venerdì 31 ottobre 2008

CREATINA POUR FEMME


















The Great Pumpkin

a cura di Katia Ceccarelli

Oggi a scuola i ragazzi erano tutti agitati e presi dai preparativi per festeggiare Halloween.
Quelli che come me hanno superato la trentina ricordano che ai nostri tempi il Primo Novembre era semplicemente "Tutti i santi" o "Ognissanti" e in alcune regioni si mangiava un dolce duro come la pietra chiamato "Fave dei morti".
Ho fatto una battuta ai ragazzi memore dei fumetti di Charles Schultz e ho detto:"Dunque stasera siete in attesa del Great Pumpkin!"
I ragazzi non hanno colto, non sanno chi siano Linus, Snoopy e Charlie Brown.
Ho spiegato loro brevemente a cosa mi stessi riferendo....
Nella saga di Linus e Charlie Brown, ogni anno Linus scrive una lettera a The Great Pumpkin, come se fosse Babbo Natale e se ne va di notte in un campo di zucche per aspettare che la Grande Zucca sbuchi dalla terra in tutto il suo temibile splendore.
Forse molti di voi ricorderanno infatti "Il grande Cocomero".
Mai errore di traduzione fu più pacchiano: trasformare una zucca in un cocomero!
Il problema all'epoca era dovuto proprio al fatto che il traduttore, non conoscendo né le usanze americane né tantomeno le tradizioni legate ad Halloween, prese una cucurbitacea per un'altra.
Halloween o Ognissanti auguro a tutte voi di incontrare la Grande Zucca, magari sotto forma di cocchio come è capitato a Cenerentola.

giovedì 30 ottobre 2008

BRUCIAPENSIERI


Novembre
A cura di Gregorio Scalise

E siamo a novembre. Cosa ci darà di bello questo mese? Qualcuno dirà che mi sto specializzando in mesi: “Costui ha già fatto settembre e ottobre e adesso se ne va in scioltezza con novembre. C’era bisogno di un poeta per questo?” Le cose non stanno propriamente così.
A ottobre intanto ho suggerito alle lettrici una bibliografia niente male contro la “menzogna” nell’informazione in particolare e nel mondo in generale. E, in secondo luogo, ho azzeccato una quasi previsione piuttosto azzardata.Tutta la faccenda delle borse era una mezza balla. In questi giorni stanno risalendo, io avevo addirittura scommesso con amici che entro la fine del mese non ne avremmo più sentito parlare.
Fine del capitalismo, crollo della civiltà occidentale… andare a rileggere questi simpatici lamenti fra un mese, un mese e mezzo.
Ormai si parla per sentito dire e magari ci si limitasse a riferire il non verificato. Macché. Ci si ricama sopra, si trovano altri motivi, si forniscono dati. Ho per le mani un libretto dal titolo “La grande crisi”.
I sottotitoli sono inquietanti: chi ha provocato il crollo? Quando si è scatenata la sfiducia? Chi merita fiducia e chi no? Non so se lo leggerò, certo non stasera, certo non adesso. Meglio parlare di novembre, mese con luce parsimoniosa. Non è ancora il grande buio di dicembre, è un mese che ci vuole abituare ad essere notturni durante il giorno. Sono le 18.05 di oggi, 29.10.08. Cosa ho fatto questa mattina?
Burocrazia. Ho cercato le riviste 2007 – 2008 dove ho pubblicato delle poesie. In genere le fotocopio e le divido per annata. Non trovo più di dieci o dodici pubblicazioni, ma non sono tutte, sono sicuro, intanto, che mi manca il “calendario”. Era una pubblicazione piuttosto ingombrante, molto grande, dovrebbe essere visibile, invece non si vede niente. Mi telefona una romanziera per sapere se ho letto il suo romanzo. Non ho fatto i compiti. E non si apre neppure l’invio di uno di Porretta, romanzo anche lì. Poi telefona un mio amico che sta tornando da non so dove e vuole sapere se sono scoppiate delle bombe in Italia. Gli dico che ancora non ne so niente.
Poi telefona un’amica di Merano indignata per la Gelmini e gli 87.000 licenziamenti. Le rispondo che ancora non ho letto il documento e che non sono sicuro di niente. Mi risponde se nel frattempo non sono passato a Forza Italia. Il suo mutuo questo mese è aumentato di 100 euro e lei è ancora fortunata, ma gli altri come fanno? Poi telefona, dopo un anno che non si faceva viva, la segretaria di una associazione di cui sono il presidente e mi chiede se ho ricevuto le mail per lo spettacolo del marito. Le faccio rispettosamente presente che sono impegnato e che lei è in ritardo comunicativo non di ore ma di anni.
La posta elettronica è piena di tutto meno di quello che aspettavo, una comunicazione da Forum Asiae per un invito nella Cina meridionale per questo dicembre. C’è la probabilità di un viaggio a Parigi, ma dovrei telefonare a Ciao Radio per disdire un’intervista che dovrebbero farmi e se non torno entro il 10 sono cavoli perché ho un impegno in Provincia. Nel frattempo devo decidere in che giorno andare a pranzo dall’attrice, per altro carina, che vuole sdebitarsi perché le ho scritto un testo per un esame da attrice che non ha dato. Penso dove ho messo un testo teatrale di un paio di anni fa che mi ha chiesto un attore già da un bel po’, testo che sono sicuro di avergli inviato.
Penso che domani è il 30 e devo scrivere il blog che sto scrivendo e non so assolutamente cosa dire. Telefona un mio amico di Genova e mi racconta tutti i guai che ha con la Sis e inoltre dei tremila corsi di perfezionamento cui ci si deve iscrivere per avere qualche chance in più. I corsi sono sulle cose più incredibili di questo mondo. Trovo il tempo per controllare i documenti bancari ma devo aver fatto male i conti perché scopro che in un trimestre mi avrebbero fottuto, pardon, acciuffato poco più di trecento euro.
Nel frattempo,sempre oggi, quelli di “mappe urbane” disdicono l’incontro per mercoledì (che per altro non ricordavo di avere) e lo rimandano al prossimo quando probabilmente sarò a Parigi. Il ragazzo che mi doveva accompagnare a Sasso Marconi scrive dicendo se non si può anticipare di un’ora, quelli del premio Navile disdicono l’incontro del 15 (giorno in cui dovrei essere a Ferrara con la romanziera) e lo sbattono al 29, giorno che, non so perché, mi sta sulle scatole. Continuo a non avere notizie di una presentazione che mi è stata fissata attorno al 26 e di cui non ho preso nota subito, qui è colpa mia.
Sono incerto se ricontrollare i conti bancari oppure se tentare la lettura sugli effetti del crollo delle borse sull’economia reale.
Telefona un’altra donna, di cui ho già dimenticato il nome e mi chiede se ho letto uno scritto di Calamandrei del 1950, “sembra scritto oggi”, sulla scuola e sulla sua protezione. Confesso di non conoscerlo e lei mi spedisce su Pietro Calamandrei e la scuola.it.
Nel frattempo arrivano le mail di un gruppo che vuole costituirsi come linea agente e protettiva degli extracomunitari disdicendo la cena del 14 che costa solo 18 euro, forse non ci sarà però lo spezzatino alla tailandese.Nel frattempo mentre cercavo le riviste sbuca fuori un mucchio di roba da sistemare. Una poesia, per esempio, che comincia così: “quando si dischiudono i segni”: Mi chiedo di quando è, se l’ho già pubblicata o se è una bozza che è stata impiegata per un altro testo.Trovo anche un appunto dove si parla del 13% di povertà relativa, ma non so a chi si riferisca questa cifra. Mi telefona un’altra donna (ormai sono una legione) per chiedermi se ho capito che quei due milioni e mezzo al Circo Massimo, era una cifra provocatoria per fare il verso alla manifestazione di Berlusconi di un paio di anni prima. Le rispondo rapidamente che la cosa mi è stata chiara sin dall’inizio, anche se il contesto non mi sembrava quello della burla, anzi, era ed è serissimo.
Mi chiede anche se mi ha convinto il discorso di Veltroni, rispondo che mi ha persuaso al massimo, resta un attimo in silenzio, poi dice che lei non è persuasa del tutto. Nel frattempo la riunione con la sinistra dell’Ulivo (che ormai non esiste più da almeno un paio di anni) slitta anche lei a data da destinarsi. Un po’ frastornato e stanco chiudo il presente scritto alle ore 19 del giorno indicato sopra, sperando che nel frattempo le borse crollino , che la società occidentale scompaia, che le scuole chiudano tutte, che molti governanti vadano a fare i boys scouts e che lo spezzatino thailandese non mi resti sullo stomaco.
Ps: per distrarmi ho letto un articolo di Aldo Grasso dove ho appreso che Milan Kundera è stato una spia e un suo rapporto ha fatto condannare un dissidente a 22 anni di galera.

