Sei peggio dell'alluvione
A cura di Katia Ceccarelli
In Italia certe care vecchie abitudini non muoiono mai, questa è l'alluvione del Tevere nel 1947... da allora di disastri ambientali ne abbiamo patiti ancora molti.
Nulla è cambiato.
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lunedì 19 ottobre 2009
mercoledì 19 agosto 2009
Creatina pour Femme
Fernanda Pivano intervista Jack Kerouac
A cura di Katia Ceccarelli
No other words required!
A cura di Katia Ceccarelli
No other words required!
sabato 27 giugno 2009
Creatina pour Femme
You've got many friends
a cura di Katia Ceccarelli
Eccomi dunque al mio turno di post in un giorno in cui ci sarebbe da fare un sacco di coccodrilli che in gergo giornalistico stanno a significare gli articoli commemorativi di personaggi famosi. La morte di Michael Jackson - alla quale non riesco a credere ancora - ha offuscato la dipartita di altri due personaggi: Farrah Fawcett e Mario Verdone. La prima, attrice e modella americana splendida, naturale come usava prima dell'avvento del silicone e simpatica si è trovata a ripetere l'ultima drammatica scena della sua vita come nel film "Love story" avendo al suo capezzale il compagno Ryan O'Neil.
Mario Verdone invece è stato uno storico del cinema, studioso, critico d'arte e cinematografia di grandissimo rilievo, forse più famoso per essere il padre di Carlo e suocero di Cristian De Sica. In quanto a Jacko posso dire che la sua morte lo colloca nell'empireo dei miti scomparsi troppo presto, vittime della loro stessa fama prima che del destino.
Già immagino che da qui a un anno ci saranno i primi avvistamenti e i tabloid titoleranno "Jacko è vivo!" come accadde per Elvis e Jim Morrison. Si innescheranno supposizioni del tipo: "non reggeva più alla pressione e allo stress e ha finto la sua morte per andare a vivere tranquillo su un'isola sperduta". Qualcuno crederà di trovare delle somiglianze col nuovo vicino di casa, altri faranno ricerche sui suoi movimenti bancari per scoprire poi un conto segreto. Se proprio è necessario mi piace immaginarlo in uno splendido residence al sole mentre suona con John Lennon, porta a spasso in macchina James Dean e Marilyn troppo vecchi per guidare e coltiva le peonie con Elvis e a fine giornata una birretta con Jim Morrison e Jimi Hendrix. Sarebbe bello, sì!
a cura di Katia Ceccarelli
Eccomi dunque al mio turno di post in un giorno in cui ci sarebbe da fare un sacco di coccodrilli che in gergo giornalistico stanno a significare gli articoli commemorativi di personaggi famosi. La morte di Michael Jackson - alla quale non riesco a credere ancora - ha offuscato la dipartita di altri due personaggi: Farrah Fawcett e Mario Verdone. La prima, attrice e modella americana splendida, naturale come usava prima dell'avvento del silicone e simpatica si è trovata a ripetere l'ultima drammatica scena della sua vita come nel film "Love story" avendo al suo capezzale il compagno Ryan O'Neil.
Mario Verdone invece è stato uno storico del cinema, studioso, critico d'arte e cinematografia di grandissimo rilievo, forse più famoso per essere il padre di Carlo e suocero di Cristian De Sica. In quanto a Jacko posso dire che la sua morte lo colloca nell'empireo dei miti scomparsi troppo presto, vittime della loro stessa fama prima che del destino.
Già immagino che da qui a un anno ci saranno i primi avvistamenti e i tabloid titoleranno "Jacko è vivo!" come accadde per Elvis e Jim Morrison. Si innescheranno supposizioni del tipo: "non reggeva più alla pressione e allo stress e ha finto la sua morte per andare a vivere tranquillo su un'isola sperduta". Qualcuno crederà di trovare delle somiglianze col nuovo vicino di casa, altri faranno ricerche sui suoi movimenti bancari per scoprire poi un conto segreto. Se proprio è necessario mi piace immaginarlo in uno splendido residence al sole mentre suona con John Lennon, porta a spasso in macchina James Dean e Marilyn troppo vecchi per guidare e coltiva le peonie con Elvis e a fine giornata una birretta con Jim Morrison e Jimi Hendrix. Sarebbe bello, sì!
lunedì 8 giugno 2009
Creatina pour Femme
Piccole Miss
a cura di Katia Ceccarelli
Negli ultimi tempi il documentario "il corpo delle donne" con relativo blog sta riscuotendo molti consensi presso il pubblico femminile "pensante".
Vorrei cogliere l'occasione per segnalarvi un fenomeno statunitense che sta facendo capolino anche in Italia e di cui molto probabilmente vedremo alcune puntate a partire da luglio su Discovery Real Time tramite Sky. Si tratta di Little Miss America: un concorso per bambine che ricalca in pieno quello delle loro colleghe adulte. Trucco, parrucco, costumi, tulle e lunghe sessioni per provare coreografie, canzoni e numeri da palcoscenico. Che carine! Direte voi, cuori di mamma effettivi o potenziali che avete ancora negli occhi i piccoli talenti di "Ti lascio una canzone".
La situazione di Little Miss America però è ancora più grottesca e non funge a discolpa degli organizzatori il successo di quel film per famigliole "Little Miss Sunshine". Nei back stage che è possibile guardare su You Tube salta subito all'occhio il rapporto madre-figlia che si consuma come uno psicodramma durante le selezioni. Le mamme sono quasi tutte obese, sciatte - diciamolo - dei mostri che proiettano il proprio ego frustrato sulle figliolette di nemmeno dieci anni. Le costringono a levatacce per la messa in piega e i colpi di sole, le bimbe piangono, sono stanche ma le mamme dicono loro che bisogna resistere per vincere. Perché vincere significa essere la più bella, la migliore, significa assicurarsi un futuro e assicurarlo anche alla propria famiglia. Un'infanzia negata che non ha sull'opinione pubblica l'impatto dei piccoli indiani costretti a cucire i palloni di cuoio ma che è pur sempre un incubo per chi a sei anni è costretta a indossare un paradenti di gomma bianca per mostrare un sorriso da bambola.
Le logiche di potere dello star system e della società dunque prendono forma sempre attraverso il corpo della donna anche se questa donna non è ancora. I risultati di un'infanzia passata tra prove e videoclip li conosciamo, non ultima la storia di Britney Spears ex-bambina prodigio della scuderia Disney che in età adulta ha avuto non pochi problemi e che soprattutto è stata spremuta come un limone proprio dalla sua famiglia. Riflettete bene: avere un figlia in casa un po' più carina o simpatica delle altre può essere davvero una manna dal cielo in questi tempi di crisi. Ce lo dimostrano ogni giorno le cronache del gossip ma anche della politica.
a cura di Katia Ceccarelli
Negli ultimi tempi il documentario "il corpo delle donne" con relativo blog sta riscuotendo molti consensi presso il pubblico femminile "pensante".
