venerdì 25 maggio 2007

Negoziando con le ombre

Ciao a tutte, sono di nuovo Maria Luisa e oggi vorrei presentarvi un libro di Margaret Atwood, “Negoziando con le ombre”, Ponte alle Grazie, Milano, 2002.
La Atwood è canadese e una delle grandi della letteratura contemporanea, autrice, fra altri grandi testi,di “Penelopiade”, un umoristico breve romanzo, dove presenta la gloriosa guerra di Troia dal punto di vista di Penelope, la sposa di Ulisse, bruttina e invidiosa della bellissima cugina Elena; la poveretta deve aspettare il marito per anni e anni, nella rozza società di Itaca, in compagnia della suocera e della vecchia “tata” di Ulisse.
“Negoziando con le ombre” (Negotiating with the Dead) è per appassionati lettori, aspiranti scrittori. Parla della scrittura. Del perché si scrive. Dell’autore. Del rapporto scrittore-lettore.
Allora, perché si scrive? La Atwwod fornisce una serie di ipotesi.

Per registrare il mondo così com’è. Per fissare il passato prima che tutto sia dimenticato. Per disotterrrare il passato perché è stato dimenticato. Per soddisfare il mio desiderio di vendetta. (…) Per compiacere me stesso. Per esprimere me stess.o (…) Per ricompensare i virtuosi e punire i malvagi. (..) Per offrire uno specchio al lettore. Per dipingere una ritratto della società e dei suoi vizi. Per esprimere la vita inespressa delle masse. (…) Per fare Marameo alla Morte. (..) Per correggere le imperfezioni di un’infanzia disperata. (…) Per passare il tempo anche se sarebbe passato comunque.(…) Per tener testa alla depressione. (..) Per conservare la memoria dei tempi in cui sono vissuto. (…) Per parlare a nome dei morti. (..)

Avete un racconto nel cassetto? Se sì, vi ritrovate nelle ipotesi della Atwood? Avete voglia di scriverle sul blog?

La Atwood pone anche altri quesiti. A diversi romanzieri ha chiesto “che effetto faceva entrare in un romanzo.” Nessuno le ha domandato cosa intendeva per “entrare.”
Cito le parole dell’autrice.

Uno ha detto che era come entrare in un labirinto, senza sapere quale mostro potrebbe nascondere; un altro che era come brancolare in un tunnel; (…) un’altra che era come essere in una stanza completamente buia avanzando a tentoni; (…) un’altra che era come trovarsi in una stanza vuota che tuttavia era piena, con uno specie di sussurro, di parole non dette; (…)

L’Atwood conclude che forse scrivere è un desiderio di esplorare, portare alla luce ciò che sta nascosto da qualche parte e che aspetta di essere reso visibile..

Alcuni frammenti dal testo
(per suggerire l’ampiezza delle tematiche trattate)

Sul desiderio di conoscere l’autore.
Voler conoscere un autore perché amate le sue opere è come voler conoscere un’oca perché vi piace il paté.


Sulla personalità dell’autore
L’autore ha una doppia personalità: Dickens, padre amoroso nella vita, uccide senza pietà la Piccola Nell nel romanzo “The Old Curiosity Shop”; i suoi numerosi lettori ne comprarono le pubblicazioni e versarono fiumi di lacrime.

Sulla costruzione di mondi alternativi
L’Atwood cita Alice, davanti allo specchio. Alice è nel mondo reale e guarda la sua immagine riflessa, il suo doppio, il mondo dell’arte; il lato della “vita” guarda dentro, il lato dell’”arte” guarda fuori. Ma Alice attraversa lo specchio; l’Alice reale si unisce con quella immaginaria ed esplora il mondo magico al di là dello specchio per poi raccontare quel mondo al rientro in quello reale.
Ci vuole il mondo reale per scrivere un romanzo, ma rivisitato con l’Arte.

Sulla composizione dei un romanzo
Una parte ispirazione e nove parti traspirazione. Come dire che la scrittura richiede dedizione e impegno.

Su dove trovare idee
Si può “carpire” un po’ di vita a chi conosci o ti passa accanto. L’Atwood aveva “rubacchiato” a una zia il modo di agitare il dito e una gonna plissetata anni 1945; la zia non le aveva più rivolto la parola; credeva di essere stata usata come modello per la sgualdrina fittizia che indossava, appunto, una gonna plissettata e agitava il dito come faceva lei.

Su come deve essere un romanzo
Un romanzo deve presentare una “realtà intensificata” : eventi memorabili della vita reale narrati con grande talento espressivo. Lo sguardo dello scrittore deve essere freddo e preciso perché il suo compito è registrare la realtà.

Perché si scrive
Per sconfiggere la paura di morire. La scrittura permane.
Dice l’autrice che anche “i morti vogliono essere scritti.”
Borges sostiene che Dante scrisse la Divina Commedia principalmente per dare ancora un po’ di vita a Beatrice.

Se avete un manoscritto nel cassetto, o siete semplicemente dei lettori, scrivete i vostri commenti. Condividiamo le nostre riflessioni.

A presto

4 commenti:

Ely ha detto...

Trovo interessanti alcuni passi del libro di cui ci parli.
Al quesito relativo all'effetto che fa entrare in un romanzo io ti rispondo:
è come entrare in una scena del film del tuo stesso romanzo; percepisci lo spazio, il tempo, la luce, il calore o il freddo; provi emozioni, paure, ansie, angoscie, gioie... Insomma lo vivi personalmente, ma da ferma, seduta come davanti allo schermo.
La differenza dalla realtà è che quando lo sto vivendo nella mia mente è come se me lo raccontassi sussurrando. E al sussurro segue la scena.
Non so se son riuscita a rendere l'idea ma è così che mi capita.
Quando poi scrivi che la Atwood dice che "forse scrivere è un desiderio di esplorare, portare alla luce ciò che sta nascosto da qualche parte e che aspetta di essere reso visibile.." concordo pienamente con lei. Spesso mi capita di scrivere sul mio diario per il bisogno di sfogare uno stato d'animo che non riesco a spiegarmi da sola. Allora scrivo e rifletto. Ma questo capita anche con la lettura: trovi scritto da altri ciò che non hai mai saputo descrivere.
Ironica l'affermazione sull'oca!
A presto
Ely

Fabio Cicolani aka cicobyo ha detto...

Grazie Maria Luisa. Lo compro subito questo libro sembra perfetto per ispezionare la nostra anima di scrittori, interrogarci e risolvere i mille dubbi, trovare le prove della vocazione, seguire gli indizi del talento, applicare le procedure dello stile letterario. Risolvere il caso, con il caso, per caso. Corro in libreria!

Anonimo ha detto...

La tua rubrica piace molto, ho sentito che ti scriveranno...

PFG

Anonimo ha detto...

Mi è piaciuto il tuo articolo e ti ringrazio per avermi fatto conoscere questo libro. Lo comprerò.
Baci
M. Cristina

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