sabato 31 gennaio 2009

Tea time









Manuale di scrittura creativa
, di Roberto Cotroneo
a cura di Maria Luisa Pozzi

Tentate di scrivere un romanzo? Allora questo testo è destinato a voi.
Roberto Cotroneo è giornalista e autore di numerosi romanzi. Ed è bravo. In questo suo manuale offre a noi, che scrittori tentiamo di diventarlo, una serie di utili suggerimenti.
Conosce le difficoltà che incontra un esordiente e le affronta con indicazioni ed esempi che ci propongono diverse soluzioni e ci fanno vedere come alcune scelte siano più efficaci di altre.
Avete una meravigliosa trama per un romanzo che esaurite in quindici pagine? Vi chiedete come facciano altri a scriverne più di un centinaio? Cotroneo vi aiuta.

Tutti vostri personaggi parlano allo stesso modo e non riuscite a creare una loro voce? Un’intervista a Camilleri, riportata nel “Manuale”, vi suggerisce un percorso.
Avete un manoscritto nel cassetto e non sapete come gestirlo? Eccovi una lista di case editrici disponibili a leggere esordienti.
E poi ancora informazioni si agenti letterari, scuole di scrittura, riviste letterarie e altro ancora.

Credo che i 18 euro spesi per l’acquisto del “Manuale” siano denari ben investiti.

Un abbraccio a tutte (e tutti) e buona scrittura

Maria Luisa

giovedì 29 gennaio 2009

Pittura & Illustrazione



Mostra "Corriere dei Piccoli" a Milano
a cura di Linda Brindisi

Rotonda della Befana – Milano
Tutti i giorni 9.30 – 19.30
Lunedì 14.30 – 19.30
Giovedì 9.30 – 22.30
£. 8,00 euro



Corriere dei Piccoli: Storie, fumetto e illustrazione per ragazzi.
Consiglio a tutti questa mostra alla Rotonda della Besana di Milano, in v. Besana n.12.
Promossa e organizzata dalla Fondazione Corriere della Sera che ha messo a disposizione il suo imponente archivio storico.
In mostra 300 opere.
Il Corriere dei Piccoli fa il suo debutto in edicola il 27 dicembre del 1908.

mercoledì 28 gennaio 2009

DI MAMMA (NON) CE N'E' UNA SOLA


L'anno che verrà
A cura di Anna Grazia Giannuzzi

Non sono sicura di volere che quello nuovo sia diverso dai miei anni precedenti.
Almeno a partire dal 2005, anzi precisamente da ottobre 2004.
Da quella data ho smesso di guardare a me stessa come si guardano certi utensili che sono nel cassetto delle posate da secoli, e nessuno sa a cosa servono; poi un giorno lo capisci e non smetti di usarli.
Scusate, devo interrompere: c’è Aleja che saltella intorno a me. Come saltella lei non ho mai visto nessuno, è leggera, elastica e vola. Io sto cercando di scrivere questo articolo e adesso non mi viene niente altro in mente che parlare di lei, mia figlia che balla, sottile e atletica, con il suo viso spiritoso e gli occhi neri impertinenti. Se scrivere mi aiuta a mettere in ordine le cose del mondo, lei e le sue sorelle all’improvviso hanno portato altri significati, e hanno dato all’ordine un senso diverso dalle compulsioni maniache
Ma io che cosa ho fatto di tanto speciale in questi anni?
Ho scritto di notte. In treno. In macchina (non guidavo io). Scomodo.
Ho pagato una persona che pulisse la casa mentre, giocavo con le mie figlie. Divertente e costoso.
Ho lavorato il triplo per dimostrare che sono in grado di essere una buona madre, ma anche un’ottima dirigente. Faticoso, e nonostante tutto, quasi inutile. Sono bravissima ma non gliene frega niente a nessuno.
Ho pagato una persona che facesse la spesa, lavasse, stirasse e cucinasse mentre io andavo a lavorare. Costoso e indispensabile. La sera, dopo aver messo le figlie a letto, raccolgo i calzettoni spaiati di cinque persone: è quasi un hobby ormai e si accettano scommesse. Abbiamo la certezza che qualcuno lo abbia mangiato la lavatrice, altrimenti non si spiega. Non abbiamo né un cane né un gatto.
Ho incontrato stupidi di ogni genere: distratti, autorevoli, pentiti, subdoli, arroganti. E li ho raccontati. Sono tantissimi, molti, molti di più di quelli di cui ho parlato e mi fanno sentire diversa, sgradita. Ma sono sempre riuscita difendere me e la mia famiglia. Questa mi sembra una cosa buona.
Ho incontrato persone che mi hanno resa felice ed appagata. Che mi hanno fatto ridere e riappacificare con il mondo. Che mi hanno offerto una chance, prima ancora che io lo chiedessi. Ho imparato a chiedere, ma anche ad ascoltare.
Ho imparato a fidarmi di me stessa, a capire fin dove posso arrivare, e fino a dove posso provare ad arrivare. Praticamente incredibile, ma vero. Ho imparato ad accettare i complimenti e a non sentirmi disorientata. Devo ancora darmi un pizzicotto sul braccio, ma è vero anche questo.
Ho imparato a non considerare definitivi i fallimenti. Ammetto che a volte ancora non ci riesco.
Ho ritrovato un’amica e due amici che non sentivo da anni. Pazzesco, è successo davvero.
Ho festeggiato. Va bene, si tratta prevalentemente delle feste di compleanno delle mie figlie e di quelle degli amici. Ma sono sempre feste.
Sono andata per ben due volte al cinema. Mitico, visto che uscire la sera mi è faticoso – per via del fatto che ancora a malincuore lascio le figlie da sole - se non si tratta di riunioni delle associazioni che frequento.
Ho smesso di fumare. È fantastico pensare a me stessa come una non fumatrice. Una fatica terribile.
Ho dormito. Chi soffre di insonnia sa che questo è un grande regalo. Comunque io sono del genere che si sveglia d’improvviso intorno alle 3.
Ho imparato a fare running. Cioè, sono talmente cretina che non solo corro per tutto il giorno in ogni circostanza, ma quando posso mi metto una tutina e corro con l’ipod nelle orecchie.
Mi sono comprata un diamante con i miei soldi. Oh, sì, oh, sì: non so se vi è mai successo l’incredibile ma era in saldo, giuro, la gioelleria chiudeva ed io ne ho approfittato. Femminile e femminista nello stesso tempo.
Ho scoperto nuovi libri e nuovi autori. Non li ho ancora letti tutti, ma ci riuscirò.
Ho incominciato a scrivere su Rosa Stanton. Soddisfacente ed intrigante. E soprattutto mi ha permesso di dire liberamente quello che penso e di confrontarmi con chi la pensa come me e chi no.
Ho guardato le figure di Vanity Fair, il che è molto visto che è un settimanale, e di solito leggo uno o due articoli, persino….I giornali li leggo su internet o in rassegna stampa.
Ho fatto l’elenco delle cose che ancora devo imparare.
Tipo fare il gattò di patate, migliorare nel fare i grafici dalle tabelle di excel, non mangiarmi le unghie. Ottenere la promozione che merito, insomma la avrò per ultima ma toccherà anche a me, anche perché imparerò a rompere di più, e tanto devo fare che alla fine per disperazione li devo prendere. Voi non sapete come ero prima del 2004, ma una cosa del genere non solo non l’avrei mai scritta, ma nemmeno l’avrei pensata: in questi anni ho imparato a lottare per quello che voglio: vi sembra poco?
Insomma, davvero non so se devo buttare via gli anni passati sperare che l’anno nuovo sia diverso.
Voglio dire mi è andata così bene negli anni scorsi, che mi chiedo se sia realistico pensare che possa andare meglio?
Hmm….beh, sì lo è, e sapete perché? Perché è avanti che bisogna guardare e non indietro. Bisogna guardare dove si mettono i piedi e negli occhi le persone che incontri lungo il cammino.
Credo che sia questo che farò nel nuovo splendido mitico anno che mi aspetta.