Vorrei cogliere l'occasione per segnalarvi un fenomeno statunitense che sta facendo capolino anche in Italia e di cui molto probabilmente vedremo alcune puntate a partire da luglio su Discovery Real Time tramite Sky. Si tratta di Little Miss America: un concorso per bambine che ricalca in pieno quello delle loro colleghe adulte. Trucco, parrucco, costumi, tulle e lunghe sessioni per provare coreografie, canzoni e numeri da palcoscenico. Che carine! Direte voi, cuori di mamma effettivi o potenziali che avete ancora negli occhi i piccoli talenti di "Ti lascio una canzone".
La situazione di Little Miss America però è ancora più grottesca e non funge a discolpa degli organizzatori il successo di quel film per famigliole "Little Miss Sunshine". Nei back stage che è possibile guardare su You Tube salta subito all'occhio il rapporto madre-figlia che si consuma come uno psicodramma durante le selezioni. Le mamme sono quasi tutte obese, sciatte - diciamolo - dei mostri che proiettano il proprio ego frustrato sulle figliolette di nemmeno dieci anni. Le costringono a levatacce per la messa in piega e i colpi di sole, le bimbe piangono, sono stanche ma le mamme dicono loro che bisogna resistere per vincere. Perché vincere significa essere la più bella, la migliore, significa assicurarsi un futuro e assicurarlo anche alla propria famiglia. Un'infanzia negata che non ha sull'opinione pubblica l'impatto dei piccoli indiani costretti a cucire i palloni di cuoio ma che è pur sempre un incubo per chi a sei anni è costretta a indossare un paradenti di gomma bianca per mostrare un sorriso da bambola.
Le logiche di potere dello star system e della società dunque prendono forma sempre attraverso il corpo della donna anche se questa donna non è ancora. I risultati di un'infanzia passata tra prove e videoclip li conosciamo, non ultima la storia di Britney Spears ex-bambina prodigio della scuderia Disney che in età adulta ha avuto non pochi problemi e che soprattutto è stata spremuta come un limone proprio dalla sua famiglia. Riflettete bene: avere un figlia in casa un po' più carina o simpatica delle altre può essere davvero una manna dal cielo in questi tempi di crisi. Ce lo dimostrano ogni giorno le cronache del gossip ma anche della politica.
martedì 26 maggio 2009
Il corpo delle donne
Approfitto di questo momento vacanziero in cui i contributi latitano per invitarvi invece a vedere il bellissimo documentario Il corpo delle donne , un progetto di Lorella Zanardo.
lunedì 18 maggio 2009
Creatina pour Femme
a cura di Katia Ceccarelli
Le abbiamo trovate nelle favole e nella mitologia. A volte donne cattive e crudeli, altre volte vere e proprie emissarie del male, bene che vada signore amareggiate dalla vita.
Mi riferisco alle "matrigne" condizione comprensiva della doppia veste di seconde mogli.
Accollarsi un uomo con prole non è cosa facile e spesso le seconde mogli si trovano a subire le ingerenze delle ex e il "mobbing" dei figliastri.
Insomma è una vita difficile e nella realtà non si può di certo risolvere tutto con una mela avvelenata.
Esiste un gruppo di signore molto simpatiche che argomenta e si mobilita proprio su questo argomento, oggi più che mai di attualità, e strettamente connesso con le moderne "famiglie allargate". A capo dell'esercito delle "Mogliastre" la scrittrice Rossella Calabrò - autrice di Uova di matrigna
che gestisce anche un blog sull'argomento ospitato dal sito di Donna moderna http://blog.donnamoderna.com/mogliastre/.
Consiglio a tutte di visitarlo e per chi ha un profilo attivo su Facebook di cercare "La Mogliastra" appunto. Leggete e riflettete tra un sorriso e un pensiero serio. Io proporrei un gemellaggio con le Mogliastre, voi che ne dite?
lunedì 27 aprile 2009
CREATINA POUR FEMME
Il brutto è una colpa
a cura di Katia Ceccarelli
La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia. (Ennio Flaiano)
Ieri ho ascoltato l'intervista su RaiTre a Rita Levi Montalcini che parlava dei fattori epigenetici sullo sviluppo dell'essere umano.
In sintesi: il DNA è un programma che ci portiamo dentro ma l'evoluzione dell'uomo e del suo pensiero dipende in buona parte da ciò che ci circonda e ci influenza fin dai primi anni di vita.
Con un sillogismo forse un po' troppo semplice mi viene da dire che "vivere in luoghi brutti ci rende brutte persone". I danni della speculazione edilizia dal secondo dopoguerra a oggi hanno colpito non solo l'ambiente ma anche la società e gli individui rendendoli sempre più simili alle brutture nelle quali vivono e lavorano.
Qualche giorno fa una ragazzina veneta ha esclamato di fronte a me - abruzzese - "che il terremoto ha fatto tutti quei danni perché laggiù fanno le case con la merda di vacca".
Premesso che la fanciulla in questione è figlia di emigranti e che i suoi genitori veneti -oggi - gestiscono una piccola attività in Germania che li fa sentire ricchi in Italia, la stessa ragazzina non sa e non si rende conto di quanto i soldi dei suoi genitori stiano di fatto deturpando la loro terra d'origine con capannoni e villette di dubbio gusto e - di conseguenza - le loro anime. Il terremoto non è una colpa, lo è sicuramente la speculazione edilizia che avviene su tutto il territorio italiano e con il concorso di imprese edili che hanno molto da nascondere e che muovono capitali dal Sud al Nord.
Intanto vi consiglio di seguire l'intervista a Enrico Sconci, direttore del MUSPAC de L'Aquila
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=11514
... altro che merda di vacca.
a cura di Katia Ceccarelli
La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia. (Ennio Flaiano)
Ieri ho ascoltato l'intervista su RaiTre a Rita Levi Montalcini che parlava dei fattori epigenetici sullo sviluppo dell'essere umano.
In sintesi: il DNA è un programma che ci portiamo dentro ma l'evoluzione dell'uomo e del suo pensiero dipende in buona parte da ciò che ci circonda e ci influenza fin dai primi anni di vita.
Con un sillogismo forse un po' troppo semplice mi viene da dire che "vivere in luoghi brutti ci rende brutte persone". I danni della speculazione edilizia dal secondo dopoguerra a oggi hanno colpito non solo l'ambiente ma anche la società e gli individui rendendoli sempre più simili alle brutture nelle quali vivono e lavorano.
Qualche giorno fa una ragazzina veneta ha esclamato di fronte a me - abruzzese - "che il terremoto ha fatto tutti quei danni perché laggiù fanno le case con la merda di vacca".
Premesso che la fanciulla in questione è figlia di emigranti e che i suoi genitori veneti -oggi - gestiscono una piccola attività in Germania che li fa sentire ricchi in Italia, la stessa ragazzina non sa e non si rende conto di quanto i soldi dei suoi genitori stiano di fatto deturpando la loro terra d'origine con capannoni e villette di dubbio gusto e - di conseguenza - le loro anime. Il terremoto non è una colpa, lo è sicuramente la speculazione edilizia che avviene su tutto il territorio italiano e con il concorso di imprese edili che hanno molto da nascondere e che muovono capitali dal Sud al Nord.
