lunedì 21 dicembre 2009

Pittura & Illustrazione


BUON NATALE

a cura di Linda Brindisi

Ciao a tutti!!,

colgo l'occasione per augurarvi Sereno Natale e feste. Cercate di riposarvi e passarlo bene con le vostre famiglie e amici. Mangiate, bevete, dormite e fate delle belle passeggiate o per i più sportivi divertitevi sulla neve. Di solito in queste festività si dicono sempre le stesse cose scontate però negli ultimi anni e crescendo ho rivalutato queste feste. Vi giro un po' di magia con il video in allegato che parla del mio libro da poco pubblicato per ragazzi e che spero vi piaccia, ve lo dedico e anche a Rosa Stanton. Buon Natale a tutti!!.

linda

venerdì 18 dicembre 2009

EQUILIBRISMI QUOTIDIANI



Capovolgiamo la tendenza
A cura di Maddalena Morandi


E' Natale e a me viene questa riflessione "CAPOVOLGIAMO LA TENDENZA" all'emulazione dell'esempio negativo; detta così sa di qualcosa di difficle. No in realtà mi sto lamentando del fatto che nel nostro tempo, le modalità di educazione e di trasmissione delle informazioni si siano prostituite alla ricerca del sensazionalismo; la quotidianità è noiosa, la normalità non è cool e allora vai con tutto ciò che è stravagante, ma solo se negatvo, nocivo come un antiparassitario. A nessuno viene in mente che a forza di reclamizzare e dare rilievo solo (si, solo) a violenze, eccessi, corruzioni, anormalità degenerata; scatta l'effetto emulazione: se a un bambino, dalla nascita dò come esempio un genitore violento, è facile che lui incosapevolmente ne acquisisca le caratteristiche. Quindi se io sui giornali, in televisione e su internet non faccio che leggere, di gente che ammazza, si droga, ruba, stupra, e la fa anche franca, non posso poi stupirmi se la tendenza è quella, O no?!
Se io fossi il direttore di un giornale e ahimè non lo sono, darei risalto a quelli che di sensazionale hanno che sbarcano il lunario con il mutuo da pagare e lo stipendio, che se è rimasto uguale è già una fortuna; ai precari impegnati, che nonostante tutto inseguono il loro sogno di insegnare, agli imprenditori che nonstante la crisi, cercano di mantenere il posto ai loro dipendenti, alle mamme che sono sempre stanche perchè devono prendere dappertutto, agli statali non fannulloni (ci sono, in via di estinzione, ma sono lì anche loro che aspettano che qualcuno li riconosca) ai ragazzi che studiano e si divertono, stando solo con gli amici e non si ubriacano nè ammazzano di botte qualcuno, ai politici (pochi, ma ci sono) che non sono corrotti, ai medici che lavorano al pronto soccorso perchè hanno ottenuto il posto perchè sono bravi, a quelli che vanno a fare volontariato, ai preti che non sono pedofili, ai padri (pochi) che aiutano in famiglia, alle coppie che di fatto o no resistono al tempo, alle persone che si amano.
Il mio non è qualunquismo o spirito natalizio (è più facile che sia demenza senile ;-) ) è che mi sono rotta in bocca ( e non solo ).
Insomma basta con il marcio, va bene, c'è lo diciamo, ma guardiamo oltre.
Io lo posso urlare solo da qui, ma ci credo: CAPOVOLGIAMO LA TENDENZA!!!!!!!!!!!
Buon natale!!!





