i corsi, le letture e quant'altro a disposizione a prepararti ad un evento così importante e soprattutto così imprevedibile, ma non sarebbe meglio se la si smettesse con questa “finta” solidarietà di categoria? Non sarebbe molto più utile provare a creare, attraverso la raccolta delle esperienze passate, un patrimonio di conoscenze, una sorta di cultura genitoriale generale da poter divulgare e trasmettere e che permettesse di acquisire una certa consapevolezza? Perché non affiancare al protocollo medico per le gestanti anche un bel protocollo per i neo-genitori?
Ci sono tante di quelle persone che possiedono una ricchezza interiore innata, in tema di educazione ed accudimento, da poter colmare da sole, con la loro pazienza, il grande vuoto di quelle immense voragini sociali che ci stanno risucchiando. Insomma, con un certo impegno e con le persone giuste, questa cultura genitoriale potrebbe diventare la base per il futuro nostro e dei nostri figli.
Oltre all'amore credo sia molto importante per i genitori di oggi, fissare dei principi da osservare, avere dei valori fermi da trasmettere, avere un minimo di conoscenze su come allevare e far crescere un bambino equilibrato. Senza tralasciare il fatto che poi occorre anche dotarsi di una buona e costante dose di pazienza.
E non credo affatto, giusto per tornare alle consuetudini distorte, che il “sapere” possa trasformarsi in un diabolico deterrente a scapito del tasso di natalità, non credo proprio che possa dissuadere l'intenzione di chi decida veramente di avere una famiglia, no anzi sono convinta che prepararsi possa solo risultare un notevole vantaggio per tutti quanti.
Certo, non compenserà le notti in bianco, non muterà il fatto che ci saranno innumerevoli pannolini da cambiare e biberon da riscaldare, ma almeno non permetterà ad “altri” di farti sentire come un soggetto immaturo, sprovveduto ed incosciente. Per farla breve, come uno che non sa ancora pedalare.

Allora dico: se questa bicicletta la dobbiamo proprio pedalare, perché non farcelo insegnare?!

lunedì 1 ottobre 2007

9 mesi e 1/2

SCELTE E RISPETTO
a cura di Ely

Storia di una gravidanza. Test positivo e poi via, subito dal ginecologo per sapere a quali innumerevoli e, utili, esami sottoporsi. Il protocollo ne impone una serie lunghissima da seguire in ogni preciso periodo gestazionale. Per non parlare di regimi alimentari, acido folico e tanto altro ancora. Ma fin qui, ancora bene. Quanti anni hai? 35. E allora, magari, sarebbe meglio fare anche l'amniocentesi. Il rischio di malattie genetiche è molto più alto a quest'età e poi, il protocollo, lo prevede. La percentuale del pericolo di aborto è ridotta quasi allo zero. Non occorre preoccuparsi. Ma che significa: non occorre preoccuparsi? E se il referto non è come “dovrebbe essere”, come non preoccuparsi? Come reagire ad una tale situazione? E se i risultati fossero sbagliati?

