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mercoledì 11 novembre 2009

APPELLO A TUTT@ ROSA STANTON: DIAMO PROVA DI LIBERTà!



Mi scuso con Susana perchè occupo il suo post(o).
Non posso farne a meno, dopo aver letto quanto Lorenzo racconta qui sotto. Ho già lasciato un commento sul post, ma per la stima e l'affetto istintivo che nutro nei suoi confronti, non me la sento, questa volta, di limitarmi a commentare.
E penso che noi tutt@ siamo chiamat@ a rispondere con i fatti davanti alla sua difficoltà. Altrimenti, che comunità siamo? Quale condivisione rappresentiamo, oltre quella -seppur importante- della parola? Scriviamo una mail all'editore di Lorenzo (info@barberaeditore.it), e ordiniamo una copia del suo libro ("ONEIROS").
Forse riusciamo a farlo pubblicare. Forse, no. Almeno, dimostriamo(ci) che - come diceva il poeta - "libertà, è partecipazione"

domenica 15 febbraio 2009

ROSA STANTON

DATEMI UN MARTELLO...HO QUALCOSA DA SISTEMARE
di MonicaC



Sveglia alle 7 del mattino. Mi lavo come un gatto. Riempo la borsa di fogli che non leggerò. Alle 7 e 35 sono in strada. Ho 10 minuti per arrivare in stazione e prendere il BLQ. Due traiettorie possibili: verso via Indipendenza dove passa il salvaculo 19 - ma sono all'inizio del Pratello - oppure giù per via Marconi, sfidando autobus che hanno una frequenza più incostante del mio umore. Rischio e decido per la seconda opzione. Aspetto 5 minuti. Niente. Inizio a camminare sputacchiando bestemmie. D'improvviso appare il BLQ in direzione opposta. Panico. Non ci sono fermate su via Marconi. Calcolo mentalmente il percorso opposto e, intanto, prego che via Indipendenza sia bloccata dal traffico (domenica mattina alle 7?), con la stessa concentrazione che da bambina mettevo nel calpestare le formiche. La mia ferma volontà di sfuggire alla dipendenza da taxi produce onde positive: si materializza un 21. E' fatta. In stazione il BLQ attende minaccioso. Arrivo all'aeroporto alle 8 e 10 minuti. Il mio volo parte alle 9 e 15. Al chek -in la signorina Meridiana mi avvisa che c'è un ritardo di 45 minuti. Vorrei ucciderla. Mentre mi allontano mugugnando spergiuri, l'altoparlante mi richiama al banco. Avevo lasciato metà del mio foglio d'imbarco. Sto quasi per rinunciare all'idea di tornare in Sardegna per votare.
Sborso 175 euro per un volo di andata e ritorno in giornata, che oltrettutto per portarmi a Cagliari fa prima scalo ad Olbia. Dove, per famigerate regole di sicurezza internazionale, tutti i passeggeri sono obbligati a scendere e fare un secondo imbarco. Aspettare almeno 30 minuti nell'aeroporto al neon della Costa Smeralda, e risalire sullo stesso aereo, nello stesso posto, senza nessun controllo.
Intanto, a Bologna, recuperato il biglietto compro il giornale e fumo una sigaretta. Dall'altra parte del mare, la famigliola stressata pronta a partire all'alba (125Km=250Km), attende conferme. Faccio un'economica colazione - caffè, spremuta e cornetto - oggi in promozione a 4 euro ma che, servita al tavolo ha un lieve rincaro. Pago 8 euro, troppo incredula per lamentarmi. Dopo aver letto tutti i titoli in sconto alla libreria Mondadori, 50 pagine dell'Europeo sulle elezioni in Italia dal 1946 al 2001, e l'intero Manifesto, decido che è venuto il momento di oltrepassare la soglia dei controlli. Appena varcata la zona dove non potrò più fumare, sollevo lo sguardo sul monitor sopra il mio gate: 11 e 15. Lo rileggo. Poi, di nuovo. Per 30 secondi mi convinvo si tratti dell'originario orario d'arrivo a Cagliari. Sbagliato. Ovviamente, all'uscita d'imbarco il vuoto peneumatico. Ovviamente, nessuno si è degnato di annuciare un ritardo di 2 ore. Mentre ogni dieci minuti, una voce registrata ripete che non sono ammessi liquidi nel bagaglio a mano. Vorrei urlare. Ma qualcuno lo sta già facendo per me. Davanti all'ufficio Meridiana una fila di gente incazzata chiede spiegazioni. "L'aereo è in ritardo perchè a Cagliari c'è la brina", spiegano gli umoristi hostess, steward e chiccacchio sono. Stizziti poi - per la richiesta avanzata da un signore grigio barbuto sul perchè non si avvisi prima di un ritardo del genere - rispondono: "Non possiamo sapere in anticipo se ci sarà la brina sulle ali".

AVVISO: Scusa Fabio se ti posto sopra, è colpa del caledario di Ilenia, ieri era San Valentino...

lunedì 19 gennaio 2009

SONO DISTRUTTA



Considerando uno stage di vita...
A cura di Monica Caboi

Lavorare stanca. A volte gratifica. Altre meno. C’è chi spesso mi dice: ‘’Sei cresciuta’’. Quasi con fierezza e un pizzico di rammarico, capita con un velo di malinconia. O probabilmente sono io a specchiarmi intimorita in quelle parole. Che a volte suonano come una sentenza inappellabile. Perché so di esserlo, al di là di qualsiasi constatazione di attributo anagrafico, ma manco di quello che da bambina pensavo sarei stata: non sono un’ astronauta, né una ballerina – sogni persi senza alcun rimpianto – , e alla fine nemmeno un avvocato (a volte ci penso ancora). Però scrivo. E questo è un punto fermo, dal primo diario a 9 anni alle patetiche poesie dell’adolescenza. Cerco di fare un mestiere che non so ancora se sia il Mio Mestiere. Intanto, scrivo. Spesso di cose di cui non potrebbe fregarmene di meno. E scrivere scrivendo, pian piano, entra dentro di me. E penetra anche in ciò che non mi fa impazzire, sostituendo nel piacere il contenente al contenuto. E di questo mi capita di essere felice. E poi terrorizzata. Angosciata dal pensiero di trasformarmi in una stenografa della notizia. Comunque, scrivo. E una cosa è certa, nessuno mi paga.

