martedì 18 novembre 2008

NOTE BLU


Miriam Makeba: La voce d’Africa
A cura di Ilenia Firetto

La regina d’Africa, Miriam Makeba, conosciuta come Mama Africa, ha smesso di cantare.
Non sentiremo più il suo grido di libertà, la sua voce, profonda, calda, melodiosa, quella della sua Africa e di tutti gli africani.
Fino alla fine non ha voluto rinunciare a cantare, pur essendo già le sue condizioni fisiche molto critiche e l’ha fatto davanti ai suoi connazionali ma non nella sua terra bensì in un’altra “Africa”, quella di Caserta, a Castel Volturno dove si è esibita per il concerto contro la camorra organizzato a favore ed a sostegno dello scrittore Roberto Saviano, voce “scomoda” di un’ Italia che non vuole abbassare la testa e nascondersi dietro la paura per quella camorra che proprio lì, due mesi fa, aveva fatto una strage uccidendo sei ragazzi africani e feritone un settimo.
Mama Africa nasce il 04 marzo del 1932 in un sobborgo di Johannesburg, al tempo in cui l’apartheid era una realtà senza scelta.
La madre era una sagoma di etnia swazi, sacerdotessa del culto locale, e lei sin da piccola ha provato proprio sulla sua pelle i soprusi legati al regime dell’apartheid.
La sua carriera di cantante professionista inizia negli anni cinquanta con il gruppo dei Manhattan Brothers cui segue la creazione di una sua band The Skylarks, un’unione di jazz e musica tradizionale sudafricana.
Una prima svolta la subisce quando, negli anni cinquanta, conosce Nelson Mandela che all’epoca stava organizzando l’African National Congress ed è proprio in quell’occasione che tra i due nasce un rapporto di amicizia, che grazie alla lotta per la causa comune contro l’apartheid, si cementificherà e non si interromperà mai.
La sua fama di cantante che lotta per la segregazione razziale imposta al suo paese, sarà causa della reazione da parte del governo di Pretoria che costringe, nel 1963 la Makeba all’esilio, in terra americana, con la conseguente messa al bando della sua musica.
Negli States la cantante africana conosce e collabora attivamente con Harry Belafonte che l’aiuterà a far conoscere al grande pubblico e sarà proprio in questo periodo che inciderà le sue canzoni più famose quali Papa Pata. The click song e Malaika.
Durante il suo soggiorno americano, nel 1968, conosce e sposa Stokey Carmichael, attivista per i diritti civili, tra i leaders delle Black Panthers, movimento radicale nero, relazione, questa, che scatenò varie polemiche e che portò all’annullamento dei suoi contratti discografici. In seguito a ciò decise, con Carmichael, di tornare nuovamente in Africa e nella Guinea trovò un’accoglienza fraterna e gioiosa. Si separerà dal marito nel 1973.
Denunciò sempre con coraggio le violenze e le sopraffazioni causate dall’apartheid in diverse missioni diplomatiche all’O.N.U. come delegato della Guinea.
Varie organizzazioni riconobbero questo suo impegno a favore dei diritti civili, impegno che le valse anche dei premi da parte dell’Unesco.
In quegli anni lavorò, inoltre, con artisti illustri quali Paul Simon, Dizzy Gillespie e Nina Simone.
Nel 1990, a quasi trent’anni dal suo esilio Nelson Mandela la convinse a ritonare a “casa” nella sua terra, il Sudafrica.
Decise di non calcare più le scene nel 2005 esibendosi in un ultimo ed indimenticabile tour che la vide protagonista in tutti quei Paesi del mondo in cui si era in passato esibita.
Pur malata già da diversi mesi, decise però di non tirarsi indietro ad un ultimo appuntamento, il concerto tenutosi il 9 novembre a Castel Volturno, contro la camorra.
Decise ugualmente di salire sul palcoscenico e cantare per una decina di suoi connazionali, lamentandosi che a causa del ritardo, erano rimasti in pochi e dopo aver cantato, seduta, tre brani ritornò sul palco per il bis, quel Papa Pata che le richiesero a gran voce.
Immediatamente dopo il malore, il ricovero in ospedale ed il decesso la notte tra il 9 ed il 10.
Con lei si è spenta la voce della libertà, ma non di certo la sua eco che rimarrà indelebile nel cuore di tutti noi ma soprattutto nel cuore di chi la sua voce ha rappresentato, l’Africa, facendola divenire la terra di tutti.
Un doveroso omaggio alla libertà.

Una parte della sua discografia:

- Something new from Africa (1959)
- New Sound of Africa (1959)
- The many voices of Miriam Makeba (1960)A
- The World of Miriam Makeba (1963)
- The voice of Africa (1964)
- An Evening with Belafonte/Makeba (1965)
- Homeland (2000).

5 commenti:

Diomira Pizzamiglio ha detto...

La sua voce resterà oltre il tempo.

maggie ha detto...

ok Ile, sono riuscita a leggerlo tutto!!! :)
bell'excursus vitae, emozionante...una Donna emozionante.
un baciOtto.

ha detto...

Grande voce e grande donna.
Brava Ile, davvero un bel post.

IleniaF ha detto...

Grazie ragazze, mi sembrava doveroso dover dedicare questo post a lei, una donna che ha levato la sua potente voce per affermare i diritti civili del suo popolo.
Una donna dal carisma ineguagliabile, che non si è mai tirato ndietro ma anzi ha sempre lottato contro tutti senza mai abbassare la testa e la sua morte è stato l'esempio lampante.
Un bacio a tutte!

Anonimo ha detto...

Mancherà a tutti.
Antonella

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