Il 25 settembre 2007 leggo un titolo che attira subito la mia attenzione. Due coniugi sardi, entrambi portatori sani della beta talassemia, due anni fa chiesero di poter eseguire la diagnosi preimpianto sull'embrione crioconservato. Il primario si rifiutò appellandosi alle leggi vigenti in materia. L'iter legale proseguì sin quando il giudice Maria Grazia Cabitza, del Tribunale di Cagliari, emette la tanto attesa sentenza che impone, all'ospedale ed al medico incaricato, il controllo dello stato dell'embrione per verificare se possa essere colpito da talassemia. E, solo nel caso in cui l'embrione sia sano, il medico procederà all'impianto e alla gravidanza.
Un seguito di commenti di ogni genere e fonte si sono poi succeduti. Chi a sentenziare incompetenze, chi ad asserire. Insomma, le solite cose. Come sempre è stato in altre simili occasioni, personaggi illustri e non hanno sguainato le loro spade taglienti (lingue) emettendo sentenze di ogni genere e grado, solo perché la loro intelligenza o la loro educazione e cultura gliene davano, come dire, il diritto.
Ricordate la storia apparsa sui giornali diversi mesi fa che riguardava una mamma che non aveva voluto far nascere il suo bambino perché le era stato comunicato che sarebbe nato con delle gravi patologie? Non starò a raccontarla nuovamente, sinceramente non mi fido molto dei fatti di cronaca dai grandi titoli e contenuti troppo superficiali. Mi ricollego ad essa perché nello stesso periodo lessi, sulla rubrica “Invece Concita di Concita De Gregorio” del settimanale D, la lettera di una madre che raccontava il suo dolore per aver deciso di non far nascere la sua bambina. “Incompatibile con la vita”, questo il titolo. Una grave cardiopatia diagnosticata alla ventunesima settimana impose con fretta disumana una difficile decisione: interrompere la gravidanza. Queste le sue parole.
“E allora la decisione viene dal cuore. Mio, della mia bambina, del suo babbo. Diventare un angiolino. Un neonato quando viene alla luce ha bisogno di due sole cose: il calore dell'abbraccio della sua mamma e il latte. Sono piccolini, poche decine di centimetri per pochi chili, proprio per essere avvolti meglio dall'odore, dal calore della mamma. Smettono di piangere così.(...) Se io e la mia bambina avessimo vissuto cent'anni fa, l'avrei messa al mondo, qualcuno me l'avrebbe avvolta in un panno pulito e me l'avrebbe data. L'avrei tenuta tra le mie braccia,e lì, misteriosamente ma serenamente, sarebbe morta.
Oggi no. Oggi la mia bambina sarebbe nata, i nostri sguardi non si sarebbero neppure incrociati, non avremmo neppure sentito l'odore l'una dell'altra. Lei non avrebbe mai sentito il calore della mia pelle o il sapore del mio latte.(...) Avrebbero cominciato a cercare di riparare quel cuore rotto ancor prima di nascere. Magari riuscendoci. Almeno per un po'. Qualche ora, qualche giorno, a essere sfortunati qualche mese. Quaranta centimetri di dolore. Perché si sa cosa comporta una ferita. Il dolore di un intervento chirurgico. Noi adulti lo sopportiamo perché sappiamo che domani passerà lei no, non avrebbe mai saputo che la sua mamma lo stava facendo per lei. Non avrebbe mai capito il perché di tutto quel freddo e di quella solitudine di quel male. Questo sarebbe successo, oggi, alla mia bambina.(...)
Magari ho sbagliato. Non lo saprò mai. Ho sbagliato? Ditemelo voi sapientoni. Voi che parlate di aborto selettivo e paragonate quello terapeutico alla rupe di Sparta? Mi sono state prospettate due possibilità: andare avanti e vedere cosa sarebbe successo sperimentando un pò di chirurgia sulla sua pelle, o interrompere in fretta la gravidanza e salvarla dal dolore sacrificando me stessa. Ho scelto la seconda possibilità. Ho tutelato lei. E forse, in casi come questo, sarebbe meglio un po' di silenzio”.

Una scelta difficile, la sua. Come quella di tante altre donne.
Non sono in grado di aggiungere altro alle sue parole, o di commentare o di schierarmi. Ho voluto far parlare il suo dolore. Per riflettere. Perchè non sempre scegliere è meglio di non scegliere.
Ma non per questo si deve dibattere se scegliere sia religiosamente, moralmente, eticamente, o umanamente giusto o sbagliato.
Questa scienza-conoscenza-informazione a volte, purtroppo, ci mette davanti ad un bivio che ancora non ha creato dei precedenti di moralità accettabili dall'umanità. E giudicare risulta troppo facile. Certe situazioni si capiscono solo quando ci si è dentro...
Quindi, per favore, un pò di rispetto.

venerdì 7 settembre 2007

9 mesi e 1/2

Tempo di rientri... tempo di riforme
a cura di Ely

Settembre: inizia la scuola. Ma che confusione!
E' già difficile scegliere quale sarà la scuola da far frequentare per cinque anni al tuo bambino che si aggiunge, puntualmente, lo spauracchio per l'attuazione di una nuova ennesima riforma.
Si parla di riportare l'obbligo dell'orario prolungato, vi rendete conto 40 ore settimanali (30 di lezione e 10 di mensa), al pari di una settimana lavorativa di un adulto?!
Senza contare che già tantissimi circoli scolastici adottano il tempo pieno facoltativamente, ora che ne sarà di quelle scuole che non dispongono delle strutture adeguate? Ma soprattutto che ne sarà di quelle famiglie che scelgono di avere i loro figli a casa, almeno all'ora di pranzo, per non rischiare di non vederli per tutto il giorno?
Non potevo lasciar correre: ho fatto un bel giro sulla rete ed ho scovato notizie più approfondite e più attendibili di quei flash superficiali e molto, molto equivoci. E devo ammetterlo, per il momento, non ho trovato niente di così allarmante o così rivoluzionario...

Anzi, ho potuto constatare che lo scopo di tutto questo parlare si basa su un generale miglioramento del sistema scolastico e, proprio dal sito del Ministero della Pubblica Istruzione - Ufficio Stampa del 04 settembre 2007, riporto alcuni stralci che ne illustrano, a grandi linee, gli obiettivi:
Nuove Indicazioni per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione
“Le scuole dovranno educare istruendo gli studenti e mettere al centro l’alunno-persona: solo così si riduce il rischio che gli istituti diventino progettifici dove si perde di vista la specificità di ciascun ragazzo. Il curricolo diventa più snello e si privilegiano italiano, matematica, storia e geografia a inglese, informatica e impresa. Prima di passare ad altro, infatti, è fondamentale conoscere l’essenziale”. Così il Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, ha commentato le nuove Indicazioni per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione presentate oggi al Ministero. (...)
Le singole discipline sono considerate nella loro specificità ma vengono proposte all’interno di tre grandi aree disciplinari: area linguistico-artisticoespressiva; area storico-geografica; area matematico-scientifico-tecnologica.
Viene così sottolineata l’importanza di un insegnamento disciplinare non frammentato, ma capace di far cogliere le interconnessioni tra i diversi saperi e di avviare gli alunni ad una visione unitaria della conoscenza. Si favorisce l’interdisciplinarietà e il lavoro collegiale tra insegnanti di discipline diverse."

