venerdì 29 gennaio 2010

Estremamente


Destini
a cura di Antonella Passoni



Il fiume scorre sotterraneo, tra il buio della terra e i corpi consumati; sopra c’è il sole, ma sotto, nel purgatorio dei ricordi, correnti di zolfo mandano indietro sangue e lacrime.
Un cordone ombelicale avvolge e avanzi di placenta riempiono gli occhi, sono un feto senza voglia di nascere. Vorrei purificarmi e dare fuoco al passato, togliermi la pelle e stenderla al sole, lasciarla sbiancare sopra un masso e dormire vicino, nell’attesa che il sangue ritorni.
Un ventaglio si apre sopra la mia testa e la sua aria pulita, libera le strade dalle ossa scheggiate, dalla pelle rotta e dall’odore di stagno.
Le mani sono chele di granchio, bianche e trasparenti, dentro hanno cuore e vene che crescono; le gambe sono unte e lucide, anguille di fondale, da tagliare a pezzi e mangiare crude; la testa è colore e polvere, ala di farfalla che di notte vola tra gli alberi.
I chiodi escono dalla tibia e ti accompagnano nelle passeggiate d’inverno. La gabbia sostiene e le ossa crescono sotto i passi, carne e acciaio, donna/macchina, insieme per rinascere.
L’oppio deforma i sogni e le notti sono nere. Piangi la madre terra che ti ha lasciata cadere, tradita nel volo e salvata dalla cengia, culla di pietre; spezzata, tenevi la tua compagna che non sa e non ricorda; sola trovavi la forza, anche se accanto, un respiro di sangue e morte faceva piangere.
Non fermarti, usa le stampelle dei ricordi, apri la gabbia e ricomincia. Vedrai le nuvole dove cammina tuo padre e tra la neve e il vento, troverai il suo sguardo.



giovedì 28 gennaio 2010

NON HO L'ETA'


TOCCATA E FUGA DAL RUMORE DELLE FESTE
Riflessioni sulla musica delle festività

A cura di Chiara Cappellato

Assalto commerciale ante-feste. Rumore.
Spinta ossessiva a comprare, spendere, regalare, partire.
Aprire i portafogli prima dei cuori. Assordante martellamento. Assalto del Natale al Natale.
Io: irritata, sconvolta, delusa, quasi assuefatta eppur non del tutto rassegnata.
La mia Super Over di dicembre, che davanti a un lento tè fumante scopro essere molto rock.
Meditazioni di mezze-festività, dopo il 25 ante il 31.
Riflettiamo sul Natale di oggi, di un tempo, di sempre. Esaltazione pagana del solstizio invernale, associata da numerose culture al silenzioso ritiro della Natura nel gelo per predisporsi all’esplosione primaverile, nuova, gridata. Allora, la mente umana in simbiosi con il creato, avvertiva l’esigenza di quiete per rinnovarsi e crescere seminando idee, speranze, progetti, energie.
Biologica necessità di raccoglimento che, sorseggiando, riteniamo tutti debbano provare almeno qualche minuto, almeno sfiorarla in questa frenetica superficialità, paillettes accecanti e renne parlanti.
Odierna introspezione frustata dallo stridore della società con le sue mille iniziative, eventi mondani, chiacchiere, bocche spalancate, vetrine da svaligiare.
Cappe, solitaria e musona per antonomasia, in preda all’ansia da schifo.
Elsa, dall’alto della saggezza, più facilmente la cela dietro “indisposizione da età” per declinare inviti, mangiate, baci di circostanza. Ansia che comunque benediciamo poiché rende vivi e pensanti, poiché corrisponde al bisogno di ascoltarsi e ascoltare, ritrovarsi, rigenerarsi.
Non è diventare eremiti. Molti attorno a noi avvertirebbero tale richiamo, ma… ma non hanno fegato per staccarsi, per andare contro, tapparsi orecchie e bocca, rinunciare a…assumendo sembianze da orso, alieno, orco scorbutico.
Elsa incanta descrivendo i Natali della sua infanzia post bellica, senza riscaldamento in casa, il cappottino rammendato per la S. Messa, castagne secche e guanti di lana doni del Bambino, brodo della vecchia gallina in ogni piatto, “Tu scendi dalle Stelle” di speranzosi zampognari intabarrati.
Ascolto e accolgo con invidia questa meravigliosa sinfonia del passato, convinta che sia davvero possibile ridare alle feste una musicalità più consona al nostro intimo, osservare bimbi felici con meno giocattoli, intonando filastrocche apprese dalle suore, celebrando condivisione con l’altro. Emozioni autentiche, che riscaldano, spenta la televisione a favore di una candela rossa, un libro, la coperta sul divano. Valzer lento. Magia dell’infanzia di Elsa che può risuonare e rinnovarsi nelle nostre case alla vigilia di un 2010 da accogliere con buon senso, canti natalizi della tradizione, la delicata melodia di un vecchio carillon.
Attendo volenterose opinioni.
Buon Inizio.