venerdì 3 ottobre 2008

SONO DISTRUTTA


Intorno a Facebook e a tutto cio' che apparentemente ci aiuta
di MonicaC

Da due giorni sono una facebook addicted e l'uomo piu' grasso del mondo mi ha accettata tra i suoi amici. Gongolante di imbeccilita', sono arrivata a lavoro e ho reso partecipe il mio capo della lieta novella. Lui mi ha squadrato con perplessita' e, sorridendo beffardo, ha detto: "Ma lo sai chi sta dietro a Facebook?". L'ho guardato come un' ebete, pensando che la risposta "un nerd" non fosse in realta' quella giusta e, infatti, non lo era. Almeno, non totalmente.
Leggete la traduzione di quest'articolo di Tom Hodgkinson pubblicato sul Guardian il 14 gennaio 2007, e inorridite con me: http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2008/09/detesto-faceboo.html#more.
In realta' piu' abbattuta che sollevata, i primi segni della dipendenza evidentemente si stavano gia' manifestando, mi metto a cercare a caso qualche notizia da leggere e, sfiga delle sfighe, mi imbatto in un articolo dell'Ansa New York intitolato: "Troppe chiacchere tra ragazze causano depressione". (...)
A questo punto la mia vita e' rovinata, e fugaci dubbi si trasformano in monumentali certezza.
Detta come va detta, le paranoie di cui noi donne siamo vittime (volontarie) predilette - piu' note con l'espressione, poco fine ma tanto evocativa, di "seghe mentali" - rientrano in un fenomeno ribattezzato dagli psicologi americani "co-rumination". Una parola che evoca l'atto del ruminare il pasto tra gli animali erbivori (vedi mucche), utilizzata per definire certe chiacchere ossessive femminili, in cui fatti e (ri)fatti della vita sono sminuzzati (anche questo un termine con chiari richiami) e sviscerati (idem) fino alla nausea, con il rischio di provocare solo un senso di frustrazione e inadeguatezza.
Nell'articolo il termine e' riferito alle tipiche chiacchere fiume delle adolescenti, contrapposte a piu' sane abitudini maschili, come dare due calci al pallone con gli amici, che a conti fatti risolvono molto piu' problemi.
Ma, ammettetelo, sappiamo benissimo di esserci anche noi tra quelle adolescenti sfinentiricercatricidiconsiglialtrui.

sabato 27 settembre 2008

SONO DISTRUTTA

"Quello che ho imparato. Quello che mi hanno insegnato."
a cura di Monica

E’ banale e, forse, ridicolo a quasi 30 anni sentirsi folgorati da scoperte che, solo dieci anni prima, ritenevi avrebbero fatto
parte della tua vita spontaneamente.
Forse fa tanto ‘incapacità di crescere’, o, traslando un termine che qui è inflazionato
come l’ausiliare essere, ‘boluda’. E non sono mai stata così felice di sentirmi una coglionazza.


Le prime considerazioni scaturite dal nuovo stato di consapevolezza sono: questa città è liberatoria; avevo smesso di ballare perché non mi piace certa musica; odio sentimi osservata.
Come prima cosa. Poi viene il resto.
Andare ad un concerto reggae (http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=80227951) in un ex teatro, vestita come Audrey Hepburn, e sentirsi a proprio agio.
Non stupirmi più delle saponette, come pomelli appesi a braccia metalliche, che ti accolgono in ogni cesso pubblico e che, per l’utilizzo, richiedono fugaci masturbazioni.
Poter girare un’intera notte una città di 14.000.000 di abitanti solo con l’ausilio dei mezzi pubblici, e non perdere la speranza.
Mettere la gonna, ripudiata per scomodità, imbarazzo e antichi traumi, e domandarmi: “Come ho fatto a vivere senza sino ad oggi?”
Conoscere Giulia e Andrea e riacquistare fiducia sui futuri incontri della mia vita. E sentirmi triste per la loro ‘despedida’, come se non dovessi rivederli mai più, come se avessero fatto parte della mia vita da sempre.
Riscoprire passioni dimenticate, come il piacere di sapere cosa c’è dietro un fatto, e sentirsene parte.
Vedere le Madri di Plaza de Mayo, vecchie mai stanche con gli immancabili fazzoletti bianchi, cantare: “Yankee non rompete i coglioni, l’America Latina si guarda e non si tocca” .
Sentirmi a casa, dall’altra parte del mondo, ma non per questo pensar di voler restare qui.
Poter vivere senza Montenegro…
Tutto perfetto, o quasi.
Pensare di essere cinica e non sentirmi in colpa, questo, purtroppo, non l’ho ancora imparato. Potenza del cattocomunismo di mammina, o chissà…
Comunque, un abbraccio dal mio rifugio. Presto ci rincontreremo.

lunedì 18 agosto 2008

SONO DISTRUTTA




1° NEWS DA BAIRES: RITROVO PARENTI DESAPARECIDOS
di Monica


Ripartiamo per Buenos Aires, portandoci dietro chili di dulce de leche (la Nutella nazionale) e un senso di stordita e malinconica felicita’. Forse, ma questo non ce lo diciamo, pensiamo a mia nonna Angela, a quel corpo di piccola signora Minù rimpicciolito dalla vecchiaia e a tutte le volte che, seduta a leggere sulla sua poltrona, avrà pensato a quei fratelli lontani.

Il viaggio di solo andata dei fratelli di mia nonna paterna, Cesare e Antonio, che nel 1923 salparono dalla Sicilia destinazione Santa Fè, faceva parte delle saghe familiari impolverate dal tempo.
L’ultima lettera inviata dall’Agentina risaliva agli anni ‘50 del secolo scorso. Morti i due fratelli, infatti, le comunicazioni si erano interrotte, causa nipoti cresciuti in terra straniera che si dispiacevano di non sapere scrivere in italiano. Fine della storia.
Se e quanto mia nonna avesse pensato a quei parenti lontani per i 40 anni di vita che le rimasero, non è dato saperlo. Non era molto loquace. Ma forse lo e’ stata abbastanza per non permettere ai suoi figli di dimenticare.
Oggi, 58 anni dopo quell’ultima lettera, io e mia sorella siamo in Argentina e una promessa, fatta quasi per gioco, rischia di realizzare il suo intento...

