domenica 31 maggio 2009

Teatime













a cura di Maria Luisa Pozzi

Negli anni ‘50 uscì “Bonjour Tristesse” e subito fu scandalo. Le ragazzine per bene non potevano leggerlo, ma noi amiche, tutte sedicenni, ne comprammo una copia e ce la passammo. La consegna era “Leggere in bagno, chiusa a chiave. Poi passare. Chi se lo fa sequestrare lo ricompra.”
Il romanzo scritto da una diciannovenne francese, Francoise Sagan, racconta la prima esperienza sessuale della protagonista, Cecilia, anche lei adolescente. Quella era la parte che ci interessava anche se fingevamo indifferenza.

Il resto, come Cecilia riesca a liberarsi di una possibile matrigna indesiderata spingendola ad un incidente-suicidio, per noi, poteva anche non esserci.
Lessi e rilessi il romanzo, soprattutto “quella” parte. Poi, prima di passarlo all’amica di turno, copiai varie frasi che, di sera, rileggevo, nascosta sotto le coperte, al lume di una pila. Sognavo il futuro.
La descrizione “interessante”, però, mi pareva un po’ peregrina.

Mi aveva afferrata per un braccio e mi tratteneva ridendo. Mi volsi e lo guardai; egli si fece pallido come dovevo esser pallida anch'io e lasciò il mio polso. Ma per riprendermi subito fra le braccia e trascinarmi. Pensavo confusamente: tanto doveva accadere, doveva accadere. Poi fu il girotondo dell'amore: la paura che dà la mano al desiderio, la tenerezza alla rabbia, e quella sofferenza brutale che seguì, trionfando, il piacere. Ebbi la buona sorte (trovando in Cirillo la dolcezza necessaria) di scoprirla fin da quel giorno. [...] Quando andai via, egli mi domandò se gli serbavo rancore, e questo mi fece ridere. Serbargli rancore di quella felicità!...».

Non capivo cosa esattamente capitava in quel “girotondo dell’amore … ( e nella) paura che dà la mano al desiderio, la tenerezza alla rabbia” . Non capivo le ragioni della scelta di Cecilia che si era rovinata, secondo il canone del tempo, per uno di cui dichiara “«Non l'avevo mai amato. Mi era piaciuto e mi era apparso attraente; avevo amato il piacere che mi dava, ma non avevo bisogno di lui».
Anche le mie amiche avevano le idee poco chiare su quello strano rapporto ma era impensabile chiedere a un genitore. Quelli erano argomenti proibiti e, in famiglia, non se ne parlava.
Riletto dopo anni mi rendo conto che quello che avevo trascurato a 16 anni è l’aspetto più interessante del testo: la descrizione di una gioventù bruciata, molto diversa dai loro genitori che avevano lottato per uscire dalle rovine della guerra. Quei ragazzi, la generazione degli anni ’50, nascono in un situazione di benessere ma in un vuoto di valori che, come nel caso di Cecilia, li può portare alla criminalità.
Non so se oggi valga ancora la pena di leggere questo “Buongiorno tristezza” se non per aggiungere un ulteriore personaggio a quella galleria di ribelli della mia adolescenza che si chiamano Holden Caulfield, Marlon Brando e James Dean.

Vi ho incuriosito o sono stata troppo critica? Sappiatemi dire.
Un abbraccio
Maria Luisa


giovedì 28 maggio 2009

Pittura & Illustrazione

Mostra Enzo Cucchi
A cura di Linda Brindisi

La Triennale di Milano presenta Atelier Bovisa, il cui primo appuntamento è dedicato a Enzo Cucchi, artista di fama internazionale, esponente della Transavanguardia, movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva nel 1979.
Con Atelier Bovisa Triennale Bovisa si trasforma in un laboratorio vivo dove il visitatore ha la possibilità di attingere direttamente al lavoro e alle parole dell’artista in un confronto dialettico aperto.
In mostra sono esposte 12 opere di grandi dimensioni, oltre a documenti fotografici e video che contribuiscono a ricreare l’atmosfera dell’atelier dell’artista.
Nelle sue opere pittoriche Cucchi aggrega forme e materiali eterogenei.
Simboli disparati, di matrice classica o onirica, sono ricorrenti, si sovrappongono ed entrano in dialogo col colore, a tratti violento, a tratti appena accennato.
Il disegno è contaminato con diversi materiali: rete metallica, gomma pigmentata, telaio di ferro. Una peculiarità di Cucchi è proprio la sperimentazione delle tecniche artistiche, che lo portano a spaziare dalla pittura alla ceramica, al mosaico, al bronzo.
L’opera di Cucchi è stata definita da Achille Bonito Oliva, curatore della mostra, come una “felice sintesi tra la scorrevolezza di segno di Licini e l'addensamento figurativo di Scipione con inciampi in altre materie”.
In occasione di ogni Atelier Bovisa sarà realizzato, edito da Abitare, un quartino d’artista, interamente progettato dai protagonisti dell’atelier. Anche questa è una formula nuova che consente di ridefinire l’idea di catalogo attraverso un approccio progettuale più creativo e libero.


12 maggio – 14 giugno 2009
TRIENNALE - BOVISA
INGRESSO GRATUITO

mercoledì 27 maggio 2009

Estremamente




L’incontro
a cura di Antonella Passoni


Quel pomeriggio ero stanca e tu non mi avevi baciata come volevo. Sono entrata nella doccia e tenevo gli occhi chiusi per non pensare. L’acqua pulisce tutto, anche quello che non si vede. Mi hai raggiunta e siamo rimasti fermi, senza parlare, spogliati del solito vivere.
Eravamo ovunque liquidi. L'acqua era morbida, scorreva sul viso, sulla schiena. Hai spostato il mio viso indietro, tirandomi per i capelli ed hai iniziato a mordermi la bocca, a leccarmi le labbra. Ho appoggiato le mani alla parete e non serviva altro.

Malgrado tutto, eravamo insieme, legati da un filo di ragno, quelli che crescono sospesi nel nulla, tra un ramo e l’altro. Sono improvvisi e quando te ne accorgi è troppo tardi, sono sparsi ovunque, anche sui vestiti e tra i capelli. Per noi è stato così, d’improvviso. Giocavamo e per scherzo ci siamo uniti, anche se poi ci siamo lasciati per davvero, soffrendo.
Ho nascosto i nostri incontri in fondo ai miei giorni e ogni tanto, quando la nostalgia si fa sentire, rivivo un ricordo di nascosto, come fanno i bambini. Vado avanti così, lasciando che questi pensieri stiano per i fatti loro, in pace. Qualche volta mordono, come morde la voglia di vederti, ma faccio finta di niente.
Spesso sorrido della mia ingenuità, ero sicura di poter tessere la ragnatela del destino, decidendo su quale filo si sarebbe fermato il mio sentire. Ora so per certo, che non posso mandarti via e rimarrai per sbaglio, incastrato nelle strade complicate del cervello. Eterno, come un punto incandescente nel cielo. Non dico ti amo, non è necessario, dirò che ti voglio, così posso ridere. Ridere di me e del mio desiderio di te.

martedì 26 maggio 2009

EQUILIBRISMI QUOTIDIANI



L'inquietudine
a cura di Maddalena Morandi

Con questa calura, i pensieri mi si fondono in testa e si assemblano tra di loro rendendo difficile analizzarli singolarmente per poi scrivere qualcosa di sensato. Queste temperature collose, fanno si che tutto appiccichi, anche il cervello.
Tuttavia tento di distogliere la vostra mente parlandovi giusto di qualcosa di leggero (...), l'inquietudine.
Dal dizionario leggo che è lo stato d'animo di chi è inquieto (bè fin lì, ci arrivavo anch'io ...) e l'inquieto è chi è agitato, impensierito, turbato. Mi soffermo sull'ultima definizione perchè mi piace. Io da equilibrista quale sono mi ritrovo spesso ad essere inquieta, ma per me è sinonimo di agitazione, invece vorrei sapere da voi come vivete l'inquietudine nel senso di turbamento. Io sono turbata quando vengo tradita da una persona. Prendete il termine tradimento nella sua accezione più ampia, quando viene meno la fiducia per una persona in seguito ad un comportamento che ci arreca dolore, qualunque dolore.
Care inquiete fatemi sapere.