mercoledì 29 ottobre 2008

AperiTVo



A corte tornano gli intrighi
A cura di Sinka


Il sabato, in prima serata, MYA propone la seconda stagione di The Tudors. Dieci episodi inediti per narrare gli anni del matrimonio con Anna Bolena. Dal declino di Caterina d’Aragona al ripudio di Anna, incapace di dare a Enrico VIII un erede maschio.
Anche questa seconda stagione si propone di divertire ed intrattenere un pubblico adulto, meglio se non appassionato di storia. Le inesattezze cronologiche non sono molte, ma le vicende sono amplificate o più spesso contratte a seconda delle necessità produttive.
La carica erotica rimane molto alta: le scene di sesso, infatti, non lasciano nulla all’immaginazione, risultando spesso eccessive e superflue. Fortunatamente non mancano gli intrighi politici e il complesso divorzio dalla chiesa cattolica, che aiutano a restituire credibilità al prodotto e ad abbracciare un più ampio pubblico.
Peccato perdere, nella versione doppiata in italiano, i dialoghi in inglese antico e le precise sfumature di accento dei personaggi che provengono da diverse zone del regno.
Doveroso, da parte di tutte le donne, brindare a Enrico VIII, anzi a Jonathan Rhys Meyers, in questa seconda stagione leggermente imbruttito, ma sempre un ottimo attore. Cin cin a lui e all’intero cast, valore aggiunto alla serie.

martedì 28 ottobre 2008

Archi.D.Arte

Quello che Io non ho potuto Vedere. La Pomposa.
a cura di Margherita Matera



Una di queste sere, guardando i miei pensieri, mi sono ritrovata in un posto sconosciuto. che ho incontrato per puro caso mentre guidavo lungo una strada buia. un Campanile, alto, imponente, vestito di un’Architettura affermativa. delle colonne modellate di Immagini piccole, grandi, ricche, Vive. un chiaro scuro d’effetto. un Bianco. un Nero.
così ho iniziato ad animare l’immagine. Ho iniziato a disegnare due sagome, lì, davanti a quell’urlo architettonico. sono riuscita a intravedere le due ombre spezzate sulla facciata. Ombre più Grandi di loro. Unite. Lontane.


I miei pensieri mi hanno raccontato di un interno Incantevole che, vista l’ora tarda, non mi è stato accessibile. così l’ho immaginato. ecco, se chiudo gli occhi lo vedo. È Davanti a Me. Ora. Perfetto. Ricco. con degli Archi che Avrei voluto costruire io. Adorno di Affreschi che avrei Amabilmente dipinto. un ritmo scandito. Lento. che mi ha Trascinata in un lungo Valzer di Emozioni. ho pensato di varcare la soglia. Affacciarmi all’interno. Sentirne l’Odore. ho pensato di Sorridere lì, al Centro del Centro del Mondo. Prendere Respiro. Aria. Aria.
Così…mentre respiravo cercando d’imprigionare il più possibile di Quanto ho avuto attorno, ho riaperto gli occhi. ed ora non saprò mai quel Dentro quanto l’ho immaginato e quanto l’ho chiaramente respirato.

lunedì 27 ottobre 2008

NON HO L'ETA'


IL RITMO GIUSTO

A cura di Chiara Cappellato

Autunno.
Madre Natura si veste per il riposo con colori ambrati, frutti tondi e succosi, brume e silenzi che si dilatano. Delicatezza che invoca desiderio di casa, concretezza, semplicità. Voglia di coperte.
E per noi Wonder Women che all’alba iniziamo già disperate la quotidiana corsa che mi fa sentire perennemente in ritardo sulla vita nonché un’impedita cronica?
Con la tazza del caffè in una mano, infilo le calze che scopro bucate, accendo la lavastoviglie, rispondo a sms, afferro l’agendina con gli impegni e le promesse di aperitivi con amici che non vedo da tempo.
Entro nella centrifuga che è la mia giornata, conscia di essere già stanca e isterica.
Non so voi; a me sembra di inseguire un tempo che non c’è e che, quando c’è, non basta mai.
Mi viene da ridere…viviamo una realtà che non lascia tregua. O la lasciamo fare?
Se invece ci fermassimo a pensare, ad ascoltare, a guardare, a rallentare?
R-a-l-l-e-n-t-a-r-e, lentezza, ritmo andante-adagio.
Devo provarci, devo segnarlo in rosso nell’agendina: si comincia con “La Domenica”.
Anche in questo campo le Nonne fanno scuola. Pure quelle irriducibili e indaffarate “La Domenica” vanno piano.
Discutevo con Angelina, che incontro in chiesa ogni settimana. Vedova, 87 anni, single da discrete frequentazioni sociali. Raccontava dei tempi passati. Del sonno domenicale, sacra e antica felicità che attenuava le fatiche dei campi.
Del mangiare e del bere. Il pasto della festa concepito come una piccola cerimonia: una pietanza più elaborata del solito consumata non per rimpinzarsi, la tovaglia speciale, la torta nel forno. A deliziare i cinque sensi e l’anima.
Trattenersi a tavola con il caffè nel servizio “buono” anche se si è sole, concedersi un pisolino.
La pace della Domenica inizia dentro di noi. E’gioia di recuperare energie e tempo a nostro piacere. E’dedicarsi alle attività che gratificano: passioni manuali e non, letture, circondate da oggetti per noi significativi.
Infinite e personali le possibilità di riappropriarsi del senso del tempo e del concetto di ritmo giusto. In totale libertà mentale. Si nota anche nei volti distesi delle persone che passeggiano sotto casa o si fermano sul sagrato con un sorriso. Piccolezze, infime banalità.
Il pomeriggio poi le Super Over danzano al centro anziani, sferruzzano per il mercatino missionario a gambe all’aria davanti alla tv, passeggiano insieme per poi assaporare una cioccolata in pasticceria.
Tutto è legittimo. Soprattutto dovuto.
Riappropriamoci delle nostre ore e godiamo delle sensazioni che fioriscono in noi.
Re-impariamo dalle nostre ave.
E voi? Siete quelle della gita a tutti i costi, lavori domestici allo sfinimento, pizza per asporto?
Io inizio, provo. Rinvio il bucato il lunedì e dilato i pori assaporando la casa, un libro, un paesaggio, parole scambiate senza fretta, ascoltando con i sensi. Ammetto è quasi impossibile convertirsi alla tregua domenicale.
Mi confortate?

domenica 26 ottobre 2008

OFF#LIMITS

HANDICAP
a cura di Diomira Pizzamiglio

Guardiamolo ... in silenzio.

C'è un esercito silenzioso di invisibili che non chiede nulla e nulla gli è concesso.
Fermatevi un istante, solo uno e, guardate.
Grazia, forza e dignità.

sabato 25 ottobre 2008

LA DOLCE VITA DI LUDOVICA




















Labbra rosso fuoco per un look da diva anni '50

A cura di Ludovica Falconi

L'estate è finita e si può ricominciare a giocare con il trucco. Non so voi ma col caldo estivo non riesco proprio a truccarmi, si scioglie tutto ma per fortuna l'abbronzatura può bastare da sola a illuminare il viso. Così ogni volta che le temperature ritornano ad abbassarsi mi viene voglia di sperimentare.
Il rossetto simbolo per eccellenza della femminilità è tornato alla ribalta. Dopo essere stato abbandonato per gloss trasparenti, sbrilluccicanti e glitterati e, considerato ormai datato, finalmente è tornato a risplendere sui visi delle star più fascinose, ma non solo.
Perfetto sia per le bionde più sexy e fatalone come Christina Aguilera che per quelle dal look alternativo come Gwen Stefani ma adatto anche per le more mediterranee come Eva Longoria e quelle 'provvisorie' come nel caso di Cameron Diaz.
Ma per un vero look anni '50 una pelle color porcellana come quella di Dita Von Teese, regina europea del burlesque, e come quella dell'attrice Liv Tyler sono perfette per sembrare veramente uscite da un'altra epoca.
Così quest'anno per la prima volta ho comprato un bel rossetto rosso fuoco. Ho sempre adorato il modo di portarlo delle francesi, sbiadito come se avessero appena finito di dare un bacio..
Con le labbra rosse mi sono sentita un pò diva anch'io e oggi vi ho regalato questo post spensierato, è bello essere spensierati a volte.. E voi? Avete mai dato un bacio rosso fuoco?