Intanto vi consiglio di seguire l'intervista a Enrico Sconci, direttore del MUSPAC de L'Aquila
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=11514
... altro che merda di vacca.
martedì 31 marzo 2009
CREATINA POUR FEMME
Sarte Sartine e Modiste
a cura di Katia Ceccarelli
"La stanza era una cameruccia da centocinquanta franchi l'anno: per uno studente o uno che vivesse di rendita, avrebbe dato sul cimitero. Ma conteneva una macchina da cucire e così tutto cambiava, tanto che sarebbe più esatto dire: la finestra della stanza dava su una macchina da cucire" (Croquignole di Charles Louis Philippe).
Apro un nuovo argomento per motivi funzionali a una mia ricerca. Vorrei raccogliere testimonianze, interviste, lettere di persone che sono in possesso di un particolare requisito: se avete una mamma, nonna, zia, un'amica di famiglia, che siano state o siano SARTE, allora potete aiutarmi.
Nello specifico vorrei sapere se questa attività "artigianale" delle donne che vi hanno cresciuto/badato abbia avuto una qualche influenza sulle vostre inclinazioni creative o via abbia reso più disposte/i alla accuratezza o alla fantasia.
Vorrei quindi intervistare chi risponderà a questo appello. Siate coscienti che questo materiale andrà utilizzato per un saggio come testimonianza diretta, potete dunque firmarvi col vostro nome o se preferite con un nickname.
Gradite anche immagini o foto d'epoca - con l'autorizzazione al loro utilizzo (sentirò in seguito con l'editore come procedere correttamente per le liberatorie).
Se volete iniziare con me questa avventura contattatemi al seguente indirizzo:
sartinekc@libero.it
venerdì 13 marzo 2009
Creatina pour Femme
Le Donne del Nordest
a cura di Katia Ceccarelli
Risale allo scorso 8 marzo l'appuntamento di cui vi parlerò stavolta. In occasione della Festa della
Donna, molte signore e anche signori sono andati ad ascoltare la scrittrice Tiziana Agostini che presentava il suo libro "Le Donne del Nordest" pubblicato da Edizioni Biblioteca dell'Immagine. Ad accompagnare l'excursus sulla storia delle donne in questa zona "locomotiva d'Italia" la brava e briosa cantante Rosanna Trolese con canti popolari e di protesta di varie epoche. L'evento si è tenuto nella sede della libreria Lovat a Villorba - appena fuori Treviso - in collaborazione con un dinamico gruppo Auser. Se il tema della memoria può essere parte della cultura di tante grandi città e di regioni "impegnate per tradizione" come la Toscana e l'Emilia Romagna, in Veneto - per quanto concerne la mia esperienza personale - un appuntamento come questo è stato davvero una piccola rivelazione. Qui dove la memoria si usa solo per ricondurre a una millantata "razza Padana" sentire parlare di donne in lotta è davvero una boccata di ossigeno... Il volume in questione raccoglie con sensibilità e passione le storie individuali di donne del Nordest che hanno partecipato attivamente alla vita del nostro paese come: la senatrice Merlin (dell'omonima legge che sancì la fine delle Case di Tolleranza) o Tina Anselmi giovane partigiana e poi prima donna ministro. L'elenco di personaggi sarebbe molto lungo, dalla politica alle arti, ma ci sono anche tante storie collettive di rivendicazione sociale femminile che conservano un fascino epico ancora oggi. Ero intenzionata a rivolgere delle domande in diretta a Tiziana Agostini ma non è stato possibile, spero però in un'intervista via web. Molte sono le questioni che vorrei affrontare sulle donne e il Nordest attuale con chi si occupa seriamente di certi temi. Continuo a sperare che queste zone ricche di storia e anche di denaro non siano percorse solo da arroganti bionde a bordo dei loro SUV.
a cura di Katia Ceccarelli
Risale allo scorso 8 marzo l'appuntamento di cui vi parlerò stavolta. In occasione della Festa della
venerdì 13 febbraio 2009
Creatina pour Femme
Profondo Noir
a cura di Katia Ceccarelli
a cura di Katia Ceccarelli
Sta per uscire infatti un'antologia nella quale è compreso anche un mio racconto dal titolo "Dobro Jutro". Il titolo del volume è Profondo Noir ed è pubblicato dalla giovane e dinamica
edizioni 9muse.net.
Dalla quarta di copertina: "Strani scherzi del fato, di quelli che, se ci fai caso, ti sembra di sentire aleggiare nell'aria odore di zolfo...strani incontri, di quelli che ti cambiano la vita, e non necessariamente in meglio. Strani viaggi, talvolta senza ritorno. Strani risvegli, di quelli che vorresti ripiombare subito in un sonno senza sogni. Strani appuntamenti, di quelli che avresti fatto meglio a ricordare. O a dimenticare.Tra veglia e sogno, tra luce e tenebra, tra vita e morte, in città spettrali, paesaggi onirici, visioni terrificanti, Profondo Noir è un biglietto di sola andata."
edizioni 9muse.net
La data ufficiale di uscita è il 17 febbraio 2009.
Gli autori inclusi sono: Amanda Zito, Katia Ceccarelli, Pietro Caturano, Frank La Tanica (Cristiano Varotti), Stefano Zucchi, Alba Coglitore, Carlo Adriano, Giorgia Rebecca, Domenico Cosentino, Federico Zazzara, Gianfranco Cambosu, Sara Monteverde, Ersilia Cacace, Gennaro Chierchia, Sergio Paoli, Alessio Taffarello.
Mentre scrivo ascolto The Smiths e questo dovrebbe già darvi da pensare :-)
martedì 20 gennaio 2009
Creatina pour Femme
a cura di Katia Ceccarelli
La sera, spesso, guardo la televisione - non sempre, di solito leggo o mi metto al computer. Il motivo è molto semplice: è inverno e qui non c'è niente da fare, nessuno da incontrare, per cui guardo la televisione. Personalmente però preferisco la radio, quella sì che mi fa compagnia tra una lavatrice e l'altra. Non accendo mai la Tv prima delle otto di sera, quindi non saprei proprio cosa dire della programmazione pomeridiana o mattiniera. D'altronde se uno non è in casa perché dovrebbe accendere la Tv? Non ho neanche un pappagallo di cui dovermi preoccupare che non si senta solo. Diciamo che da un po' di tempo in questo mio saltabeccare tra radio, TV e Internet mi sento un po' accerchiata.