Il corpo delle donne

Approfitto di questo momento vacanziero in cui i contributi latitano per invitarvi invece a vedere il bellissimo documentario Il corpo delle donne , un progetto di Lorella Zanardo.

giovedì 21 maggio 2009

NON HO L' ETA'


LE DAME DI ANACLETO
Caffè: bevanda o anche..?
A cura di Chiara Cappellato

Ore 07.00, al Caffè Anacleto. Prima di gettarmi nella mischia isterica-automobilistica-lavorativa-domestica, mi regalo mezz’ora.
“Sacro-solitario-caricante straniamento” per brevi letture e scritture a mente fresca.
Dietro il bancone Cira sorridente e solare accenna che il mio tavolo, dove dilato carte, penne, libri, è anche il tavolo che tutti i santi giorni accoglie un nutrito gruppo di Super Over.
Alle 10.00 precise si diffonde nella sala una brezza di allegria; quella che noi donne riusciamo a moltiplicare quando siamo insieme. Presenti anche signori uomini in pensione…faticano a reggere il confronto. Questione di genetica? Le ultime teorie sulle differenze di genere si applicano a ogni età e contesto. Ciascun sesso le sue prerogative. No?
Lasciarmi sfuggire la ghiotta occasione? Vedere, ascoltare, parlare!
Esterrefatta e consapevole che sono prerogative della gens veneta, in particolar misura nel padovano, il campanilismo, la chiusura, conformismo e diffidenza.
Stentavo a credere che a 80 e più primavere dieci o dodici dame possano riunirsi al “bar” (sostantivo maschile evocatore di patriarcali concetti vedi “osteria, fumo, carte, vino”) per il piacere di un ritrovo tra Amiche.
Con l’A maiuscola. Confidenze, consigli, attenzioni l’una per l’altra, mescolate assieme al cucchiaino nella tazzina. Un aromatico sorso a rinsaldare un legame di affetto che abbraccia una vita di normalità, gioie e dispiaceri e che non è relegato alle mura domestiche.
Affascinante non trovate?
Una rarità da queste parti.
Mia nonna Marcella, che ne conta 90, mai si sarebbe andata di mattina “al bar” sola o con un’amica. Per un Caffè! A casa, piuttosto. Servito nella tazzina buona racchiusa nella credenza, con il centrino cucito sul vassoio e la zuccheriera. (Accreditabile anche avarizia, nota qualità veneta).
Educazione ricevuta e trasmessa alle figlie: donna-mattina-bar-caffè=perditempo=poco serie.
Peccato. Paralizzate in un labirinto mentale che renderebbe un incontro di pochi minuti QUEL QUALCOSA IN PIU’che la Vita silenziosamente invita a cogliere.
Un euro nella Golden Age il prezzo di attimi sereni, le “piccole cose” che la frenesia sottrae e accelera lo scorrere del tempo.
Organizzo dunque la mia puntatina per le 10.15. Strette attorno al mio tavolo.
Tazzine fumanti e un brioso confabulare. Puntualissime, terminata la S. Messa, il coffee-break! No brioche. Only coffee. Macchiato, accompagnato con abbondante zucchero bianco (horror…) e un “Mi raccomando beo caldo e bon” ovvero “Mi raccomando bollente e buono”.
Fantastiche. Dovreste vederle! Energia-compostezza-saggezza.
Prendete la vostra Nonna, quella della torta fatta in casa/sveglia con il sole per riassettare/ pentola sui fornelli e unitela ad altre dieci. Otterrete un qualcosa che si espande e le fa sbocciare.
Tenui fiori ottantenni, belli con le rughe e le mani rovinate da anni d’intenso lavoro, chi in casa, chi nei campi, chi a cucire. Curate dal capello all’unghia, al foulard dal tono caldo abbinato alla maglia, alla borsa carina. Non le matrone di città, ma le autentiche Nostre Nonne, che insegnano sobrietà nel presentarsi sempre in ordine e coltivano volontà per essere femminili tra buon gusto e semplicità.
Non pensate che si meritino questo? Che sia dovuto?
Teresa, travolgente donnone biondo raccoglie le monete.
Le investo con domande, vorrei stare con loro e abbracciarle tutte.
Mi sento un po’scrutata, comprensibile, cosa sanno di me?
I signori uomini osservano, forse pensano che avrò qualcosa da vendere.
Clara con il cellulare e la nuova 600 la domenica balla il liscio. Maria, timida e disponibile, racconta le prove della vita e il lavoro in osteria. Anna, magliaia, Assunta sarta, Silvana di lavori ne conta su due mani e Rosa, sarta, ascolta. Ognuna la sua espressività e individualità rispettata dalle altre. Quasi tutte vedove ormai, i consorti approvano e stimolano il riunirsi quotidiano.
Oggi: pizze serali, visite alla Basilica del Santo, candela e sguardo a vetrine, usano la bicicletta come mezzo di locomozione anche sfidando le intemperie.
Ieri: nessun momento di aggregazione alla casalinga veneta. Eccezioni il bucato, il mercato per vendere uova, lesinate danze domenicali che il parroco non avrebbe assolto.
Ma torniamo al nostro Caffè: proprio loro che oggi lo gustano “caldo e buono” da ragazze neanche lo sognavano. In campagna: un surrogato a base di vinaccioli e frumento tostati, cicoria o ancora fondi bruciati della polenta. Chi possedeva qualche chicco riempiva una pentola appesa sulla carbonella, tostandolo a lungo. Il risultato passava nel mitico macinino manuale.
Mia nonna era fortunata poiché la madre barattava al bar del paese un litro di latte dell’ossuta vacca con i fondi avanzati il giorno prima. Bolliti e ribolliti (moka?) costituivano il sostegno della colazione per arrivare fino a cena.
Caffè: magico, scuro, frutto della natura: sferzata di energia, piacere dei sensi, aroma, profumo, elevato in tazzine dal design per occhi sofisticati, simbolo di pausa relax solitaria o in compagnia, beneficio alla memoria.
Che dite ragazze, sproniamo le nostre mamme, nonne, ziette a uscire?
Accompagniamole.
Da poco, sto provando con la mia.
Voi che farete?
Dalle vostre parti è così difficile andare contro assurdi preconcetti, retaggi culturali duri a morire?

N.B.:
Ricordiamo le madri, bimbe, vecchie che nei paesi tropicali curano i chicchi per noi.
Mani nude, sfruttate, umiliate. Entriamo in un negozio equosolidale per un acquisto alternativo.
Dono a sorelle lontane.
Forza! Dite che pensate!

RAMPA DI LANCIO


Scrivere ha un suo perché
A cura di Lu Mancini

Quali sono le motivazioni dello scrivere?
Tantissime! scrivere ha sempre un suo perché
Serve per fantasticare e sognare una nuova verità,
perché se smettiamo di sognare possiamo anche morire.
La scrittura ci dà la possibilità di una seconda vita,
di un percorso diverso, di un finale inconsueto o semplicemente di una rivincita.
Ci permette di cambiare la realtà, vestendo con le parole le nostre emozioni
e le nostre sensazioni più vere e intense.
Ci permette di essere talvolta ciò che non siamo, quello che aspiriamo e desideriamo più o meno inconsciamente,
e altre volte ciò che davvero sentiamo di essere, ma che non abbiamo il coraggio di esternare e manifestare.
Può essere un gioco delle parti, in un tempo e in un luogo immaginario.
Può essere il presente o il futuro o una nuova interpretazione del passato.
Può essere semplicemente tutte queste cose messe insieme.