martedì 27 gennaio 2009

BRICIOLE D'ESTETICA




Un orzaiolo nell'occhio del diavolo
A cura di Vladimiro Zocca

Pochi giorni dopo le feste mi arriva a sorpresa la telefonata di un amico che non vedo più da qualche anno.
Me lo ricordo alto, bruno, dotato di un certo fascino raffinato; più giovane di me, l’ultima volta che l’ho incontrato faceva la professione di psicologo del lavoro.
Eravamo soliti fare lunghe passeggiate notturne, specialmente attraverso la Bologna estiva, allietate da frequenti soste nelle svariate osterie della città.
Parlavamo di filosofia e di arte, perché il mio amico aveva una discreta cultura, anche se priva di punte originali.
Più giovane di me, aveva una voce morbida dal timbro carezzevole che utilizzava in un eloquio non privo di attrattiva.
Tuttavia, i suoi discorsi avevano una curiosa caratteristica, anche quando affrontava temi di grande rilevanza, finivano sempre a parare sulle donne.
Era, infatti, famoso per essere un grande tombeur de femmes; a quanto si diceva, anche da parte di amiche comuni, aveva una capacità non comune di seduzione, alla quale poche resistevano.
Da parte mia, chissà, forse per invidia, trovavo i suoi finali discorsivi piuttosto stucchevoli e ripetitivi ma rimanevo, comunque un ascoltatore affidabile.
Lo riascolto, perplesso, in quella drammatica telefonata; mi deve incontrare subito perché ha bisogno urgente dei miei consigli su un suo attuale amore infelice; si è invaghito follemente di una ragazza che, dopo averlo illuso, a sorpresa, lo ha rifiutato.
Ci incontriamo alle Sette Chiese in piazza Santo Stefano.
Ci rimango male: lo vedo sofferente e precocemente invecchiato, pallido, con due profonde occhiaie che fanno ombra al suo abbigliamento trasandato, lui, un tempo, così elegante e ricercato nel vestire.
Non sto a ripetervi la storia che mi racconta, è abbastanza scontata e piuttosto di maniera.
E’ passato tanto tempo e, nei suoi confronti, non ho più la confidenza di un tempo, ma devo fare qualcosa, perché è veramente disperato e mi fa compassione; in fondo, è sempre un mio amico.
Però, sul momento non so che dire, mi rimane solo la risorsa della cultura; del resto, mi ricordo che non seguiva mai le pellicole delle sale cinematografiche nelle quali andava solo per amoreggiare con compagne più o meno occasionali.
Gli racconto la trama di un film che la sua vicenda mi aveva richiamato alla memoria e che da studente mi aveva colpito particolarmente: “L’occhio del diavolo” girato in bianco e nero dal grande Bergman nel 1959, come divertissement cinematografico.
Il regista svedese, ad onta della sua sensibilità scandinava per i temi della femminilità, era già considerato allora un maschilista occulto, anche se sincero.
La storia parte da una didascalia di apertura che recita un antico proverbio irlandese, “Una vergine sulla terra è come un orzaiolo nell’occhio del Diavolo”.
La prima scena apre ad una fastosa sala del trono settecentesca nella quale il sire, con parrucca e vesti sontuose alla Luigi XIV, è tormentato da un doloroso orzaiolo che gli deturpa l’occhio sinistro.
Ne conosce la causa: in uno sperduto villaggio, su nella terra, un’avvenente ragazza è impegnata nei preparativi di nozze con quel bravo ragazzo del suo fidanzato.
L’unico che può salvare Satana da quella orribile situazione è un certo Don Giovanni Tenorio, il più famoso seduttore della Spagna secentesca.
Sta scontando la sua pena, in una specie di contrappasso dantesco, su un’alcova d’amore nella quale si succedono bellissime donne che, sul momento di essere da lui possedute, si dissolvono improvvisamente.
Il patto con il Diavolo è stipulato e Don Giovanni sale in missione; sembra un gioco da ragazzi; la fanciulla sembra piuttosto civettuola e disponibile ad essere corteggiata da quel bel tenebroso venuto da lontano.
Ma succede l’ impensabile, vale a dire la fine di Don Giovanni in quanto si innamora perdutamente della fanciulla alla quale si rifiuta di togliere la verginità; lei convola a giuste nozze con lo sposo promesso.
Mentre l’orzaiolo nell’occhio del diavolo va in suppurazione il seduttore ritorna all’ Inferno a scontare la sua pena eterna.
Ma anche il mio amico rimane sprofondato nel suo personale inferno dei sentimenti; la storiella dell’orzaiolo sembra rendere più acuta la sua disperazione.
Cerco di fargli capire con una disquisizione filosofica, in quel momento probabilmente inopportuna, - ma lo psicologo è lui - che, quasi sicuramente, sta passando dallo stadio estetico a quello etico.
Non solo, se continua così, può raggiungere, addirittura lo stadio supremo, quello religioso.
Probabilmente, sotto quell’ apparente cinismo dalla brillante superficie che ha contraddistinto la sua vita, pur costellata di indubitabili successi, si nascondevano tremende lotte interiori che erano il segnale di una segreta aspirazione all’infinito.
Fino a quel momento era uscito come una canaglia dalle sue molteplici relazioni con donne che vivevano, esse pure, in una condizione estetica, troppo attaccate al finito e alla felicità dell’attimo che annulla qualsiasi temporalità futura.
Ma non volevo fare la figura dell’ipocrita moralista; queste considerazioni non erano farina del mio sacco.
Mi appellavo, infatti, alla speculazione di Kierkegaard, il precursore ottocentesco dell’Esistenzialismo moderno, che tanto aveva interessato gli studi della mia giovinezza.
Il grande filosofo danese mi aveva convinto che l’umanità si dibatte nei tre stadi dell’esistenza: estetico, etico, religioso, i cui passaggi dall’uno all’altra condizione possono avvenire con salti al di fuori della logica.
Il mio amico era il tipico esponente della vita vissuta come momento, nel tentativo di annullare la temporalità della quale è costituita l’esistenza, attraverso una sua polverizzazione in istanti non più ricomponibili.
Un cammino attraverso quelli che Kierkegaard definisce “stadi erotici immediati”.
Ma poiché il desiderio si muove con indeterminatezza solo la disperazione del passaggio allo stadio etico, con l’apparire della riflessione, dà inizio alla presa di coscienza.
Quello che gli è mancato è proprio la riflessione, proprio come a Don Giovanni, per il quale l’amore sensuale, a differenza dell’amore psichico, non conosce dubbio, inquietudine o attesa.
Tuttavia, neppure la riflessione è sufficiente, è necessario fare il salto estremo, uscire da se stessi ed essere capaci di infinito abbandono che, solo, ci permette di arrivare alla pura identità.
Purtroppo l’amico mio non ne vuol sapere: “ salta tu allo stadio religioso, moralista del cavolo, stavo meglio quando stavo peggio!”, mi dice tra il lamentoso e l’inviperito.
Mi concedo, allora, un supplemento di riflessione.
Infatti, in quel mio impegno inutilmente consolatorio, mi sento immerso in uno stadio etico, ma me ne vergogno subito; gli consiglio l’ultima spiaggia: un buon psicanalista che sappia essere contemporaneamente risanatore del corpo e medico dell’anima.
In fin dei conti non ho dimenticato che sono un amico speranzoso in un esito positivo di questa dolorosa vicenda.