Chissà come mai ci sono dei nomi/voci/facce ricorrenti che hanno il dono di essere trasversali e mutanti. Prendiamo per esempio Selvaggia Lucarelli. Nata come "blogger" della prima ora e sapientemente sponsorizzata da quella faccia da guru della blogosfera che è Gianluca Neri, ce la siamo ritrovata a condurre qualche cosa di mattiniero in RAI (durata poco perché poi andata in maternità) poi si è infilata nella Fattoria di Canale5, a dire la sua tra una Perego e una Carmen Russo. Si sarebbe detta lanciata verso il trash totale a proposito del quale al tempo del blog si dimostrava ipercritica. Invece no, la ritroviamo nei mega raduni degli internettari 2.0 - e ora a fare "il critico" assieme a Rostagno (un'altra anima vagante) a proposito di X -Factor, al Sabato in RAI. Cosa ne capisce la Lucarelli di musica non saprei ma forse si spaccia come esperta di comunicazione e quindi se può starci la Ventura un posto alle tette della Lucarelli non si nega. Altro jolly - ma sarebbe meglio dire briscola - è Matteo Bordone. Conduttore del programma radiofonico Dispenser, amico indelebile del già nominato Neri e di Luca Sofri assieme al quale conduce da un paio di stagioni Condor, sempre alla Radio. Ecco che vediamo spuntarlo - collocato in un fossa con tetto di plexiglass - alle Invasioni Barbariche - condotto da Daria Bignardi (moglie di Luca Sofri) nella stessa sede litigare con la Parietti. Ora magicamente è migrato in RAI a fianco delle tette delle Lucarelli a parlare di X-Factor pure lui (Bordone almeno ha la competenza per parlare di musica). Dimenticavo me lo sono ritrovato pure su un numero di Drome magazine, una rivista di arte e cultura dell'immagine, una volta in cui avevo scritto un pezzo pure io. Fuori non c'è gente da incontrare ma qui dentro vedo sempre le stesse facce.
domenica 30 novembre 2008
Creatina pour Femme
Pane e fumetti
C'era un tempo in cui vivevo di pane e fumetti. Con i fumetti ho imparato a leggere a 4 anni e sono rimasta legata a questa forma d'arte e narrazione popolare fino all'epoca di Dylan Dog.
Non sto qui a dilungarmi sui grandi come Paz (Andrea Pazienza) e tutta la scuderia di Frigidaire. Negli ultimi anni i ragazzi non leggono più i fumetti, l'ultima generazione che ha mostrato interesse per i Manga è costituita da almeno venticinquenni. La Sergio Bonelli però continua a sfornare idee e soprattutto a captare i segni del tempo ed è stata una grande e piacevole sorpresa per me scoprire uno degli ultimi nati di casa Bonelli: Jan Dix.
Già il nome sembra un omaggio al noto artista Otto Dix e infatti il nostro Jan è un investigatore olandese ma anche un critico d'arte.
I casi nei quali si trova impelagato riconducono a opere famose nelle quali è scritto il mistero. L'idea è di Carlo Ambrosini, la cadenza è bimestrale ed appena uscito il quarto volume: Il trionfo della morte. Come ogni eroe che si rispetti è affiancato da una bella fidanzata (Annika) da un aiutante, lo studente di architettura Gherrit e dal giudice Hilman (che nelle fattezze mi ricorda molto lo scrittore Andrea Camilleri). Sto cominciando a fogliare l'ultimo numero e trovo l'ambiguo personaggio di un antiquario che sembra il gemello di Philippe Daverio.
Che altro aggiungere? Leggete e moltiplicatevi! E magari partite alla caccia di art stars.
Non sto qui a dilungarmi sui grandi come Paz (Andrea Pazienza) e tutta la scuderia di Frigidaire. Negli ultimi anni i ragazzi non leggono più i fumetti, l'ultima generazione che ha mostrato interesse per i Manga è costituita da almeno venticinquenni. La Sergio Bonelli però continua a sfornare idee e soprattutto a captare i segni del tempo ed è stata una grande e piacevole sorpresa per me scoprire uno degli ultimi nati di casa Bonelli: Jan Dix.
Già il nome sembra un omaggio al noto artista Otto Dix e infatti il nostro Jan è un investigatore olandese ma anche un critico d'arte.
I casi nei quali si trova impelagato riconducono a opere famose nelle quali è scritto il mistero. L'idea è di Carlo Ambrosini, la cadenza è bimestrale ed appena uscito il quarto volume: Il trionfo della morte. Come ogni eroe che si rispetti è affiancato da una bella fidanzata (Annika) da un aiutante, lo studente di architettura Gherrit e dal giudice Hilman (che nelle fattezze mi ricorda molto lo scrittore Andrea Camilleri). Sto cominciando a fogliare l'ultimo numero e trovo l'ambiguo personaggio di un antiquario che sembra il gemello di Philippe Daverio.
Che altro aggiungere? Leggete e moltiplicatevi! E magari partite alla caccia di art stars.
venerdì 31 ottobre 2008
CREATINA POUR FEMME
The Great Pumpkin
a cura di Katia Ceccarelli
Oggi a scuola i ragazzi erano tutti agitati e presi dai preparativi per festeggiare Halloween.
Quelli che come me hanno superato la trentina ricordano che ai nostri tempi il Primo Novembre era semplicemente "Tutti i santi" o "Ognissanti" e in alcune regioni si mangiava un dolce duro come la pietra chiamato "Fave dei morti".
Ho fatto una battuta ai ragazzi memore dei fumetti di Charles Schultz e ho detto:"Dunque stasera siete in attesa del Great Pumpkin!"
I ragazzi non hanno colto, non sanno chi siano Linus, Snoopy e Charlie Brown.
Ho spiegato loro brevemente a cosa mi stessi riferendo....
Nella saga di Linus e Charlie Brown, ogni anno Linus scrive una lettera a The Great Pumpkin, come se fosse Babbo Natale e se ne va di notte in un campo di zucche per aspettare che la Grande Zucca sbuchi dalla terra in tutto il suo temibile splendore.
Forse molti di voi ricorderanno infatti "Il grande Cocomero".
Mai errore di traduzione fu più pacchiano: trasformare una zucca in un cocomero!
Il problema all'epoca era dovuto proprio al fatto che il traduttore, non conoscendo né le usanze americane né tantomeno le tradizioni legate ad Halloween, prese una cucurbitacea per un'altra.
Halloween o Ognissanti auguro a tutte voi di incontrare la Grande Zucca, magari sotto forma di cocchio come è capitato a Cenerentola.
giovedì 9 ottobre 2008
Creatina pour Femme
Riciclo con gusto
A cura di Katia Ceccarelli

Per la logica del "Chi non mi apprezza non mi merita" ho deciso di riproporvi un vecchio post che risale all'estate del 2006 (pensate un po') al periodo in cui fui blogger ospite di Graziablog.
Gli eventi e l'andazzo che stanno sempre più prendendo certe realtà dedicate al femminile non mi piacciono più. Non mi piace che si parli di cose serie solo quando esiste un'urgenza - vedete la questione della legge sull'aborto - non mi piace che una certa femminilità, che è quella poi più vera, cada nel dimenticatoio.
Troppo spesso anche le riviste si dimenticano che le donne italiane non sono tutte come quelle rappresentate nei serial alla "Sex and the City" e non sono neanche tutte milanesi, libere professioniste con baby sitter e colf a casa.
