giovedì 17 maggio 2007

NOTE BLU


CHAPTER 2: IL TRENO COME METAFORA

Se ben ricorderete la volta scorsa, ho terminato la rubrica introducendovi la nascita dei primi blues, i woksongs.
Il carattere di questi canti è molto vario, caratteristica comune è che si parla di episodi di vita vissuta, come il lavoro che viene svolto dagli schiavi cantando, da qui il nome di work song, il dolore quotidiano che si trasforma in speranza di miglioria, di futura libertà.
Filo conduttore è sempre la tristezza ed il dolore per la condizione misera in cui vivevano i neri d’Africa costretti a condurre una vita cui di certo loro non era stata data la possibilità di scegliere.
Il canto blues si esprimeva in modo rudimentale, quasi primitivo, direi.
Il cantante guida, che nel worksong assume il ruolo del protagonista, racconta la sua storia al gruppo il quale accompagna la sua voce con il solo battito delle mani e con il canto e, come spesso accadeva, rispondendogli in coro.
Canto ed azione, dunque, alla base dei worksongs; canzoni tristi o allegre, amare, impietose tutte connesse con il ritmo del lavoro che veniva svolto e che aiutava il coordinamento dei movimenti dando, così, sollievo alla fatica.
Dal repertorio dei worksongs prendono vita le ballate, addirittura alcune derivavano direttamente dalle ballate scozzesi ed irlandesi che i neri ebbero modo di conoscere in America.
Uno dei temi dominanti di tali ballate era l’ambiente carcerario, di reclusi che fuggivano dai penitenziari per raggiungere le loro donne.
Donne buone, servizievoli, devote ai loro uomini, questi, di contro, cattivi soggetti che le tradivano, vivevano di espedienti. Erano questi i protagonisti di numerose storie raccontate nelle strofe dei blues.

Una delle ballate più conosciute, tra quelle che hanno come tema centrale l’ambiente carcerario, è “Midnight Special”, tratta dal repertorio di Leadbelly, un ex recluso in un carcere della Louisiana, che rappresenta un esempio significativo delle tante songs che si ispiravano al treno.
Il treno che passa vicino alla prigione, fischiando, che lascia dietro di sé una lunga scia di vapore, che arriva da lontano e che si dirige non si sa dove; treno che porta con sé uomini liberi e che potrebbe rappresentare la libertà per quei poveracci che soffrono, portandoli lontano dai luoghi della loro sofferenza.

When you gets up in the morning
When that big bell ring
Goes a-marchin’ to the table,
Meet the same old thing.
Knife and fork are on the table
With nothin’ in my pan
If you say anything about it
Have trouble with the man.

Let the Midnight Special
Shine her light on me;
Let the Midnight Special
Shine her ever lovin’ light on me.


Quando ti alzi la mattina
Quando suona la grande campana
Te ne vai a passo di marcia verso i tavolo
E trovi sempre la stessa roba.
Coltello e forchetta sono sul tavolo
Ma non c’è niente nel mio padellino
Se trovi qualcosa da ridire su questo
Ti metti contro il guardiano.

Lascia che il Treno di Mezzanotte
Mi illumini passando;
Lascia che il Treno di Mezzanotte
Mi illumini con la sua luce piena d’amore.

2 commenti:

Ely ha detto...

Mi è piaciuto molto il tuo articolo.
Conoscere qualcosa di nuovo attraverso il racconto di un'altra persona ha un non so chè di "fanciullesco"...
Insomma mi ricorda quand'era piccola e mi leggevano una storia.
Sapevo che il Blues rappresentava una triste ed ingiusta realtà di quel periodo ma non sapevo invece che "il canto e l'azione" fossero alla base dei worksongs. Mi si stringe il cuore al pensiero di certe ingiustizie.
In tal senso ho un ricordo sbiadito di "RADICI" un film che vidi da bambina e che ora non credo riuscirei a rivedere.
Ma le emozioni che questa musica e questi canti riescono a dare hanno il diritto ed il dovere di essere conosciute. Per non dimenticare. Brava.
Ely

IleniaF ha detto...

Ciao Ely, ma grazie mille.
La cosa bella, infatti, che sta dietro a questa musica è le storia dei personaggi che hanno sofferto, ma che non hanno mai abbassato la testa o sono stati li a lamentarsi, anzi....i loro "sfoghi" sono diventati dei canti bellissimi, pieni di amarezze, gioie, dolori e tanto altro.
Io ho imparato molto leggendo la storia del jazz, ma soprattutto mi ha insegnato che c'è stata tanta gente che ha sofferto a causa di uomini come loro, ma che, per chissà quale disegno divino, sono stati più fortunati per essersi trovati dall'altra parte.
Dici bene...per non dimenticare!

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