venerdì 23 aprile 2010

Il verso della moda

di Alessandra Lepri

Di moda si muore?
Parlo di moda, parlo di me. Di me che vivo di moda, la odio e la amo, la vivo sulla pelle, ne parlo, ne discuto. Irresistibile come droga, peccato veniale, rischio mortale. Parlerò della moda nel bene e nel male, prendendone le distanze, mentre la osservo da vicino. Così, in tono confidenziale, con le contraddizioni che fanno parte dello stesso DNA della moda. Di moda si muore, come di amore. “…Io persuado e costringo tutti gli uomini gentili a sopportare ogni giorno mille fatiche e mille disagi, e spesso dolori e strazi, e qualcuno a morire gloriosamente, per l'amore che mi portano…” (Giacomo Leopardi, Dialogo della Moda e della Morte, Operette Morali). Lo stesso concetto mi veniva inculcato da bambina, sotto forma di proverbio in rima (“se bella vuoi apparire un po’ dei soffrire”), quando mia madre pettinava i miei lunghissimi capelli per domarli in due ordinate trecce, oppure quando in occasione del carnevale mi veniva concesso un velo di trucco, ma le piccole setole del mascara mi facevano paura. Mi sono imprigionata da sola nelle sbarre rosa della moda, attraverso le prime Barbie, croce e delizia. Quella mora, Theresa, un po’ mi assomigliava, un po’ meno le sue irreali proporzioni. Tuttavia quei centimetri in altezza che ho ricevuto per caso da due genitori non troppo alti mi hanno fatto entrare frettolosamente, dalla porta di servizio, in quel paradiso effimero che avevo sempre sognato. In quel periodo ho imparato quasi tutto quello che mi sarebbe servito nel lavoro di giornalista specializzata, ma non me ne rendevo conto. Mi odiavo in segreto, nascondendo il disgusto per un lavoro che avrebbe potuto svolgere tranquillamente un’analfabeta in un falso sorriso incorniciato dal rossetto color sangue. Nel camerino di prova i libri di filologia romanza mi guardavano diffidenti, ma io dovevo lavorare per mantenermi, e vendevo un po’ di quella immagine che stranamente agli altri piaceva. Di quegli anni ricordo soprattutto la fame e lo sguardo severo del committente che si sincerava che il giro fianchi si mantenesse nei centimetri consentiti.

Consentiti da chi? Dal sistema moda. Come se la chiave di ingresso nella società degli uomini fosse la taglia 40. Anche per chi non deve indossare un maledetto campionario. La moda infierisce oggi solo sulle donne. Di moda si muore, come si moriva nell’800, per i corsetti che toglievano il respiro. E le donne sono le più spietate complici del carnefice, quando massacrano la spina dorsale su tacchi inadeguati al peso corporeo, quando si sottopongono a interventi chirurgici con troppa leggerezza per avere un corpo di moda, dato che l’abito non è sufficiente per essere “di moda”.Odi et amo. Come faccio io. Perennemente a dieta. Shopper compulsiva in segreto, censore dell’effimero in pubblico. Inabile a ribellarmi alla tirannia del corpo magro a tutti i costi. Ci si augura che stia per finire l’era delle modelle anoressiche, triste effetto dell’egemonia di crudeli arbiter elegantiarum, che ha fatto del minimalismo, nella moda, nell’alimentazione e nella femminilità, un indiscusso canone estetico e morale. Pensiamolo, ma non crediamoci troppo…

3 commenti:

laura ha detto...

mia cara Ale,
tuffo profondo in un mio passato nn tanto diverso dal tuo.
forse cambiavano i libri di testo,tu filosoia romanza io diritto costituzionale.
magra,bella,così mi dicevano,,così mi sentivo.mille persone,"amici" viaggi,occasioni.
avevo un servizio fotografico con oliviero Toscani,ma quel giorno nn sono arrivata puntuale per lo shooting anzichè il set mi sono ritrovata in un letto di un ospedale per un incidente di macchina.
ho scoperto la solitudine,ero sola,la sensazione più brutta che avessi mai provato.
da quel dì è iniziata la mia RINASCITA...
grazie Ale
baci

Anonimo ha detto...

Mi sono tanto riconosciuta nella sua storia, spero che tratterà ancora il tema in questa maniera

Gianna Rita

Anonimo ha detto...

care amiche, grazie di essere arrivate fino in fondo al post!

sì, cercherò di analizzare la moda dal profondo. Quello che detesto in questi ultimi anni è che la moda e in generale l'idea della femminilità, sono costruite in chiave maschile. Non c'è razzismo estetico contro gli uomini con due kg in più, nessuno se ne accorge. In tv vediamo uomini con rughe, pancioni, doppio mento, etc... senza corrispettivi femminili. Una donna con l'età e la mole di Maurizio Costanzo non potrebbe andare in video senza subire ironie feroci e sarcasmi inaccettabili.
Le peggiori complici del maschilismo più bieco sono le donne!
un abbraccio e al prossimo post!
Alessandra

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