mercoledì 30 settembre 2009

La Dolce Vita di Ludovica













Le star che osano di più in fatto di moda
A cura di Ludovica Falconi

L’ironia è la loro arma e il loro stile, inconfondibile, è il loro punto di forza. Spesso sono criticate in fatto di look ma questo fa in modo che si parli sempre e comunque di loro. In un mondo dove l’aspetto è tutto loro hanno deciso di sovvertire le regole. Misstrendy ha stilato una classifica delle 5 donne dai look più audaci sfoggiati sul palco e nella vita di tutti i giorni.
1.Rihanna. Perchè anticipa le mode e anche il look più esagerato, indossato da lei, è fantastico.

2.Lady Gaga. Perchè cita gli anni ‘80 e li impersonifica in tutta la loro esagerazione ma a modo suo, very glam.
3.Beth Ditto. Perchè indossa abiti pensati per le magre e se ne frega di tutti.
4.Katy Perry. Perchè ha fatto suo il look ‘cartone animato’ e riesce ad essere comunque sexy.
5.Gwen Stefani. Perchè ha sperimentato tutto quello che gli passava per la testa e, anche adesso che ha scelto uno stile più patinato, non smette di stupirci.

martedì 29 settembre 2009

Archi.D.Arte

il luogo della Follia
a cura di Margherita Matera



Qualche sera fa sono entrata in un manicomio criminale femminile.
Rapita da scatti di un fotografo prigioniero dell’obiettivo, ho fatto un giro nelle stanze proibite di un luogo da cancellare allora e da ricordare oggi.
Architettura rigida. Precisa. Meticolosa. Essenziale.
Un’architettura Spiona. Ovunque feritoie nelle pareti per guardare attraverso, di fianco, in alto, in basso.
Sentirsi osservati sempre.
Tenere sotto controllo la follia. Questo essere terribile che rapisce e rende cattivi. Criminali.
Spiare anche nel pozzo dell’Anima. Nessun segreto. Percorsi lineari. Celle. Chiuse buie.
Lì dentro si narra sia impazzita anche la follia.
Così, scatto dopo scatto, divento spia anch’io. E sento come Donna. Sento occhi in cerca della mia pazzia.
Dove sarà, in quale parola? Cosa farà adesso?
E per un gioco d’incastri emozionali finisco, in quanto folle, a cercarmi dentro un’ Anima. Quell’anima malata.
A spiare gli spioni. A non aspettare che la luce entri, ma andarla a prendere direttamente dal sole. Salire su una bicicletta e parcheggiare nel “posto auto del presidente”. E…ridere…ridere come una pazza.
Il viaggio descritto è in mostra fino al 2 Ottobre a Bologna, Sala Celeste, via Castiglione n.41.
Grazie agli scatti di Roberto Dovesi.
Il luogo fortunatamente oggi museo, è in provincia di Reggio Emilia.

domenica 27 settembre 2009

Off#Limits


Il rosso che non vedo.
A cura di Diomira Pizzamiglio


Egitto, Mar Rosso, Makadibay e la sua splendida barriera corallina fino all 27 Settembre sarà teatro della prima manifestazione internazionale di Subacquei non vedenti e ipovedenti.
L’Associazione Disabili Visivi da più di 40 anni è impegnata ad allargare la sfera dell’autonomia dei minorati della vista in tutti i settori scolastico, lavorativo, della mobilità, dell'accesso alla cultura e all'informazione e anche in quello degli sport non tradizionali per chi non vede o vede male, come appunto la subacquea e lo sci di discesa e di fondo.
“Questa manifestazione, da noi fortemente voluta e finanziata, vuole essere l’ennesimo esempio di come si possa agire efficacemente per aumentare la qualità della vita e le esperienze delle persone con disabilità visiva in Italia e nel mondo.
L'inclusione sociale, infatti, può passare in parte anche attraverso lo sport di tutti” dice Giulio Nardone, presidente nazionale dell’associanzione.
16 persone non vedenti o ipovedenti con i loro accompagnatori e guide subacquee potranno godere di un’ esperienza unica e lasciarsi avvolgere dalla meravigliosa esperienza dell’immersione nella barriera corallina. Inoltre, della spedizione faranno parte anche una decina di guide che, capitanate da Barbara Alessi, verranno formate sul posto e diventeranno esperte nei sistemi di guida subacquei non vedenti inventati proprio dall'ADV, come l'ormai noto rudder o timone. Le guide locali saranno fornite dal gruppo internazionale Diving Ocean, che provvederà a tutta la logistica e all’organizzazione.
E c’era pure Pluto, il cane mascotte della spedizione. Pensate che in Egitto non è consentito ad un cane guida di accompagnare il suo padrone nei locali aperti al pubblico, ma Pluto , superate alcune obiezioni … c’era, fedelmente accanto al suo amico ad accompagnarlo in questa magica avventura.

