You've got many friends
a cura di Katia Ceccarelli
Eccomi dunque al mio turno di post in un giorno in cui ci sarebbe da fare un sacco di coccodrilli che in gergo giornalistico stanno a significare gli articoli commemorativi di personaggi famosi. La morte di Michael Jackson - alla quale non riesco a credere ancora - ha offuscato la dipartita di altri due personaggi: Farrah Fawcett e Mario Verdone. La prima, attrice e modella americana splendida, naturale come usava prima dell'avvento del silicone e simpatica si è trovata a ripetere l'ultima drammatica scena della sua vita come nel film "Love story" avendo al suo capezzale il compagno Ryan O'Neil.
Mario Verdone invece è stato uno storico del cinema, studioso, critico d'arte e cinematografia di grandissimo rilievo, forse più famoso per essere il padre di Carlo e suocero di Cristian De Sica. In quanto a Jacko posso dire che la sua morte lo colloca nell'empireo dei miti scomparsi troppo presto, vittime della loro stessa fama prima che del destino.
Già immagino che da qui a un anno ci saranno i primi avvistamenti e i tabloid titoleranno "Jacko è vivo!" come accadde per Elvis e Jim Morrison. Si innescheranno supposizioni del tipo: "non reggeva più alla pressione e allo stress e ha finto la sua morte per andare a vivere tranquillo su un'isola sperduta". Qualcuno crederà di trovare delle somiglianze col nuovo vicino di casa, altri faranno ricerche sui suoi movimenti bancari per scoprire poi un conto segreto. Se proprio è necessario mi piace immaginarlo in uno splendido residence al sole mentre suona con John Lennon, porta a spasso in macchina James Dean e Marilyn troppo vecchi per guidare e coltiva le peonie con Elvis e a fine giornata una birretta con Jim Morrison e Jimi Hendrix. Sarebbe bello, sì!
sabato 27 giugno 2009
giovedì 25 giugno 2009
DOMINO CAFFE'

Le carte veline
a cura di Hope
Una sera d’estate riapro un vecchio file, una cinquantina di pagine mai finite di una storia che non so nemmeno se è una storia. Il canovaccio è pronto. Da qualche parte. So che non dovrò fare ricerche storiche stavolta, che la voce dei personaggi se n’è rimasta in silenzio per parecchio tempo in attesa, e che la loro storia può evolversi nel giro di qualche pagina.
Un romanzo breve. Un romanzo che potrebbe essere un interessante intermezzo fra una storia più corposa e l’altra. Una pausa nel mio lavoro creativo e allo stesso tempo una pausa piacevole per me stessa come lettrice. Un libro da borsetta. Un libro da battigia, da aprire per rilassarsi, da scrivere per rilassarsi. Un libro da compagnia. Una storia che sia in grado di divertire, esattamente come una commedia al cinema, che inizia e si conclude nel giro di due ore.
Nel frattempo Monica – amica e collega e collaboratrice Domino - mi manda un file di una storia che ha scritto, si tratta di qualche capitolo, fra il seguito del suo giallo, in un momento in cui il suo Mike Summers le chiede di potersi godere un po’ di vacanza. La storia è divertente, frizzante come un bicchiere di bianco ghiacciato, i personaggi mi conquistano e mi fanno sorridere. E non vedo l’ora di leggere il seguito. Il romanzo rimane in sospeso fino all’inizio dell’autunno quando il progetto per una nuova collana Domino si fa strada.
E così, parlando del più e del meno, in una delle solite chiacchierate ad un’ora improponibile della notte, il pensiero di quelle due storie appena abbozzate, nate in una comune pausa di riflessione, mette radici più profonde. Scrivere per dilettare noi stesse, quando altri personaggi sono in silenzio stampa, e di dilettare un pubblico che ha voglia di sorridere e di emozionarsi con storie brevi, seppur di qualità, è argomento così interessante che l’idea diventa sempre più tangibile.
L’iter dei romanzi è tutto sommato abbastanza veloce. Ci diamo una scadenza, dei limiti di pagine. Fra la stesura di un capitolo e l’altro, mentre i personaggi prendono vita, si slanciano in paradossali e impreviste acrobazie sotto i nostri occhi, seguono strade sconosciute e ci tirano per i capelli, come è nostra abitudine, ascoltiamo parecchia musica. Così i pezzi che sono stati fonte di ispirazione o semplicemente che hanno accompagnato le immagini nella nostra mente, lungo il nostro percorso creativo, vengono inseriti in fondo al libro. Esattamente come la colonna sonora di un film in un cinema. Tracce musicali, come quelle che si ascoltano su un i-pod in spiaggia e che fanno da sottofondo alla nostra estate.
E fra un rimpallo di revisione e l’altro nascono le idee per le copertine.
Non vogliamo rinunciare alla qualità. Non stiamo facendo il verso ad altre collane, più o meno famose. Stiamo creando qualcosa di nuovo, certo già sperimentato, ma nuovo per noi come autrici. Ci affidiamo alle capacità singolari del fotografo torinese Gepi Solarino che per moltissimi anni ha lavorato nel settore pubblicitario a livello nazionale. Abbiamo in mente colori pastello, tenui, più intensi, oggetti still life, dettagli puliti, una grafica nuova, equilibrata. Dalle nostre idee Gepi dà materia ad alcune bozze fotografiche. Il risultato è un connubio brillante di professionalità e inventiva, c’è colore, c’è tridimensionalità, il messaggio è semplice, immediato.
Le Carte Veline nascono dunque con un intento molto semplice. Quello di creare un momento di evasione, di intrattenere in maniera piacevole il pubblico, di emozionarlo, di sollevarlo e trasportarlo al di fuori della realtà, di fornirgli qualche ora di relax.
Amiamo raccontare storie e amiamo in egual misura leggerle. Senza distinzione fra generi letterari, senza volerci ingraziare il favore della critica, ma ricercando esclusivamente il fine ultimo di intrattenere noi stesse e i lettori.
Il piacere di una buona lettura, il ritrovarsi nel mezzo di una vicenda gradevole, con personaggi interessati e arguti, alle prese con le loro scelte, con la loro ironia e i loro più intimi sentimenti è un mezzo di evasione straordinario che rende unico un pomeriggio sulla spiaggia, un viaggio in treno, un’ora in qualche sala d’attesa, una sola serata nella tranquillità della nostra casa dopo una giornata di lavoro impegnativa.
Carte Veline è un mondo perfetto, di amori imperfetti, di sentimenti autentici, di battaglie vinte, di scommesse perse, di temperamenti audaci, di antiche tradizioni, di paillettes e lustrini, di red carpet e isole sperdute, di antichi siti celtici, di fascino e intelligenza, di pudore e sfacciataggine, di verità e menzogne, di luoghi comuni e copioni prestabiliti, di autentici legami familiari e solide amicizie.
L’amore per la narrazione, il fascino dell’intreccio, il potere della fantasia, la voce dei personaggi sono elementi imprescindibili per chi ama scrivere. E sono in qualche maniera imprinting con i quali si viene al mondo, si finisce per convivere o venire a patti. Il più delle volte rimane comunque un privilegio straordinario, che va preservato come un dono che ci rende vivi e ci permette di credere che nel corso della nostra vita finiremo col non annoiarci mai.
Sono i nostri personaggi che ci scelgono. A volte non serve far altro che rimanere in silenzio e ascoltarli. Ci parleranno di cose che non conosciamo, ma di cui abbiamo coscienza, e sfideranno la nostra razionalità, impadronendosi del nostro tempo. E lo renderanno ancora più prezioso.
mercoledì 24 giugno 2009
EQUILIBRISMI QUOTIDIANI