lunedì 26 gennaio 2009

EQUILIBRISMI QUOTIDIANI


M'illumino di meno!
a cura di Maddalena Morandi

Per il quinto anno consecutivo Caterpillar, il noto programma di Radio2 in onda tutti i giorni dalle 18 alle 19.30, lancia per il 13 febbraio 2009 M'illumino di meno, una grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico. Dopo il successo delle passate edizioni, i conduttori Cirri e Solibello chiederanno nuovamente ai loro ascoltatori di dimostrare che esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio. L'invito rivolto a tutti è quello di spegnere le luci e tutti i dispositivi elettrici non indispensabili il 13 febbraio 2008 dalle ore 18.
Care amiche segnatevelo sul calendario, io l'anno scorso con i miei bimbi l'ho fatto ed è stato carino, abbiamo acceso le candele e spento tutto il resto, tranne la radio; sentire quante persone vi partecipavano e il risparmio che c'è stato è stata una bella esperienza.
Aderite.

giovedì 22 gennaio 2009

Archi.D.Arte

Decostruire se stessi
a cura di Margherita Matera



Il Decostruttivismo. Movimento architettonico di respiro internazionale, interessante se si pensa di voler de-costruire ciò che è costruito. È per certi versi una forma di cubismo, secondo me, dove non si ha più a che fare con i piani euclidei, i rapporti di forma, la sezione aurea, ma si frantuma tutto e lo si “ricompone”. Così stamattina pensavo a Frank O. Gehry, uno degli esponenti del Decostruttivismo, nonostante egli stesso non si senta tale. Pensavo a cosa Gehry riuscirebbe a de-costuire di me stessa, dove mi metterebbe il cuore. E se userebbe la testa. In quale utopia mi decostruirebbe: in un bosco, in collina, davanti al mare. Quali colori, smalti, vernici, sceglierebbe.



Se fossi io a giocare all’architetto di me stessa, invece, penso mi decostruirei di carta, di scarabocchi alla rinfusa, di parti di libri, di letture, di fogli accartocciati e poi ristesi. Senza usare colle o viti, permetterei ad una bolla d’aria di portarmi via la pelle di carta per de-decostruirmi altrove. Lasciando che l’anima continui a scriversi addosso. Per inventare nuove storie, per dar senso a quest'involucro.

mercoledì 21 gennaio 2009

RAMPA DI LANCIO


Sulle ali della fantasia
A cura di Lù Mancini

Scrivere una storia è come vivere un’altra vita, si comincia da noi, dal nostro vissuto, da uno sguardo, da un incontro imprevisto.
Poi si spazia con la fantasia e si dà una direzione alla storia, talvolta inaspettata e controversa. Volevo raccontare davvero questo? Come sono finita a questo punto? La storia ha preso un suo percorso indipendente e procede per suo conto.

Scriviamo all’inizio senza una meta apparente, vogliamo però dire delle cose importanti, sono tutte lì in fila nella nostra mente, ma metterle sulla carta è difficile, elucubriamo, pensiamo e ci danniamo davanti alla pagina bianca, certi concetti ci sembrano all’improvviso banali, ma quasi inconsapevolmente ne nascono altri e si sviluppano.
Accade qualcosa, alla fine.
Diamo un risvolto diverso da quello al quale avevamo pensato.
I personaggi nascono dalla pagina e prendono vita, diventano quasi autonomi dalla nostra penna. Sembrano persone che abbiamo già conosciuto, ma forse soltanto in un altro mondo o solo probabilmente in una vita parallela.
Ma ora esistono ed è solo grazie a noi.