martedì 26 gennaio 2010

IL SIGNOR IN GIALLO


Nascita di un editore
A cura di Lorenzo Bosi.

Ben ritrovati a tutti. A dicembre ci siamo lasciati con una disputa tra me e Barbera editore che, ahimè, non è stata ancora risolta. Ma oggi non voglio parlare di questo, ad ogni modo, vi ringrazio per la solidarietà che mi avete dimostrato. GRAZIE MILLE.
In questo post vi parlerò di una casa editrice nuova di zecca: FREAKS EDIZIONI www.freaksedizioni.it
Su iniziativa di due giovani, con tanta voglia di fare, Freaks edizioni è specializzata nella letteratura per bambini, ragazzi e nei libri a fumetti. Degno di nota, anzi, di MOLTA NOTA è il fatto che non richiede contributi agli autori. Questo significa che si punterà molto sulla distribuzione ma, soprattutto, sulla qualità dei libri da pubblicare.
Inoltre, l’editore ha indetto un concorso per brevi racconti e poesie che normalmente non troverebbero spazio nel catalogo dei libri pubblicati. Quindi invito i visitatori del blog ad inviare le proprie opere all’indirizzo:
info@freaksedizioni.it
e…in bocca al lupo!
Scusa Lù, questa volta ho pubblicato un post più adatto alla tua rubrica che alla mia. Mi perdoni? ^_^
Un abbraccio a tutti e, visto che questo è il mio primo intervento del 2010, vi auguro un felicissimo anno.
Un abbraccio
LB

lunedì 25 gennaio 2010

BRUCIAPENSIERI




Riflessioni e ricerche (per Rosa Stanton)…Gli uomini di Myriam
A cura di Gregorio Scalise.