Il cibo
a cura di Maddalena Morandi
Ho appena finito di leggere un libro, che vi consiglio, di Enrica Bauermeister, "La scuola degli ingredienti segreti", dove si parla di cibo e di come imparare a cucinarlo attraverso un corso di cucina, In realtà è un pretesto per conoscere le vite degli allievi e quella dell'insegnate che trasmette loro il segreto di come " usare" il cibo per curare la propria anima. A parte essere scritto molto bene e trattare argomenti profondi in modo assolutamente lieve, il libro mi ha dato la possibilità di riflettere sul mio rapporto con il cibo, o meglio del mio non rapporto con esso.
Spesso io ingurgito per fame, nervoso o fretta, quantità eccessive di alimenti senza assaporarli effettivamente, a volte dopo qualche ora non ricordo nemmeno cosa o mangiato, o se era buono. Mangio per abitudine e non sempre per necessità.
Dopo questa lettura la prima volta che ho rimangiato, era un budino al cioccolato di soia, ho cercato di tastare la crema con la lingua, di passarla su palato, di sentire la sua consistenza e di mandare giù più lentamente. Vi assicuro che mi è parso più buono del solito.
Non è che riesca a comportarmi così ad ogni pasto, ma quando lo faccio è un piacere, provate e poi fatemi sapere.
martedì 23 giugno 2009
BRUCIAPENSIERI

Ciò che sta attorno
A cura di Gregorio Scalise
Nella posta di oggi (25/06) trovo una busta azzurra, e una lettera che comincia: “ Buongiorno, mi chiamo B.Arredamenti Group srl produzione mobili..( risparmio reale garantito del 50%..…) venga e metta a confronto i nostri preventivi”.
L’altra lettera: elezioni europee..tutti aspettiamo il volto della nuova politica. Fotografia con il volto nuovo, scrivi BC sulla lista ( nome qui fittizio ), poi un elenco: sicurezza, ripresa, lavoro, famiglia, bioetica, diritti, trasparenza, opportunità, servizi, rispetto, futuro, impegno, onestà, giovani….
Si deve supporre che il suddetto candidato si occuperà di tutto questo? Cosa hanno in comune le due comunicazioni? Hanno in comune che tutte e due pretendono la luna e la promettono. Fra l’altro Bc non poteva minimamente supporre che all’arrivo della sua missiva avessi appena chiuso un capitolo di un libro (Michael Braun, 1995) dal titolo divertente: “il variopinto esercito dei novisti”. Ma a pag.168 (op. cit.) trovo un dato per me rilevante. Sono le politiche del 1992.
Il nuovo partito, il PDS, si deve accontentare del 16,6% dei voti. Assieme a Rifondazione, Verdi e Pannella non arriva al 30%. Alcuni calcolano già che in questa tornata, europee 2009, il Pd dovrà “accoccolarsi” su un 27,5%. Se si fanno i conti, situazione come nel 1992.
Da quella data ad oggi sono trascorsi 17 anni e nella storia (alla rinfusa) si possono registrare i seguenti fatti: Tangentopoli, scesa in campo di Forza Italia, Caf, prima, torri gemelle poi, duello centrodestra - centrosinistra, euro, Prodi, scomparsa della sinistra alternativa, Lega prima all’apice, poi giù e poi di nuovo in buona posizione, i grandi attentati mafiosi ai giudici di Palermo, le prime botte serie a mafia e camorra, guerre (Iraq e Afghanistan), attentati a Londra e Madrid, pace, si fa per dire, in Iraq, aumento della società multietnica, i missili della Corea, l’Iran che non scherza, conflittualità continua in medio oriente, tre presidenti Usa ( Busch, due volte e poi Obama), una crisi economica vera o presunta in ogni caso presente e pesante, guerra nella ex Jugoslavia, movimento no global, Genova….e. ovviamente, altro ancora. Tutto questo, se i conti sopra riportati non sono del tutto sballati, ci fa vedere che il bacino elettorale della sinistra, comunque la si voglia chiamare, resta del 16%, 17%.
Nel 1976 l’anno d’oro del PCI il suo bottino alle elezioni era stato del 34,4%, la Dc era appena sopra, al 38,7%. Lo scarto, dunque, fra il PCI del 1976 e il PDS del 1992, sei anni dopo, è di quasi 8 punti. Qualunque cosa si voglia dire, in realtà uno scarto così grosso di quasi un punto e mezzo all’anno era dovuto alla scomparsa del Grande Altro.
Questo termine, già in Lacan, lo si ritrova in Zizek con un significato più politico.Diventa il potere in tutte le sue forme,rappresenta anche l’insieme delle convinzioni, anche se indefinite. Qui assumiamo il concetto di grande altro riferito all’Urss e alla sua caduta. Con la caduta del Grande Altro abbiamo anche la perdita di questi 8 punti, come a dire un elettorato che ha bisogno di un punto di riferimento forte.
E’ ipotizzabile che lo stesso elettorato vada via oggi con il popolo delle libertà? Forse. Eppure è probabile che il Pd si attesti sulla cifra sopra riportata e il popolo delle libertà già dato verso il 43% perda dei punti in queste settimane.
Caso Mills, la ragazza campana, Milan battuto e fischiato,giunta siciliana che si scioglie, lettera di Veronica, sono “ sciagure” che possono essere conteggiati in 5 o 6 punti in meno. E sarebbe anche da valutare la presa di posizione dei paolini di Famiglia Cristiana. Il “sistema delle veline” è figlio del relativismo etico di cui anche Berlusconi è responsabile e la conseguenza sarebbe la crisi morale della società. Una accusa non da poco. Il 42% ( il 43% non era ancora certo) meno cinque dà 37, 37 di Berlusconi e 27 e rotti (forse) di Franceschini, danno 10 punti di differenza. Siamo nei pressi di quel famoso bacino elettorale perso dopo il 1976?
Naturalmente analisti e giornalisti si guardano bene dal fare o tentare analisi approfondite anche perché sono difficili., con rischio di improbabilità.. e nessuno le legge. Sul Corriere della sera di oggi, Piero Ostellino, l’autore fra le altre cose del fortunato libro “La casta”, dice che i giornali sono prigionieri “ di una prassi informativa incentrata sui retroscena del Palazzo”. Analisi politica, poco e niente. E non sono abituati a combattere gli “ abusi della ragione”, ovvero le ideologie salvifiche. Ma per fare un esempio più modesto sulla Stampa di sabato 23/05 si leggeva che Berlusconi era depresso, gli era venuto il torcicollo e aveva disdetto molti impegni. Si apprenderà più tardi, fra sabato pomeriggio e lunedì, che ha concesso una infinità di interviste a emittenti locali e che ha fatto una lunga intervista con la CNN. dove fra le altre cose ha parlato anche della ragazza di Casoria. I radicali e Franceschini vogliono mandare Berlusconi in Parlamento a spiegare.
Ma non si dovrebbero sentire anche i direttori di rete che ratificano il passaggio delle veline e poi le veline stesse? Queste brave ragazze - scorciatoia (il modo più rapido per andare in tv) tutte fidanzato, direttore di rete e famiglia,non hanno anche loro una certa quota di responsabilità? E questa responsabilità, se usciamo dalle secche della discussione della moralità e del costume, non è anche politica? Difendiamo pure Noemi, come molte donne vogliono, “non dobbiamo sbranarci fra noi”, a patto di ricordare che lei non è del tutto innocente.
Del resto, in una recente ricerca, il 33% delle donne intervistate, su una cifra considerata campione di indagine, pensa che la violenza sulle donne è provocata dalle donne stesse ( atteggiamenti, vestiario, new-look). Mentre sulla CNN Berlusconi parla di tutto, Noemi compreso, la Corea del nord continua con i suoi inquietanti esperimenti atomici.
Non è che ci risveglieremo dai gossip di questi anni con l’esplosione dei missili orientali?
lunedì 22 giugno 2009
"Cerco le stelle" di Manfredo Bertazzoni
Lunedì 29 giugno alle ore 18, presso la sala di Via Castiglione 41 a Bologna, si inaugura la personale di Manfredo Bertazzoni dal titolo "Cerco le stelle".
Sono immagini particolari, anche per l’originalità del supporto, dalle quali emergono fantastici fiori o covoni di grano. Spiazzanti a tal punto che possono sembrare un quadro buttato giù , con tecnica mista, oppure una serie di fotografie scattate in un angolo buio del giardino. Per l'autore lo spazio, il cielo nero, le galassie lontane rappresentano qualcosa di più: non solo una materia reale e irraggiungibile, ma anche la ricerca di un messaggio racchiuso nell’energia proveniente da spazi sconfinati.
"Se capita di guardare le stelle e sospettiamo di essere tanto piccoli in questo sterminato Universo - spiega Bertazzoni- allora significherà che queste immagini hanno raggiunto una possibile destinazione".
"Se capita di guardare le stelle e sospettiamo di essere tanto piccoli in questo sterminato Universo - spiega Bertazzoni- allora significherà che queste immagini hanno raggiunto una possibile destinazione".
Manfredo Bertazzoni è anche autore del libro “La Terra è un Luna Park" Giraldi editore.
Vi aspetto, io ci sarò.
P.F.G.
domenica 21 giugno 2009
LA DOLCE VITA DI LUDOVICA