Dal sito www.ilsole24ore.com del 6 settembre 2007 vi riporto invece una breve sintesi della riforma dall'articolo "L'abc del decreto legge sulla scuola" di Nicoletta Cottone.
"Vita difficile per i docenti fannulloni, incremento dei fondi per i compensi ai commissari d'esame per la maturità, giro di vite sui privatisti, con lo scopo di contrastare gli «esamifici». Con il decreto varato il 5 settembre dal Consiglio dei ministri arrivano, a pochi giorni dallo squillo della prima campanella dell'anno scolastico 2007/2008, una serie di novità. Le sanzioni disciplinari per i docenti che hanno comportamenti incompatibili con la professione arrivano procedure più snelle e incisive per la sospensione dal servizio e il licenziamento: il procedimento disciplinare dovrà essere concluso al massimo in 120 giorni. Per la sospensione cautelare non è più vincolante il parere del collegio dei docenti. Torna il tempo pieno abolito dalla riforma dei cicli e viene ripristinato il giudizio di ammissione alla terza media. La maturità sarà più dura per i privatisti, che non potranno più scegliere la scuola dove sostenere l'esame, ma dovranno presentare una istanza agli uffici scolastici regionali, che si occuperanno, poi, di assegnare al candidato la sede d'esame. Le supplenze per maternità, poi, non saranno più a carico delle scuole, ma i supplenti nominati in sostituzione di docenti in astensione obbligatoria saranno pagati direttamente dal ministero dell'Economia. Ecco, in sintesi, l'abc del contenuto del provvedimento.(...)
Tempo pieno (articolo 1, comma 1). Nella scuola primaria viene reintrodotto il tempo pieno, secondo il modello previsto dalle norme precedenti il Dlgs 59/2004, con orario settimanale di 40 ore, mensa compresa. Il numero dei posti attivati a livello nazionale per le attività di tempo pieno e a tempo prolungato deve essere individuato nell'ambito dell'organico e nel rispetto dei limiti di spesa previsti per il personale della scuola dalla legge di bilancio.(...)"

Ed ancora dal sito www.governo.it : Scuola: nuove indicazioni per infanzia e primo ciclo del 04 settembre 2007
"Dal ministro Fioroni giungono nuove indicazioni, dedicate gli alunni più giovani (infanzia e primo ciclo), in cui vengono privilegiate materie come italiano, matematica, storia e geografia rispetto a informatica, inglese e impresa. Tabelline, grammatica, sintassi, nomi di fiumi, mari e monti sin dalle elementari perchè "prima di passare ad altro è indispensabile - per il ministro - conoscere l'essenziale". (...)
Le nuove indicazioni saranno applicate dalle scuole in via sperimentale per un paio d'anni, fino al 2009, per consentire al ministero di raccogliere suggerimenti e condividere le esperienze. Dall'anno scolastico 2009-2010 entreranno definitivamente a regime.
Per la prima fase saranno stanziati 36 mln di euro, come previsto dalla Finanziaria 2007, e non verranno modificati i quadri orari."

Sappiate che di cose da aggiungere ce ne sarebbero ancora tante altre, lascio a voi gli approfondimenti del caso.

Tutto sommato però, mi pare, che si stia lavorando per un riportare la scuola, ma soprattutto l'insegnamento nelle scuole, a livelli molto più alti di quelli attuali. Trovo giusta la linea dell'interdisciplinarietà e del lavoro collegiale tra insegnanti di diverse materie e approvo vivamente l'idea della visione unitaria della conoscenza. Anche perchè, quando ho frequentato le scuole medie io, questi metodi erano già ben collaudati e davano degli ottimi risultati. Sarà forse per questo che quando leggo "...tabelline, grammatica, sintassi, nomi di fiumi, mari e monti sin dalle elementari, ecc..", devo ammetterlo, un forte dubbio mi assale ed ironicamente mi chiedo: perchè sino ad oggi che cosa si stava insegnando?!

domenica 12 agosto 2007

9 mesi e 1/2

Buone vacanze...
a cura di Ely

Per una volta niente parole, niente ricordi, niente riflessioni ma solo mare e tanto, tanto sole...

