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giovedì 16 settembre 2010

Bruciapensieri

di Gregorio Scalise

I passaggi del mercato

1 settembre. L’estate ha tutta l’aria di andarsene. Troppo presto. Restano 8 mesi di inverno, o quasi.Non so perché d’estate “ rifiorisco” e d’ inverno no. Deve essere una questione culturale. Difatti amo la luce, il caldo, le giornate lunghe, le nuotate,i corpi che si asciugano ( quelli che si asciugano, beninteso). Sono nato nel Mediterraneo del sud,probabilmente ho ricordi di infanzia, ho la stravagante impressione che l’estate sia più felice e il rapporto col mondo più facile.

giovedì 8 luglio 2010

Bruciapensieri

di Gregorio Scalise

L’arte di perdere

In questi giorni d’estate una nuova disgrazia si sta abbattendo sulla società italiana. Si tratta di uomini che lasciati dalle donne, dalla loro donna, reagiscono con violenza. Fa impressione persino scriverlo. Con un colpo di retorica teatrale proviamo a parlare di un fatto che sembra essere scomparso: la sofferenza degli uomini. La questione è che l’argomento è come minimo non trattabile. Dopo una aggressione nei modi con cui la cronaca ci racconta questa violenza esplosiva ed esplosa, non è più possibile ragionare. Ci si deve fermare prima.

venerdì 18 giugno 2010

Bruciapensieri

di Gregorio Scalise

Il sospetto della realtà

Il sospetto è che Lippi lo abbia mandato in panchina. Si tratta di un episodio dei mondiali, Italia-Corea e si tratta del primo goal dei coreani. Una gran zuccata,il giocatore coreano svetta fra due difensori, la palla taglia in diagonale. Buffon è beffato. Cosa è accaduto? Uno spettatore con un po’ d’occhio e con una certa capacità di dire e dirsi la verità delle cose, non fa fatica ad ammettere che Buffon è rimasto fermo, che non ha seguito il gioco,che non si è piazzato come doveva ( quindi era spiazzato).

domenica 9 maggio 2010

Bruciapensieri

di Gregorio Scalise

La quota rosa del mondo

Si resta con un palmo di naso eppure occorre pedinarlo, questo accidenti di mondo occidentale. Monitorare? Si, ma le notizie sfuggono. Cercare dettagli, pensieri futili? Potrebbe essere un metodo. Per dirla brutalmente, il pezzo di mondo che noi esploriamo, è piccolo, il resto è nascosto dalla sua enorme massai dati. Massimo D'Alema in genere non ama i giornalisti e questa volta l'ha fatta grossa, ha mandato a farsi fottere in diretta un vicedirettore di quotdiano. Ci si accapigliava sulla faccenda dell' abitazione (casa vicino al Colosseo a Scajola) e il vicedirettore ha ricordato che D'Alema pagava una locazione non altissima Tuoni e fulmini. Tempo prima Bersani aveva dato una lavata di testa ad alcuni partecipanti e specialisti di Annozero ( sulle questioni di economia, di cui, al netto di ogni discorso, il segretario Pd è competente).

mercoledì 14 aprile 2010

Bruciapensieri


di Gregorio Scalise


Niente e così sia
Titolo celebre, “ niente e così sia” indica la rassegnazione davanti al niente, “ nostro niente che sei nel niente, sia venerato il tuo nome”.. Ma, come si sa, il niente non esiste, esiste semmai la fine delle cose, il loro cambiamento o il loro perdurare in un nulla di fatto. Tale potrebbe essere il periodo che stiamo attraversando. Anni fa era percepito solo da alcune anime belle, poi da un numero maggiore di persone, adesso sia avvia a diventare una sensazione di massa.

giovedì 11 febbraio 2010

Bruciapensieri

di Gregorio Scalise
Radiocronaca di una trasmissione (11 febbraio)
“Lei si definisce una donna di sinistra?” “ Mah, io mi definisco una donna torinese che guarda ai fatti”.
Siamo a Tetris, la trasmissione di Talese, mercoledì 3 di questo febbraio. Lei è una donna che ha delle responsabilità, si chiama Evelina, pronuncia Renò, che è, come si sa, una vettura francese, prodotta dalle parti di Billancourt (periferia di Parigi) ed è scritta Renault, quindi si pronuncia Renaul. La questione sul piatto della serata è Termini Imerese, una faccenda spinosa come non mai. La Fiat dopo aver detto lo scorso anno che intendeva fare proprio a Termini Imerese un polo importante, adesso dichiara che non le conviene e che quindi chiude.

lunedì 25 gennaio 2010

BRUCIAPENSIERI




Riflessioni e ricerche (per Rosa Stanton)…Gli uomini di Myriam
A cura di Gregorio Scalise.

Cara Myriam, ho letto in modo un po’ disordinato il libro di David Grossman del 1998, “Che tu sia per me il coltello”, dove tu appari in veste letteraria, credo per la prima volta in vita tua.
Il titolo del libro di Grossman è una frase tratta dalla corrispondenza fra Milena e Kafka, e di corrispondenza anche qui si tratta. Vi siete incontrati tu e David per caso, lui ti ha scritto e tu hai risposto. Non avresti dovuto farlo, non solo perché sei una donna sposata, ma, soprattutto perché lui è uno scrittore. E cosa fa uno scrittore? Riempie tutti i fogli che trova. La differenza fra uno scrittore professionista e un dilettante è che pur delirando ad infinitum tutti e due, il primo pubblica ed il secondo no.
Lo scrittore, professionista o dilettante, non può fermarsi a pensare, leggere qualcosa, rileggersi: deve andare avanti strenuamente. Se compulsi qualche libro di psicologia dello scrivere vedrai che questa attività è quasi una malattia. Difatti in questo libro (di 330 pagine) ci sono 236 pagine per lui, 63 per te, le ultime non contano. Di Milena restano solo 5 lettere che generosamente Max Broad, il curatore, ha voluto difendere dall’oblio.
Queste “ corrispondenze” pongono una questione: perché le donne si ostinano a rispondere agli scrittori, forse sperano di restare nella letteratura? Non sanno che la prima cosa che fanno i curatori è quella di deporle con ogni cura nel cestino della carta straccia? Grossman, per non sbagliare, scrive anche le tue risposte, Myriam. A volte mette le virgolette a volte no e capirai che confusione. Forse lui spera che il lettore entri nel turbine di quella comunicazione fatta di impressioni, sottintesi, cose prese alla larga, molto alla larga, e distingua da solo i diversi stili. Non è possibile, chi scrive è solo lui. Come va a finire? Sembra che non si mettano assieme, anche lui è sposato ed è ancora innamorato della moglie.Ad un certo punto va a vivere, non si sa perché, in un albergo ad ore e si lamenta per i rumori che sente, (orgasmi, gemiti).
Ma, cara Myriam, lei ha capito cosa voleva? Ad un certo punto è anche capace di dirle...”non oserei mai di proporti di raggiungermi qui”. Ho riletto la frase un paio di volte, no, no, lui voleva proprio questo. Il fatto di poterla avere ad ore in un albergo ad ore deve aver eccitato enormemente questo personaggio. A ripensarci, quelle lettere sono un perfetto campionario di dissimulazione. Sdolcinatezze, sensi allusivi, lungi e tortuosi percorsi, povere lettere.
Cara Myriam, lei è un personaggio letterario, dopo Pirandello si sa che si possono intrattenere rapporti con i personaggi ...difatti mi è capitato di scrivere a diverse donne della letteratura mondiale, non avendo soddisfacenti risposte, beninteso. Ma questa occasione non la voglio proprio perdere. Adesso le scriverò direttamente, le dirò senza tanti giri di frasi cosa voglio e vedremo come andrà a finire.
L’ho vista per la prima volta giorni fa al raduno del liceo, non mi ha notato (stavo in disparte).....ma adesso devo abbandonare il lei nell’urgenza dello scrivere.. qualcuno ha pronunciato il tuo nome, me lo sono segnato e poi sono andato a vedere sull’elenco. Per fortuna c’eri solo tu, così sono sicuro che questa non cadrà in altre mani. C’è tuo marito, è vero, ma, si sa, gli uomini sono distratti e sono sicuro che gliela farai sotto il naso anche questa volta. Secondo me hai avuto almeno una decina di uomini, credo di averlo indovinato dall’angolo amaro del sorriso.
Come sai, fra noi è stata subito attrazione, ed è stata una cosa intensa e non eludibile. Poi, anch’io ho cambiato casa e ti scrivo da un condominio pieno di trans brasiliani, pochi italiani e solo uno dell’est. Se vuoi venirmi a trovare basterà un sms. L’altro giorno sono scappato in tutta fretta dal lungo e fetido corridoio, stavano portando su una grossa cassa di coca. Come facevo a sapere che era coca? C’era una etichetta a caratteri cubitali. Finalmente oggi ho ricevuto una tua risposta, ho incollato la lettera alla parete in attesa di incollare anche le altre e fare così un bel collage anni ’70. Nel frattempo i giorni passano. E dove vanno? Trascorrono. Io mi dissolvo e tu sei sempre più reale. Mi piace quando ricami all’ombra delle bouganvilles, quei fiori mi fanno pensare alle tue gambe e mi capita spesso di immaginare anche il resto. Le tue domande sono sempre più profonde delle mie risposte, così ti prego di smetterla, accontentati invece delle mie frasi un po’ rozze ed esplicite.
Vorrei sapere piuttosto cosa ci faccio in questo casone circondato da trans. Forse a giorni ti invierò una riflessione su questa faccenda. Speriamo che vada tutto bene e che non ci siano irrecuperabili cadute. Per intanto ti saluto e ti abbraccio tuo ….

