sabato 5 maggio 2007

9 mesi e 1/2

La scoperta
a cura di Ely

Il ricordo di quel periodo è ancora molto nitido nella mia memoria.
Così come le sensazioni che ho provato.

Lo stato d'animo predominante era decisamente contrastante: passavo da un'euforia smisurata all'ansia più profonda.
Era un continuo via vai di pensieri. Vagliavo, valutavo, asserivo, riflettevo... Sapevo che stavo per compiere un grande passo. Quello che non sapevo ancora, e che solo poco tempo dopo avrei capito, è che questo passo sarebbe stato per sempre. Nel bene e nel male tutto sarebbe mutato, senza via di ritorno.
Non era come sposarsi. No. Era molto, molto di più. Diventare madri non è solo la logica conseguenza di una gravidanza portata a termine perché, quando lo si decide con la testa e col cuore, quando tutti quei no che ti sorreggevano cadono ed entri in quel limbo di incosciente fragilità emotiva, tutto ha un altro significato. Ed ogni rapporto non è fine a se stesso perché potrebbe essere quello giusto. Quello del concepimento.
E poi l'attesa, quel ritardo che poi ritardo non è. I seni gonfi e doloranti. La delusione che si colora di rosso. La triste rassegnazione.
Quei mesi che da uno diventano due, poi tre e poi quattro.
E tu che ti domandi: “Ci sarà qualcosa che non va?”. E allora consulti, esami, test ma tutto nella norma. Sarà lo stress...

Ed invece quel giorno, quel fatidico giorno è arrivato e da allora un fiume di emozioni mi ha travolto. Nello stesso momento in cui quella lineetta mi è comparsa davanti agli occhi, ho compreso l'importanza di quel "passo". Scoprii cosa volesse veramente dire la parola responsabilità.
Non che il mio corpo non ne avesse già avvertito la presenza, ma vedere quel puntino bianco in mezzo a quel monitor, bé è stato, come dire, devastante!
Mi sentivo prigioniera dei miei desideri e poi delle mie paure.
E vi assicuro che se in quel puntino un piccolo cuoricino iniziava a battere, il mio che era molto più grande quasi scoppiava. La bocca arida, il respiro bloccato a metà, il vuoto nello stomaco: non sapevo che dire, che fare.

Ma niente, in effetti, c'era da dire o da fare.
Dovevo solo aspettare.

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