lunedì 29 dicembre 2008

NOTE BLU
















My black, red blues.
A cura di Ilenia Firetto

Oggi le mie note non sono blu, hanno mutato colore.
Il mio stato d’animo le ha trasformate in nere o forse in rosse….rosse come il sangue che in questi maledettissimi giorni è stato versato lungo le strade ed ha portato via tanti giovani ragazzi.
Meno di un mese fa un mio caro amico, stamattina mi è arrivata la notizia di una ragazza del mio paese, piena di energia e di passione per lo sport che, a 19 anni, in seguito ad un incidente, non ce l’ha fatta.
Vorrei che leggeste i versi di seguito, sono di mio padre.
Di solito io sono sempre molto critica con lui, ma questa poesia, in dialetto siciliano, che ho deciso di pubblicare credo che dica e rispecchi perfettamente tutto quello che io sto provando, del dolore che non ha parole e lascia muti.
Sono al computer e sto scrivendo con il sottofondo di “Both Sides Now” di Joni Mitchell ed è inevitabile…le lacrime iniziano a scendere…questa canzone mi provoca sempre questo effetto e mi lascio andare…piango, piango, piango cercando di buttar fuori dal mio essere tutta la rabbia, il dolore accumulatosi in questi ultimi giorni perché ci sono persone e momenti, attimi di vita che non si dimenticano, che ti lasciano il segno dentro, segno che resterà per sempre.
Il mio blues si intitolerà Natale 2008, versi di Lillo Firetto e musica di Joni Mitchell, brano che potrete ascoltare al link:
http://it.youtube.com/watch?v=tKQSlH-LLTQ&feature=related

NATALE 2008

Niuru stu Natali
si prisenta.
Li strati a lavinara
divintati
di sangu di picciotti
ncidintati-
Lameri nturciuniati
di machini ammaccati
corpi sminnittiati
facci stracanciati
nun si ponnu taliari
la peddi fann’arrizzari-

Niuru stu Natali
si prisenta.
Morti senza sensu
pi droga alcul e divirtimentu-
li famigli scunsulati
nun si ponnu cunurtari
la firita è troppu granni
nenti la potrà curari-
li guerri senza fermu
continuanu a cuvari
li morti ogni mumentu
vannu a aumintari-

Niuru stu Natali
si prisenta.
Li risparmi di na vita
nfumu s’inni eru
li banchi scialacquannu
tutti l’abbrusciaru-
migliara di pirsuni
ogni jornu licinziati
cu sti grossi dispiaciri
malati divintati
e sennu senza pani
si mori dispirati-

Bammineddu beddu
veni nterra a cunsulari
sti lacrimi tropp’amari
veni ad asciucari-
Bammineddu beddu
la paci Tu a purtari
sti morti tantu nutuli
l’ha fari Tu scanzari-
Bammineddu beddu
llumina li menti
criannu lu travagliu
filici fa la genti.


NATALE 2008

Nero questo Natale
si presenta.
Le strade come un fiume
sono diventate
di sangue di ragazzi
incidentati-
Lamiere contorte
di macchine ammaccate
corpi sfracellati
facce stracambiate
non si possono guardare
i brividi fanno venire-

Nero questo Natale
si presenta.
Morti senza motivo
per droga, alcol e divertimento-
le famiglie inconsolabili
non si possono confortare
la ferita è troppo grande
niente potrà curarla-
le guerre interminabili
continuano ad esplodere
i morti ad ogni istante
perdurano.

Nero questo Natale
si presenta.
I risparmi di una vita
in fumo sono andati
le banche scialacquando
tutto hanno bruciato-
migliaia di persone
ogni giorno licenziate
a causa di questi grandi dispiaceri
malate sono diventate
ed essendo senza “pane”
muoiono disperate-

Bambin Gesù bello
vieni in terra a consolare
queste lacrime troppo amare
vieni ad asciugare
Bambin Gesù bello
la pace devi portare
queste morti talmente inutili
non devi farle accadere-
Bambin Gesù bello
illumina le menti
creando il lavoro
felici rendi la gente.

sabato 27 dicembre 2008

Archi.D.Arte

Un altro Spazio
a cura di Margherita Matera


Non torno a casa spesso. Varco infinite soglie ogni giorno, ma quella di casa dei miei genitori la percorro raramente.
Ora sono sulla soglia di un Anno e mi trovo inevitabilmente ad appoggiarmi allo stipite della sua porta.
E sono qui. Ferma. Non capisco se questa è un'entrata o un'uscita, non è segnalata.
La soglia è una posizione strategica perchè si ha davanti uno spazio intero, si ha una visione d'insieme.
La soglia è una scelta. Segna, rimarca.
Quando si aspetta si guarda verso la porta. Così ora che questo spazio lo occupo io, mi chiedo se forse non stia aspettando me stessa.
Probabilmente aspetto di vedere un Tempo nuovo. Di imparare a leggere la mano di qualcuno.
Di rivedere la mia Bologna da una vista priviegiata.
Forse aspetto di andare per poter tornare. Di rivedere con occhi nuovi. Aspetto una nuova serata tra pinzimonio e champagne.
Aspetto un pomeriggio insensato fra amiche. Di ridere di gusto come amo fare.
Aspetto il senso di un abbraccio. Aspetto di riaddormentarmi serena. Aspetto la vista di nuove camelie. Aspetto le confidenze di un'amica. Un aperitivo lungo.
La cena preparata da un amico. Aspetto di riascoltare quella canzone. Di rincontrare il mare. Di tornare a casa ad orari indecenti.
Così capisco che lo stipite della mia porticina in realtà segna la soglia di un Arco di Trionfo.