Un ritocchino per sembrare più in forma
A cura di Ludovica Falconi
A dire che l’estrema magrezza non va più di moda è Alexandra Shulman direttrice di Vogue Uk da ben 20 anni. “I vestiti che le case di moda ci inviano sono sempre più piccoli. Siamo al punto che le modelle più famose -come Naomi Campbell, Linda Evangelista o perfino la magrissima Kate Moss - non riescono più a indossarli. Dobbiamo usare modelle senza seno né fianchi, con ossa sporgenti e un look per nulla femminile. Ormai devo chiedere ai fotografi di ritoccare le immagini per far apparire le modelle di taglia più grande.” Queste sono le parole contenute lettera inviata agli stilisti di maggior successo ma che è anche arrivata al Times di Londra che non ha potuto far meno di pubblicarla. E chi l’avrebbe detto che il Photoshop serviva anche per nascondere qualche costola, sembra paradossale ma è così.
mercoledì 17 giugno 2009
NON HO L'ETA'


Allodole o gufi in vacanza?
- dedicato a chi ama alzarsi all’Alba –
A cura di Chiara Cappellato
Unica settimana di vacanza, inizio giugno, litorale romagnolo. Io, proprio io, che detesto sabbia, lezzo di doposole al cocco, starnazzi, popolo del Bikini-Calzedonia (se non l’hai sei out), pelle micidialmente intollerante al sole. Tutto contro? Più o meno, ma…trattasi di dolce sacrificio per maritino. E poi ci sarà pure qualcosa da scoprire, di positivo, no? Intuito…Sgomito per uno spazio nella scandita vita da spiaggia per piegarla ai miei bioritmi, alle mie esigenze di allodola.
Psiche-Corpo-Pelle annuiscono e ringraziano.
Ore 6.00. Sono l’allodola. Sapevate che è uccello portafortuna poiché simboleggia l’amore e la gioia di vivere? La rapidità con cui si alza in volo, puntando diritta verso l’alto per poi ridiscendere veloce verso il basso, l’ha resa metafora dell’unione tra il Cielo e la Terra. Anche il suo canto allegro e gioioso evoca creatività e amore per la natura.
Dell’allodola io incarno la rapidità, non sempre in modo positivo, e la creatività.
I Gufi lasciamoli pisolare ancora; hanno fatto tardi stanotte con il libro in mano.
Delicatezza con la porta, respira profondamente.
Pronta: pochi passi ed ecco il profumo dei pini marittimi, salsedine, brezza a increspare la pelle.
Via gli infradito per aprire la mia danza, nel mio momento della giornata. Dovrò poi attendere altre ventiquattro ore. Alba. A maiuscola; gratitudine e rispetto per Madre Terra.
Alba. Magico, unico istante nel mio giorno. Amica. Consigliera, dona pace interiore, risveglia i sensi privi della stanchezza che il fluire delle ore offusca e rende apatici.
Psiche. Pensieri. Coccolo il mio Essere. Cogliere. Appropriarmi di quest’attimo, stringerlo con intensità rende meno gravoso il quotidiano. Questione d’istanti, minuti, con l’imperativo: lentamente. Respiro-movimenti pacati-silenzio mentale, gestualità evoluta in rito.
I piedi nell’acqua fredda, il bagnasciuga una limpida distesa che riflette deboli raggi solari.
Cammino e a tratti mi volto a osservare le orme argentate. Passa poco, il mare se le porta via e io, contenta, le associo a stati d’animo negativi. Testa bassa alla ricerca di conchigliette speciali, amuleti da portare al ritorno. Poche anime si muovono. Non ci sono ancora mamme con poppanti, solo qualche anziana della comitiva “Soggiorni climatici terza età Comune di Parma”.
Donne da sole, uomini ancora abbracciati al cuscino.
Il primo giorno mi limito a osservarle. In coppia, cappellino di stoffa e mano destra a reggere il lembo del prendisole-vestaglia che copre un costume intero. Grazia nel loro incedere.
Corpi un po’ sformati; normale per una Old. Una è magretta, l’altra ben più in carne. Rughe sul viso, pelle non più elastica, vene sporgenti dal ginocchio in giù. Chiacchierano sottovoce, c’è allegria. Ogni tanto si fermano, gesticolano macinando davanti a me centinaia di metri.
L’acqua gelida è un toccasana per gambe stanche, venate, capillari evidenti a qualsiasi età.
Il secondo giorno tento l’approccio con un sorriso, quasi certa che, per loro, una trentenne alle 6.00 in solitaria passeggiata potrebbe nascondere dell’anomalo.
Elvira e Adelina, 80 e 82 anni, dividono la stanza e il piacere/necessità della camminata refrigerante. La colazione a seguire, ore 8.00. ma cosa avranno da raccontarsi?
Le invidio, curiosa!
Il terzo giorno mi fanno cenno per unirmi a loro.
Semplicità. Stop. Detto tutto: Vite di moglie e madre la prima, ora vedova, di single la seconda, dopo anni trascorsi ad accudire genitori e nipoti.
Parliamo. Non della quotidianità, siamo in vacanza. Di sentimenti, di condivisione, di volontariato, religione, legami, immigrazione, nuove povertà materiali e spirituali. Filosofeggiamo sui valori, sul futuro, sull’ambiente, le nuove mode, le generazioni che ci seguiranno.
Due Very Old molto partecipi alla vita sociale, interessate, acute. Non servono lauree, questa è la saggezza della vita e dei suoi alti e bassi, della sensibilità che tutte noi Donne possediamo in dote. Infine approdiamo, pettegole, alla questione “Rughe che fare?”.
(Intanto mi spalmo protezione 50 alle 7.00; si sa l’acqua riflette e moltiplica il pericolo!)
Queste rughe…-“Le rughe sono morbide”-, dice Elvira da viso paffuto, i capelli castani chiari, “Evocano saggezza, morbidezza”.
Che abbiano ragione?
Loro si sono sempre accettate e hanno vissuto serene i segni del tempo.
Perché lifting? Perché sottoporsi a spese e sofferenze pur di cancellare qualche anno dal viso?
Entrambe concordano. Certo Adelina, magra magra, ne porta di solchi di vita, -“Ma dopotutto una nonna deve avere la faccia della nonna!”-, afferma convinta. Da una vita stendono Nivea sul corpo e l’Acqua di Rose la sera che rinfresca. Non necessitano d’altro. Come nonna Lidia, mancata a 65 anni della quale ricordo la morbidezza delle carni e nonna Marcella Super Big Old di 90 stecche il 7 luglio 2009, che sembra un fiore tanto è luminoso il suo incarnato.
Fortune? Mi danno di che meditare…
E’ tardi, le 9.00. Volo in direzione del caffè a casa – assaporo già l’aroma – quello che il Gufo avrebbe dovuto preparare.
Domani, quinto e ultimo giorno, andremo tutte al bar, insieme. Desidero offrire colazioni e scattare foto.
A proposito: dove è finito il mio beauty? Rimescolo dentro e ci trovo circa sei o sette tubetti, da quello per mani, piedi secchi, gambe venate, viso acneico, contorno occhi stanchi, labbra sottili. E mi faccio una sana risata.
OK sarò pure allodola, evocherò (magari…) creatività, molto molto meno la bellezza esteriore.
Ricordate: la bellezza non è mai una sola, in ognuna è diversa. A volte si svela in superficie, altre resta segreta, la sentiamo con gli occhi, la vediamo con il cuore, libera e forte come un’emozione.
E non sono neanche Gufo che, alzandosi ora con una lentezza da lumaca stanza, lascia intuire che anche stavolta mi tocca a me la moka.
Mi sento comunque Civetta se spendo il giusto in creme per la cura del Corpo; soprattutto mi auguro il dono di vedere le rughe comparire sul viso, accompagnate da salute e creatività.
Questo è il gioioso insegnamento delle nuove amiche emiliane, Old Ladies.
E voi? Gufette, civettuole, lumache, allodole, ghiri, tassi orsi o…in vacanza? E a casa?
Abbronzante-snellente-antirughe-rassodante o semplice crema da supermercato?
Fatti gli acquisti 23x2 in profumeria, borsa-omaggio, per ombrellone?
Raccontatemi e siano benvenuti i consigli!
N.B. Foto 1: Elvira e Adelina. Foto 2: Cappe…
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Archi.D.Arte
L'Estetica del cambiamento
a cura di Margherita Matera

