mercoledì 25 giugno 2008

NON HO L'ETA'


NONNE: MONOLOGHI e VAGINE
A cura di Chiara Cappellato

Non proporrete anche voi un’interrogazione comunale di quattro fogli A4 sulla base del titolo del mio post odierno? Please! Mi aspetto tutto dall’inesorabile regressione sociale cui stiamo assistendo, indifferenti alle pericolose conseguenze per la civiltà femminile.
L’8 marzo nonostante aver contemplato la sala civica stipata per la rappresentazione teatrale “I monologhi della vagina” di Eve Ensler, un filone di padovani-provinciali-cattolico-borghesi-benpensanti ha condannato pubblicamente l’assessore alla cultura e pari opportunità - brillante signora cinquantenne – di “sproloquio anticlericale, antimaschile, esagerata supponenza del sesso femminile e divulgazione del bieco femminismo americano”.
Provocazioni intollerabili per una come me.
Vi chiederete quale nesso con le nostre nonne, le super nonne, le over?
Contorti collegamenti mentali.
Offesa dall’accaduto, decido di andare alla ricerca di anziani pareri.
(N.B. mia sorella, 27 anni, si è inceppa per l’imbarazzo nel sussurrare alla Feltrinelli il s.m. diabolico e pornografico libretto che le avevo pregato di acquistarmi…povere noi).
Norma, anni 85, sei figli maschi, professione babysitter full time di una bis nipote.
Marcella, nonna 89 enne della sottoscritta, fervida e indomita ciclista.
Ida, 86 anni, mamma di una collega e custode di una colonia di 20 gatti randagi.
Ultra nonne, ultra donne.
Chiedo che genere d’introduzione al sesso hanno ricevuto ai loro tempi;
il rapporto con il corpo, il percepirsi fisicamente tali.
Risposte che provocano rossori, creano confusione iniziale e giri di parole.
Chiarisco delicatamente il motivo della mia curiosità esaltando il valore di sentirsi anche carnalmente donne e del rispetto che dobbiamo alla Femminilità.
Risultato: emozionanti sfoghi senili.
In giovinezza sessualità repressa, proibite espressioni tipo “incinta” o “mestruazioni”.
Innominabili le parti intime raggruppate nell’asettico termine “sotto”.
Ora anziane non scandalizzabili, consce di aver sopportato anni di repressione. Favorevoli alla contraccezione, al diritto di autodeterminarci e difenderci dall’ancora imperante cultura patriarcale. Bisnonne che, balbettando e gesticolando, raccomandano alle nipoti di “divertirsi con i ragazzi ma di usare le precauzioni del giorno d’oggi”.
Ho innescato con soddisfazione interessanti monologhi liberando per qualche istante composte signore dal coperchio pesante anni di prevaricazione e obbligato conformismo.
Come sono state sole! Rare le persone alle quali affidare confidenze, dubbi, dolori.
Com’è vitale invece per noi raccontare a ogni età le nostre storie, che sappiamo essere uniche.
Come ci infonde forza e determinazione questa naturale condivisione.
Ditemi, quante volte avete provato tutto questo?
L’ascoltare anziani e vibranti ricordi, il riaffiorare di rancori mai sopiti nei confronti di figure maschili e imposizioni estorte, ravviva un legame oltre il tempo e lo spazio. Crea desiderio di stringere al petto mani ruvide e solcate che hanno curato, seminato, custodito nel silenzio.
Verità nella quale credo: è meravigliosa, spontanea, terapeutica la confidenza tra donne.
Chiudo con un brano tratto dallo scandaloso libretto di Eve Ensler:
“Il cuore è capace di perdonare e riparare. Può cambiare forma per farci entrare. Può allargarsi per farci uscire. E così la vagina. Può soffrire per noi e tendersi per noi, morire per noi e sanguinare e sanguinolenti immetterci in questo difficile mondo meraviglioso. E così la vagina.
Io ero li nella stanza. Io ricordo”.
Quali le vostre sensazioni?

3 commenti:

Katia Ceccarelli ha detto...

Bellissimo pezzo, come sempre a noi giovani ci conviene sperare negli anziani. Diamo loro più voce epiù ascolto. Bravissima. Come al solito siamo rimasti al Veneto descritto da Pietro Germi...

Cappe ha detto...

Cara Katia nel mitico Nord Est non si evolve affatto. Campanilista, perbenista, patriarcale, tradizionalista. Anche alle istituzioni giunge l'eco di parole di apertura all'Altro dettate solo da convenienze di vario tipo. Povere noi, italiane autoctone. Povere le straniere...

Diomira Pizzamiglio ha detto...

Io conosco il Veneto come una regione molto attiva nel campo del sociale, soprattutto per quanto riguarda la disabilità.
Disabili.com ha sede a Padova.
Numerosissime sono le iniziative di inclusione sociale dei comuni, asti pensare che alcune ASL portano avanti un progetto di telelavoro...
Anche se poi è vero che proprio in quella regione ci sono stati atti di atroce razzismo nei confronti di stranieri e diversi .... di vario titolo e natura.

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