venerdì 24 ottobre 2008

DI MAMMA (NON) CE N'E' UNA SOLA



L’impudenza del poeta
a cura di Anna Grazia Giannuzzi


Mia figlia mi rifiuta. Sono imbarazzante e noiosa, difficile da sopportare. Sono la mamma di una figlia adolescente.
Le mia domanda del mese è questa: mi sembra che la genitorialità adottiva sia paragonata a quella biologica, le varie tappe sono state sovrapposte le une alle altre trascurando che si tratta di due esperienze relazioni fondamentalmente diverse, nelle quali è necessario riconoscere ruoli, situazioni e compiti specifici.
Ora, come faccio io che sono mamma di mia figlia da meno di tre anni, a confrontarmi con lei che è entrata nell’adolescenza e, mentre sta cercando di accettarmi ed amarmi come mamma, deve, nello stesso tempo, entrare in conflitto con me, perché deve diventare adulta e non può continuare ad immedesimarsi; deve distinguersi da me nel bene e nel male?
Le domande a dire la verità sarebbero molte di più.
Quali sono gli elementi distintivi della genitorialità adottiva? Come si costruisce la relazione genitori e figli adottivi? Quali sono le somiglianze e delle differenze con la genitorialità biologica? Qual è il ruolo del genitore adottivo nelle diverse fasi di sviluppo delle esperienze famigliari e di crescita del bambino?
La famiglia biologica non può essere un punto di riferimento, o per lo meno non può essere l’unico: a meno di non volere che esperienze normali nelle famiglie adottive non vengano considerati quali disfunzioni delle famiglie biologiche. E conseguentemente, la famiglia adottiva sarebbe una famiglia biologica che per definizione funziona male.
La famiglia adottiva ha, invece, bisogno di riconoscere, capire ed accettare gli aspetti-chiave della sua propria esperienza, come eventi intrinseci e caratteristici, piuttosto che come lievi sfumature di diversità dalla famiglia biologica. L’unica certezza in una famiglia adottiva è che l’incontro avviene tra persone che hanno in comune una discontinuità di affetti.
Un esempio: due bambini avevano rispettivamente tre e sei anni quando hanno perso la mamma. Sono rimasti con il papà tossicodipendente e la nonna per tre anni. Poi sono stati in due famiglie affidatarie. Sono poi stati sette mesi in Italia con una prima famiglia adottiva che non ha retto e li ha allontanati, lasciando decretare un nuovo abbandono.
Poi tre mesi in una struttura assistenziale pubblica e da circa quattro mesi fanno famiglia con una mia amica e suo marito.
Noi adulti riusciamo a spiegarci la sofferenza e spesso ciò nonostante non ce la facciamo, scattano nevrosi, attacchi di panico, depressione e altri disturbi; per i bambini capire è quasi impossibile.
Alla mia amica toccherà di aiutare i figli a superare tutto questo dolore al quale non sanno dare un nome e che esprimono con comportamenti apparentemente assurdi. È questo che fanno i genitori adottivi.
Quanto a me? Non lo so, ma ho scelto di raccontare a mia figlia il dolore che mi dà il suo comportamento. Le ho chiesto scusa e perdono per due schiaffoni che mi sono scappati – e a dire il vero non riesco a perdonarmi io – e oggi pomeriggio usciamo a comprare due paia di scarpe. Uno che piace a lei e l’altro che piace a me.

C’è un altro cielo,
Sempre sereno e bello,
E c’è un altro sole,
Sebbene ci sia buio;
Non pensare a foreste fradice, Austin,
Non pensare a campagne silenziose –
Qui c’è una minuscola foresta,
Con foglie sempre verdi;
Qui un giardino c’è più luminoso,
Non toccato dal gelo;
Tra i suoi fiori perenni
Odo la luminosa ape ronzare;
Fratello mio, ti prego,
Vieni nel mio giardino!
Emily Dickinson
There is another sky,
Ever serene and fair,
And there is another sunshine,
Tho’ it be darkness there;
Never mind faded forests, Austin,
Never mind silent fields –
Here is a little forest,
Whose leaf is ever green;
Here is a brighter garden,
Where not a frost has been;
In it’s unfading flowers
I hear the bright bee hum;
Prithee, my Brother,
Into my garden come!

giovedì 23 ottobre 2008

Estremamente




I 14 Ottomila
a cura di Antonella Passoni


Undici ottomila. Nives Meroi e' di nuovo la donna che ne ha saliti di piu'. Con suo marito Romano Benet e l'amico di sempre Luca Vuerich, nella giornata di venerdi' 3 ottobre e' arrivata in cima al Manaslu, 8163 metri. Lei e Romano sono allo stesso tempo la coppia e la cordata piu' "alta" del mondo, non ce ne sono altri che siano stati legati alla stessa corda su undici delle vette oltre gli ottomila metri.Dopo la brutta avventura dell’inverno scorso al Makalu, dove Nives era stata vittima di un banale quanto pericoloso incidente che le era costato la frattura di una gamba, questo segna il ritorno in Himalaya della fortissima coppia di alpinisti tarvisiani.Con loro c’è anche Leila Meroi, sorella di Nives, che continuerà la sua ricerca già iniziata nel 2004 sull’Edema Cerebrale d’Alta Quota (HACE). Uno studio che potendo sfruttare il laboratorio privilegiato dell’alta quota, come Leila spiega: "può ricavare molto, sia per salvaguardare l’incolumità di trekker e alpinisti, sia per studiare da vicino le modificazioni che l’organismo umano subisce in condizioni di forte stress".

Tratto dal sito di Nives Meroi

CRONACA
5 ottobre 2008

Qualcuno si ricorda la pubblicità della Sig.ra Luisa, quella che 'arriva presto, finisce presto e di solito non pulisce il water'?... In questo momento mi sento un po' così: siamo arrivati al campo base il 21 settembre, il 4 ottobre abbiamo raggiunto la cima e alle 20, campo e immondizie in spalla, eravamo già al campo base. E adesso? A parte le stupidaggini, ce l'abbiamo fatta. Grazie alla (come sempre) preziosissima analisi meteo dell'amico Marcello, che annunciava una buona finestra di bel tempo, abbiamo deciso di provare. Sapevamo che era un po' presto, che l'acclimatamento non era ancora raggiunto, ma alle 6:30 am del 2 ottobre siamo partiti dal campo base alla volta del nostro deposito a quota 6300 m circa. Il giorno successivo siamo saliti un altro po' fino attorno ai 6900 m, poco sopra il C3 delle altre spedizioni. Un po' bassi in realtà, perchè le spedizioni fanno ancora un campo, il C4, attorno ai 7500 m, e da lì partono per la cima. Ma siccome il paesaggio Himalayano è completamente diverso quando è visto da sotto il peso di uno zaino... Dunque bivacco a 6900 m - pentolini di neve, test di Leila e infine preparativi per la partenza.A mezzanotte sveglia, solita lunga vestizione e alle 02:00 a.m. tutti e tre fuori dalla tenda. Il vento della notte aveva già tappato le tracce degli sherpa del giorno prima.Saliamo al buio e per fortuna non fa molto freddo. Verso le 05:00 a.m. sbuchiamo sul pianoro del C4. Una lunga fila di alpinisti e sherpa (o meglio 'sherpa e alpinisti') era già in cammino e qualcuno era già rientrato alle tende perchè 'non era giornata'.Da qui il freddo ha cominciato a farsi sentire, ma la salita è proseguita regolare fino alla cima, che abbiamo raggiunto alle 09:30 a.m. Sulla cima eravamo solo noi tre, mentre tutti gli altri si sono fermati sull'anticima. Moltissime persone, la gran parte con l'ossigeno, le bombole erano disseminate lungo la salita come le briciole di pollicino.Ci siamo abbracciati e gustati la cima e poi abbiamo iniziato a scendere. Abbiamo raggiunto il nostro campo (Marcello aveva azzeccato addirittura la piccola nevicata pomeridiana), l'abbiamo smontato, caricato gli zaini e poi proseguito.Alle 18 eravamo all'altezza del C1, da lì abbiamo chiamato Leila, che per tutti i giorni ci aveva seguito e sostenuto e le abbiamo annunciato il nostro arrivo e detto di chiedere a Prem, il nostro cuoco, un piatto di pasta per cena.Di notte le strade sembrano sempre più lunghe e il tratto fino al CB non finiva più. Alle 20 finalmente arriviamo al campo e ad attenderci, oltre a Leila e al piatto di pasta, una mitica torta che potete vedere in allegato.
Nives




martedì 21 ottobre 2008

APPUNTAMENTI

L'UOMO RAZIONALE



Oggi, alle 18.00 presso la libreria Mondadori di Via D'Azeglio, 34 a Bologna, Donatella Gorini presenterà L'Uomo Razionale, un romanzo edito da Gilardi Editore.
Ad introdurre la scrittrice sarà il nostro amico Filippo Boriani.