Spesso mi chiedo come sarebbe la mia vita se…
Se vivessi in un posto diverso.
Se avessi una voce diversa.
Se fossi bionda.
Se fossi un uomo.
Poi capisco che ci vuole poco a cambiare le cose, in questo periodo me ne sono cambiate tante, idee comprese, che pur con la stessa voce, nello stesso posto, mora e donna, ho iniziato a colorare il mio spazio nello spazio. Diversamente dal resto. Diversamente da quanto previsto, rivisto. È come nell’immagine di George Rousse, è ridisegnato.
Così lo spazio assume un cuore, perché ci si focalizza sul centro, la constatazione più facile sarebbe quella di pensare che quello spazio sarebbe più bello se tutto colorato. Invece no. Rousse non credo voglia renderci il “come sarebbe se”, ma solo il contrasto. E il contrasto non si ha se non c’è un prima e un dopo.
Meglio se nella stessa visuale. I miei cambiamenti, inquadrati in una vita di base, un sistema di stelle fisse, mi appaiono più forti, più importanti perché ho anche il bianco e nero di una struttura dismessa.
Una struttura che si vede da una scogliera davanti ad un Mare di colori. Un grigio dal quale tuffarsi per coprirsi della vernice di un tramonto.
Poi, come l’intonaco, una volta indossato, seppure estremamente colorato, man mano si usura ed il cambiamento sfuma e occorre cercarne un altro. Occorre un altro bagno di colore. Occorre ritrovare un cuore, che sia schizzato a carboncino o rifinito ad olio.
Occorre cercarsi un’immagine nell’immagine della propria esistenza.
a cura di Margherita Matera

Spesso mi chiedo come sarebbe la mia vita se…
Se vivessi in un posto diverso.
Se avessi una voce diversa.
Se fossi bionda.
Se fossi un uomo.
Poi capisco che ci vuole poco a cambiare le cose, in questo periodo me ne sono cambiate tante, idee comprese, che pur con la stessa voce, nello stesso posto, mora e donna, ho iniziato a colorare il mio spazio nello spazio. Diversamente dal resto. Diversamente da quanto previsto, rivisto. È come nell’immagine di George Rousse, è ridisegnato.
Così lo spazio assume un cuore, perché ci si focalizza sul centro, la constatazione più facile sarebbe quella di pensare che quello spazio sarebbe più bello se tutto colorato. Invece no. Rousse non credo voglia renderci il “come sarebbe se”, ma solo il contrasto. E il contrasto non si ha se non c’è un prima e un dopo.
Meglio se nella stessa visuale. I miei cambiamenti, inquadrati in una vita di base, un sistema di stelle fisse, mi appaiono più forti, più importanti perché ho anche il bianco e nero di una struttura dismessa.
Una struttura che si vede da una scogliera davanti ad un Mare di colori. Un grigio dal quale tuffarsi per coprirsi della vernice di un tramonto.
Poi, come l’intonaco, una volta indossato, seppure estremamente colorato, man mano si usura ed il cambiamento sfuma e occorre cercarne un altro. Occorre un altro bagno di colore. Occorre ritrovare un cuore, che sia schizzato a carboncino o rifinito ad olio.
Occorre cercarsi un’immagine nell’immagine della propria esistenza.
martedì 16 giugno 2009
Estremamente