martedì 20 gennaio 2009

Creatina pour Femme

Aggiusta l'antenna!
a cura di Katia Ceccarelli

La sera, spesso, guardo la televisione - non sempre, di solito leggo o mi metto al computer. Il motivo è molto semplice: è inverno e qui non c'è niente da fare, nessuno da incontrare, per cui guardo la televisione. Personalmente però preferisco la radio, quella sì che mi fa compagnia tra una lavatrice e l'altra. Non accendo mai la Tv prima delle otto di sera, quindi non saprei proprio cosa dire della programmazione pomeridiana o mattiniera. D'altronde se uno non è in casa perché dovrebbe accendere la Tv? Non ho neanche un pappagallo di cui dovermi preoccupare che non si senta solo. Diciamo che da un po' di tempo in questo mio saltabeccare tra radio, TV e Internet mi sento un po' accerchiata.
Chissà come mai ci sono dei nomi/voci/facce ricorrenti che hanno il dono di essere trasversali e mutanti. Prendiamo per esempio Selvaggia Lucarelli. Nata come "blogger" della prima ora e sapientemente sponsorizzata da quella faccia da guru della blogosfera che è Gianluca Neri, ce la siamo ritrovata a condurre qualche cosa di mattiniero in RAI (durata poco perché poi andata in maternità) poi si è infilata nella Fattoria di Canale5, a dire la sua tra una Perego e una Carmen Russo. Si sarebbe detta lanciata verso il trash totale a proposito del quale al tempo del blog si dimostrava ipercritica. Invece no, la ritroviamo nei mega raduni degli internettari 2.0 - e ora a fare "il critico" assieme a Rostagno (un'altra anima vagante) a proposito di X -Factor, al Sabato in RAI. Cosa ne capisce la Lucarelli di musica non saprei ma forse si spaccia come esperta di comunicazione e quindi se può starci la Ventura un posto alle tette della Lucarelli non si nega. Altro jolly - ma sarebbe meglio dire briscola - è Matteo Bordone. Conduttore del programma radiofonico Dispenser, amico indelebile del già nominato Neri e di Luca Sofri assieme al quale conduce da un paio di stagioni Condor, sempre alla Radio. Ecco che vediamo spuntarlo - collocato in un fossa con tetto di plexiglass - alle Invasioni Barbariche - condotto da Daria Bignardi (moglie di Luca Sofri) nella stessa sede litigare con la Parietti. Ora magicamente è migrato in RAI a fianco delle tette delle Lucarelli a parlare di X-Factor pure lui (Bordone almeno ha la competenza per parlare di musica). Dimenticavo me lo sono ritrovato pure su un numero di Drome magazine, una rivista di arte e cultura dell'immagine, una volta in cui avevo scritto un pezzo pure io. Fuori non c'è gente da incontrare ma qui dentro vedo sempre le stesse facce.

lunedì 19 gennaio 2009

SONO DISTRUTTA



Considerando uno stage di vita...
A cura di Monica Caboi

Lavorare stanca. A volte gratifica. Altre meno. C’è chi spesso mi dice: ‘’Sei cresciuta’’. Quasi con fierezza e un pizzico di rammarico, capita con un velo di malinconia. O probabilmente sono io a specchiarmi intimorita in quelle parole. Che a volte suonano come una sentenza inappellabile. Perché so di esserlo, al di là di qualsiasi constatazione di attributo anagrafico, ma manco di quello che da bambina pensavo sarei stata: non sono un’ astronauta, né una ballerina – sogni persi senza alcun rimpianto – , e alla fine nemmeno un avvocato (a volte ci penso ancora). Però scrivo. E questo è un punto fermo, dal primo diario a 9 anni alle patetiche poesie dell’adolescenza. Cerco di fare un mestiere che non so ancora se sia il Mio Mestiere. Intanto, scrivo. Spesso di cose di cui non potrebbe fregarmene di meno. E scrivere scrivendo, pian piano, entra dentro di me. E penetra anche in ciò che non mi fa impazzire, sostituendo nel piacere il contenente al contenuto. E di questo mi capita di essere felice. E poi terrorizzata. Angosciata dal pensiero di trasformarmi in una stenografa della notizia. Comunque, scrivo. E una cosa è certa, nessuno mi paga.

domenica 18 gennaio 2009

Marilyn


I Love Gay
A cura di Fabio Cicolani

Anno nuovo, vecchie abitudini. O meglio, anno nuovo, post classico. Sì, perché non di rado in questa rubrica mi sono concesso il lusso di uscire di strada, per seguire una cometa, uno bianconiglio o una chimera. Ma, come ogni Odissea vuole, prima o poi si torna sempre a casa. Vi riunisco di nuovo intorno a questo focolare di lustrini per parlarvi di una nuova tipologia di donne-mito, che sempre più spesso si manifestano al cinema e soprattutto fuori. Quest’oggi vi racconterò di donne che amano gli uomini, ma non gli uomini che le fanno soffrire, bensì gli uomini che le fanno brillare. Chi sono? Sono le donne che amano gli uomini che amano gli uomini.

A mio parere esistono due tipi di donne che amano i gay e le chiamerò: Frociarole e Uteri da Guardia. Le Frociarole non amano un gay, non hanno un gay per amico, ne hanno tanti, più ne hanno meglio stanno. Li allevano e si preoccupano di accoppiarli, scoppiarli, portarli a spasso e dormirci insieme (e magari accarezzarli come gatti). Cosa restituiscono loro questi gay-pets? Lodi e compagnia. Coccole e risate. I gay che attorniano le Frociarole non hanno niente a che vedere con Leonardo o Pasolini, loro vivono nel mondo di Hello Kitty, dove tutto è musica e rosa confetto. Il quadro sembrerebbe idilliaco, ma a guardarlo dall’esterno è catastrofico! Le Frociarole si costruiscono un harem di gay filiformi perché hanno paura di affrontare un vero corteggiamento. Spesso sono (o credono di essere) bruttine e magari in sovrappeso e si lasciano vestire dai loro lodatori paillettati alla stregua di Kylie Minogue, taglie striminzite comprese. Le Frociarole non sono altro che portinaie da discoteca. Trattano i gay come chihuahua, li mettono nelle Vuitton e ne sono gelosissime. Sono talmente convinte del loro ruolo di allevatrici che diventano dei gay donna a loro volta, e credono di poter reclutare qualsiasi gay nel loro raggio d’azione nel proprio harem, convinte che il malcapitato non desideri altro.
Non spendo altre parole sulle Frociarole e passo agli Uteri da Guardia. Queste donne sono vere donne che amano gli uomini che amano le donne. Sono amiche di uno, massimo due gay e gli sono amiche perché amano la persona, non lo status symbol. Cosa ne hanno in cambio? Un uomo sensibile che sa consigliarle anche se non è in grado di truccarle, una spalla palestrata che però non liscia i capelli. Magari non tutti gli uomini sono sensibili come i gay, ma ci sono anche donne che hanno la sensibilità di un sasso di fiume… e nemmeno tanto levigato.