mercoledì 16 dicembre 2009

LA DOLCE VITA DI LUDOVICA


Il senso del Natale
A cura di Ludovica Falconi

Forse mai come in questo periodo riaffiorano i nodi del passato, soprattutto le questioni familiari rimaste insospese. Quest'anno ho deciso di non essere mal disposta nei confronti delle festività natalizie e di motivarmi con qualche regola base. Farò i regali per tempo e non mi ridurrò la sera del 24 presa dal raptus del 'prendo la prima cosa che trovo' perchè ne farò pochi e pensati a chi tengo veramente. E' sempre bello strappare un sorriso a chi vuoi bene. Ho comprato qualche addobbo carino per il primo Natale nella nuova casa, sono dovuta scendere a compromessi con l'albero, piccolo e basico, per non istigare i gatti con quelle pallette luccicanti. Mi farò anche andare bene la musichetta natalizia di sottofondo al supermercato mentre faccio la spesa. Farò tutto questo ripensando a quando ero piccola e non vedevo l'ora di scartare i regali e a trovarli incredula sotto l'albero prima di scoprire che Babbo Natale non esisteva e con lui tante cose che apparivano scontate. Nella lettera dei desideri quest'anno ho chiesto di vedere sciolti quei nodi, altrimenti a cosa serve il Natale?

domenica 13 dicembre 2009

DOMINO CAFFE'


Chi nasce prima, il genere o la storia?
a cura di Polly

Ho esordito scrivendo un poliziesco, e al momento di pubblicarlo mi sono resa conto che qualcuno avrebbe pensato a me come una giallista. Ora è uscito il mio secondo giallo, ma tra i due c’è stato un infiltrato, una commedia sentimentale, chiamiamola così. Sono sempre partita dai personaggi e dalle storie che mi “raccontavano”, mai pensando in quale genere tali storie potessero rientrare.

La verità è che il concetto di genere mi sta stretto, e pure antipatico. Come lettrice non mi disturba affatto, siamo abituati a ragionare anche per generi, quando parliamo con altri di ciò che leggiamo. Siamo abituati a cercare le diciture sugli scaffali delle librerie. Ma come autrice, sto sviluppando una vera e propria allergia a questa che vorrebbe, per me a torto, essere un’etichetta a priori, e ancor più al concetto di “narrativa di genere”, forma eufemistica per dire “narrativa di serie B” – non s’arrabbino, signori Tolkien e Simenon, a voi e ai tanti altri grandi che hanno creato e arricchito i “generi” tutti riconoscono lo status di voci fuori dal coro.
Ma per noi poveri tapini che siamo nel coro…
Sono una grande sostenitrice dei cassettini della memoria, come ama chiamarli quel simpatico presentatore. Credo che, leggendo, ascoltando, guardando, studiando, abbiamo assorbito talmente tanti archetipi, modelli, formule e meccanismi, che possiamo muoverci nella narrativa anche senza “pensare” a quello che stiamo facendo. Perché ci viene istintivo. Un po’ come siamo in grado di parlare correttamente ma se qualcuno ci chiedesse di recitare la regola di grammatica che abbiamo appena applicato, forse andremmo un po’ in confusione, e qualche definizione apparirebbe quanto meno fumosa. La stessa cosa accade nello scrivere narrativa.
Tempo fa, una ragazza newyorkese laureata in scrittura creativa (già, gli americani – quando si dice che cos’hanno che noi non abbiamo) scriveva su un forum “sono contenta perché, dopo tanta fatica, sono riuscita a esprimere il conflitto in una sola frase”. Mmmm. Dopo qualche secondo di attesa, per vedere se la lampadina si accendeva o meno, rimasta al buio sono sbottata in un silenzioso “so what?” E allora? Perché il conflitto non poteva essere espresso in due frasi diverse, in due punti diversi del testo? Semplicemente dove il personaggio l’avrebbe sputato fuori, o gridato dentro di sé? Non fraintendetemi, non sto difendendo quella “cosa” che forse da ragazzi chiamavamo “scrittura di getto”. Possiamo talvolta correre dietro ai nostri personaggi, alle loro parole e ai loro pensieri al punto di non avere il tempo di inserire le virgolette dei dialoghi, poi ovviamente torneremo indietro a rileggere e limare, bilanciare, tagliuzzare e aggiungere. Nessun testo può fare a meno di una buona revisione, questa è una regola d’oro. Meglio se con l’ausilio di un editor con i fiocchi e i controfiocchi (se mai parleremo di questo argomento a voce, amici, l’espressione che userò sarà un’altra).
Quello che sto dicendo è che se abbiamo bisogno di un’impalcatura prima di muovere i primi passi in una storia, se siamo così timorosi da volere la geometria prima della sostanza, da cercare il canone prima di tutto, da voler per forza creare un’intera trama partendo da una frase da esplodere poi, pezzo per pezzo, in tante altre frasi, perché qualcuno ha deciso che quella è la tecnica da usare, forse non è la nostra storia.
Che deve essere, prima di tutto, “true to life”, fedele alla vita, nelle emozioni e nei sentimenti se non nello spazio e nel tempo. Solo così potremo creare un mondo “possibile” dove altri avranno voglia di trascorrere del tempo. Una persona quando parla non si chiede in quante frasi espone il suo conflitto. Forse non è neanche consapevole che sia un “conflitto”, ciò che la muove in quel momento.
Sono molti gli schemi e i meccanismi narrativi di cui noi autori ci rendiamo conto solo a posteriori, quando ormai sono stati fissati sulla pagina. Mentre scriviamo, siamo “dentro” alla storia, accanto ai personaggi, con i sensi tesi ad ascoltarli, con tutte le nostre consapevoli e inconsapevoli conoscenze. Che creeranno lo scheletro di cui la storia ha assolutamente bisogno senza che noi neanche ce ne rendiamo conto. Se abbiamo davvero le storie dentro di noi, ne possediamo inconsapevolmente anche i meccanismi, che procederanno e cresceranno insieme alla storia come lo scheletro cresce all’interno di un bambino, sostenendolo. Se abbiamo bisogno di iniziare dallo scheletro, quello che facciamo è un gioco di meccano, e quello che creiamo rischia di essere un funzionante ma freddo piccolo robot.