martedì 19 maggio 2009

BRUCIAPENSIERI


Linee da aggiungere
A cura di Gregorio Scalise

E’ probabile che alla data di uscita di questo scritto il tormentone Berlusconi, Veronica Lario, la ragazza Noemi di Casoria e le veline per il parlamento europeo , sia già bello e che dimenticato. Vorrebbe dire che il lato più discutibile di questo periodo in questo paese, cioè la superficialità, avrebbe manifestato il suo effetto positivo: dimenticare presto, passare ad altro.
Un tormentone scaccia l’altro. Ma quello che non è un tormentone, ma è una tragedia, è il centrosinistra che ancora non capisce Berlusconi e ancora si domanda come mai abbia tanto successo.
Il premier in questi giorni è impegnatissimo a trasformare in dato positivo l’incidente che gli è accaduto ( sempre che sia stato tale) e fra le altre cose ha il tempo di dichiarare che le preferenze per lui sono al 75%. La sinistra non ha ancora messo a fuoco dopo una ventina d’anni di aver avuto la ventura di incontrare l’altro, l’altro da sé. Berlusconi è diverso dalla sinistra, non ha una mentalità di sinistra, ed è inutile attendersi che si converta. Resterà per sempre diverso e quindi un mistero per questo centrosinistra che considera il diverso come se fosse l’identico.La faccenda è tutta qui e non è da poco.
E’ una faccenda grave che denunzia gravi limiti. E Berlusconi ci gioca, si diverte e vince. La sinistra lo vede, lo attacca pensando che sia una certa cosa, ma quello che la sinistra attacca non è Berlusconi, è un fantasma che per altro fa anche “cucù”. In questo semplice e naturale ( per lui) gabbare la sinistra consiste la felicità di Berlusconi.
Il fatto che dopo decenni ancora non l’abbiano messo a fuoco deve riempirlo di una soddisfazione senza limiti. Non sapendo con chi ha che fare, la sinistra e persino il mite Franceschini, attaccano a testa bassa. E si rompono le corna. Lui ingrassa di felicità e quelli si rodono, rosicano,si dividono, invocano Marx e quello che resta, la morale, la cultura, la civiltà, l’etica… ..
Non serve.L’ha intuito persino Sabina Guzzanti in uno dei suoi pezzi più brillanti, l’imitazione della Finocchiaro ( alcuni Annozero fa). Qualunque cosa faccia la sinistra “non serve”, inoltre la sinistra cercando di fare cose di destra non soddisfa l’elettorato di centro il quale dice: “ Ma a noi che ce frega, noi votiamo direttamente la destra”. Berlusconi non è mai entrato nel cerchio della mentalità della sinistra, ne è completamente estraneo, un marziano, l’altro.
In qualche modo non fa parte di ciò che potremo definire schema secondario, definizione dei sociologi, Gallino e poi Ricolfi. Lo schema secondario è la cosa cui si ricorre per dimostrare ciò che si vorrebbe. Esempio: volano i cavalli? No, ma io devo dimostrare, è nel mio interesse dimostrare, che qualche cavallo vola, oppure che correre al galoppo è già volare.La sinistra ha sprecato ( o impiegato) tutta la sua migliore intelligenza per neutralizzare le evidenze empiriche ..e dimostrare che volano i cavalli.
Ma Berlusconi non è un cavallo, non ha niente a che vedere con gli schemi secondari, inoltre è al di fuori dall’incantamento dei ragionamenti di sinistra. E’ altro, è l’altro. E inoltre gli italiani non vogliono più sentirsi dire che i cavalli volano, preferiscono credere, visto che a qualcosa bisogna pur credere, che quello che dice “o rey” sia giusto e simpatico.Inoltre Berlusconi non ha nessun interesse a dialogare con la sinistra ( che per altro è una minoranza e se continua così, diciamo per ottobre, sarà anche una minoranza sparuta), nessuna voglia di prenderla sul serio, lui vuole soltanto “ farla fessa”, è un divertimento cui non potrebbe rinunciare, ormai è il suo elisir di lunga vita. E la sinistra ,gabbata, gli va sotto con la voglia di farsi gabbare.
L’economia libidinale ( Lyotard) direbbe che ormai ci ha preso fatalmente gusto.Il blocco sociale su cui “ poggia “ Berlusconi non è una sintesi di forze, semmai è un campo di forze tenuto assieme da controspinte, compromessi,e, lo si è visto, anche da forti ricatti istituzionali.(Capece Minutolo). Questa maggioranza che decide in parte la maggior parte della vita italiana, deve fare i conti con un declino che non si sa se c’è ma che lo si teme ( dietro l’angolo). Questo trauma sotto pelle regge la debole trama della maggioranza. Perché se la sinistra piange, la destra non ride.
Lo si vede dal debole entusiasmo per la prossima affermazione elettorale.La situazione volge inevitabilmente al peggio attraverso il mercato dei veti reciproci che provocano immobilità o falso movimento. Se le forze politiche, prima di Berlusconi, si presentavano come forze mediatrici e rappresentative, il gioco del “baratto” prevede un “dominus” che sia incaricato di controllare l’irregolarità che ha abolito le regole. L’immobilismo è conseguenza e causa della presenza del dominus, (che per la sinistra è anche l’altro).
L’altro spuntò fuori nella storia della filosofia in un dialogo di Platone, “Il sofista”. Gli altri elementi erano: l’essere, la quiete, il movimento, l’identico. Ma accanto all’identico c’era anche l’altro, elemento inattingibile, pare, per un certo tipo di uomini e donne. Da Atene ad Arcore, biglietto di sola andata.

lunedì 18 maggio 2009

Creatina pour Femme

Le amiche di Grimilde

a cura di Katia Ceccarelli

Le abbiamo trovate nelle favole e nella mitologia. A volte donne cattive e crudeli, altre volte vere e proprie emissarie del male, bene che vada signore amareggiate dalla vita.
Mi riferisco alle "matrigne" condizione comprensiva della doppia veste di seconde mogli.
Accollarsi un uomo con prole non è cosa facile e spesso le seconde mogli si trovano a subire le ingerenze delle ex e il "mobbing" dei figliastri.
Insomma è una vita difficile e nella realtà non si può di certo risolvere tutto con una mela avvelenata.
Esiste un gruppo di signore molto simpatiche che argomenta e si mobilita proprio su questo argomento, oggi più che mai di attualità, e strettamente connesso con le moderne "famiglie allargate". A capo dell'esercito delle "Mogliastre" la scrittrice Rossella Calabrò - autrice di Uova di matrigna
che gestisce anche un blog sull'argomento ospitato dal sito di Donna moderna http://blog.donnamoderna.com/mogliastre/.
Consiglio a tutte di visitarlo e per chi ha un profilo attivo su Facebook di cercare "La Mogliastra" appunto. Leggete e riflettete tra un sorriso e un pensiero serio. Io proporrei un gemellaggio con le Mogliastre, voi che ne dite?

domenica 17 maggio 2009

off#limits


QUATTRO CHAICCHIERE CON NEPTUNJA:
"uomini e incontri in chat: consigli per l'uso"


a cura di
Diomira Pizzamiglio

Le chat-line sono diventate, oramai, una metodologia di approccio abbastanza diffusa. Collegati alla rete di Internet, nella tranquilla intimità della propria dimora, si conoscono nuovi amici, probabili partners, e si intrecciano relazioni più o meno intense, virtuali.
Non sono qui a sviluppare uno studio sulle motivazioni che spingono le persone ad incontrarsi in chat, tantomeno a valutarne benefici ed effetti collaterali ma semmai per consigliarvi il libro di Antonio Roversi Chat-line Luoghi ed esperienze della vita in rete edito da Il Mulino.
184 pagine in cui il Prof. Roversi, docente di Sociologia della comunicazione dell'Università di Bologna analizza il folto popolo dei chatter e le dinamiche di interazione al di là delle consuete norme sociali e di forme di censura.
E poi ..., visto che l'obiettivo delle chat-line pare essere quello di "trasformare le amicizie in rete in amicizie reali" che possono portare a conseguenze "inaspettate", ho approfito della disponibilità di Neptunja per offrire a tutte le donne dei piccoli suggerimenti, o come dice la mia amica, dei consigli per l’uso, per affrontare in “sicurezza”, nella realtà quotidiana, un incontro scaturito da un contatto in chat-line.
Il Tutto con allegra ironia ed estrema umiltà, soprattutto senza la pretesa che ciò vi preservi da future delusioni.

E adesso eccovi i consigli di Neptunja:
Un paio di anni fa mi sono iscritta in uno di quei siti di incontri, sapete, quelli dove inserisci il tuo nick, una foto, descrivi i tuoi gusti, il tuo stile di vita, inserisci i dati che corrispondono al tuo uomo ideale con la speranza (di più, la certezza) che fra le decine di migliaia di volti che ti appaiono davanti non avrai difficoltà ad intercettare un sacco di persone interessanti fra cui scegliere.

Le prime settimane mi sono divertita tantissimo, ricevevo decine e decine di contatti ogni giorno, e alla sera spesso facevo le ore piccole fra chat e mail, perché trovavo educato rispondere a tutti, anche a quelli che non mi interessavano.

Questa esperienza, fra conoscenze che sono rimaste virtuali e qualcuna che invece si è concretizzata nel classico "vediamoci per un caffè", mi ha permesso di conoscere ed entrare in contatto con il "fantastico" mondo maschile che si nasconde dietro questo genere di siti e chat.
Non essendo completamente sprovveduta, ho sempre fatto in modo di mantenere il controllo della situazione, decidendo io luoghi e modalità di incontro e facendo ben attenzione ad alcune regole di "sicurezza".

Ho provato a raccogliere queste regole in una sorta di "decalogo".

