mercoledì 7 ottobre 2009

EQUILIBRISMI QUOTIDIANI



Il sessantotto
a cura di Maddalena Morandi

Ho assistito alla presentazione di questo libro, con curiosità, perchè io il '68 l'ho solo sentito raccontare, essendo nata il quegli anni. Devo dire che l'autore l'ha definito una rivoluzione solo culturale, solo perchè dal punto di vista sociale per lui è stato un fallimento. Il movimento è stato una rivolta che partiva da contestazioni molto sensate: la famiglia, la donna, la scuola, la società e quindi la politica erano da rivedere perchè appannaggio di pochi e con molto nepotismo. Tuttavia ciò che nè è derivato a suo avviso, e per certi versi lo condivido, è stata una distruzione senza una nuova costruzione:
1) la famiglia era troppo chiusa e patriarcale, solo che oggi la famiglia non esiste più, si è trasformata in sfamiglia;
2) la donna non aveva diritti, ora ne ha ma di fatto non gli sono riconusciuti;
3) la scuola, intendendo i docenti di qualunque grado, era riservata a pochi sapienti, ora è alla portatata di tutti, ma è sparita la meritocrazia e la competenza;
4) la società era molto povera, ora è solo consumistica;
5) la politica era condotta da una casta, ora pure.
Insomma, il sessantotto non ha compiuto la sua missione.
Ora leggero il libro per capire meglio, se però qualcuno di voi era sul campo, in quegli anni e vuole delucidarmi ... .

8 commenti:

Anna Grazia Giannuzzi ha detto...

anche io ero piccolina, ma ho conosciuto il 68 nei racconti di un amico francese che poi si è anche trasferito in Italia aper lungo tempo.
Mi sembra quasi disfattista l'analisi che viene fatta in quel libro, e comuque sono d'accordo solo sul punto 5. A me è sembrato che il 68 sia stata una magnifica opportunità per scegliere di essere responsabili della propria vita, e molti hanno scelto, invece, di farne solo una moda.
Da un punto di vista collettivo ho la sensazione che in questo periodo il mondo sia come in una fase adolescenziale, ha molte solecitazioni, alcuni problemi seri, deve scegliere la strada giusta per il proprio futuro e si sente del tutto impreparato. Sembra che tutti abbiano ragione e tutti torto. Chi urla sembra avere ragione, ma quando tutto tace non ci si ricorda più perchè si stava litigando.
Quanto alla famiglia, beh, se stiamo alla famiglia di cui parla il papa, beh siamo quasi tutti "irregolari",(ma poi che cosa è la famiglia?) e quanto ai diritti delle done sempre meglio dover rivendicare il loro rispetto ogni giorno, che dover ancora lottare per vederli riconosciuti in una legge o nella Costituzione, come invece possiamo/dobbiamo fare oggi. Ciao.

Anna Grazia Giannuzzi ha detto...

anche io ero piccolina, ma ho conosciuto il 68 nei racconti di un amico francese che poi si è anche trasferito in Italia aper lungo tempo.
Mi sembra quasi disfattista l'analisi che viene fatta in quel libro, e comuque sono d'accordo solo sul punto 5. A me è sembrato che il 68 sia stata una magnifica opportunità per scegliere di essere responsabili della propria vita, e molti hanno scelto, invece, di farne solo una moda.
Da un punto di vista collettivo ho la sensazione che in questo periodo il mondo sia come in una fase adolescenziale, ha molte solecitazioni, alcuni problemi seri, deve scegliere la strada giusta per il proprio futuro e si sente del tutto impreparato. Sembra che tutti abbiano ragione e tutti torto. Chi urla sembra avere ragione, ma quando tutto tace non ci si ricorda più perchè si stava litigando.
Quanto alla famiglia, beh, se stiamo alla famiglia di cui parla il papa, beh siamo quasi tutti "irregolari",(ma poi che cosa è la famiglia?) e quanto ai diritti delle done sempre meglio dover rivendicare il loro rispetto ogni giorno, che dover ancora lottare per vederli riconosciuti in una legge o nella Costituzione, come invece possiamo/dobbiamo fare oggi. Ciao.

Maddalena ha detto...

Sono del tuo parere per quanto riguarda il fatto che il mondo sia passato dalla fase della ribellione all'autorità, nel '68, alla fase della ricerca di una crescita che oggi è ancora un pò immatura, come lo poi la nostra società. Quanto al resto, la famiglia, la donna e altro non è tanto l'irregolarità ad essere preoccupate, anche perchè chi può fare le regole? E' un pò di lassismo e mancanza di assumersi delle resposabilità quello che manca oggi, più agli uomini che alle donne. Infatti prossimamente andrò adascoltare una conferenza sull'adolescenza che tratta del tema "torniamo a dirgli di no", vediamo se c'è qualcosa da imparare ...

Anonimo ha detto...

Ho avuto la fortuna di partecipare di partecipare agli avvenimenti del '68 quand'ero studente di filosofia all'Università di Bologna. Ho avuto, pure, l'occasione di scrivere in presa diretta la storia del Movimento a Bologna, a quattro mani con un collega di allora. Forse, il '68 non è stata una rivoluzione incompiuta, rischiando di rimanere rivolta circoscritta nel tempo: Tuttavia, ci ha loasciato una grande eredità culturale che ha toccato quasi tutti i settori della società italiana di allora: la critica all'autoritarismo che vha creatoi una generazione nuova in grado di reagire ai rigurgiti autoritari di oggi. Quello dell'autoritarismo è un tema abbastanza sconosciuto all'area politica di Veneziani. Una cecità cultarale che impedisce al nostro di valutare obiettivamente luci e ombre di quel periodo importante del nostro paese e dell'Europa tutta. Un caro saluto da Vladimiro

Maddalena ha detto...

Grazie Vladimiro, mi ha fatto piacere sapere qualche notizia di chi era sul campo.

Anna Grazia Giannuzzi ha detto...

"Cecità culturale" è un'espressione bellissima ed elegante. Grazie Vladimiro.

Maddalena anche devo andare ad una serie di conferenze sull'adolescenza...io dico di no, solo che quando io ero adolescente al massimo mi chiudevo in camera sbattendo - piano - la porta. Mia figlia mi attacca la guerra globale termonucleare ed è dura. molto dura.

Maddalena ha detto...

Anche io con mio figlio sono in piena fase contestativa, su tutto, è faticoso e sfibrante, ma vedo che sta passando il periodo in cui cerca appositamente lo scontro, quindi è una guerra continua ....

anonimo ha detto...

Io ci ho partecipato, al così detto '68.
E' stato un momento di sogni e speranze che poi, si sono realizzate solo in parte. Ma tanto è cambiato, con il '68, all'interno della famiglia, della scuola, dei manicomi.

Mi piacerebbe parlarne più a lungo e sentire testimonianza di chi l'ha vissuto.

Un abbraccio
Maria Luisa

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