lunedì 19 maggio 2008

Marilyn

Cinema. Entertainment. Industria. Comunicazione. Sono infiniti i sostantivi e le attribuzioni che si possono dare a questa forma d’arte. Il mio preferito? Fabbrica dei Sogni.
Questo sarà un post impopolare. O forse fin troppo popolare. Ma è quello che penso.

Si parla tanto di questo film evento, Gomorra di Garrone, tratto dall’omonimo romanzo di Saviano. Non ho letto il libro e non ho intenzione di vedere il film. E tutto questo gran parlarne, sui giornali, per le strade, sulla croisette, mi disgusta.
Mi viene solo da pensare con rabbia quanto a noi italiani piaccia portare alla luce le schifezze del nostro belpaese. Tutti a lodare opere come Gomorra, la Casta & Co. A noi piace affogare nel melò, piangerci addosso, così possiamo dire la frase che tanto amiamo "In Italia è tutto uno schifo... l'Italia sta andando a rotoli".
Assurdo che invece di trasmettere messaggi di speranza, sogni, ottimismo, si sbavi per godere del marcio; portiamo le tristezze e le vergogne di questo paese dalle strade e dai sobborghi in TV, al cinema...

Gli altri paesi, non meno problematici del nostro, mettono in gioco idee, storie, sogni e noi? Noi portiamo ai festival internazionali il nostro schifo, la feccia di un sottosuolo urbano di cui dovremmo solo vergognarci, come se il disastro dell'emergenza rifiuti non ci avesse già danneggiato abbastanza.

E vogliamo pure un premio.

Sono disgustato da queste operazioni più che commerciali. Siamo il paese di Michelangelo, di Pavarotti, della Dolce Vita della Pizza, la culla del latino. E desideriamo ardentemente passare alla storia per la stupefacente varietà di miserie che siamo in grado di coltivare tra omertà e ignoranza?
Grazie Garrone, grazie Saviano, grazie italiani per queste critiche entusiastiche a un cinema verità di cui si sentiva tanto il bisogno. Di sapere. Di celebrare. Grazie.

Ieri sera sono andato al cinema. Primo week-end di programmazione di Gomorra. E sono andato a vedere Notte brava a Las Vegas. Commediola romantica di discreta fattura. Divertente, piacevole, spensierata.
Finale hollywoodiano con tanto di “vissero felici e contenti”.

All’abbraccio finale la sala è esplosa in “ohhh” entusiastici, tenere risatine e felicità palpabile. Dico davvero. Potevo avvertire intorno a me un’atmosfera di felicità e gioia, di buoni sentimenti e affetto. Adulti, ragazzini, uomini, donne, gay, single. Tutti felici. Per un solo interminabile istante, quello in cui le emozioni di tutti si sono sovrapposte a quelle dei protagonisti sullo schermo e ci hanno inondato come una pioggia di fuochi d’artificio.

Questa è la cosa che bisognerebbe celebrare. La gente crede ancora nell’amore. Nonostante le miserie che ci circondano, l’interrogazione per cui non siamo pronti, il colloquio incerto, la bolletta da pagare, lo stipendio che non c’è, alla fine conta solo l’amore.

Banale? Forse. Ma io ho visto solo facce sorridenti e serene all’uscita della sala. Facce e sorrisi che si sono mischiati alle facce schifate e deluse di quelli che erano andati a vedere proprio Gomorra.
Non so voi, ma preferisco spendere 15 euro e due ore della mia vita per ritagliarmi un momento felice piuttosto che entrare in sala con il sapore del dolce del ristorante e uscire con l’amaro di un film verità e deformare la mia faccia in un ghigno di disgusto per i mali del mondo.

4 commenti:

Katia Ceccarelli ha detto...