FASE A: filtrare! (non flirtare)

1) Mai rispondere a chi in chat ti fa domande o osservazioni troppo dirette sul tuo aspetto fisico, a chi dopo due parole vuole avere il tuo "nr. di cell." oppure insiste x lasciarti il suo "così gli mandi un messaggino"... come se fossimo tutte idiote!
2) Mai, in generale, dare retta a chi appena conosciuto insiste troppo per un incontro ravvicinato ("che fai stasera", "che fai questo week end"). Chi mai vorrebbe trascorrere una serata o un we con una persona che non si conosce? Le mail servono anche a questo, per conoscersi e cercare di capire e valutare (nel limite che ovviamente è dato dallo schermo che si frappone) chi si trova dall'altra parte, che tipo di persona è, e se in qualche modo rispecchia la caratteristiche che stai cercando.
3) Mai inoltre fornire al tuo amico di chat tue fotografie via mail, perché potrebbero essere riutilizzate in modo improprio e comunque, anche se non ci fosse questa intenzione, qualora (il che è altamente probabile) la cosa non avesse un seguito, non ti farà piacere sapere che quella persona dispone di una tua foto che può visionare e maneggiare a proprio piacimento! In questo senso gli strumenti x gli incontri in chat sono più sicuri perchè generalmente non consentono di scaricare e/o salvare le immagini. Scegli perciò di condividere eventuali foto attraverso questi siti piuttosto che inviarle all'indirizzo e-mail del tuo interlocutore!
4) Inutile (....o no?) ricordarti di prestare la massima attenzione alla tipologia di foto che intendi condividere con il tuo amico di chat appena conosciuto, perché da questo dipende anche l'immagine che dai di te e le aspettative che susciti. Evitare quindi foto con abbigliamento succinto o, peggio, che mostrano parti del corpo scoperte. Fidati, è molto meglio trovare altre espressioni x dare sfogo alla propria vanità, perché gli uomini sono decisamente elementari ed il messaggio che ne ricaverebbero è che sei disinibita e disponibile, il che non è un buon presupposto per approcciare serenamente il primo incontro.
5) Attente ai nickname! I nickname possono dire tanto di un uomo... Che cosa puoi pensare di aspettarti da uno che si fa chiamare "cucciolo55", o "pisellino60", o ancora da un "sonotuttoduroperte"??

Detto questo, se sei proprio convinta che sia una cosa che vuoi fare, puoi prepararti per incontrare il soggetto. Passiamo dunque alla Fase B.

FASE B: l'incontro.

1) Mantieni sempre nelle tue mani il controllo della situazione e non cedere alla tentazione di lasciare all'altro i dettagli dell'incontro.
2) Per il primo incontro scegli luoghi pubblici e affollati: un centro commerciale se di giorno, un bar in centro se orario di aperitivo, un pub a te noto che non si trovi in posizione isolata se l'incontro è di sera. Privilegia sempre luoghi non lontani da casa tua, ma evita quelli che si trovano nello stesso paese e/o quartiere per non lasciare al tuo amico appigli per ritrovarti se l'incontro non andasse come speravi.
3) Non salire mai sulla sua auto, ma scegli sempre di usare la tua, e di viaggiare su auto separate, anche se per brevi spostamenti.
4) Mai fornire il tuo indirizzo o essere troppo precisa sui dettagli relativi al luogo in cui vivi. Alla classica domanda "dove vivi?" rispondi tenendoti sul vago, indicando una zona o un'area più vasta ("vivo fra xxx e yyy ....") e sposta subito l'attenzione del tuo interlocutore ponendo a tua volta un'altra domanda, per esempio: "e tu sei proprio di xxxx?....".
5) Mai in generale dare informazioni personali, come il proprio cognome o altre che ti rendano riconoscibile; ovviamente non bisogna nemmeno porre domande di questo tipo.
6) E' buona cosa, per il primo appuntamento, indirizzarsi verso qualcosa di informale e.. "breve", come un incontro per un caffè o un aperitivo; se le cose andranno bene e la compagnia si rivelerà piacevole potrai sempre prolungare. Da evitare come la peste le cene: troppo lunghe, e se la cosa si fa noiosa o, peggio, insopportabile, non è piacevole la sensazione di sentirsi inchiodati al tavolo senza via di fuga!
7) (Ricorda comunque che una via di fuga c'è sempre: alzati, saluta, e torna a casa. In questi casi il galateo può andare a farsi benedire).
8) E' buona prassi mettersi d’accordo con un'amica fidata alla quale hai raccontato chi incontri e dove, e alla quale chiederai di telefonarti ad un'ora stabilita (calcola circa 3 quarti d'ora dall'inizio dell'incontro). La telefonata conterrà un paio di parole in codice per far sapere che è tutto ok, oppure che le cose non vanno come stabilito. In quel caso, se dovesse malauguratamente risultare necessario, l'amica potrà attivarsi per portarti soccorso. Cosa che dovrà fare anche e soprattutto se non risponderai al telefono dopo una serie di tentativi.
9) Per questo motivo (ma non solo), ricorda di tenere sempre il telefono a portata di mano in modo da farti trovare pronta a rispondere quando lei ti chiamerà. Ricorda che la telefonata potrà risultare utile anche quando, come si spera, non fosse necessario un reale intervento di soccorso, perché potrai sempre sfruttarla per millantare un'emergenza improvvisa e sgattaiolare via qualora, semplicemente, ti andasse di interrompere l'incontro.

FASE C: la gestione del dopo-incontro

Qui esiste una sola regola valida. La chiarezza!
Se la persona ti è piaciuta e ti va di rivederla, allora potrete scambiarvi i numeri di telefono e... AUGURI!
Se invece l'incontro è stato deludente, non cedere alla tentazione di non voler offendere il tuo amico di chat, ma sii chiara evitando frasi ambigue che ruotano sulla possibilità di vedervi come amici. Il risultato che otterresti è solo quello di creare aspettative che poi non saresti in grado di gestire. Un semplice "Sei simpatico, ma non sei la persona che sto cercando e non sono interessata ad un altro incontro" andrà benissimo, non lascia dubbi sulle tue intenzioni e non risulterà offensivo.

Queste regole sono molto importanti per garantirti una buona base di sicurezza, ma di certo non ti preservano dalle delusioni che si nascondono dietro ad un incontro con un uomo che in chat ti sembrava tanto brillante e che, di persona, si dimostra tutta un'altra cosa!

Partiamo dall'aspetto fisico.
Alcuni uomini pubblicano foto nelle quali esibiscono chiome fluenti che risalgono al paleolitico, e che quando li vedi dal vivo ti chiedi quale possa essere l'evento traumatico al quale attribuire il cambiamento nell'ordine dei bulbi capilliferi posizionati fra l'osso frontale e quello occipitale. Ti convinci che solo una esplosione intervenuta durante la notte può aver determinato una siffatta metamorfosi, e siccome partecipi silenziosamente alla disgrazia, non osi fare osservazioni.
L'altro aspetto riguarda l'altezza: uomini di 1,80 che riesci a guardare tranquillamente negli occhi! ...Per un attimo speri di esserti allungata tu nella notte, magari per qualche strano intervento alieno. Infondo tutto è possibile, e rimuovi il pensiero dicendo a te stessa che la prima cosa che farai una volta tornata a casa sarà quella di misurarti con il metodo classico della tacca sul muro, giusto per verificare.

Superato l'impatto (si fa per dire), siccome non vuoi fare la figura della superficiale che guarda solo all'aspetto fisico, decidi di proseguire comunque l'incontro offrendo allo sfigato una possibilità di riscatto sul piano comunicativo. Infondo in chat ti aveva fatto una buona impressione, era arguto, brillante, aveva sempre la battuta pronta e si poneva con argomenti interessanti.
Dopo 15 minuti di conversazione stentata ed una serie di congiuntivi sbagliati (ma non era laureato?) ti rendi conto che ha lo stesso livello culturale di tuo cugino Luigi, quello che ha ripetuto 3 volte il quarto anno di geometra e che alla fine è stato promosso perché i professori erano stufi marci di ritrovarselo ogni anno fra i piedi. Tra parentesi ora almeno tuo cugino ha trovato un posto fisso all'ufficio tecnico del comune di Centola mentre l'interessante attività manageriale della quale il tuo interlocutore ti aveva accennato in chat (non hai osato approfondire troppo per non apparire troppo interessata agli aspetti materiali) in realtà consiste nella vendita di spazi pubblicitari sulla rivista "Pesca e dintorni", attività che consente al tuo maschio di chat di sopravvivere grazie alla quota di anticipo rimborso spese fornita dall'azienda, per un periodo peraltro provvisorio.

A questo punto hai già capito che di sfigati come questo ne avresti avuti a disposizione a centinaia, senza peraltro prenderti la briga di usare tanto del tuo tempo x ricercarli in chat.... Ma si sa, il mistero (sino a che non viene svelato) ha sempre il suo fascino! E comunque, se hai seguito saggiamente i consigli precedenti, avrai a disposizione gli strumenti per limitare al minimo l'agonia, sfruttando le varie opzioni di fuga.
Se non l'hai fatto... non vorrei trovarmi nei tuoi panni!

Sulla base di queste esperienze mi sono dunque fatta un'idea piuttosto precisa sulla tipologia di maschio che vive e dimora in questi siti di incontri, e nel mio piccolo ho individuato le seguenti 3 categorie:

1) gli sfigati che se a 40 anni sono lì a cercare una donna un motivo c'è!
2) quelli passabili, che si dividono a loro volta in tre sottocategorie:
a) quelli "infelicemente" sposati, che cercano solo un'occasione per trombare;
b) quelli liberi che ambiscono ad una sistemazione e che ti si attaccano addosso
come una cozza allo scoglio;
c) quelli liberi che non ne vogliono sapere di un rapporto stabile ma cercano
solo un'occasione per trombare (di solito sono i più interessanti).
3) I fighi, irragiungibili, che si presentano come una visione celestiale, come l'apparizione dell'arcangelo Gabriele, che ti chiedi che cosa ci facciano lì, con la schiera di donne che presumibilmente avranno ai loro piedi, e sei ancora troppo ingenua per capire che sono li per lo stesso motivo per cui si trovano lì tutti gli altri: perché per un uomo le occasioni per trombare non sono mai abbastanza!