venerdì 25 settembre 2009

DOMINO CAFFE'



Piccole Donne... o donne piccole?
a cura di Scarlett
(Nella foto: Lady Godiva )


Mi sono posta questo quesito sfogliando, per così dire, le pagine virtuali del sito di una testata giornalistica femminile. Che qui non cito per motivi di copyright. Cercavo uno spunto per il tema di questo post, qualcosa di attuale, qualcosa di stuzzicante per i pensieri felici.

Nella sezione culturale, ho sbirciato per scoprire i consigli di lettura:
un articolo saggistico su Simenon, lo scrittore che amava le donne.
La recensione di "L'aiuto" di Kathryn Stockett, romanzo che tira in ballo donne, bambini, domestiche, cucina, problemi razziali.
Una carrellata di libretti sul sesso, disponibili a tutte le tasche.
Un libro di cucina.
Un libro su come affrontare serenamente la gravidanza.

Sono inorridita.

Sono tutt'ora inorridita e ho anche un po' di pelle d'oca.


Ho fatto un veloce esame di me stessa e mi sono chiesta sinceramente quale di questi libri andrei a comprare, dietro suggerimento così esplicito. Nessuno.

Per chi non mi conosce e sta leggendo ormai da un po' i post targati Domino Caffè, è giusto fare un riassunto veloce della mia situazione, dopo di chè siete liberi di esporre i vostri pareri.

Di mestiere sono falegname, specializzata in restauri d'antiquariato. Venticinque anni di sano lavoro di scalpello e pennello. Di secondo mestiere, ormai da dieci anni, scrivo romanzi storici, gialli, fantasy, avventura, gotici. Soprattutto gotici. Di terzo mestiere, da tre anni, faccio l'editore di una piccola casa editrice indipendente, molto indipendente. Indipendente al punto che ci facciamo punto d'onore di non scendere a compromessi con le idee di mercato editoriale.

Tra le mie passioni: equitazione, ecologia, esoterismo, medievo, fantascienza, cinema, erbe officinali. Dirigo un'associazione culturale. Sono socia di un'associazione di ricostruzione storico/medievale. Cucio, ricamo, dipingo, cucino per gli amici...
Sono single, ma ho un nipotino di otto mesi che mi riempie la vita e i pensieri.

Se un'indagine di mercato mi chiedesse cosa amo leggere, direi che ho una vasta scelta di argomenti su cui volgere lo sguardo. Anche eventuali testate giornalistiche avrebbero un ottimo ventaglio di consigli di lettura da propormi.

Perciò mi chiedo: se la testata giornalistica qui sopra non-citata mi consiglia una lettura sul sesso o un libro di cucina, o eventualmente un approccio all'idea di come affrontare una presumibile gravidanza futura, può significare solo due cose: o mi sono scordata cos'è una donna, o non lo sono mai stata, e per quarant'anni ho indossato la gonna per sbaglio.

Mi sto domandando anche chi si occupi di mettere insieme questi consigli di lettura, forse mirati ad un pubblico di donne che...

No.

Non diciamo idiozie, per favore. Non esistono "donne che".