Questo il mio modo per dirvi... Buone Vacanzeee!!!

martedì 24 luglio 2007

9 mesi e 1/2

Andare in bicicletta: la storia si ripete...
a cura di Ely


Estate 1977: la mia prima vera pedalata.
Lo ricordo ancora, come se fosse oggi, il giorno in cui ho imparato ad andare in bicicletta.
E' stato uno dei momenti più belli della mia infanzia. Mio padre che mi teneva, che mi aiutava a stare in equilibrio e che mi incoraggiava. “Vai, pedala, ci sono io che ti tengo, non preoccuparti!”. Che sensazione di protezione e che forte desiderio d'indipendenza.
Rammento che ad un certo punto mi sono sentita più leggera ed ho pedalato più veloce. “Va bene così papà?”. Chiesi voltandomi. Mai l'avessi fatto! Rendendomi conto di andare ormai da sola... giù per la prima caduta. Ma niente che potesse distogliermi dal ripetere quell'esperienza...


Estate 2007: la sua prima vera pedalata. Proprio ieri un altro ricordo si è aggiunto alla mia ed alla sua memoria. Il mio bimbo ha imparato a pedalare.
E vederla da genitore non è che cambi poi tanto. E' stato emozionante leggergli negli occhi quel forte desiderio d'indipendenza, quell'entusiasmo, quella gioia che, sicuramente a suo tempo, anche mio padre doveva aver letto nei miei. Ho constatato che, di questa conquista, ne gioisce non solo chi impara ma anche chi insegna, perchè ti lascia la libertà di crescere, porgendoti la mano non più solo per tenerti ma per guidarti nel cammino della vita.
Non fraintendetemi, a cinque anni non si è adulti ma qualcosa cambia. Il piccolo è sempre più una personcina con la sua autonomia, coi suoi gusti, coi suoi umori, col suo carattere.
Accompagnarlo è come staccare un altro pezzo di cordone ombelicale, è un gesto d'amore: non è doloroso, è naturale.

E' così, anche se il tempo passa, le “famose” tappe della crescita si ripetono per ognuno di noi.
In un modo o in un altro certi percorsi li dobbiamo seguire. E devo ammetterlo, a parte la mia tipica apprensione, è stato bello vederlo provare e riprovare col suo papà per poi esserne fiero e soddisfatto, consapevole della suo nuovo successo.
Un altro importante mattoncino della sua crescita, un altro passo del suo cammino. Ed una mamma un po' meno ansiosa... forse!
Anche per voi questo ricordo è così vivo? Com'è stata la vostra prima vera pedalata?

sabato 7 luglio 2007

9 mesi e 1/2

LETTURE ISPIRATRICI - T. B. Brazelton
a cura di Ely

Quando iniziai la gravidanza le mie letture si spostarono categoricamente sull'argomento maternità, educazione, salute del bambino e quant'altro ci potesse ruotare attorno.
Ero avida di informazioni, nozioni, metodi, stili educativi e per la mia ricerca acquistavo, oltre ai libri, diverse riviste specializzate. Tra tutte ho preferito INSIEME, ed è proprio tra quelle pagine che conobbi il pediatra al quale mi sono ispirata in questo lungo ed importante cammino: T. Berry Brazelton.
Ammetto di aver conservato gelosamente quel numero perché ne ho tratto delle informazioni preziose e molto, molto utili.
E dato che proprio in questi giorni me lo sono ritrovata tra le mani, ho deciso di raccontarvi di questo grande pediatra e del suo enorme contributo nel campo della pediatria e della psichiatria infantile.
Perciò, attendendomi a quanto scritto allora in quell'intervista, vi riporto qui di seguito quelle che io definisco LETTURE ISPIRATRICI.


T. Berry Brazelton, altrimenti detto negli Stati Uniti “il pediatra d'America”, ha fatto del legame tra madre e bambino il punto focale del suo prestigioso lavoro.
Dall'intervista "FATE PAZZIE D'AMORE PER LORO!", ho sintetizzato i punti fondamentali ed ho riportato testualmente ed in corsivo quei passaggi che ho ritenuto più significativi.

T. B. Brazelton afferma che il neonato è una persona che ha dal primo istante una sua personalità ed un suo stile che influenza il suo modo di comunicare.
Asserisce che, nonostante tutti gli sforzi, i genitori sbagliano settanta volte su cento e che così deve essere perché è difficile intendersi in ogni momento.
“Questa è la retorica della maternità, non la sua realtà”.
Inoltre è proprio da queste occasioni che il bambino apprende ed i genitori imparano a capire meglio il proprio figlio.
I genitori devono credere in se stessi e nelle proprie capacità perché solo loro, essendo a stretto contatto col neonato possono coglierne le variabili personali e quindi rispondere meglio alle loro esigenze. Il comportamento del bambino dà indizi ai genitori su come rispondere a loro volta, e questo "gioco" rinsalda ulteriormente il loro legame.
Legame che è alla base per la nascita nel futuro di un forte sentimento di autostima del bambino per la sua motivazione ad imparare. In più questo apprendimento alimenta la sua capacità futura di controllare gli impulsi. L'interazione umana difatti fornisce ai bambini, per i primi anni di vita, l'insegnamento più importante. Non c'è oggetto o gioco tecnologico che possa competere. Quando ci sono relazioni stabili di accudimento i bambini inoltre imparano a entrare in intimità e a essere empatici, cioè a mettersi nei panni degli altri. Perciò questi primi legami, forti e sicuri, insegnano anche al bambino a pensare. Insomma su questi primi legami emotivi, sul loro successo, poggia non solo la capacità cognitiva ma la maggior parte delle capacità intellettive di un bambino.