E ora tira tu le somme. Io l'ho già fatto e ti posso dire che io il mio uomo vorrei conoscerlo come si faceva una volta, presentato da amici, ad una festa, sul luogo di lavoro. Sarei disposta ad accogliere persino l'ipotesi di un tamponamento al semaforo, con tanto di danni alla carrozzeria della mia Bravo nuova fiammante!
E penso che queste chat sarebbero tutte da cancellare, perchè stanno pericolosamente avvicinando uomini e donne all'idea del rapporto "usa e getta". D'altronde, con tanta "merce" in offerta...

Ciao a tutte!
Neptunja

sabato 16 maggio 2009

Futile inutile...orgasmico















Sta volta è proprio il caso di dirlo: ADDIO WANDINA!!!!

A cura di Laura Gobbi

Prologo
Dopo aver passato una meravigliosa serata con amiche vecchie e nuove, a mezzanotte come nelle migliori tradizioni fiabesche esco da casa di Tamara con Patty ed Ale e vado verso la mia Wandina.
Passo il palo a cui l'avevo legata, ritorno indietro, rivado avanti e poi attonita guardo con sguardo vuoto, il vuoto.
Il vuoto,
il nulla,
così a fatica realizzo: MI HANNO RUBATO LA WANDINA.
Sconcerto.
Delusione.
Incredulità.
Mio Dio che brutta sensazione essere privati con destrezza della propria parte pedalante.

È la prima volta che mi viene rubato qualcosa , bhè l'amore, l'amicizia, la fiducia ....non si contano, ma questi sono altri discorsi.

Adesso si che sono bulàgnese al cento per cento!!!!!!

Ho così scoperto che non contano tanto le tre quattro generazioni di avi nati dentro le mura ma quante bici ti hanno rubato, quelle sì, che fanno la vera differenza.

Ieri l'agente immobiliare, tra l'altro carino, molto carino che speravo di sedurre con la mia triste storia, mi ha detto che la media è una ogni due anni.
Io sballo le statistiche: una dopo meno di un anno.
(Tentativo di seduzione fallito,la storia non era poi così originale!!!!!
uffff)

Ragazzi che tristezza,non pensavo mi facesse questo effetto,"io c'ero affezionatAAAAA" amavo la mia Wandina era talmente brutta che era bellissima!!!
Pensate che già qualche mese fa era scampata al primo furto.
Avevano bucato il lucchetto, ma lei tenacemente aveva resistito ed era rimasta lì, fiera e sicura attaccata alla griglia.

Il suo cestino nero e un po' verde ,i copertoni uno bianco ed uno nero, i pedali un po' scassati, il sellino incollato e rotto che si riempiva d'acqua e ti lasciva il segno dell'incontinenza dopo un temporale (ed è lì che ho capito perché ricoprono il sellino con la busta della Pam), i parafanghi attaccati con il biadesivo e quei magnifici freni che non frenavano con la pioggia....ahhhhhh mia Wandina.

Wandinaaaa, scappa, ribellati,torna da me!

Pensate che il giorno dopo sono tornata sul palo del delitto,lo confesso, speravo ingenuamente che qualcuno l'avesse solo spostata e di trovarla lì, dove la sera prima l'avevo lasciata. Che patetica!!!

Così da qualche giorno vago per la città e guardo le mille bici e sono sicura che prima o poi la rivedrò. (E allora si che saranno cazzi amari per il nuovo proprietario ...)

La ricerca di una bici "nuova" mi ha fatto capire che ho sbagliato tutto nella vita,dovevo imparare a cambiare freni e camere d'aria e allora si che avrei fatto i soldi, quelli veri. Sapete quanto costa una bici come la Wandina , per cui vecchia e scassata? 80 EURINI suonati, praticamente una rapina a mano armata!!! Valevano di più la catena e il lucchetto!

Epilogo
Amo ancora Bologna nonostante mi abbia ferito.
Amo i miei amici che con generosità hanno fatto scattare un tam tam di solidarietà.

È arrivata una nuova bici.
Il papà della mia amica Barbara ne ha tirato fuori una dalla cantina e me l' ha aggiustata, è bellissima.

Bologna.
Quello che ti da è di gran lunga superiore a quello che ti toglie.

Grazie Barbara, grazie papà di Barbara.

Avviso
È stato indetto un concorso su FB per trovare un nome italiano e femminile per la mia nuova "amica", lo estendo anche a voi amici del blog.

Un abbraccio e alla prossima

Che le pedalata della Wandina siano anche per voi ovunque ella sia!!!

venerdì 15 maggio 2009

LA DOLCE VITA DI LUDOVICA


Voglia di shopping: Questione d'ormoni
A cura di Ludovica Falconi

Siete vittime di shopping che sfiora i limiti del compulsivo? Avete voglia di comprare qualsiasi cosa anche se sapete benissimo che non vi serve e non la userete mai? Siete giustificate, o almeno in parte. E' tutta colpa degli ormoni, come al solito. Un recente studio a provato che nei 10 giorni che precedono il ciclo le donne possono essre vittime di questa voglia irrefrenabile.
Lo studio è stato condotto su 443 volontarie tra i 18 e i 50 anni, di cui 153 erano vicine alla fatidica settimana. Il 57% di queste è andata fuori budget in maniera abbastanza contenuta mentre il 6% ha proprio esagerato. Tutta colpa della sindrome premestruale quindi, e voi fate parte del club?

giovedì 14 maggio 2009

DOMINO CAFFE'


D'asini e di pecore
a cura di Scarlett

Un pastore si era trovato nel problema del tenere radunato il suo gregge ma, nonostante la presenza dei cani che svolgevano il loro lavoro in modo encomiabile, puntualmente una o due pecore riuscivano ad allontanarsi e a perdersi lontano dal pascolo.
Fino al giorno in cui il pastore acquistò un asino su cui caricare le imbragature per infilarvi gli agnelli appena nati.
Da quel momento cessò il problema delle pecore disperse. Il pastore notò che le bestiole sollevavano il muso sopra le groppe delle sorelle per vedere la posizione dell'asino, che era l'animale più alto, e in questo modo riuscivano a orientarsi anche se si allontanavano dal gregge.
Un espediente che risolse la questione.
Leggendo questo aneddoto su una rivista di natura mi risolsi a formulare un teorema: per tenere unito un gregge di pecore serve un asino.
Il mio pensiero successivo fu che metaforicamente la pecora è considerata una bestia dall'intelligenza limitata, l'asino una bestia che non impara e non insegna alcunchè. Tutto l'aiuto dato dai cani da pastore, animali intelligenti, si era rivelato insufficiente.
Mi è capitato durante gli ultimi anni di associare questo teorema alla moderna editoria, inflazionata a dismisura da pubblicazioni spazzatura che affollano le vetrine delle librerie al punto da offuscare la buona letteratura. La maggioranza dei lettori si è trasformata in un gregge di miti pecore, pronte ad acquistare tutto quello che viene sfornato di cartaceo (più di 150 pubblicazioni al giorno solo in Italia), orientandosi su un qualsiasi asino, ossia il gossip del momento. Da qui le migliaia di volumi a basso prezzo sulle barzellette dei calciatori o sul diario segreto delle veline, che riescono a vendere cifre superiori ai premi Strega o Campiello.
L'educazione alla buona lettura, che a me è stata insegnata alle scuole elementari, sembra passata di moda. Se a volte mi capita di citare un passaggio da le mie prigioni vengo guardata con un certo sospetto. Se mi dilungo ad approfondirne il periodo storico, scorgo quasi un senso di panico nello sguardo del mio interlocutore. Di Silvio Pellico, chissà perchè, ci si ricorda solo del Ponte dei Sospiri. Il resto è silenzio.
Senza nulla togliere ai dieci minuti di evasione che ci possiamo concedere sotto l'ombrellone o in metrò con la biografia di una top model, sono più venduti i libri di “assoluto niente” piuttosto che i romanzi con un fondo di storia o di una ricerca accurata. Per non parlare della saggistica, questa sconosciuta ai più.
Mi domando dunque come una generazione nata nel benessere, con i mezzi e le possibilità di raggiungere un buon livello di gusto culturale che i nostri genitori non hanno potuto avere per mancanza di denaro, si sia trasformata in un gregge che senza un asino come riferimento tende a disperdersi. Ma anche quando vi fosse l'asino in mezzo a esso, da lui non si può pretendere altro che la sua insignificante presenza, che funge da faro più che da educatore alla letteratura superiore.
Ripristinare l'abitudine a non seguire il branco, cantare fuori dal coro, capire che siamo come acquile che ci crediamo polli, e scordiamo di avere grandi ali per volare ad alta quota.
O semplicemente iniziare a distinguere tra letteratura-spazzatura e buona letteratura abbandonando finalmente il gregge.
A costo di perderci, cercare un'alternativa a quello che i media ci propongono, bombardandoci di pubblicità mirate esclusivamente a incanalarci nel report di vendite di una manciata falchi.
Quelli che, lo sappiamo bene, stanno più in alto dell'asino.
Quelli che hanno una visione complessiva del mercato dell'editoria e sanno riconoscere i gusti della massa.
Ho avuto un buon riscontro di questo sforzo dello staccarsi dal gregge attraverso un gruppo sperimentale di lettura. Una manciata di lettori poco avvezzi ai tomi impegnativi, con constanza e partecipazione ha affrontato temi sociali importanti, ha condiviso idee, discusso opinioni, si è messa in gioco.
Non è più solo la trama leggera quella che interessa, ma anche la ricerca della base culturale dell'autore, che sia occidentale o orientale, tanto per fare un esempio.
Consiglio tutt'ora a chiunque sia appassionato di letteratura di avvicinarsi a un gruppo di lettura. Fa bene all'anima e alla mente. Ve ne sono molti in internet, dove la firma rimane anonima, ma anche attraverso le biblioteche comunali della propria zona è possibile trovare un gruppo di persone che si raduna per parlare di libri. Perchè non è bello solo scriverli, ma anche leggerli.
Magari da lupi solitari, pronti a sbranare a piccoli morsi stile, struttura, trama e profilo dei personaggi, a gustarne il sapore, a odorarne il profumo. Da preda del gossip, diventare cacciatore di buona letteratura. Un augurio che faccio a tutti coloro che amano i libri come me.