giovedì 10 dicembre 2009

BRUCIAPENSIERI


Riflettendo su quanto ci circonda.
A cura di Gregorio Scalise

A Porta a Porta del 9/12 si parla e si ricorda Piazza Fontana. Verso le 16 del 12 dicembre di 40 anni fa una terribile esplosione sconvolse una banca (Banca dell'Agricoltura,Milano), una strage. Fummo tutti molto impressionati.
Non eravamo abituati, per molti era il primo atto violento dal dopoguerra.Altri, fra cui chi scrive questa nota, si erano ormai convinti di essere entrati in un periodo in cui le atrocità della guerra non sarebbero più accadute. I campi di concentramento, la seconda guerra mondiale, le due atomiche sul Giappone, avevano fatto capire all'umanità (e dunque anche all'Italia) che guerra e violenza dovevano essere bandite dalla vita e dal mondo.
Ricordo che ero a casa, che era un pomeriggio un po' uggioso, non ricordo invece come venni a saperlo. La radio? Una telefonata? Ebbi dei momenti di forte depressione, forse disperazione, mi stesi addirittura sul letto con la netta sensazione di una azione di guerra che metteva ko. tutta la mia visione del mondo sino a quel momento. La sensazione dominante era quella di una forza oscura che costituiva un netto proseguimento della guerra.
Non era finita, non sarebbe finita mai. Oggi siamo come "abituati", diciamo che dopo l'11 settembre del 2001 si è come messo in conto (probabilmente a livello di inconsapevolerzza, di rimozione) che possono accadere cose terribili. Allora era proprio diverso, quelle bombe erano un taglio feroce, recidevano qualcosa. Molti, almeno ad ascoltare i vari "mi ricordo", ebbero proprio queste sensazioni: qualcosa di irrimediabile, una svolta.
Oggi mi chiedo se non si fosse trattato di una sorta di proiezione collettiva verso il passato. Intendiamoci: il fatto era terribile e grave, ma forse non tale da costituire una svolta reale. Anche se gli anni che seguirono, non solo dopo l'attentato alla banca, ma anche dopo la famosa caduta dalla finestra della questura del feroviere anarchico Pinelli, furono proprio una " svolta" nella vita politica. La violenza era entrata dalla porta principale e ci sarebbero voluti decenni per farla uscire. Al Porta a porta sopra citato ci sono: Mieli, il senatore Pellegrino della commissione stragi,l'autore de Il sangue dei vinti, Pansa, alcuni sopravvissuti a quel terribile pomeriggio, altri.
Quello che si dice in studio sembra accettabile. Poi parla Mieli.
Ricostruisce con dovizia di partcolari il rapporto fra l'evento e i servizi segreti e deviati e mette in luce gli equivoci e in ogni caso la serpentina dei sospetti. Verso la conclusione Mieli parte, con tonalità persuasiva, in un pacato discorso, in cui dice che certo non ci dobbiamo rassegnare a non sapere nulla, ma i fatti sono scomparsi nelle pieghe della storia, anche se si riasprisse il processo,di nuovo non verrebbe a galla proprio niente.
Al che verrebbe da rispondergli: benissimo, d'accordo, ma chi ha messo le bombe? Ci sono state, o no? Non è la prima volta che Mieli, gran riscostruttore di storie italiane, dà un taglio da oblio. Una volta disse che sugli anni di piombo e tutto il resto sapevamo già tutto e che non era il caso di discuterne ulteriormente.
In studio c'è anche il senatore Pellegrino, appare stremato dalle saporose conclusioni di Mieli, sotto la giacca indossa un vistoso maglione giallo, gli occhi però esprimono non solo dissenso ma anche una certa controllata irritazione. Le conclusioni cui giunse a suo tempo la commissione stragi erano state più che condivisibili: molto si sa, molto è stato ricostruito, ma esiste una "zona grigia" che appare impenetrabile. Questa zona grigia, comunque, è il caso di sottolienearlo, esiste. Non si tratta dunque delle "pieghe della storia", ma di uomini, di entità, di esseri, evidentemente, ancora esistenti e ostacolanti.
Francamente, le conclusioni del senatore Pellegrino sembrano più logiche, umane,e realistiche. Nel 2004, l'ennesimo processo si chiuse con un nulla di fatto, tutti assolti e tuttavia ormai le molte sentenze, i libri, la documentazione esistono, sono persino in eccesso.
Ebbene, avendo la pazienza e la tenacia di studiare e ripercorrere quei documenti certo non si arriverebbe ai nomi e cognomi ma si descriverebbe con maggiore precisione l'area dei colpevoli e persino le aberranti motivazioni. E'il fenomeno della "lettera rubata". Si ricorderà: la regina mise la lettera compromettente su una mensola, sotto gli occhi di tutti. Nessuno la trovò. Gli eventi terribili recano in sè una sorta di movimento psicologico che ci rende tutti miopi e soprattutto ci rende impotenti e scettici rispetto ad una entità grande, corposa, esistente: cioè l'evidenza. Si potrebbe persino dire che l'evidenza è come una medusa, ci lascia ipnotizzati e assenti. Le pieghe della storia sono gli attorcigliati e serpenteschi capelli della medusa.

mercoledì 4 novembre 2009

BRUCIAPENSIERI

Foto di Rino Pucci



Diari.
A cura di Gregorio Scalise

27 ottobre. Scritto per questo blog. Messo a fuoco che ci sono due inizi romanzo, 2007, 2009. Corrette righe romanzo 2009. Quello del 2007 è più lungo. Di cosa dovrebbero parlare?
Quello del 2007 parla di un uomo che fa il conto di quante donne ci vorrebbero per farle apparire nei calendari ad ogni ora. In realtà voleva essere uno scritto sulle ossessioni. Non sbagliata come idea (cfr. giorni nostri). Marrazzo, dimissioni, trova rifugio in una struttura religiosa. Cfr. romanzi libertini del ‘700, lettura di questa estate. Tv, sera. Gran caciara a Ballarò, Floris sempre contento, se gridano vuol dire che si sono scaldati e il programma è interessante. Banalotto Porta a Porta.

28 ottobre. Scritto racconto “Udine, una notte”. Al momento 8 cartelle spazio venti, non so ancora quanto sarà lungo. Tutto inizia dal fatto che dovrei essere invitato per una lettura a Udine, niente di meno che alla Biblioteca Civica. Francamente non so ancora nè quando nè se si farà. Per non sapere nè leggere nè scrivere immagino che ci sono andato e che dopo la lettura incontro una escort con cui cammino per le strade della mia adolescenza.
Temi come questi (con ragazze, non escort) sono spesso presenti nei miei racconti. Dovessi raccoglierli un giorno, farei fatica a sfuggire alla ripetizione delle situazioni. Film in serata al Tivoli, Woody Allen. Che dire? Per essere interessante lo è. Per contenere delle sfasature, le contiene. Il protagonista dà degli imbecilli a tutti e fa del pessimismo un po’ spiccio. La ragazza che va a stare da lui corrisponde al sogno di molti. Toc, toc, chi è?, sono una ragazza, non so dove andare, posso stare un po’ qui? Poi ovviamente va con un altro, più giovane, come già in Manhattan. Anche lui si ripete, oh se si ripete

29 ottobre. Pc scassato, prontamente viene Amos, in pratica la persona cui devo eterna gratitudine. Incontrato in centro un giornalista che lavora a Canale 5, è stranamente pessimista, “il mondo è diventato biblico”, dice. Di gente sconcertata e timorosa del futuro ce n’è. Dovrei esserlo anch’io ma ho deciso da tempo di far finta di niente e di cercare di minimizzare, nei termini possibili,si intende. Ripreso “Udine, una notte”. Avendo scritto prima che il pc si interrompesse dovevo essere sulle 12 cartelle, ma fra i vari aggiustamenti e chiusure me ne porta via un bel pezzo. Alla ricerca disperata di recuperare. Alla fine trovo, ma non mi funziona il copia e incolla. Probabilmente sono nervoso e quando succedono queste cose i nervi saltano. Serata tv, Annozero. Non si apprende molto, chi ha seguito (io l’ho fatto) non trova molte novità. Ah, l’argomento, sempre il governatore laziale. Corona, sentito in qualità di esperto, dice che certi video li comprano case editrici importanti e poi li ficcano in cassaforte.
Il rissoso Annozero tutto d’un tratto si trasforma in un salotto dove gli ospiti si scambiano gentilmente informazioni. Per dirla tutta: è segno che lì tutti hanno qualcosa da nascondere.

30 ottobre. Su Fb una signora mi fa un bel complimento. Terminato racconto, sono 21 cartelle. A rileggerlo non mi dispiace, ma le riletture “ fatte a caldo” so che sono un po’ pericolose. Cambiato la parte finale, la ragazza è una trans. Lei è stata molto riservata per tutta la serata, hanno cenato assieme,parlato poco, camminato lungo i luoghi scelti da lui, poi all’hotel sorpresa finale.C’è una specie di un inizio di un amore impossibile. Lui ( cioè io..) è categorico. Volevo disegnare un essere misterioso e sensibile che accompagnasse il protagonista sintonizzandosi con i suoi stati d’animo e il senso complessivo di quel suo rivedere dei luoghi così importanti per lui. Aver avuto quello spunto del cambiamento di sesso sarà pure alla moda ma non vorrei aver guastato tutto. Letture: solo giornali, Repubblica e Unità. 49 persone coinvolte e 10 medici interdetti dalla professione ospedali Bologna e dintorni. Il tg3 regione dà la notizia.. ma appunto, come una notizia… non c’è lo straccio di servizio, di inchiesta… niente di niente.

31 ottobre: Ore 15.15 si parte per Sasso Marconi, cerimonia del premio Giorgi, sono il presidente di giuria.
Si inizia alle 16 abbondanti e si va di lungo sino alle 18 e rotti. La poetessa americana che vive nel Messico e ha raccolto quello che dicevano le donne Maya. Scopro che esiste una sorta di “partito delle donne”. Le schede- motivazione per i premiati donne, se scritte da donne, sono quasi iperboliche. Si sostengono l’un l’altra, si commuovono, battono le mani, fanno claque.
Al buffet c’è anche pane e olio, prodotto locale, sulle colline di Sasso hanno piantato degli ulivi. Già che c’erano potevano anche fare un pentolone di pasta aglio e olio. Su una terrazza di un riccone napoletano (c’erano quadri del ‘600 alle pareti) fu distribuita pasta aglio e olio, si festeggiava il premio di un regista importante.. e mi sono dimenticato il nome, eravamo negli anni settanta. Non ricordo come e perchè mi infilai in quella storia. Ricordo però il vecchio Murolo che suonava Scalinatella longa longa e i napoletani attorno a lui che piangevano. Wajda si chiamava il regista, era polacco.
Ah, ho scritto i diari perchè ho perso lo scritto del 27 ottobre. Che vita con questi pc.

giovedì 15 ottobre 2009

BRUCIAPENSIERI

Foto di Rino Pucci


L’altro, gli altri (rosastanton)
A cura di Gregorio Scalise

Esiste la curiosità di conoscere l’altro? Forse sì. Ma non sempre. Una sottile parete divisoria ci protegge dagli sguardi altrui e dalle loro vite. In genere questa parete viene definita un ostacolo, qualcosa da superare. Ma conviene?

In periodi come questi, ad esempio, viene la tentazione di fare l’elogio della “parete divisoria”. Cosa accadrebbe se non ci fosse? Andare oltre le convenzioni e conoscere intimamente una persona sicuramente significa una cosa precisa: conoscere le sue debolezze. E viene subito da pensare: lo schermo tv indebolisce o rafforza queste pareti divisorie? Non è che guardando un altro mentre parla proprio la situazione di raffigurazione ci aiuta a penetrarlo anche là dove questi non vorrebbe? Ma le persone si dividono in deboli e forti come la tradizione ci invita a credere?

Al di là di ogni retorica non esistono persone forti. Esistono persone fragili che indossano maschere , magari fanno cose dell’altro mondo (si pensa ai grandi conquistatori, Alessandro Magno e Napoleone) ma intimamente sono deboli. Fragili, paurosi, suscettibili.

La questione dell’altro investe naturalmente anche i rapporti uomo - donna. Passano una vita a cercare di conoscersi, spesso risulta che non si conoscono per niente. Conoscono, questo sì, il limite da dove entrambi si affacciano: è come una finestra, un balcone, si vede solo una parte,quella che in qualche modo ha creato il rapporto e un accordo di non aggressione ( naturalmente non sempre rispettato). Conoscere l’altro è importante, ma forse più importante ancora è mettere a fuoco la difficoltà di farlo e i limiti di questa pretesa. L’altro, nella sua segreta intimità, non sempre racchiude aspetti amabili.

A volte la sua interiorità è frantumata, densa di ferite e chiunque viva una vita sociale di rapporti di denaro e di impresa non può neanche sperare di restare intatto. Le coscienze si sfaldano sotto il colpi delle ideologie (in senso lato), dei compromessi, delle visioni distorte, delle false notizie di cui inevitabilmente ci nutriamo,delle idee sbagliate che proliferano nella nostra testa Si dirà: ma le ideologie non esistono da un pezzo.