Continuando egli dice che lo sviluppo del bambino non segue una linea continua ma procede a sbalzi e consolidamenti. E nei primi tre anni di vita questi momenti si verificano spesso ed in ogni direzione del suo sviluppo.
Prima di un progresso c'è sempre una fase di regressione in cui il bambino torna indietro in comportamenti che aveva già abbandonato. E per i genitori questa non è una facile situazione.
“Come sarebbe più facile se la mamma sapesse già quello che lo aspetta!” esclama per sottolineare quanto sarebbe importante il ruolo che potrebbero svolgere i pediatri, in questo senso, se anticipassero ai genitori queste nuove situazioni.
Ma chi si rivolge ad un pediatra oggi sa bene quanto questo sia irrealizzabile: troppi pazienti e pochissimo tempo a disposizione per ognuno di loro preclude ogni possibilità di creare relazioni con i bambini e con i genitori.
Per T. B. Brazelton infatti: “la chiave di tutto è entrare prima di tutto in sintonia con loro: allora le madri si fidano di me, e posso aiutarle.”

E concludendo io aggiungo: "chissà se nel prossimo futuro i pediatri, i loro pazienti ed i genitori potranno godere di questo privilegio!? Sarebbe veramente un grande aiuto."


Personalmente ho approfondito la conoscenza dei metodi di questo grande pediatra leggendo alcuni dei suoi libri. Uno in particolare però mi ha aiutato di più: I BISOGNI IRRINUNCIABILI DEI BAMBINI di T. B. Brazelton e S. Greespan.
E' un libro rivolto sia ai genitori sia a coloro che praticano professioni impegnate nel campo pediatrico. E' quindi per certi versi di difficile lettura. Ma come in ogni buona lettura che si rispetti, si prende ciò che più ci colpisce.

Io più che altro ho appreso e, credendoci fortemente, ho applicato molti dei suoi insegnamenti.
Anche se, e di questo ne sono più che mai convinta, alla fine ciò che conta, oltre al grande amore per i propri figli, è l'armonia nella coppia, la salute, l'energia, una buona dose di pazienza e... chi ne ha più ne metta!!
Voi cosa ne dite?

Ringrazio ancora la giornalista Luisa Brambilla, autrice di questa intervista, e naturalmente ringrazio il buon “pediatra d'America” che tanto ha fatto anche in Italia e nel mondo (navigando lo scoprirete).



martedì 19 giugno 2007

9 mesi e 1/2

ESSERE MADRE E SENTIRSI PIU' FIGLIA
a cura di Ely

Quando una coppia decide coscientemente di avere un figlio, cerca di affrontare il grande passo mediante una sorta di progetto comune sul come lo aiuterà a crescere.
Si pensa ad essere il più presenti possibile, a vivere con lui le prime importantissime esperienze positive e negative, ad essere coerenti e responsabili. Insomma, si prova ad immedesimarsi nel nuovo ruolo creando dei buoni e stabili presupposti.
E questi presupposti derivano per lo più dall'educazione ricevuta, dallo stile di vita, dalla formazione attraverso la lettura, ma soprattutto dal buon senso.
Poi il lieto evento arriva, si diventa realmente genitori e si inizia il lungo cammino di cui qualche passo è già stato compiuto.
I mesi passano, il bambino cresce e la mente inizia a porsi delle domande, a fare delle riflessioni.
Ed è nella ricerca di queste risposte che, un giorno ho capito una mia personale realtà: ad essere madre si diventa più figlia.
Mi rendo conto infatti che, spesso, quando compio un particolare gesto nei confronti di mio figlio è come se di riflesso lo stessi facendo anche un po' a me stessa. E questo, sorprendentemente, mi fa stare bene.



Credo che, subentrando nello stesso ruolo, si comprendano meglio alcune dinamiche genitoriali, ed attraverso l'accudimento del proprio bimbo si tenda a sopperire a quelle mancanze, a quelle lacune emotive che ci si porta dietro sin dall'infanzia.

Avete mai provato questa sensazione?

martedì 5 giugno 2007

9 mesi e 1/2

MAMME DONATRICI
a cura di Ely


"27 aprile 2007 - Le Donne e il loro grande potere: La capacità di salvare vite umane.