Cara Myriam, ho letto in modo un po’ disordinato il libro di David Grossman del 1998, “Che tu sia per me il coltello”, dove tu appari in veste letteraria, credo per la prima volta in vita tua.
Il titolo del libro di Grossman è una frase tratta dalla corrispondenza fra Milena e Kafka, e di corrispondenza anche qui si tratta. Vi siete incontrati tu e David per caso, lui ti ha scritto e tu hai risposto. Non avresti dovuto farlo, non solo perché sei una donna sposata, ma, soprattutto perché lui è uno scrittore. E cosa fa uno scrittore? Riempie tutti i fogli che trova. La differenza fra uno scrittore professionista e un dilettante è che pur delirando ad infinitum tutti e due, il primo pubblica ed il secondo no.
Lo scrittore, professionista o dilettante, non può fermarsi a pensare, leggere qualcosa, rileggersi: deve andare avanti strenuamente. Se compulsi qualche libro di psicologia dello scrivere vedrai che questa attività è quasi una malattia. Difatti in questo libro (di 330 pagine) ci sono 236 pagine per lui, 63 per te, le ultime non contano. Di Milena restano solo 5 lettere che generosamente Max Broad, il curatore, ha voluto difendere dall’oblio.
Queste “ corrispondenze” pongono una questione: perché le donne si ostinano a rispondere agli scrittori, forse sperano di restare nella letteratura? Non sanno che la prima cosa che fanno i curatori è quella di deporle con ogni cura nel cestino della carta straccia? Grossman, per non sbagliare, scrive anche le tue risposte, Myriam. A volte mette le virgolette a volte no e capirai che confusione. Forse lui spera che il lettore entri nel turbine di quella comunicazione fatta di impressioni, sottintesi, cose prese alla larga, molto alla larga, e distingua da solo i diversi stili. Non è possibile, chi scrive è solo lui. Come va a finire? Sembra che non si mettano assieme, anche lui è sposato ed è ancora innamorato della moglie.Ad un certo punto va a vivere, non si sa perché, in un albergo ad ore e si lamenta per i rumori che sente, (orgasmi, gemiti).
Ma, cara Myriam, lei ha capito cosa voleva? Ad un certo punto è anche capace di dirle...”non oserei mai di proporti di raggiungermi qui”. Ho riletto la frase un paio di volte, no, no, lui voleva proprio questo. Il fatto di poterla avere ad ore in un albergo ad ore deve aver eccitato enormemente questo personaggio. A ripensarci, quelle lettere sono un perfetto campionario di dissimulazione. Sdolcinatezze, sensi allusivi, lungi e tortuosi percorsi, povere lettere.
Cara Myriam, lei è un personaggio letterario, dopo Pirandello si sa che si possono intrattenere rapporti con i personaggi ...difatti mi è capitato di scrivere a diverse donne della letteratura mondiale, non avendo soddisfacenti risposte, beninteso. Ma questa occasione non la voglio proprio perdere. Adesso le scriverò direttamente, le dirò senza tanti giri di frasi cosa voglio e vedremo come andrà a finire.
L’ho vista per la prima volta giorni fa al raduno del liceo, non mi ha notato (stavo in disparte).....ma adesso devo abbandonare il lei nell’urgenza dello scrivere.. qualcuno ha pronunciato il tuo nome, me lo sono segnato e poi sono andato a vedere sull’elenco. Per fortuna c’eri solo tu, così sono sicuro che questa non cadrà in altre mani. C’è tuo marito, è vero, ma, si sa, gli uomini sono distratti e sono sicuro che gliela farai sotto il naso anche questa volta. Secondo me hai avuto almeno una decina di uomini, credo di averlo indovinato dall’angolo amaro del sorriso.
Come sai, fra noi è stata subito attrazione, ed è stata una cosa intensa e non eludibile. Poi, anch’io ho cambiato casa e ti scrivo da un condominio pieno di trans brasiliani, pochi italiani e solo uno dell’est. Se vuoi venirmi a trovare basterà un sms. L’altro giorno sono scappato in tutta fretta dal lungo e fetido corridoio, stavano portando su una grossa cassa di coca. Come facevo a sapere che era coca? C’era una etichetta a caratteri cubitali. Finalmente oggi ho ricevuto una tua risposta, ho incollato la lettera alla parete in attesa di incollare anche le altre e fare così un bel collage anni ’70. Nel frattempo i giorni passano. E dove vanno? Trascorrono. Io mi dissolvo e tu sei sempre più reale. Mi piace quando ricami all’ombra delle bouganvilles, quei fiori mi fanno pensare alle tue gambe e mi capita spesso di immaginare anche il resto. Le tue domande sono sempre più profonde delle mie risposte, così ti prego di smetterla, accontentati invece delle mie frasi un po’ rozze ed esplicite.
Vorrei sapere piuttosto cosa ci faccio in questo casone circondato da trans. Forse a giorni ti invierò una riflessione su questa faccenda. Speriamo che vada tutto bene e che non ci siano irrecuperabili cadute. Per intanto ti saluto e ti abbraccio tuo ….

domenica 24 gennaio 2010

Happening Store a Bologna

Dal 6 al 27 febbraio il mio negozio I Love Shopping in via san felice 21 a Bologna diventarà un TEMPORARY SHOP ospitando giovani stilisti e artisti.