Di quell'elemento architettonico che per certi versi potrebbe apparire insensato. Piantato in mezzo al nulla spaziale. Curato nei bassorilievi.
Più o meno grande.Costruito attorno ad una spirale di scale. Edificato attorno al Tempo. Ritorto.
Anche se, pensandoci, non è quest'Arco.D.Arte che mi sono idealmente disegnata l'elemento del mio percorso, ma il Passaggio
attraverso esso. L'andare oltre un accesso al nulla, senza pareti prima, poi.
L'amore per l'Insensato.
Solo una soglia e tutto quanto scelgo di portare con me. Spensierata. Sognante. Voi con me.

martedì 23 dicembre 2008

BRICIOLE D'STETICA


INFERNI CREATIVI DELL’IO
A cura di Vladimiro Zocca

Il ritorno del fantastico inquietante nella narrativa contemporanea, costituisce, in fondo, la necessità di difendere la finzione dalla corrosione alla quale la sottopone la realtà; corrosione tanto più virulenta quanto più è brillantemente patinata dalla superficie del quotidiano.
E’ allora che, da narratori o da fruitori, sentiamo il bisogno di calarci nel profondo della nostra carne, per attingere colori, segni, forme dall’angolo oscuro dell’essere, fino a raggiungere la fitta ombra del mistero, quell’ irriducibile fondo-resto che neppure le pratiche psicoanalitiche sono riuscite a rischiarare.
D’altra parte, è la stessa psicoanalisi che, attraverso la nozione di inconscio, propone un’iniziazione all’oscurità.
Dietro quella porta socchiusa della nostra esistenza, che lascia intravedere l’inferno dell’anima, affondano le radici dell’umano, la cui linfa di follia, risalendo dal fuori-del-tempo primordiale, lungo il tronco del tempo romantico dell’Ottocento, è giunto, oggi, fino ai rami del post-moderno.
Questa discesa agli Inferi e ritorno, per usare il titolo dell’ultimo scritto di Elémire Zolla, ha dischiuso gli scenari, prima dei romanzi gotici e dell’orrore, poi di quelli polizieschi del crimine.
L’attacco del principio di realtà alla follia dell’essere, che racchiude inferni privati, avviene, ancora oggi, per due vie: quella della ragione illuministica, che troppo facilmente si è identificata con il reale, nonostante Kant, individuandone i limiti, abbia riaperto al mistero della non-ragione, e quella sensista dell’empirismo inglese che ha aperto la mente ai segreti della carne e del corpo umano.
Non è un caso se la letteratura nera con i suoi vampiri, e quella poliziesca con i suoi criminali e i suoi investigatori, si sia irraggiata dal mondo anglosassone, a cominciare dal grande Edgar Allan Poe, nelle letterature di ogni paese.
Scendere nei sensi profondi della narrazione significa, quindi, passare dall’insostenibile leggerezza dell’essere all’insostenibile complessità del male annidato nelle pieghe nascoste del tempo.
“i crimini sono fatti, cose realmente accadute” è una recente affermazione del giallista italiano Giancarlo De Cataldo, che è pure un giudice di Corte d’Assise.
La banalità del male, tuttavia, fa correre il rischio a scrittori e artisti, nostri contemporanei di smarrire il senso della bellezza; a questo proposito ricordo il recente ultimo libro del critico d’arte Stefano Chiodi La bellezza difficile, in cui afferma che la bellezza stessa è oggi difficile da edificare e da decifrare, a causa del diaframma della realtà che la altera e la falsifica, fin quasi ad annullarla.
L’estetologo Federico Vercellone sostiene, addirittura, che la bellezza, nel Novecento, sia un fantasma che alita nell’aria della contemporaneità, senza mai prendere definitivamente corpo; un fantasma che risulta incompiuto quando tenta di farsi corpo reale.
Tutto ciò era stato intuito negli anni Sessanta negli Stati Uniti dalla Pop Art e, in particolare da Andy Wahrol che, con i collaboratori della sua Factory, scope la normalità della bellezza attraverso una vera e propria epica dell’arte come merce.
D’altra parte Waldemar Deonna, archeologo dall’affascinante scrittura, ne’ Il simbolismo dell’occhio dice che l’ io tende ad accomodarsi nell’occhio d’ombra della notte per generare mostri.
Ma il best seller di Stephenie Meyer, dove agisce un vampiro postmoderno, bellissimo liceale dal fisico atletico, con capelli color del bronzo e occhi dai riflessi di miele, ha per titolo Twilight, che in inglese vuol dire penombra, crepuscolo: un vampiro, dunque, che si è dovuto adeguare agli usi e costumi piccolo-borghesi di un paese della provincia americana, perdendo l’originalità che, con il pieno della notte, in passato i Romantici avevano donato ai loro incubi letterari.
Allora, esiste una realtà profonda negli anfratti dell’io che genera la finzione della creazione artistica, il monstrum, il prodigio dei Latini, e c’è una realtà quotidiana che oppone resistenza con la sua violenta razionalità e tenta di definire le malattie dell’anima, ponendo i monstra sotto la tutela della Psicopatologia della vita quotidiana: nel 1904 Sigmund Freud pubblica, con questo titolo, un lavoro diventato famosissimo nella letteratura scientifica delle malattie nervose
A questo punto, è necessario, forse, seguire il suggerimento di Peter Kingsley, innovativo studioso del pensiero presocratico: invita a rigettare la critica post-illuminista degli ultimi due secoli che ha interpretato la storia della prima filosofia greca come progressiva evoluzione verso un ideale molto vago, ma potentemente seduttivo, di ricerca di un principio razionale della realtà.
Bisogna, per contro, ricostruire la catena continua di una tradizione alternativa di interpretazione che, in modo sotterraneo, è sopravvissuta nei secoli, ripercorrendo il filo, dal colore perso, della follia originaria, che collega il regno oscuro delle Grandi Madri all’esoterismo alchemico del Rinascimento.
Un percorso infinito nel sogno del mito dove la maschera della realtà non può più deformare il volto autentico dell’essere.

lunedì 22 dicembre 2008

Pittura & Illustrazione















ROCK 'n' MUSIC PLANET
A cura di Linda Brindisi


ROCK ‘n’ MUSIC PLANET
Milano - piazza Duomo –
Tutti i giorni dal 18 ottobre al 15 marzo 2009


Per tutti gli appassionati del rock ma non solo, per tutti gli appassionati di musica “buona”, consiglio questa spettacolare mostra in pieno centro a Milano. La mostra sarà aperta fino al 15 marzo 2009 quindi se passate da Milano non fatevela scappare. Costo di 5 euro di cui un euro andrà devoluto a “ Fabbrica Duomo “, c’è anche il ridotto di 3 euro e gratis per tutte le scolaresche. Aperta tutti i giorni comprese le domeniche dalle h.10,00 alle 22,00.
Potete anche consultare il seguente sito per tutte le curiosità e le informazioni sulla mostra:
http://www.rockandmusicplanet.com/
Si ringrazia Red Ronnie che ha messo a disposizione del comune di Milano per questa mostra la sua collezione privata comprensiva di pezzi unici sul mondo del rock.