venerdì 11 dicembre 2009

RAMPA DI LANCIO



Riparliamo di COPYLEFT
A cura di Lù Mancini

Oggi torno a parlare di Copyleft, considerata anche l’esperienza del nostro amico Lorenzo, può essere utile ricordare quanto già segnalato in alcuni miei articoli di qualche tempo fa, così tanto per ricordare altre strade alternative alle case editrici.
Intanto vi segnalo i siti utili per il copyleft
http://www.copyleft-italia.it
http://www.liberliber.it
http://www.stampalternativa.it/liberacultura
http://www.books.google.it/partner
http://lulu.com
Può essere molto utile al fine di poter trovare gli editori che non chiedono denaro in anticipo per le spese di pubblicazione rivolgersi all’Aie, l’associazione italiana editori – Corso di porta romana - Milano tel 0289280800 oppure a Roma via Crescenzio 19 tel 0668806298.
Il “copyleft”, parola contrapposta a copyright, indica un sistema alternativo di gestione del diritto di autore ossia un sistema di licenze attraverso cui l’autore, detentore originario dei diritti sull’opera, rende noto che l’opera può essere utilizzata e diffusa e volendo anche modificata nel rispetto però di determinate condizioni fondamentali. In pratica è consentita la riproduzione parziale o totale dell’opera e la sua diffusione per via telematica a uso personale dei lettori, purché non a scopo di lucro. Esso nasce inizialmente come tutela della diffusione libera di software con “codice sorgente aperto” e si è successivamente esteso ad altre opere quali per esempio i libri. Quindi chi non vuole comprare un libro a scatola chiusa può scaricarlo gratis dai siti autorizzati, se il libro piace si compra quasi sempre la copia cartacea anche solo per regalarlo, oppure semplicemente se ne parla, questo perché nell’editoria più un’opera circola più vende e, a quanto pare, il successo editoriale di alcuni libri diffusi grazie a questa formula lo dimostra.
Io trovo che sia un modo nuovo per diffondere le opere di autori esordienti e non, alcuni di questi sono giunti alla terza edizione e a duecentomila copie vendute, in fondo attraverso la rete si possono raggiungere obiettivi talvolta inaspettati.