Il protagonista è un valente medico che ha impostato la sua vita sul binario della razionalità: famiglia, lavoro, rapporti con i colleghi e con i discepoli.
Tutto funziona splendidamente finchè non incontra Elena, una bellissima attrice. La razionalità vacilla, la passione lo travolge conducendolo alla crisi della vita professionale.
Scenario dell'azione è Bologna, ove l'ambiente dei medici e quello dell'attore, con le loro luci e le loro ombre, le soddisfazioni e le amarezze, fanno da sfondo alle vicende dei due amanti.
Da non perdere!

IL SIGNOR IN GIALLO


GIALLO STORICO
A cura di Lorenzo Bosi

Dopo aver abbondantemente parlato di due REGINE del giallo classico quali Sua Maestà Jessica Fletcher – per il thriller TV – e Sua Maestà Agatha Cristie – per quello scritto – adesso voglio introdurvi una formidabile coppia di colleghe gialliste.
Come ho anticipato qualche tempo fa, esistono diversi tipi di narrativa thriller. Ora parliamo infatti di GIALLO STORICO. Naturalmente si tratta sempre di casi di omicidi, scomparse o furti ma ambientati in un passato più o meno remoto.
Conoscete già Ellis Peters (pseudonimo di Edith Pargeter) e Danila Comastri Montanari?
La prima inglese, la seconda italiana.
Sto leggendo i casi dei loro investigatori e li trovo particolarmente avvincenti. Sarò più esaustivo nei prossimi post ma vi anticipo qualcosa.
Le indagini della Peters vengono condotte da un intraprendente Padre Cadfael, monaco nel convento benedettino di Shrewsbury e sono ambientati nel Medioevo mentre il periodo storico descritto nei libri della Comastri Montanari è ancora più lontano nel tempo. Per essere precisi si parla dell’antica Roma. Qui un singolare senatore, Publio Aurelio Stazio, coadiuvato dal simpaticissimo e scaltro liberto, Castore, è alle prese di misteriosi delitti perpetrati nei vari quartieri dell’Urbe.

domenica 19 ottobre 2008

DESIDERIA



Un bel film per pochi intimi
A cura di Monica Maggi

Lei si chiama Elena Falgheri, ha compiuto da poco 46 anni e ha un profilo di tutto rilievo. Attrice di teatro e di cinema, con la televisione ha lavorato in varie fiction e sceneggiati. Oggi pero', anzi, martedì 21 ottobre si esporrà ad una prova ben più ardua: interpretare il ruolo di una prostituta. Possiamo vederla al cinema Trevi di Roma martedì 21 appunto, alle 21.
Lei è brava, e lo dico perchè va oltre il limite del ruolo. Noi donne non lo ammetteremmo mai, ma l'idea di fare sesso primitivo, senza coinvolgimento sentimentale, senza l'alibi di un amore per sempre è qualcosa ben infilato (appunto) dentro di noi. Chissà perchè non lo accettiamo. Perchè ci dobbiamo sempre fingere innamorate per fare sesso, anche quando non lo siamo.
Eppure carne e ossa e sangie palpitano dentro di noi, e l'immagine di noi libere da tabù, con un bel paio di calze a rete e anche nude sotto, con l'idea che qualcuno ci prenda solo per l'odore che abbiamo...beh, non è male.
Lo dice anche Valerie Tasso, psicoterapeuta spagnola. "Fate il gioco della prostituta, ne trarrete gusto e profondo piacere". Lo dicono gli psicosessuologi, che fare sesso un po' animale non fa male (fa anche rima...).
Certo, non è un gioco quello del vendere il proprio corpo. Spesso è dramma e miseria, ma io parlo di quello che si deve fingere per godere meglio, e non per sbarcare il lunario.
Allora io me ne vo al cinema a vedere una donna che conosco bene che si calerà dentro questi vestiti (pochi) di una prostituta. Ecco le coordinate:

Il figlio incerto
regia di Elisa Bolognini
con Elena Falgheri e Vittorio Viviani
Giovanni Carta

La storia tratta dell'incontro d'amore mancato tra una prostituta ed un suo vecchio cliente, evidenziando come la vita a volte non consenta di guardare indietro, di affidare alla memoria del passato una speranza per la realtà attuale e per il futuro. Si insinua prepotentemente l'urgenza di sognare per sfuggire al destino. Un uomo ed una donna riescono a dialogare solo attraverso un gioco, a volte divertente, a volte drammatico, sfidandosi continuamente a sognare altri mondi.

Incontro moderato da Domenico Monetti, critico cinematografico.

ORARIO: 21.00
CINEMA TREVI - CINETECA NAZIONALE
vicolo del Puttarello, 25 - Roma -tel.: 06.6781206
elisa bolognini tel. 3388735852 / elena falgheri 3887040331
email: elena.falgheri@virgilio.it

sabato 18 ottobre 2008

EQUILIBRISMI QUOTIDIANI


IMPRINTING
a cura di Maddalena Morandi

Se leggiamo su wikipedia per imprinting si intende un vocabolo inglese che indica prendere forma, e per estensione educazione, formazione originaria. Il suo utilizzo in psicologia è per indicare la forma di apprendimento di base, che si verifica in un periodo della vita detto periodo critico quando si è predisposti biologicamente a quel tipo di apprendimento. I primi studi sull'imprinting vennero fatti da Konrad Lorenz su delle oche: egli studiò come esse subito dopo la nascita identificano la propria madre nel primo oggetto o persona in movimento che vedono.
Bene, l'altra sera mi è capitato di essere ad una cena dove c'erano parecchi medici, con diverse specializzazioni i quali erano stati a scuola insieme e ricordavano alcuni compagni che quella sera per vari motivinon c'erano. Uno in particolare era sempre stato un pò "strano" e tale era rimasto.
Allora c'era chi sosteneva che provenendo da una famiglia "particolare" non poteva che crescere in quel modo. insomma la genetica non era un'opinione. Per dirla come si fanno "i conti della serva" se nasci da un genitore matto, non puoi essere sano, per una questione di eredità cromosomica. Il medico psicologo invece ha sostenuto una tesi diversa: non è il corredo genetico che determina lo status psichico del figlio, ma l'imprinting e cioè l'ambiente in cui vive: se sei generato da un matto (uso questo termine in modo semplicistico e per rendere più chiaro il discorso, ma con il massimo rispetto), ma vivi in un ambiente sano, hai le stesse possibilità di uno nato in condizioni normali (a sapere dove poi sia la normalità ... ) e cioè la tua vita non è condizionata all'atto della nascita, ma dalle condizioni che ti trovi a vivere.
Sottoscrivo, sono pienamente d'accordo.
E voi?