Nives Meroi: ho rinunciato al dodicesimo Ottomila per non lasciar solo Romano
Fonte / Autore: Il giornale del friuli
a cura di Antonella Passoni
A Montegnacco, dove tiene la sua conferenza stampa dopo il ritorno dal Kanchenjunga, Nostra Signora degli Ottomila è sola. Romano sta facendo degli esami clinici per capire che cosa gli sia capitato al Campo 3, e Nives siede al tavolo dei relatori con la sorella Leila, e Giuseppe e Stefano Petris, padre e figlio, i patròn del prosciuttificio di Sauris sponsor della spedizione. Una separazione meramente formale dalla platea: in realtà si tratta di un incontro tra amici, quasi una rimpatriata. C’era un progetto impegnativo, salire due delle tre montagne che ancora mancano, nel rosario dei 14 Ottomila. Ma nel cielo dell’alpinismo si è deciso diversamente.
«Pensavano di cominciare con il Kanchenjunga, e di raggiungere poi l’Annapurna», racconta l’alpinista tarvisiana. «Ma a marzo, quando siamo arrivati a Katmandu, abbiamo scoperto che, malgrado l’instaurazione della democrazia, alcuni gruppi maoisti continuavano a bloccare le strade, specie nel Nord-Est. «Lo fanno sempre, prima dei monsoni, andate all’Annapurna, poi, quando tornerete, agitazioni e scioperi probabilmente saranno finiti», ci ha detto Nima, il nostro agente in Nepal. «Abbiamo seguito il suo consiglio, tornando al monte che ci aveva già respinti nel 2006, sul versante Nord, quello dei francesi. La via è molto rischiosa, perché per due o tre giorni si sale sotto una fascia di seracchi a quota 7000», prosegue Nives. «Per ridurre il rischio di crolli, Romano, Luca Vuerich ed io eravamo partiti la notte: alle 6 del mattino, con un boato, è partita una parte della “falce” - come, con sinistra allusione, viene chiamata la seraccata. Su un conoide di neve, fuori tiro, siamo rimasti ad ammirare migliaia e migliaia di metri cubi di ghiaccio che scendevano dalla parete. Poi parte della cascata ha sbattuto contro un risalto e ha cambiato direzione, dirigendosi verso di noi. Luca si è messo a scappare - per quanto lo si possa fare a più di 6000 metri, nelle neve alta, e con uno zaino pesantissimo. Romano ed io ci siamo inginocchiati, mettendo gli zaini sulla testa». «Sembrava la fine, ma l’Annapurna ci ha graziati: un altro rimbalzo, e la massa ci è passata sopra, coprendoci solo con un soffio di neve. Non sono occorse parole: uno sguardo, e siamo scesi, recandoci poi a render grazie all’altare della “dea madre delle messi”, come i locali chiamano il monte».
«Edotti dall’esperienza, stavolta avevamo scelto la via Humar, a sud, tecnicamente più impegnativa, ma anche più sicura. Ma le condizioni erano pessime: causa un inverno scarso di precipitazioni, l’icefall, zona di seracchi e crepacci, si sfasciava ogni giorno. Una volta i crolli hanno tanto alterato la fisionomia della zona, che non sapevamo ritrovare la tenda», racconta ancora la Meroi. «Poi Romano si è ammalato. Sulla base dei sintomi, via satellitare, Leila ha diagnosticato una bronchite e prescritto una terapia antibiotica. Sperando che si rimettesse, siamo tornati a Katmandu, per raggiungere poi il Kanchenjunga». «Probabilmente la cura, a più di 5000 metri, non ha funzionato. Il 3 maggio siamo arrivati al Campo Base, e di lì siamo saliti sino al Campo 3, a quota 7300 dove siamo stati fermi un giorno causa il vento, e il giorno dopo siamo partiti per il Campo 4, 7700 metri, con l’idea di tentare la cima il giorno successivo», continua Nives. «Le condizioni meteo erano buone, ma Romano andava sempre più lentamente. “Sei sicuro di voler proseguire? Vuoi che scendiamo?”, continuavo a chiedergli. Lui, cocciuto, insisteva. Poi, a 7500 metri, mi ha fatto un segno con la mano: non ce la faceva più».
«Abbiamo tenuto un breve consiglio di spedizione e di famiglia. “Pian piano posso arrivare al campo. Da lì tu fai la cima e io ti aspetto”, ha detto Romano. In momenti così si scatena una ridda di emozioni e di pensieri: la vetta sembrava vicina, ma alla fine ho deciso di rinunciare anch’io. Per due ragioni: la prima è che, anche se al momento i test medici facevano escludere l’edema o altri problemi seri, verso gli 8000 metri i malesseri fanno presto ad aggravarsi. Non me la sentivo di tentare senza sapere in che condizioni lo avrei ritrovato». «Poi c’era anche un’altra cosa. Tutte le grandi cime le ho salite assieme a Romano. C’è un percorso iniziato assieme, con le prima salite, poi portato in Himalaya e compiuto in due, passo passo, condividendo ogni esperienza. Avrei potuto tentare il mio 12 Ottomila, ma non sarebbe stata la stessa cosa. Così, serenamente, ho scelto di scendere assieme a Romano». Ha perso il primato Nives: le sue due challenger sono riuscite a “fare” ancora una cima: Gerlinde Kaltenbrunnen il Lhotse, Edurne Pasaban proprio il Kanchenjunga. La basca ha dovuto fare ricorso all’ossigeno, e ha riportato gravi congelamenti; una spedizione è dovuta salire ad aiutarla, altrimenti avrebbe rischiato di rimanere lassù. Nives, con Romano, è scesa. Al momento non è più la “donna più alta”, in metri. Lo è per umanità.
Pittura & Illustrazione

Harry Potter Truck Tour - Milano
a cura di Linda Brindisi
Ciao a tutti!,
questa volta vorrei farvi un piccolo regalo, visto che nei post precedenti ho presentato solamente delle mostre, questa volta farò di più. Per tutti gli appassionati e non solo, per gli amanti di letteratura per l'infanzia e del maghetto di Harry Potter, vi giro le informazioni di un evento da non perdere.
Ci sarà a Milano, in piazza Duomo dal 29 giugno al 3 luglio 2009 - l' Harry Potter Truck tour. Sarà tutto gratuito e l'inaugurazione si terrà il 29 giugno alle ore 18.00 in Piazza Duomo, durante la quale ci saranno gli attori del film: James e Oliver Phelps ( nel film i gemelli Weasley ) e Evanna Lynch ( Luna Lovegood ). La mostra rimmarrà aperta per pochi giorni perchè appunto è un tour che si sposta per mezzo di tir partiti da Londra.
A tutti i visitatori verrà regalata la fotografia della visita alla mostra, potrete provare il nuovo gioco virtuale e soprattutto sbirciare abiti ed oggetti di scena. Tutto ciò in attesa del prossimo film sulla saga, in uscita nelle sale cinematografiche italiane il 15 luglio 2009.
Spero con questo post di avervi stuzzicato un po' e inoltre visto che io ci andrò, se qualcuno di voi pensa di farci un salto, fatemi sapere lasciandomi qua un commento, non si sa mai ci si incontri...
Buona magia a tutti!!
HARRY POTTER TOUR
Piazza Duomo – Milano
dal 29 giugno al 3 luglio '09
inaugurazione 29 giugno alle h. 18.00
ingresso libero
sabato 13 giugno 2009
Psychè
“La virgola, quella porta girevole del pensiero”
a cura di Susana Liberatore
Poco tempo fa mi è arrivata una mail con una interessante riflessione. Non sono riuscita a sapere se l´autore è autentico. Nonostante l´ incertezza, è notevole l´effetto che fa........
“La virgola, quella porta girevole del pensiero”
Se l´uomo sapesse veramente il valore che ha la donna andrebbe in quattro gambe alla sua ricerca.
Se Lei è donna, sicuramente metterebbe la virgola dopo la parola “donna”.
Se Lei è uomo, sicuramente metterebbe la virgola dopo la parola “ha”.
Julio Cortázar
a cura di Susana Liberatore
Poco tempo fa mi è arrivata una mail con una interessante riflessione. Non sono riuscita a sapere se l´autore è autentico. Nonostante l´ incertezza, è notevole l´effetto che fa........
“La virgola, quella porta girevole del pensiero”
Se l´uomo sapesse veramente il valore che ha la donna andrebbe in quattro gambe alla sua ricerca.
Se Lei è donna, sicuramente metterebbe la virgola dopo la parola “donna”.
Se Lei è uomo, sicuramente metterebbe la virgola dopo la parola “ha”.
Julio Cortázar
Di mamma non ce n'è una sola