Se sei uno stilista o un creativo, contattami ai numeri che trovi nelle info, ti diamo la possibilità di esporre e vendere le tue creazioni presso un negozio del centro di Bologna in una via molto "trendy" come San Felice!

Contemporaneamente I Love Shopping diventerà anche un Happening Store, con eventi e feste per tutte le tre settimane.

Aspetto la creatività! Proponetevi!

Tamara Nocco
0510548446

LA DOLCE VITA DI LUDOVICA







La collana delle regine

A cura di Ludovica Falconi


Si chiama bib necklace o collana bavaglino e ricorda le preziose collane delle regine egizie. Possono raggiungere dimensioni veramente importanti o essere più discrete per essere indossate anche in ufficio, quel che è sicuro è che molte sono delle vere e proprie opere d'arte. Le trovo molto originali sopratutto quelle che si trovano sui siti delle giovani designer a prezzi contenuti rispetto a quelle da passerella. E poi come ogni opera d'arte che si rispetti bisogna sempre essere sicure che sia un pezzo unico.


a cura di Ludovica Falconi

sabato 23 gennaio 2010

Di mamma (non) ce n'è una sola


Lo stato di choc è stato temporaneamente rimandato
a cura di Anna Grazia Giannuzzi


Nonostante i propositi trionfanti, (vedi post di inizio anno), sono stata in bilico per l’intero anno 2009, tra l’essere triste e felice. Non ho mai scelto. I giorni sono finiti e le cose sono accadute comunque. Niente e nessuno è rimasto lì ad aspettare che io mi decidessi. Ho passato tutto l’anno così, senza sapere se dovevo essere triste o felice. Credo che sia stato un comportamento stupido, detto fra noi. Forse non è stata solo colpa mia. È come se fossi stata sempre nella parte di sotto della clessidra, quella che viene girata quando il tempo è finito.
Così. Raggiunta una certezza, la situazione cambiava. Radicalmente, repentinamente, al punto da non consentire più nemmeno il concetto di certezza. Conquistata una meta, all’improvviso perdeva ogni valore. Non c’era il tempo di gioire, appena quello di capire che cosa accadeva intorno a me. Forse nemmeno il tempo di essere triste sul serio. All’inizio pensavo che bastasse essere elastici, più elastici, aperti, più aperti e giovani dentro.
Non ho mai pensato tante cazzate tutte insieme come quest’anno passato.
Non ho mai perso così tanto come quest’anno e proprio nei momenti in cui pensavo di aver acquistato molto. Qualcosa ho anche guadagnato. Amici che si sono allontanati apparentemente senza un motivo ed altri che mi si sono stretti intorno quando meno me lo aspettavo.
In un momento, quello che prima era giusto e sacrosanto, mi è diventato indifferente ed ho cominciato ad inseguire idee e sentimenti che non mi ero mai accorta di avere.
Nel lasciarsi andare insieme alla sabbia del tempo minuto a volte c’è persino serenità.
O forse rassegnazione? Altre volte rabbia. Inutile opporsi, sulla sabbia tutto scorre; non ho mai incontrato geni della lampada, e boh ero semplicemente diversa.
Quindi non so di preciso cosa farò nel 2010.
L’oroscopo dice che quest’anno devo solo preoccuparmi di cantare la mia canzone, ma è quello di Rob Breszny, insomma, uno scherzo.
Per il momento aspetto il 26 gennaio (o forse l'11 febbraio) su La7, il nuovo - fieramente contestato e fieramente difeso – docu/reality (ma che parola orribile!?!?!?!)sull’adozione internazionale. Sento che mi schiererò. Per il momento no comment.
Sono perplessa. Forse sarà l’anno della perplessità.
Vabbè, nel frattempo magari canto.
Canticchio.
Sottovoce.