Caro Cicolani,
questa discussione sarebbe meglio affrontarla vis à vis ma sfrutterò il blog per dire la mia e dialogare con te. Il cinema è una cosa, la letturatura un'altra, la realtà un'altra ancora. C'è da dire che ci siamo disabituati al cinema di denuncia e quando lo vediamo non sappiamo riconoscerlo.
Ciò che più danneggia le mafie e la malversazione del nostro paese è proprio renderle note al più vasto pubblico e chi se ne frega se qualcuno ci fa i soldi.
La mafia prospera e ha prosperato proprio in virtù dell'omertà, del non vedere e non voler sapere.
Falcone e Borsellino sono morti perché sono stati lasciati soli.
Saviano vive sotto scorta e questo è un dato di fatto - vorrei vedere te o me a campare in queste condizioni. Più Saviano è visibile e Gomorra diffuso meno avrà senso minacciarlo un po' come lo slogan: "E adesso ammazzateci tutti". Gli altri paesi sono meno problematici perché forse hanno meno problemi. L'Italia ha di fatto almeno tre regioni consegnate nelle mani della criminalità organizzata, "prodotto" che esportiamo nel mondo assieme al made in Italy taroccato.
Le schifezze che abbiamo sono vere, reali e far finta di non vederle non le cancellerà.
A questo punto ti consiglierei di vedere anche "Le mani sulla città", un film del '63 di Francesco Rosi. Poi mi saprai dire se anche quella era speculazione.

ha detto...

Caro Fabio,
capisco che a volte si ha solo voglia di evasione e quindi è preferibile vedere un film leggero e frizzante (che sia quello ambientato a Las Vegas che hai visto tu oppure i film di Natale che io puntualmente vado a vedere con i miei nipoti perche in fondo mi divertono ed ho voglia soltanto di ridere), tuttavia vedere un film impegnato e legato alla realtà talvolta può essere davvero costruttivo e illuminante.
Sto leggendo Gomorra ed ogni capitolo è un pugno allo stomaco, soprattutto perchè si tratta di realtà: mentre lo leggo capisco molte cose in più della nostra Italia, perchè la Camorra non è solo a Napoli, ma è dappertutto.
Molti non se ne rendono conto, e se un libro può aiutare a comprenderlo ne penso tutto il bene possibile.
Concordo con Katia anche sul film "le mani sulla città" è davvero notevole.

Fabio Cicolani aka cicobyo ha detto...

Allora tenetevi i film verità, il marcio e la consapevolezza dello schifo in cui viviamo.

Nel mio mondo non c'è posto per tutto ciò, e credo che in un momento come questo, in cui l'Italia e gli italiani sono in crisi, di tutto ci sia bisogno tranne che di una presa di coscienza e di pugni nello stomaco.

C'è bisogno di ottimismo, di speranza e questo paese non è solo Camorra. C'è anche tanta brava gente. E vorrei che si parlasse di questo, non siamo solo vittime.

In realtà sono più pessimista io di voi, solo che io non godo di esserne cosciente e non godo del fatto che qualcuno me lo sbatta in faccia. In fondo cosa c'è di più pessimista che scambiare l'ottimismo per ipocrisia?

Mettiamola così: io non sentivo il bisogno di un film come Gomorra. Voi sì? Ottimo. Ce l'avete. Godetevelo e premiatevelo.
Quando il cinema italiano soddisferà anche le esigenze di chi non va al cinema per amareggiarsi delle stesse cose che vede per strada, in TV, sui giornali, in libreria (perchè questo si fa in Italia, si monopolizza e si impone la verità che certe persone vogliono) allora tornerò a vedere film italiani al cinema. Fino ad allora mi scuserete se mi sentirò italiano anche se non necessariamente miserevole, amareggiato e camorrista.

Katia Ceccarelli ha detto...

Francamente sarebbe il caso anche di emanciparsi dall'essere il paese "di Michelangelo, di Pavarotti, della Dolce Vita della Pizza".
E andiamo avanti co' la pizza. Poi è anche giusto se all'estero ci vedono ancora in un certo modo...
Michelangelo è vissuto 500 anni fa, a Fellini in Italia non volevano finanziare più film negli ultimi anni, Pavarotti ha fatto i soldi negli USA e lì li ha lasciati a fermentare. In quanto alla pizza; hai idea di quanti pizzaioli marocchini ed egiziani ci siano in Italia?
[Colonna sonora di tutto ciò: Fabri Fibra - In Italia]

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