Certo, ma non si può neppure pensare che siano del tutto evaporate. I loro residui restano e talvolta affiorano. Il minimo che si possa fare è cercare di coprire queste confusioni con un linguaggio babelico messo in essere per giustificare cadute ed errori. Chi ha, in sostanza, una sola idea giusta in testa, scagli la prima pietra. L’esistenza anche dei fortunati, anzi, soprattutto di quelli, è un mix di errori, casualità, fortuna, equivoci e interpretazioni favorevoli del loro operato, chissà per quali alchimie misteriose e sconclusionate.

Come si sa, Jean Paul Sartre, ha dato definizioni affascinanti dell’altro (L’etre et le néant) anche se gli è stato obiettato che se tutto accade “in me”, l’esistenza degli altri come tali rimane inattingibile. In reltà è piuttosto difficile rompere il cerchio magico della coscienza se lo si è accettato e se lo si è messo al posto d’onore della concettualizzazione sull’altro.

Piuttosto viene da pensare (e per non buttare a mare tutto Sartre come ormai si fa volentieri) che una volta chiamati gli attori (io e l’altro) sul palcoscenico della coscienza è poi diffiicile svolgere un copione corretto senza urla, litigi e magari ceffoni e azioni manesche (degli uomini, beninteso). Dall’altro, intesa come altra, al corpo delle donne il passo non è breve ma è possibile farlo per via intuitiva più che logica.

“E’ ormai evidente – recita un manifesto recente delle donne, www.ilcorpodelledonne.net- che il corpo della donna è diventato un’arma politica di capitale importanza. E’ usato come dispositivo di guerra contro la libera discussione e l’autonomia dei pensieri”.

Questo, in risposta alle infelici uscite del premier su Rosy Bindi. Il corpo della donna come terreno di scontro politico? Sembra un po’ esagerato. All’eleganza teorica del manifesto si può anche rispondere che forse la sinistra dovrebbe smettere di tirare pistolettate se non cannonate alle zanzare.

giovedì 24 settembre 2009

BRUCIAPENSIERI


Il quotidiano di oggi, di domani
A cura di Gregorio Scalise

Vi sono dei periodi, anche solo leggendo i giornali, nei quali sembra di cogliere una svolta (nella società, nel mondo).
Non siamo ancora questo. “La Repubblica” di oggi (17/09/09), a sfogliarla, sembra offrire l’anticamera del mutamento. Si parte, ovviamente, dall’ormai famoso flop di Berlusconi a Porta a Porta (solo il 13% di share) ma non è la notizia più importante. La tragica fine di Sanaa Dafani è impressionante e fa ricordare un’altra ragazza, Hina Saleem, pachistana, uccisa tre anni fa dal padre e altri familiari.
Abbiamo prestato attenzione a tutto? C’è stato un delitto a Padova, nel 2004: la ragazza ci rimise la vita, non voleva sposare il suo promesso, marocchino. Il padre di Sanaa, si legge, era un musulmano che non disdegnava il vino e sembra che andasse poco in moschea. E’una storia che non ha un centro, commenta Paolo Rumiz, e sostiene che si tratti “del senso di fallimento dei padri che hanno aperto la strada al grande cambio ed ora perdono i punti di riferimento”.
La comunità friulana del paese dove è avvenuto il brutto fatto, ancorchè in parte leghista, accoglie gli immigrati forse meglio di Roma o dell’hinterland napoletano. I friulani li abbiamo conosciuti molti anni fa col terremoto prima e la straordinaria ricostruzione poi. Il dramma sembra si consumi, dunque, all’interno della casa di Sanaa. I sociologi, ci dice ancora Rumiz, hanno già catalogato questi fenomeni, G1 e G2, generazione uno e generazione seconda.
La notizia più odiosa è quella della campagna razzista contro Obama. Sembravano cose ormai dimenticate, non è così.
In Italia si starebbe preparando un’alleanza trasversale, ha persino un nome “ governo di salvezza nazionale”, per sostituire Berlusconi.
Rutelli oscilla verso Casini il quale cercherebbe “una fuoriuscita dal berlusconismo” (ma non era già uscito?). Queste descrizioni sono credibili?
C’è la faccenda del lodo Alfano e anche qui sono in tanti a sperare che venga cancellato (sentenza il 6 ottobre).
“La lenta agonia del berlusconismo potrebbe assumere forme non lineari”, sembra abbia detto un preoccupato Capo dello Stato ad un commensale. Bisogna dire che c’è nelle speranze dei molti, nel loro disegnare scenari o evocare fine degli imperi, del fascismo, degli imperatori romani, qualcosa di talmente madornale e accecante che potrebbe anche guadagnare un qualche posto nella realtà reale, costituendosi come forma “ possibile”.
Sarà quasi un decennio che si parla della decadenza di Berlusconi, D’Alema spara a zero, il premier non sarebbe nelle condizioni di negoziare alcunchè. E’ vecchio, irascibile, vulnerabile, rincarano altri. Insomma una vera e propria guerra di nervi. D’altra parte se il paese è stato bombardato dalle uscite di Berlusconi sino a credere a molte cose senza uno straccio di verifica, è vero anche il contrario: se Berlusconi ha vinto con le televisioni, diciamo la verità, gli altri si preparano alla rivincita con la calunnia.
E’ avventato ammetterlo, ma è proprio questo che appare ad una lettura spregiudicata dei fatti. Giampi (Tarantino) viene fatto passare come un personaggio ormai notissimo, la D’Addario va al Festival di Venezia e ondeggia sul tappeto rosso degli invitati, un napoletano fa a Strasburgo il suo discorso in napoletano (è una lingua, non un dialetto, ha una sua grammatica, sostiene). Traduttori simultanei sull’orlo di una crisi di nervi. Ma la notizia passata sotto silenzio e che non interessa nessuno, è la scoperta di un pianeta roccioso, si trova soltanto nell’universo.
Harold Bloom ( 1930, New York) indica quattro scrittori per il Nobel, tutti americani. Sono di ottimo livello, per carità, tuttavia qualche dubbio su quelle grandezze c’è. Corman Mc Carthy, fra gli indicati, autore di “ Non è un paese per vecchi”, molte pistolettate, ha scritto davvero un capolavoro? Horace Engdahl,segretario dell’Accademia svedese, ha definito l’America ignorante e insulare,davvero vuol confrontarsi con l’Europa? E’ vero comunque che in Europa si stampa il 40% di libri americani, contro il 5%dei libri europei in America. Insomma, un disequilibrio forsennato. E’ anche vero, non per minimizzare la pesantezza del segretario, che dagli anni ottanta in su, in Occidente, nessuno ha niente da insegnare a nessuno.

martedì 23 giugno 2009

BRUCIAPENSIERI


Ciò che sta attorno
A cura di Gregorio Scalise

Nella posta di oggi (25/06) trovo una busta azzurra, e una lettera che comincia: “ Buongiorno, mi chiamo B.Arredamenti Group srl produzione mobili..( risparmio reale garantito del 50%..…) venga e metta a confronto i nostri preventivi”.
L’altra lettera: elezioni europee..tutti aspettiamo il volto della nuova politica. Fotografia con il volto nuovo, scrivi BC sulla lista ( nome qui fittizio ), poi un elenco: sicurezza, ripresa, lavoro, famiglia, bioetica, diritti, trasparenza, opportunità, servizi, rispetto, futuro, impegno, onestà, giovani….
Si deve supporre che il suddetto candidato si occuperà di tutto questo? Cosa hanno in comune le due comunicazioni? Hanno in comune che tutte e due pretendono la luna e la promettono. Fra l’altro Bc non poteva minimamente supporre che all’arrivo della sua missiva avessi appena chiuso un capitolo di un libro (Michael Braun, 1995) dal titolo divertente: “il variopinto esercito dei novisti”. Ma a pag.168 (op. cit.) trovo un dato per me rilevante. Sono le politiche del 1992.
Il nuovo partito, il PDS, si deve accontentare del 16,6% dei voti. Assieme a Rifondazione, Verdi e Pannella non arriva al 30%. Alcuni calcolano già che in questa tornata, europee 2009, il Pd dovrà “accoccolarsi” su un 27,5%. Se si fanno i conti, situazione come nel 1992.
Da quella data ad oggi sono trascorsi 17 anni e nella storia (alla rinfusa) si possono registrare i seguenti fatti: Tangentopoli, scesa in campo di Forza Italia, Caf, prima, torri gemelle poi, duello centrodestra - centrosinistra, euro, Prodi, scomparsa della sinistra alternativa, Lega prima all’apice, poi giù e poi di nuovo in buona posizione, i grandi attentati mafiosi ai giudici di Palermo, le prime botte serie a mafia e camorra, guerre (Iraq e Afghanistan), attentati a Londra e Madrid, pace, si fa per dire, in Iraq, aumento della società multietnica, i missili della Corea, l’Iran che non scherza, conflittualità continua in medio oriente, tre presidenti Usa ( Busch, due volte e poi Obama), una crisi economica vera o presunta in ogni caso presente e pesante, guerra nella ex Jugoslavia, movimento no global, Genova….e. ovviamente, altro ancora. Tutto questo, se i conti sopra riportati non sono del tutto sballati, ci fa vedere che il bacino elettorale della sinistra, comunque la si voglia chiamare, resta del 16%, 17%.
Nel 1976 l’anno d’oro del PCI il suo bottino alle elezioni era stato del 34,4%, la Dc era appena sopra, al 38,7%. Lo scarto, dunque, fra il PCI del 1976 e il PDS del 1992, sei anni dopo, è di quasi 8 punti. Qualunque cosa si voglia dire, in realtà uno scarto così grosso di quasi un punto e mezzo all’anno era dovuto alla scomparsa del Grande Altro.
Questo termine, già in Lacan, lo si ritrova in Zizek con un significato più politico.Diventa il potere in tutte le sue forme,rappresenta anche l’insieme delle convinzioni, anche se indefinite. Qui assumiamo il concetto di grande altro riferito all’Urss e alla sua caduta. Con la caduta del Grande Altro abbiamo anche la perdita di questi 8 punti, come a dire un elettorato che ha bisogno di un punto di riferimento forte.
E’ ipotizzabile che lo stesso elettorato vada via oggi con il popolo delle libertà? Forse. Eppure è probabile che il Pd si attesti sulla cifra sopra riportata e il popolo delle libertà già dato verso il 43% perda dei punti in queste settimane.
Caso Mills, la ragazza campana, Milan battuto e fischiato,giunta siciliana che si scioglie, lettera di Veronica, sono “ sciagure” che possono essere conteggiati in 5 o 6 punti in meno. E sarebbe anche da valutare la presa di posizione dei paolini di Famiglia Cristiana. Il “sistema delle veline” è figlio del relativismo etico di cui anche Berlusconi è responsabile e la conseguenza sarebbe la crisi morale della società. Una accusa non da poco. Il 42% ( il 43% non era ancora certo) meno cinque dà 37, 37 di Berlusconi e 27 e rotti (forse) di Franceschini, danno 10 punti di differenza. Siamo nei pressi di quel famoso bacino elettorale perso dopo il 1976?
Naturalmente analisti e giornalisti si guardano bene dal fare o tentare analisi approfondite anche perché sono difficili., con rischio di improbabilità.. e nessuno le legge. Sul Corriere della sera di oggi, Piero Ostellino, l’autore fra le altre cose del fortunato libro “La casta”, dice che i giornali sono prigionieri “ di una prassi informativa incentrata sui retroscena del Palazzo”. Analisi politica, poco e niente. E non sono abituati a combattere gli “ abusi della ragione”, ovvero le ideologie salvifiche. Ma per fare un esempio più modesto sulla Stampa di sabato 23/05 si leggeva che Berlusconi era depresso, gli era venuto il torcicollo e aveva disdetto molti impegni. Si apprenderà più tardi, fra sabato pomeriggio e lunedì, che ha concesso una infinità di interviste a emittenti locali e che ha fatto una lunga intervista con la CNN. dove fra le altre cose ha parlato anche della ragazza di Casoria. I radicali e Franceschini vogliono mandare Berlusconi in Parlamento a spiegare.
Ma non si dovrebbero sentire anche i direttori di rete che ratificano il passaggio delle veline e poi le veline stesse? Queste brave ragazze - scorciatoia (il modo più rapido per andare in tv) tutte fidanzato, direttore di rete e famiglia,non hanno anche loro una certa quota di responsabilità? E questa responsabilità, se usciamo dalle secche della discussione della moralità e del costume, non è anche politica? Difendiamo pure Noemi, come molte donne vogliono, “non dobbiamo sbranarci fra noi”, a patto di ricordare che lei non è del tutto innocente.
Del resto, in una recente ricerca, il 33% delle donne intervistate, su una cifra considerata campione di indagine, pensa che la violenza sulle donne è provocata dalle donne stesse ( atteggiamenti, vestiario, new-look). Mentre sulla CNN Berlusconi parla di tutto, Noemi compreso, la Corea del nord continua con i suoi inquietanti esperimenti atomici.
Non è che ci risveglieremo dai gossip di questi anni con l’esplosione dei missili orientali?