Il primo fine settimana libero dallo stage all’Ansa, partiamo per Rosario. Dopo un giorno passato nella città sede del celebre monumento alla bandiera argentina, indecise se arrivare sino a Cordoba, all’ultimo minuto saltiamo su un autobus per Santa Fè, e i segni iniziano a manifestarsi.
A due ore di distanza da una Rosario fredda e ingrigita, troviamo ad accoglierci il caldo vento quasi tropicale. È abbastanza per metterci di buon umore. Gironzolando senza meta ci imbattiamo nel monumento per le vittime dell’alluvione del 2003, con un prato di 30 piccole croci bianche, tante quante i morti travolti dallo straripamento del fiume Salado.
Trovato l’albergo, cerchiamo nella guida telefonica il cognome Contu, e, chiunque essi siano, ci sono: Contu Luis e Contu Ines. Saranno i cugini di mio padre o loro figli? Facciamo un po’ di conti: nostro padre ha 67 anni, la nonna e’ morta che aveva 82 anni, ben 16 anni fa, i due fratelli avevano almeno 10 anni piu’ di lei, devono essere i figli.
Da quel momento in poi, le elucubrazioni sul come e quando contattarli si sommano, moltiplicandosi, nelle nostre teste di sarde terrorizzate dal concetto metafisico di INVADENZA. Scartiamo subito l’ipotesi una telefonata, con il nostro spagnolo stentato saremmo liquidate come molestatrici dell’etere. Presentarci a casa loro di punto in bianco sarebbe, appunto, invadente. Ultima chance, rivolgerci all’associazione italiana Dante Alighieri. Ma è domenica, dobbiamo aspettare il giorno dopo.
La ricerca, iniziata come un gioco, ci ha preso la mano e, anche se fatichiamo ad ammetterlo, una fredda accoglienza rischierebbe di farci restare male.
Alle undici del mattino, davanti all’associazione Dante Alighieri:
- “Entri?”
- “Andiamo insieme, ma parli tu”
- “E che gli dico?”
- “Se conoscono i Contu”
- “E poi? Questi ci prendono per matte”
- “Forse…ma che si fa?”
Alighieri non ci servi!
Prendiamo un taxi e ci facciamo portare all’indirizzo sotto il nome di Ines, che sembrava essere quello di un’attività commerciale. Quindi, sempre per il concetto metafisico di cui sopra, un luogo meno intimo della casa familiare.
Trenta “quadras” dopo, davanti ad un cancello vediamo spuntare un ragazzo. Un balzo giù dal taxi e gli chiediamo della signora Ines. Lo sguardo perplesso che ci rimanda, ci convince di aver fatto bene a chiedere all’autista di aspettarci.
“Ines non c’e’”, dice "vi chiamo Angela".
Angela? Scappiamo? No, restiamo. Angela arriva e impalate come due ebeti diciamo: “somos tu primas de Italia”.
-"Italia?"
-" Sì", sorridiamo paralizzate.
-"Sicilia?"
-"No, Sardegna"
-"Sardegna???" e quasi urla!
Cinque minuti dopo, il taxi è ripartito e Angela, che si chiama nome e cognome come mia nonna, prima ride, poi ci abbraccia, poi un po’ si commuove, poi chiama la madre: è lei la Ines dell’elenco, moglie di Luis, figlio di Cesare, fratello di mia nonna.
Conosciamo nell’ordine:
Angela, detta Ciqui e sua sorella Susana.
Il marito di Susana e suo figlio Luis, il ragazzo che ci ha accolto al cancello.
La Ines, sopradetta.
I figli di Angela: Indira, Alan e Nerina.
Carina, moglie di Luis e i loro figli, Dana e piccolo "loco".
Mancano all’appello: la figlia di Susana, Georgina, medico a Rosario, definita “una single convinta”;
lo zio Luis , detto Ciquito -altrimenti chi lo riconosce tra i duemila Luis?- 80 anni, cugino di mio padre;
e Hugo, l’altro nostro cugino che arrivera’ poi con sua moglie.
Dopo aver capito chi è figlio di, quanti cugini di 2° grado si contano, chi è morto e chi vive, scopriremo ben altre cose:
che dire “que barbaro” equivale a “stupefacente”; che la tortilla di Ines e’ la migliore mai mangiata; che Susana “llora” per davvero; che Dana studia italiano alla scuola Dante Alighieri; che le cugine hanno un’attivita’ che produce farine alimentari e prodotti dolciari; che i fratelli della nonna erano piu’ bassi delle loro mogli.
E che mai avrebbero pensato di ritrovarci. Noi, come loro.

giovedì 19 giugno 2008

SONO DISTRUTTA




VADO
A cura di MonicaC

Partire è un po’ morire e blablablabla…
Si muore più lentamente, e di certo con molto più dolore, se devi inscatolare la tua vita tenendo conto del fatto che per i prossimi 5 mesi, questa non sarà più la tua casa. Una sofferenza indicibile, anzi, inenarrabile, se un mese lo passerei al sole della Sardegna e gli altri tre dall’altro capo del mondo, dove, indovinate un po’?, è INVERNO.
Allora, mi pare ovvio che non possa lasciare il mio cappottino nero qui, né tanto meno quello grigio (acc..mi ero scordata di averlo). E gli stivali? Li prendo tutti o lascio quelli di gomma per la pioggia con i pesci bianchi e neri, tanto carini ma che quando li metto mi stressano le caviglie? Vabbè li lascio. E le ballerine? Devo lasciare anche quelle che sembrano fatte con la stoffa dei divani delle nonne, un po’ pelose e con delle pietruzzole luccicose appese sulla punta? Descritte in questo modo, fanno schifo, ma io le adoro…Eh no, non le lascio prendo pure quelle. E le borse? Quante borse è giusto portarsi dietro senza essere assurde? Sprecone? Consumiste? 3? 4? Ne ho prese 15, tra le quali alcune che avevo dimenticato di avere, lasciandone 6. Anzi, 15 +1, la DIVINA, acquistata ieri E le mutandine? Sì esatto, proprio quelle. Ma quante ne ho? Boh. Le ho prese tutte.
Il mio pulcino, da profumare. La macchina fotografica. Due cinte verdi, ua bianca e una nera.
E i libri? Quelli che ho comprato e mai avuto il tempo di leggere. Li prendo, con parsimonia, perché so che il viaggio sarà lungo e se ne accumuleranno degli altri. E i libri pesano, più delle borse.
Iniziano la strada con me: Tenera è la notte, lo so è vergogno so non averlo mai letto, ma ho visto il film….Non lasciarmi di Ishiguro, che nonostante il titolo ingannevole non parla d’amore, ma è una terribile storia claustrofobia di donatori d’organi un po’ “particolari”, letta per metà e mai conclusa perché colta da insopprimibile angoscia. Memorie di una ragazza per bene, dopo Il secondo sesso, I mandarini e Una donna spezzata, è ciò che manca. Poi, un regalo, 54 dei Wu Ming, che da solo vale 3 libri, e non mi riferisco unicamente alla mole. Simone Weill e il Manifesto per la soppressione dei partiti politici. Poi ancora, Claro que sì, ossi la grammatica spagnola, con allegato vocabolario…E, infine, non per importanza, la guida Routard sull’Argentina… Vorrei portare Miele amaro e La vendetta barbaricina, ma ho pensato che la pesantezza sarda si addica maggiormente alle serate invernali bolognesi.
Tutto questo in 2 valigie e 2 scatole. Amorevolmente “scocciate”. Dopo calcoli metafisici sulla grandezza, il peso, la forma, e il contenuto. Scatole che, spero non in tempi biblici, le poste italiane passeranno a ritirare, destinazione Isola. Se il carico affonda nel mare, perdo metà della mia vita. E non scherzo. Vi abbraccio tutte.

martedì 27 maggio 2008

SONO DISTRUTTA


IO SONO UN PUZZLE, SE PERDI I PEZZI HAI PERSO
di MonicaC


(Foto by Katia Ceccarelli)


Ciccia, libri, urla, dolcezza, sconforto, confusione, ....
Oggi, mi piacerebbe ripartire dall’inizio.
Partecipare alla circolarità delle idee, non quelle intrappolate al di là di qualche iperuranio.
Ripartire dalla constatazione che l'amore non sia dialettico: non capisco perchè lo dimentico sempre.
Dal manifesto della donna futurista di Valentine de Saint-Point: “le donne sentimentali guardano alla luna. Le donne futuriste all’eros creativo”. Da parole che suonano: “At last /my love has come along /my lonely days over /and life is like a song”.