Per esempio chiunque può pubblicare con lulu.com E’ print on demand: vengono stampate copie solo al momento dell’ordine, quindi il libro riesce ad avere un costo ridotto e la qualità è buona. Occorre però fare tutto da sé, impaginare, editare, disegnare la copertina e pubblicizzare il libro. Pubblicare attraverso la formula del copyleft come su lulu.com dà la possibilità di impostare una licenza copyleft sul proprio libro.
Il concetto del copyleft è nato inizialmente nei software per computer, è nato per tutelare i software che circolano liberamente e che grazie al lavoro di molti si sviluppano e migliorano, per tutelarli e impedire che qualche ditta potesse impadronirsene e privatizzarli.
Quindi creo un’opera, è scaricabile, fotocopiabile – in alcune formule del copyleft anche trasformabile, con citazione dell’autore originario – a patto che questo non venga fatto per fini di lucro, cioè un altro editore non può stamparlo e venderlo, una casa cinematografica non può farci un film,.. Copyleft non significa rinunciare al guadagno, significa non criminalizzare chi fruisce di un’opera per sua cultura senza guadagnarci denaro. Il copyleft in realtà aiuta la circolazione del sapere e delle opere: se una persona non ha i soldi per comprare il mio libro e lo vuole leggere, lo può scaricare, poi ne parla in giro, lo regala a qualcuno, se gli piace può essere anche che lo compri. Il copyleft si è divulgato dapprima con i software liberi, quelli non proprietari, che hanno pernesso di arrivare a un vero e proprio sistema operativo, Linux, antagonista a Windows della Microsoft (non per niente Bill Gates è l’uomo più ricco del mondo..). E’ possibile pubblicare in copyleft anche presso molti grandi editori (i Wu Ming pubblicano in copyleft con Einaudi). La Creative Commons (http://www.creativecommons.it) offre delle licenze copyleft che sono utilizzabili gratuitamente, con parametri scelti dall’autore.
Ho ripreso l’argomento del Copyleft in modo da riprendere le fila di un argomento trattato parecchio tempo fa e che mi sembrava utile ritrattare per qualche esordiente che ci voglia provare, e anche in seguito a quello che è accaduto a Lorenzo al quale esprimo tutto il mio affetto sperando che riesca a risolvere ogni problema..