domenica 21 dicembre 2008

GRAFOLOGANDO


La firma ovvero come ci presentiamo al mondo
A cura di Alessandra Lumachelli

La firma può essere definita come l'immagine che la [lo] scrivente possiede di sé: manifesta le aspirazioni, i complessi, i bisogni e i desideri profondi i tratti dominanti della personalità..
L’esame grafologico della sola firma non risulta esaustivo per poter descrivere la personalità individuale; comunque, essa rappresenta un elemento necessario di sostegno oppure di correzione della indicazioni fornite dal testo.
Essendo la scrittura un mezzo di comunicazione con l’ambiente, quindi lo strumento con cui ci presentiamo agli altri, si può affermare che la firma è il desiderio di come la sua autrice [autore] vorrebbe farsi conoscere, considerare ed apprezzare dal mondo circostante.
Bisogna esaminare la firma con gli stessi criteri di osservazione del testo, e rapportare il suo significato sempre al testo: la relazione fra i due può essere di conformità/omogeneità o di difformità/disomogeneità.
Se la firma ed il testo vengono tracciati con lo stesso stile, la [lo] scrivente manifesta omogeneità fra realtà intima e realtà sociale, e si propone agli altri così come è nel proprio intimo.
Se la firma ed il testo, invece, risultano piuttosto diversi, tale diversità rivela una personalità che si propone all'esterno in maniera dissimile da come è nella realtà interiore, per le ragioni più disparate, palesando una scarsa integrazione tra l'Io "intimo" e l'Io "sociale".

sabato 20 dicembre 2008

La dolce vita di Ludovica





















Quando il design è politically correct
A cura di Ludovica Falconi

Design e riciclaggio, un sodalizio di cui ormai si sente parlare spesso. Un fenomeno riservato a pochi addetti ai lavori è arrivato al Salone del Mobile e sulle passerelle dei designer più attenti al tema.
Parlando di prodotti design oriented, se da una parte assistiamo alla frenetica ricerca dell’ ultimo ritrovato tecnologico in commercio, dall’ altro canto possiamo presenziare all’ affermarsi di una nuova esigenza creativa. Parole come “ecologico” ed “ecosostenibile” si fanno spazio prepotentemente in quelle che sono le manifestazioni più prestigiose del settore.
L’ Italia non è nuova a questo tipo di sensibilità, infatti nel ’67 rispondeva alle utopie dei movimenti razionalisti con la prima mostra di Arte Povera, basata sull’ uso di materiali naturali, che, come definisce Andrea Branzi è “ un’ arte rivolta alla ricerca di gesti semplici, antropologici, poetici, forti nella loro umanistica incertezza”.
Ma sono i paesi scandinavi che hanno da sempre capito realmente quanto fosse importante il rapporto che intercorre tra l’ uomo e la realtà che lui stesso si costruisce intorno, già dagli anni ’30 quando Alvar Aalto fece del razionalismo empirico il suo credo.
Ma quelli che prima potevano essere dei timidi cambiamenti affondano ora le radici nel bisogno latente di dare un futuro al nostro pianeta.

venerdì 19 dicembre 2008

EQUILIBRISMI QUOTIDIANI



Crisi
a cura di Maddalena Morandi



Non è l'argomento più indicato da trattare in questo periodo di avvento, ma è sicuramente quello più all'ordine del giorno.

La crisi.

I mercati mondiali sono in fase di stasi, l'offerta di merci supera la domanda e quindi c'è stagnazione: le aziende non vendono, la gente non compra, le attività produttive chiudono i battenti, i lavoratori non percepiscono lo stipendio, quindi non spendono. I consumi sono bloccati e il gatto si morde la coda. C'è chi dice che in Europa una crisi del genere non ci fosse mai stata e che sia pari solo a quella americana del '29.

I giornali, la televisione e la gente non parlano di altro, la crisi.

A questa crisi economico-finanziaria, si aggiunge la crisi dei valori.

Insomma non si scappa, ovunque volgiamo lo sguardo c'è lei, la crisi.

Si è vero è un momento difficile, ma ritengo che i mezzi di comunicazione stiano addirittura peggiorando la situazione, fanno dell'allarmismo gratuito, che non ha niente a che vedere con l'informazione. Io credo che si debba cercare di mantenere la speranza, dopo ogni fase di picco dscendente deve per forza esserci una ripresa. Un mio amico dice che una volta toccato il fondo si può sempre scavare (della serie non c'è fine al peggio), tuttavia disperarsi e basta non solo non serve a niente, ma impedisce di mantenere anche una certa lucidità.

Quindi stringiamo i denti, ma in alto i cuori.

Finchè c'è vita c'è speranza.

Buon Natale!


RAMPA DI LANCIO


UNA RAGIONE PER SCRIVERE
A cura di Lù Mancini

Cari lettori
Per scrivere bene ed arrivare fino in fondo alla storia che vogliamo elaborare è necessario avere una buona ragione per scrivere e questa buona ragione è la passione.
Scrivere con passione su ciò che conta davvero per noi.
Raccontiamo ciò che conta e perché determinate cose sono importanti per noi, non è fondamentale che sia qualcosa di universalmente rilevante, spieghiamo invece perché una cosa che per altri può essere insignificante è essenziale per la nostra vita .
Più che la storia dettagliata, conta come la si racconta e cosa ha significato per noi. Quando un argomento non ci appassiona veramente, allora è meglio non parlarne, perché ciò che noi sentiamo intimamente traspare dalla pagina scritta ed è quello che arriva al lettore, soprattutto se abbiamo la forza di parlarne con totale onestà, quindi senza barare, soprattutto con noi stessi, ma mettendo a nudo la nostra anima senza remore e senza vergogna.