AMORE
“Amare e' soffrire. Se non si vuol soffrire non si deve amare. Pero' allora si soffre di non amare, pertanto amare e' soffrire, non amare e' soffrire e soffrire e' soffrire. Essere felici e' amare, allora essere felici e' soffrire, ma soffrire ci rende infelici, pertanto per essere infelici si deve amare o amare e soffrire o soffrire per troppa felicità... (Amore e Guerra, Woody Allen)
CALORE
La conduzione del calore tra due corpi, avviene quando gli stessi corpi entrano in contatto tra di loro; a questo punto le molecole del corpo a temperatura maggiore, dotate di energia cinetica più alta essendo essa proporzionale alla temperatura, disperdono parte della loro energia verso le molecole del corpo più freddo finché anche queste ultime non hanno raggiunto un livello di temperatura, e quindi di “agitazione termica”, di equilibrio termico.(La termodinamica)
PAZZIA
"Dobbiamo, di tanto in tanto, riposarci dal peso di noi stessi, volgendo lo sguardo là in basso su di noi, ridendo e piangendo su noi stessi da una distanza di artisti: dobbiamo scoprire l'eroe e anche il giullare che si cela nella nostra passione della conoscenza, dobbiamo, qualche volta, rallegrarci della nostra follia per poter stare contenti della nostra saggezza." (Nietzsche)
COMPRENSIONE
numero di caratteristiche specifiche che rientrano nella definizione del concetto; ad esempio, il concetto di uomo contiene le caratteristiche di "animale" e "razionale". Estensione e comprensione sono inversamente proporzionali: più aumenta l'estensione (=più caratteristiche specifiche definiscono il concetto), più diminuisce la comprensione ( = minore è il numero di enti cui il concetto di riferisce). (Logica, Aristotele)
SENSO DI ME
Body and soul (Carmen McRae & Etta James)
AMICIZIA
“Ma amico è chi ama o chi è amato?” (Liside, Platone)
STUPIDITà
da stùpeo = son stordito, resto attonito.
VERITà
"Noi siamo invitati a parlare della verità. E' importante che si sia stati invitati, perché la cosa peggiore è voler parlare della verità. Quando si vuole parlare della verità, magari si vuol dire che cosa è la verità e magari ci si mette anche a fare propaganda in favore della verità. Cerchiamo quindi tutti di salvaguardare il nostro "essere invitati". Parliamo della verità, perché ci è chiesto; diffidiamo di coloro che invece, in prima persona, si fanno avanti e si propongono di parlare della verità". (Emanuele Severino)
DUBBIO
iperbolico

mercoledì 5 marzo 2008

SONO DISTRUTTA

CITTà PER BACIARSI
a cura di MonicaC





L’amore è eterno finché cura.
Finché c’incorona e ci inargenta, come ebbe a dire la Valduga.
Così stanno le cose. Così dovrebbero essere.

Settimane fa sono stata a Torino, a trovare le mie amiche.
In ogni angolo di strada, qualcuno si baciava attorcigliandosi. Milioni di fidanzatini di Peynet riempivano l’intero spazio visivo. Sembrava ci fosse in atto una congiura.
Forse perché nell’aria si respira tutto quel cioccolato? Forse perché Torino è una città romantica?
Non lo so. Così era, così mi è parso che fosse.
Pure le mie amiche si muovevano in una corrente amorevole.
Ho pensato: forse è davvero l’aria? magari mi trasferisco a vivere qui. Pensiero abbandonato in un secondo.
Già, purtroppo o meno male, non basta l’aria o il cioccolato.
Quanti aerosol servirebbero, quanti bagni nel gianduiotto, per continuare ad aggrovigliarsi?

Tornata a Bologna, mi accorgo però di qualcosa che stona, e non è solo il contenuto del cornetto o la puzza di piscio sotto i portici. Mancano i baci e la gente abbracciata.
Forse è meglio che torni a Torino.
O Torino è solo la distanza, e potrebbe essere Roma oppure Milano?
Saranno i chilometri a fare la differenza? O qui manca un po’ di poesia?
E se fosse, basterebbe ad Alberto regalare “un fiore di carta, che non profuma, né metterà mai foglie stanche”?
Basterebbe ad eternare tutto quel che raramente dura, sapere che “due, non é il doppio di uno ma il contrario, della sua solitudine?”
Chissà.
A Bologna, comunque, manca l’aria.

martedì 15 gennaio 2008

SONO DISTRUTTA

............................
a cura di MonicaC

Preferirei, se potessi, in questo istante, volatilizzarmi nel nulla come se non fossi mai esistita.
E non intendo dire che vorrei fuggire lontano, in qualche luogo esotico, per non pensare a ciò che più mi angoscia in questo momento. Ciò che intendo dire è proprio SPARIRE, PUFF...e non ci sono più! Farmi piccola piccola nell'ordine dei nanometri e sperdermi nel vento come il polline, i soffioni, il nevischio, le briciole del pane, il profumo, la cenere, le piume e la sabbia.
E invece sto qui. E non mi sperdo in niente.
Scusate.

mercoledì 2 gennaio 2008

Saluti da Sharm



di Monica Caboi

Salve, salve amichette.
Un saluto veloce perche` qui la connessione e` a manovella!
1. C`e` il sole, ma non brucia.
2. I pesci sono estremamente colorati, tipo colori da big babol o caramelle piene di coloranti.
3. Gli egiziani (per mia sorella, INDIANI), sono dei maniaci sessuali.
4. la devo smettere di sorridere a tutti altrimenti mi stuprano (mia sorella non fa altro che ricordarmelo!!)
5. YOU ARE LEBBRA? Questa ve la spiego in un post tutto per lei.
6. L`unica Monica famosa qui e` la Lewinsky, il che fa capire molte cose...
7. L` alcol per i turisti allocchi costa quanto una seduta dal dentista. Vabbe`, mi disintossico...
8. Il mondo e` pieno di russi, almeno a giudicare da qui...e bevono tutti come spugne, anche i bambini...
9. Ho visto piramidi di gamberoni. Anche questo merita un post a parte.
10. Ormai conosco a memoria le hit russe del momento. Ce n`e` pure una con il mio nome, ma non so che dice.
11. Domani, Sinai. Speriamo di non morire assiderati.

Un saluto, a presto

domenica 2 dicembre 2007

SONO DISTRUTTA

LA FELICITA'? SOLO TREEUROECINQUANTA.
di MonicaC








Venerdì, in un super fighetto hotel di Bologna centro, si è tenuta la premiazione della vincitrice del concorso vestirsi di emozioni.
Della quale (vincitrice) non parlerò e sul quale (concorso) non mi dilungherò, perché ci penserà Patrizia a farlo per voi.