Sin te(s)tas
a cura di Anna Grazia Giannuzzi
Sono giorni talmente densi che sembrano anche bui, ma non lo sono.
Gli avvenimenti si sono succeduti e non ho avuto molto tempo a disposizione per riflettere.
La cosa più importante è che è finito l’anno scolastico e ce l’abbiamo fatta: considerato che ho studiato anche io, posso usare il plurale.
La cosa più divertente è stata il seminario sull’adolescenza con uno psicologo che ci ha ripetuto fino alla noia “basta con la tetta”.
Sì, un modo per dire che dobbiamo lasciar crescere i nostri ragazzi e cambiare il modo di fare le madri: basta correre sempre in soccorso. Stare accanto va bene, ma a guardare, che se la cavino da soli. Ora posso dirlo anche io basta con la tetta. Aleja mi ha chiesto finalmente di attaccarsi al seno: abbiamo riso fino alle lacrime perché mi faceva il solletico, e come al solito non ero preparata alla sua richiesta. Ha succhiato per un po’, poi mi ha coperta in un modo molto premuroso e mi ha chiesto: se te lo chiedo domani lo facciamo un altro po’? Ho detto di sì, sperando in cuor mio che non me lo chiedesse davvero una seconda volta.
Ed effettivamente non lo ha fatto.
Erano mesi che non faceva altro che toccarmi il seno, abbassarmi le maglie e sbottonare le camicette. Ero preoccupata, adesso che stiamo per partire per il mare: già mi immaginavo improvvisamente denudata da mia figlia in mezzo alla spiaggia. Invece anche qui posso dire ce l’abbiamo fatta.
Un’altra cosa importante che ha detto questo psicologo è “non si butta via niente, della vostra storia non si butta via niente”. A me questa frase è entrata nelle ossa. Mi ha letteralmente rimessa in piedi, dopo che Fanny a colazione, qualche giorno prima del suo compleanno, mi ha chiesto se sua madre – quella biologica – secondo me stava pensando a lei e si ricordava il giorno in cui è nata.
Le ho detto che le madri non dimenticano mai nulla che riguarda i loro figli. Lei mi ha chiesto come era vestita l’altro anno, il giorno del suo compleanno. Io non lo ricordavo. Lei ha fatto una smorfia come per dire, hai visto, non sei poi una madre così buona? Ma poteva anche voler dire: perché mi racconti palle? In effetti era una cazzata di risposta.
Ma io ero un po’ ferita. Pensavo: già, forse sarebbe stata meglio lei, se avesse potuto, se avesse saputo, se la vita le fosse stata meno ostile o se non si fosse arresa.
Ecco, tutta qui la differenza. Io non mi arrendo. E faccio la madre. Sua madre. E io dico fesserie, ma non mollo, vorrei essere perfetta, ingenuamente penso che sia questo quello di cui ha bisogno. Invece ha solo bisogno di una donna accanto, che le faccia vedere come amano, sbagliano, rimediano si disperano e sono felici le donne.
In Università hanno distribuito dei volantini contro gli studi sulle differenze di genere, i transessuali, le pari opportunità, l’uso del preservativo quale strumento di protezione dal contagio di malattie a trasmissione sessuale e AIDS e quelle persone che parlano di genitorialità e di adozione come se fosse un diritto da rivendicare e superano i confini del naturale, della famiglia tradizionale. E altre amenità. Hanno buttato tutto nel pentolone. Alcuni argomenti si riferivano a seminari ed eventi di quest’anno, altri al corso di studi di genere dello scorso anno dove io ho portato una presentazione di power point dal titolo How babies and families are made, e lì ho proposto le mie destrutturazioni dei concetti più cari ai conservatori, famiglia, procreazione, naturale, e giù di lì. Potete immaginare la mia prima reazione: scendo e se incontro quelli che li distribuiscono li picchio proprio tanto, tanto in galera posso scrivere ed usare internet ed i miei articoli li mando dalla prigione. Poi sono tornata in me. Mi sono ripetuta love and peace e sto maturando una seria vendetta.
Ho scoperto una filosofa svizzera che si chiama Ina Pretorius e uno scrittore che si chiama Eduardo Galeano e una poetessa che si chiama Anne Sexton.
Ho già i miei compiti per le vacanze.
martedì 9 giugno 2009
IL SIGNOR IN GIALLO