Le donne sono donne sempre e comunque, siano casalinghe disperate, hostess di aerei, maestre di asili nido, nonne con quattro nipotini, laureate sull'orlo di una crisi di nervi. Adorano i bambini, ma anche i tacchi a spillo e le borse di marca. Puliscono la casa, ma amano anche viaggiare all'estero. Cucinano le lasagne, ma tengono anche la contabilità aziendale di un'industria.

Perfino Jo March, la mitica protagonista di Piccole Donne di Luise May Alcott, era un'emancipata che guardava oltre il ricettario di cucina. Sognava Parigi, scriveva romanzi, insegnava a una piccola comunità di bambini.

Viene da chiedersi dunque che immagine diamo noi donne, con i nostri stress quotidiani, quando una testata giornalistica deve consigliarci una lettura. Diamine, non siamo tutte incinte! Non tutte siamo sposate con prole da gestire, forse perchè la vita ha girato in modo che di figli, alcune di noi, non ne possono avere.
Non tutte abbiamo strane fantasie su autori morti che amavano le donne. Alcune di noi sono astrofisiche e si sono sudate la loro laurea. Altre sono dirigenti di aziende.
Altre ancora semplicemente non hanno la passione per la cucina, anche se sanno cucinare.
Amiamo le vacanze a bordo piscina, ma anche cimentarci in free-climbing.
Non esistono solo Piccole Donne tutta casa e famiglia, o solo donne piccole che hanno bisogno di un manuale d'amore perchè l'amore pensano di non saperlo fare bene. Siamo tutto questo e niente di questo.

E' questo il bello di essere donne.

Grandi Donne, se permettete.

Mi piacerebbe trovare la prossima volta, tra i consigli di lettura, un manuale fai da te su come organizzarsi una vacanza tipo senza farsi fregare dagli albergatori e dalle agenzie di viaggio. Poi vorrei la recensione di un libro fantasy, una carrellata dei migliori autori di manuali di economia domestica ( come gestire il patrimonio familiare, fondi pensionistici o assicurativi, piani di accumulo per pagare l'università ai figli, agenzie di assicurazione per l'auto e la casa), e un saggio su un personaggio storico, uno qualsiasi.

Perché se è vero che sappiamo fare il pane, è anche vero che la buona lettura è il miglior cibo per la mente.