La nostra cara Patrizia, si era ben raccomandata che ci si presentasse dignitosamente vestite all’evento, sentenziando, “cave mi raccomando, eleganza”, con un aplomb che neanche Susanna Agnelli.
Ammonimento che sicuramente non ha impaurito Ilenia, per tempo fornita di divino smeraldino abito Pinko, né tanto meno Irene, perfetta in una mise da giardino delle vergini suicide con tanto di very original jewels of the twenties, né tanto meno Cicobio, che si sarebbe potuto scambiare per il figlioccio di Domenico&Stefano, e men che mai Alberto, il più estinto tra i poeti, così charmant con le gote arrossate (sorvolo sul bianco fulardino annodato come i cordoni delle borse di un carico da diligenza). Che dire poi di Vladimiro, in logo no logo, o di Roberto, che stillerebbe fascino anche in pantofole, o di una Luigia super tirata e ovviamente di Patrizia e della sua mamma: D.I.V.I.N.E!
Ed io invece? Io?
Bè io, dopo una sera passata ad ingurgitare liquore Strega, con il segno del cuscino tatuato sul lato destro del corpo, ho trottato tutta la mattina alla ricerca di qualcosa che mi potesse far assomigliare ad una signorina per bene.
Forse con una gold card l'obiettivo sarebbe stato facilmente raggiungibile, ma con il mio green bancomat le cose si sono rivelate piuttosto complicate.

Mi piacerebbe chiedere a tutte le case di moda low price, che fanno leva sul loro essere cool pop (sarebbe onesto dirlo se intendevate il popper):
1) Ma chi cazzo è che mette le taglie sui vestiti? Enrico la talpa?
2) Qual è il vostro prototipo di riferimento? forse la Tania con la cellulite?
3) Per chi fate le magliette lunghe-lunghe e smilze-smilze? per il mocio vileda?
4) Dove li addestrate i commessi che urlano come delle groupie arrapate “chi è la signora che mi ha chiesto la gonna XL”? forse ve li fornisce la mondialcasa?

Morale della favola: dopo 4 ore di marcia serrata, 15 paia di pantaloni provati -per scoprire gongolante che la 40 mi va larga, poi sfiduciata, che la 38 non supera i promontori delle chiappe, infine incredula, che non esiste la 39- ho gettato la spugna maledicendo le mie ristrettezze economiche e tutti i zara, heicendemm, manghi e montagnole del cavolo.

Con i polpacci doloranti ho arrancato sino alla porta di tuttounto e, poggiato il mio culo su uno sgabello arancione, mi sono consolata con un fritto misto in cono di carta.
Buonissimo. A soli 3 euro e 50.

giovedì 8 novembre 2007

SONO DISTRUTTA


MATRIARCATO E UOMINI CASALINGHI

a cura di MonicaC




In Cina Meridionale, ai confini del Tibet, vive, sul lago Lugu, la comunità dei Mosuo.
L’ultima società matriarcale della storia, se mai ne sono esistite in questi termini.
Per intenderci: niente famiglie tradizionali, ma uomini strumenti di inseminazione e piacere sessuale, nonne come capifamiglia, donne che lavorano e uomini no, amori promiscui senza patemi d’animo monogami.
Per qualcuno la terra dei balocchi.
Se un ragazzo piace, la ragazza gli graffia con un dito il palmo della mano, che tradotto significa “stanotte mi vuoi venire a trovare?”. Se lui risponde al graffio, la notte d’amore è assicurata, comprensiva di romantica scalata di muro per raggiungere la stanza dei Fiori. Se poi lui piace alla nonna patriarca, può permettersi di venirla a trovare ogni notte e fare pure colazione con lei.
Niente di più. Ognuno poi per i fatti suoi.
Libero e libera di amare chi vuole.
I padri sono figure inesistenti, nella maggiorparte dei casi questo ruolo è assunto dagli zii che vivono nelle case con le nonne-matriarche, i fratelli di queste e le femmine di famiglia.
Sul sito ufficiale degli uomini casalinghi (ASUC), giuro che esiste, leggo che in realtà oggi “resiste” una comunità di 30000 persone, ricondotta a costumi più miti alla fine degli anni Sessanta, dalla"Grande Rivoluzione Culturale Proletaria''.
Oggi, ahimè, sembrerebbe essere solo un’attrazione per i turisti di bocca buona.

Se volete saperne qualcosa in più c’ è un libro di Yang Erche Namu e Christine Mathieu, “Il paese delle donne” (edito da Sperling&Kupfer, 2003), oppure andate sul sito www.asuc.it, nato, cito letteralmente, "per prendersi cura della dimensione interiore della propria identità maschile e della dimensione domestica della propria casa.”

Che carini questi ASUC, chissà se gli piacerebbe essere dei MOSUO…magari glielo chiedo.

venerdì 19 ottobre 2007

SONO DISTRUTTA

E’ oggi qui con noi, Skalabrino a.k.a. Marco Calabrese, tastierista degli Aretuska, yeah!
a cura di MonicaC



Ho braccato Skalabrino per mesi, l’ho persino dovuto seguire nella sua città natale, Campi Salentina, in quel di Lecce, per poter avere l’onore di quest’ intervista. Circondata da tappeti turchi, dischi e un maiale di strass rosa, ho estorto, al nostro (MIO e pure un po’ vostro), piccanti confidenze che neanche Rolling Stones.

Per i pochi che non lo sapessero, gli Aretuska sono la band di Roy Paci, quelli dell’ormai tormentone dell’estate “Toda Joia, toda beleza”, band fissa a Zelig!


Ciao Marco, ti ringrazio per la disponibilità, che fatica raggiungerti…per farti perdonare dovrai rispondere almeno a tre domande cretine.
Tiè! Lo faccio per tutte quelle tra voi costrette ad inseguire un uomo…



Prima domanda cretina: “Definisciti in due parole”
R: “Brillante e rompipalle.” (Modesto e onesto, aggiungo io!)

Seconda domanda cretina: “Fatti una domanda e datti una risposta!”
R: “Non è facile…è la prima volta che mi succede una cosa del genere…(“Non rompere”, gli ingiungo e lo faccio per tutte voi!) Ok, ok… (palmi distesi ad indicare arrendevolezza), ci sono, “ma è vero che sei ingrassato?” risposta: “No, è la maglia che fa difetto…” (ride imbarazzato)

Terza domanda cretina: “Com’ è l’Incontrada da vicino?”
R: “E’ una bella ragazza, molto spagnola…in tutti i sensi!”


Ok, basta cazzate!

D: “Raccontaci com’è iniziata la tua avventura negli Aretuska. Insomma, di come, dal piccolo paese del Sud, sei finito a suonare in TV e nei maggiori festival europei.”
R: “Un po’ come nei migliori film americani, dove i sogni diventano realtà. Sei anni fa, ho portato una demo della mia ex band (N.d.R Vento di Fronda) ad un concerto degli allora Roy Paci & Aretuska e il caso ha voluto che Roy avesse bisogno di un tastierista ed eccomi qui.”

D: “Dicci la verità, ti sei un po’ montato la testa?”
R: “Ma, direi di no, chi mi conosce intimamente lo sa, tu che ne pensi?”

Effettivamente, io che ti conosco intimamente, potrei dire di si, ma anche no.

D: “Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Insomma, cosa ascolti, quando non suoni?”
R: “Tutta la black music, ossia tutto ciò che ha a che vedere con il blues, il soul, l’r’n’b, il jazz, senza farmi mancare dell’ottimo reggae e dub.”