sabato 17 gennaio 2009

Psyché

Donne che lottano......
A cura di Susana Liberatore


Mercoledí scorso ho avuto il piacere di sentire la Presidentessa dell´Associazione “Abuelas de Plaza de Mayo”, Estela B. De Carlotto alla Biblioteca Italiana delle Donne, presentando un interessantíssimo progetto chiamato “Teatro per l´Identità”. L´idea é continuare con la ricerca –cominciata piú di 30 anni fa- dei nipoti rapiti e scomparsi durante la dittatura militare in Argentina, attraverso l´arte servendosi dell´apparecchiatura del teatro.
“Lotta” e “tempo”: due parole che sembrano definire la forza di queste donne, che si sono spinte oltre la paura e la disperazione per organizzarsi insieme.
Vorrei condividere in questo spazio le sue parole che mi sembrano preziose: -“donne che non si conoscevano, diverse, paurose, che si sono trovate in un momento determinato della vita davanti ad una ingiustizia. E lei rifletteva, -“perchè donne? E i nonni, e i padri? Non soffrivano alla stessa maniera?. –“noi donne siamo più perseveranti –diceva lei-, andiamo oltre, “des-economiziamo”. Parola strana, no?, ma giustíssima direi. Secondo me, non intende contribuire al funzionamento oppure alla dinamica esistente, ma tende ad inventarsene un ´altra: cioé davanti all´impossibile, loro rispondono -“OK!, con chi dobbiamo parlare?”.

venerdì 16 gennaio 2009

BRUCIAPENSIERI


Manifesto per il maschio
A cura di Gregorio Scalise

Il titolo completo sarebbe “Manifesto per l’eliminazione del maschio”. Ho pensato che la parola “ eliminazione” proprio in apertura non sarebbe stato bene, così ho glissato. Adesso sembra uno scritto a favore dei…. e invece è tutto il contrario. (In realtà non si sa mai come sistemare le cose, stretti come siamo fra contenuti e comunicazione.).
Il testo è stato pubblicato dalla editrice ES ( Milano) nel 1994, ma è stato scritto nel 1967, titolo originale Scum Manifesto, l’autrice è Valerie Solanas. Devo averlo acquistato su una bancarella , mi sa, perché c’è una dedica di una donna ad un “ maschio”, con data 10 aprile 1997, Bologna-Roma. L’ha scritta sul treno?( E se sì, a che ora?). “Al maschio che mi ha insegnato ad innamorarmi dell’amore”, dice Anna ( il cognome ovviamente non lo riporto).
Ora, o Anna scherza, ed è una bella idea, o ha capito una cosa completamente diversa. Il manifesto della Solanas è a dir poco feroce, e sì, i maschi vanno eliminati, come esseri parassitari ed inutili.
Peccato che la Solanas debba in qualche modo allargare la sua analisi portandola anche contro il sistema in generale e quindi seguire strade impraticabili come la proposta dell’eliminazione del denaro, se le donne prenderanno il potere.( E potrebbero riuscirci in poco tempo, essendo più mobili e intelligenti.) Si capirà che le “ quote rose” vanno al diavolo, l’elemosina è esclusa.. A“ quei tempi”, e lo si faceva volentieri, era inevitabile fare della ideologia-utopia, insomma cimentarsi in una destrutturazione completa della società era quasi un obbligo.
La Solinas, seguendo questa strada, dà luogo a parti più che discutibili. Tutto il resto dell’invettiva,invece, pur nel suo integralismo, cose vere ne dice sugli uomini. La casa editrice ES ha una “ piccola biblioteca dell’eros” ed è impossibile non segnalare alcune chicche, come quella di Pierre Louys (“ Galateo erotico per fanciulle, onanismo senza respiro) o il celebre “ Taxi” di Violette Leduc, cui si aggiungono classici come Balzac, Bataille, De Sade. Ma di erotismo nel manifesto non c’è traccia, anzi, si ricorda come gli uomini non siano adatti per questo genere di cose, non sanno far niente, non sanno amare, trovano impossibile pensare a qualcosa che non siano cose che loro riguardino direttamente, e in genere sono cose volgari e pratiche, come mangiare, scopare, fare la guerra, lavorare.
Insomma non si distaccano da se stessi neppure per un secondo. Secondo un reportage del Village Voice del ’68, ad un certo punto, mentre Andy Warhol e la Solinas ( qui è chiamata così) stanno parlando e lui risponde al telefono, Valerie estrae dalla tasca dell’impermeabile una 32 e gli spara tre colpi. La polizia poco dopo la cattura e viene anche intervistata: “ Perché ha sparato?”- le chiedono: “ Ho un sacco di ragioni molto serie. Leggete il mio Manifesto”. Il manifesto, quello pubblicato da ES, è un ciclostilato ( come usava allora) di 21 pagine , intitolato Scum, Società per l’eliminazione del maschio. La Solanas non è lesbica ma è divorata da un disprezzo totale per gli uomini. “ E’ stramba, dice un suo conoscente, anche per la Factory, ma era simpatica, molto cordiale”.
E qualcosa di simpatico la Solanas lo ha anche sotto quella scorza di donna guerriera in lotta con tutto il mondo. Nel 1978 appare una intervista in cui la Solanas ricorda di aver portato una commedia a Warhol dal titolo “ In culo a te”. Le altre femministe americane hanno addolcito le loro posizioni, le ricorda l’intervistatore. Erica Jong scrive che non ha paura di mangiare cosce di pollo con l’uomo che ama,mentre Betty Friedan dice che non c’è niente di male a cucinare per il proprio maschio.
Ma la Solanas non demorde: “ Il sesso è una gran perdita di tempo.Il culto dell’uomo è qualcosa che per me non è mai esistito.Sono stata eterosessuale, omosessuale, prostituta. E ora il sesso mi annoia: “E’un viaggio nel vuoto”. E che sia per lei un viaggio nel vuoto lo dimostra la veemenza del Manifesto: l’uomo è in realtà una femmina repressa e scarica, marchia con questa sua infelicità le donne che per loro sventura lo incontrano.
“Per non dubitare di essere un ‘Uomo’ il maschio deve esigere che la femmina sia una ‘Donna’, cioè l’opposto di un ‘Uomo’. E poco dopo aggiunge, lasciando il suo lettore di sasso: In altri termini la femmina deve comportarsi da checca”. E subito dopo fa esplodere tutta la sua rabbia contro le femmine traditrici del loro sesso, cioè le borghesissime figlie di Papà. E’ con grande docilità e facilità che “ queste piccole checche” si adattano al ruolo richiesto, dal momento che sin dall’infanzia vengono loro “ estirpati” gli istinti femminili ( In un certo senso, c’è una certa somiglianza con le fanciulle di Louys, che si masturbano in ogni dove, quasi per rivolta). Assistiamo, in definitiva, ad un grande camoufflage per cui le donne, pardon, le femmine ,presto diventano altro da sé.
Il maschio non ha fiducia in se stesso, deve correre da sua madre che presto si immagina che sia la prima femmina che incontra. “Il maschio ha un’acuta consapevolezza dell’individualità femminile; è incapace di comprenderla, di comunicare con essa”, (…) ne ha paura e invidia. Non esiste l’invidia del pene, esiste invece l’invidia dell’uomo nei riguardi della femmina e basta analizzare le modalità di difesa dell’uomo ( sempre sulla difensiva) per vedere l’intensità cui è costretto a ricorrere per respingere la propria passività e il proprio desiderio di essere come “l’altro sesso”.
Il maschio non ha nessun rispetto per “l’intimità”, non sa neppure cosa sia, egli è vuoto, isolato, privo di io e trova naturale stare sempre con le donne e insinuarsi come un parassita nel loro pensiero, nella vana speranza di diventare finalmente femmina. Il maschio che si è spinto più lontano (accettazione della propria passività, del desiderio di essere femmina) è la checca. Ma la checca ha una identità ma non una individualità: in pratica cerca di sbarazzarsi dei suoi problemi, ma è incerto sulla propria femminilità e per rimediare si conforma allo stereotipo femminile, il quale stereotipo è inventato dagli uomini e così la checca si riduce fatalmente ad essere una marionetta.
Questo è soltanto un fior da fiore del Manifesto. Esistono passaggi ancora più acri e sbalorditivi, e forse persuasivi,qui non riportati per questione di spazio non per censura. Ma è un delirio, diranno alcuni. Come si fa a proporre una cosa simile, diranno altri: eppure. Fatta salva la distanza che ci separa dalla Solanas, possiamo leggere questo suo teatro della crudeltà con occhio più critico e a tratti benevolo ( lei si incazzerebbe ancora di più, ovvio). E soprattutto possiamo capire che sotto la tagliente e se volete delirante polemica si nascondono dei punti essenziali.
Chi scrive pamphlet lo sa. Si esagera sempre, anche se non si vuole. Per cogliere certe verità occorre darci dentro e la Solanas non si tira indietro. Sarebbe troppo facile rispondere alla Solanas: passivi, incerti, femmine represse, gli uomini, d’accordo, ma chi ha fatto il Canale di Suez, i templi vicino alla Cambogia, il colosso di Rodi, la Gioconda, l’atomica, il telefono, I miserabili, Le allegri comari di Windsor….
In realtà le verità della Solanas per essere apprezzate e discusse devono essere recuperate sotto le enormi macerie delle ideologie.