venerdì 22 gennaio 2010

Futile inutile...Orgasmico





A cura di Laura Gobbi

Care e cari amici,
mi scuso per la prolungata assenza ma ho fatto di tutto e di più!
Al di là del mio errare su e giù per l'Italia e non solo,volevo salutarvi e
raccomandarvi un libricino che si legge in un paio d'ore ma che,oltre ad essere
divertente è pregno di sacrosante verità.
"Il fascino discreto degli stronzi"di GC Giacobbe di cui consiglio anche gli
altri.Una bibliografia fondamentale per sopravvivere con ironia a questo tempo
di "crisi".
In fondo al libro c'è un brillante test per misurare il grado di
stronzaggine..bhè orgogliosamente posso dire di aver totalizzato 10 su 15,sono
sulla buona strada per essere una stronza perfetta.
Vi abbraccio a presto
la quasi perfetta Wandala stronza
with love.

giovedì 21 gennaio 2010

Teatime


Beppe Fenoglio, Una questione privata, Einaudi
A cura di Maria Luisa Pozzi

Dice Calvino che questo lungo racconto “…. è costruito con la geometrica tensione d’un romanzo di follia amorosa e cavallereschi inseguimenti come l’ “Orlando furioso” e nello stesso tempo c’è la Resistenza proprio com’era (…) con tutti i valori morali, tanto più forti quanto più impliciti, e la commozione e la furia.”
Questa la storia che Calvino definisce di “follia amorosa e cavalleresca” : siamo negli anni ’40 e una ragazzina torinese, Fulvia, è stata mandata dai famigliari ad Alba per allontanarla dai pericoli della guerra. Il protagonista, ragazzo timido e romantico, si innamora della giovane torinese e traduce alla sua amata canzoni e poesie inglesi.
Poi arriva il 1943 e l’armistizio. Il nostre eroe si unisce alla lotta partigiana e assume il nome di battaglia di Milton. Durante un’azione, Milton rivede la villa in cui abitava Giulia e viene informato dalla governante di una relazione fra la giovane e il suo amico Giorgio. Sconvolto dalla scoperta, va alla ricerca dell’amico per sapere che tipo di rapporto avesse avuto con l’ amata.
Ma Giorgio, anche lui partigiano, è stato catturato dai fascisti. Milton cerca disperatamente di liberarlo per conoscere la verità sulla relazione.
La ricerca di Milton prosegue l’aspetto “cavalleresco” del racconto ma qui si inserisce anche la visione della lotta partigiana “con tutti i valori morali, tanto più forti quanto più impliciti, e la commozione e la furia.”
Emerge la solidarietà fra i partigiani, prima di tutto. Ivan, compagno di Milton, nel rientro alla base, viene distanziato dall’amico quasi impazzito dalla scoperta della relazione dell’amata. Improvvisamente si rende conto che quello sta per imboccare un ponte minato, “L’apprensione per il ponte gli era balenata proprio per caso e allora, sebbene già la milza gli bucasse la pelle, Ivan era scattato in salita ed era arrivato sul ciglione giusto per vedere Milton che si calava al ponte col passo implacabile e cieco di un automa. Si trovava a venti passi dalla spalletta. Gridò il nome di Milton …”
Poi il rispetto dei valori condivisi emerge nelle parole di un partigiano che difende la maestra collaborazionista, quella che augura “la morte coi lanciafiamme” ai partigiani. Alcuni la vorrebbero morta, ma il nostro uomo implora un amico con queste parole, “.. io non posso vederla fucilare. Facciamo qualcosa per l’amor di Dio.”
L’eroismo di tutti si rivela nel comportamento di un partigiano quattordicenne, Riccio, catturato con il coetaneo Bellini. Il ragazzo, condannato a morte, dapprima invoca pietà ma poi trova una sua eroica dignità
“Non mi toccate – urlò ai soldati che gli si restringevano addosso. – vado da solo. Ma non mettetemi più le mani addosso. Vado da solo. Se fucilate anche Bellini, con chi starei io in questa maledetta caserma, non resisterei più nemmeno un minuto, vi pregherei di fucilarmi. Che i soldati mi stiano lontani. Vado da solo. (…)”
Poi aggiunge, - Ancora una cosa (…) in prigione ho una torta che mi ha mandato mia madre. L’ho appena assaggiata, l’ho appena scrostata. La lascerei a Bellini ma Bellini mi viene dietro. Datela al primo partigiano che entrerà nella vostra maledetta prigione. Guai se la mangia uno di voi!”
A conclusione dell’episodio, abbiamo uno sguardo umano anche su coloro che avevano scelto la fedeltà al regime. Fenoglio narra che il tenente incaricato delle fucilazioni, “si calò una mano sui capelli che gli si erano tutti rizzati e lentamente, spossatamene camminò verso il corpo di guardia, ad aspettare Bellini.”
Bello, vero?
Ai giovani e ai meno giovani, spesso insofferenti di quanto ci è successo in passato, consiglio questo libretto.