Le donne vere sono come la protagonista di questo mio post d'epoca. Lo scrissi allora con lo stesso intento di oggi, con uno spirito che forse non fu recepito ma queste ragazze esistono, le possiamo vedere, ci possiamo parlare e hanno molta più "grazia" di tante fashion editor.
La grazia di Vincenzina (11/8/2006)
Vincenzina vive con la madre, vedova silenziosa, e due cani buoni. La sua casa è nella frazione di un comune di montagna che oggi conta non più di seimila residenti.
Quando vedi Vincenzina pensi che se fosse stata un po’ più alta avrebbe potuto fare la modella, ha i capelli bruni, il colorito ambrato e gli occhi verdi come gli olivi che punteggiano le colline della valle.
Tutte le mattine - d’estate e d’inverno - si alza alle sei e dopo avere portato il pappone ai cani monta in macchina per scendere dalla montagna e inerpicarsi su una collina attraversando tutta la valle. Sono trenta chilometri di pensieri e di abitudine verso nove ore di fabbrica. In macchina Vincenzina tiene sempre un blocco da disegno e un carboncino perché ogni tanto - quando può - si mette a disegnare. A suo tempo fece un paio d’anni di istituto d’arte ma poi il padre le disse che si doveva lavorare e allora quella cosa le è rimasta sempre appesa in gola come la buccia di un cecio nella minestra. Vincenzina lavora anche di Sabato eppure due volte a settimana riesce anche ad andare in palestra perché la fabbrica distrugge la schiena e a forza di trapuntare colletti e polsini ti viene la gobba.
Vincenzina legge, si informa, si veste con gusto e quando deve fare un regalo è più contenta di quando lo riceve. Sceglie gli oggetti con molta attenzione e secondo le passioni di chi riceverà il suo dono. Non so chi abbia insegnato a Vincenzina ad avere tanta grazia, forse è bastata l’aria della montagna o i suoi colori autunnali. Io la conosco Vincenzina e quando la rivedrò mi farò fare un ritratto da lei.
A cura di Katia Ceccarelli
Per la logica del "Chi non mi apprezza non mi merita" ho deciso di riproporvi un vecchio post che risale all'estate del 2006 (pensate un po') al periodo in cui fui blogger ospite di Graziablog.
Gli eventi e l'andazzo che stanno sempre più prendendo certe realtà dedicate al femminile non mi piacciono più. Non mi piace che si parli di cose serie solo quando esiste un'urgenza - vedete la questione della legge sull'aborto - non mi piace che una certa femminilità, che è quella poi più vera, cada nel dimenticatoio.
Troppo spesso anche le riviste si dimenticano che le donne italiane non sono tutte come quelle rappresentate nei serial alla "Sex and the City" e non sono neanche tutte milanesi, libere professioniste con baby sitter e colf a casa.
Le donne vere sono come la protagonista di questo mio post d'epoca. Lo scrissi allora con lo stesso intento di oggi, con uno spirito che forse non fu recepito ma queste ragazze esistono, le possiamo vedere, ci possiamo parlare e hanno molta più "grazia" di tante fashion editor.
La grazia di Vincenzina (11/8/2006)
Vincenzina vive con la madre, vedova silenziosa, e due cani buoni. La sua casa è nella frazione di un comune di montagna che oggi conta non più di seimila residenti.
Quando vedi Vincenzina pensi che se fosse stata un po’ più alta avrebbe potuto fare la modella, ha i capelli bruni, il colorito ambrato e gli occhi verdi come gli olivi che punteggiano le colline della valle.
Tutte le mattine - d’estate e d’inverno - si alza alle sei e dopo avere portato il pappone ai cani monta in macchina per scendere dalla montagna e inerpicarsi su una collina attraversando tutta la valle. Sono trenta chilometri di pensieri e di abitudine verso nove ore di fabbrica. In macchina Vincenzina tiene sempre un blocco da disegno e un carboncino perché ogni tanto - quando può - si mette a disegnare. A suo tempo fece un paio d’anni di istituto d’arte ma poi il padre le disse che si doveva lavorare e allora quella cosa le è rimasta sempre appesa in gola come la buccia di un cecio nella minestra. Vincenzina lavora anche di Sabato eppure due volte a settimana riesce anche ad andare in palestra perché la fabbrica distrugge la schiena e a forza di trapuntare colletti e polsini ti viene la gobba.
Vincenzina legge, si informa, si veste con gusto e quando deve fare un regalo è più contenta di quando lo riceve. Sceglie gli oggetti con molta attenzione e secondo le passioni di chi riceverà il suo dono. Non so chi abbia insegnato a Vincenzina ad avere tanta grazia, forse è bastata l’aria della montagna o i suoi colori autunnali. Io la conosco Vincenzina e quando la rivedrò mi farò fare un ritratto da lei.
domenica 21 settembre 2008
Creatina pour Femme
Quelle case...
a cura di Katia Ceccarelli
A ogni cambio di governo - e in Italia questo succede molto spesso - si torna a mettere le mani su quelli che vengono considerati i grandi mali di questo Paese ma che alla fine vengono da tutti indistintamente considerati ineluttabili come la prostituzione. Chi la vorrebbe regolamentare, chi la vorrebbe vietare, chi mette le multe.
Proprio in questo periodo ricorrono i 50 anni della Legge Merlin - la senatrice che decretò la chiusura delle "case chiuse" - scusate il bisticcio di parole. A suo tempo fu pubblicato anche un libretto (oggi ristampato dal piccolo editore EGA) e che io possiedo in versione originale il quale raccoglieva appunto le lettere indirizzate alla senatrice proprio dalle donne che avevano lavorato o ancora vivevano in quelle case. Alcune chiedevano aiuto, rassicurazioni, una presa di posizione da parte dello Stato con parole a volte ingenue e in un italiano stentato ma sicuramente molto efficace.
L'edizione originale (Edizioni Avanti!) risale al 1955 e contiene anche una prefazione di Carla Barberis Pertini, moglie dell'amatissimo Presidente della Repubblica.
La grande risoluzione a proposito delle "case" non passò inosservata neanche per il cinema e nel 1959 un film dal titolo "Arrangiatevi!" che vedeva fra i protagonisti Totò, Peppino De Filippo e Franca Valeri prendeva spunto proprio dalla Legge Merlin.
Ecco una scena memorabile in cui una sempre grande Franca Valeri interpreta "Siberia".
Guardate e commentate.
a cura di Katia Ceccarelli
A ogni cambio di governo - e in Italia questo succede molto spesso - si torna a mettere le mani su quelli che vengono considerati i grandi mali di questo Paese ma che alla fine vengono da tutti indistintamente considerati ineluttabili come la prostituzione. Chi la vorrebbe regolamentare, chi la vorrebbe vietare, chi mette le multe.
