giovedì 16 agosto 2007

EstremaMente


Quote azzurre
a cura di Antonella Passoni

Per fortuna in Italia non abbiamo questi problemi!

dal Corriere Online
MILANO — Altro che quote rosa. In Norvegia le donne hanno un ruolo da assolute protagoniste e sono gli uomini ad avere bisogno di una tutela. Sarà stato per lo stress provocato da decenni dedicati a promuovere l'ascesa sociale delle donne, ma oggi i norvegesi appaiono fiacchi, come se fossero diventati loro il vero sesso debole. I risultati scolastici dei ragazzi sono peggiori di quelli delle compagne di classe. Gli uomini tendono ad ammalarsi più frequentemente e di patologie diverse, che però riscuotono minore interesse. Inoltre, in caso di divorzio raramente ottengono la custodia dei figli. Si direbbe che hanno proprio bisogno di aiuto. E la cosa fa discutere anche in Italia, dove la parità tra i sessi, tuttavia, resta ancora un miraggio.

La paladina dell'ex sesso forte norvegese,Karita Bekkemellem, ministro per l'Infanzia e le Pari opportunità. La strategia,creare un gruppo di saggi, naturalmente tutti uomini, per stimolare il dibattito sui "diritti del genere maschile ". La Bekkemellem non ha perso tempo: due giorni fa ha presentato in un pub di Oslo i trentadue saggi, selezionati tra politici, atleti e vip della tv e del cinema. Avranno il compito di studiare una soluzione alla mancanza di diritti degli uomini. Il primo obiettivo: scrivere un documento su "Uomini e pari opportunità". Il loro compito: generare una discussione pubblica nella società civile sui diritti del genere maschile. "Il dibattito però — ha precisato il ministro — deve partire dagli uomini. Le donne non possono farlo al loro posto".
E se la Norvegia "vede" rosa, gli Usa non sono da meno. Una ricerca del dipartimento di Sociologia del Queens College di New York, pubblicata qualche giorno fa, rivela che le giovani lavoratrici guadagnano meglio dei loro colleghi maschi, a fine mese si ritrovano sul conto in banca tra il 17 e il 20 per cento in più. Questo succede a Chicago, Boston, Dallas, Minneapolis e New York. Musica di tutt'altro genere quella che si ascolta in Italia, dove le prime reazioni al varo del piano del ministro norvegese non sono esattamente all'insegna dell'entusiasmo. Una legge per la "protezione dei maschi" dalle discriminazioni non è vissuta come un'urgenza. Qui le donne guadagnano il 9 per cento meno degli uomini. Il Paese è inoltre penultimo in Europa per tasso di occupazione "rosa". Non è proprio l'Eden dell'uguaglianza fra i sessi: negli ultimi anni le donne hanno fatto un passo avanti, tra gli occupati, e tre indietro: in famiglia, a scuola e in ufficio. Anche se è diminuito il tasso di disoccupazione, oggi circa del 10 per cento, le donne in carriera sono poche, percepiscono salari più bassi rispetto agli uomini e spesso sono senza figli. E non è tutto: secondo l'Istat il sorpasso sul rendimento scolastico e universitario sarebbe già avvenuto, ma sono in minoranza le donne che riescono a terminare gli studi. Poche presenze femminili anche tra i banchi del Parlamento e tra le poltrone del Consiglio dei ministri. Il trend si inverte solo nell'affidamento dei figli in seguito al divorzio. La situazione italiana sembra analoga a quella scandinava: 84 per cento contro il 6,5 delle custodie ai papà. Ed è forse per questo che la legge della Bekkemellem potrebbe far discutere.
Rossella Burattino 08 agosto 2007

11 commenti:

maggie ha detto...

putroppo confermo questo regresso italiano. Mi ricordo quando un mio amico, nei primi anni di università, mi diceva che il padre (proprietario di uno studio di ingegneria) quando doveva assumere qualcuno, nonostante ritenesse le donne più valide perchè più esigenti, faceva ricadere le sua scelta su un uomo in quanto "creava meno distrazioni in ambito lavorativo"...adesso, che sto cercando lavoro e mi capitano situazioni analoghe, ci ripenso, sorrido amaramente e mi dico "guarda un po'...il danno e la beffa".

antonella ha detto...

mia cara,diversamente dal governo norvegese,alcuni dei nostri ministri, preferiscono difendere i diritti dei gay,invece dei diritti delle donne...non so a chi dare la colpa,se al coma politico femminile o al sistema che finanzia i master per veline!

maggie ha detto...