giovedì 10 dicembre 2009

BRUCIAPENSIERI


Riflettendo su quanto ci circonda.
A cura di Gregorio Scalise

A Porta a Porta del 9/12 si parla e si ricorda Piazza Fontana. Verso le 16 del 12 dicembre di 40 anni fa una terribile esplosione sconvolse una banca (Banca dell'Agricoltura,Milano), una strage. Fummo tutti molto impressionati.
Non eravamo abituati, per molti era il primo atto violento dal dopoguerra.Altri, fra cui chi scrive questa nota, si erano ormai convinti di essere entrati in un periodo in cui le atrocità della guerra non sarebbero più accadute. I campi di concentramento, la seconda guerra mondiale, le due atomiche sul Giappone, avevano fatto capire all'umanità (e dunque anche all'Italia) che guerra e violenza dovevano essere bandite dalla vita e dal mondo.
Ricordo che ero a casa, che era un pomeriggio un po' uggioso, non ricordo invece come venni a saperlo. La radio? Una telefonata? Ebbi dei momenti di forte depressione, forse disperazione, mi stesi addirittura sul letto con la netta sensazione di una azione di guerra che metteva ko. tutta la mia visione del mondo sino a quel momento. La sensazione dominante era quella di una forza oscura che costituiva un netto proseguimento della guerra.
Non era finita, non sarebbe finita mai. Oggi siamo come "abituati", diciamo che dopo l'11 settembre del 2001 si è come messo in conto (probabilmente a livello di inconsapevolerzza, di rimozione) che possono accadere cose terribili. Allora era proprio diverso, quelle bombe erano un taglio feroce, recidevano qualcosa. Molti, almeno ad ascoltare i vari "mi ricordo", ebbero proprio queste sensazioni: qualcosa di irrimediabile, una svolta.
Oggi mi chiedo se non si fosse trattato di una sorta di proiezione collettiva verso il passato. Intendiamoci: il fatto era terribile e grave, ma forse non tale da costituire una svolta reale. Anche se gli anni che seguirono, non solo dopo l'attentato alla banca, ma anche dopo la famosa caduta dalla finestra della questura del feroviere anarchico Pinelli, furono proprio una " svolta" nella vita politica. La violenza era entrata dalla porta principale e ci sarebbero voluti decenni per farla uscire. Al Porta a porta sopra citato ci sono: Mieli, il senatore Pellegrino della commissione stragi,l'autore de Il sangue dei vinti, Pansa, alcuni sopravvissuti a quel terribile pomeriggio, altri.
Quello che si dice in studio sembra accettabile. Poi parla Mieli.
Ricostruisce con dovizia di partcolari il rapporto fra l'evento e i servizi segreti e deviati e mette in luce gli equivoci e in ogni caso la serpentina dei sospetti. Verso la conclusione Mieli parte, con tonalità persuasiva, in un pacato discorso, in cui dice che certo non ci dobbiamo rassegnare a non sapere nulla, ma i fatti sono scomparsi nelle pieghe della storia, anche se si riasprisse il processo,di nuovo non verrebbe a galla proprio niente.
Al che verrebbe da rispondergli: benissimo, d'accordo, ma chi ha messo le bombe? Ci sono state, o no? Non è la prima volta che Mieli, gran riscostruttore di storie italiane, dà un taglio da oblio. Una volta disse che sugli anni di piombo e tutto il resto sapevamo già tutto e che non era il caso di discuterne ulteriormente.
In studio c'è anche il senatore Pellegrino, appare stremato dalle saporose conclusioni di Mieli, sotto la giacca indossa un vistoso maglione giallo, gli occhi però esprimono non solo dissenso ma anche una certa controllata irritazione. Le conclusioni cui giunse a suo tempo la commissione stragi erano state più che condivisibili: molto si sa, molto è stato ricostruito, ma esiste una "zona grigia" che appare impenetrabile. Questa zona grigia, comunque, è il caso di sottolienearlo, esiste. Non si tratta dunque delle "pieghe della storia", ma di uomini, di entità, di esseri, evidentemente, ancora esistenti e ostacolanti.
Francamente, le conclusioni del senatore Pellegrino sembrano più logiche, umane,e realistiche. Nel 2004, l'ennesimo processo si chiuse con un nulla di fatto, tutti assolti e tuttavia ormai le molte sentenze, i libri, la documentazione esistono, sono persino in eccesso.
Ebbene, avendo la pazienza e la tenacia di studiare e ripercorrere quei documenti certo non si arriverebbe ai nomi e cognomi ma si descriverebbe con maggiore precisione l'area dei colpevoli e persino le aberranti motivazioni. E'il fenomeno della "lettera rubata". Si ricorderà: la regina mise la lettera compromettente su una mensola, sotto gli occhi di tutti. Nessuno la trovò. Gli eventi terribili recano in sè una sorta di movimento psicologico che ci rende tutti miopi e soprattutto ci rende impotenti e scettici rispetto ad una entità grande, corposa, esistente: cioè l'evidenza. Si potrebbe persino dire che l'evidenza è come una medusa, ci lascia ipnotizzati e assenti. Le pieghe della storia sono gli attorcigliati e serpenteschi capelli della medusa.

mercoledì 9 dicembre 2009

Archi.D.Arte

Incuneandosi nell'abitato
a cura di Margherita Matera



Dal mio ufficio si vede parte della linea ferroviaria. Quando passa il treno, più o meno spesso durante il giorno, si avverte una leggera vibrazione, così istintivamente mi fermo e mi giro verso la finestra. Penso alla gente che sta facendo qualcosa di diverso da me, a quella che si muove, pur stando ferma, in altre direzioni. Così ho iniziato a pensare a chi progetta mezzi in movimento, navi piuttosto che barche piuttosto che treni o auto o aerei. Chissà se nel progettare questi spazi analizzano il movimento. La velocità. Concetto estremamente futurista. Quando si compone l’architettura di un edificio si prendono in esame i percorsi dei fruitori, di quegli uomini e donne che, a passo proprio, percorreranno lo spazio. E si costruisce un edificio attorno alla persona, almeno, così dovrebbe essere, pensando alle soste, alla visuale, alle vie di percorrenza. Si progetta l’immobile.
E lo spazio di un mezzo di locomozione, un mezzo che porta e non è portato, come si comporta?
Le ruote, o le ali o la vela, inquadrano finestre di luoghi sempre diversi, non è una visuale su di un albero che moltiplica stagionalmente i suoi fotogrammi, non è l’edificio che ci è davanti fermo, non è il mio treno giornaliero che mi racconta storie. È uno spazio in movimento che, se ben inquadrato, coincide con una città che sale, con un abitato vissuto diversamente, con il battito del cuore che coincide col cuore stesso.
E, accelerata di creazione, amante del tempo segnato dalle lancette penso che, tuttavia, ciò che compone il mezzo, non è solo l’apparecchio, ma soprattutto il movimento, chiave per entrare e diventare noi stessi spazio. Quello spazio di attraversamento che ci rende uomini moltiplicati. Quello spazio che sappiamo guidare e guardare. Oltre. Piloti noi stessi della direzione dei nostri pensieri.