Proprio in questo periodo ricorrono i 50 anni della Legge Merlin - la senatrice che decretò la chiusura delle "case chiuse" - scusate il bisticcio di parole. A suo tempo fu pubblicato anche un libretto (oggi ristampato dal piccolo editore EGA) e che io possiedo in versione originale il quale raccoglieva appunto le lettere indirizzate alla senatrice proprio dalle donne che avevano lavorato o ancora vivevano in quelle case. Alcune chiedevano aiuto, rassicurazioni, una presa di posizione da parte dello Stato con parole a volte ingenue e in un italiano stentato ma sicuramente molto efficace.
L'edizione originale (Edizioni Avanti!) risale al 1955 e contiene anche una prefazione di Carla Barberis Pertini, moglie dell'amatissimo Presidente della Repubblica.
La grande risoluzione a proposito delle "case" non passò inosservata neanche per il cinema e nel 1959 un film dal titolo "Arrangiatevi!" che vedeva fra i protagonisti Totò, Peppino De Filippo e Franca Valeri prendeva spunto proprio dalla Legge Merlin.
Ecco una scena memorabile in cui una sempre grande Franca Valeri interpreta "Siberia".
Guardate e commentate.
domenica 29 giugno 2008
Vincenzino dixit
Fa caldo abbiate pazienza se non mi dilungo. A proposito di afa riflettevo sulle esalazioni che in questi giorni dovrebbero provenire dalla munnezza che affligge quella che fu una grande capitale europea, un faro di cultura nell'epoca dei Lumi.
Ho deciso di farcelo spiegare da Vincenzino, uno degli alunni del maestro Sperelli, qui interpretato da Paolo Villaggio. Il piccolo barista di "Io speriamo che me la cavo" (film diretto dalla Wertmuller nel 1992) ci racconta come si vive a Corzano (Arzano).
E come dargli torto...
Ho deciso di farcelo spiegare da Vincenzino, uno degli alunni del maestro Sperelli, qui interpretato da Paolo Villaggio. Il piccolo barista di "Io speriamo che me la cavo" (film diretto dalla Wertmuller nel 1992) ci racconta come si vive a Corzano (Arzano).
E come dargli torto...
venerdì 23 maggio 2008
CREATINA POUR FEMME
Giardino per un giorno
di Katia Ceccarelli
Da quando l' Expo del 2015 è stata assegnata a Milano, le ruspe hanno aumentato il ritmo e la capitale economica d'Italia è una specie di groviera piena di buchi che verranno riempiti da grattacieli avveniristici.
La grande "ristrutturazione" di Milano è già cominciata da anni, da quando si è deciso di creare un distretto della moda che vada a sostituirsi ai vecchi e romantici quartieri operai e piccolo borghesi.
Dopo i bombardamenti della guerra, un colpo alla Milano storica era stato dato dal cosiddetto boom economico degli anni '60 con conseguente cementificazione perdurata nei decenni a seguire.
E siccome non c'è niente di meglio del mattone per far girare il soldi, ecco che il nuovo millennio comincia all'insegna del "costruire".
Il caso del quartiere Isola è eclatante e vi suggerisco di seguirne un po' la storia degli ultimi anni attraverso il sito dell'Isola Art Center.
In più, vorrei segnalare per chi sarà in zona - o no - un'iniziativa tra le tante dei vari comitati dei cittadini che resistono al cemento e vogliono il verde.
Domenica 25 maggio 2008 in piazza Minniti un giardino temporaneo sorgerà nel cuore di Isola per ospitare un pic-nic, mostre, bambini e tanta gente di buona volontà, chi può si porti anche una pianta.
Perché a Milano oltre che lavorare si potrebbe anche vivere.
Per altre Informazioni: http://www.isolartcenter.org/
Foto di Katia Ceccarelli
giovedì 17 aprile 2008
Creatina pour Femme
Intervista a Valentina Cinelli
a cura di Katia Ceccarelli
Valentina Cinelli usa la fotografia per il suo lavoro ma anche come strumento di comunicazione.
E' una giovane creativa romana che sperimenta molto e si relaziona con la città e col mondo - urbi et orbi - usando abilmente gli strumenti del WEB e del networking (http://www.bastet.it/blog/).
A dimostrazione di come i blog possano essere un terreno di coltura fertile per aggregare persone con interessi in comune, l'iniziativa di Valentina sampietrino.it è un esempio di come si possa fare qualcosa di utile e creativo allo stesso tempo.
Cominciamo con una domanda che è un po' lo spettro di quelli della nostra generazione: Valentina, che lavoro fai?
Hai detto bene, questa domanda è un vero e proprio spettro! Ufficialmente sono un Art Director: dal '92 ho lavorato presso diverse agenzie di comunicazione a Roma fino a quando, tre anni fa, ho deciso di mettermi in proprio. Da quel momento mi sono occupata di comunicazione quasi a 360°, passando dalla grafica alla fotografia, dal web all'organizzazione di mostre ed eventi. Quindi ora mi è difficile dire esattamente che lavoro faccio, diciamo che mi occupo di comunicazione visiva...
Parlaci del tuo rapporto con la fotografia
La fotografia ce l'ho nel sangue da quando sono bambina, ma solo pochi anni fa ho iniziato a dedicarle molto più tempo.
La fotografia ha una doppia, anzi tripla valenza, per me: è una naturale evoluzione del mio lavoro, occupandomi di comunicazione non potevo non esplorare anche questo mezzo di espressione; è uno strumento per poter esprimere la mia creatività senza vincoli, soprattutto quando non è soggetta a “commesse”; è una sorta di terapia, che mi aiuta a conoscermi meglio, infatti il mio lavoro fotografico è fortemente legato al mio stato emotivo e riguardare i miei scatti è come vedermi riflessa allo specchio.
Sei una che sperimenta strumenti diversi nel suo lavoro?
Si tantissimo. Sono curiosissima di natura e non mi sto mai ferma.
Studio tutte le nuove tendenze e tutto ciò che stuzzica la mia curiosità, sia come sperimentazione grafica, con nuovi software (sono una geek) sia attraverso esperimenti fotografici utilizzando tecniche antiche. Il mio mantra è: “why not?”
Nel 2006 una tua foto è stata scelta per la copertina delle Pagine bianche - edizione Lazio, che effetto ti ha fatto entrare nelle case di tutti i tuoi concittadini?
Beh, è inutile dire che ero euforica ai massimi livelli.
E pensare che è nato tutto dal caso: un effetto sulla pellicola uscito per caso, il negativo ritrovato per caso, l'invio dell'immagine per partecipare l'ultimo giorno utile, nell'ultimo anno utile (dato che sono ormai over 35). Quando mi chiamarono per dare la notizia pensavo ad uno scherzo.
Diciamo che è stata una bella soddisfazione, anche perché è stata premiata la “sperimentazione”, come dicevamo prima.
Sei di Roma, che rapporto hai con la tua città?
Io amo la mia città profondamente. Ho avuto un padre romano “da sette generazioni” (come si usa dire) il quale mi ha insegnato a vedere la città sotto molteplici aspetti e sfaccettature. Roma non è solo una capitale, non c'è solo il traffico ma è una stratificazione di realtà sempre diverse, di convivenza fra tradizione popolare, cultura, evoluzione e multietnicità. Amo questo “mix improbabile”, anche se non nascondo che la preferisco nel cuore della notte o in piena estate, quando la presenza umana è rarefatta e sembra che le voci del passato possano finalmente uscir fuori e respirare.