Buona lettura da Maria Luisa

mercoledì 20 gennaio 2010

DOMINO CAFFE'




Ogni scrittore si sceglie un suo destino
a cura di Hope

Scrittori si nasce.
Nel senso che uno sceglie di vivere in un mondo parallelo da cui ogni tanto spuntano personaggi e dialoghi e situazioni inconsce, che sopravvivono esclusivamente se infilate a forza su un pezzo di carta, nero su bianco. Posseduti e tirati per i capelli non vi è altra soluzione che stare ad ascoltare ogni sillaba strillata e sussurrata nella nostra testa e convincersi che non si è solo pazzi visionari ma qualcosa di peggio. O di meglio a seconda di come uno guardi la faccenda.

Nella migliore delle ipotesi il formidabile intruglio rimarrà al sicuro in qualche cassetto privato che non vedrà mai la luce. E di questo, credetemi, l’umanità ce ne sarà grata in eterno. All’insaputa del genere umano, potremo accarezzare quel plico segreto con dita leggere e lasciare che le nostre illusioni diventino pirotecnici fuochi artificiali destinati al nostro privato godimento.
Nell’ipotesi meno cruenta le pagine vergate con tanto sudore e lacrime verranno propinate con generosa e talora schietta insistenza ad amici compiacenti, a conoscenti, al parentado prossimo e ad ignari vicini di casa. Ci faranno lodi sperticate o ci diranno per cortesia che non hanno ancora iniziato a leggere. Guardatevi bene da entrambe le categorie e sappiate cogliere i segni che il destino ci invia per salvaguardarci dalle irreparabili figure di merda.
Nell’illusione di aver creato il più grande capolavoro della storia della letteratura o di aver se non altro dato libero sfogo ad una pulsione irrefrenabile di cui in qualche maniera dobbiamo rendere partecipi gli altri – o liberarci – ci sfiorerà l’idea di inviare la zuppa a una casa editrice scelta a caso e - se siamo diventati improvvisamente credenti - di accendere una candela in chiesa. In attesa del miracolo che cambi la nostra piatta esistenza e la trasformi nella più straordinaria e incredibile avventura di tutti i tempi.
Quest’ultima ipotesi sarà per voi croce e delizia.
Ecco perché sono assolutamente convinta che ogni scrittore o pseudo tale si sceglie un proprio destino.
Imperterrito acquista un biglietto per un treno senza un solo posto a sedere, viaggiando scomodo, per una lunga tratta piena di scossoni, con parecchi scambi, la toilette temporaneamente guasta, senza un bagaglio sufficiente e soprattutto senza accorgersi che sul biglietto ancora al sicuro tra le sue mani, nessuno ha avuto la decenza di scrivere la destinazione.
Quello che chiederei io è di trovare un buon compagno di viaggio con cui passare il tempo in chiacchiere e ottime letture. Anche senza una destinazione sicura, avrei buone probabilità di imparare qualcosa.
Per tutti quelli che credono che il pericolo è il loro mestiere e che sotto la camicia indossano la maglietta della salute con la faccia di Superman, sarà bene che si aggrappino con entrambe le mani da qualche parte e che si tengano saldamente in piedi, che incollino il naso al finestrino e aguzzino la vista.
Oltre la nebbia, potrebbe esserci davvero qualcosa all’orizzonte.