Con ciò non intendo però che occorra scrivere in senso autobiografico, non è necessario e forse neanche consigliabile, possiamo parlare di noi o di altri, ispirandoci alla realtà o alla fantasia, ma ciò che trasparirà saremo sempre noi, il nostro pensiero e il nostro sentire, saranno i personaggi e la storia stessa a parlare e a dire la nostra verità.
Scrivere è come spogliarsi nudi davanti ad una platea, è un mostrarsi pienamente e senza difese, perché chi ci leggerà scoprirà ciò che noi non mostriamo, la parte più intima e più inerme, la parte di noi più attaccabile e sguarnita, la nostra essenza più vera.



martedì 16 dicembre 2008

NON HO L'ETA'


SORELLE…AMBIVALENZA DI UN LEGAME SENZA SCAMPO

A cura di Chiara Cappellato

Le Super Over: così tenere, spesso divertenti, come i racconti di una old, classe 1921.
Primogenita di cinque figlie (ai quei tempi, tutte femmine!) due anni di differenza l’una dall’altra.
I nomi: Marcella, Onorina, Romilda, Leonilda, Iole. Fiori nella miseria della campagna padovana, dove un unico pasto serale a base di polenta e aringa strofinata o brodaglia di verdure arraffate nei campi vicini, assicurava senza fatiche il mitico “vitino di vespa”. Dormire tutte insieme al freddo, un’unica stanza, niente bagno.
Giovinezze limpide, civettuole, sorvegliate da una madre parca di carezze.
Lavorare a undici anni, sacrifici e privazioni certo non lasciano spazio a solidarietà fraterna.
Come potevano svilupparsi cultura e educazione a esprimere affetto ed emozioni?
E dalla notte dei tempi, come in tutte le famiglie con donne, anche nella loro si contavano litigi, tirate di capelli, urla per rubarsi l’abito o il cappello strausato, stracucito, strarattoppato, con il timore della materna ramazzata sulla testa. Domenica pomeriggio il ballo: unico flash di spensieratezza perché esplosiva era la voglia di divertirsi e conquistare, con una bellezza che ancora oggi viene da tutte quante onorata.
Ma ci pensate?
A vent’anni le nozze, figli, difficoltà, vite che si dividono, rapporti che sanno di vicinato.
Ottanta anni dopo, stesse piccole gelosie, ripicche, sempre qualcosa da criticarsi, sparlare.
Questa volta le Nonne non danno buon esempio…. Eppure noi le perdoniamo.
Le giovani di oggi, sulla trentina: osservo mia sorella e coetanee.
Tanto solidali quanto rivali. Dialogano, si ricattano, vorrebbero essere figlie uniche e poi si cercano. Un’intimità che non si sceglie, ma che durerà tutta una vita.
Mia sorella: uno specchio che illumina differenze, un pensiero fisso, un cruccio e una gioia.
Innamorata della mia sorellona, pur essendo opposte nel fisico e nella personalità.
Nella società dei figli unici: la mia fortuna.
Io, maggiore, pensando a lei avverto dolci sensazioni che emergono dal profondo: amore, bisogno e desiderio di protezione. A vicenda.
Un patto mai pronunciato: essere unite, sempre.
Certo le nostre esistenze non hanno conosciuto povertà, guerra, severità e ogni azione per noi è semplice, dovuta, pretesa. Ma è proprio per questo che è faticoso ascoltare o fermarsi un istante per valutare ciò che è effimero e ciò che invece merita.
Crescere in famiglie con una tv per stanza dove frenesia e ricerca del piacere personale prendono il sopravvento sul dialogo tra i componenti. Amicizie, sport, attività e orari che mai coincidono, dividono invece di cementare i rapporti.
Buona volontà e poi? Cosa ci vuole?
Non so se siete d’accordo. Mi piacerebbe conoscere la vostra esperienza.

lunedì 15 dicembre 2008

Archi.D.Arte

Omnia Vincit Amor: Ledoux
a cura di Margherita Matera



Ledoux. Architetto francese. Spettacoloso. Senza date perché fuori Tempo. Passato. Presente. Futuro. Omnia.
Ledoux, che mi ha regalato una notte stellata in un mezzo cerchio perfetto.
Ledoux che ha iniziato il suo scritto (l’architecture considérée sous le rapport de l’art, des moeurs et de la legislation) con « Omnia Vincit Amor ». E questo basterebbe. Potrei fermarmi qui.
Aveva un’idea tutta sua di spazio. Egli sentiva le forme. Le vedeva e le disegnava. Alla base di tutto c’era un accuratissimo studio. Spazio. Idea. Pensiero. Psicologia.
La sua architettura sfumava nei toni del simbolismo.



Egli concepì edifici come il Tempio dell’Amore, palazzo per l’amore sessuale, la cui pianta è quella di un fallo in erezione; o il Tempio dei Ricordi, una chiesa, vasta struttura senza finestre; o il Cimitero, una catacomba a forma di immensa sfera.
L’Architettura è anche questo. È anche Visione. Insensata. Sensata. Pensata. Pesata. Posata.
L’Architettura va prima del realizzato.
L’Architettura è bizzarria. È divertente. Eccessiva. Autoironica.
La Mia Architettura non è perbenista.
Veste il mio Tempo. Me. L’Architettura sfida se stessa. Negli eccessi insoliti che a volte possono intimorire.
E Ledoux ce ne dà visione.

sabato 13 dicembre 2008

PSYCHE

E proprio della “Natura Maschile” confondere la Femminilità con la Biologia?
A cura di Susana Liberatore


Quale donna non ha sentito in vita sua la classica domanda: -“hai le tue “cosine”?. Domanda che invece sottende l´interpretazione dell´interessato (di solito un maschio!!!) relativamente ad un cambio dell´umore di ella, un gesto imprevisto, oppure l´espressione d´una insoddisfazione.
Ridurre l´atteggiamento femminile agli ormoni, ad un corpo regolato dalla biologia, mi sembra veramente una sintesi troppo facile, che tenta di mettere a taccere in questa spiegazione “lo spirito” della Donna: essere una preda che scappa per definizione dalla caccia delle parole, che sfugge alle norme, alle regole e in anzitutto alla classificazione. Cioé, ogni volta che si tenta di “dirla”, non si fa altro che male-dirla, oppure farla male-detta, come diceva Lacan.
Per tentare di sbilanciare questa comparazione femminile-ormonale, mi piacerebbe riportarvi un essempio di Amelia Barbui segnalato nel libro “Una per Una”(*1):
Di solito un rubinetto che gocciola, piú che suscitare esclamazioni di ammirazione, richiede l´intervento di un idraulico, ma in un rubineto che gocciola c´é qualcosa di piú che l ´acqua al posto sbagliato, c´é un caos in miniatura”. (Ian Stewart)

(*1) “Una per Una: Il Femminile e la Psicoanalisi”, a cura di Paola Francesconi. Ed. Borla, 2007. Pag. 157.