giovedì 15 gennaio 2009

Il Signor in giallo


GIOVANNI DEL PONTE
A cura di Lorenzo Bosi

Innanzitutto colgo l’occasione per augurare un felice 2009 a tutti voi e che anche nel nuovo anno questo blog continui ad espandersi e ad accogliere un sempre maggior numero di ospiti e visitatori.
Nei post precedenti ho trattato esclusivamente di giallisti per adulti ma questo genere letterario, adattato e corretto, conta una grossa quantità di estimatori anche tra i più giovani e qui voglio nominarvi un autore di spicco: Giovanni del Ponte. Non si tratta però di gialli classici, nei suoi libri il mistero si incontra col fantastico in un cocktail perfetto che tiene incollati i lettori dalla prima all’ultima pagina.
Giovanni del Ponte ha pubblicato il suo primo libro nel 2000 – GLI INVISIBILI e il segreto di Misty Bay.
Da allora sono usciti quattro volumi con la Sperling & Kupfer e ha ottenuto diversi riconoscimenti:
- Premio Comunità Montana Alto Crotonese 2003 per GLI INVISIBILI e la strega di Dark Folls.
- Premio Bancarellino 2004 per GLI INVISIBILI e il castello di Doom Rock.
Nel 2005 è poi uscito GLI INVISIBILI e l’enigma di Gaia.
Le avventure di questi ragazzini sono particolarmente avvincenti e ne consiglio la lettura ai giovani e ai meno giovani. Non di meno, la fantasia di Giovanni è riuscita a partorire una nuova entusiasmante storia che, proprio alla fine del 2008, è stata pubblicata da un’altra prestigiosa casa editrice: La DeAgostini.
Il titolo è ACQUA TAGLIENTE.
Nella lontana Arizona, in pieno deserto, viene inaugurato il parco acquatico più grande del mondo. Un gruppo di giovani cyberattivisti chiamati WebTVBoyZ va sul posto per denunciare lo scempio causato dalla costruzione di questo ecomostro. Ma i risvolti sono drammatici. Le acque del parco si popolano di misteriose creature mutanti che cominciano a fare strage tra i visitatori.
In un’intricata trama in cui si incrociano mostri acquatici, pirati informatici, streghe Navajo e arcani codici, i WebTVBoyZ s’imbatteranno in un mistero risalente a un’antica civiltà che, se non risolto il tempo, potrebbe causare un nuovo Diluvio Universale….
Buona lettura a tutti.

mercoledì 14 gennaio 2009

AperiTVo

Al via Lost 5
A cura di Sinka

I fan americani attendono trepidanti il decollo della quinta stagione di Lost previsto per mercoledì 21 gennaio sulla rete ABC. Lanciata nel settembre 2004 e rivelatasi un successo mondiale di critica e pubblico, la serie vede come protagonisti i sopravvissuti del volo Oceanic 815 Sidney – Los Angeles, naufragati su una misteriosa isola del Pacifico.





Durante i mesi di pausa tra la fine della quarta e l’inizio della quinta stagione, si sono rincorsi sul web veri e finti spoiler, che si sono aggiunti alle molteplici teorie ideate dai fan.
I creatori della serie, Lindelof e Lieber, orfani di J.J. Abrams, impegnato nel nuovo progetto Fringe, serie Sci-fi per la Fox, hanno anticipato che la nuova stagione svelerà alcuni dei misteri lasciati irrisolti in quelle precedenti e che l’impianto narrativo subirà delle modifiche, come il ritorno all’uso dei flashback, soppiantato, nella stagione precedente, dai flashforward.
Questa quinta serie, composta da 17 episodi, si profila come la penultima e certamente non deluderà le aspettative dei fan.



Video trailer Lost 5 a cura di Itasa.

A CURA DI SINKA

martedì 13 gennaio 2009

Battibecchi


Perdonami Wanda se scrivo questo post a ridosso del tuo, ma la situazione lo richiede. Per uno strano meccanismo di risposta ormai sapete tutte ciò che si è verificato riguardo alla posizione di Alessandra Lumachelli e della sua rubrica in questo spazio.


