venerdì 27 febbraio 2009

NON HO L'ETA'


Una Donna
(racconto di vita)

A cura di Chiara Cappellato

Un proverbio veneto sentenzia ”Marzo pazzerello che t’invola il cappello”.
Una premonizione.
Non è bellissima nella foto?
La prozia Eleonora nata il 17 Marzo 1906. Prima di tre maschi della modesta famiglia Cappellato che in quel periodo si avventura a lasciare la miseria della campagna padovana per una casupola ai bordi della città in cerca di fortuna.
Fin da piccina Eleonora si distingue per ”non essere farina da fare ostie”.
Arguta e battagliera in un ambiente cattolico-maschio-campanilista dominato da tradizioni che impongono condizioni subalterne e arcigne alle donne, ma dove riesce nonostante le difficoltà a frequentare la quinta elementare.
E’ il 1928 quando parte per Milano decisa a non fare più ritorno. Un iniziale appoggio presso zii emigrati estorce il benestare di genitori all’antica; una scodella in meno da riempire.
Pochi e dignitosi vestiti, sportina con pan biscotto e farina da polenta, siede nell’Accellerato, il treno dei poveri, scomodo, economico.
Gavetta come lavorante in un salone di parrucchiere per signore in una delle vie più alla moda della capitale: clientela facoltosa, andirivieni di garzoni, caffè frequentati da personaggi eccentrici, vetrine, automobili. Vitalità e opportunità che uno spirito intraprendente, coraggio e sacrifici le permettono in breve di affittare camera e cucina nel centro storico.
Tutto per sé! Libertà! Che sogno che concretizza!
Ci pensate? All’epoca?!
Lesinate le rimesse a casa; le spese rosicchiano quasi tutto il settimanale.
Eleonora è davvero sveglia. Discreta, instancabile, acuta osservatrice, si impossessa abilmente dell’arte di acconciare teste a sofisticate clienti e conversare alla pari. Si specializza in cure estetiche facendo fruttare anche le domeniche in casa. Laute e meritate mance aprono così le ante dell’armadio prima ad abiti donati dalle capricciose dame e riadattati, poi a nuovi e sartoriali, conferendo alla sempre più attraente signorina un’aria distinta.
Ora non passa più inosservata.
Immaginate il coraggio di una giovane nubile, sola in una città mondana negli anni 30e 40, indipendente e sicura da difendere una privacy costellata sempre più da frequentazioni altolocate e amicizie di rilievo, affascinate dalla semplice signorilità della bella e intelligente padovana.
In famiglia si usa dire che fa ritorno a casa rare volte “a causa del troppo lavoro”.
Lingue bisbigliano che non è ”tutta casa e chiesa” e che a serate in abiti lunghi, cene, prime a teatro, si celano fidanzati generosi.
Chi se ne frega; meglio no?
Cosa non darei per poter ascoltare dalla sua voce i racconti...
Che donna speciale nell’orgoglio della libertà. Silenziosa e retta in dignità e comportamento
- mentre scrivo sorrido e brindo con la mia tisana alle icone femminili come lei -.
Le padovane hanno figli da sfamare, vestaglie anonime, pentole e mastelli tra monotone mura domestiche. Un mondo distante e invidiato, sfogliato nei fotoromanzi.
Ma quanto duro lavoro dietro le conquiste e ripagato con gratificazione e autostima –usando termini in voga – che non hanno prezzo!
Quante ore extra per arrotondare e domeniche a limare unghie!
Il piccolo nido arredato con sobrietà veglia sul materasso – camera di sicurezza del popolo - con i risparmi che si accumulano anche durante la guerra. Buon sangue veneto e fortunatamente, guerra o pace, i ricchi restano sempre tali.
Gli anni si susseguono e i rapporti con i parenti sono cordiali, saldamente arginati. Dà a sapere ciò che ritiene opportuno con buone maniere, delicatezza e sorrisi per chiunque.
Bella donna anche dopo l’età della pensione, continua entusiasta a lavorare in casa. Serena single.
Curata nell’aspetto e nell’abbigliamento anche se non più giovane, incarna un misterioso fascino per la nostra famiglia. Ci lascia a 72 anni concludendo in solitudine e un cammino permeata da discrezione e indipendenza.
Una vita con il sapore del romanzo, della determinazione che solo noi donne sappiamo far crescere e sbocciare e senza disturbare.
E’ molto importante per me condividere con voi questa storia.
Perché di emancipazione e femminismo ante litteram zia Eleonora è stata una vero un emblema.
Di lei custodisco orgogliosa un suo paio di guanti bianchi di seta e autoreggenti color pesca finemente ricamate.
Non è che anche voi conoscete Nonne “Old Mothers” protagoniste di storie di autoaffermazione?
Vorrei caricarmi di quel coraggio e della gioia di essere Donne-Contro.
Contro una società patriarcale e maschiocentrica. Contro il perbenismo. Contro il conformismo. Contro il campanilismo.
Mi aiutate? Aiutiamoci.

5 commenti:

anonimo ha detto...

Bellissima la tua storia della zia Eleonora. Maria Luisa

Cappe ha detto...

Grazie, credo sia 'bellissima' la scuola di vita che ci ha dimostrato.
E dalla parte delle donne della tua famiglia? Da me, Eleonora è stata un caso isolato per tanto tanto tempo...
Un abbraccio.
Cappe

Katia Ceccarelli ha detto...

bellissima la foto e la storia. Urge libro!

Anonimo ha detto...

certo che ti aiuto:anch'io sono contro!
antonella

Cappe ha detto...

Donne mi commuovete...scherzi a parte importante è essere 'Contro' con buon senso e soprattutto coerenza alle idee. Secondo me una delle difficoltà più grandi nella vita è la coerenza tra di dire e il razzolare.
Libro? Attendo materiale, anche da voi.
Baci da Cappe

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