giovedì 24 settembre 2009

BRUCIAPENSIERI


Il quotidiano di oggi, di domani
A cura di Gregorio Scalise

Vi sono dei periodi, anche solo leggendo i giornali, nei quali sembra di cogliere una svolta (nella società, nel mondo).
Non siamo ancora questo. “La Repubblica” di oggi (17/09/09), a sfogliarla, sembra offrire l’anticamera del mutamento. Si parte, ovviamente, dall’ormai famoso flop di Berlusconi a Porta a Porta (solo il 13% di share) ma non è la notizia più importante. La tragica fine di Sanaa Dafani è impressionante e fa ricordare un’altra ragazza, Hina Saleem, pachistana, uccisa tre anni fa dal padre e altri familiari.
Abbiamo prestato attenzione a tutto? C’è stato un delitto a Padova, nel 2004: la ragazza ci rimise la vita, non voleva sposare il suo promesso, marocchino. Il padre di Sanaa, si legge, era un musulmano che non disdegnava il vino e sembra che andasse poco in moschea. E’una storia che non ha un centro, commenta Paolo Rumiz, e sostiene che si tratti “del senso di fallimento dei padri che hanno aperto la strada al grande cambio ed ora perdono i punti di riferimento”.
La comunità friulana del paese dove è avvenuto il brutto fatto, ancorchè in parte leghista, accoglie gli immigrati forse meglio di Roma o dell’hinterland napoletano. I friulani li abbiamo conosciuti molti anni fa col terremoto prima e la straordinaria ricostruzione poi. Il dramma sembra si consumi, dunque, all’interno della casa di Sanaa. I sociologi, ci dice ancora Rumiz, hanno già catalogato questi fenomeni, G1 e G2, generazione uno e generazione seconda.
La notizia più odiosa è quella della campagna razzista contro Obama. Sembravano cose ormai dimenticate, non è così.
In Italia si starebbe preparando un’alleanza trasversale, ha persino un nome “ governo di salvezza nazionale”, per sostituire Berlusconi.
Rutelli oscilla verso Casini il quale cercherebbe “una fuoriuscita dal berlusconismo” (ma non era già uscito?). Queste descrizioni sono credibili?
C’è la faccenda del lodo Alfano e anche qui sono in tanti a sperare che venga cancellato (sentenza il 6 ottobre).
“La lenta agonia del berlusconismo potrebbe assumere forme non lineari”, sembra abbia detto un preoccupato Capo dello Stato ad un commensale. Bisogna dire che c’è nelle speranze dei molti, nel loro disegnare scenari o evocare fine degli imperi, del fascismo, degli imperatori romani, qualcosa di talmente madornale e accecante che potrebbe anche guadagnare un qualche posto nella realtà reale, costituendosi come forma “ possibile”.
Sarà quasi un decennio che si parla della decadenza di Berlusconi, D’Alema spara a zero, il premier non sarebbe nelle condizioni di negoziare alcunchè. E’ vecchio, irascibile, vulnerabile, rincarano altri. Insomma una vera e propria guerra di nervi. D’altra parte se il paese è stato bombardato dalle uscite di Berlusconi sino a credere a molte cose senza uno straccio di verifica, è vero anche il contrario: se Berlusconi ha vinto con le televisioni, diciamo la verità, gli altri si preparano alla rivincita con la calunnia.
E’ avventato ammetterlo, ma è proprio questo che appare ad una lettura spregiudicata dei fatti. Giampi (Tarantino) viene fatto passare come un personaggio ormai notissimo, la D’Addario va al Festival di Venezia e ondeggia sul tappeto rosso degli invitati, un napoletano fa a Strasburgo il suo discorso in napoletano (è una lingua, non un dialetto, ha una sua grammatica, sostiene). Traduttori simultanei sull’orlo di una crisi di nervi. Ma la notizia passata sotto silenzio e che non interessa nessuno, è la scoperta di un pianeta roccioso, si trova soltanto nell’universo.
Harold Bloom ( 1930, New York) indica quattro scrittori per il Nobel, tutti americani. Sono di ottimo livello, per carità, tuttavia qualche dubbio su quelle grandezze c’è. Corman Mc Carthy, fra gli indicati, autore di “ Non è un paese per vecchi”, molte pistolettate, ha scritto davvero un capolavoro? Horace Engdahl,segretario dell’Accademia svedese, ha definito l’America ignorante e insulare,davvero vuol confrontarsi con l’Europa? E’ vero comunque che in Europa si stampa il 40% di libri americani, contro il 5%dei libri europei in America. Insomma, un disequilibrio forsennato. E’ anche vero, non per minimizzare la pesantezza del segretario, che dagli anni ottanta in su, in Occidente, nessuno ha niente da insegnare a nessuno.

mercoledì 23 settembre 2009

TEA TIME









Stephen King Autobiografia di un mestiere Sperling Paperback

A cura di Maria Luisa Pozzi


Piacevolissima lettura, questo testo di Stephen King, e denso di utili consigli, talvolta ovvii, ma che fa bene rileggere, “Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere molto e scrivere molto.”
Lo stile del nostro è colloquiale e si rivolge direttamente ai suoi lettorì,
Un esempio: “Dovete scrivere tutte le volte frasi complete? Non sia mai detto. Se il vostro lavoro consiste solo di frammenti e proposizioni in sospeso, state tranquilli che non verrà a portarvi via la polizia della Grammatica.”
Ci consiglia quindi di avere una cassetta con gli attrezzi e, nel primo vassoio, di tenerci la grammatica che ha “un suo ruvido fascino.”