Non entro nel merito dell'accaduto, non voglio. Tuttavia mi sento di sottolineare che una persona può dimenticare un nome nella lista del calendario, senza per questo dover ripondere sui diritti del mondo e non su una semplice svista. Che accade a chiunque. A me spesso. Si dimentica di inserire un nome, non si mette in discussione la professionalità e il contenuto degli interventi.


Sono rubriche che non procurano contatti di lavoro? E meno male. Rosa Stanton non è un ufficio di collocamento, semmai uno spazio dove si esprimono professionisti che un lavoro già lo hanno. E i contatti se li cercano in altri luoghi.


E' un impegno? Si, lo è. Ma non forziamo nessuno, si può entrare ed uscire. Ma quando si scrive però lo si fa per davvero, con lo stesso impegno che dedica un giornalista alla sua testata. Quindi si, lo sforzo c'è.


Non c'è guadagno? No. E' uno spazio senza risorse. I contributi sono regali preziosi. Penso a grandi personalità che qui scrivono come il poeta Gregorio Scalise, le scrittrici Monica Maggi e Katia Ceccarelli, lo scrittore Lorenzo Bosi, il critico d'arte Vladimiro Zocca, la pittrice Linda Brindisi, l'esperto Roberto Scano, la psicologa Susana Liberatore. Nessuno è pagato. E tutti i miei deliziosi amici: Fabio, Monica, Ludovica, Maggie, Lù, la Wanda. Che amo tanto e che non finirò mai di ringraziare. E mio figlio Alessandro. E le mie allieve ( non sanno quanta gratitudine e stima abbia per loro, lo dico poche volte e questa è una gran bella occasione): Antonella, Maddalena, Elisabetta , Maria Grazia, Chiara, Maria Luisa, Maria Cristina, Diomira.


Insomma: se Ilenia dimentica un nome, santo cielo, non si disegni un dramma. Piuttosto si colga l'amicizia di una persona pulita. Che non ce ne sono in giro mica tante. E abbiatene cura. Che anche di spazi come questi, dove ci si sente a casa, se ne trovano pochi.


Per concludere Alessandra la scelta resta tua. O persistere nella decisione di abbandonare il blog , per una svista, o deliziarci con i tuoi interventi. Che non renderanno contatti professionali ma abbracci virtuali si. E questi solo contano.


Grazie a tutte voi.

Patrizia Finucci Gallo

Futile inutile...orgasmico


La Wanda, la luna piena e il lupo.
A cura di Laura Gobbi

Per caso in queste sere avete notato che magnifica luna piena risplende in cielo?
Rimasta incantata a guardarla inevitabilmente mi sono persa nei miei pensieri e, a voi lo posso confessare, ho anche espresso un desiderio...forse qualcuno in piu'......,ma come non farsi tentare di fronte a tanta immensa bellezza!!!

Ieri sera La Wanda con un gruppo di maghe maghelle ha contemplato la prima luna piena del nuovo anno o meglio la luna degli inizi o la luna del lupo.
E qui, mi si è aperto un mondo!!!
La visione del lupo che mi è stata suggerita è una visione totalmente diversa da quella cui subito di logica avevo fatto riferimento.
Il lupo che mi hanno raccontato non è l'animale solitario ed introverso ,anzi, al contrario è un lupo che è e fa branco, che ha bisogno degli altri per cacciare, sfamarsi e sopravvivere.
Il lupo inteso come parte di una famiglia, di una tribu', di un clan che va oltre e abbraccia chi gli è vicino, un lupo che lavora in gruppo, che ha scopi comuni ed aiuta chi si trova in difficoltà pur mantenendo propria una forte individualità e una forte personalità.
Simbolo di fedeltà, di maternità e di unità famigliare e ci aiuta a capire le relazioni istintive, vere e profonde che intercorrono tra ognuno di noi.
Da “Donne che corrono coi lupi” di Pinkola Estès: ”I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta,spirito giocoso e grande devozione.
Lupi e donne sono affini per natura, possiedono grande forza e grande resistenza,sono profondamente intuitive e si dedicano ai loro piccoli al loro compagno e al loro branco. Sono esperte nell' adattarsi a circostanze mutevoli, fieramente gagliarde e molto coraggiose.”
L'inverno è un tempo lento, le energie vitali sono ancora nel profondo della terra e attendono la primavera per manifestarsi, in questo tempo perchè non dedicarci con maggior consapevolezza alla nostra tana, a quella che noi consideriamo la nostra famiglia infondendo in essa energia positiva,coccolandoci nel rifugio sicuro di chi condivide con noi un percorso?

sabato 10 gennaio 2009

OFF#LIMITS

AIUTIAMOLI!
FIRMA ANCHE TU


a cura di
Diomira Pizzamgilio

Ci sono battaglie in cui ci si capita dentro per caso.
Per caso ci si trova coinvolti, spesso nostro malgrado.
Ma questa che vede protagonista mio figlio è una battaglia di civiltà a cui chiedo a tutti voi che LEGGETE di aderire.
http://www.petitiononline.com/amicar01/petition.html

Ci sono bambini, ragazzi, adulti che hanno difficoltà a leggere in maniera fluente, a scrivere sotto dettatura, a svolgere calcoli ...
Ci sono una serie di normative, di strumenti compensativi e dispensativi che in mancanza di una legge che le faccia rispettare vengono puntualmente disattesi.
Questo disturbo interessa 3 milioni di italiani, 480 mila studenti, limitando la loro riuscita scolastica tanto da farli apparire svogliati, disattenti, fannulloni.
Ne seguono problemi psicologici, ansia depressione ed infine l'abbandono degli studi.

