venerdì 25 maggio 2007

Lascia che capiti ...




Capita a volte!


Quando per troppo tempo si indossano sempre gli stessi abiti, abiti dello stesso colore, capita di non riconoscersi più.


Quei vestiti tutti uguali, quel colore, sempre lo stesso.


Cambia il modello, ma la mise è sempre la stessa e portata sempre con lo stesse scarpe, quelle scarpe che ti obbligano ad un passo sempre uguale, un giorno dopo l’altro; ma ogni giorno più lento.


Si finisce per assomigliare ad una cover da bancarella del mercato, scontata.


Capita.


L’abito diviene una divisa e il suo colore finisce per penetrarti nell’animo, piano piano. Lentamente come un amante si adagia accanto al palpito del tuo cuore, e lentamente ne sbiadisce i toni.


Capita! E ci si sente come quando si resta incastrati a girare troppe volte in quelle grandi porte a vetro girevoli, tipiche degli hotel di lusso. Ci si sente inadeguate. Finché non si prendono le sembianze della piccola fiammiferaia, invisibile. Invisibile, come i suoi sogni che si spengnevano troppo in fretta, lasciandola morire di freddo.
E allora, prima che sia troppo tardi capita di cambiare.


Cambiare colore ai capelli, perchè no?!
Sì perchè in fondo è un po’ come dare una bella spolverata all’identità di una donna che va lentamente sbiadendo. E’ come rimuovere dall’armadio quei cenci che sanno di logoro e stantio e che odorano di naftalina. E’ rimuovere le calcificazioni dell’anima. E’ come fare ad un certo punto della tua vita un bel re-set .


Luce nuova che rimbalzerà nell’anima e magicamente la frà rifiorisce.


Un colore é ridare passione, forza e vigore allo specchio dell’anima. E’ far brillare gli occhi che scalderanno quei sogni chiusi in un respiro senza energia.


Capita a volte e cambiare colore ai capelli non è cosina di donnetta frivola. E' qualcosa di meglio, e non solo.




Seduta nel salone di Inès, nascosta dietro ad una rivista di gossip, rimugianava sul da farsi mentre aspettava pazientemente che arrivasse il suo turno.


Davanti agli specchi del salone, sedute comodamente sulle poltroncine in pelle rossa si alternavano signore con ingombranti acconciature di carta stagnola: parevano dei lampadari stroboscopici, quelli in voga negli anni '80.


Inès stava applicando con abile maestria ciocche di capelli viola sulla testa di una cliente, presumibilmente sulla cinquantina, con extention appena termitato e ben acconciato, nuance biondo dorato.


Se non fosse stato per il decolté rugoso e raggrinzito le avrebbe dato trentacinque anni. Respirando lentamente ripensò ai suoi zatteroni alti 7 cenitmetri pieni di perline.


Pensò a Giulia, al viola delle ciocche della cinquantenne.


Rivide il suo pallido volto riflesso in secondo piano nello specchio che lasciava troneggiare la capigliatura biondo dorato in tutto il suo splendore.


Gli occhi si rituffarono dentro alle foto della rivista patinata che aveva fra le mani, ma senza guardarle e per un attimo le parve di ascoltare una voce, la sua, suggerirle: "...lascia che capiti.... Per un attimo non udì null'altro che il suo respiro muoversi dentro: nella testa, lungo la schiena, sulla pelle ...


Sara, la lavorante di Inès la risvegliò dal suo torpido divagare: “Andiamo al lavatesta Sophie? Fai la solita piega?”


Respirò piano. Lento e profondo e ripetè a se stessa: “Per favore Sophie, lascia che capiti.”

7 commenti:

Naima ha detto...

bello Diomira!! ..scritto davvero bene, coglie e cattura!! ...sono stata proprio ieri dal parrucchiere, ma adesso mi sembro Raffaella Carra!!

Anonimo ha detto...

Davvero bello. Capita che lo legga proprio oggi, che sto per raggiungere il parrucchiere, per lasciare che succeda anche a me.
Gloria

Diomira Pizzamiglio ha detto...

Ines è proprio il nome della mia parrucchiera e devo dire che la voglia di cambiare era dentro me, ma quel tocco in più l'ha messo Ines.
Credo che il/la parrucchiere/a sia la personA che meglio d'altre riesca a migliorarti il look e a darti la spinte per tirare fuori la tua personalità. Insomma i capelli incorniciano il viso ed è col viso che ti presenti davanti allo specchio ogni mattina, in ufficio con i colleghi, ad un colloquio di lavoro, e se non ti senti a tuo agio, il mio consiglio è cambia parrucchiere/a.
Naima ti sei fatta un bel carrè?....Anch'io!!! Dall'extention al carrè....che dire potrei fare un libro con le storie dei miei tagli e cambi di nuance.
Baci a tutte

Anna Grazia Giannuzzi ha detto...

Già, ed ora che ho le figlie con i capell neri, da biondo Sharon (Stone) sto ritornando al mio castano. Stefania, la mia parrucchera, dice ceh voglio somigliare alle mie figlie, cosa impossibile in realtà, ma chissà.......
Brava Diomira, mi è piaciuta soprattutto la parte finale.
Anna Grazia

Ely ha detto...

Bello.
Mi è piaciuto molto il tuo racconto.
Mi è piaciuto soprattutto perchè hai riportato in parole quello stato d'animo che si prova proprio quando ti senti consapevole che devi darti una smossa, cambiare.
In genere io non cambio colore di capelli, li taglio! Per me è come liberarmi del tempo che mi è passato addosso, come scaricare lo stress che ti ha logorato mente e corpo. Ma chissà magari col tempo, ed anche per coprire qualche capello bianco (che ahimè sta aumentando di numero!) la prossima volta dal parrucchiere "... lascerò che capiti".
Un bacione
Ely

Diomira Pizzamiglio ha detto...

Grazie a tutte.
Cambiare colore è solo un punto di partenza.
Il resto è vita!

Anonimo ha detto...

Già credo anche io che qualunque cambiamento sia un nuovo inizio.
Brava!
Maddalena

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