martedì 19 maggio 2009

BRUCIAPENSIERI


Linee da aggiungere
A cura di Gregorio Scalise

E’ probabile che alla data di uscita di questo scritto il tormentone Berlusconi, Veronica Lario, la ragazza Noemi di Casoria e le veline per il parlamento europeo , sia già bello e che dimenticato. Vorrebbe dire che il lato più discutibile di questo periodo in questo paese, cioè la superficialità, avrebbe manifestato il suo effetto positivo: dimenticare presto, passare ad altro.
Un tormentone scaccia l’altro. Ma quello che non è un tormentone, ma è una tragedia, è il centrosinistra che ancora non capisce Berlusconi e ancora si domanda come mai abbia tanto successo.
Il premier in questi giorni è impegnatissimo a trasformare in dato positivo l’incidente che gli è accaduto ( sempre che sia stato tale) e fra le altre cose ha il tempo di dichiarare che le preferenze per lui sono al 75%. La sinistra non ha ancora messo a fuoco dopo una ventina d’anni di aver avuto la ventura di incontrare l’altro, l’altro da sé. Berlusconi è diverso dalla sinistra, non ha una mentalità di sinistra, ed è inutile attendersi che si converta. Resterà per sempre diverso e quindi un mistero per questo centrosinistra che considera il diverso come se fosse l’identico.La faccenda è tutta qui e non è da poco.
E’ una faccenda grave che denunzia gravi limiti. E Berlusconi ci gioca, si diverte e vince. La sinistra lo vede, lo attacca pensando che sia una certa cosa, ma quello che la sinistra attacca non è Berlusconi, è un fantasma che per altro fa anche “cucù”. In questo semplice e naturale ( per lui) gabbare la sinistra consiste la felicità di Berlusconi.
Il fatto che dopo decenni ancora non l’abbiano messo a fuoco deve riempirlo di una soddisfazione senza limiti. Non sapendo con chi ha che fare, la sinistra e persino il mite Franceschini, attaccano a testa bassa. E si rompono le corna. Lui ingrassa di felicità e quelli si rodono, rosicano,si dividono, invocano Marx e quello che resta, la morale, la cultura, la civiltà, l’etica… ..
Non serve.L’ha intuito persino Sabina Guzzanti in uno dei suoi pezzi più brillanti, l’imitazione della Finocchiaro ( alcuni Annozero fa). Qualunque cosa faccia la sinistra “non serve”, inoltre la sinistra cercando di fare cose di destra non soddisfa l’elettorato di centro il quale dice: “ Ma a noi che ce frega, noi votiamo direttamente la destra”. Berlusconi non è mai entrato nel cerchio della mentalità della sinistra, ne è completamente estraneo, un marziano, l’altro.
In qualche modo non fa parte di ciò che potremo definire schema secondario, definizione dei sociologi, Gallino e poi Ricolfi. Lo schema secondario è la cosa cui si ricorre per dimostrare ciò che si vorrebbe. Esempio: volano i cavalli? No, ma io devo dimostrare, è nel mio interesse dimostrare, che qualche cavallo vola, oppure che correre al galoppo è già volare.La sinistra ha sprecato ( o impiegato) tutta la sua migliore intelligenza per neutralizzare le evidenze empiriche ..e dimostrare che volano i cavalli.
Ma Berlusconi non è un cavallo, non ha niente a che vedere con gli schemi secondari, inoltre è al di fuori dall’incantamento dei ragionamenti di sinistra. E’ altro, è l’altro. E inoltre gli italiani non vogliono più sentirsi dire che i cavalli volano, preferiscono credere, visto che a qualcosa bisogna pur credere, che quello che dice “o rey” sia giusto e simpatico.Inoltre Berlusconi non ha nessun interesse a dialogare con la sinistra ( che per altro è una minoranza e se continua così, diciamo per ottobre, sarà anche una minoranza sparuta), nessuna voglia di prenderla sul serio, lui vuole soltanto “ farla fessa”, è un divertimento cui non potrebbe rinunciare, ormai è il suo elisir di lunga vita. E la sinistra ,gabbata, gli va sotto con la voglia di farsi gabbare.
L’economia libidinale ( Lyotard) direbbe che ormai ci ha preso fatalmente gusto.Il blocco sociale su cui “ poggia “ Berlusconi non è una sintesi di forze, semmai è un campo di forze tenuto assieme da controspinte, compromessi,e, lo si è visto, anche da forti ricatti istituzionali.(Capece Minutolo). Questa maggioranza che decide in parte la maggior parte della vita italiana, deve fare i conti con un declino che non si sa se c’è ma che lo si teme ( dietro l’angolo). Questo trauma sotto pelle regge la debole trama della maggioranza. Perché se la sinistra piange, la destra non ride.
Lo si vede dal debole entusiasmo per la prossima affermazione elettorale.La situazione volge inevitabilmente al peggio attraverso il mercato dei veti reciproci che provocano immobilità o falso movimento. Se le forze politiche, prima di Berlusconi, si presentavano come forze mediatrici e rappresentative, il gioco del “baratto” prevede un “dominus” che sia incaricato di controllare l’irregolarità che ha abolito le regole. L’immobilismo è conseguenza e causa della presenza del dominus, (che per la sinistra è anche l’altro).
L’altro spuntò fuori nella storia della filosofia in un dialogo di Platone, “Il sofista”. Gli altri elementi erano: l’essere, la quiete, il movimento, l’identico. Ma accanto all’identico c’era anche l’altro, elemento inattingibile, pare, per un certo tipo di uomini e donne. Da Atene ad Arcore, biglietto di sola andata.

martedì 28 aprile 2009

BRUCIAPENSIERI


Le linee disarmoniche della vita (calma piatta).
A cura di Gregorio Scalise

Accade che vi siano dei periodi in cui non “ brilla” nulla. Da cosa dipende? Siamo noi, c’è una influenza esterna, sono gli altri, siamo in preda ad umori di vario tipo? A prima vista si potrebbe dire che c’è una specie di calma piatta, forse una qualità delle sensazioni dovuta al periodo pre-elettorale. Di elezioni se ne fanno almeno una all’anno, siamo sempre in periodo elettorale, ma quando si avvicinano siamo davvero in periodo “elettorale-elettorale”. Questa calma piatta ( da adesso in poi cp.) potrebbe essere spiegata così: la sinistra si accuccia in attesa di una botta in testa e si chiede come posizionarsi in modo che faccia meno male.
La destra che dovrebbe essere euforica e felice appare se non incerta almeno preoccupata. A Bologna, poi, si teme di perdere ovvero di non vincere abbastanza (ma il 43% dei sondaggi per Del Bono sembra essere rassicurante).
Si potrebbe anche aggiungere che c’è stato un terremoto in Abruzzo e che le persone stanno elaborando il dispiacere (lutto). Si potrebbe anche dire che il “mondo” (ovvero il nostro mondo, cioè l’Italia) sta decidendo in silenzio da che parte andare e non lo sa. Quelli di sinistra si chiedono se la sinistra esiste ancora e se si come. Quelli di destra, penso io, si stanno pentendo di essere di destra e sentono che il vento che li ha sospinti sino adesso sta un po’ calando.
Da questo punto di vista più che a Sartori bisognerebbe chiedere lumi a Conrad che di mare se ne intendeva, bellissime le sue descrizioni di cp. La parte più difficile di questo scritto sta forse non nel dimostrare ma nel voler descrivere come questa cp arrivi sin dentro le nostre case, entri dalla finestra, si poggi come un polline sulle nostre scrivanie. Certo, apro la finestra della mia terrazza, esco a fare due passi, guardo il bel panorama che il settimo piano mi regala, gli alberi verdi e bagnati, un grattacielo in distanza,il cielo un po’ fermo in un colore fra il grigio e il rosa ( sto scrivendo e uscendo in terrazza verso l’ora del tramonto).
E in quel momento che la cp mi investe e mi seduce? Oddio, si potrebbe restare tutto il giorno in casa senza mai uscire per paura di essere contagiati , ma almeno due passi in terrazza, un po’ d’aria buona.
Mi preparo un vodka gin. Funzionerà come anti cp? In realtà solo una intuizione intellettuale, una novità, un pensiero vivace, possono aiutare ad uscire dalla cp. Personalmente, non mi ci trovo dentro, però sento che vengo sospinto verso….
“La violence du calme” è il titolo dei una raccolta di saggi di Viviane Forrester, del 1980.Da lei si potrebbe prendere lo spunto quando dice che tutti, uomini e donne, censurano dalla loro storia ciò che potrebbe esserne la manifestazione. La Forrester lo dice nel saggio “L’enfer est vide” e sono considerazioni che le vengono in mente guardando la folla. Ma la folla, a passeggio o fuori per acquisti, si sa, è muta e nervosa.
La Forrester la guarda come un “intero” ma in realtà è composta da individui agenti. Si possono studiare e vedere i movimenti della folla come fa Canetti in “Masse e potere” quando individua la scintilla che la fa muovere come un corpo singolo. Ma qui non ci troviamo né in un boulevard parigino e neppure in una piazza viennese, siamo in una tranquilla serata di aprile, appena prelettorale, e quello che c’è di strano è che un tale (nella fattispecie lo scrivente) avverta una sorta di calma piatta. In quel momento- egli ipotizza - gli uomini pensano, ovvero mugugnano. Non si soffermano su idee distinte, quello che più esattamente fanno è vagare da una idea confusa all’altra. Confrontano quello che sanno del mondo con ciò che li circonda in quel momento e hanno la netta impressione che i conti non tornino.Quello che sanno “ non serve”. Qualcuno è sceso dall’ultimo piano della torre di Babele e ha confuso linguaggi e pensieri. Quello che sanno appartiene, questa è l’impressione, ad una specie di inutile passato. Anzi è come se il presente, il presente dell’avvenire, si avvicinasse sempre di più con una bocca vorace e divorasse la terra su cui poggiano i piedi (una terra che assomiglia invero più al cioccolato che alla terra reale).
Può anche darsi – ammettendo che la persona che la avverta sia in possesso di una sensibilità particolare - che i momenti di cp altro non siano che un momento in cui “il tempo”…. I pensieri consolatori in effetti non mancano ( “è sempre stato così”, “non bisogna dar retta alle impressioni” ) ma ben presto quei pensieri si rivelano per quello che sono: poco consistenti, poco interagenti col mondo di adesso, in una parola magramente consolatori.
Ciò che regna nella mente di questo paese di questa sera e che abbiamo definito paese della calma piatta è una specie di lungo e prolungato “non so”. Ma non è un “non so” attivo, denso di energie potenziali e di voglia di sbucare in una visione chiara o da chiarire da lì a poco: no, è un “ non so “ passivo, un po’imbambolato. Assomiglia ad una specie di rassegnazione che suona circa così: non so e non saprò mai.
Attorno regna un imbarazzante silenzio. Anche questo silenzio è strano: non è erotico, non è portatore di scintille, non è neppure il silenzio prescritto dalla meditazione. Forse le entità che ci sovrastano (mondo, tempo, società,storia, eventi) hanno deciso di presentare il conto. Si chiude il ciclo in cui sapevano e decodificavamo uomini, cose e accadimenti e se ne apre un altro in cui i consueti strumenti ci sembrano inservibili.
Il mondo sta decidendo da che parte andare, cosa diventare? L’elettore pensa a cosa votare? La gente di sinistra si prepara a ricevere la sua mazzata? Quelli di destra annusano la tristezza e la solitudine della vittoria? Gli strumenti che ci hanno servito sino adesso potrebbero essere ancora utilizzati (per un altro po’ almeno), ma il gesto che si fa per raccoglierli è strano ed è stanco, non si riesce neppure a stringerli, sfuggono di mano. Chi ci crederebbe ancora? Se restiamo in silenzio facciamo una figura non bella, bisognerà parlare, agire.
Ma c’è una terribile consapevolezza (la si potrebbe chiamare anche sottoconsapevolezza) che ci dice che aprire bocca e parlare sarebbe come raccontare altre balle, cose inesatte che vengono dal passato, aggiungere a questo universo che appare come una bolla a mosaico intriso di balle, altre balle che non sono necessarie e che in fondo ci farebbero sentire in colpa. Si conserva, dunque, il silenzio. Questo silenzio potrebbe essere altero, dignitoso, affascinante…. ma no, è un silenzio lungo e triste, è un aver perso la voce, è un sentire l’inutilità del gesto nobile ( il silenzio,appunto)…insomma è un restare senza parola, senza dolore, senza niente, neppure vuoti. Ma neppure pieni.
Ma forse questa calma piatta è l’intersezione dei tempi, del tempo. In quell’attimo tutto si ferma e le persone decidono, forse scelgono, di ancorare la loro mente al futuro ovvero al passato. In quell’incertezza si cerca qualcosa di conosciuto, non importa se logoro. Nell’oscillazione che segue alla calma piatta le persone si dirigono verso il passato.