AIUTIAMOLI!
FIRMA ANCHE TU

http://www.petitiononline.com/amicar01/petition.html
Informazioni di contatto su face book:
DISLESSIA - petizione on-line

Per ulteriori informazioni visitare i siti:
http://www.aiditalia.org/
http://www.dislessia-passodopopasso.blogspot.com/
http://www.darioianes.it/
http://www.dislessia.org/forum

giovedì 8 gennaio 2009

EstremaMente




Ascoltami
a cura di Antonella Passoni

Mi hai detto - "Dimmi qualche cosa di forte"- e sono rimasta in piedi dov’ero, stordita. Tenevo il telefono stretto in mano, per non perdermi.
A volte le emozioni arrivano inaspettate e cambiano il corpo. Dentro è fuoco, elettricità e non danno tempo al cervello di organizzarsi. Le sensazioni giungono rapide, si formano più veloci dei pensieri. Sono come i temporali che portano tempesta e rovinano la frutta ancora appesa sugli alberi.
Quando un bambino chiede di raccontargli una storia, spesso non sai da dove iniziare. Ed ero così, incapace di parlare. Poi, un po’ alla volta, la memoria ritorna e gli apri il cuore, sai che non lo spezzerà e mentre il suo respiro rallenta, per ascoltare di più, inizi a raccontare.
Da sempre, da quando esistiamo, le storie mettono a posto le fratture dell’anima, anche le più antiche, quelle che fanno più male. Fanno bene a chi racconta e a chi ascolta.
Mentre mi domandavo che cosa avrei potuto dirti, i ricordi passavano veloci come le nuvole quando cambia il tempo e le parole stavano ferme, in bilico sui bordi di un sentiero, ad aspettare che qualcuno passi e le tolga di mezzo, facendole cadere più in basso.
E intanto, quello che avevi detto, rimbalzava dalle orecchie allo stomaco, che era diventato stretto e faceva male. Gli organi interni avevano cambiato consistenza e li sentivo un po’ alla volta sciogliersi, fondersi in un'unica contrazione. Non riuscivo a darle un nome, era ampia e prendeva tutta la vita, anche quello che è stato e non potrà ritornare.
Così ho deciso di non dire, per paura che tutto svanisca e vada via per sempre. Portandosi dietro un altro pezzo di me.

martedì 6 gennaio 2009

La Befana



a cura di Maddalena


Care Befane,
vorrei parlare della Befana intesa come epifania, come festa religiosa. A questo proposito la mia ignoranza non ha confini e ogni occasione è buona per me, per dire che è proprio vero che non si impara mai abbastanza: l’epifania, cioè la rivelazione e manifestazione è la prima occasione ufficiale in cui Dio si manifesta agli uomini tramite il figlio Gesù Cristo. L’umanità è rappresentata dai Re Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassare questi antichi scienziati (degli astronomi del tempo) che dopo un lungo cammino vanno a rendere omaggio al Salvatore. Ma quello che io non sapevo era che i Magi in realtà erano quattro, il quarto non arriva a destinazione, perché si fa sopraffare da dubbi dettati dalla ragione. Invece gli altri oltre alla loro intelligenza seguono la fede, ossia il cuore; infatti essi si affidano a un Segno, la Cometa, anziché limitarsi alla loro ratio.
Bene, mi fa piacere avere trovato che in sostanza anche la religione ci insegna a seguire quello che che abbiamo di più personale è cioè il nostro cuore. Per rendere il discorso più terra a terra, direi che il mio proposito per il 2009 di cercare di seguire il mio ritmo, quello interno dettato da una vocina che ognuno di noi ha (basta essere un po’ schizzati da sentire le voci … ;-) ) sia interessante, che ne dite.
Nel frattempo buona Befana a tutte.
P.S. Tanto per ridere un pò cliccate sull'immagine della Befana, che è un giochino carino ... .

lunedì 5 gennaio 2009

Tea time













Oggi niente recensione di un libro ma riflessioni su Bologna- Parigi - Los Angeles- Santa Barbara! (Seconda puntata)

a cura di Maria Luisa Pozzi


Si, è stato un bel viaggio. Un sogno.
Ho raccontato a mia figlia quanto era bello vedere tanti giovani che andavano in bicicletta lungo l’oceano, con il surf sotto braccio o agganciato di fianco alla bici.
“Beh,” mi ha risposto, “era bello anche camminare lungo Via Zamboni quando andavo io all’Università.”
In via Zamboni c’è la sede centrale dell’Università di Bologna. La via è bella ma severa: palazzi patrizi in arenaria, un’antica chiesa, un teatro settecentesco. L’oceano, i gabbiani, gli eucalipti, le palme che toccano il cielo sono anni luce da via Zamboni eppure….
Allora quello che conta, quello che si ricorda, non è un luogo ma un tempo. Il tempo della giovinezza. Il tempo dell’azione. Il tempo in cui sei pronta a salire sulle barricate per cambiare il mondo.
Che la Befana porti una calza piena di giovinezza a tutti. Anche a chi giovane non è più.

Un grandissimo abbraccio.


venerdì 2 gennaio 2009

Nutritevi di Rosa Stanton


Da qualche parte si deve pur ricominciare.


Dagli abiti nuovi per esempio. Da un bagno di modestia. Da una certa virilità. Da una qualche ricerca. Oppure stando fermi, che le cose ci cercano da sole. Questo lo sappiamo. Dalla voglia di cambiare. Tanto è vero che ci sembra di cambiare e poi siamo sempre uguali, un passo avanti a noi e un altro intorno. Un pò a destra e un pò a sinistra. Qualche volta di lato. E tutto ci sembra in movimento su quella mattonella che ci guarda con compassione.


E allora speriamo che ci sorregga, stabile, ancora per molti anni. Bastava abbassare gli occhi e scoprire dove stava l'equilibrio.


Tanto per dire qualcosa. Che il 2009 ci veda ancora insieme è davvero magico. Un abbraccio immenso.


PFG


giovedì 1 gennaio 2009

2009


a cura di Maddalena


Ebbene si, il 2008 è finito.
Per molti essendo un anno bisestile sarebbe stato comunque funesto; alla luce degli avvenimenti accaduti, se anche avesse avuto solo 365 giorni è stato bello tosto ugualmente, non ci ha risparmiato nemmeno un terremoto vero e proprio giusto prima di Natale. Anche la Madre Terra ha voluto dire la sua, ha emesso un grido rabbioso, un urlo di dolore, ha voluto partorire la sua disapprovazione per quello che sta succedendo. L'indifferenza regna sovrana: a nessuno importa niente 1) del globo terrestre;
2) della sua popolazione animale e umana.
Viviamo a testa bassa un'esistenza che in quanto esseri pensanti ci appartiene poco, ma non abbiamo il tempo e a volte nemmeno la forza per contrastare un destino che ci travolge; anzi a volte crediamo di averlo voluto e scelto razionalmente.
No, non è così, ne sono sempre più certa.
Quello che stiamo vivendo ora, il down economico, relazionale, familiare, personale è il frutto di quello che abbiamo creato fino ad oggi a livello emozionale: poco.
Bene.
Anzi male, ma bene, perchè una volta toccato il fondo anzichè scavare, possiamo provare a riscrivere la scale dei nostri valori: da lì inizia la risalita.
Quindi come mio augurio per il nuovo anno a voi e a me è che se dovremo spargere lacrime, siano di gioia e felicità.
Buon anno!!!!
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