La maternità è una gioia infinita, sembra una frase scontata ma è una indubbia verità.
Famose donne di potere, illustri scienziate hanno sempre e comunque messo in primo piano che l’evento più importante della loro vita è stato la nascita dei loro figli.
Questo è un potere immenso che hanno le donne e, per quanti passi avanti abbia fatto la scienza, il grande miracolo di dare alla luce un'altra vita rimane appannaggio esclusivo del mondo femminile.
Ma esiste un'altra grande responsabilità che le donne oggi devono e possono gestire è l’opportunità di salvare vite umane.
Questa è una frase grande e importante, ed in un mondo dove ormai non si da più il giusto peso alle parole, potrebbe anche perdere il valore intrinseco che racchiude.
La felicità ed il benessere di un essere umano possono dipendere dalla volontà di una madre che donando il sangue del cordone ombelicale ha il potere di fare ciò che medici, chirurghi o strutture superspecializzate non possono fare. (...)
Salvare la vita di un altro essere umano di qualsiasi razza o nazionalità sia, tutto ciò da i brividi, questo si che è il vero potere! (...)
Basterebbe solo questa opportunità per rendere orgogliose le donne, ma è tipicamente femminile compiere grandi gesti senza la presunzione e la prosopopea maschile. (...)
Dunque quello che oggi viene chiesto alle donne è di battersi per poter compiere questo miracolo. Ancora una volta è all’intelligenza ed alla perseveranza femminile che viene demandato il compito di migliorare la vita e la salute della Società.
Ma si sa, le donne hanno una marcia in più, il carburante più potente ed efficace al mondo: l’amore per i propri figli, la grande sensibilità per tutti i bimbi nel mondo.

Associazione Osidea Onlus”



Ho scelto questa lettera per introdurmi in un delicato ed importante argomento di cui, secondo me, troppo poco si sa: la donazione del sangue del cordone ombelicale per la conservazione delle sue preziosissime cellule staminali.
Ma per districarmi in questo che appare, erroneamente, un impervio ed angusto cammino, ho contattato personalmente l'Associazione Osidea Onlus che mi ha rilasciato la seguente intervista. Buona Lettura!

