sabato 27 settembre 2008

SONO DISTRUTTA

"Quello che ho imparato. Quello che mi hanno insegnato."
a cura di Monica

E’ banale e, forse, ridicolo a quasi 30 anni sentirsi folgorati da scoperte che, solo dieci anni prima, ritenevi avrebbero fatto
parte della tua vita spontaneamente.
Forse fa tanto ‘incapacità di crescere’, o, traslando un termine che qui è inflazionato
come l’ausiliare essere, ‘boluda’. E non sono mai stata così felice di sentirmi una coglionazza.


Le prime considerazioni scaturite dal nuovo stato di consapevolezza sono: questa città è liberatoria; avevo smesso di ballare perché non mi piace certa musica; odio sentimi osservata.
Come prima cosa. Poi viene il resto.
Andare ad un concerto reggae (http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=80227951) in un ex teatro, vestita come Audrey Hepburn, e sentirsi a proprio agio.
Non stupirmi più delle saponette, come pomelli appesi a braccia metalliche, che ti accolgono in ogni cesso pubblico e che, per l’utilizzo, richiedono fugaci masturbazioni.
Poter girare un’intera notte una città di 14.000.000 di abitanti solo con l’ausilio dei mezzi pubblici, e non perdere la speranza.
Mettere la gonna, ripudiata per scomodità, imbarazzo e antichi traumi, e domandarmi: “Come ho fatto a vivere senza sino ad oggi?”
Conoscere Giulia e Andrea e riacquistare fiducia sui futuri incontri della mia vita. E sentirmi triste per la loro ‘despedida’, come se non dovessi rivederli mai più, come se avessero fatto parte della mia vita da sempre.
Riscoprire passioni dimenticate, come il piacere di sapere cosa c’è dietro un fatto, e sentirsene parte.
Vedere le Madri di Plaza de Mayo, vecchie mai stanche con gli immancabili fazzoletti bianchi, cantare: “Yankee non rompete i coglioni, l’America Latina si guarda e non si tocca” .
Sentirmi a casa, dall’altra parte del mondo, ma non per questo pensar di voler restare qui.
Poter vivere senza Montenegro…
Tutto perfetto, o quasi.
Pensare di essere cinica e non sentirmi in colpa, questo, purtroppo, non l’ho ancora imparato. Potenza del cattocomunismo di mammina, o chissà…
Comunque, un abbraccio dal mio rifugio. Presto ci rincontreremo.

5 commenti:

Ludovica ha detto...

Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo ne finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà inizia molto prima e non finisce mai dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci si è fermati. Non è mia ma di Ryszard Kapuscinski, rendeva l'idea..

Monica Caboi ha detto...

Esatto, rende l'idea.

Maddalena ha detto...

Un viaggio lungo una vita, ecco quello che siamo noi.

Monica Caboi ha detto...

Gia', un viaggio, a volte senza senso. Mi piacerebbe trovarne uno.

IleniaF ha detto...

Carissima, non smetterai mai di stupirmi.
Riesci sempre a descrivere le tue sensazioni, le tue emozioni, i tuoi pensieri con molta naturalezza, spontaneità e sincerità.
Si cambia....le esperienze, i diversi stili di vita, le persone che incontriamo durante la nostra esistenza, i luoghi ci aiutano a maturare e cambiare le nostre idee e determinati nostri modi di fare.
Non vedo l'ora che torni, così mi racconterai tutto.
Un abbraccio forte forte!

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