giovedì 2 aprile 2009

BRUCIAPENSIERI


Diario dal 10 marzo al…
A cura di Gregorio Scalise

Lo scritto su Pinter è terminato . Meglio restituire i libri in Sala Borsa, ne approfitto perché nella stessa mattinata partecipo ad una conferenza stampa all’Urban Center. L’organizzatrice, una nota antropologa, mi presenta a Roversi Monaco, “ Vi conoscete?”, dice. Sembra di sì. Facebook nel pomeriggio.Spedito la scheda su Milena e Kafka. Il 9 maggio, si debutterà con lo spettacolo di cui sto curando la regia. La cosa mi preoccupa non poco. E’ esperienza, mi dico.


11marzo
Risponde Luca, Il Carlino va bene, vuole il testo, per inviarglielo aspetto la recensione su La provincia. Non entrato in presstoday. Serata a casa con Chi l’ha visto? Da quanti anni non c’è più niente in tv? Il programma della Sciarelli sembra chissà cosa . Penso alla vita degli altri e mi chiedo se le persone capiscano le cose che loro accadono.

13 marzo
Chiamato la responsabile degli eventi alla Feltrinelli- Zanichelli,. Dice che ha visto l’e mail e che mi risponderà a breve.(Volevo organizzare Tele nere). Mi sorprende il saluto: “ Arrivederci Gregorio Scalise”. Sono convinto che malgrado questo mi risponderà fra tre mesi. Chiamato anche la direttrice della Mel Book, pasticcio un po’ con i nomi delle persone. Dovrei organizzare un incontro su un libro di uno dei maggiori poeti americani, Ashbery, non sarà facile. Campi di inerzia. A me piacciono le cose quando filano, si, no, questo, quello. Facebook, corrispondenza con una che avevo scambiato per una performer.Ad un certo punto salta fuori che mi conosce.Ma gli utenti di Facebook non erano milioni ? Serata a casa, Annozero. Bassolino: un capitano non abbandona la nave nella tempesta, generosità che lascia senza parole.

13 marzo
Citato giornali per la cosa di stasera.Mi dicono che c’è anche qualche foto ( Carlino, Rep). Telefona un amico dicendo che rinvia la visita a marzo e scusandosi dice che verrà ad aprile Penso: già che c’era …Buon articolo di Sartori su Il Corriere della sera.Fu D’Alema a regalare le tv al Cavaliere? Lettura di “ Ambiguità di Gramsci” di Andersen, sul concetto di “ egemonia”. Una bella ricerca. Ore 21 Teatro Navile, c’è la Rai, pubblico, penso che li conosco quasi tutti. Ringrazio e saluto uno per uno. Lo spettacolo va.

14 marzo
Mattinata alla Mel, sembrerebbe che tutto si chiarisca. Incontrato B, facciamo due chiacchiere poi gli chiedo all’improvviso: “ Ma quel tizio, è un calunniatore? “.Conferma. E non si stupisce neppure. Un dato acclarato, dunque? Lettura di Edmondo Berselli, Sinistrati. E’ piacevole ripercorrere la storia recente, vedere quante cose non si sapevano, constatare che pur non sapendo cambia poco. Mistero della politica e sua irredimibile miseria. Serata a casa, l’isola di Santorini, sarebbe ancora pericolosa. A giugno dello scorso anno quando volevo fare delle cose e mi sono trovato a farne delle altre…

15 marzo
Senza macchina da ormai due mesi. Ore 18.30 ai Teatri di vita, hanno organizzato l’incontro con i candidati sindaco.Stefano Casi legge le domande che hanno preparato i giornalisti. Una ragazza chiede informazioni sui centri sociali, che ne sarà? Viene subito fotografata. Rivisto con piacere Monaco,è una persona che mi sembra molto corretta oltre che preparata.
Mi presenta al candidato che- mi sono dimenticato di dire- è Guazzaloca: “ Sì, sì, ci conosciamo- dice-.lei forse non ricorderà quando..” Allude ad una manifestazione sulla pubblicità, organizzata da lui, ma negli anni ’80.Sull’Unità , mi dicono, c’è una mia foto assieme a Prodi per una firma, era di tempo fa, l’hanno ripresa.

16 marzo
Sentito l’attrice, la invito a spedire al più presto il testo, Fallaci, che ho scritto per lei a novembre dello scorso anno. L’ha dato, con buoni consensi, in una casa ospitale che lei chiama “ teatro- appartamento”. Le correzioni all’intervista che mi ha fatto lo studente per la sua tesi ,sono ferme. Vorrei farne un testo non prolisso, interessante e magari anche intelligente. Più facile a dirsi che a farsi. Serata con un pezzo de L’Infedele centrato sul prossimo congresso de La casa della libertà. Non so com’è ,ma ad un certo punto finisce in caciara. Desine in piscem, dicevano i latini, mi sembra che alludessero, non senza delusione, alle sirene.

17 marzo
Di buona lena, l’intervista, quasi metà. Invito a La casa della poesia per aprile. Il servizio su Milena e Kafka è stato trasmesso in mia assenza. N. A mi dice che era lungo, bello e complessivo. Ore 21 prove al teatro, là fuori. Siamo indietro, gli attori non conoscono ancora la parte, dimenticano spesso le scene già montate, altre sono da montare. Penso fra me: meno male che volevo farne un capolavoro.

18 marzo
Continuato intervista.Speravo proprio di finire. Lo studente ha delle difficoltà con la bibliografia: “ Ma santa pace, gli scrivo, vai su wikipedia, c ‘è tutto”. Penso a R.D che mi prendeva in giro per aver abbondato: “ Hai più pagine di Lincoln”. Cosa c’ è di male? mi veniva da rispondergli.Telefonato con il romanziere romano. In serata, 007 Casino Royale, è un altro, non è lui. Forse è più umano ma non ha una espressione particolarmente intelligente. Inoltre il film mi appare scombinato. Il vero 007 non si sarebbe mai fatto avvelenare, avrebbe fiutato il pericolo.

19 marzo
Colazione a Monterenzio. L’energico editore mi propone un libro di saggi che non farò.Colline dalla terrazza, dove pranziamo, un bel menù: tortellini e fagioli,l’altro primo l’ho dimenticato, antipasto classico,coniglio in umido.. mi attaccherei volentieri alla grappa, servita in una elegante bottiglia, sembra acqua fresca. Rivisto ancora l’intervista, c’è bisogno di uno scatto. Serata Annozero, bel servizio su Prato. I cinesi, con i loro laboratori camuffati, vendono a lavorano a tutto spiano. Perché? Ma perché un loro cappotto costa 18 euro contro i 140 di quelli di Prato. Blocchiamoli. Certamente. Ma non è un bel servizio per quelli che non sono miliardari. O no? La mano d’opera cinese costa poco ed è trattata piuttosto male.

20 marzo
Terminata intervista. La vita di chi scrive è fatta di lavoro,mi accorgo che il tempo di una giornata è molto limitato. Sinchè non si carbura, non si assolvono le incombenze, le seccature…le ore di lavoro non cominciano.Ore 21 al circolo Bertold Brecht a Casalecchio.. no, a San Lazzaro, macchè a Corticella. Non posso far tardi, domani mattina, ore 9.20, il treno per Bari. ( La conduttrice mi fa una presentazione lusinghiera).