MAMME DONATRICI
Intervista a Paola Pinna presidentessa di OSIDEA ONLUS
di Ely


Ely: “Un Progetto per la Vita”, in cosa consiste?
Paola: La bella terra di Sardegna ha il triste primato della più alta incidenza di patologie quali microcitemie, talassemia, diabete, sclerosi multipla. La peculiarità genetica della popolazione sarda fa sì che difficilmente un malato possa trovare un donatore esterno all’isola. Le ultime ricerche scientifiche, hanno rilevato le grandi potenzialità terapeutiche.
L’associazione di volontariato Osidea Onlus, vista l’enorme importanza che la terapia cellulare ha per il futuro della salute in Sardegna si è attivata per realizzare un Centro per lo studio, la ricerca ed il trattamento del sangue placentare.
E’ importante raccogliere e conservare il sangue placentare il prima possibile, questo, per dare la possibilità a tanti malati di trovare un'unità compatibile per fare il trapianto. Sostenerci nel nostro percorso è sicuramente un vantaggio per tutti.
Ely: Nella tua lettera ci parli di questo grande ed immenso potere che hanno le donne, ma esattamente che cosa è la donazione del sangue del cordone ombelicale?
Paola: “E' un gesto semplice, sicuro ed indolore. La mamma che decide di donare il sangue cordonale non corre alcun rischio e neanche il suo bambino: il prelievo viene eseguito sul cordone già reciso, quindi nessun dolore e nessuna anestesia. Ed è in esso che sono presenti quelle preziosissime cellule, le cellule staminali dette ematopoietiche. Le stesse presenti anche nel midollo osseo.
Ely: Come viene gestita in Italia la raccolta di queste cellule?
Paola: La legge prevede la donazione e la raccolta presso banche pubbliche gestite dal servizio sanitario nazionale.
Non è infatti permessa l'istituzione di banche private che conservino le cellule staminali cordonali per uso proprio, ma permette che le si possano esportare e conservare in centri esteri.
Ely: Navigando sul vostro sito ho potuto apprendere che esistono diversi tipi di conservazione, ci puoi spiegare?
Paola: Si, hai letto bene. Esistono diverse forme di conservazione: autologa, eterologa, dedicata e autologa-solidale.
Con la donazione autologa la mamma fa conservare il sangue cordonale a suo esclusivo uso.
Con la donazione eterologa, la mamma mette a disposizione il sangue del cordone ombelicale di chiunque ne avesse bisogno.
La donazione dedicata è prevista nella triste evenienza che un membro della famiglia soffra di una grave patologia a carico del sangue. Il sangue cordonale viene conservato espressamente affinché possa essere utilizzato a beneficio del parente ammalato. E sono numerosi i casi in cui si è potuto salvare la vita di un familiare.
Ma noi stiamo proponendo un altro tipo di conservazione attraverso la cosiddetta donazione autologa solidale. Le mamme, infatti, possono conservare il cordone e decidere di donarlo nel caso serva per salvare una vita. Questo il meccanismo: la mamma conserva il cordone a proprio carico, presso una banca privata; nel caso in cui quelle cellule staminali fossero compatibili con un altro paziente, le viene chiesto se vuole donarle, e in tal caso viene interamente rimborsata. Insomma, un aiuto per sé ma anche gli altri.
Ely: Ci sono già dei casi in cui questo è avvenuto in Italia?
Paola: Si ed è stata proprio una mamma mia conterranea a dare l'esempio. Il 24 marzo 2007 è nata Greta, la sua bambina. La scelta di Tiziana di adottare la formula Autologa-Solidale, nasce da un suo pensiero comune a molte donne: "L’idea di donare le cellule staminali in forma anonima ci sembrava riduttiva, naturalmente perché volevamo fare qualcosa pensando al futuro della nostra bambina, naturalmente sperando che non ne abbia mai bisogno. Contemporaneamente, però, pensare di conservare il sangue solo a uso personale ci sembrava un gesto davvero egoistico e inaccettabile. Per questo sin dai primi mesi di gravidanza ci siamo attivati per trovare una formula alternativa, obiettivo raggiunto grazie all’Associazione Osidea. " (dal Corriere di Como)
Ely: Ma, in pratica, cosa deve fare una futura mamma a diventare una mamma donatrice?
Paola: Per supportare una futura mamma donatrice abbiamo istituito lo Sportello Informa Mamma. L’obiettivo è quello di poter offrire a tutte le donne e future mamme, attraverso operatrici qualificate ed in tutto il territorio nazionale, un servizio informativo corretto e semplice sensibilizzando tutti sull'importanza della donazione del sangue del cordone ombelicale. Tutte le future mamme, o comunque chiunque fosse interessato, può chiamare al numero verde 800454577.
Ely: Ma, esattamente, qual è il vostro ruolo in tutto questo?
Paola: L'Associazione " Osidea Onlus " nasce dalla passione di un gruppo attivo composto da diverse figure professionali che persegue il fine della solidarietà, civile, culturale e sociale. Ogni nostro progetto è supportato da un attento studio e affiancato da professionisti interni ed esterni. Attraverso un continuo supporto formativo, miglioriamo la risorsa più importante: la risorsa umana. Sapere che anche una sola esistenza è stata più lieta grazie al nostro impegno, questo è il nostro successo.
Ely: Complimenti per il vostro coraggio e il vostro impegno. Non posso che elogiarvi e augurarvi Buon Lavoro!
Paola: Grazie a te ed a voi tutte per averci invitato in questo splendido spazio dedicato proprio a noi donne. Mi raccomando, divulghiamo il valore di questo importante, importantissimo gesto. E se potete venite a trovarci allo sportello INFORMA MAMMA.
Il potere è nelle nostre mani! Usiamolo!

In Italia esistono sicuramente altre realtà che si occupano di questa materia. Ho scelto loro perché, davvero, negli ultimi anni si stanno impegnando con un'energia notevole a livello nazionale e non solo, scontrandosi spesso e volentieri con il potente muro della disinformazione, dimostrando di credere fortemente in questa loro ammirevole e difficile, ma non impossibile, missione.
Personalmente, credo moltissimo nella grande potenzialità della ricerca sulle cellule staminali e dei benefici che se ne potranno trarre in futuro.
Perciò, ragazze, donne, future mamme o no, informiamoci e ...divulghiamo, divulghiamo, divulghiamo.

Questi i link ai quali poter accedere per avere qualche informazione in più:
http://www.osidea.it/

http://www.cordoneombelicale.it/



Testo integrale della lettera: Le Donne e il loro grande potere

domenica 13 maggio 2007

9 mesi e 1/2

AUGURI!!!
a cura di Ely

Eccomi qua!
Oggi è la FESTA DELLA MAMMA, e quindi AUGURI!!!
MA AUGURI IN PARTICOLARE A TUTTE LE DONNE!
Perchè in fondo, con o senza figli, siamo tutte un pò MAMME!

E' intutile negarlo. Sta scritto nel nostro caro DNA. E anche se esperti, psicologi e quant'altro, asseriscono che l'istinto materno, o meglio l'istinto genitoriale, si "accenda" quando si ha il primo incontro con la propria creatura, sono convinta che ogni donna sia comunque e sempre una MAMMA.

Senza rendercene conto tendiamo ad accudire le persone, gli animali, le piante ed a volte anche le cose, con una naturalezza disarmante.
Provate a pensare con quanto amore vi dedichiate ad una pianta, ad un cucciolo di cane, ad un micino, o ad un'opera creata dalle vostre mani. Credete che ci sia poi tutta questa differenza? Per non parlare poi di quanto, spesso, si tenda ad essere servile in amore. Bè, ma forse questa è un'altra cosa...