lunedì 7 dicembre 2009

IL SIGNOR IN GIALLO


ONEIROS VS. BARBERA
A cura di Lorenzo Bosi

Prima della pausa natalizia volevo aggiornarvi sulla situazione della disputa che mi vede contrapposto alla mia ex casa editrice.

Prima di tutto, l’occasione per ringraziarvi del sostegno. Qualche risultato l’abbiamo ottenuto; per lo meno si sono fatti vivi!!! Miracolo!!! Non ci sono speranze che Oneiros esca ma di questo sono contento. Mi spiego meglio. In questi giorni ho fatto qualche visita nelle librerie di Faenza e Forlì e tutte mi hanno confidato che, secondo loro, la casa editrice naviga in cattive acque.
Il fatto che sia in difficoltà non è per me motivo di gioia, tutt’altro. Ma si sono comportati malissimo. Inoltre le risposte che hanno inviato a chi chiedeva informazioni sono sarcastiche e strafottenti.
Se c’è qualcuno che vuol sapere la data dell’uscita di un libro non si può rispondere: NON USCIRA’ MA SE I LETTORI DI BOSI SONO TANTI, POTETE FARE UNA COLLETTA!!! Lascio a voi giudicare la professionalità di certa gente.

Vabbè, voglio finire qui la polemica. A meno che non ci siano novità eclatanti non parlerò più di questo fatto. Inizialmente ho sofferto ma ora sto cercando di reagire e mi metterò alla ricerca di un nuovo editore.

Vi saluto tutti con affetto. Grazie di cuore

LB

domenica 6 dicembre 2009

OFF#LIMITS


Cartoline dal mondo.
A cura di Diomira Pizzamiglio

Durante uno dei miei soggiorni in Toscana ho conosciuto un uomo molto interessante, un commesso viaggiatore. Talvolta la sera si sedeva fuori, sotto il portico a prendere il fresco, e con la sua birra tedesca in mano raccontava dei suoi viaggi.
Era bello sedersi accanto a lui ed ascoltarlo raccontare di quei luoghi lontani. Le sue storie, le sue parole non avevano il colore delle solite immagini note delle riviste con paesaggi mozzafiato e spiagge paradisiache, era per lo più un viaggio fra la gente.
Ascoltandolo avevo la sensazione di poter camminare accanto ad un cinese, ad un russo e scoprire quante cose avevamo in comune, quanti modi di fare, persino di parlare me li faceva sentire meno distanti.
Su face book ha un gruppo dove posta regolarmente ogni mese i suoi appunti di viaggio:
http://www.facebook.com/inbox/readmessage.php?t=1284307068692#/inbox/?folder=[fb]messages&page=1&tid=1126368013095
D.: Caro commesso viaggiatore,
nei tuoi viaggi, nei luoghi che hai visitato e lavorato la diversità ha un colore, un suono, un profumo?

CV.: Si, certamente. Nel bene e nel male.
Non ho mai viaggiato con particolare attenzione a questi aspetti ma ho la sensazione che la civiltà di un paese si misuri anche attraverso l'attenzione data alla diversità. Da questo punto di vista gli Stati Uniti d'America sono molto più avanti rispetto agli italiani o ai greci per esempio.
Viaggiando ti immergi in culture diverse dove la diversità non sollecita necessariamente solidarietà e devi far fronte ai loro valori, spesso basate su concetti religiosi e superstizioni.