venerdì 17 ottobre 2008

RAMPA DI LANCIO

INSPIRATION PLACES
A cura di Lù Mancini

Cari lettori
Qual è il luogo migliore per scrivere ?
E poi esiste davvero il luogo giusto? Io per esempio a volte riesco a scrivere meglio nella confusione. Vado in giro con il mio quadernetto e scrivo quello che mi passa nella testa, poi appena posso trascrivo sul computer ed ovviamente apporto i vari aggiustamenti di forma e stile.
Mi capita invece di mettermi lì davanti al computer dicendo a me stessa “adesso scrivo” e all’improvviso la mia mente è vuota, il turbinio di pensieri e storie che mi sono frullate in testa tutto il giorno all’improvviso sono scomparse pouf ! vaporizzate nel nulla! Così c’è chi scrive di notte, chi scrive di giorno, al tramonto, chi si ritira in solitudine, chi invece riesce a scrivere in luoghi affollati e pieni di gente magari sedendo al tavolino di un bar e trovando inspirazione nel via vai degli avventori.
J. Rowling, l’autrice di Harry Potter, scrisse il suo primo romanzo “Harry Potter e la pietra filosofale “ in un affollato pub londinese durante le pause pranzo (impiegò 5 anni, ma dato il notevole successo mi sembra un tempo ragionevole).
Si può scrivere sempre ed in ogni luogo, su un computer, su un pezzo di carta:il trucco è scrivere regolarmente ogni giorno, dove è possibile (sconsiglio vivamente di farlo mentre si guida!!!) e dove siamo ispirati: una volta ho scritto alcuni spunti usando gli sms del telefonino e memorizzandoli mentre ero in fila al supermercato, per poi perfezionarli una volta a casa.
Altro consiglio è leggere, leggere, leggere. La lettura è fonte di ispirazione e di insegnamento. Ovviamente è necessario poi riordinare tutti i nostri esercizi di scrittura in modo uniforme e in un luogo per noi confortevole, che può essere la scrivania di casa nostra, un eremo in tibet o semplicemente il divano di casa.

giovedì 16 ottobre 2008

BRICIOLE D'ESTETICA


Ritorno dell’ombra
A cura di Vladimiro Zocca

Quando Proust e Bergson affermano che le parole sono l’ombra dell’anima e Nietzsche, come mi ricorda Francesca, dice che la parola è anima, segnano, in fondo, una rottura antiromantica. Le “culture dell’ombra”, sviluppate dal Romanticismo in creazioni fascinose dell’inquietudine e, a volte, dell’orrore, hanno sempre fatto accompagnare l’ombra dal male e dalla morte, portandone all’esasperazione l’interpretazione presente nell’Antico Testamento come oscurità, come fugacità della vita umana come, appunto, “ombra della morte”.
Del resto, lo stesso Jung, sul solco di questa tradizione negativa, che passa dal Platone dell’ombra come semplice apparenza, vede in essa la rappresentazione del male, cioè di tutti gli aspetti negativi di un individuo che devono essere repressi.
Ecco perché, nell’immaginario romantico, spesso il diavolo è un ladro d’ombre; è quanto succede al Peter Schlemil di von Chamisso che stipula un patto con il diavolo, il re delle ombre, vendendogli la sua in cambio della ricchezza sulla terra.
L’ombra di Proust è la stessa di Peter Pan, creato all’incirca nella stessa epoca da Barrie, il bambino che non vuole crescere, che non accetta di la frattura tra infanzia e adolescenza. E l’ombra dell’eterno ritorno che accompagnerà sempre il grande scrittore nei suoi continui afferramenti di frammenti del tempo perduto.
In fondo, è un ritorno alla corporeità concreta del Rinascimento là dove il corpo nudo di donna diventa l’infinito universo sensibile delle forme.
Nel mondo classico solo gli Dei non hanno ombra e, quindi, senza forma, scendono dall’Olimpo sulla terra nell’apparenza dell’ombra. Correggio, del quale si è aperta, in questi giorni a Parma, la mostra più importante, rappresenta due amori terreni di Giove, dal ciclo dei quattro Amori di Giove del 1530 per la committenza del duca di Mantova Federico I Gonzaga. L’artista parmigiano si avvale di una similitudine informale: in Giove ed Io il dio è una nuvola al cui abbraccio sessuale la ninfa si abbandona.; in Danae, la fanciulla accoglie nel suo corpo desiderante Giove che cade come una pioggia dorata. Sono immagini sensuali di esplicito erotismo, che ha la consistenza della materia primordiale.
Nuvole e pioggia sono ombre che perdono la forma: prima del tempo classico l’etimologia della parola ombra ha un’origine fisica di elemento materiale, analogo al’acqua, il principio fisico indicato da Talete, il primo filosofo apparso in Grecia, incorporeo, come dice il greco ombros e il latino imber che significano “pioggia”, dalla radice sanscrita abhra- che vuol dire “nuvola”.
Il corpo si riappropria dell’ombra, quale entità fisica che sottrae energia di luce al sole, indispensabile elemento vitale della natura. Una natura che tiene l’ombra indissolubilmente legata al corpo che la genera e tenta di darle forma, come la hyle della Fenomenologia husserliana, una materia dalla quale viene formato qualcosa attraverso atti intenzionali. E’ la filosofia sotto la guida del corpo che Nietzsche ricercava, rivalutando il ruolo del nostro corpo nella costituzione del senso.
Il diavolo e le creature malefiche dei racconti gotici della letteratura nera, hanno ritrovato la loro ombra: anche il conte Dracula, con la sua ombra, ha ritrovato, finalmente, il suo sangue del quale, oggi, fa esibizione.
Allora, le parole, quali ombre del ricordo, hanno il potere di attraversare il tempo della nostra esistenza terrena, alla ricerca delle tracce e dei segni dell’essere sprofondato nella carne viva del nostro corpo.
Nel Dhammapada, la raccolta buddista di versi gnomici, si legge che siamo ciò che pensiamo: ogni parola, come la nostra ombra, ci segue inseparabile.

martedì 14 ottobre 2008

AperiTVo
















Il ritorno delle Super eroine
A cura di Sinka

Per questo brindisi cambio ricetta!
Abbandono il cosmopolitan e la presentazione di un singolo prodotto televisivo per ragionare, più in generale, su alcune caratteristiche delle serie recenti e sulla loro programmazione.
Da qualche anno, ormai, le Pay Tv ripropongo tutte le stagioni delle serie Cult, offrendo agli spettatori un appuntamento regolare e continuativo. Rimandare tutte le stagioni di E.R., Star Trek o simili risponde innanzitutto a una carenza di prodotto “giovane”, ma, permette anche agli appassionati di godersi i prodotti più amati senza dover subire le acrobazie delle Tv Generaliste.

Lo sguardo verso il passato si evidenzia non solo nelle strategie di palinsesto, ma anche nella scelta dei contenuti. Due serie in anteprima in Italia come Terminator: the Sarah Connor chronicles e Bionic woman si ispirano la prima alla triologia filmica, la seconda alla storica serie degli anni ’70.
Questa scelta, secondo me, non nasce dalla mancanza di nuove idee, piuttosto dalla voglia di rispolverare vecchi eroi, anzi vecchie EROINE! Ebbene si, l’ultima e cruciale tendenza che desidero condividere è il ritorno delle donne. Nella serie Terminator, per esempio, l’evergreen Schwarzy scompare per lasciare il posto alla mamma Sarah Connor e alla cyborg Cameron Phillips.
Cin cin, alle riscoperte supereroine!

lunedì 13 ottobre 2008

Archi.D.Arte

Viaggio al centro della terra.
a cura di Margherita Matera





Ieri Bologna mi ha inghiottita. Mi ha ordinata per cena. Ha aperto la sua bocca ed io, senza troppa resistenza, ci sono entrata. All’interno c’era una nebbiolina che rendeva la scena di uno dei primi romanzi gotici, che richiamava memorie lontane, londinesi. Così, nel letto di un canale (l’Aposa) ormai cementato, ho iniziato il mio percorso sotterraneo. La corrente era forte, mi spingeva a guardarmi attorno, a trovare domande in pietre e mattoni sconnessi. E il rosso del mattone segnava anche lì sotto. Si, Bologna era nata lì.



Quell’architettura dell’occorrenza mi era cresciuta attorno, magicamente. Come un ponte romano, invisibile altrove, o un solaio in putrelle, o un arco gotico, o il pezzo di un’abitazione. Ho pensato a quanta gente si fosse affacciata, a quanta avesse guadagnato terreno costruendoci sopra, a quanta invece avesse attraversato il canale dall’alto. Al peso della città sovrastante, proprio sulla mia testa. Ai percorsi verso una stessa direzione, ma su livelli diversi.
Ero in un luogo personale, in un posto chiuso, ad un’unica dimensione nello spazio e molteplici nel tempo. Ero giù, oltre il calpestabile, piccola, a chiedermi dove mi avrebbe portata quella corrente.



domenica 12 ottobre 2008

Tea Time



La solitudine dei numeri primi.
Paolo Giordano, Mondadori

a cura di Maria Luisa Pozzi

Siete pronte, davanti al computer?
Allora: VIAaaaaaa!