Mare di libri
A cura di Lorenzo Bosi
Colgo l’occasione del post mensile per informare tutti voi di un importante manifestazione libraria.
Come anno scorso, anche quest’anno Rimini sarà la sede di Mare di Libri e, ancora una volta, il centro storico della nota località marittima farà da sfondo a questa iniziativa organizzata dalla libreria per ragazzi VIALE DEI CILIEGI 17.
Il target a cui è indirizzato Mare di Libri è, prevalentemente, lo stesso che abitualmente valica la soglia della libreria organizzatrice. Si tratta quindi di adolescenti ma non solo. Ci sono anche tantissimi adulti – tra cui il sottoscritto – che adorano la letteratura per ragazzi.
Gli ospiti sono numerosi e ce n’è davvero per tutti i gusti.
Per esempio: Nicolò Ammaniti, Pierdomenico Baccalario, Loredana Frescura, Elisabetta Gnone, Licia Troisi, Andrea Valente e molti, moltissimi altri.
Naturalmente è disponibile un sito internet
www.maredilibri.it
nel quale è possibile conoscere tutti i nomi dei protagonisti e prenotare l’incontro con l’autore preferito.
Il 12, 13 e 14 giugno non si può mancare.
Un abbraccio.
lunedì 8 giugno 2009
Creatina pour Femme
Piccole Miss
a cura di Katia Ceccarelli
Negli ultimi tempi il documentario "il corpo delle donne" con relativo blog sta riscuotendo molti consensi presso il pubblico femminile "pensante".
Vorrei cogliere l'occasione per segnalarvi un fenomeno statunitense che sta facendo capolino anche in Italia e di cui molto probabilmente vedremo alcune puntate a partire da luglio su Discovery Real Time tramite Sky. Si tratta di Little Miss America: un concorso per bambine che ricalca in pieno quello delle loro colleghe adulte. Trucco, parrucco, costumi, tulle e lunghe sessioni per provare coreografie, canzoni e numeri da palcoscenico. Che carine! Direte voi, cuori di mamma effettivi o potenziali che avete ancora negli occhi i piccoli talenti di "Ti lascio una canzone".
La situazione di Little Miss America però è ancora più grottesca e non funge a discolpa degli organizzatori il successo di quel film per famigliole "Little Miss Sunshine". Nei back stage che è possibile guardare su You Tube salta subito all'occhio il rapporto madre-figlia che si consuma come uno psicodramma durante le selezioni. Le mamme sono quasi tutte obese, sciatte - diciamolo - dei mostri che proiettano il proprio ego frustrato sulle figliolette di nemmeno dieci anni. Le costringono a levatacce per la messa in piega e i colpi di sole, le bimbe piangono, sono stanche ma le mamme dicono loro che bisogna resistere per vincere. Perché vincere significa essere la più bella, la migliore, significa assicurarsi un futuro e assicurarlo anche alla propria famiglia. Un'infanzia negata che non ha sull'opinione pubblica l'impatto dei piccoli indiani costretti a cucire i palloni di cuoio ma che è pur sempre un incubo per chi a sei anni è costretta a indossare un paradenti di gomma bianca per mostrare un sorriso da bambola.
Le logiche di potere dello star system e della società dunque prendono forma sempre attraverso il corpo della donna anche se questa donna non è ancora. I risultati di un'infanzia passata tra prove e videoclip li conosciamo, non ultima la storia di Britney Spears ex-bambina prodigio della scuderia Disney che in età adulta ha avuto non pochi problemi e che soprattutto è stata spremuta come un limone proprio dalla sua famiglia. Riflettete bene: avere un figlia in casa un po' più carina o simpatica delle altre può essere davvero una manna dal cielo in questi tempi di crisi. Ce lo dimostrano ogni giorno le cronache del gossip ma anche della politica.
a cura di Katia Ceccarelli
Negli ultimi tempi il documentario "il corpo delle donne" con relativo blog sta riscuotendo molti consensi presso il pubblico femminile "pensante".
Vorrei cogliere l'occasione per segnalarvi un fenomeno statunitense che sta facendo capolino anche in Italia e di cui molto probabilmente vedremo alcune puntate a partire da luglio su Discovery Real Time tramite Sky. Si tratta di Little Miss America: un concorso per bambine che ricalca in pieno quello delle loro colleghe adulte. Trucco, parrucco, costumi, tulle e lunghe sessioni per provare coreografie, canzoni e numeri da palcoscenico. Che carine! Direte voi, cuori di mamma effettivi o potenziali che avete ancora negli occhi i piccoli talenti di "Ti lascio una canzone".
La situazione di Little Miss America però è ancora più grottesca e non funge a discolpa degli organizzatori il successo di quel film per famigliole "Little Miss Sunshine". Nei back stage che è possibile guardare su You Tube salta subito all'occhio il rapporto madre-figlia che si consuma come uno psicodramma durante le selezioni. Le mamme sono quasi tutte obese, sciatte - diciamolo - dei mostri che proiettano il proprio ego frustrato sulle figliolette di nemmeno dieci anni. Le costringono a levatacce per la messa in piega e i colpi di sole, le bimbe piangono, sono stanche ma le mamme dicono loro che bisogna resistere per vincere. Perché vincere significa essere la più bella, la migliore, significa assicurarsi un futuro e assicurarlo anche alla propria famiglia. Un'infanzia negata che non ha sull'opinione pubblica l'impatto dei piccoli indiani costretti a cucire i palloni di cuoio ma che è pur sempre un incubo per chi a sei anni è costretta a indossare un paradenti di gomma bianca per mostrare un sorriso da bambola.
Le logiche di potere dello star system e della società dunque prendono forma sempre attraverso il corpo della donna anche se questa donna non è ancora. I risultati di un'infanzia passata tra prove e videoclip li conosciamo, non ultima la storia di Britney Spears ex-bambina prodigio della scuderia Disney che in età adulta ha avuto non pochi problemi e che soprattutto è stata spremuta come un limone proprio dalla sua famiglia. Riflettete bene: avere un figlia in casa un po' più carina o simpatica delle altre può essere davvero una manna dal cielo in questi tempi di crisi. Ce lo dimostrano ogni giorno le cronache del gossip ma anche della politica.
domenica 7 giugno 2009
Off#limits

Vote for Lori!
a cura di
Diomira Pizzamiglio.
Ci siamo, si vota.
Destra, sinistra, centro, passando da un’ estremità all’altra io guardo oltre e punto dritto alla meta, al tetto del mondo: Everest.
Tra un gossip e l’altro, una campagna elettorale a suon di scandali e accuse reciproche si è compiuta una straordinaria avventura, una vittoria senza precedenti: 23 maggio 2009 Lori Schneider ha raggiunto la vetta di 8.848 metri del Monte Everest alle 19.30 e pianta sul tetto del mondo la bandiera della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla Multipla
“Tutte le montagne si possono scalare” e Lori Schneider, americana 52enne, insegnante in pensione che vive nel nord-ovest del Wisconsin, appassionata scalatrice, dopo aver ricevuto dieci anni fa la diagnosi di sclerosi multipla ha iniziato a scalare le vette più alte della terra, col sogno di arrivare fin lassù, sull’Everest.
Lori ce l’ha fatta! "Join the Global Movement. End MS!".
Grazie anche a suo padre che le ha trasmesso la passione per la montagna e a tutti coloro che l’hanno sempre sostenuta nelle sue imprese, Lori è la prima persona malata di SM ad essersi aggiudicata il primato dell’alpinismo scalando le “Seven Summit”.
Lori è la prima donna malata di SM che ha raggiunto il tetto del mondo.
“Scalare le montagne mi ha aiutato a superare la paura.”
GRAZIE LORI !
Io voto "LORI SCHNEIDER"
giovedì 4 giugno 2009
DOMINO CAFFE'