Certo, nella nostra società, una mamma è considerata colei che partorisce un figlio, o lo diventa per legge perchè adotta un bambino.
Ma, per me, una mamma è anche colei che un figlio non lo ha avuto perchè non è mai nato, colei che anche volendo un bimbo non lo ha potuto adottare, colei che con tanto amore si è dedicata a figli che mai sono stati veramente suoi.
Credo quindi sia giusto e doveroso che anche tutte loro possano godere di questo giorno di riconoscimento. Per tutto l'amore, la dedizione, le fatiche, i dolori e le gioie che hanno saputo dare.

E ancora AUGURI A TUTTE per questo dì che, se per troppi ormai futilmente commerciale, è sempre una festa per tutte le mamme.

Un AUGURI personale alle MAMME che oggi qui, purtroppo, non ci sono più ma che dolcemente stanno sempre nei nostri cuori...

Un AUGURI personale ancora poi a TUTTE LE NONNE che, MAMME, lo sono due volte!
Che dono...

E voi avete un AUGURI speciale da dedicare?
Allora DEDICHIAMOLO!

sabato 5 maggio 2007

9 mesi e 1/2

La scoperta
a cura di Ely

Il ricordo di quel periodo è ancora molto nitido nella mia memoria.
Così come le sensazioni che ho provato.

Lo stato d'animo predominante era decisamente contrastante: passavo da un'euforia smisurata all'ansia più profonda.
Era un continuo via vai di pensieri. Vagliavo, valutavo, asserivo, riflettevo... Sapevo che stavo per compiere un grande passo. Quello che non sapevo ancora, e che solo poco tempo dopo avrei capito, è che questo passo sarebbe stato per sempre. Nel bene e nel male tutto sarebbe mutato, senza via di ritorno.
Non era come sposarsi. No. Era molto, molto di più. Diventare madri non è solo la logica conseguenza di una gravidanza portata a termine perché, quando lo si decide con la testa e col cuore, quando tutti quei no che ti sorreggevano cadono ed entri in quel limbo di incosciente fragilità emotiva, tutto ha un altro significato. Ed ogni rapporto non è fine a se stesso perché potrebbe essere quello giusto. Quello del concepimento.
E poi l'attesa, quel ritardo che poi ritardo non è. I seni gonfi e doloranti. La delusione che si colora di rosso. La triste rassegnazione.
Quei mesi che da uno diventano due, poi tre e poi quattro.
E tu che ti domandi: “Ci sarà qualcosa che non va?”. E allora consulti, esami, test ma tutto nella norma. Sarà lo stress...

Ed invece quel giorno, quel fatidico giorno è arrivato e da allora un fiume di emozioni mi ha travolto. Nello stesso momento in cui quella lineetta mi è comparsa davanti agli occhi, ho compreso l'importanza di quel "passo". Scoprii cosa volesse veramente dire la parola responsabilità.
Non che il mio corpo non ne avesse già avvertito la presenza, ma vedere quel puntino bianco in mezzo a quel monitor, bé è stato, come dire, devastante!
Mi sentivo prigioniera dei miei desideri e poi delle mie paure.
E vi assicuro che se in quel puntino un piccolo cuoricino iniziava a battere, il mio che era molto più grande quasi scoppiava. La bocca arida, il respiro bloccato a metà, il vuoto nello stomaco: non sapevo che dire, che fare.

Ma niente, in effetti, c'era da dire o da fare.
Dovevo solo aspettare.

sabato 14 aprile 2007

9 mesi e 1/2

Come un fiore...
a cura di Ely

Quando una donna decide di essere madre, non c'è niente che la possa fermare.
Provate a chiedervelo o a chiederlo in giro.
Certo magari ci sarà chi non lo ammetterà, chi non si è mai posta la domanda, chi non si è mai data una risposta, ma questa per me è la verità.
E' come se si avvertisse la sensazione di una non sensazione.
C'è qualcosa che manca: la concretezza di un sentimento.
La necessità di una propensione in avanti nel tempo, nel corpo, nella mente e nel cuore.
Il bisogno di trovare una direzione ai propri sforzi che non sia semplicemente materiale.
La voglia di dare un po' di te a qualcun altro col solo egoismo dell'amore. Ma di un amore diverso da quello conosciuto sinora, di un amore speciale. E a chi darlo se non al proprio figlio.
E così tutti quei no che ci avevano sorretto fino ad allora cadono come foglie in un dì d'autunno.
La paura di non essere più libere non ci spaventa più come in passato.
Troppo intensa è la voglia di sentirsi madre.

Come un fiore, questo un pò incosciente e fragile stato emotivo, sboccia.
E nel suo massimo splendore si trasforma ora in un cosciente, forte ed incessante desiderio. Essere madre.

Raccontiamoci.




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