"i master per le veline" è davvero eccezionale....sai, antonella, io non ne faccio più neanche una questione di diritti: mi lasciano sempre perplessa le divisioni sociali, che si tratti di donne, uomini, veline, gay, anziani...secondo me bisognerebbe non riconoscersi come "classe", bensì come cittadini. E anche se non si porta una giacca e una cravatta, si è competenti e determinati ugualmente.
comunque sul coma politico femminile concordo.

antonella ha detto...

Esattamente Maggie e io ti parlo come cittadina italiana.Negli ultimi dieci giorni in Italia,dal nord al sud, c'è stata una mattanza bestiale,una violenza nei confronti delle donne paurosa.Ma non è un caso di punta estivo.Forse se ne parla di più per carenza di notizie.Le statistiche parlano chiaro:c'è un uxoricidio ogni tre giorni(cento all'anno)e come cittadina mi domando perchè lo stato non fa niente.Perchè noi donne rimaniamo in silenzio,mute a farci picchiare,sgozzare e stuprare invece di pretendere giustizia.

maggie ha detto...

il fatto che noi donne restiamo mute e sopportiamo violenze (e non mi riferisco solo a quelle fisiche, ma anche a quelle psicologiche) credo sia, purtroppo, dovuto ad un retaggio culturale. Mi sono chiesta spesso come si possano sopportare certi abusi e sempre più spesso mi sono dovuta rispondere che, tra due persone, si vengono a creare degli equilibri, insani, che dall'esterno non si percepiscono, ma che pur sempre sono equilibri. Così, come si trovano (più raramente) uomini-zerbino, si incontrano (sempre di più) donne-silenzio. Il problema è, chiaramente, quando questi "terribili equilibri" degenerano (e questo è frequente) e si va incontro a violenze sempre più feroci. Una buona politica, per noi donne, potrebbe essere educarci ad essere felici...che non significa accontentarsi...forse così "equilibreremmo un sano equilibrio".

antonella ha detto...

Una buona politica sarebbe pretendere che i politici emanassero leggi a nostra difesa.La magistratura non punisce chi ci stupra o sgozza per strada e noi continuiamo a non batterci per ottenere giustizia.

Maddalena ha detto...

Antonella, ma dove le trovi queste immagini, sono buffissime!

antonella ha detto...

hi hi hi...ma si dai vista la mia innata tendenza alla polemica su tutto e sempre,almeno un pò di autoironia...che diamine!
besitos anto
p.s. vorresti un maggiordomo come quello lì eh?

Maddalena ha detto...

In effetti, mi piacerebbe provare l'effetto che fa ad essere servita da un uomo; anzichè avere sempre vissuto il contrario! A presto!

Anonimo ha detto...

la questione femminile in Italia temo che sarà difficilmente risolvibile e a mio avviso una (e sottolineo solo UNA delle ragioni)sta nel fatto che la cultura italiana storicamente chiesastica nel senso peggiore del termine vuole la donna comunque seconda, succube del padre-marito-figlio; non è un caso che l'emancipazione va di pari passo con la liberazione dai legacci del cattolicesimo.
fate un po' di mente locale e verificate se questa mia affermazione non sia valida sia per quanto riguarda i contesti sociali, geografici, culturali e non ultimo politici (quante sono le donne che emergono negli ambiti politici più legati al cattolicesimo rispetto a quelle dell'ambito laico o "detto alla maniera di Berlusconi" comunista?)
antonio

antonella ha detto...

uno nessuno centomila,direbbe pirandello.è molto semplicistico e riduttivo incolpare la chiesa romana cattolica apostolica delle problematiche femminili.abbiamo 6000 anni di patriarcato da smaltire ed il maschilismo ha origini antropologiche remote ed antiche.piuttosto se vogliamo dare delle colpe dire che quello che manca è una nuova coscenza femminile che purtroppo sempre più si poralizza attorno al potere maschile.

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