martedì 19 gennaio 2010

RAMPA DI LANCIO



La passione per le parole
A cura di Lù Mancini

Perché sentiamo l’esigenza di raccontare determinate storie e non altre, cosa scatta nel nostro animo che fa sì che quella storia diventi la nostra?
Non lo sappiamo mai con certezza, perché ogni volta la motivazione è diversa perché il momento è diverso, l’emozione e il sentimento provato è diverso e diverso è quello che fa scattare l’ispirazione, se vogliamo chiamarla così.
Il flusso dei pensieri gira vorticosamente nelle nostra mente, attraversa la porta dei nostri sogni nascosti e dei nostri desideri inespressi e, arriva lì sulla pagina bianca che quasi per magia si riempie

Si svolge, in una vita parallela alla nostra, la vita dei personaggi che, un po’ ci assomigliano un po’ sono agli antipodi, ma che però esistono, soffrono e gioiscono grazie a noi o per noi.
Forse, come qualche noto scrittore ha affermato, chi scrive si sente sempre un po’ in disparte e separato e guarda il mondo piuttosto che farne parte e forse quando è percorso dal brivido dell’ispirazione vive solo in quel momento, perché attraverso la passione per le parole si appassiona alle persone e alle loro storie e da ogni incontro, sguardo o emozione nascono delle nuove storie e delle nuove vite attraverso le quali anche chi scrive vive una vita diversa.

lunedì 18 gennaio 2010

Archi.D.Arte

La colonna portante
a cura di Margherita Matera


L’immagine che ho scelto oggi è un autoritratto di Frida Kahlo in cui la sua testa viene sostenuta da una colonna ionica, infilata all’interno del corpo. Capace di sostenere un capo pesante, di reggere delle idee superbe. Una colonna spezzata eppure ricucita.
Frida è riuscita a rendere il principio cardine del costruito. Si è eretta come un tempio, uno di quelli della valle dell’agrigentino. Strutture che hanno subito il tempo.
Ho iniziato a pensare a quanto tutto sia sostenuto da qualcosa, a quanto l’idea della colonna sia un’idea primordiale, insita nella geometria dell’uomo o in quella degli alberi che devono sostenersi una chioma.
La colonna può essere più o meno articolata, come il tronco di un ulivo, attorcigliato, contorto….tortile… colonna barocca a sostegno di un tempio cristiano.
Può essere regolare, precisa, calcolata. Pilastro di un grattacielo pagano.
Può indossare un abito classico, con lunga gonna a pieghe scanalate e cappello dorico, schiacciata da un architrave possente.
Può curvarsi ad arco, per reggere un’altra curva e un’altra ancora, fino a diventare essenza gotica di un’architettura introspettiva.
Colonna sonora di una serata in compagnia. Colonna d’Ercole per l’inizio e la fine di un mondo. Quello personale. Quello sul quale si naviga.
Travestita da albero di una barca. A sostegno del vento. Colonna senza bisogno di terreno su cui pesare.
Colonna femminile, sinuosa come solo il corpo di una donna può essere, eppure forte, carica di emozioni. Corpo su pilastri di tacchi a spillo. Madre di una vita. La propria.
Così Frida si dipinge il corpo migliore, esorcizzando il proprio dramma fisico e immaginandosi pilastro portante e portato della propria storia, quella che ci ha raccontato specchiandosi.

