domenica 12 ottobre 2008

Tea Time



La solitudine dei numeri primi.
Paolo Giordano, Mondadori

a cura di Maria Luisa Pozzi

Siete pronte, davanti al computer?
Allora: VIAaaaaaa!

Partiamo con il primo libro del nostro club.

Opera prima di Paolo Giordano, un ragazzo di 26 anni, laureato in fisica.
Bellissimo il titolo. Chi può essere più solo di un numero primo, divisibile solo per uno o per sé stesso?
Avvincenti i primi due capitoli che ti spingono ad andare avanti, avanti e ancora avanti.
Affascinante alcune immagini. Della madre della protagonista che sta morendo, dice il marito che , “ stava scomparendo dalla vita come un alone bagnato che si asciuga su una maglia” (p. 136) ma poi, sfortunatamente, la frase prosegue così “e, insieme a lei, il filo che ancora lo connetteva a sua figlia si stava allentando, già raschiava per terra, lasciandola libera di decider da sé.” C’è troppo in un unico periodo; la seconda parte, poi, suona innaturale.

Leggiamo insieme alcune frasi:
un periodo bello. “Pensava che con la foto (…) lei (Alice, la protagonista) catturava il tempo e lo inchiodava sulla celluloide, cogliendolo a metà del suo salto verso l’istante successivo.” (p. 137)
Un periodo volutamente ricercato e, di conseguenza, un po’ faticoso: “ (I protagonisti, Alice e Mattia) vivevano la lenta e invisibile compenetrazione dei loro universi, come due astri che gravitano intorno a un asse comune, in orbite sempre più strette, il cui destino chiaro è quello di coalescere in qualche punto dello spazio e del tempo.” (p. 156)
Chiaro cosa accadrà a Alice e Mattia?
Un periodo deliziosamente assurdo: “Mattia pensò che non c’èra niente di bello nell’avere la sua testa. Che l’avrebbe volentieri svitata e sostituita con un’altra o anche con una scatola di biscotti, purché vuota e leggera.” (p. 161)
Un pensiero faticoso e una similitudine forzata: “Il calore si diramava nelle arterie (di Alice), poi saliva lentamente fino alla testa, e sciacquava via il pensiero di Mattia, come il mare di sera, quando si riprende la spiaggia,” (p. 183)
Poi c’è altro che non mi convince in questo romanzo. C’è troppo. Troppa sfortuna, troppa incomprensione, troppa incapacità a comunicare.
Mi direte che questo è il mondo.
Credo che il mondo sia più complesso di così. Che non sia riducibile, sempre e per tutti, all’oscurità. Da qualche parte, per qualcuno, anche fra i personaggi di questo romanzo, ci può essere un bagliore di luce.

Ditemi le vostre impressioni, nel bene e nel male. Sparatemi addosso, se credete.
Si cresce ascoltando opinioni diverse.

Poi, suggerite titoli di libri che volete leggere e discutere insieme.

Un abbraccio
Maria Luisa


9 commenti:

Katia Ceccarelli ha detto...

Ancora!?

anonimo ha detto...

In che senso? Maria Luisa

plainsex ha detto...

penso che katia si riferisca al fatto che di questo libro avevamo già in parte parlato nei commenti di un post di lù ;-)

ps: io sono un po' indietro con la lettura, ho bisogno di un paio di giorni.

anonimo ha detto...

Cara plainsex, ti aspettiamo con le tue riflessioni.
Grazie per il chiarimento.
Un abbraccio
Maria Luisa

Anonimo ha detto...

ti dirò ché invece a me questo libro è piaciuto. Così cinico e spietato nel toccare argomenti difficili come l'anoressia, l'autolesionismo, la menomazione mentale e fisica, la droga, l'omosessualità. È Vero c'è tanto e forse troppo, ma l'autore non è meno spietato dei protagonisti nei loro stessi confronti, non lo è meno della vita. Le disgrazie, le scelte sbagliate siamo noi a farle o ci capitano e siamo anche noi a dar loro il peso a volte sbagliato, facendo sì ché ci condizionino con le loro conseguenze. Paolo Giordano è uno scienziato della parola, delle immagini e dei destini. Tutto quì. Fabio

anonimo ha detto...

Caro Fabio, grazie. La cosa bella di una lettura di gruppo è che, quando ci si ritrova e si discute, si ha talvolta l'impressione che ognuno di noi abbia letto un libro diverso.
Con affetto
Maria Luisa

ha detto...

Forse c'è troppa sfortuna in questo libro, però questo accade perchè i protagonisti, proprio per il loro modo di essere, non trovano mai una strada per uscire dal loro isolamento e dal loro dolore. Io ho conosciuto molte persone così, una di queste sembra aver trovato un pò di serenità dopo i 50 anni. Purtroppo spesso la vita è come noi decidiamo di guardarla e come ci poniamo nei suoi confronti.
Mattia e Alice non trovano mai la strada, ma mi piace pensare che la troveranno.

anonimo ha detto...

Carissima Lù, mi piace questa tua speranza. Ho letto in una recensione filmica che la suspense non può durare più di tanto. Altrimento il desiderio dello spettatore è che il killer ammazzi la vittima e poi è finita e si va a casa.
Il libro, meno monocorde, con la tua speranza suggerita/insinuata da qualche parte, mi sarebbe piaciuto di più. Ciao. Un abbraccio Maria Luisa

Maddalena ha detto...

Si anche io sono per mantenere un briciolo di speranza, altrimenti diventa duuura!

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