giovedì 5 marzo 2009

BRUCIAPENSIERI

















Tagli pinteriani
A cura di Gregorio Scalise

Un grande autore ha una sua collocazione, quasi un canone, si stabilisce una tradizione di accordo ma anche di disaccordo sempre però in una circolarità di punti stabiliti “Sul teatro di Pinter – affermava Paolo Bernittetti, ed era il 1979 ( Teatro inglese contemporaneo, ed. Savelli ) - sono stati scritti centinaia di articoli, recensioni, saggi, interi volumi”.
Ma a che punto è il rapporto della critica con un autore.? Non è che la critica non colga punti importanti se non decisivi o che non sappia collocare e spiegare. Non si tratta di questo. Si tratta di sollevare qualche legittimo dubbio non solo sulla teoria teatrale, ma in generale sulla teoria. Sembrano spesso le note critiche delle digressioni aggiunte a posteriori e con finalità che riguardano sino ad un certo punto l’opera.
In realtà il linguaggio della critica spesso rinvia a se stesso e soprattutto si confronta con altri linguaggi critici passando “anche” per l’autore in questione. Affrontare un autore senza puntelli critici significa anche leggerlo in modo un po’ disinvolto, forse sprovveduto. Vi sono infine dei piccoli segreti, delle rivelazioni, delle situazioni che solo chi scrive o ci ha provato con una certa convinzione, conosce.
Questi “ sospetti” è difficile esporli con una luce critica intellettualmente impegnata, proprio perché non sono grandi questioni e inoltre la loro importanza sta proprio nella loro semioscurità. Viceversa la critica investe questi passaggi, questi piani e li riporta verso un livello elevato dove però si perde senso e sapore. Se ad esempio penso ad Old Times non posso fare a meno di riflettere anche sulla data della sua pubblicazione ( by Harold Pinter), 1971. Da allora sono trascorsi meno di 40 anni. Sono pochi, sono molti? Naturalmente qui non troveranno spazio gli argomenti nobilissimi che parlano dell’eternità dell’opera d’arte.
.L’autore non sa mai se si tratta di opera d’arte e quanto all’eternità ha più di una perplessità. Un autore in genere vive di “ qui e ora”. E’ l’unica cosa che sa e di cui si fida Mi conforta in queste dichiarazione di intenti le interviste e le stesse dichiarazioni di Pinter, come per esempio l’interviste rilasciate a Kenneth Tynam, e siamo nel 1960.
Ma cosa è successo nei quaranta anni che si separano da Old Times? E’ successo di tutto, ma soprattutto il tempo ha slavato un po’ il testo, così ad esempio la tecnica di linguaggio di Kate, nelle sue risposte, rivela sempre di più la sua intenzione o di non rispondere o di dissolvere il senso delle domande, sino a diventare una caratteristica troppo evidente.
Molti hanno insistito sul rapporto fra i drammi di Pinter e la sua esperienza personale, ci ricorda ancora Bernitetti, così ad esempio No Mans Land nascerebbe dalla preoccupazione di Pinter sul suo ruolo intellettuale, esemplificato nella figura di Hirst, (quello che teme di diventare) e di Spooner (quello che sarebbe diventato se non avesse avuto successo).
Harold Pinter è nato a Londra nel 1930, collocabile quindi nella generazione dei giovani arrabbiati. Diversa, però, l’ispirazione e la direzione. Pinter crede nella parola e su di essa lavora con precisione artigianale .E il paradosso consisterebbe nel fatto che per Pinter la parola è la misura del silenzio degli uomini.Ma è vero sino in fondo? Non è attraverso la parola e la sua ambiguità che Pinter opera lo svelamento dei suoi personaggi?
Detto forse un po’ alla buona e con una certa impazienza per capire Pinter occorre avere sensibilità ed orecchio per la cultura del primo novecento, quella di rottura cioè ( per non dire avanguardia, perché poi si rischia di non capire più niente ).
Insomma, l’arte e la scrittura di contestazione. Ci sono dentro tutti i maggiori, da Kafka e Beckett agli italiani Bontempelli, Palazzeschi (ma vi rientrerebbe a pieno titolo anche Pirandello, di cui è possibile fare una lettura pinteriana). Sino alle arti figurative dove non c’è che l’imbarazzo della scelta.
E’ possibile riassumere in poche battute l’ideologia del ‘900? Scomparsa del paesaggio, del soggetto, assenza delle forme e del senso tradizionale tutto a favore di un senso altro, tutto da scoprire. Questo nodo è stato importante per tutto il secolo, poi si è sempre più attenuato sino ad aprire le porte a quella che oggi potremmo definire “ arte del passato”.
La memoria, ci dice Pinter, è un fatto importante e discutibile: si può non solo ricordare male ma anche inventarsi fatti mai esistiti. Questo per quanto riguarda le singole persone. Ma applicare queste osservazioni su scala più grande, come a dire a tutto il secolo?
E a conti fatti non viene voglia di fare, ma a chi, una domanda un po’ perfida: non è che l’arte di rottura del novecento aveva come fine celato nella sua ideologia lo scherzo di riaprire a fine secolo le porte del passato e per farci poi passare di tutto? Se così fosse sarebbe stato un sottile e enigmatico tradimento. La teoria della rottura, della scomparsa del soggetto, sapeva già come sareb be andata a finire.
Viene voglia di chiudere con le battute finali del primo atto di Tradimenti. “Non importa, è tutto passato. Sì? Che cosa è passato? E’ tutto finito”.

mercoledì 11 febbraio 2009

BRUCIAPENSIERI


Ombre
A cura di Gregorio Scalise

E’ un romanzo del 2005 dovuto allo scrittore di Buenos Aires Josè Pablo Feinmann (La sobra de Heidegger, L’ombra di Heidegger, traduzione italiana del 2007) e non sembra molto conosciuto in Italia. Di cosa tratta questo romanzo? (Se è stato un caso letterario, come forse avrebbe dovuto esserlo, non ce ne siamo accorti.)
Seduto al suo tavolo di lavoro, siamo nel 1948, Dieter Muller, filosofo tedesco e allievo di Heidegger, rifugiato in Argentina, scrive una lunga lettera al figlio. Sarà il suo ultimo atto. Dieter Muller è stato nazionaslsocialista , ha preso questa decisione dopo aver ascoltato il discorso del Rettorato del suo maestro, Heidegger.
Era il 1933. In questa lettera Dieter elenca con precisione le tappe dell’esaltazione per non dire della follia che si impadronì di lui e del popolo tedesco. Si punirà per non aver visto e capito, difatti la rivelazione delle atrocità dei campi la scoprirà solo in Argentina: una fotografia lo colpirà in modo definitivo.
Studioso di filosofia e autore di saggi, Feinmann sa di cosa parla ed è capace di avvicinarci al lato oscuro di colui che ormai è definito il più grande filosofo del secolo scorso.
Grande filosofo e anche nazionalsocialista, questo il boccone amaro che il mondo culturale dovrà ingoiare. Naturalmente non senza reagire e non senza riversare fiumi di inchiostro su ciò che ben presto diventerà il caso Heidegger. La novità del libro di Feinmann consiste nel aver tentato di romanzare questa vicenda, di essere documentato, e di averci portato vicino ad una questione che per molti versi assomiglia ad un mistero. Mistero, però, con più di una spiegazione.
Per il resto, la questione era stata ampiamente trattata e Feinmann non è certo fra i primi, anzi. A voler ricordare gli studiosi che di questa difficile vicenda si sono occupati, ecco un parziale elenco: Adorno, nel 1964; Lowith nel 1986; Farias nel 1987; Bourdieu, nel 1988; Habermas, nel 1988: Lyotard, sempre nell’88; Derida nel 1987 e nel 1988. E non si possono dimenticare Jean Pierre Fay, Maurizio Ferrarsi e Fédier.
Quando pronunciò il suo discorso di Rettorato nel 1933 ( e ad aiutarlo a salire al soglio dell’Università di Friburgo erano state le SA) è accertato che Heidegger fosse persuaso che l’avvento del nazionalsocialismo segnasse l’inizio della nuova era in corrispondenza con alcuni valori della sua filosofia.
“Essere e tempo”, l’opera principale di Heidegger è del 1927, prima, dunque, dell’avvento di Hitler al potere. (1933 Il consolidamento di Hitler avverrà, però, nel 1934). In ogni caso quell’anno, 1933, fu un anno gravido di conseguenze per l’Europa intera e per il mondo. L’incendio del Reichstag, lo scioglimento del partito comunista, dei sindacati, il boicottaggio dei commercianti ebrei, l’apertura dei primi campi di concentramento da parte delle SA, l’istituzione della Gestapo.
Gli intellettuali più lucidi come Thomas Mann scrissero almeno che brutti tempi individuando in Hitler il motore della disgrazia, ma il grosso dei professori ( tedeschi) poco capiva, e fra questi, purtroppo, c’era anche il genio del secolo, alias Martin Heidegger. Difficile da accettare eppure fu proprio così.
Heidegger, nella sua filosofia dell’interrogazione, distingueva ciò che si domanda, ciò a cui si domanda, ciò che si trova domandando. Nel caso della domanda intorno all’essere ciò che si domanda è l’essere stesso; ciò che si interroga è l’esistente, e ciò che si trova è qualcosa che riguarda l’essere, ovvero il suo senso. Come si vede, il vertice della precisione e della decisione.
Il rischio che molti hanno corso, parlando della questione di Heidegger, è stato quello di voler identificare tutta l’opera filosofica con l’ideologia nazista. E viceversa per scagionare Heidegger dall’accusa di nazismo è forse troppo semplicistico affermare che le sue idee filosofiche erano autonome rispetto alle scelte politiche. Non si possono dimenticare le sue conferenze tra il giugno del 1933 e il gennaio del 1934 tenute a Heidelberg, Berlin, Leipzig, Tubingen, in cui Heidegger si lascia andare a grandi elogi di Hitler. Non mancano nella sua opera i richiami alla terra, al sangue, al Volk, all’autenticità, all’eccezionale destino eroico della razza, alla necessità - Università inclusa - di un Fuhrer.
Tutti temi, in verità, che appartengono alla tradizione del “ pangermanesimo” e che fanno dire ad Habermas che il problema degli intellettuali fascisti era innanzi tutto la preistoria del fascismo. Se citare i magniloquenti luoghi comuni di cui sopra può essere sufficiente a definire qualcuno fascista o nazista, oltre metà della cultura tedesca degli ultimi due secoli dovrebbe essere considerata tale. Ma in quegli anni fatali Heidegger aveva identificato la fattività del progetto esistenziale con il nazismo. E questo Feinmann ce lo dice, ce lo ripete, cerca di farcelo capire. Chi parla è un discepolo che racconta i fatti e soprattutto indica la via di come quell’esaltazione si produsse. Contribuì il povero Dieter, il discepolo? Sì, contribuì, sia pure indirettamente.
E contribuì Heidegger? Contribuì con tutto il suo massimo sforzo, sicuramente negli anni indicati, prima, con l’ostinato silenzio, poi. Non era, la sua, semplice ambizione universitaria, era il sogno della rinascita e del potere. Noi oggi sappiamo che era un incubo, lo sapeva allora la parte più avvertita dell’intelligenza tedesca ( Thomas Mann), non si accorse di nulla il ceto medio pensante non solo tedesco ma anche europeo. “Ogni capacità della volontà e del pensiero, tutte le forze del cuore e tutte le facoltà del corpo devono svilupparsi mediante la lotta, accrescersi nella lotta, e perseverare come lotta” - tuonava Heidegger in quel celebre e funesto discorso. Citava Nietzsche? E sia. Ma doveva ancora arrivare il gran finale.
“Vogliamo che il nostro popolo compia per intero la sua missione storica (…) e comprenderemo tutto questo solo quando iscriveremo nei nostri cuori la grande riflessione da cui la saggezza greca trasse la sentenza..” Scrive Feinmann: a questo punto Heidegger si fermò, il silenzio assordava. Pensai: potrebbe persino portarci alla follia. Tutti ci aspettavamo qualcosa di smisurato. E Heidegger disse: “Tutto ciò che è grande è nella tempesta”. Molti riconobbero quella frase, era di Platone, La Repubblica. Ma la parola di Platone non era tempesta - e Heidegger, disse “ Sturm”- mentre il testo greco diceva “pericolo”. Platone e le SA ( il movimento si chiamava Sturm Abteilung) con un colpo di magia nera si stavano stringendo la mano. Nella nostra riflessione di oggi non possiamo non pensare ad una singolare ingenuità ed esaltazione di quegli ascoltatori e come il carisma del maestro riuscisse magnificamente a trasformare quella odiosa retorica nel destino lucente del popolo tedesco. Anni dopo, mentre scrive la lettera al figlio, "Eredi della grandezza ellenica o assassini?", Dieter si chiede con il massimo dell’angoscia: “non ho visto niente, non ho capito niente, mi sono limitato a insegnare all’ università le ‘direttive Rosenberg’, ma sono ugualmente complice e colpevole”.
L’essere ellenico nel suo viaggio metafisico da Atene a Berlino, era diventato cieco e sordo. Aveva dimenticato, nel suo uscire dall’oblio dei secoli, proprio la vita e soprattutto quella degli altri nonchè la responsabilità e l’umanità. La Germania che avrebbe dovuto salvarci dalla tecnica, in realtà si stava armando. La sua grandezza la portava a invadere e distruggere proprio ciò che diceva di voler salvare. La luminosità ontica della sua purezza la portava alla più feroce pulizia etnica mai accaduta nel mondo.

