lunedì 22 settembre 2008

RAMPA DI LANCIO

Scrivere una storia di successo
A cura di
Lù Mancini

Cari lettori
Prima di tutto vi segnalo il seguente concorso:
“Un mondo di favole” è un concorso rivolto a chi scrive poesie e racconti per l’infanzia. Scadenza 10 ottobre 2008
informazioni sul sito http://www.unmondodifavole.it/

Di fronte ai più recenti casi letterari un quesito mi frulla per la testa: “Come si fa a scrivere una storia che faccia presa sull’immaginario collettivo e che sia quindi di successo? Qual’ è la chiave?”
Vi dico quello che penso io in base alla mia esperienza di lettore.
Recentemente ho letto per esempio “La solitudine dei numeri primi”. Ammetto che inizialmente l’ho comprato per pura curiosità, però poi l’ho "divorato" in due giorni e non ero neanche in vacanza, questo vuol dire che sono stata catturata dal romanzo esclusivamente perché, per me, era avvincente. Esso parte da un evento tragico nell’infanzia dei due protagonisti e da qui si sviluppa tutto il resto del romanzo.
Si viene catturati dalla curiosità di vedere cosa succede ai due personaggi, le cui vite ad un certo punto si intersecano, dopo un evento tanto drammatico e, quasi come fosse un giallo, non si riesce più a staccarsi dal romanzo.
Questo perché la storia incuriosisce per la tragicità dei protagonisti, per la loro assoluta incomunicabilità e per la modalità di esposizione abbastanza diversa dal consueto. Un’altra cosa che mi ha conquistato ed incuriosito prima ancora di leggere il libro è il titolo.
Secondo me il titolo di un libro è importantissimo, perché deve colpire la fantasia dell’ipotetico lettore, deve essere evocativo, ma senza essere banale.
Secondo me questo titolo è perfettamente calzante con la storia, è quasi la storia stessa .
E’ la stessa sensazione che ho avuto con “Gomorra” altro titolo appropriato ad un libro che ritengo eccezionale, in quanto evoca in una sola parola (che ha tutta una storia biblica dietro ben nota) l’intero contesto narrativo.
Non per niente questi titoli sono quasi entrati nel linguaggio corrente.
Questo ovviamente è il mio pensiero, non è detto che per altri sia lo stesso. Pensate che una mia amica, a proposito del libro di Giordano mi ha detto che si è arenata dopi i primi tre capitoli, e non è riuscita ad andare avanti perché non le piace come è scritto, non trova la storia avvincente ecc, insomma a lei non ha fatto lo stesso effetto che ha fatto a me. Questo credo accada perché oltre che il tipo di storia, il titolo evocativo e lo stile di scrittura, un buon libro cattura anche se risponde ad un determinato nostro intimo sentire cioè se ci rispecchiamo in esso almeno in parte. Certo è che non si decide di scrivere una storia di successo, si scrive e basta, si segue quello che si sente in un dato istante, quello che è importante per noi.
Però, chissà, se ci poniamo qualche obiettivo nello scrivere il risultato non può che esserne agevolato.

11 commenti:

anonimo ha detto...

Credo che si debba scrivere poi, se si pubblica e si ha anche successo - cosa, temo molto difficile - tanto meglio.
la scrittura è solitaria ma meravigliosa. Sembra di vivere una vita vicaria.
Grazie per la segnalazione.
Un abbraccio
maria Luisa

ha detto...

Si Maria Luisa in effetti bisogna scrivere senza porsi troppo domande, però ogni tanto mi chiedo: "questa cosa che scrivo che corde tocca? a chi interessa?"
In realtà sono domande che ci poniamo senza aspettarci delle risposte è solo un pò di autocritica l'importante è scrivere che come giustamente affermi è una cosa meravigliosa.
ciao

Katia Ceccarelli ha detto...

Infatti il titolo "La solitudine dei numeri primi" non è dell'autore ma di un manager della Mondadori. Capitare in mano a dei colossi dell'editoria fa la differenza e come se la fa. Avete mai visto finalista di un premio letterario "serio" un autore pubblicato da una piccola casa editrice?

ha detto...

Ciao Katia non sapevo che il titolo era scelto dalla Mondadori comunque era un titolo appropriato, del resto le case editrici fanno il loro mestiere.
Si vede che l'autore aveva gli agganci giusti, in ogni caso un bel libro.

plainsex ha detto...

@katia, ogni tanto capita, dai.. mi ricordo valeria parrella finalista nel 2005 al premio strega con un libro edito da minimum fax.

ha detto...

Grazie Plainsex allora se ogni tanto accade possiamo sperare!

Rossana ha detto...

Ho letto libri meravigliosi, anche molto più belli de "La solitudine dei numeri primi", ma che non avranno mai la possibilità di vincere un premio perchè sono stati pubblicati da piccole case editrici.
Mi trovo completamente d'accordo con Katia Ceccarelli.
Non dico che il romanzo sia brutto...Dico solo che, secondo me, c'è di meglio e questo meglio non verrà mai premiato.
Non parliamo poi del martellamento mediatico e di marketing che è stato fatto sul libro in questione...Cartelloni ovunque, pubblicità sui giornali...Quasi impossibile non comprarlo.
Questa, ovviamente, è solo la mia opinione.
Un bacione :)

ha detto...

Cara Rossana, come non darti ragione, io stessa ho comprato il libro perchè incuriosita dalla pubblicità che ne hanno fatto e dal fatto che avesse vinto il premio Strega. Sicuramente ci sono dei libri anche molto più belli.
In realtà però la lettura di questo libro era solo lo spunto iniziale per l'articolo del mio post.
Bacioni

Katia Ceccarelli ha detto...

A tal proposito consiglio la lettura di alcuni commenti fatti da membri della community Anobii. I veri lettori sono dei recensori inflessibili.

http://www.anobii.com/books/La_solitudine_dei_numeri_primi/9788804577027/01e5476f84ec5abb8c/

Rossana ha detto...

Carissima lù, certamente, d'altronde un gruppo di lettura serve proprio a questo, ovvero a scambiarsi opinioni. Fra l'altro il tuo post è veramente ben fatto.
Gomorra, invece, è un libro che meriterebbe ben più di un premio.
Seguirò il consiglio di Katia e andrò a leggere le recensioni su anobii.
Grazie e un bacione :)

ha detto...

Si Gomorra è su un altro livello io lo farei leggere nelle scuole.
Andro anch'io a vedere su anobii
ciao ciao

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