lunedì 18 agosto 2008

SONO DISTRUTTA




1° NEWS DA BAIRES: RITROVO PARENTI DESAPARECIDOS
di Monica


Ripartiamo per Buenos Aires, portandoci dietro chili di dulce de leche (la Nutella nazionale) e un senso di stordita e malinconica felicita’. Forse, ma questo non ce lo diciamo, pensiamo a mia nonna Angela, a quel corpo di piccola signora Minù rimpicciolito dalla vecchiaia e a tutte le volte che, seduta a leggere sulla sua poltrona, avrà pensato a quei fratelli lontani.

Il viaggio di solo andata dei fratelli di mia nonna paterna, Cesare e Antonio, che nel 1923 salparono dalla Sicilia destinazione Santa Fè, faceva parte delle saghe familiari impolverate dal tempo.
L’ultima lettera inviata dall’Agentina risaliva agli anni ‘50 del secolo scorso. Morti i due fratelli, infatti, le comunicazioni si erano interrotte, causa nipoti cresciuti in terra straniera che si dispiacevano di non sapere scrivere in italiano. Fine della storia.
Se e quanto mia nonna avesse pensato a quei parenti lontani per i 40 anni di vita che le rimasero, non è dato saperlo. Non era molto loquace. Ma forse lo e’ stata abbastanza per non permettere ai suoi figli di dimenticare.
Oggi, 58 anni dopo quell’ultima lettera, io e mia sorella siamo in Argentina e una promessa, fatta quasi per gioco, rischia di realizzare il suo intento...

Il primo fine settimana libero dallo stage all’Ansa, partiamo per Rosario. Dopo un giorno passato nella città sede del celebre monumento alla bandiera argentina, indecise se arrivare sino a Cordoba, all’ultimo minuto saltiamo su un autobus per Santa Fè, e i segni iniziano a manifestarsi.
A due ore di distanza da una Rosario fredda e ingrigita, troviamo ad accoglierci il caldo vento quasi tropicale. È abbastanza per metterci di buon umore. Gironzolando senza meta ci imbattiamo nel monumento per le vittime dell’alluvione del 2003, con un prato di 30 piccole croci bianche, tante quante i morti travolti dallo straripamento del fiume Salado.
Trovato l’albergo, cerchiamo nella guida telefonica il cognome Contu, e, chiunque essi siano, ci sono: Contu Luis e Contu Ines. Saranno i cugini di mio padre o loro figli? Facciamo un po’ di conti: nostro padre ha 67 anni, la nonna e’ morta che aveva 82 anni, ben 16 anni fa, i due fratelli avevano almeno 10 anni piu’ di lei, devono essere i figli.
Da quel momento in poi, le elucubrazioni sul come e quando contattarli si sommano, moltiplicandosi, nelle nostre teste di sarde terrorizzate dal concetto metafisico di INVADENZA. Scartiamo subito l’ipotesi una telefonata, con il nostro spagnolo stentato saremmo liquidate come molestatrici dell’etere. Presentarci a casa loro di punto in bianco sarebbe, appunto, invadente. Ultima chance, rivolgerci all’associazione italiana Dante Alighieri. Ma è domenica, dobbiamo aspettare il giorno dopo.
La ricerca, iniziata come un gioco, ci ha preso la mano e, anche se fatichiamo ad ammetterlo, una fredda accoglienza rischierebbe di farci restare male.
Alle undici del mattino, davanti all’associazione Dante Alighieri:
- “Entri?”
- “Andiamo insieme, ma parli tu”
- “E che gli dico?”
- “Se conoscono i Contu”
- “E poi? Questi ci prendono per matte”
- “Forse…ma che si fa?”
Alighieri non ci servi!
Prendiamo un taxi e ci facciamo portare all’indirizzo sotto il nome di Ines, che sembrava essere quello di un’attività commerciale. Quindi, sempre per il concetto metafisico di cui sopra, un luogo meno intimo della casa familiare.
Trenta “quadras” dopo, davanti ad un cancello vediamo spuntare un ragazzo. Un balzo giù dal taxi e gli chiediamo della signora Ines. Lo sguardo perplesso che ci rimanda, ci convince di aver fatto bene a chiedere all’autista di aspettarci.
“Ines non c’e’”, dice "vi chiamo Angela".
Angela? Scappiamo? No, restiamo. Angela arriva e impalate come due ebeti diciamo: “somos tu primas de Italia”.
-"Italia?"
-" Sì", sorridiamo paralizzate.
-"Sicilia?"
-"No, Sardegna"
-"Sardegna???" e quasi urla!
Cinque minuti dopo, il taxi è ripartito e Angela, che si chiama nome e cognome come mia nonna, prima ride, poi ci abbraccia, poi un po’ si commuove, poi chiama la madre: è lei la Ines dell’elenco, moglie di Luis, figlio di Cesare, fratello di mia nonna.
Conosciamo nell’ordine:
Angela, detta Ciqui e sua sorella Susana.
Il marito di Susana e suo figlio Luis, il ragazzo che ci ha accolto al cancello.
La Ines, sopradetta.
I figli di Angela: Indira, Alan e Nerina.
Carina, moglie di Luis e i loro figli, Dana e piccolo "loco".
Mancano all’appello: la figlia di Susana, Georgina, medico a Rosario, definita “una single convinta”;
lo zio Luis , detto Ciquito -altrimenti chi lo riconosce tra i duemila Luis?- 80 anni, cugino di mio padre;
e Hugo, l’altro nostro cugino che arrivera’ poi con sua moglie.
Dopo aver capito chi è figlio di, quanti cugini di 2° grado si contano, chi è morto e chi vive, scopriremo ben altre cose:
che dire “que barbaro” equivale a “stupefacente”; che la tortilla di Ines e’ la migliore mai mangiata; che Susana “llora” per davvero; che Dana studia italiano alla scuola Dante Alighieri; che le cugine hanno un’attivita’ che produce farine alimentari e prodotti dolciari; che i fratelli della nonna erano piu’ bassi delle loro mogli.
E che mai avrebbero pensato di ritrovarci. Noi, come loro.

5 commenti:

Maddalena ha detto...

Che bella foto, sprigiona gioia!

Katia Ceccarelli ha detto...

Ma che belli!

Monica Caboi ha detto...

Già, sono belli e pure tanto dolci e simpatici!!!
Manca solo la Carrà. Buongiorno a tutte.

IleniaF ha detto...

Hola tesoro, ma che cosa fantastica!!!!!!
D'altronde da te non mi potevo aspettare delle cose scontate, riesci sempre a stupirci e ti dirò di più, ho sorriso e llorato anch'io!
Ma come siete belli!
Gracias my querida Monica, un beso muy fuerte!

Susana Liberatore ha detto...

Grande Mònica!!!!
Es conmovedor reencontrar un pasado que vive todavia en el presente, y es parte tuya...
Un abrazo!

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