Nella costruzione della frase, King detesta la forma passiva che gli “provoca contrazioni al basso ventre” e crede “che gli scrittori insicuri vedano un tocco di autorevolezza nell’uso dei verbi al passivo…. Che è una struttura obliqua e anche tortuosa.”
Ci dice anche che “l’avverbio non è il vostro amico.”
Ecco l’esempio che presenta, “Chiuse la porta saldamente.”
Non deve essere l’avverbio a chiarire a qualità dell’azione ma una prosa espressiva che preceda il verbo che, quindi, non ha più bisogno dell’avverbio incriminato.
L’avverbio, dice King, “è come i denti di leone. Ne avete uno nel prato di casa vostra, è grazioso e unico. Se non lo estirpate però, il giorno dopo ne trovate cinque…cinquanta il giorno dopo ancora… e poi, fratelli e sorelle, il vostro prato sarà totalmente, completamente e dissolutamente coperto di denti di leone. A quel punto li vedrete per quelle erbacce che sono in realtà, ma a quel punto sarà – ARGH!!- troppo tardi.”
Nel secondo vassoio della cassetta dobbiamo tenerci gli elementi di stile: paragrafi brevi e molto dialogo che rendono il testo leggero, “arioso”.
E di cosa scrivere? Di ciò che conosciamo e che amiamo; di ciò che ci piace leggere. Se siete un idraulico siete esperti di idraulica ma anche di cuore e di immaginazione e se volete scrivere di fantascienza, perché il genere vi piace ,”ricordate che gli idraulici nello spazio sono uno spunto niente male per una storia.”
In un altro capitolo, King affronta la revisione del testo: nella prima stesura ci siamo concentrati sugli alberi, ma nella revisione, dobbiamo fare un passo indietro e “contemplare la foresta. … Ogni libro, almeno quelli che vale la pena di leggere, trattano di qualcosa.” Di cosa tratta il libro che stiamo scrivendo? Dobbiamo capire questo “qualcosa” e modificare e rivedere il nostro scritto fino a fare emergere questo benedetto “qualcosa”. Mi chiedo, scrive l’autore, “… quale è il succo di tutto quello che ho fatto e come posso intervenire per rendere più percepibili i sottintesi …. Ciò che vado cercando sono le risonanze, qualcosa che echeggi per un po’ nella mente (e nel cuore) del Fedele Lettore dopo che avrà chiuso il libro. Sto cercando il modo di farlo senza imboccare il lettore o svendermi enunciando un messaggio. Prendete tutti quei messaggi e schiaffateli dove non batte il sole, capito? Io voglio risonanze. Soprattutto sto cercando cosa volevo dire… ”

Niente male, vero?

Un abbraccio e sappiatemi dire.

Maria Luisa



martedì 22 settembre 2009

NON HO L'ETA'


Il Bambù si piega ma non si spezza.
Il Bambù sempreverde: simbolo di lunga vita e amicizia.
A cura di Chiara Cappellato