Partiamo con il primo libro del nostro club.

Opera prima di Paolo Giordano, un ragazzo di 26 anni, laureato in fisica.
Bellissimo il titolo. Chi può essere più solo di un numero primo, divisibile solo per uno o per sé stesso?
Avvincenti i primi due capitoli che ti spingono ad andare avanti, avanti e ancora avanti.
Affascinante alcune immagini. Della madre della protagonista che sta morendo, dice il marito che , “ stava scomparendo dalla vita come un alone bagnato che si asciuga su una maglia” (p. 136) ma poi, sfortunatamente, la frase prosegue così “e, insieme a lei, il filo che ancora lo connetteva a sua figlia si stava allentando, già raschiava per terra, lasciandola libera di decider da sé.” C’è troppo in un unico periodo; la seconda parte, poi, suona innaturale.

Leggiamo insieme alcune frasi:
un periodo bello. “Pensava che con la foto (…) lei (Alice, la protagonista) catturava il tempo e lo inchiodava sulla celluloide, cogliendolo a metà del suo salto verso l’istante successivo.” (p. 137)
Un periodo volutamente ricercato e, di conseguenza, un po’ faticoso: “ (I protagonisti, Alice e Mattia) vivevano la lenta e invisibile compenetrazione dei loro universi, come due astri che gravitano intorno a un asse comune, in orbite sempre più strette, il cui destino chiaro è quello di coalescere in qualche punto dello spazio e del tempo.” (p. 156)
Chiaro cosa accadrà a Alice e Mattia?
Un periodo deliziosamente assurdo: “Mattia pensò che non c’èra niente di bello nell’avere la sua testa. Che l’avrebbe volentieri svitata e sostituita con un’altra o anche con una scatola di biscotti, purché vuota e leggera.” (p. 161)
Un pensiero faticoso e una similitudine forzata: “Il calore si diramava nelle arterie (di Alice), poi saliva lentamente fino alla testa, e sciacquava via il pensiero di Mattia, come il mare di sera, quando si riprende la spiaggia,” (p. 183)
Poi c’è altro che non mi convince in questo romanzo. C’è troppo. Troppa sfortuna, troppa incomprensione, troppa incapacità a comunicare.
Mi direte che questo è il mondo.
Credo che il mondo sia più complesso di così. Che non sia riducibile, sempre e per tutti, all’oscurità. Da qualche parte, per qualcuno, anche fra i personaggi di questo romanzo, ci può essere un bagliore di luce.

Ditemi le vostre impressioni, nel bene e nel male. Sparatemi addosso, se credete.
Si cresce ascoltando opinioni diverse.

Poi, suggerite titoli di libri che volete leggere e discutere insieme.

Un abbraccio
Maria Luisa


sabato 11 ottobre 2008

Pittura & Illustrazione


MORWEN

A cura di Linda Brindisi


Emma Brander è lo pseudonimo di Emanuela Callai, scrittrice ligure. Appassionata sin da bambina di romanzi e fumetti, iniziò a scrivere la Saga di Morwen all'età di diciassette anni. L'idea le venne guardando distrattamente un programma televisivo dove insegnavano a preparare i biscotti di Halloween a forma di strega e pipistrello. I suoi autori preferiti sono Philip Pullman e Marion Zimmer Bradley.


“ Morwen - La ragazza degli alberi" è un libro fantasy ambientato in un medioevo fiabesco. Esistono ben centocinquanta specie diverse di draghi dai nomi bizzarri, come Pungo Peperino, Candito Candido e Flashato Infero. Molte razze sono usate come mezzo di trasporto aereo, altre come animali da compagnia.I protagonisti della storia sono: una giovane e testarda strega nera, un altezzoso drago parlante, una vanitosa vampira, un timido lupo mannaro e uno zombie pasticcione.La sorte li ha fatti incontrare perché portino a termine un delicato compito... Ma si tratta davvero di casualità o a tirare le fila del destino è la misteriosa dea Morwen?Tra Leoni illusori, Draghi da Trasporto e minacciosi Cacciamorte inizia il viaggio alla ricerca delle Tre Spade Leggendarie!.
Questo romanzo bello e curioso è pubblicato da Chimienti editore e interamente illustrato dall’autrice, per saperne di più è possibile visitare il sito
http://digilander.libero.it/emmabrander/ dove potrete anche scrivere direttamente ad Emma.

venerdì 10 ottobre 2008

GRAFOLOGANDO


RITMO PRIVATO E RITMO COLLETTIVO
A cura di Alessandra Lumachelli

Il ritmo in grafologia e' la caratteristica piu' intima e vera della personalita' di chi scrive.
Dal greco "rhein" (scorrere), il ritmo e' movimento ed armonia, individuale espressione di un essere che vive e dialoga col mondo.
Noi siamo muscoli in azione, cuore che batte, sangue che scorre, ormoni che vengono secreti, nervi che si contraggono e rilasciano.
Tutto cio' forma il nostro idioritmo, il nostro ritmo privato, senza dimenticare le emozioni, il vissuto ed i sentimenti, che vanno ad arricchire e colorare un ritmo gia' particolare di suo.
La societa' attuale non accetta le sane differenze che esistono tra un ritmo ed un altro, tra un individuo ed un altro.
Tutto va livellato ed uniformato, in vista di un'efficienza meccanica che non puo' appartenerci.
Ma il giusto ritmo della convivenza umana dovrebbe tendere all'armonia delle varie parti, alla conciliazione e compresenza di piu' ritmi, che essendo individuali non possono e non debbono essere uguali.
Per un ritmo collettivo che include piu' ritmi senza soffocarne nessuno.
Ricordando le parole di Paul Klee: "Segua ognuno il battito del suo cuore" ...

giovedì 9 ottobre 2008

Creatina pour Femme

Riciclo con gusto
A cura di Katia Ceccarelli


Per la logica del "Chi non mi apprezza non mi merita" ho deciso di riproporvi un vecchio post che risale all'estate del 2006 (pensate un po') al periodo in cui fui blogger ospite di Graziablog.
Gli eventi e l'andazzo che stanno sempre più prendendo certe realtà dedicate al femminile non mi piacciono più. Non mi piace che si parli di cose serie solo quando esiste un'urgenza - vedete la questione della legge sull'aborto - non mi piace che una certa femminilità, che è quella poi più vera, cada nel dimenticatoio.
Troppo spesso anche le riviste si dimenticano che le donne italiane non sono tutte come quelle rappresentate nei serial alla "Sex and the City" e non sono neanche tutte milanesi, libere professioniste con baby sitter e colf a casa.
Le donne vere sono come la protagonista di questo mio post d'epoca. Lo scrissi allora con lo stesso intento di oggi, con uno spirito che forse non fu recepito ma queste ragazze esistono, le possiamo vedere, ci possiamo parlare e hanno molta più "grazia" di tante fashion editor.

La grazia di Vincenzina (11/8/2006)

Vincenzina vive con la madre, vedova silenziosa, e due cani buoni. La sua casa è nella frazione di un comune di montagna che oggi conta non più di seimila residenti.
Quando vedi Vincenzina pensi che se fosse stata un po’ più alta avrebbe potuto fare la modella, ha i capelli bruni, il colorito ambrato e gli occhi verdi come gli olivi che punteggiano le colline della valle.
Tutte le mattine - d’estate e d’inverno - si alza alle sei e dopo avere portato il pappone ai cani monta in macchina per scendere dalla montagna e inerpicarsi su una collina attraversando tutta la valle. Sono trenta chilometri di pensieri e di abitudine verso nove ore di fabbrica. In macchina Vincenzina tiene sempre un blocco da disegno e un carboncino perché ogni tanto - quando può - si mette a disegnare. A suo tempo fece un paio d’anni di istituto d’arte ma poi il padre le disse che si doveva lavorare e allora quella cosa le è rimasta sempre appesa in gola come la buccia di un cecio nella minestra. Vincenzina lavora anche di Sabato eppure due volte a settimana riesce anche ad andare in palestra perché la fabbrica distrugge la schiena e a forza di trapuntare colletti e polsini ti viene la gobba.
Vincenzina legge, si informa, si veste con gusto e quando deve fare un regalo è più contenta di quando lo riceve. Sceglie gli oggetti con molta attenzione e secondo le passioni di chi riceverà il suo dono. Non so chi abbia insegnato a Vincenzina ad avere tanta grazia, forse è bastata l’aria della montagna o i suoi colori autunnali. Io la conosco Vincenzina e quando la rivedrò mi farò fare un ritratto da lei.