venerdì 16 gennaio 2009

BRUCIAPENSIERI


Manifesto per il maschio
A cura di Gregorio Scalise

Il titolo completo sarebbe “Manifesto per l’eliminazione del maschio”. Ho pensato che la parola “ eliminazione” proprio in apertura non sarebbe stato bene, così ho glissato. Adesso sembra uno scritto a favore dei…. e invece è tutto il contrario. (In realtà non si sa mai come sistemare le cose, stretti come siamo fra contenuti e comunicazione.).
Il testo è stato pubblicato dalla editrice ES ( Milano) nel 1994, ma è stato scritto nel 1967, titolo originale Scum Manifesto, l’autrice è Valerie Solanas. Devo averlo acquistato su una bancarella , mi sa, perché c’è una dedica di una donna ad un “ maschio”, con data 10 aprile 1997, Bologna-Roma. L’ha scritta sul treno?( E se sì, a che ora?). “Al maschio che mi ha insegnato ad innamorarmi dell’amore”, dice Anna ( il cognome ovviamente non lo riporto).
Ora, o Anna scherza, ed è una bella idea, o ha capito una cosa completamente diversa. Il manifesto della Solanas è a dir poco feroce, e sì, i maschi vanno eliminati, come esseri parassitari ed inutili.
Peccato che la Solanas debba in qualche modo allargare la sua analisi portandola anche contro il sistema in generale e quindi seguire strade impraticabili come la proposta dell’eliminazione del denaro, se le donne prenderanno il potere.( E potrebbero riuscirci in poco tempo, essendo più mobili e intelligenti.) Si capirà che le “ quote rose” vanno al diavolo, l’elemosina è esclusa.. A“ quei tempi”, e lo si faceva volentieri, era inevitabile fare della ideologia-utopia, insomma cimentarsi in una destrutturazione completa della società era quasi un obbligo.
La Solinas, seguendo questa strada, dà luogo a parti più che discutibili. Tutto il resto dell’invettiva,invece, pur nel suo integralismo, cose vere ne dice sugli uomini. La casa editrice ES ha una “ piccola biblioteca dell’eros” ed è impossibile non segnalare alcune chicche, come quella di Pierre Louys (“ Galateo erotico per fanciulle, onanismo senza respiro) o il celebre “ Taxi” di Violette Leduc, cui si aggiungono classici come Balzac, Bataille, De Sade. Ma di erotismo nel manifesto non c’è traccia, anzi, si ricorda come gli uomini non siano adatti per questo genere di cose, non sanno far niente, non sanno amare, trovano impossibile pensare a qualcosa che non siano cose che loro riguardino direttamente, e in genere sono cose volgari e pratiche, come mangiare, scopare, fare la guerra, lavorare.
Insomma non si distaccano da se stessi neppure per un secondo. Secondo un reportage del Village Voice del ’68, ad un certo punto, mentre Andy Warhol e la Solinas ( qui è chiamata così) stanno parlando e lui risponde al telefono, Valerie estrae dalla tasca dell’impermeabile una 32 e gli spara tre colpi. La polizia poco dopo la cattura e viene anche intervistata: “ Perché ha sparato?”- le chiedono: “ Ho un sacco di ragioni molto serie. Leggete il mio Manifesto”. Il manifesto, quello pubblicato da ES, è un ciclostilato ( come usava allora) di 21 pagine , intitolato Scum, Società per l’eliminazione del maschio. La Solanas non è lesbica ma è divorata da un disprezzo totale per gli uomini. “ E’ stramba, dice un suo conoscente, anche per la Factory, ma era simpatica, molto cordiale”.
E qualcosa di simpatico la Solanas lo ha anche sotto quella scorza di donna guerriera in lotta con tutto il mondo. Nel 1978 appare una intervista in cui la Solanas ricorda di aver portato una commedia a Warhol dal titolo “ In culo a te”. Le altre femministe americane hanno addolcito le loro posizioni, le ricorda l’intervistatore. Erica Jong scrive che non ha paura di mangiare cosce di pollo con l’uomo che ama,mentre Betty Friedan dice che non c’è niente di male a cucinare per il proprio maschio.
Ma la Solanas non demorde: “ Il sesso è una gran perdita di tempo.Il culto dell’uomo è qualcosa che per me non è mai esistito.Sono stata eterosessuale, omosessuale, prostituta. E ora il sesso mi annoia: “E’un viaggio nel vuoto”. E che sia per lei un viaggio nel vuoto lo dimostra la veemenza del Manifesto: l’uomo è in realtà una femmina repressa e scarica, marchia con questa sua infelicità le donne che per loro sventura lo incontrano.
“Per non dubitare di essere un ‘Uomo’ il maschio deve esigere che la femmina sia una ‘Donna’, cioè l’opposto di un ‘Uomo’. E poco dopo aggiunge, lasciando il suo lettore di sasso: In altri termini la femmina deve comportarsi da checca”. E subito dopo fa esplodere tutta la sua rabbia contro le femmine traditrici del loro sesso, cioè le borghesissime figlie di Papà. E’ con grande docilità e facilità che “ queste piccole checche” si adattano al ruolo richiesto, dal momento che sin dall’infanzia vengono loro “ estirpati” gli istinti femminili ( In un certo senso, c’è una certa somiglianza con le fanciulle di Louys, che si masturbano in ogni dove, quasi per rivolta). Assistiamo, in definitiva, ad un grande camoufflage per cui le donne, pardon, le femmine ,presto diventano altro da sé.
Il maschio non ha fiducia in se stesso, deve correre da sua madre che presto si immagina che sia la prima femmina che incontra. “Il maschio ha un’acuta consapevolezza dell’individualità femminile; è incapace di comprenderla, di comunicare con essa”, (…) ne ha paura e invidia. Non esiste l’invidia del pene, esiste invece l’invidia dell’uomo nei riguardi della femmina e basta analizzare le modalità di difesa dell’uomo ( sempre sulla difensiva) per vedere l’intensità cui è costretto a ricorrere per respingere la propria passività e il proprio desiderio di essere come “l’altro sesso”.
Il maschio non ha nessun rispetto per “l’intimità”, non sa neppure cosa sia, egli è vuoto, isolato, privo di io e trova naturale stare sempre con le donne e insinuarsi come un parassita nel loro pensiero, nella vana speranza di diventare finalmente femmina. Il maschio che si è spinto più lontano (accettazione della propria passività, del desiderio di essere femmina) è la checca. Ma la checca ha una identità ma non una individualità: in pratica cerca di sbarazzarsi dei suoi problemi, ma è incerto sulla propria femminilità e per rimediare si conforma allo stereotipo femminile, il quale stereotipo è inventato dagli uomini e così la checca si riduce fatalmente ad essere una marionetta.
Questo è soltanto un fior da fiore del Manifesto. Esistono passaggi ancora più acri e sbalorditivi, e forse persuasivi,qui non riportati per questione di spazio non per censura. Ma è un delirio, diranno alcuni. Come si fa a proporre una cosa simile, diranno altri: eppure. Fatta salva la distanza che ci separa dalla Solanas, possiamo leggere questo suo teatro della crudeltà con occhio più critico e a tratti benevolo ( lei si incazzerebbe ancora di più, ovvio). E soprattutto possiamo capire che sotto la tagliente e se volete delirante polemica si nascondono dei punti essenziali.
Chi scrive pamphlet lo sa. Si esagera sempre, anche se non si vuole. Per cogliere certe verità occorre darci dentro e la Solanas non si tira indietro. Sarebbe troppo facile rispondere alla Solanas: passivi, incerti, femmine represse, gli uomini, d’accordo, ma chi ha fatto il Canale di Suez, i templi vicino alla Cambogia, il colosso di Rodi, la Gioconda, l’atomica, il telefono, I miserabili, Le allegri comari di Windsor….
In realtà le verità della Solanas per essere apprezzate e discusse devono essere recuperate sotto le enormi macerie delle ideologie.