Il suo nome potrebbe essere Bambù. L’augurio dei genitori nel battezzarla Mariangela si è comunque avverato: un angelo, una donna.
Inizia così la storia della nostra Super Old di settembre. Non ha ali ma è come volasse.
Una semplice speciale anima terrena, rara, quasi invisibile, farfalla nella frenesia di una società indifferente e godereccia, che sa bene come proteggersi con paraocchi e paraorecchie da tutto quanto non sia inerente a divertimento, fashion, ricerca di ebbrezza.
Pantaloni comodi, maglie sgargianti, incarnato fresco che sorride sempre. Taglio pratico, quel nonna -grigio-caldo-morbido-rassicurante. Occhi veloci, fonti di sicurezza ed espressione di volontà ferrea. Un’Old Lady di ferro.
Nasce Cenerentola perché i gravi problemi ai piedi, che ora quasi le impediscono di camminare tra atroci dolori, costose protesi e numerosi interventi chirurgici, sono parte del corredo che Madre Natura le ha donato. No problem: una comoda graziella rossa, cestino davanti e dietro, shopping bag, bastone e…via, verso le sue mete, incontri, emozioni tanto intense quanto il suo operare.
Curiose? Volete sapere cosa fa? Di cosa o chi si occupa?
Siamo negli anni Trenta, quando nasce. Brava bimba, si appassiona allo studio, frequenta le scuole magistrali e si laurea in Ortofrenia e in Fisiopatologia (ai quali aggiunge corsi di infermeria con relativi approfondimenti).
Che dire? Non di certo il suo pesante fardello fisico l’ha limitata a volare e, non a caso mi permetto di sottolineare, la nostra delicata e tenace Lady si appresta all’insegnamento. Fosse tutto qui…semplice no? No. Per lei si aprono le porte delle “scuole speciali” così definite perché ospitano “casi umani”, classi differenziate per alunni difficili, con handicap mentali o fisici. Ragazzi difficili, affetti da patologie e lei con determinazione, pazienza e molta umiltà, padroneggia i metodi didattici più consoni.
Nel tempo libero frequenta la parrocchia e nel suo paese si è affeziona ai missionari Comboniani. Ecco, risolto anche il problema delle vacanze estive! Campi di lavoro aiuto-didattico-pratico-medico-teorico; tutto fa brodo. Brasile e soprattutto Africa: Togo, Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio, Uganda. Quanti viaggi, quanta fatica e quanta fede.
Sì perché colei che guida, sorregge e al risveglio carica le batterie di Mariangela di sorrisi ed energia vitale è la Fede. Una preghiera per tutti, il pensiero di poter e dover aiutare i bisognosi.
I suoi missionari, alcuni ormai anziani, altri attivi. Dall’alba della prima Messa, quasi ogni giorno pedala con deliziosi manufatti che le donne del circondario creano per le sue vendite “porta a porta”, diffonde la stampa missionaria (una porta sugli ultimi), ricerca abiti e piccoli aiuti materiali per i sacerdoti, tanto lontani ma anche tanto vicini a noi.
Una Donna unica e speciale. Al di là del credo religioso, l’amore per il Prossimo, per la Vita, per la Giustizia terrena dovrebbero coinvolgere tutte noi, ciascuna con i suoi tempi e modi, con i suoi desideri e capacità.
Mariangela è un esempio che mi premeva presentarvi dopo la leggerezza dell’estate vacanziera.
Mariangela è reale e qualche euro in cambio di una presina fatta a mano ha il potere di farci sentire diverse, donne, madri, amiche di sorelle lontane dalla pelle più abbronzata e più sfortunate di noi.
Buon rientro a tutte e gustatevi la leggenda di Bambù.
A proposito di interculturalità e interreligiosità…

LA LEGGENDA DEL BAMBU’