venerdì 12 dicembre 2008

BRUCIAPENSIERI


Donne viste dagli uomini
A cura di Gregorio Scalise


Sta leggendo ad alta voce “ Il compimento dell’amore”, un racconto di Musil. Avrà una ventina d’anni, corpo asciutto ma non minuto, occhi chiari, è percorsa da una certa energia nervosa. Ogni tanto alza gli occhi e mi guarda, per la serie “ ma cosa mi fa leggere”. Sono in una scuola, incontro con studenti, qui la maggior parte sono donne. Non so perché ho scelto quel racconto, o meglio lo so e difatti lo “ teorizzo” per così dire, proprio all’inizio. Il racconto fa parte di una sezione dei racconti di Musil dico, intitolata appunto Incontri ed è del 1911.
La prima letteratura del 1900, dico ancora, è quella della Mitteleuropea.,poi varie vicende, guerre, appare la letteratura e la pop americana, siano verso gli anni sessanta. Successivamente si distingue, a Parigi, un gruppo di intellettuali come Foucallt, Barthes, Deleuze i quali accentrano su di loro l’attenzione, Parigi ritorna al centro della scena, specie per noi italiani.
Accade che questi uomini vengano a mancare, non sono degnamente sostituiti, i dioscuri francesi attuali sono Glucksmann e Henry Lévy, bravi per carità, ma non all’altezza di quelli che li hanno preceduti. Nel frattempo la cultura americana appare un po’ suonata, insomma, e anche per loro ammissione non è più quella degli anni sessanta, sicchè ho pensato che buona cosa, care ragazze, sarebbe stato ed è tornare alle origini: Alla vecchia e cara Mitteleuropea, voglio dire a Stephan Zwig, Musil, Schnitzeler, Broch, Canetti.
Per questo il racconto in questione.
Sia “ Il compimento dell’amore” che “La tentazione di Veronica”, dico, sono due analisi di psicologia sessuale femminile guidate da una notevole forza introspettiva. Sono stati considerati dalla critica come i primi esempi narrativi dell’espressionismo tedesco. Poi affido il testo alla ragazza che legge scandendo bene e tonalizzando, persino.. Gli altri, cioè le altre, presto si annoiano. Buon dio, penso, qui c’è da lavorare. Com’è che le cose che piacciono a me non piacciono a loro? Domanda cretina, è chiaro.
Quello che però non ho detto sono alcune riflessioni mie e anche della critica: I particolari del racconto sono costruiti con indiscussa bravura e intensità.La struttura generale non tiene molto. I particolari hanno il sopravvento, ma sono ottimi. Ne “ Il compimento dell’amore” è in gioco il diritto di chi ama a tradire la persona amata. Claudine cerca l’avventura con uno sconosciuto non perché non ami il marito, ma perché non sopporta che il tempo scorra in una sola direzione. Mentre la ragazza legge, mi chiedo se posso intervenire parlando del tempo “ in un'unica direzione”. Vedo che le volte che la fermo per inserirmi con un commento, una spiegazione, non sono ben accolto: sembra proprio scocciata. E poi sono troppo giovani per afferrare quel “ una sola direzione”. E se poi una, magari un po’ maliziosa e simpatica, mi viene fuori dicendo”.
Ehi, sì, bella scusa. La voglio usare con il mio ragazzo..sai caro il tempo monodiredionale è scocciante..”. No, non direbbe monodirezionale. Mica sa cosa vuol dire. Il fatto è che non oserebbero fare dello spirito. Forse sono intimidite. Sono stato annunciato come poeta importante che..hanno l’aria delle perbenino, ma non è questo. E’ che non sono spiritose, punto. Mi sbaglio? “ Vi sono tanti problemi nel rapporto con la persona amata”- legge la ragazza. La prima scena, chiamiamola così, mi appare interminabile. Sento sulla pelle il loro nervosismo represso, la loro disattenzione, la loro voglia di altro. Musil descrive la teiera, Musil descrive addirittura il gesto con cui Claudinre versa il tè al marito.
Vai a spiegare che i gesti sono la descrizione di movimenti interiori, che c’è un rapporto fra la lentezza del gesto – che per altro, narrando, non può essere veloce…Mi fermo.Spiego quanto pensato prima. Ma queste sono abituate ai telefilm, penso mentre spiego. Cielo che corpo a corpo, ma chi me l’ha fatto fare, portavo Harry Potter ed eravamo tutti contenti, fra l’altro non l’ho mai letto. Oppure “ Sdraiami”, un racconto erotico di una romana di qualche anno fa, ma non posso, poi mi prendono per uno che cerca di provocare le ragazzine…stupidaggini, tanto non rinuncio a provocarle, basta uno sguardo di taglio, un gesto, magari un po’ più svelto di quelli di Claudine, una battuta anche non allusiva, anzi, non deve essere allusiva di niente e per niente, tanto, le donne capiscono e queste qui anche.
A me poi piace turbarle un po’, se ci riesco, il tutto in modo indiretto, quasi neutro, elegante e un po’ micidiale, da dietro le quinte. Magari suscitando un pensiero che arriva due ore dopo, il giorno dopo, una settimana dopo: oppure una irruzione nella loro vita onirica, ma qui bisogna essere proprio bravi, rasentare un filo di lana senza mai sognarsi di oltrepassarlo, un filo di lana elettrico.
Chi tocca i fili…..Mica uno scherzo, irrompere nella vita onirica di una persona, con una frase indiretta, non ambigua, mica sono così rozzo, ambigua no, ma indiretta, molto indiretta, quasi come un attore dell’Actor Studio che mentre recita una scena deve fare dei gesti che non la sottolineino …deve alludere ad altro…e questo altro deve essere in rapporto con quanto recitato. Diciamo la verità: miracoli..La lettura passa per la scena di un bacio, Claudine ricambia suo marito ma pensa al protagonista di un romanzo, un tizio pessimo,di cui veniamo informati nella discussione iniziale, fra vetri chiusi, rumori felpati, ancora tè, cuscini, frasi dette e frasi pensate. Intervengo: “ Visto, non se ne accorge”.
Allora la ragazza sbotta.
Sbotta in varie fasi ma qui per esigenze di spazio riporto tutto in una volta: “ Gli uomini sono tutti così, non ne ho una grande opinione, non si ricordano mai di niente, non si accorgono mai di niente, Attenzione, zero”: “ Come ti spieghi allora che Musil è così sensibile?” “ Sarà un omosessuale”.” No, cosa dici?- esclamo severo. E intanto penso: in effetti in quel testo teatrale, “ L’amica degli uomini importanti” si adombra la questione dell’androgino, ne “ L’uomo senza qualità “c’è il rapporto- certo spirituale- fra fratello e sorella..Bisogna che mi informi di più, non mi pare però,penso ancora.” Tu ti ricordi tutto di un incontro- continua lei- e se poi gli chiedi qualcosa lui cade dalla nuvole”. E’ veramente incazzata.
E’ una esperienza personale, penso, le deve essere apparsa sin dalle prime righe, ecco perché aveva il viso con un’ombra di buio. Glielo avevo anche chiesto, mi sembri un po’ buia, aveva risposto di no, che non c’era niente.. Avevo anche chiesto alle altre: “ Cpsa vi sembra?” Lento, aveva risposto una, lento avevano fatto coro tutte le altre. Cavolo, penso ancora, non so proprio se ci sarà un secondo incontro…. Harry Potter a tutto spiano, altro che storie e così chi si è visto si è visto… Turbamenti indiretti e frasi a scoppio ritardato nix, così la finiamo con questi giochi, mica siamo nella Mitteleuropea qui….cavolo, siamo a dicembre del 2008., al sud dell’Italia centrale.