Come un ago in un pagliaio
a cura di Polly
Scrivere un romanzo e pubblicarlo per molti di noi è la realizzazione di un sogno, e il raggiungimento di un traguardo.
Poi, giusto il tempo di riprendere fiato e ci si rende conto che siamo solo arrivati alla fine della prima tappa, e che non si tratta affatto della fine di un viaggio. E’ l’inizio. Un bellissimo viaggio ma non privo di insidie e, soprattutto, incognite.
Chi pubblica dovrebbe per prima cosa chiedersi: perché ho pubblicato? Perché scrivere e pubblicare sono due cose molto diverse. Possiamo scrivere per noi stessi, per pochi amici, lasciare il manoscritto in un cassetto e distribuirlo solo a chi vogliamo noi. Ma se pubblichiamo, scriviamo per tutti. Anche per chi ci sta antipatico e magari ci leggerà solo per criticarci, anche per le persone che in fondo non vorremmo leggessero ciò che abbiamo scritto. Non possiamo fare una cernita, mettere un filtro. Una password.
Se pubblichiamo, significa che vogliamo che le persone, più persone possibili, ci leggano. Mi sembra un concetto talmente ovvio che non mi sarei neanche sognata di esplicitarlo, se non fosse che mi sono resa conto che per qualcuno non è poi così scontato, e che quel “volere” implica un atteggiamento “attivo” a cui non sempre si pensa.
Un atteggiamento che parte, di nuovo, da alcune domande: che cosa possiamo fare, per raggiungere più persone possibili? Basta essere presenti sullo scaffale di una libreria?
La risposta a me viene data quando entro in uno di quegli affascinanti luoghi di tentazione. Un tempo, da lettrice, provavo solo piacere misto a una strana voglia di sapere e conoscere. Ora, da lettrice e autrice insieme, a ciò si aggiunge qualcosa di molto simile allo “sgomento”. Di fronte a quegli scaffali stracolmi, di fronte ai molti, moltissimi nuovi romanzi in evidenza, penso: perché una persona che, se si è fortunati, entra per acquistare un volume, dovrebbe scegliere proprio il mio? Io so che cosa contiene, che cosa offre il mio romanzo. Ma l’avventore che molto probabilmente è alla ricerca di qualcosa di specifico, qualcosa di un autore che ha già letto, qualcosa che gli è stato consigliato da un collega o da un amico, non lo sa. Non si fida del mio nome perché non lo conosce. E nel tempo che ha a disposizione, quanti scaffali riuscirà a passare in rassegna? Quante copertine riuscirà a guardare? Quante sinossi avrà voglia di leggere?
L’altra sera la mia amica e curatrice Virginia ed io parlavamo delle fascette con i numeri di copie vendute e dei “casi editoriali” che sbucano come funghi in una stagione molto piovosa. E siamo arrivate alla conclusione che la maggior parte sono molto probabilmente delle … mi passate il termine ‘bufale’? E che si tratta semplicemente di un nuovo strumento di marketing – lo dico con tutto il rispetto che ho per il marketing - che i grandi editori hanno trovato per contrastare la sproporzione tra il poco tempo e il limitato budget dei potenziali lettori da un lato e l’enorme offerta del mercato librario dall’altro. “Fidati, mi hanno già letto 100.000 persone. Non possono mica essere stati 100.000 cretini”. Questo ci dicono, le fascette. E noi, fiduciosi, portiamo il volume alla cassa.
In realtà, non siamo in diretta concorrenza con i libri delle veline e dei calciatori. Siamo in concorrenza con i molti, moltissimi romanzi simili ai nostri che costituiscono una scelta talmente vasta da dare le vertigini. Siamo una pagliuzza in un pagliaio. E di quelli grandi e disordinati.
Non ho una lunga esperienza alle spalle, come autrice. Ma quel poco di esperienza che ho è sufficiente a farmi sorridere, quando vedo un nuovo autore che pensa che essere presente in libreria equivalga a vendere il proprio libro. Il nostro nome è sconosciuto, in libreria. E a meno che non si abbia la fortuna di imbattersi non solo in un grosso editore, ma in un grosso editore che abbia la forza, e soprattutto l’intenzione, di trasformare quel nome sconosciuto in uno che risuona in ogni vetrina di ogni libreria d’Italia a suon di fascette, l’unica ricetta possibile mi sembra quella di cominciare da chi quel nome l’ha già sentito, da chi quella faccia l’ha già vista. Chi potrebbe essere interessato a comprare un romanzo scritto da Monica Lombardi? Chi Monica Lombardi la conosce, e vuol capire perché le è venuto in mente di scrivere, e vedere con i propri occhi che cosa ha scritto.
Qualcuno potrebbe trovarlo un approccio provinciale, o riduttivo. Io credo che sia l’unico possibile. Perché con ogni persona che apre il vostro libro e si addentra oltre alla pagina del titolo avrete conquistato un nuovo lettore. Una persona in più, oltre a voi, che sa quello che avete fatto, e come lo avete fatto. E ne potrà parlare con altri, in un sistema di passa-parola che può allargarsi a macchia di leopardo.
Credo che tutti abbiamo visto Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta. Jones ha trovato un oggetto che ritiene unico e straordinario. Vi ricordate che fine fa l’Arca, nell’ultima scena del film? E’ in una cassa, e con il lento zoom out con cui si chiude la celebre pellicola ci rendiamo conto che si trova su una pila di casse, in un gigantesco magazzino pieno di montagne di casse. Questo è il nostro romanzo se noi pensiamo che pubblicarlo sia il traguardo finale. Parcheggiato su uno scaffale, o abbandonato in qualche scatolone.
Credete nel potenziale della vostra storia? Credete che possa offrire più di altre che riempiono le librerie? Rendetelo “pubblico”. Raccontatelo. Comunicatelo.
Fate in modo che altre persone vi credano.
mercoledì 3 giugno 2009
EQUILIBRISMI QUOTIDIANI

Valori
a cura di Maddalena Morandi
Stamattina avrei voglia di certezze, quindi mi chiedo e vi chiedo se i valori di cui tanto si parla: famiglia, sincerità, rispetto, amore, altruismo e via di seguito, siano ancora dei paletti sui quali costruire la nostra vita, oppure se siano ormai superati.
Io che sono cresciuta a pane e Agesci (gli scouts) sono fortemente legata ai valori cristiani che inteoria riassumono quelli di cui sopra; tuttavia a volte, ma anche spesso mi trovo spiazzata perchè nella vita reale molti di questi valori sono calpestati. Mi riferisco proprio anche ai più semplici, ad esempio quando mai sul lavoro esiste la lealtà, oppure è premiata la generosità: direi mai. E all'interno della famiglia? Uguale.
Allora che fare? Ditemelo voi come fate, io sono bella confusa.
lunedì 1 giugno 2009
MARYLIN

I Love BSMT
di Fabio Cicolani
Dimenticate gli “Amici di Maria de Filippi”, alla BSMT non c’è l’ora della polemica, il televoto e i professori televisivi, ma studio metodico, esami costanti, lavoro sodo, venerazione per la tecnica, storia del Musical e soprattutto lei, Shawna Farrell, la super direttrice di un progetto decennale che ha portato grandi musical nei piccoli e grandi teatri. Dove si trova questo paradiso/purgatorio/inferno del musical? A Bologna!
Ma perché dichiaro il mio amore per la BSMT? Perché ho avuto la fortuna di frequentarla come ospite per alcuni spettacoli, in gergo recitals, che i ragazzi presentano alla commissione e al pubblico, come uno degli esami di fine anno.
In particolare mi sono innamorato dei recitals dei ragazzi del secondo anno. Ma che cos’è in pratica un recital? E’ un mini show composto dai 6-8 pezzi, della durata complessiva di mezz’ora, nella quale un alunno presenta alcune canzoni tratte da musical, canzoni che ha studiato e messo alla prova durante l’anno, più qualche sfiziosa novità, intermezzi divertenti, collegamenti tra un pezzo e l’altro, intensi e a volte spensierati.
Quello che mi ha colpito di questi spettacoli è, appunto, l’intensità. Ho vissuto ogni singolo recital come un viaggio all’interno della personalità del performer, che illustrava il proprio lavoro e le proprie capacità attraverso le scelte dei pezzi, le doti attoriali o di danzatore. Un diamante multi sfaccettato fatto di sentimenti, parole, e melodie uniche e toccanti. L’entusiasmo tangibile di questi ragazzi è contagioso, la passione che mettono in queste prove da one-man-show è travolgente.
Il livello qualitativo di questi show resta molto alto, le imperfezioni, laddove ce ne fossero, risultano difficilmente percettibili a un orecchio/occhio non esperto. Per cui nel cuore dello spettatore resta un’esibizione piacevole, emozionante e coinvolgente, simbolo di un amore spassionato per un’arte che passa sempre meno in sordina in Italia, che vive di anime laboriose, le quali, attraverso la dedizione e lo studio, vogliono restituirci una vita sognata fatta di storie musicali senza tempo.
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