sabato 15 settembre 2007

TEA TIME


Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
a cura di Maria Luisa Pozzi


“Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon., Edizione Einaudi
L’ho riletto. E’ un bel romanzo. Proprio bello. Christopher, un ragazzino di 15 anni, affetto dalla sindrome di Asperger (una forma di autismo) narra la sua indagine per scoprire l’assassino di Wellington, il cane della vicina, che ha ritrovato trapassato da un forcone.
Nel narrare la sua storia Cristopher usa una lingua piana, spesso infantile, estremamente ripetitiva; si indovina il tono di voce piatto, monotono. Il narrare si anima e divento preciso, logico, solo quando Cristopher parla di matematica, materia in cui eccelle.

Ha delle fobie che condizionano la sua vita e quella degli altri: odia i colori giallo e marrone; gli odori cattiv e non sopporta di essere toccato. Ama le liste, le strutture, la verità.
La ricerca dell’”assassino” porta Christopher a contatto con un mondo esterno che non capisce, che lo terrorizza; lui che, fino a quel momento non si era mai allontanato dal percorso casa- scuola-casa,
La narrazione ci rivela la sua personalità, le sue paure, i suoi affetti. Ma ci mostra anche il carico di lavoro, lo stress emotivo e la sofferenza di chi gli sta vicino. Colpisce l’indifferenza di Christopher verso chi si prende cura di lui e noi lettori siamo spinti a provare empatia per i suoi famigliari, i suoi vicini; ne giustifichiamo allora nervosismi e insofferenze; capiamo comportamenti apparentemente inspiegabili.
In una lingua che si distingue per una totale assenza di sentimenti, Cristopher ci racconta i suoi incontri spesso caratterizzati dall’incomprensione, l’impazienza e l’intolleranza dei suoi interlocutori nei confronti di ragazzi come lui, “diversi”. E allora solidarizziamo con questo ragazzo, inconsapevole della sua tragica diversità.
Le pagine di Cristopher ritraggono una piccola periferia urbana, popolata da una umanità spesso sola e sofferente; c’è la sua scuola con gli insegnanti impegnati in un impossibile tentativo di recupero; ci sono i suoi compagni affetti da sindromi devastanti.
Sì, vale la pena di leggerlo, questo romanzo. Per entrare in un mondo che non ci è familiare. Per tentare di capire un’umanità che vive al nostro fianco e che noi, spesso, non sappiamo, o non vogliamo vedere.

12 commenti:

Maddalena ha detto...

Le tue recensioni sono così invitanti,fanno venire voglia di leggere tutti i libri da te consigliati.

Anna Grazia Giannuzzi ha detto...

Vero, lo leggerò anche io. Anche perchè il titolo è già di per sè intrigante.

ha detto...

anche a me è venuta voglia di leggerlo, penso che sarà il mio prossimo acquisto.

anonimo ha detto...

Carissime, sono contenta che vi piacciano le recensioni. Un abbraccio a tutte. Maria Luisa

plainsex ha detto...

Io l'ho letto, consigliato ed anche regalato perché, oltre ad essere un romanzo che ti prende dalla prima pagina e mantiene il ritmo fino all'ultima, non è molto lungo e quindi non spaventa chi non è un appassionato lettore.

Sul fatto che io mi ostini a regalare libri a chi non legge.. beh, ecco, quella è tutta un'altra storia.

anonimo ha detto...

Carissima Plainsex, mi sembra giusto che tu ti ostini a regalare libri a chi non legge. Faccio così anch'io. A noi sognatrice: un grande applauso.
maria Luisa

Fabio Cicolani aka cicobyo ha detto...

Io l'ho letto e l'ho trovato stupendo. Penso sia facile identificarsi in personaggi straordinari, anche sofferenti, ma pur sempre umani, figli di quella "normalità" di cui non esiste manuale ma che tutti sembriamo avere il decalogo. Viene da chiedersi se è altrettanto facile identificarsi con un bambino menomato psicologicamente, non una macchietta o una mania buttata lì a mo' di didascalia. Haddon, da quarantenne "normale" non racconta la storia, la vive e la fa vivere anche a noi. Questa è l'eccezionalità del libro: affrontare una sfida vivendo in un mondo ostile per davvero, pieno di giallo (il pulmino della scuola che Chris non prende e va a piedi) di marrone (la cioccolata) di persone che ti toccano (anche solo per abbracciarti) di persone che mentono e che fanno ironia (che Christopher non contempla e non comprende). Il paradosso di questo eroe è affrontare la quotidianità e contemporaneamente svelare un mistero senza poter mentire e dovendo imparare a fidarsi di chi lo ha cresciuto. Sì, perchè spesso anche le persone che ci amano sono capaci di dirci bugie terribili e dolorose. Personalmente il romanzo mi ha messo di fronte a questo quesito: cosa succede quando la nostra gabbia siamo noi?

anonimo ha detto...

Siamo sempre la nostra gabbia, temo. Riflessione pseudo-psicologica che forse non vuol dire niente.
Sono contenta di sentirti , Fabio. Scrivimi.
Maria Luisa
PS Hai visto che ce l'ho fatta a mettere la copertina?

Fabio Cicolani aka cicobyo ha detto...

Ma certo che ce l'hai fatta. Non avevo dubbi in merito. Ti scrivo, le nostre serate "librarie" mi mancano...

anonimo ha detto...

Per Fabio
Organizziamole queste serate librarie. Un mercoledì verso metà ottobre? C'é anche il libro di Luigia da discuter.
Cioo
Maria Luisa

Naima ha detto...

anche io ho letto questo libro e mi è piaciuto moltissimo!! Vedere attraverso gli occhi di Christopher è da provare..
complimenti per la rubrica!! lettura al femminile!!

anonimo ha detto...

Grazie a Naima per le affettuose parole
Maria Luisa

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