domenica 7 dicembre 2008

EQUILIBRISMI QUOTIDIANI


Vieni con noi a Betlemme.
a cura di Maddalena Morandi


Vi propongo quasi integralmente quanto scritto da don Carlo, il parrocco della mia parrocchia a proposito della prima domenica di Avvento.

Perchè?

Il motivo è semplice: ho trovato queste poche righe così piene di speranza da riuscire ad illuminare ciò che è avvolto dalle tenebre più buie, da volere rendervi parteci.

"Se l'indifferenza o il senso di vuoto ti incatenano fino ad annullare ogni possibilità di movimento;s e ti opprime il pensiero per il tuo domani; se il bello che porti dentro ti spinge a raggiungere una misura più grande; se hai scoperto quanto sia grande il dono della vita; se ti sei accorto che i tuoi sogni si fanno più rari; se ti spaventa il tempo che passa ...". "Mettiti in cammino vieni con noi a Betlemme.""Ho un acqua, bevuta la quale non avrai più sete, ho un pane che dona la vita, ho un tempo che preserva la giovinezza, ho una parola che alimenta i tuoi sogni, possiedo una luce che ravviva il tuo volto ...".

Ritengo che queste parole possano rinfrancare l'anima di chiunque, credente e non anche perchè sono certa che tutti abbiamo comunque bisogno di intravede la luce, oltre la coltrina di fumo che avvolge la nostra vita, in questo periodo storico.

Ci vediamo a Betlemme.

sabato 6 dicembre 2008

OFF#LIMITS








REGOLA N. 2: condividere
a cura di Diomira Pizzamiglio

Antonio è un uomo buono, ma con un grande problema che lo assilla da tempo, talmente grosso che gli pare di portare sulle spalle il peso di un enorme macigno: i debiti.
E Antonio non dorme più …
La moglie sentendolo girarsi e rigirarsi nel letto gli chiede “Antonio, ma che c’hai?”
“Non posso dormire …., penso a domani e non so proprio come affrontare Salvatore per dirgli che non ho i soldi …”
La moglie riflette un attimo, poi si alza, accende la luce e apre la finestra. E’ notte fonda e la strada sotto è silenziosa. Nella casa di fronte le persiane sono tutte chiuse e nessuna luce filtra. La moglie di Antonio si guarda intorno e poi chiama ad alta voce: “Salvatore, Salvatore!”. Una finestra si illumina e poco dopo si spalanca. Si affaccia un uomo in canottiera dal volto assonnato che si guarda in giro uno po’ interdetto. “Chi è che mi chiama a quest’ora….Che volete?
“Salvatore, sono io. Senti ... volevo dirti che Antonio non tiene i soldi per domani. Hai capito?”.
Salvatore fa un cenno con la mano.
La moglie di Antonio contraccambia il gesto richiudendo la finestra.
Poi rivolgendosi al marito dice: “Hai visto Antonio? E' tutto a posto. Adesso puoi dormire. Starà sveglio Salvatore al posto tuo.”

venerdì 5 dicembre 2008

TEA TIME


a cura di Maria Luisa Pozzi

Oggi niente recensione di un libro ma ...............
Bologna- Parigi - Los Angeles- Santa Barbara!
(Prima puntata)

Si parte alle sette e si arriva alle cinque pomeridiane dello stesso giorno.
Non male.
Si può fare.
Peccato però che ci siano nove fusi orari.
Arrivi sconvolta (il tuo corpo avverte che è notte fonda) ma quando esci dall’aeroporto ti trovi nel giardino dell’Eden. Ne fa parte l’aeroporto stesso, un basso edificio messicano coperto di buganvillea violacea e di delicati mazzetti azzurri della plumbago.



L’amica che Anna e io siamo venuti a trovare ci porta a Goleta, un quartiere di Santa Barbara adagiato sull’oceano.
Lungo la strada agavi giganti si allungano verso di noi. Ed enormi rose grasse e siepi di buganvillea e ancora l’azzurro della plumbago. In basso l’oceano.
Roberta, la nostra amica, insegna all’università di Santa Barbara e abita nel campus.
Gli alloggi sono una serie di villette che guardano l’oceano.
Apri la porta e cammini su un morbido prato (curato giornalmente da giardinieri messicani), passi la barriera di buganvillea, ancora un po’ di prato, la pista sterrata per le biciclette e guardi l’oceano. Dall’alto. Alla destra e alla sinistra, boschetti di eucalipti tentano di raggiungere il cielo.
Una scaletta scende alla spiaggia.
Cormorani e gabbiani e piccolissimi uccellini bianchi che pigolano e zampettano disperatamente, per sfuggire alle onde.
Lungo la pista ciclabile pedalano gli studenti che vanno a lezione. Agganciate alla bicicletta le tavole da surf.
Al tramonto, l’oceano si incendia di giallo e rosso e bluastro e argento.
Se esiste un paradiso terrestre, quello è Goleta.

Vivi nel sole che diventa ancora più luminoso quando la CNN ci dice, la sera del 4 novembre, che Obama ha vinto in Ohio, stato chiave nel conteggio delle votazioni.
Sappiamo, la mattina dopo, che Obama è stato eletto.
C’è speranza nell’aria e la respiri, insieme alla brezza dell’oceano. Ci chiede una signora sul treno che ci porta a Los Angeles, “Voi Europei, ci pensavate che un uomo di colore potesse diventare Presidente degli Stati Uniti? Io ci ho creduto fin dall’inizio.”
Noi Europei, forse, ci speravamo poco.