D: “Mi spieghi in due parole cos’è il dub?”
R: “E’ un genere musicale nato in Giamaica negli anni ’70, che in linea di massima corrisponde ad una sorta di precursore del moderno remix. Praticamente i vari standard reggae venivano remissati aggiungendo echi e riverberi molto lunghi ed ipnotici.”

D: “Ci fai qualche nome di musicisti che ami?”
R: “Beh, sicuramente, John Coltrane, Chat Baker, James Brown, Ray Charles, non posso dimenticare Bob Marley, ma anche artisti più “recenti”, come ad esempio gli inglesi Herbaliser, che fondono l’ elettronica con la soul music. Insomma, vorrei la pelle nera…”

D: “Un disco fondamentale nella tua vita?”
R: “Ce n’è più di uno, ma se dovessi fare quello che se la tira, ti direi “Kind of Blue”, il disco capolavoro di Miles Davis, in realtà però quello che mi ha segnato di più, è stato sicuramente il banalissimo disco dei Blues Brothers. Banalissimo tra virgolette, perché in realtà pur essendo un disco di cover, possiede una potenza eccezionale e mi ha iniziato al fantastico mondo della black music!”


D: “Che cosa legge un tastierista?”
R: “Spartiti a parte, lo ammetto, leggo molto poco, ma quel poco che leggo è di gran qualità (ride).
Don De Lillo, Fred Vargas, John Fante, Pennac, Chatwin e pure Benni.”



D: “Suonerai mai qualcosa per noi rosa embedded?”
R: “Si, magari succederà…Cosa vi suono?”
(“Beh, questo devi dircelo tu.”)
R: “La vie en rose”, mi sembra adatto alla cornice…


Ok, Skal, ogni promessa è debito, lunedì o martedì sera, tutte all’Arcimboldi di Milano a richiedere la nostra canzone.
(“Mi sa che ho detto una cazzata…”)
Puoi dirlo forte, bello!

sabato 29 settembre 2007

SONO DISTRUTTA

"TUTTI GLI ETERO A CASA!"
di MonicaC





Vi è mai capiatato di dire, parlando di un omossessuale, "per me non c'è nessun problema, ognuno può fare quello che vuole"?.
Oppure avete sentito dirlo a qualcuno, amico, passante o conoscente?
Se la risposta è sì, il risultato è idiozia.
Se il sì è per la prima domanda, gli idioti siete voi, se è per la seconda, lo sono gli altri.
Nel caso il sì fosse per entrambe, l'idiozia resta e si raddoppia.
Ma mi pare doveroso informarvi che prima o poi incontrerete una lella, che non è una piccola Antonella o il diminutivo di Nutella, ma una Lesbica, o forse un Gay, che non so se si possa dire lello al maschile, che vi urlerà sul muso "tutti gli etero a casa!"
Sono in volo per Bologna, o per meglio dire, ero in volo, ma ne parlerò come se ciò stesse accadendo ora ora, mò mò.
Sedute davanti a me, due bimbe, probabilmente le attrici di quel film che ho visto giorni fa su Sky, dove una mamma, ovviamente 'mericana (l'attrice era Heather Graham, l'ottimista psichiatra di Scrubs che fa uscire di testa il dottor Cox), si reca in una clinica sperduta in mezzo alle montagne (che uno come minimo dovrebbe chiedersi "che cazzo ci fa una clinica sperduta in mezzo alle montagne?"), che sembra un'astronave intergalattica e si fa inseminare da una pazza, alla quale non affidereste nemmeno le ovaie della vostra gatta.....vabbè, alla fine, non so come e com'è, la inseminano con lo sperma di Satana.
Nasceranno due bambine, bionde come angeli, con lo sguardo celeste-vacuo-infossato, mal celatamente diabolico, che alla loro festa di compleanno mummificano un bimbetto scassapalle.

Sguardo assatanato, come quello di queste bimbette con i capelli gialli.
Basta smettete di fissarmi, non voglio che le palle degli occhi mi schizzino fuori dalle orbite!!!

Chissà se le due immunodeprimologhe, sedute accanto a me, che da venti minuti non fanno altro che parlare di funghi, candida, lactobacillus e mò pure di lacrime artificiali...boh, sono lesbiche?
Ci fosse stata la mia guida saffica, avrei avuto risposte certe.
Per ora, l'unica certezza, almeno secondo un sondaggio di non so chi, ma era scritto su Vanity Fair, è che nelle coppie omossessuali, a differenza di quelle etero, il tradimento è raramente causa di rottura delle relazioni.
Perchè mai, chiedo?
Alla fine una motivazione c'è e mi pare abbastanza calzante.
E non è per quello che voi eterazzisiti, state pensando.....
Aiuto, una delle due satanesse ha ripreso a fissarmi. Anzi mi sta proprio puntando. Piego la testa di lato per sfuggire al suo sguardo e incrocio quello del padre "cazzo, sono i suoi stessi occhi, forse è lui Satana".
Intanto vi informo che su questo volo c'è pure Guccini e uno di Zelig che non so chi sia, ma mentre facevo la "scianti" con Luisa, dicendole "dobbiamo andare a vedere Zelig che Marco ci procura il biglietto e tze tze tze", lui si inserisce e dice "registriamo anche la domenica"!!! L'abbiamo fissato come du ebeti, io impanicata dalla mancata figuraccia, visto che due frasi più avanti avevo idea di commentare cose del tipo "ma hai visto quanto è ingrassata l'Incontrada?"
Intanto le due accanto a me, che non so se siano lesbiche ma hanno tutta l'aria di due bagadie-letteralmente significa zitelle, ma non sta ad indicare una condizione coniugale, bensì un atteggiamento dell'animo che incancrenisce l'intero creato- danno prova della loro acidità, quando, riferendosi alla più diabolica delle teste gialle, commentano "ma picchiarla? un pò rompipalle questa..."
Attente, potreste trasformarvi in delle mummie.
La più giovane delle bagadie, si permette pure di alzare la voce dicendo "E BASTA CON QUESTO CASINO", mentre cerca di sbirciare nel mio taccuino...meno male che ho una scrittura incomprensibile!

Quindi le lesbiche, in generale e con le dovute eccezzioni, non danno al tradimento questo gran peso, non perchè sono delle zozzone perennemente arrapate (l'avevate pensato vero?), ma forse perchè, quel genere di possesso che di solito si instaura nelle relazioni uomo-donna, è più difficile che si manifesti in una situazione di maggiore affinità mentale (parlare la stessa lingua, per intenderci) e in una realtà sociale che, almeno in Italia, ma non solo, ghettizza e porta all'autoghettizzazione di questo genere di relazioni. Insomma se sei lesbica e vuoi cuccare, non hai una grande libertà di azione e finisci per frequentare i locali gay, la cui necessità di esistere, testimonia, quanto meno, che manchi quel tanto in più di libertà che permetta ad una lesbica di sentirsi tale senza doversene giustificare.
Giuro che quando la mia guida saffica me l'ha spiegato, l'ho capito, ma forse a spiegarcelo ci servirebbe proprio lei!
L'aereo è atterrato. Le due diavolesse, ci hanno risparmiato.