mercoledì 8 ottobre 2008

BRUCIAPENSIERI


















Ottobre
A cura di Gregorio Scalise

E siamo arrivati ad ottobre. Ma che mese è? Intanto è il numero dieci,in cifra romana è una bella X, sicuramente è un mese che prepara alle sgradevolezze dell’autunno inoltrato, alla sua luce corta e breve, per non parlare della durezza dell’inverno. Continua però l’apertura di settembre verso il nuovo e lo sconosciuto, continuano le miti pretese dopo i sogni ardenti e vasti dell’estate.
Di buono c’è che in questo ottobre abbiamo appreso che l’esperimento di Zurigo non è riuscito, i “ buchi neri” sono stati rinviati al prossimo anno, per qualche mese si tira il fiato. E a proposito dei buchi neri c’è almeno da osservare che la stampa ormai cavalca tutto e in eccesso. Qualche psicologo dell’audience, evidentemente molto ascoltato, deve aver detto, e già da tempo, che per tenere alti gli ascolti bisogna creare apprensione e paura. Tanto, poi, il giorno dopo, nessuno si ricorda niente.
Ricordo invece di aver incontrato in quei giorni molte donne che non nascondevano l’apprensione e l’ansia. Strano. Alcuni psicanalisti riferiscono che nei sogni dei loro pazienti ( uomini ) era presente il timore ancestrale di essere inghiottiti dal corpo della donna. A rigore di logica ( psicanalitica ) ad aver ancestrale terrore dovevano essere gli uomini, invece ho incontrato solo donne. Il che non è una solida base per una ricerca scientifica ( magari erano una cifra gli uomini terrorizzati e che non dicevano niente ). Ma forse i buchi neri dell’astrofisica non tengono conto dei sogni dei maschi e sono anche per le pari opportunità.
La seconda notizia ottobrina sono i vari crolli finanziari, le disquisizioni in tv, dove si capisce che nessuno ne sa niente e tutti tirano a fare un discorso, comunque vada. In ogni caso, finalmente, quelli che gufavano contro l’America possono essere contenti: ah, la fine del sogno e dell’impero americano. Il fatto è –criticamente parlando- che quando nel 1600 i padri pellegrini cominciarono a vivere quelle terre subito si accesero discussioni sul nuovo Adamo, su Gerusalemme e la terra promessa. Era il mundus novus, caspita,oppure no? Ma accanto all’idea di rinascita, le storie delle religioni ci insegnano, c’è anche l’idea di catastrofe.
E questa faccenda della catastrofe fece parte del pensiero americano, poi della sinistra e infine degli intellettuali in genere e così le pubblicazioni sulla fine non si contarono. C’era stata la fine della mitteleuropa ,poi dell’Europa e poi dell’occidente, vuoi che in Arkansas non succeda niente e tutto fili liascio? Fine e catastrofe anche lì. In uno stesso telegiornale di oggi ( il 3, per la precisione ) viene annunciata la grave e irreversibile crisi, poi c’è il collegamento, ciao xy, cosa ci dici? risponde xy: non c’è male, anzi bene, la crisi sembra essere in parte superata. Che ne dite? Passando per Perelman e Tyteca ( Trattato dell’argomentazione ) - in effetti bisognerebbe insegnare urbis et orbi alcune linee di critica del discorso- per arrivare magari ad Aristotele ( la Retorica ) , e proseguire verso Ivor Armostrong ( La filosofia della retorica ), con tappa su Hirschman ( Retoriche dell’intransigenza ),senza dimenticare il Richards de Il significato del significato, sarebbe consigliabile questo viaggio di controinformazione di buon livello.
Il fatto è che il pensiero analitico e filosofico, in genere, molte cose le ha dette, se non tutte. Certo non ha risposto ai grandi perché della vita.. ma lì ci pensa Zurigo. Analogo discorso sui misteri italiani di cui tanto si è parlato e si parla. In realtà molto si è scritto e si è spiegato e detto lo spiegabile. La disprezzata razza dei giornalisti ha prodotto una quantità notevolissima di materiale. E’ lì, sotto i nostri occhi. Come la critica del discorso. Il fatto è che come ormai ampiamente si è visto il pensiero e l’opinione si sono fermati, e il guaio è che, non potendo star fermi, per definizione, si muovono e quando si muovono oggi come oggi vanno all’indietro.
C’è da aggiungere inoltre la tv che campa di revival, passato,false celebrazioni, e di una storiografia che si basa su Sofia Loren, Papaveri e papere e sulle copertine dei vecchi magazines.
Sicchè, se le cose stanno così, e stanno così, occorre spolverare un mucchio di vecchi simpatici e confortevoli libri andati fuori circuito e che oggi sono necessari come il pane. Il tutto per evitare di cadere nei veri buchi neri che sono quelli della cultura attuale e dell’opinione.

Futile inutile...orgasmico




















Miei cari amici,vi volevo presentare una mia vecchia conoscenza: Madame Pipì
A cura di Laura Gobbi

Testimone invisibile di ciò che accade nei locali notturni, Madame Pipì attraversa la notte con la sua macchina fotografica, dove tutte le linee di confine vengono superate o eliminate dove migliaia di corpi si muovono,si ammassano, si toccano e sudano come luccicanti vermi di un pezzo di carne in putrefazione .
Carne avariata,un tessuto che nonostante la necrosi riesce a dare vita,energia,nutrimento perché migliaia di vermi riescano a sopravvivere anzi a vivere.
Ciclo e riciclo di esistenze ,anime e corpi in un lussurioso mondo di eccessi .
Registra o meglio impressiona momenti, sensazioni che non le appartengono ma che le vengono trasmesse.
Regali preziosi donati ad un’estranea che non si sa per quale alchimia viene accettata e alla quale è data la possibilità di condividere queste “translazioni” come mutamenti,passaggi,viaggi da una condizione ad un’altra.
Suggerire,sussurrare ad un orecchio di porre attenzione perchè dietro ad una semplice porta può esistere un mondo che non è detto debba essere per forza effimero ma anzi, può portare con sé un messaggio, un progetto, o una semplice esigenza di sopravvivenza collettiva.

Rosso scelta trasformazione limbo fondotinta cellulare pelle caldo scarico gel foto donne rasoio matita scarpe da ginnastica drug cocco formalità ghiaccio normalità saffo tacchi ritmo cessi uomini specchio staff chiavi angelo gay tutti stanchezza tabacco rosa vibrazione piume etero passione sudore tempo puzza nebbia affanno peli droga lime pan diavolo acqua sconvolgimento nessuno muscoli discrasia fragole monotonia parrucche eccitazione destra tette manette dopobarba amica patatine trans verde cipria lattex preservativi nuovi usati tatoo libidine gambe catene lavandino musica scrivania trasgressione costume trans-lazione sesso perfezione porte sodomia sinistra piume libidine gioco stanchezza luci morte frange cazzo carta strass maniglia bottiglia cestino perfezione stella diadema lesbiche ore blu globale catene anelli vetri figa sapone passione tappo arancione vomito penetrazione olive tazza alcool confusione viaggio caramelle trasformazione lingua tutto effimero occulto contatto tatto magia totalità confine rimmel vita stivale scippo cenere oltrepassare tempo aria orologio sedia aria amico teschio jeans sguardo notte boa umori paillettes estremo nulla

Il lavoro di Madame Pipì è un work in progress, in continuo movimento, finchè le notti pulsano di emozioni si corre sempre il rischio di essere colpiti dal fuoco di Madame Pipì.

Il lavoro si svolge principalmente nei locali pubblici preferibilmente in quelli notturni e in modo più circoscritto nei bagni con qualche rapida incursione anche nelle sale dove si balla.
Difficile sapere o capire dove si consuma la notte, il divertimento,le emozioni, ogni sensazione viaggia come in un limbo,un tubo dove tutto rimbomba, fa eco a se stessa e si diffonde in ogni dove.

Perché il bagno?
Un mondo nel mondo, dove l’intimità subisce delle distorsioni, dove ruoli e situazioni mutano, dove il limite tra ciò che è emotivamente e spontaneamente intollerabile e ciò che non lo è più si dissolve.
Il bagno perché è quello che non ci si aspetta di vedere,perché solitamente ci si va da soli, ci si chiude dentro,perché ci si schifa nel vedere e sentire.