mercoledì 13 maggio 2009

DI MAMMA (NON) CE N'E' UNA SOLA


La festa alla mamma
a cura di Anna Grazia Giannuzzi

Domenica festa della mamma. E allora? Direte voi. Ce ne sono di cose da dire sull’argomento e voi sapete che io sono alquanto titolata.
Ma oggi non ho voglia di essere seria e vi dirò che primo non abbiamo festeggiato: trovo la cosa stucchevole e giusto mi fa tenerezza Aleja che mi ha portato dalla scuola materna una piantina nata da un seme che ha piantato lei.
Secondo: è ora di rovesciare un tabù: le mamme fanno sesso.
Quando possono, quando non si addormentano nel letto dei figli e i mariti non si addormentano davanti alla televisione.
Quando i figli dormono per tutta la notte o non fanno la pipì a letto, quindi non splancano la porta della camera da letto rivendicando a gran voce la necessità di cambiare le mutande o non ti urlano maaamiiiiiiiiiii irritatissimi perché ci metti troppo tempo a capire se è un incubo nel sonno o un incubo da svegli, o peggio non si avvicinano di soppiatto e ti urlano nell’orecchio mamma svegliati che ti devo dire una cosa in privato!
Le mamme fanno sesso quando riescono a lavarsi e a depilarsi a sufficienza per non sembrare Annie Girardot nel film con Ugo Tognazzi.
Quando l’atmosfera è quella giusta, quando dopo si può parlare, dormire o mangiare.
Quando si ricordano che l’uomo che russa accanto a loro un tempo lo consideravano il massimo della seduzione ed al cinema preferivano baciarlo piuttosto che guardare Brad Pitt, e trovavano terribilmente eccitante il modo in cui la mattina si passava la mano sulla barba sbadigliando.
Insomma, rivendico un movimento di donne affinché si faccia la festa alla mamma.
Sono pazzamente felice di essere madre, ma essere donna, ragazzi è una gran….figata!!!

martedì 12 maggio 2009

NOTE BLU


La sirena napoletana incanta il burbero pianista americano.
A cura di Ilenia Firetto

Prendete una leggenda del jazz internazionale ed un teatro storico che rappresenta la nostra culturale a livello mondiale , secondo voi dove potrebbe essere il nesso tra i due?
Presto detto, il 18 maggio il grande Keith Jarrett, pianista jazz americano, terrà un concerto '' Keith Jarrett Naples Solo Piano '' al Teatro San Carlo di Napoli.
Keith Jarrett nasce ad Allentown, Pennsylvania, nel 1945 in una famiglia in cui la musica di certo la faceva da padrona, con la zia maestra di pianoforte, la nonna suonatrice di piano anche lei, la madre cantante in alcune orchestrine del luogo.
Si accosta al pianoforte alla tenera età di tre anni, il suo primo concerto lo tiene all’età di nove,
mentre la carriera di professionista, pensate un po’, la inizia a soli dodici anni.
A vent’anni, trasferitosi da Boston a New York, in cui suona al Village Vanguard, uno dei templi del jazz americano, inizia a suonare con il clarinettista Tony Scott e poi con Art Blakey nei Jazz Messangers, l’università della musica nera per eccellenza. Ed è proprio tra i Messangers che Jarrett inizia a coltivare la passione e l’amore per il gospel ed il blues, passione che si porta tutt’ora nel cuore.

L’incontro con Miles Davis avvenne all’incirca nel ’68, a New York dopo che lo stesso ebbe modo di ascoltarlo in un jazz club e gli propose di far parte del suo gruppo nel quale Jarrett suonò l’organo elettrico ed il piano elettrico, strumenti che lo stesso non amava e non ama particolarmente, ma che la stima per il trombettista lo portarono a rimanere ed suonare con lui in tre album: The Cellar Door Sessions, Live-Evil e Miles Davis at Fillmore: Live at the Fillmore East.
Dal 1973 Jarrett inizia le esibizioni di concerti totalmente improvvisati i quali gli diedero la fama che tutt’oggi lo consacra come uno dei maggiori pianisti jazz internazionali.
Chi non conosce “The Köln Concert”, uno degli album jazz più venduti al mondo, ancora il “Vienna Concert”, il “Paris Concert” o “La Scala” concerto tenuto nel 1995 nel teatro milanese, prima volta di un musicista non classico in questo teatro.
Jarrett sosteneva che le sue migliori performances iniziavano quando non c’era nulla di precostituito o di studiato su quello che si doveva suonare.
Un aneddoto, a tal proposito, di un episodio simile vuole Jarrett immobile al pianoforte per diversi minuti, senza suonare; mentre il brusio del pubblico cresceva in maniera allarmante, dai palchi qualcuno gridò “Re diesis!”, al che Jarrett rispose “Grazie!” e si tuffò in un’improvvisazione a grande velocità.
Affetto da quella che gli venne diagnosticata come una sindrome da fatica cronica, alla fine degli anni novanta, lo costrinsero all’isolamento in casa per diversi anni. Soltanto agli inizi del ventesimo secolo Jarrett inizia a compiere dei buoni progressi verso la guarigione, registra, infatti, un nuovo album “The Melody at Night, With You” in cui suona, da solo, degli standards.
Dal 2000 ricomincia così ad esibirsi dal vivo e nel 2005 suonerà il suo primo concerto di piano solo alla Carnegie Hall, dopo circa dieci anni.
Jarrett è famoso anche nella sua formazione standards, il trio, con il contrabbassista Gary Peacock ed il batterista Jack De Johnette, e forse lo si può definire come l’unico e vero grande erede del Trio di Bill Evans con Paul Motian e Scott La Faro.
Il trio di Jarrett registra diversi album tra i quali: “The Cure”, “Bye bye Blackbird”, “Changes” e “My Foolish Heart - Live at Montreux”.
Dopo questa breve biografia del jazzista americano vorrei rimandarvi ad un’intervista, molto bella pubblicata sul corriere della sera: http://www.corriere.it/spettacoli/09_maggio_07/jarrett_provocazione_pianisti_0c5ff164-3ace-11de-b512-00144f02aabc.shtml.
Pur essendo un musicista alquanto complesso, con le sue paranoie e le sue fissazioni, i suoi improvvisi attacchi di irascibilità, rimarrà nella storia del jazz come uno dei più grandi pianisti del diciannovesimo secolo.