Raccontaci un po' della questione dei sanpietrini...
La storia è lunga e, più o meno, è la prosecuzione di quello che ho raccontato prima.
Il mio interesse per i sampietrini è nato fra gioco e passione: nel 2005, lessi un articolo che parlava dell'estinzione del mestiere di “selciarolo” e scrissi un post sul mio blog personale con il mio pensiero. Molte persone lo commentarono, mostrando un profondo interesse alla questione: una parte di Roma che era destinata a scomparire per sempre e ciò li rattristava quanto me.
Da qui nacque l'idea di creare un sito tematico che raccogliesse testimonianze visive dei sampietrini, prima della loro definitiva scomparsa. Forte della mia precedente esperienza su siti “photo-collector” (http://www.cafexperiment.com/), la sera della notte bianca romana del 2005, esattamente il 17 settembre, misi on line http://www.sampietrino.it/.
Il successo fu immediato: iniziarono a scrivermi in tanti, sia pro che contro i sampietrini. Mi mandarono foto, curiosità, poesie, articoli di giornale e così il sito crebbe e diventò il punto d'incontro fra tutti coloro che si interessano alla questione dei sampietrini e la fonte principale di informazioni e rassegna stampa. E' inutile dire che io sono contro la rimozione dei sampietrini, ho avuto la fortuna e il privilegio di conoscere e parlare con tantissimi addetti ai lavori che mi hanno aperto gli occhi su tanti aspetti, i quali purtroppo vengono tenuti nascosti. Per questo, insieme all'Arc. Alfredo Donati (Agenzia per la Città) siamo riusciti a organizzare un convegno/mostra di fotografia per cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica. L'evento polemico/culturale fu un successo. Peccato che gli interessi economici dietro siano troppo forti, e il nostro sforzo sia stato vanificato da tanti fattori.
http://www.sampietrino.it/it/attivita/2007/convegno_maggio07/index.php
Ma non voglio parlare di questa battaglia qui anche perché il sito cerca sempre di essere al di sopra della polemica, e delle strumentalizzazioni politiche. E' un posto “romantico” per chi ama la città, come me appunto.
A Milano diversi artisti cercano di opporre resistenza con progetti ed eventi alla riqualificazione/cementificazione del quartiere Isola. Secondo te vale la pena darsi tanto da fare?
Secondo me si... perché stare in silenzio?
Preferisco le persone che hanno qualcosa da dire e lo fanno con gli strumenti a loro più congeniali, che chi invece tace e si lamenta e non conclude niente. Anche se non si ottiene il risultato sperato, almeno ci si è divertiti e ci si è fatti sentire.
Preferisci lavorare da sola o ti trovi a tuo agio anche nelle collaborazioni?
Solitamente lavoro da sola, ma non disdegno anche collaborare con altri professionisti. Purtroppo sono diventata molto selettiva e se la collaborazione non ingrana subito preferisco riprendere a correre in solitaria.
Per concludere: secondo te oggi come oggi "che se deve fa pe' risultà"? [trad: per farsi notare, emergere]
Muoversi. Se stai fermo nessuno ti nota, se ti muovi, fai cose, vedi gente (cit.) prima o poi qualcuno ti vede ;)
Foto gentilmente concesse da Valentina Cinelli
a cura di Katia Ceccarelli
E' una giovane creativa romana che sperimenta molto e si relaziona con la città e col mondo - urbi et orbi - usando abilmente gli strumenti del WEB e del networking (http://www.bastet.it/blog/).
A dimostrazione di come i blog possano essere un terreno di coltura fertile per aggregare persone con interessi in comune, l'iniziativa di Valentina sampietrino.it è un esempio di come si possa fare qualcosa di utile e creativo allo stesso tempo.
Cominciamo con una domanda che è un po' lo spettro di quelli della nostra generazione: Valentina, che lavoro fai?
Hai detto bene, questa domanda è un vero e proprio spettro! Ufficialmente sono un Art Director: dal '92 ho lavorato presso diverse agenzie di comunicazione a Roma fino a quando, tre anni fa, ho deciso di mettermi in proprio. Da quel momento mi sono occupata di comunicazione quasi a 360°, passando dalla grafica alla fotografia, dal web all'organizzazione di mostre ed eventi. Quindi ora mi è difficile dire esattamente che lavoro faccio, diciamo che mi occupo di comunicazione visiva...
Parlaci del tuo rapporto con la fotografia
La fotografia ce l'ho nel sangue da quando sono bambina, ma solo pochi anni fa ho iniziato a dedicarle molto più tempo.
La fotografia ha una doppia, anzi tripla valenza, per me: è una naturale evoluzione del mio lavoro, occupandomi di comunicazione non potevo non esplorare anche questo mezzo di espressione; è uno strumento per poter esprimere la mia creatività senza vincoli, soprattutto quando non è soggetta a “commesse”; è una sorta di terapia, che mi aiuta a conoscermi meglio, infatti il mio lavoro fotografico è fortemente legato al mio stato emotivo e riguardare i miei scatti è come vedermi riflessa allo specchio.
Sei una che sperimenta strumenti diversi nel suo lavoro?
Si tantissimo. Sono curiosissima di natura e non mi sto mai ferma.
Studio tutte le nuove tendenze e tutto ciò che stuzzica la mia curiosità, sia come sperimentazione grafica, con nuovi software (sono una geek) sia attraverso esperimenti fotografici utilizzando tecniche antiche. Il mio mantra è: “why not?”
Beh, è inutile dire che ero euforica ai massimi livelli.
E pensare che è nato tutto dal caso: un effetto sulla pellicola uscito per caso, il negativo ritrovato per caso, l'invio dell'immagine per partecipare l'ultimo giorno utile, nell'ultimo anno utile (dato che sono ormai over 35). Quando mi chiamarono per dare la notizia pensavo ad uno scherzo.
Diciamo che è stata una bella soddisfazione, anche perché è stata premiata la “sperimentazione”, come dicevamo prima.
Sei di Roma, che rapporto hai con la tua città?
Io amo la mia città profondamente. Ho avuto un padre romano “da sette generazioni” (come si usa dire) il quale mi ha insegnato a vedere la città sotto molteplici aspetti e sfaccettature. Roma non è solo una capitale, non c'è solo il traffico ma è una stratificazione di realtà sempre diverse, di convivenza fra tradizione popolare, cultura, evoluzione e multietnicità. Amo questo “mix improbabile”, anche se non nascondo che la preferisco nel cuore della notte o in piena estate, quando la presenza umana è rarefatta e sembra che le voci del passato possano finalmente uscir fuori e respirare.
Raccontaci un po' della questione dei sanpietrini...
La storia è lunga e, più o meno, è la prosecuzione di quello che ho raccontato prima.