venerdì 12 dicembre 2008

BRUCIAPENSIERI


Donne viste dagli uomini
A cura di Gregorio Scalise


Sta leggendo ad alta voce “ Il compimento dell’amore”, un racconto di Musil. Avrà una ventina d’anni, corpo asciutto ma non minuto, occhi chiari, è percorsa da una certa energia nervosa. Ogni tanto alza gli occhi e mi guarda, per la serie “ ma cosa mi fa leggere”. Sono in una scuola, incontro con studenti, qui la maggior parte sono donne. Non so perché ho scelto quel racconto, o meglio lo so e difatti lo “ teorizzo” per così dire, proprio all’inizio. Il racconto fa parte di una sezione dei racconti di Musil dico, intitolata appunto Incontri ed è del 1911.
La prima letteratura del 1900, dico ancora, è quella della Mitteleuropea.,poi varie vicende, guerre, appare la letteratura e la pop americana, siano verso gli anni sessanta. Successivamente si distingue, a Parigi, un gruppo di intellettuali come Foucallt, Barthes, Deleuze i quali accentrano su di loro l’attenzione, Parigi ritorna al centro della scena, specie per noi italiani.
Accade che questi uomini vengano a mancare, non sono degnamente sostituiti, i dioscuri francesi attuali sono Glucksmann e Henry Lévy, bravi per carità, ma non all’altezza di quelli che li hanno preceduti. Nel frattempo la cultura americana appare un po’ suonata, insomma, e anche per loro ammissione non è più quella degli anni sessanta, sicchè ho pensato che buona cosa, care ragazze, sarebbe stato ed è tornare alle origini: Alla vecchia e cara Mitteleuropea, voglio dire a Stephan Zwig, Musil, Schnitzeler, Broch, Canetti.
Per questo il racconto in questione.
Sia “ Il compimento dell’amore” che “La tentazione di Veronica”, dico, sono due analisi di psicologia sessuale femminile guidate da una notevole forza introspettiva. Sono stati considerati dalla critica come i primi esempi narrativi dell’espressionismo tedesco. Poi affido il testo alla ragazza che legge scandendo bene e tonalizzando, persino.. Gli altri, cioè le altre, presto si annoiano. Buon dio, penso, qui c’è da lavorare. Com’è che le cose che piacciono a me non piacciono a loro? Domanda cretina, è chiaro.
Quello che però non ho detto sono alcune riflessioni mie e anche della critica: I particolari del racconto sono costruiti con indiscussa bravura e intensità.La struttura generale non tiene molto. I particolari hanno il sopravvento, ma sono ottimi. Ne “ Il compimento dell’amore” è in gioco il diritto di chi ama a tradire la persona amata. Claudine cerca l’avventura con uno sconosciuto non perché non ami il marito, ma perché non sopporta che il tempo scorra in una sola direzione. Mentre la ragazza legge, mi chiedo se posso intervenire parlando del tempo “ in un'unica direzione”. Vedo che le volte che la fermo per inserirmi con un commento, una spiegazione, non sono ben accolto: sembra proprio scocciata. E poi sono troppo giovani per afferrare quel “ una sola direzione”. E se poi una, magari un po’ maliziosa e simpatica, mi viene fuori dicendo”.
Ehi, sì, bella scusa. La voglio usare con il mio ragazzo..sai caro il tempo monodiredionale è scocciante..”. No, non direbbe monodirezionale. Mica sa cosa vuol dire. Il fatto è che non oserebbero fare dello spirito. Forse sono intimidite. Sono stato annunciato come poeta importante che..hanno l’aria delle perbenino, ma non è questo. E’ che non sono spiritose, punto. Mi sbaglio? “ Vi sono tanti problemi nel rapporto con la persona amata”- legge la ragazza. La prima scena, chiamiamola così, mi appare interminabile. Sento sulla pelle il loro nervosismo represso, la loro disattenzione, la loro voglia di altro. Musil descrive la teiera, Musil descrive addirittura il gesto con cui Claudinre versa il tè al marito.
Vai a spiegare che i gesti sono la descrizione di movimenti interiori, che c’è un rapporto fra la lentezza del gesto – che per altro, narrando, non può essere veloce…Mi fermo.Spiego quanto pensato prima. Ma queste sono abituate ai telefilm, penso mentre spiego. Cielo che corpo a corpo, ma chi me l’ha fatto fare, portavo Harry Potter ed eravamo tutti contenti, fra l’altro non l’ho mai letto. Oppure “ Sdraiami”, un racconto erotico di una romana di qualche anno fa, ma non posso, poi mi prendono per uno che cerca di provocare le ragazzine…stupidaggini, tanto non rinuncio a provocarle, basta uno sguardo di taglio, un gesto, magari un po’ più svelto di quelli di Claudine, una battuta anche non allusiva, anzi, non deve essere allusiva di niente e per niente, tanto, le donne capiscono e queste qui anche.
A me poi piace turbarle un po’, se ci riesco, il tutto in modo indiretto, quasi neutro, elegante e un po’ micidiale, da dietro le quinte. Magari suscitando un pensiero che arriva due ore dopo, il giorno dopo, una settimana dopo: oppure una irruzione nella loro vita onirica, ma qui bisogna essere proprio bravi, rasentare un filo di lana senza mai sognarsi di oltrepassarlo, un filo di lana elettrico.
Chi tocca i fili…..Mica uno scherzo, irrompere nella vita onirica di una persona, con una frase indiretta, non ambigua, mica sono così rozzo, ambigua no, ma indiretta, molto indiretta, quasi come un attore dell’Actor Studio che mentre recita una scena deve fare dei gesti che non la sottolineino …deve alludere ad altro…e questo altro deve essere in rapporto con quanto recitato. Diciamo la verità: miracoli..La lettura passa per la scena di un bacio, Claudine ricambia suo marito ma pensa al protagonista di un romanzo, un tizio pessimo,di cui veniamo informati nella discussione iniziale, fra vetri chiusi, rumori felpati, ancora tè, cuscini, frasi dette e frasi pensate. Intervengo: “ Visto, non se ne accorge”.
Allora la ragazza sbotta.
Sbotta in varie fasi ma qui per esigenze di spazio riporto tutto in una volta: “ Gli uomini sono tutti così, non ne ho una grande opinione, non si ricordano mai di niente, non si accorgono mai di niente, Attenzione, zero”: “ Come ti spieghi allora che Musil è così sensibile?” “ Sarà un omosessuale”.” No, cosa dici?- esclamo severo. E intanto penso: in effetti in quel testo teatrale, “ L’amica degli uomini importanti” si adombra la questione dell’androgino, ne “ L’uomo senza qualità “c’è il rapporto- certo spirituale- fra fratello e sorella..Bisogna che mi informi di più, non mi pare però,penso ancora.” Tu ti ricordi tutto di un incontro- continua lei- e se poi gli chiedi qualcosa lui cade dalla nuvole”. E’ veramente incazzata.
E’ una esperienza personale, penso, le deve essere apparsa sin dalle prime righe, ecco perché aveva il viso con un’ombra di buio. Glielo avevo anche chiesto, mi sembri un po’ buia, aveva risposto di no, che non c’era niente.. Avevo anche chiesto alle altre: “ Cpsa vi sembra?” Lento, aveva risposto una, lento avevano fatto coro tutte le altre. Cavolo, penso ancora, non so proprio se ci sarà un secondo incontro…. Harry Potter a tutto spiano, altro che storie e così chi si è visto si è visto… Turbamenti indiretti e frasi a scoppio ritardato nix, così la finiamo con questi giochi, mica siamo nella Mitteleuropea qui….cavolo, siamo a dicembre del 2008., al sud dell’Italia centrale.

giovedì 30 ottobre 2008

BRUCIAPENSIERI


Novembre
A cura di Gregorio Scalise

E siamo a novembre. Cosa ci darà di bello questo mese? Qualcuno dirà che mi sto specializzando in mesi: “Costui ha già fatto settembre e ottobre e adesso se ne va in scioltezza con novembre. C’era bisogno di un poeta per questo?” Le cose non stanno propriamente così.
A ottobre intanto ho suggerito alle lettrici una bibliografia niente male contro la “menzogna” nell’informazione in particolare e nel mondo in generale. E, in secondo luogo, ho azzeccato una quasi previsione piuttosto azzardata.Tutta la faccenda delle borse era una mezza balla. In questi giorni stanno risalendo, io avevo addirittura scommesso con amici che entro la fine del mese non ne avremmo più sentito parlare.
Fine del capitalismo, crollo della civiltà occidentale… andare a rileggere questi simpatici lamenti fra un mese, un mese e mezzo.
Ormai si parla per sentito dire e magari ci si limitasse a riferire il non verificato. Macché. Ci si ricama sopra, si trovano altri motivi, si forniscono dati. Ho per le mani un libretto dal titolo “La grande crisi”.
I sottotitoli sono inquietanti: chi ha provocato il crollo? Quando si è scatenata la sfiducia? Chi merita fiducia e chi no? Non so se lo leggerò, certo non stasera, certo non adesso. Meglio parlare di novembre, mese con luce parsimoniosa. Non è ancora il grande buio di dicembre, è un mese che ci vuole abituare ad essere notturni durante il giorno. Sono le 18.05 di oggi, 29.10.08. Cosa ho fatto questa mattina?
Burocrazia. Ho cercato le riviste 2007 – 2008 dove ho pubblicato delle poesie. In genere le fotocopio e le divido per annata. Non trovo più di dieci o dodici pubblicazioni, ma non sono tutte, sono sicuro, intanto, che mi manca il “calendario”. Era una pubblicazione piuttosto ingombrante, molto grande, dovrebbe essere visibile, invece non si vede niente. Mi telefona una romanziera per sapere se ho letto il suo romanzo. Non ho fatto i compiti. E non si apre neppure l’invio di uno di Porretta, romanzo anche lì. Poi telefona un mio amico che sta tornando da non so dove e vuole sapere se sono scoppiate delle bombe in Italia. Gli dico che ancora non ne so niente.
Poi telefona un’amica di Merano indignata per la Gelmini e gli 87.000 licenziamenti. Le rispondo che ancora non ho letto il documento e che non sono sicuro di niente. Mi risponde se nel frattempo non sono passato a Forza Italia. Il suo mutuo questo mese è aumentato di 100 euro e lei è ancora fortunata, ma gli altri come fanno? Poi telefona, dopo un anno che non si faceva viva, la segretaria di una associazione di cui sono il presidente e mi chiede se ho ricevuto le mail per lo spettacolo del marito. Le faccio rispettosamente presente che sono impegnato e che lei è in ritardo comunicativo non di ore ma di anni.
La posta elettronica è piena di tutto meno di quello che aspettavo, una comunicazione da Forum Asiae per un invito nella Cina meridionale per questo dicembre. C’è la probabilità di un viaggio a Parigi, ma dovrei telefonare a Ciao Radio per disdire un’intervista che dovrebbero farmi e se non torno entro il 10 sono cavoli perché ho un impegno in Provincia. Nel frattempo devo decidere in che giorno andare a pranzo dall’attrice, per altro carina, che vuole sdebitarsi perché le ho scritto un testo per un esame da attrice che non ha dato. Penso dove ho messo un testo teatrale di un paio di anni fa che mi ha chiesto un attore già da un bel po’, testo che sono sicuro di avergli inviato.
Penso che domani è il 30 e devo scrivere il blog che sto scrivendo e non so assolutamente cosa dire. Telefona un mio amico di Genova e mi racconta tutti i guai che ha con la Sis e inoltre dei tremila corsi di perfezionamento cui ci si deve iscrivere per avere qualche chance in più. I corsi sono sulle cose più incredibili di questo mondo. Trovo il tempo per controllare i documenti bancari ma devo aver fatto male i conti perché scopro che in un trimestre mi avrebbero fottuto, pardon, acciuffato poco più di trecento euro.
Nel frattempo,sempre oggi, quelli di “mappe urbane” disdicono l’incontro per mercoledì (che per altro non ricordavo di avere) e lo rimandano al prossimo quando probabilmente sarò a Parigi. Il ragazzo che mi doveva accompagnare a Sasso Marconi scrive dicendo se non si può anticipare di un’ora, quelli del premio Navile disdicono l’incontro del 15 (giorno in cui dovrei essere a Ferrara con la romanziera) e lo sbattono al 29, giorno che, non so perché, mi sta sulle scatole. Continuo a non avere notizie di una presentazione che mi è stata fissata attorno al 26 e di cui non ho preso nota subito, qui è colpa mia.
Sono incerto se ricontrollare i conti bancari oppure se tentare la lettura sugli effetti del crollo delle borse sull’economia reale.
Telefona un’altra donna, di cui ho già dimenticato il nome e mi chiede se ho letto uno scritto di Calamandrei del 1950, “sembra scritto oggi”, sulla scuola e sulla sua protezione. Confesso di non conoscerlo e lei mi spedisce su Pietro Calamandrei e la scuola.it.
Nel frattempo arrivano le mail di un gruppo che vuole costituirsi come linea agente e protettiva degli extracomunitari disdicendo la cena del 14 che costa solo 18 euro, forse non ci sarà però lo spezzatino alla tailandese.Nel frattempo mentre cercavo le riviste sbuca fuori un mucchio di roba da sistemare. Una poesia, per esempio, che comincia così: “quando si dischiudono i segni”: Mi chiedo di quando è, se l’ho già pubblicata o se è una bozza che è stata impiegata per un altro testo.Trovo anche un appunto dove si parla del 13% di povertà relativa, ma non so a chi si riferisca questa cifra. Mi telefona un’altra donna (ormai sono una legione) per chiedermi se ho capito che quei due milioni e mezzo al Circo Massimo, era una cifra provocatoria per fare il verso alla manifestazione di Berlusconi di un paio di anni prima. Le rispondo rapidamente che la cosa mi è stata chiara sin dall’inizio, anche se il contesto non mi sembrava quello della burla, anzi, era ed è serissimo.
Mi chiede anche se mi ha convinto il discorso di Veltroni, rispondo che mi ha persuaso al massimo, resta un attimo in silenzio, poi dice che lei non è persuasa del tutto. Nel frattempo la riunione con la sinistra dell’Ulivo (che ormai non esiste più da almeno un paio di anni) slitta anche lei a data da destinarsi. Un po’ frastornato e stanco chiudo il presente scritto alle ore 19 del giorno indicato sopra, sperando che nel frattempo le borse crollino , che la società occidentale scompaia, che le scuole chiudano tutte, che molti governanti vadano a fare i boys scouts e che lo spezzatino thailandese non mi resti sullo stomaco.
Ps: per distrarmi ho letto un articolo di Aldo Grasso dove ho appreso che Milan Kundera è stato una spia e un suo rapporto ha fatto condannare un dissidente a 22 anni di galera.
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