lunedì 11 maggio 2009

Per la mia candidatura

Il mio impegno politico come candidata indipendente nella lista dei Verdi alle elezioni per il consiglio comunale di Bologna, più che in un programma elettorale, vuole articolarsi in una più semplice lettera di intenti che indichi in pochi punti essenziali quello che mi propongo di fare per la partecipazione e lo sviluppo culturale della mia città.
Intenti che fanno naturalmente riferimento al programma dei verdi per gli aspetti che riguardano l’attività del gruppo di operatori della cultura al quale faccio capo.
Chiarisco subito che il mio gruppo costituisce, da almeno tre anni, una struttura aperta composta di giornalisti, scrittori, critici d’arte e letteratura e di artisti che operano insieme a me in tre spazi connessi tra di loro, pur nella loro autonomia operativa: il salotto culturale che ho fondato nella mia abitazione in Via Carducci 16, la Scuola di Scrittura Creativa Rosa Stanton presso il complesso della chiesa di San Martino e l’omonimo Blog in internet.
I tre spazi si muovono in una prospettiva di sperimentazione creativa capace di aprire orizzonti di professionalità nel campo dell’esercizio dell’informazione culturale a tutti livelli e di valorizzazione di giovani talenti che spesso non trovano sufficiente udienza presso le istituzioni pubbliche, troppo opache e troppo funzionali ad una politica sorda alle novità del fare cultura in un contesto urbano che ne sta smarrendo sempre più il senso profondo.
Infatti, la composizione umana della nostra impresa culturale è data prevalentemente da giovani e da donne che partecipano vivamente al tessuto vivo della città.
Da questo punto di vista ci proponiamo infatti di far uscire alla superfice quello che con una metafora dinamica amiamo chiamare il fenomeno carsico che caratterizza il tessuto sociale della città, formato da un incredibile, per molti cittadini, irradiarsi di rivoli di originali iniziative creative che meritano di essere apprezzate dalla fruizione della nostra cittadinanza.
E’ un modo, il nostro, di valorizzare un mondo privato del fare cultura verso una realtà pubblica delle istituzione che sappia riformarsi traendone innovazione e ispirazione per orizzonti di cultura e di creatività.
Per noi il passaggio dal privato al pubblico significa rispondere alla domanda sempre più insoddisfatta di un pubblico che a Bologna esiste, ma che non trova più udienza partecipativa e trova sempre più repressa la sua grande voglia di fruire e di provare un rinnovato piacere partecipativo del tempo libero in spazi finalmente liberati da obsoleti impedimenti di ordine politico ed ideologico che bloccano il flusso di idee e di progetti di qualità che non riescono a realizzarsi.
Da questo punto di vista rivendichiamo per la città l’accensione di una politica nuova dell’attenzione, che significa anche l’innesco di una curiosità ormai sopita da parte di una cittadinanza distratta, oltre che dalle peggiorate condizioni economiche anche da fenomeni di bassa comunicazione che puntano a distogliere il pubblico da una politica vera nella città di Bologna.
Noi, coerentemente con l’originario impegno ecologico dei Verdi, auspichiamo una sanità della vita quotidiana dei nostri corpi di cittadini in ambienti urbani ugualmente disinquinati.
Ma, considerato il nostro operare specifico nel settore del fare cultura, puntiamo, soprattutto ad una ecologia del pensare e del creare artistico, ma non dimentico delle possibilità della nostra presenza fisica nel territorio.
Vogliamo Realizzare il sogno di una parte, di un partito nel territorio, aperto alle diverse realtà creative della città di Bologna e disponibile alla loro realizzazione innovativa in un orizzonte di progettualità veramente partecipata.

IL SIGNOR IN GIALLO


Una giallista italiana
A cura di Lorenzo Bosi

Dando una rapida scorsa ai numerosi post precedenti, ho notato che quasi la totalità delle Signore in Giallo di cui ho trattato sono straniere. Unica mosca bianca: Danila Comastri Montanari. Ora voglio rimediare a questa mancanza.
Oggi infatti voglio portare alla vostra attenzione un thriller italianissimo che si intitola:
BILICO, edito da BUR.
La scrittrice, Paola Barbato, milanese, classe 1971 ha al suo attivo un’occupazione che di certo l’ha aiutata a rendere il suo libro estremamente interessante. Si tratta infatti della sceneggiatrice del popolare fumetto Dylan Dog…una garanzia.
Il serial killer del suo romanzo è soprannominato “Il Seviziatore”. Per uccidere utilizza una tecnica meticolosa, imprevedibile e, al termine di ogni esecuzione, compone la scena del delitto come un vero teatro dell’orrore.
L’investigatrice si chiama Giuditta Licari. Psichiatra di professione, riesce sempre a tenere un totale distacco davanti ad ogni genere di bruttura e di crudeltà ma, questa volta, diventerà lei stessa la protagonista del macabro spettacolo.

Che ve ne pare? Io l’ho letto e l’ho trovato avvincente.

Un saluto a tutti e buona lettura.

domenica 10 maggio 2009

Il corpo delle donne



Non dovrei essere qui, per rispetto delle gerarchie calendarizzate ma, in quanto geneticamente intollerante alle regole, mi permetto di esserci. Con un'attenuante: la trasgressione ha il solo scopo di condividere con voi un discorso che riguarda noi tutte. Niente di nuovo sul fronte femminile, ma repetita iuvant e male non farà guardare questo documentario: il corpo delle donne(http://www.ilcorpodelledonne.it/documentario/). Forse qualcuna l'ha già visto, di certo tutte noi sappiamo di cosa si parla. Buona visione.

sabato 9 maggio 2009

Estremamente


Alchimie
a cura di Antonella Passoni


All’inizio, mi mancavano i nostri silenzi, il tuo sguardo assente; il letto, se prima era troppo stretto, dopo era diventato vuoto e freddo come una tomba aperta.
Ero morta in quelle lenzuola di cemento, pesanti come gabbie, imprigionata dentro incubi senza fine, schiacciata dai ricordi e dalla rabbia. Ero tramortita e camminavo appoggiata alle pareti, mentre frammenti di noi continuavano a girare nelle stanze, assieme alla mia desolazione.
Avevo cercato la felicità dentro le tue mani e tra le dita credevo di trovare petali di rose, invece c’erano solo sigarette spente.

Ho resistito e ho ricucito un po’ di pelle addosso, quella che bastava per tirare avanti, quella che avevi tolto andando via per sempre, lasciandomi con le fratture aperte e un paio di calzini da rammendare.
Credevo d’essere d’argento come una sirena per dividere con te i sogni della notte, volevo essere lucente come la rugiada, da bere appena sveglio la mattina. Alla fine ero solo una sguattera, dal seno dimenticato.
Brandelli di vita galleggiano sanguinanti sopra la superficie del pozzo e sulla mia spalla crescono foglie di felci. Pulirò le mie ferite con la loro linfa e i vermi che distruggono la mia carne andranno via per sempre, poi guarderò in fondo all’abisso per conoscere altri segreti.
Due occhi di leonessa compaiono nei miei sogni, danno forza, dicono chi sono.
Ora veglio sui temporali e controllo il lavoro dei campi. Quando li attraverso così grassi e umidi, mi saziano e corro piena di vita a guardare nelle cavità degli alberi. Divento elettricità e sono dentro le tempeste con la grandine e il tuono; leggo le impronte degli animali e capisco i loro versi. Mi muovo nei boschi come una radice e ballo sul suolo della terra; appoggio la mia guancia sul calcare tiepido delle montagne e respiro le nebbie fredde della notte.
Avrei voluto raccontarti queste alchimie ma non avevi tempo per sentire, eri distratto dalla musica delle tue corde e da parole estive ricoperte di lusinghe e gelato.
Chissà se avresti raccolto la mia voce; forse ero troppo complicata o forse non era ancora il momento per raccontare.

venerdì 8 maggio 2009

non ho l'età



RIFIUTO CON AFFETTO

La creatività è sostenibile e non ha età.