Il mio interesse per i sampietrini è nato fra gioco e passione: nel 2005, lessi un articolo che parlava dell'estinzione del mestiere di “selciarolo” e scrissi un post sul mio blog personale con il mio pensiero. Molte persone lo commentarono, mostrando un profondo interesse alla questione: una parte di Roma che era destinata a scomparire per sempre e ciò li rattristava quanto me.
Da qui nacque l'idea di creare un sito tematico che raccogliesse testimonianze visive dei sampietrini, prima della loro definitiva scomparsa. Forte della mia precedente esperienza su siti “photo-collector” (http://www.cafexperiment.com/), la sera della notte bianca romana del 2005, esattamente il 17 settembre, misi on line http://www.sampietrino.it/.
Il successo fu immediato: iniziarono a scrivermi in tanti, sia pro che contro i sampietrini. Mi mandarono foto, curiosità, poesie, articoli di giornale e così il sito crebbe e diventò il punto d'incontro fra tutti coloro che si interessano alla questione dei sampietrini e la fonte principale di informazioni e rassegna stampa. E' inutile dire che io sono contro la rimozione dei sampietrini, ho avuto la fortuna e il privilegio di conoscere e parlare con tantissimi addetti ai lavori che mi hanno aperto gli occhi su tanti aspetti, i quali purtroppo vengono tenuti nascosti. Per questo, insieme all'Arc. Alfredo Donati (Agenzia per la Città) siamo riusciti a organizzare un convegno/mostra di fotografia per cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica. L'evento polemico/culturale fu un successo. Peccato che gli interessi economici dietro siano troppo forti, e il nostro sforzo sia stato vanificato da tanti fattori.
http://www.sampietrino.it/it/attivita/2007/convegno_maggio07/index.php
Ma non voglio parlare di questa battaglia qui anche perché il sito cerca sempre di essere al di sopra della polemica, e delle strumentalizzazioni politiche. E' un posto “romantico” per chi ama la città, come me appunto.
A Milano diversi artisti cercano di opporre resistenza con progetti ed eventi alla riqualificazione/cementificazione del quartiere Isola. Secondo te vale la pena darsi tanto da fare?
Secondo me si... perché stare in silenzio?
Preferisco le persone che hanno qualcosa da dire e lo fanno con gli strumenti a loro più congeniali, che chi invece tace e si lamenta e non conclude niente. Anche se non si ottiene il risultato sperato, almeno ci si è divertiti e ci si è fatti sentire.
Preferisci lavorare da sola o ti trovi a tuo agio anche nelle collaborazioni?
Solitamente lavoro da sola, ma non disdegno anche collaborare con altri professionisti. Purtroppo sono diventata molto selettiva e se la collaborazione non ingrana subito preferisco riprendere a correre in solitaria.
Per concludere: secondo te oggi come oggi "che se deve fa pe' risultà"? [trad: per farsi notare, emergere]
Muoversi. Se stai fermo nessuno ti nota, se ti muovi, fai cose, vedi gente (cit.) prima o poi qualcuno ti vede ;)
Foto gentilmente concesse da Valentina Cinelli
venerdì 4 aprile 2008
Creatina pour Femme
Cambio direzione
a cura di Katia Ceccarelli
Sono stata sempre una sostenitrice della radio e ritengo che da questo media si possano imparare molte più cose che dalla televisione senza contare poi che la radio è davvero una compagnia.
Ieri ero sintonizzata su Radio due, in particolare sul programma "Gli Spostati", in onda dalle 15 alle 16, condotto da Massimo Cervelli e Roberto Gentile.
All'improvviso sento emergere dalla chiacchiere con l'ospite in studio un nome associato alla parola "fotografa".
Il nome è Giorgia Fiorio, sì avete capito bene, quella Fiorio che negli anni '80 - giovanissima - partecipò a Sanremo con Avrò...
... L'ospite degli Spostati (mi tocca chiamarla così perché non ho fatto in tempo a sentire il suo nome e nel sito della trasmissione oggi non è riportato) a un certo punto ha rivelato come la Fiorio si sia trovata a scegliere la sua nuova professione di fotografa: per evitare un tizio che la tampinava inventandosi un lavoro che non era il suo. In quel momento pare abbia avuto un'illuminazione e si sia messa a fare la fotografa sul serio.
Oggi Giorgia Fiorio è una professionista della fotografia molto stimata che opera in campo internazionale ad altissimi livelli e in Italia è rappresentata da una delle più importanti agenzie - Grazia Neri. E ora ammirate le bellissime opere frutto di un cambio di direzione molto fortunato.
http://www.giorgiafiorio.org/ita/index.html
a cura di Katia Ceccarelli
Sono stata sempre una sostenitrice della radio e ritengo che da questo media si possano imparare molte più cose che dalla televisione senza contare poi che la radio è davvero una compagnia.
Ieri ero sintonizzata su Radio due, in particolare sul programma "Gli Spostati", in onda dalle 15 alle 16, condotto da Massimo Cervelli e Roberto Gentile.
All'improvviso sento emergere dalla chiacchiere con l'ospite in studio un nome associato alla parola "fotografa".
Il nome è Giorgia Fiorio, sì avete capito bene, quella Fiorio che negli anni '80 - giovanissima - partecipò a Sanremo con Avrò...
... L'ospite degli Spostati (mi tocca chiamarla così perché non ho fatto in tempo a sentire il suo nome e nel sito della trasmissione oggi non è riportato) a un certo punto ha rivelato come la Fiorio si sia trovata a scegliere la sua nuova professione di fotografa: per evitare un tizio che la tampinava inventandosi un lavoro che non era il suo. In quel momento pare abbia avuto un'illuminazione e si sia messa a fare la fotografa sul serio.
Oggi Giorgia Fiorio è una professionista della fotografia molto stimata che opera in campo internazionale ad altissimi livelli e in Italia è rappresentata da una delle più importanti agenzie - Grazia Neri. E ora ammirate le bellissime opere frutto di un cambio di direzione molto fortunato.
http://www.giorgiafiorio.org/ita/index.html
venerdì 7 marzo 2008
Creatina pour Femme
L'Onorevole Angelina
a cura di Katia Ceccarelli
Il destino mi è amico in questo blog per una serie di coincidenze che mi toccano davvero da vicino.
Sono romana di nascita e di spirito e - guarda caso - cento anni fa nasceva una delle più grandi donne della storia del cinema e dell'arte, il mio mito e quello di molti altri: Anna Magnani.
L'omaggio più bello che posso fare a lei e a tutte le donne per festeggiare l'oggi e il domani è questo. Buona visione a tutte e... prendiamo esempio.
a cura di Katia Ceccarelli
Il destino mi è amico in questo blog per una serie di coincidenze che mi toccano davvero da vicino.
Sono romana di nascita e di spirito e - guarda caso - cento anni fa nasceva una delle più grandi donne della storia del cinema e dell'arte, il mio mito e quello di molti altri: Anna Magnani.
L'omaggio più bello che posso fare a lei e a tutte le donne per festeggiare l'oggi e il domani è questo. Buona visione a tutte e... prendiamo esempio.
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