D.: E allora possiamo parlare di colore perché a questo punto salta all'occhio, come una macchia e la superstizione ha il sopravvento.
Hai una cartolina per me?

CV.:La diversità ha sempre un colore. Troppo spesso però fa rima con grigio purtroppo. Arcobaleni che andrebbero spolverati con qualche sorriso e disinvoltura, senza paura di dire qualcosa di sbagliato.
Se ho una cartolina per te? Sono così piccole le cartoline e così "scorrette", quando l'eccesso di zelo spesso ci impedisce di essere normali nel rapporto con la diversità. Vogliamo far bene e non pestare piedi e sentimenti, e invece di agire con naturalezza ci imponiamo un finto codice da galateo. Credo che non sia poi così gradito da chi la diversità la deve e la vuole vivere con più disinvoltura possibile.

D.: Bravo il mio commesso viaggiatore, rispolveriamo l'arcobaleno! Regalami un'immagine disinvolta, raccolta a NYC, a Bali, Bangkok ... o fuori dalla porta di casa tua.

CV.: L'immagine che vedo più spesso purtroppo é quella della gente "normale" spazientita all'imbarco perché deve aspettare qualche minuto in più perché prima si aiuta a salire chi ha bisogno di assistenza. (Come se il aereo partisse senza di loro, o in ritardo!). Ad Aspen nell'aeroporto mi è capitato accompagnare a bordo un non-vedente perché chi doveva assisterlo al momento dell’imbarco non si trovava più.
Sono rimasto disarmato dalla fiducia accordatami “alla cieca", per così dire. E' vero, il signore era a disagio e aveva bisogno di aiuto, ma mi ha stupito la sua serenità. Sembrava di sapere che poteva fidarsi di me.

D.: Grazie per la tua splendida cartolina, non vedo l’ora di leggerne altre.

sabato 5 dicembre 2009

PSYCHE´

UOMINI E APPARECCHI
a cura di Susana Liberatore

Questa è una piccola dose d´ironia nei confronti della commedia dei sessi. Poco tempo fa mi è arrivata via mail e in spagnolo. Io ho deciso di tradurla sotto il titolo “Uomini e apparecchi”. Spero che vi piaccia!


Sebbene a volte non è bello parlare di certe cose, credo che sempre vada bene almeno una volta ogni tanto, prenderle in considerazione.Ieri sera Io e mia moglie stavamo seduti nel salotto parlando di tante cose della vita. Tra le altre, dell´idea della vita e della morte.

Allora le ho detto: “Non permettere mai di lasciarmi vivere in uno stato vegetativo
, dipendendo da macchine e liquidi in bottiglia. Se mi vedi così, per favore, stacca la spina che mi mantiene vivo......preferisco morire!”.

Quindi, con una faccia d´ammirazione lei si alzò e subito dopo mi staccò la spina del televisore, il PC, l’ Ipod e mi buttò via la birra!

Disgraziata.......quasi muoio!!.

giovedì 3 dicembre 2009

Pittura & Illustrazione


LE AVVENTURE DEI FRATELLI O'BRIEN
a cura di Linda Brindisi


Le Avventure dei Fratelli O'Brien è un romanzo di narrativa per ragazzi ( 7/14 anni ) di Linda Brindisi edito da Sovera Edizioni.
Scritto da Linda a 18 anni, il romanzo è illustrato internamente personalmente dall'autrice.
Racconta la prima avventura dei fratelli O'Brien ed in particolare del minore che scopre un vecchio manuale sull'esistenza delle fate.
Un romanzo avvincente e curioso che ci vuol far tornare per un attimo bambini o semplicemente passare qualche ora piacevole magari sorseggiando un buon tè caldo.
Il romanzo è inserito nella collana “ Narrare “ da Sovera e costa £. 8.50 euro.
Inserito nelle fiere Italiane ed estere di editoria ( Roma, Torino e Francoforte ) con diffusione nazionale.
Potete trovarlo dal 5 all' 8 dicembre in Fiera del libro a Roma - “ Più libri Più liberi “ - http://www.piulibripiuliberi.it/ .


Scrivi all'autrice: fratelliobrien@yahoo.it
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