domenica 17 gennaio 2010

Pittura & Illustrazione



MORGA LA MAGA DEL VENTO
a cura di Linda Brindisi


L'ultimo libro di Moony Witcher e primo per Mondadori è “ Morga la Maga del vento”. Moony Witcher pseudonimo di Roberta Rizzo, scrittrice e giornalisa nata a Venezia nel 1957.
Un libro emozionante, curioso che ti spinge a leggere tutto d'un fiato per arrivare alla fine e scoprire cosa succederà. Uscito in libreria a novembre 2009 per Mondadori è l'ultimo lavoro della scrittrice per ragazzi Moony Witcher dopo il successo di “Nina la bambina della sesta luna” e di “Geno”.
Una giovane maga – dice Moony Witcher – che sa dire di no alle regole per riprendere la libertà e farla volare sulla Terra”.
Anno 500, pianeta di Emiòs. Morga ha dodici anni, i capelli corti nerissimi e spettinati, gli occhi blu, le lentiggini violette e vive in una casa nascosta nel bosco. Sa usare le arti magiche, legge il cielo guardando le nuvole e le stelle, annusa il vento e sa dove andare. Mette in bocca terra e sassi per capire se le forze della natura stanno reagendo. Beve la pioggia per pulire i suoi pensieri e ascolta il silenzio per scoprire i segreti delle energie. Su Emiòs lei è l’unica ‘imperfetta’, perché porta in sé un DNA umano, proibito dall’Imperalegge dei Fhar, i potenti maghi alchimisti che governano il pianeta. Quando un’improvvisa epidemia coglie i Fhar, che si credevano immortali, e quando l’identità segreta di suo padre viene rivelata, Morga costituisce al tempo stesso la minaccia peggiore per l’Imperalegge e l’unica speranza per il popolo di Emiòs, che da troppo tempo ha dimenticato l’amore, la libertà, e le proprie origini terrestri.
Moony Witcher, autrice da più di 1 milione e mezzo di copie vendute in Italia e tradotta in 30 paesi, è il più importante fenomeno editoriale nella letteratura per ragazzi degli ultimi anni in Italia. “Il Sole 24 ore” la definisce la risposta italiana a J.K. Rowling. Con Morga approda in Mondadori con una nuova e intrigante trilogia.


Collana: Saghe Fantasy
Pagine: 320
Prezzo: 16,00 euro
Visita il sito: http://www.morga.it/

giovedì 7 gennaio 2010

Estremamente


Organi

a cura di Antonella Passoni


Dammi un pezzo del tuo intestino, lo succhierò di notte, come latte dal seno, davanti al fuoco, vicino ai lupi miei compagni e il cielo sarà lontano e freddo.
Starò seduta sopra un mucchio di foglie e torba, a guardare dentro la maledizione, quella che mi ha resa folle e veggente.
Succhierò dalle tue pareti fino a sentire il sapore buono della madre, primo nutrimento e ricordo profondo. Sentirò l’abbraccio che da sempre manca, dolorosa nostalgia che fa piangere e non finisce mai.
Ora ho il sapore delle fragole e dell’estate, sono preparate in cucina, da mangiare prima di dormire, portate da un vassoio amorevole e sorretto da una madre nuova, quella dei tuoi figli. Stringerò i denti con un po’ di rabbia e piano scenderà da dentro, una riga di sangue sul bianco della mano. Leccherò la goccia con lingua/anima senza cuore.
Voglio succhiare un pezzo di cervello, per sapere cosa pensi. Inizierò dal fondo del cranio, dall’essere animale, serpente senza regole.
Le scaglie degli istinti sono sparse sul mio tavolo e mangerò quello che resta della passione, quella che non vuoi più come compagna, mentre io rimango sciolta, marmellata da spalmare la domenica, sul lesso delle feste, che sa di casa e vero amore.
E’ finita la colpa dell’inizio e la necessità di dire mai più, ora non serve lavarsi i denti prima di cena, per cancellare i sapori clandestini. Lo sguardo che giudica se ne è andato e la pace ritorna tra le mura e il divano bianco.
Rimango a pensare a questa storia senza fine, a immaginarmi con un filo di perle sopra la giacca a vento mentre stendo le lenzuola al sole; le metto a favore di brezza, così l’odore del sapone e della lavanda entreranno in casa.
Posso aprire le finestre, perché fuori è bello, ma non ti farò entrare; dalla tasca esce una lucertola, e mi lascia la sua coda in mano, si è staccata da se stessa, come ho fatto con te.
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