C’era una volta un bellissimo e meraviglioso giardino. Era situato a ovest del paese, in mezzo al grande regno. Il Signore di questo giardino aveva l’abitudine di farvi una passeggiata ogni giorno, quando il caldo della giornata era più forte.
C’era in questo giardino un bambù di aspetto nobile. Era il più bello di tutti gli alberi del giardino e il Signore amava questo bambù più di tutte le altre piante. Anno dopo anno, questo bambù cresceva e diventava sempre più bello e più grazioso. Il bambù sapeva bene che il Signore lo amava e ne godeva. Un bel giorno il Signore si avvicinò al suo albero amato e l’albero, in grande venerazione, chinò la sua testa: Il Signore gli disse: “ Caro bambù, ho bisogno di te”. Sembrò al bambù che fosse venuto il giorno di tutti i giorni, il giorno per cui era nato. Con grande gioia ma a bassa voce il bambù rispose: “ Oh Signore, sono pronto: Fa di me l’uso che vuoi!”.
“ Bambù – la voce del Signore era addolorata – per usarti devo abbatterti”; il bambù fu spaventato, molto spaventato: “ Abbattere me, Signore, che hai fatto diventare il più bell’albero di tutto il giardino? No, per favore, no! Usami per la tua gioia, Signore, ma, per favore, non abbattermi”:
“ Mio caro bambù – disse il Signore, e la sua voce era più triste – se non posso abbatterti, non posso usarti”.Nel giardino ci fu allora un grande silenzio. Il vento non tirava più, gli uccelli non cantavano più. Lentamente, molto lentamente, il bambù chinò ancora di più la sua testa meravigliosa. Poi sussurrò: “ Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, fa di me quello che vuoi e abbattimi”.
“ Mio caro bambù – disse di nuovo il Signore – non devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie ed i rami”. “ Oh Signore – disse il bambù – non farmi questo: lasciami almeno le foglie e i miei rami”. “ Se non posso tagliarli, non posso usarti”.
Allora il sole si nascose e gli uccelli ansiosi volarono via, il bambù tremò e disse, appena udibile: “ Signore, tagliali!” “ Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso farti questo non posso usarti”. Il bambù non poté più parlare. Si chinò a terra.
Così il Signore del giardino abbatté il bambù, taglio i rami, levò le foglie, lo spaccò in due e ne estirpò il cuore. Poi portò il bambù alla fonte di acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Là, delicatamente, il Signore dispose l’amato bambù a terra: un’estremità del tronco la collegò alla fonte; l’altra la diresse verso il campo arido. La fonte dava acqua, l’acqua si riversava sul campo che aveva tanto aspettato. Poi fu piantato ilo riso, i giorni passarono, la semenza crebbe e il tempo della raccolta venne. Così il meraviglioso bambù divenne realmente una grande benedizione in tutta la sua povertà e umiltà.
Quando era ancora grande e bello e grazioso, viveva e cresceva soltanto per se stesso e amava la propria bellezza. Al contrario ora, nella sua condizione di povertà, era divenuto un canale, che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno.
(Da un racconto popolare cinese)

lunedì 21 settembre 2009

RAMPA DI LANCIO

STORIE DI VITA ATTRAVERSO GLI OGGETTI
A cura di Lù Mancini

Cari lettori ben ritrovati dopo un estate per me faticosa si preannuncia un inverno piuttosto impegnativo perché sono in corso molti cambiamenti, alcuni di questi riguardano situazioni e oggetti personali e da ciò nasce lo spunto di questo post. Le cose raccontano le storie, vi è mai capitato di ritrovare vecchi oggetti del passato e ricordare vecchi episodi dimenticati o vecchi personaggi del nostro ambiente o di persone care ormai lontane nel tempo. E’ un po’ come rivedere vecchi programmi della tv, ritrovi un pezzo della tua vita, riaffiorano antichi ricordi che sembravano ormai remoti e dimenticati.
Provate a raccontare una storia attraverso un oggetto che vi è appartenuto. A me è successo con la mia vecchia auto devo cambiarla e da diversi giorni giro per concessionarie, ascolto offerte e raccolgo preventivi. Ma non riesco a decidermi: non so bene quale colore voglio, che tipo di macchina, mi convinco con un modello ed esco dalla concessionaria piena di entusiasmo poi quando penso di aver deciso mi sorge nuovamente un dubbio amletico.
Nel domandarmi il perché di tutta questa indecisione all’improvviso ho avuto un’illuminazione ed ho capito: non voglio staccarmi dalla mia vecchia auto, la guardo e mi si stringe il cuore, è lì ancora bella, pur se un po’ ammaccata e con il cuore malandato, ripenso ai tanti momenti felici ed anche a quelli infelici passati insieme: i viaggi con gli amori e gli amici e con tante persone care. Non riesco a decidere perché non voglio staccarmi da quel mio pezzo di vita. Così per rendere le cose più sopportabili ho cominciato a scrivere alcune storie attraverso la mia vecchia auto è un modo per farla vivere ancora un po’. Sono riemerse tantissime vicende dimenticate e allora perché non raccontare storie anche partendo da altri oggetti? Può essere un modo per ripercorre momenti della nostra vita oppure semplicemente un punto di partenza per inventare storie nuove.

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