Mi scuso per il ritardo del mio post, a mia discolpa sappiate che:
1) Il 29 è il compleanno di mia madre
2) Il 29 ho ricevuto una bella notizia (temporanea perdita di coscienza)
3) Fare le valigie di corsa, mi deconcentra
4) Vivo vicino all'aereoporto quanto Heidi alla città
5) La Sardegna ha un altro fuso orario

martedì 11 settembre 2007

SONO DISTRUTTA

Faber est suae quisque fortunae
ovvero Ciascuno è artefice della sua fortuna

di MonicaC





Ieri è stato un giorno importante.
Qualsiasi sia il risultato finale.
Seppur banale, “se vinci o se perdi”, finisce per non avere davvero più importanza.
C’ è una potenza nel fare che non può essere ricordata, necessita l’azione per rendersi visibile.
Ieri ho sentito questa potenza.
Anche fluttuando tra i dubbi e le paure che ogni scelta comporta.
Con l’unica nota scordata di un carico aggiunto, che ho la colpa di avere fatto salire a bordo di questo viaggio.
Aspettative, mie, tue, loro, che si confondono sino a diventare nostre.
Dove inizio io e dove finisco? Domanda inutile.

Ieri è stato un giorno importante.
Chi era con me, si sentiva che voleva esserci.
E non per avere qualcosa.
Solo per me.
Chi avrebbe dovuto esserci dov’era?
Domanda inutile.
Vi lascio a terra.
Quando andrò, lontano o vicino.
Vi lascerò ad aspettare un' altra me.


E voi, chi lasciate a terra?

mercoledì 4 luglio 2007

SONO DISTRUTTA

Arriva la fine. Ma dove va a finire?
di MonicaC

Dove finisce la fine quando finisce?
Continuo a chiedermelo da anni, da quando ho capito che finiamo tutti da qualche parte.
Che sia nella merda, nei guai, ostaggio di qualcuno, in galera o sottoterra.
Io sto finendo un ciclo – che brutta parola, rovinata dall’accostamento al mestruo- della mia vita, che dovendo finire di finire, finirà con il finire in una fossa.
Coperto di zolle, rifiuti e lerciume, così me lo scorderò.



Come ho dimenticato il terrore esaltato del primo bacio
il sapore della prima lacrima
la prima volta che ho riso di cuore capendone il perché
l’idea che niente era impossibile
i capelli appiccicati sulla fronte per aver corso troppo
il gusto del pistacchio aspettando l’omino dei gelati
il volto di Paolo nell’estate di 18 anni fa
il bacio della buonanotte
lo spicchio del mandarino spellato per mangiarne solo il cuore
il divertimento di giocare per ore ad un-due-tre stella
la mezzanotte aspettando i vampiri
perché mi piaceva Twin Peaks
la prima volta che ho letto Non sotto il cavolo
il colore della marmellata mentre guardo i cartoni
lo schiocco di quel t.i.a.m.o sulla lingua
le foglie di eucalipto sbriciolate tra le mani
la gomma nel naso
sapere di esserci.
Se volete conoscere la vostra fine biologica, andate su www.deathclock.com/.
Io potrei vivere sino al 1° agosto del 2051, ma poiché fumo, la mia vita si accorcia di un anno… se ci aggiungo che sono pessimista, beh allora, mi tocca morire il 2 giugno del 2028……
Ventitrè anni in meno? Credete che l’euforia alcolica valga come sostituta dell’ottimismo?

domenica 17 giugno 2007

SONO DISTRUTTA



Quando gli scoiattoli scoreggiavano si poteva morire più allegramente.

a cura di MonicaC


Censura è una parola di origine latina, deriva da cènseo (valuto, stimo). Il Censo era l’ufficio del censore nell’antica Roma ed anche l’esame che egli aveva diritto di fare sulla condotta dei cittadini per infliggere biasimo a quelli di sregolato costume.
Possiamo ritenere che scoreggiare rientri perfettamente nello “sregolato costume”. Questa turpe abitudine, va detto però, alquanto liberatoria, si tiene nascosta ai più, come una macchia vergognosa sulla coscienza, tollerata solo nei bambini molto piccoli e spesso ricercata da mamme fanatiche di colichine, colichette e rigurgitini.
Giunti più o meno all’età della ragione, quando imbarazzo, contegno e decoro fanno capolino nella nostra vita sociale, tutti ad occultare e a dire omertosi “a me non è mai successo” oppure “la faccio talmente piccola che non puoi chiamarla scoreggia”, e così via, di menzogna in menzogna, a nascondere quell’aria che se viene dalla bocca va pure bene, ma poiché arriva dal culo...
Ma perché dico questo? Sono forse impazzita? [...]

Può essere, ma potrebbe anche non c’entrare nulla.
Mi sono venute in mente queste ed altre illuminanti considerazioni quando ho visto alla tv la pubblicità delle Vigorsol Air - quella con lo scoiattolino dal peto congelante, che salva la foresta da un incendio - e ho scoperto che non arieggia più dal suo deretano, bensì dalla BOCCA!
Penso “mi sto sbagliando, è impossibile”, invece no. La erre di Air continua ad alzarsi, ad imitazione della coda dell’animale smossa dall’aria, ma si sente un bip a coprire il rumore del peto malefico.
Voglio saperne di più e vado su YouTube a cercare il video della pubblicità.
Scopro con amarezza di non essermi sbagliata: i video ci sono tutti e due, potete trovarli qui:
http://www.youtube.com/watch?v=-9sPqY9zuUM(versione censurata)
http://www.youtube.com/watch?v=abyEPDTMgPo( versione originale)
Ovviamente, c’ è chi nega che questa sia censura e parla semplicemente di una “nuova versione”, accusandomi di dietrologia e sindrome da complotto. MA IO NON CI CASCO. Diamo un nome alle cose, questa si chiama CENSURA!!
Tutto ciò potrebbe pure lasciarmi indifferente, nonostante le implicazioni di natura sociale derivanti dalla repressione delle libertà individuali evidenti in questa becera rimozione, se non avessi letto questa notizia: la ministra della cultura svedese, Lena Adelsohn Liljeroth, sta pensando di autorizzare un tipo di sepoltura eco - compatibile, che si sostituisca nel tempo ai metodi tradizionali, parrebbe, estremamente inquinanti.
Il metodo è quello della CRIOTECNICA, attravreso il quale la salma, immersa in azoto liquido a -196° C, si congela e diventa più fragile di un pezzo di cristallo, tanto da frantumarsi in milioni di pezzettini con un solo battito d’ali.
Una cosa terribile, forse, più della cremazione. Scusate, non solo sono morta, quindi uscita fuori di scena per sempre, per l’allegria di quegli stronzi (e stronze) che se la rideranno, berranno, amoreggeranno senza di me, in più devo pure sbriciolarmi come un wafer? Col cavolo!
La svedese è una sadica impune però pone un problema reale: l’ impatto sull'ambiente, della decomposizione di milioni di corpi, non è argomento che si potrà ignorare ancora a lungo.
Rimango perplessa sulla scelta del metodo ma, forse, potrei sacrificarmi alla causa ecologica se a congelarmi, da morta, fosse quel simpatico amico dispensatore di chewing gum!
Immaginate lo scenario: un obitorio colmo di corpi ammassati, i parenti a guardare dietro il vetro come nel braccio della morte, bambini eccitati, sadici spilungoni, nostalgici della zappa, vecchie dentiere, quando ad una certo punto tadadam: mille e mille e ancora mille scoiattolini , imbottiti di vigorsol air iniziano a lanciare all'impazzata dei sonori peti. Niente male come estrema unzione.
Se proprio si deve, che si torni polvere ma almeno con un po’ di allegria!

domenica 3 giugno 2007

Vado a fare l' interRail!