Ha detto Obama, “The road ahead will be long. Our climb will be steep. We may not get there in one year or even one term, but America, I have never been more hopeful than I am tonight that we will get there. I promise you-we as people will get there.” E la folla, gli occhi lucidi di commozione, gli ha risposto, “Yes, we can.”

Su un giornale ho visto una vignetta: Martin Luther King si chiede, “Is it a dream or am I awake?”
Si, siamo svegli e questi Stati Uniti sono proprio un bel paese.
Siete d’accordo?

Un abbraccio

Maria Luisa

giovedì 4 dicembre 2008

Il Signor in giallo


MISTERO NELL’ANTICA ROMA
A cura di Lorenzo Bosi

Danila Comastri Montanari è nata a Bologna nel novembre del 1948.
Pubblica il primo libro nel 1990 e da allora si dedica alla scrittura a tempo pieno. Il suo genere è il giallo storico e la sua serie è ambientata nell’antica Roma.

Il protagonista, ovvero l’investigatore, è il senatore romano Publio Aurelio Stazio. Rimasto orfano molto presto, si ritrova ad ereditare un’enorme fortuna composta da Banchi di Credito, flotte commerciali, palazzi, latifondi sparsi per l’impero ma una legge romana recita che, per entrare in possesso del patrimonio, Publio Aurelio deve mettere al mondo un figlio così a ventidue anni si sposa e gli nasce l’erede. Il bambino però non vive a lungo.
I coniugi si separano e il senatore si ritrova ad essere un ricchissimo scapolo, molto corteggiato dalle donne di ogni classe sociale.
A causa della sua curiosità si trova coinvolto in intricate vicende che riesce a sbrogliare grazie al fido Castore, suo servitore alessandrino, un simpaticissimo ladro matricolato.

Dalle note biografiche che troviamo sui suoi libri sappiamo che è "Accanita fumatrice, apprezza gli alcolici, rifugge dalle diete, frequenta stazioni termali e scavi archeologici, legge polizieschi, saggi di storia, classici latini, greci e cinesi. È una fanatica utente di internet, dove mantiene alcuni siti web . Vive in una grande casa al centro di Bologna con il marito, la figlia, due gatte, un pappagallo, duecento piante, diecimila libri e cinque computer."
Buona lettura