A cura di Cappe

“Poe sempre servire” = “Può sempre servire” spiegava nonna Lidia a una Cappe bambina e “Rancurare” = “Usare con massima cura”. Lei non c’è più, ma le Over da allora non sono cambiate. Anzi, alla luce dei loro ottanta e più, colgo una rassicurazione nel sentirsi circondate, sommerse. Avete mai fatto caso?
Accerchiate da cosa? Cose! Oggetti, cianfrusaglie, chincaglierie che la società del consumismo dagli Anni Cinquanta in poi, affamata e mai sazia di novità, tendenze, capricci, produce-usa-getta-trasforma, in sostanza, ri-crea come immondizia.
Un caleidoscopio di cose senza le quali siamo inetti, inermi, incapaci, insoddisfatti, infelici.
Una piscina di superfluo dove sguazzare innocenti e appagati per qualche sfuggevole ora.
Torniamo indietro nel tempo. Back to Anni Trenta.
Deliziosa la chiacchierata con prozia Solisca, fiore di 87 petali. Professione: modista in casa per atelier della Padova signorile. Capigliatura candida in ordine, minuta, un’incontenibile voglia di chiacchierare. Argomento: raccolta differenziata e crisi organizzativa per anziani restii ai cambiamenti.
Ambiente, natura, soldi, sprechi, ecc…
Solisca, gioventù contadina nei tempi del “Non si butta via niente”.
C’è da sorridere. Povertà aguzza ingegno e la gente campava dignitosamente traendo il massimo dal minimo a disposizione. Quindi, inconsapevolmente, riciclava.
OGGI: alle prese con carta, vetro, scarti di cucina, secco, plastica, latta, indumenti...
IERI: focalizziamoci su abiti, scarpe, accessori. Si seguivano regole ferree:
Vestirsi decentemente anche nell’indigenza - acquisti di taglie più grandi per crescita - tecnica del rovesciamento ossia giacca presa-scucita-scomposta. La parte esterna diventa interna e viceversa. Ricucita tutta = New Look. Disfare maglioni e sferruzzare con recupero lane di varia provenienza. Un paio di scarpe buone stra-mega-ultra rattoppate. Bottoni, ritagli, pizzi, anche rotti.
“Rancurare tutto”.
OGGI: maggio 2009 a casa della Super Over Leda Siliprandi (l’avete già apprezzata). Un metro e cinquanta di energia pura che sgorga da una mente eclettica, avida di cultura e osservazione. Necessità incontenibile di esprimere e indossare l’Originalità.
Artista che, con il fluire del tempo, sconvolge sempre più per creazioni (cercatela su Google).
Il suo must: solo materiali di recupero, con preferenza in campo tessile.
Da scarti crea nuove entità estetiche. Stoffe, maglie rotte, vecchi ma preziosi nastri scatenano in Leda un’immagine armoniosa di tale buon gusto e perfezione nella realizzazione da lasciare senza parole.
Esprit Libre – condicio sine qua non –, abbondanza di materiale accumulato negli anni, accurato studio, manualità perfezionista.
Leda: donna che incarna sensibilità e interpretazione dei desideri femminili in termini di estetica e personalizzazione per coloro, come lei e me, che fuggono il conformismo che odora di budget dell’attuale fashion system. Assistiamo a uno smuoversi della coscienza collettiva per un’originalità e una quotidianità ecosostenibile, anche nel costo. Le griffe si lanciano in linee fair-trade, tessuti 100% bio, abiti a impatto zero. Essere “Eco” è sinonimo di “Trendy”?
Avverto puzza di giro d’affari più che di volontà ecologista!
L’arte del riciclo sta divenendo sempre più chic?
Temono il fiorire di corsi di cucito? Del giro dell’usato? Degli scambi? Del recupero?
Temono noi, donne pratiche, che ci ingegniamo in fantasia ed economia, come insegnano Leda e altre mitiche che frequento?
Ridare dignità agli oggetti, integri o rotti. Rileggere e frenare il gesto del gettare.
Il copiare lo lasciamo a chi si appoggia ai kit fai-da-te (comunque fa bene), il produrre arte a lei, che elabora con la mente l’opera prima di plasmarla in una spasmodica e maniaca ricerca del dettaglio perfetto. Borse eleganti o pratiche che toccano tutti gli stili, minuziose e preziose alleate anti plastica. Shopping-bags anche per la spesa; occhio all’ambiente e alla civetteria femminile. Spille, collane, sciarpe, borse. Quasi impossibile non restare sedotte dalle sue creature. Provato…guardate un assaggio nelle due foto. Io le uso tantissimo!
Rifiuto con affetto = negazione di usa e getta.
Abbiniamolo alla femminile abilità nel recupero (per le nostre ave non si trattava di creatività, piuttosto dovere di brave massaie). Ennesima riscoperta dell’acqua calda. Quante Over potrebbero darci contributi incredibili, rivangando gli armadi e nella loro esperienza estetica. Miniere!
Riciclare e Arte.
Utilizzo di un vocabolo che puzza di pattumiera sposandolo alla più elevata espressione del genere umano. Messaggio che deve valicare la frontiera della diffidenza, del bon ton, degli outlet.
Non vi fa rabbrividire questo modo, questo nuovo mondo? Riscoprirete il piacere sensoriale che donano stupore e ammirazione per la fantasia.
Leda è “Una grande”; partecipa a mostre e concorsi in tutto lo Stivale.

NOTATE BENE:
Crisi, calamità naturali, sensi di colpa: cosa migliore di arte-design-ecosostenibilità divertendosi a creare? Farà tanto sartina, ma la soddisfazione è impareggiabile e poi, seriamente, è giunta l’ora di riqualificare il ciclo economico del “Rifiuto”.
Etica della riconversione di oggetti per approdare anche alle “Feste del baratto”.
Noi donne non ci scambieremmo forse volentieri abiti, borse e varie in salotto allietate da dolcetti, tè e buona musica?
Pensateci, vorrei sapere.
Sono curiosa = curiosità base della creatività. Io mi definisco creativa anche solo perché penso sempre a modo mio, ho uno “stile” mio nel vestire e sono in armonia quando lo esprimo.
Via con il dibattito

giovedì 7 maggio 2009

FINUCCI COLORA LA CITTà

Corvi e avvoltoi infestano la campagna elettorale - che conta più candidati sindaco di una festa Goa - per le elezioni amministrative. Per gli aficionados di questo blog, la notizia è che una di noi ha accettato l'oscura sfida contro i cupi spiriti che incombono sulla politica cittadina. Signori e signore, se questa Bologna asfittica, grigia e monotona vi ha stufato, se aspettavate qualcuno che rinverdisse l'inaridita vita culturale sotto le due torri, l'avete trovato: la scrittrice, giornalista, salottiera più charmante - naturalmente, Patrizia Finucci Gallo - si è candidata al Consiglio comunale. Porterà in dono l'impegno - mai tradito - per le donne e la cultura.

PITTURA E ILLUSTRAZIONE


Fiore di Novembre
a cura di Linda Brindisi

Fabio Novembre è in mostra alla Triennale di Milano con: “ Fiore di Novembre “. Una mostra suggestiva per occhio ed orecchio. Fabio Novembre è forse poeta di altri tempi e tutte le volte che fuoriesce allo scoperto con una sua mostra ci indica: poesia, riflessione e sogni.
Questo gigante fiore che accoglie lo spettatore in un abbraccio e lo conduce in un viaggio nei suoi petali.
Buona visione a tutti!!.

Triennale di Milano
21 aprile - 17 maggio
£. 6 euro

martedì 5 maggio 2009

Archi.D.Arte

Ascoltare
a cura di Margherita Matera



Dovevo riempire la mia rubrica ieri e non l’ho fatto. e oggi sto facendo una gran fatica a trovare qualcosa da scrivervi. Chi mi conosce sa quanto sia eccessiva nelle parole, ne ho sempre tante. Eppure è da un po’ di tempo che, piuttosto, ascolto. Me ne sono resa conto questo fine settimana, mentre ero in macchina da sola ed ho passato tutto il tragitto muta (solitamente, dotata di auricolare, sbrigo delle telefonate, o canticchio). Pensare. Pensare l’imprecisato. E quasi non volevo arrivare in nessun luogo, mi bastava quella strada, diritta, con una direzionalità marcata. C’ero io e basta.

Estremamente diplomatica, talmente tanto, da scegliere diplomaticamente la sospensione di ogni giudizio, su me stessa ed il resto. Questo teatrino è troppo affollato o deserto e l’autostrada è aldilà di tutto. è un segno tra le mie idee. È marcatamente un guardare avanti, sapere che prima o poi da qualche parte si arriverà, senza inversioni di marcia. È una strada rigida, severa, non permette distrazioni e le pause sono stabilite, come a scuola. E se si passa vicino al Mare, si, se si passa vicino al Mare, è una strada che sa concedere un premio, che lascia respirare salato. Che permette, come ha permesso a me, di ascoltare un abitacolo o il suono di un ricordo. Il mio maggio è sempre così, sempre con lo stesso bisogno di cambiare le cose. Fare scelte diverse.
Chiedo venia per i non riferimenti architettonici, avrei potuto fare un excursus sulle strade romane e quant’altro, ma no, per quello c’è Piero/Alberto Angela. Io semplicemente oggi Ascolto.

domenica 3 maggio 2009

EQUILIBRISMI QUOTIDIANI



Fratelli coltelli
a cura di Maddalena Morandi


Quello che vorrei affrontare oggi è l'argomento della gelosia tra fratelli, quelli piccoli, in età scolare come i miei bambini. Il maschio ha 11 anni la femmina 6 e da quando lei è nata lui la odia. Abbiamo passato il periodo in cui la voleva rimandare indietro, quello in cui la voleva sopprimere, quello in cui ogni occasione era buona per farle dispetti di ogni genere, quello in cui la colpa era sempre di sua sorella. Insomma ad oggi non l'ha ancora digerita. Mi sono letta libri su libri, ma trovo che sia molto difficile fargli capire che la spartizione del mondo con sua sorella non è una perdita, ma un arricchimento, lui preferirebbe non averla punto e basta. Lei sostanzialmente lo adora, ma a forza di subire adesso reagisce anche lei e quindi non fanno altro che litigare dalla mattina alla sera.
Mi appello a voi, svelatemi le vostre esperienze, affinche le possa fare mie e tentare di risolvere questo bel conflitto.
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