Sono distrutta
!
Questa volta per davvero!!!!
Ho dovuto riscrivere due capitoli delle tesi.
Dopo 7 ore davanti al computer, con gli occhi riempiti di cerchi circoncentrici, tutto quel che avevo scritto sembra perfetto.
Le poche incongruenze mi sembravano giustificabili con riferimenti a Tucidide e alla sua “Guerra del Peloponneso”, dove salti logici e raffronti azzardati (synkrisis), fanno tutti parte di un progetto superiore.
Ero veramente convinta di essere un’eletta tucididea sino a quando un amico, di solito un cretino, che fino a quel momento aveva egoisticamente pensato di farsi gli affaracci suoi, mi fa notare che “è meglio stampare e poi rileggere”.
Al massimo delle mie potenzialità empatiche, penso “ma che ne sa questo stronzetto, che la tesi se l’è fatta fare da CEPU?”
Poi quando stampo, rileggo e mi accorgo di aver iniziato volendo dimostrare qualcosa che, continuo a leggere, non dimostro mai, devo pateticamente ammettere che lo “stronzetto” ha ragione!!!!!
Lo sanno tutti e tu non lo sai? Scema, scema, scema!
Non c’ è peggior situazione di scoprire la propria idiozia all’apice dello sconforto, con i capelli sporchi, i baffi che non hai il tempo di farti e due occhiaie che a tuo confronto lo zio Fester sembra Heidi!!!
Decido di uscire.
Solo un attimo, compro le sigarette e mi faccio baciare dal sole!
L’occhio mi cade su uno di quei giornali che distribuiscono gratis nelle città, tipo Leggo.
Lo prendo e lo sfoglio pensando di distrarmi leggendo di qualche catastrofe ben più tragica della mia, quando la mia attenzione è attratta da un articolo dedicato ai viaggi.
E cosa scopro?
"La carta giovani si può fare sino al compimento del ventiseiesimo anno di età”.
Così invece di gongolarmi sognando la meta del mio futuro viaggio, devo prendere coscienza di una realtà: a 28 non sono più “ggiovane”, sono vecchia, andata, scaduta, fuori target!
Non potrò più fare l’inter-rail con lo sconto del 30% ed entrare al museo a metà prezzo.
Che faccio?
Mi ammazzo? Me ne fotto? Fingo di avere 25 anni? Aspetto a 65 anni per ritornare nella categoria protetta ?
L’ ultima ipotesi è da scartare, so per certo [mio padre] che molti sessantacinquenni preferiscono pagare il biglietto intero pur di non mostrare la carta d’identità.
Sono disperata, con la mia tesi monca e rappezzata, quasi quasi opto per la prima ipotesi, quand’è che il mio occhio scivola su un numero.
È il 30. Caro dolce magico trenta.
Udite udite, freschi espropriati di condizione anagrafica: i trentenni , alla luce delle norme vigenti, se ancora studenti, continuano a far parte della categoria giovinezza.
Pericolo scampato.
Aspetto altri 2 anni per laurearmi e quest’estate vado a farmi l’interRail!!

P.S I numeri in grassetto potete giocarveli al lotto.

giovedì 17 maggio 2007

ROSA STANTON SUI GIORNALI!!!!



Care e cari, Rosa Embedded, da oggi Rosa Stanton ha la sua prima vetrina sui quotidiani!!!!
Riporto di seguito il lancio dell'Ansa di Bari sul nostro progetto:

DONNE: NASCE 'ROSA STANTON', PRIMO CENTRO CULTURA FEMMINILE
01000000
(ANSA) - BARI, 17 MAG - Si chiama 'Rosa Stanton', il primo
centro per la produzione e la diffusione della cultura femminile
in Italia. Il progetto, voluto dalla scrittrice Patrizia Finucci
Gallo, permettera' a tutte le donne iscritte di fruire di una
rete di sostegno per la realizzazione dei propri progetti.
''Voglio che le donne diventino parte attiva nella produzione
culturale italiana - spiega Patrizia Finucci Gallo - che possano
esprimersi nelle varie forme d'arte iniziando un percorso di
comunione di intenti. La cultura e' troppo maschile, basti
pensare che ancora oggi nelle nostre scuole si studiano
prevalentemente testi di scrittori, dimenticando le opere di
tante autrici straordinarie come Neera, Gianna Manzini, Alba de
Cespedes, Antonia Pozzi, Amelia Rosselli tanto per citarne un
paio''. ''C'e' voluto il progetto Polite - continua la
scrittrice - il codice di autoregolamentazione uscito dal
ministero delle pari opportunita' per ricordare ai curatori che
la storia e' fatta da due generi''.
Il progetto sara' presentato per la prima volta ad Ostuni
sabato 19 maggio alle ore 10, nell'auditorium della biblioteca
comunale, nel corso della due giorni di scrittura femminile con
Patrizia Finucci Gallo organizzata dall'assessorato alle pari
opportunita' del Comune di Ostuni. (ANSA).


S412S4
QBKP
DONNE: NASCE 'ROSA STANTON', PRIMO CENTRO CULTURA FEMMINILE (2)

01000000
(ANSA) - BARI, 17 MAG - Il progetto, che fa capo alla scuola
di scrittura femminile Harriette Stanton Blatch di Bologna,
diretta da Finucci Gallo, ha lo scopo di ''riempire uno spazio
vuoto nella formazione culturale femminile del nostro paese''.
Le donne che si iscriveranno, del tutto gratuitamente e senza
alcuna quota di adesione, riceveranno il grado di Rosa Embadded.
La prima iniziativa partita e' la casa editrice Domino
edizioni con sede a Piacenza voluta fortemente da due donne,
Virginia Parisi e Solange Mela, ex allieve della scuola Stanton
.

''Rosa Stanton - continua Finucci Gallo - e' una realta' no
profit che si adopera inoltre per la promozione di convegni, le
presentazioni letterarie e artistiche e per far conoscere il
grande patrimonio culturale delle nostre autrici. Il blog di
Rosa Stanton, rosastanton.blogspot.com, e' gia' attivo e conta
sulla partecipazione delle prime 'embadded'''. (ANSA).
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