martedì 2 dicembre 2008

BRICIOLE D'ESTETICA



Mario Volpi, Mille di queste notti, 2008, stampa lambda, cm. 90 x 150

SONO RITORNATI I VAMPIRI
A cura di Vladimiro Zocca

Sembra proprio che i vampiri siano ritornati tra noi. No, non penso ai nostri ministri dell’economia e della scuola; quelli appartengono, piuttosto, alla generazione dei licantropi che non succhiano sangue, ma si nutrono della carne dei poveri cittadini, soprattutto infanti e adolescenti.
Mi riferisco al ritorno periodico di quella creatura inquietante e metamorfica, appunto il Vampiro, che fece, storicamente, la sua apparizione ufficiale nel Settecento, il Secolo dei Lumi, la cui ragione dominante non poté evitare di aprire la porta di un suo insospettabile ripostiglio tenebroso, collegato direttamente all’inferno dell’essere, per liberare incubi.
Naturalmente parlo di un ritorno nell’immaginario letterario e, di conseguenza, cinematografico e televisivo. Anche questa volta alcuni maligni analisti di impostazione veteromarxista, hanno rispolverato la similitudine del capitalista che succhia il sangue al popolo, sotto forma di forza lavoro trasformata in fiume di sangue.
Certo, qualcosa di vero ci deve essere; si dice in giro, infatti, che la letteratura e il cinema riabbraccino con entusiasmo i vampiri, specialmente nei periodi di crisi economica e quando i cittadini sono mal governati. Forse, è per questo che i vampiri hanno una grande diffusione nella letteratura e nel cinema statunitensi. Da buon cultore di questo genere di produzione artistica, ma anche da democratico, auspico che il nuovo presidente risani moralmente ed economicamente il paese senza far estinguere questo filone culturale così fecondo e seguito.
Va detto, tuttavia, che già Voltaire nel Settecento, alle notizie provenienti dall’Europa orientale sulle numerose scoperte e cacce di vampiri, sosteneva che in Francia i veri vampiri non si vedevano mai, riferendosi a profittatori e strozzini che infestavano il suo paese prima della Rivoluzione Francese.
D’altra parte, alla prima di Vampyr, l’opera affascinante del musicista romantico Heinrich August Marschner, che ha inaugurato, la sera del 15 novembre la stagione lirica del Teatro Comunale di Biologna, sotto l’alta direzione del grande Roberto Abbado e la splendida scenografia di Pier Luigi Pizzi, avvenimento unico per il melodramma in Italia, data la singolarità del tema, le maestranze avevano esposto in scena uno striscione di protesta con scritto “Non siamo noi i vampiri, ci dipingono così”.
A questo proposito, mi piace ricordare che, in un certo senso, Bologna aveva avuto a che fare con la questione dei vampiri nella stessa epoca voltairiana, quando il famoso Cardinale Prospero Lambertini, che considerava il vampirismo una pericolosa superstizione appartenente al folclore più ignorante, divenuto papa con il nome di Benedetto XIV, mandò una severa lettera all’arcivescovo polacco di Leopoli, ordinandogli di sradicare la deplorevole pratica di disseppellire e trafiggere morti in sospetto di vampirismo. Un tema, questo, che aveva già trattato nell’opera De servorum Dei beatificazione et Beatorum canonizatione, pubblicata nel 1749.
Non è un caso che i vampiri siano stati chiamati i Revenants, con un termine francese che sottolinea il loro carattere internazionale: sono dei grandi giramondo in eterni viaggi di formazione e sono, per giunta, i “ritornanti” costanti dell’immaginario letterario e cinematografico.
Infatti, in questi mesi, sta furoreggiando la trilogia vampiresca dell’americana Stephenie Meyer a partire dala pubblicazione del primo romanzo, Twilight, dal quale è stato tratto il film omonimo diretto da Catherine Hardwicke, in programmazione in questi giorni, con grande successo, specialmente tra i giovanissimi.
Possiamo definire la scrittrice americana una specie Moccia americana del genere horror , ma di risonanza mondiale. Questa del pubblico non à la sola novità che riguarda la letteratura sul Vampiro oggi: il lavoro della scrittrice americana sembra completare la svolta iniziata da un’altra scrittrice americana, Ann Rice che, in Intervista con il vampiro, scritto nel 1969, negli anni della contestazione hippies, afferma la linea femminile del vampirismo, con la riappropriazione della figura del Vampiro, per lo meno tramite la scrittura di donne.
La femminilizzazione del Vampiro ha, tuttavia, un precedente letterario proprio agli albori del romanzo gotico, quando l’irlandese Sheridan Le Fanu in Carmilla, racconto pubblicato nel 1871, fa agire sulla scena un vampiro donna con atteggiamenti omosessuali, anche se non espliciti. Probabilmente lo scrittore irlandese era stato colpito dalla ballata incompiuta del grande poeta romantico Samuel Coleridge, Christabel, nella quale agisce una strega vampira, Geraldine, impegnata in un desiderio assoluto per la protagonista, al limite dell’amore lesbico.
Con Twilight, abbiamo, quindi, una sorta di normalizzazione del Vampiro, già diventato vampiro mediatico con la Rice, la quale gli ha permesso di entrare, a pieno titolo, in questa società postmoderna, con la consapevolezza di essere, un persecutore e un perseguitato contemporaneamente, e di avere un grande bisogno di outing con un desiderio impellente di raccontarsi e di esibirsi; è così che diventa un cantante rock.
Del resto, la figura del Vampiro triste, dall’identità precaria, era già stato interpretato nel 1978 da un eccezionale Klaus Kinski nel film di Werner Herzog Nosferatu, il Principe della notte. Ormai più che di sesso il vampiro ha bisogno di amare e di essere amato, e non sa come fare, data la sua condizione di “non spirato”, “mai morto”, un essere perennemente al confine tra la vita e la morte e, quindi, particolarmente instabile ed esposto a crisi esistenziali, ai limiti dell’impotenza.
Il passaggio dal desiderio assoluto, fatto di sesso nutrito di sangue, alla capacità di amore, anche intriso di poesia e di delicatezza, avviene nell’affermazione dell’amore al femminile.
L’abdicazione del vampiro in quanto maschio, incapace di soddisfare i suoi desideri sessuali, è stata mirabilmente raffigurata da Mario Volpi, artista raffinatissimo, che nella mostra, L’alchimia del corpo, da me curata nel maggio di quest’anno a Castel San Pietro Terme. L’artista, che anche è un grande cultore di cinematografia, ha operato un’elaborazione fotografica in una contaminazione di immagini filmiche e fotografiche del periodo espressionista, partendo dal Nosferatu di Franz Murnau.
L’opera, Mille di queste notti, vede il Vampiro letteralmente gettato su un grande schermo installato in una sala in bianco e nero, a bramare, impotente, il sensuale corpo nudo della bellissima Louis Brooks, famosa attrice del cinema muto degli anni Trenta, che posa a destra, alla base dello schermo stesso, quasi trionfante nel suo irresistibile sex appeal.
Ormai, non potendo più godere della morte erotica che alimentava la sua vita apparente con il sangue di fanciulle ingenue, Nosferatu, prigioniero dei quattro lati dello schermo, ha ceduto il suo potere alla nuova regina dell’immaginario erotico collettivo, la donna fatale che, in quanto seduttrice senza scambio da femme sans merci, capovolge il rapporto di dipendenza dal maschio e diventa la vamp.
Faccio notare che la parola vamp, contrazione di vampiro, viene cognata nel 1914 per la bruna e bellissima attrice danese Theodosia Goodman, quando, per la prima volta in un film, bacia sulla bocca il suo partner, come ci racconta Ornella Volta, vampirologa italiana, aspirando la sua forza vitale e, di conseguenza, quella del pubblico. Non è un caso che l’attrice, appena sbarcata negli Stati Uniti, si farà conoscere con lo pseudonimo di Theda Bara, anagramma delle due parole inglesi Arab Death “Morte Araba”, dove la parola italiana è tutto un programma.
Dunque, il connubio di amore e morte, la cui indissolubilità è stata intuita dalla psicoanalisi di Freud, all’inizio del Novecento, trova la sua giustificazione nella scrittura femminile di oggi, dove il bisogno inconscio di immortalità senza il sacro, anche a prezzo di imborghesimento del vampiro che, ritornato adolescente, si trova a confessare le sue pene d’amore in un territorio così poco romantico come la provincia americana.
L’amore è ciò che resta, un amore segnato indelebilmente dalla femminilità, anche ragazzina.

lunedì 1 dicembre 2008

Pittura & Illustrazione


SEI... CONTRO I FANTASMI NERI,
romanzo di Lorenzo Bosi.
A cura di Linda Brindisi

Sei…contro i fantasmi neri è il quarto capitolo della serie che sto pubblicando con la Società Editrice Il Ponte Vecchio.
In questo libro i sei giovani protagonisti sono braccati da presenze oscure. Inizialmente non sono certi di essere loro viene fugato.
Ma chi sono? Da dove vengono? Ma soprattutto, perché ce l’hanno con loro?
Questi e altri misteri movimenteranno le vite dei ragazzini che si troveranno a fuggire sui tetti, a fare incontri inaspettati e ad evadere dal covo dei rapitori.
Un ringraziamento speciale va a Linda Brindisi per il magnifico disegno di copertina e a Daniela Stabile per la spettacolare colorazione.
Questo scrive l’autore Lorenzo Bosi del quarto romanzo della sua saga, in uscita per Ponte Vecchio edizioni.
Bosi è uno scrittore fuori dal comune che si dedica con vera passione alla scrittura e partecipa attivamene fin dalla prima edizione al Fantasio festival di Moony Witcher, affiancato da Patrizia Finucci Gallo. Lorenzo e Patrizia sono una coppia fondamentale per il Fantasio festival che gestisce e conduce il “ G.A.S. “ al minimo, spazio dedicato interamente ai giovani aspiranti scrittori. Li ritroveremo anche nella terza edizione del 2009.
Per sapere qualche notizia in più sull’autore e potergli scrivere è possibile consultare il suo blog: http://lorenzobosiblogspot.com e i suoi libri sono anche disponibili su http://www.ibis.it portale internet dedicato principalmente ai libri.
Lorenzo Bosi continua a scrivere e nel taschino tiene ancora custodito un nuovo romanzo sulle streghe che speriamo di poter leggere presto.
Ho collaborato con Lorenzo più che volentieri e realizzato per lui la copertina del romanzo, l’ho fatto accettando una nuova sfida per me e un progetto di cui ne è davvero valsa la pena perché il romanzo è avvincente e lo consiglio a tutti.
Buona lettura!
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