Perché la notte?
Durante la notte avvengono le trasformazioni,lo sfondo nero agevola il traslare della propria dimensione, ci si traveste, ci si trasforma, e come licantropi gli abitanti della notte non danno più ascolto a quello che la razionalità gli impone di dire o fare,abbandonano i loro freni inibitori , vivendo le sensazioni amplificate dagli eccessi offerti dalle tenebre.

martedì 7 ottobre 2008

NOTE BLU


Bologna apre le porte al Jazz
A cura di Ilenia Firetto

UDITE UDITE…..Il capoluogo felsineo si trasforma per 9 giorni nella New Orleans italiana.
Dal 07 al 15 novembre Bologna ospita, per il terzo anno consecutivo, il BOLOGNA JAZZ FESTIVAL edizione 2008.
Nelle precedenti edizioni, il festival ha ospitato artisti di fama internazionale quali Cassandra Wilson, Joe Lovano, John Scofield, Joshua Redman, Chick Corea e molti altri.
Il cartellone musicale di quest’anno non è da meno e vanta nomi illustri della scena internazionale.
Il festival si articolerà in quattro serate sul Main Stage al Teatro delle Celebrazioni con artisti di grandissimo livello, il primo fra tutti Herbie Hancock il 7 al Teatro delle celebrazioni.
Nella seconda serata si esibirà, il contrabbassista britannico Dave Holland e, a seguire, due formazioni, in quartetto e quintetto, dirette dal grande pianista Cedar Walton.
Nel 1968 il contrabbassista inglese fu scelto da Miles Davis che lo volle con se, al posto di Ron Carter, suonando principalmente il basso acustico.
Ad oggi lo si può considerare il più completo compositore di jazz puro tra i bassisti, dopo Charles Mingus.
Il 14 novembre si vola in Brasile con il compositore Milton Nascimento, maestro della bossa nova con un omaggio al maestro Antonio Carlo Jobim.
La serata conclusiva vede irrompere la creatività e l’estro di uno dei più grandi pianisti della scena internazionale mondiale, il mitico Stefano Bollani che si esibirà in una triplice performance, solo, in duo con Enrico Rava e con il suo quintetto “ I Visionari”.
Ci saranno 17 appuntamenti in quattro locali della regione, Chet Baker Live Jazz, Cantina Bentivoglio a Bologna, Il torrione Jazz Club a Ferrara ed il Pala RSCongressi a Castel San Pietro Terme ed un totale di oltre settanta musicisti che animeranno questo fantastica manifestazione.
Ed ancora l’ormai accreditato appuntamento con Jazz On the screen, la rassegna al cinema Lumière che vedrà la proiezione di pellicole in qualche modo collegate ai protagonisti di questa edizione.
Per saperne di più vi segnalo il link del festival: www.festivaljazzbologna.it
Per chi non fosse ancora mai venuto a Bologna potrebbe essere arrivato il momento giusto, che ne dite?
Cogitate, gente, cogitate….

domenica 5 ottobre 2008

Marilyn

La Fenice
di Fabio Cicolani

Rinascere a Hollywood non è un problema, al contrario. Rifarsi una vita dopo una fase più o meno catastrofica è alla base di numerosi plot cinematografici. Il fatto è che ci sono tanti modi di rinascere, e non sempre lo si fa nella maniera adeguata. Nella vita fuori dallo schermo ci sono particolari tipi di donne che scambiano la rinascita per rinverdimento, come per gli alberi in primavera. Con la sola differenza che sono nell'autunno più inoltrato e le foglie le hanno riappese con la colla per le unghie finte. Queste sono le Fenici.

La Fenice è una donna di mezza età che dopo un divorzio, ad esempio, confonde la libertà ritrovata con una seconda giovinezza e cerca di recuperarla anche fisicamente con esiti sempre più spesso catastrofici. La prima cosa a cui pone rimedio una Fenice sono i capelli. Quella pettinatura stanca e sciupata, pratica per la casalinga sempre indaffarata lascia il posto a chiome fluenti, possibilmente bionde, kilometri di extensions voluminose e intricate come canapa da tubi, maggesi di colpi di sole, frange indomabili a coprire la palpebra cadente.
E poi trucco, trucco e ancora trucco. Linee di eyeliner zigrinate, lucidalabbra che sottolineano labbra tumefatte dal collagene.
E sono in vacanza l'anno! Dove? Alle Lampados, ben crogiolate dentro forni crematori luminosi per infittire la rete di solchi sulla pelle a macchie come un panorama dall'aereo.
Creme di bellezza che costano come lifting, quando non si ricorre al bisturi vero e proprio. E allora le vedi, tutte con la faccia tirata, sopresa, come se avessero visto un dinosauro in pizzeria.
E i vestiti? Cavalli, ovviamente. Stampe animalier e cinturoni da cowboy a sottolineare pance cadenti e decolletè postatomici, stivaloni da texani con punte minacciose, Vuitton con le ciliegie e in denim sfilacciato.

Ma questa è solo la facciata! Il cambio-vita è totale. Ci si iscrive in palestra, innanzitutto. E ci vanno anche! Dove le trovi? Sulle palle da straching a peso morto come marionette senza fili, stanno ore e ore nelle macchine per l'allungamento sempre bene attente che la magliettina rosa di Hello Kitty non lasci debordare la pancetta. Qualcuna pedala a ritmo della ruota panoramica sulla ciclette mentre sfoglia Marie Claire, altre si iscrivono a pilates per essere più elastiche. Il pilates è quella innovativa magia per la quale entri nella sala giovane e scattante e dopo un ora di esercizi esci torto e zoppicante come la strega di biancaneve con una vagonata di mele cariche sulla schiena. Questo le prime volte, poi ci si abitua a e allora ci si sente abbastanza in forma da iscriversi anche il corso di Salsa e Merengue, nella speranza di trovarsi in coppia con qualche bel cubano. Peccato che alla fine la pista sembri un addio al nubilato in tarda età con un bell'istruttore caliente che urla "Mano sui fianchi per l'uomo e sulla spalla per la donna" e tutte a guardarsi perplesse per decidere chi fa l'una e chi fa l'altra. In pratica un tropical-lesbo-party involontario.
La maggior parte di loro comunque si dedica allo sport più in voga per le Fenici: Tacchinaggio del Personal Trainer. Strizzano gli occhi, sorridono, lanciano allusioni e sono così prese nella loro opera di seduzione che non si accorgono che l'istruttore cerca di recuperare il bulbo oculare che gli è ruzzolato sull'addominale scolpito del palestrato di turno.


sabato 4 ottobre 2008

NON HO L'ETA'


NASCERE
A cura di Chiara Cappellato

Recente articolo di stampa locale: “Giovane donna partorisce in casa grazie al personale del Suem…”, “…bimba in salute – padre svenuto - si recano felici in pediatria per i controlli”.
Perplessità e qualche ghigno affiorano dal mio profondo. Medito. Nascere in casa oggi? Possibile?
Sprovvedutezza o chimera per donne del terzo millennio?
Roba da zie alternative stile-new age, stramberie bio-naturalistico-olistiche.
Via ai vostri commenti!
Meglio la sicurezza verde-ospedaliero-asettico-anonima, epidurale scaccia dolore, o il proprio lettone tra mura rassicuranti, foto di famiglia e intimità domestica?
Potendo scegliere, opterei per la seconda, contromano, anticonformista opportunità.
Sì, opportunità. Mi sono informata, esiste ed è facilmente praticabile con precisi presupposti clinici.
Consulto le Super-Over.
Quelle che hanno partorito prima e durante la guerra. Quelle che indovinavano il sesso del loro piccolo dalla forma della pancia e non sapevano cosa sarebbe potuto e dovuto accadere e se sarebbero sopravvissute all’evento. “Ero sola, spaventata e inesperta” voce dal cantilenato dialetto della campagna veneta, fiera e temprata come la signora Maria, 87 candele.
All’epoca era la comare che assisteva e colmava l’ignoranza di mogli, mariti e figli piccoli.
Storie minori di donne semplici, che non trovano spazio nei libri, che si abbandonavano ad altre come loro nel dolore e nella gioia più grande.
Briciole di vita, ricordi collettivi di comari prima, levatrici poi, infine ostetriche e laureate.
La zia Solisca è nata per strada sul carretto trainato dall’asino al ritorno dal mercato a Padova. Tempestivo il correre della comare e il coraggio della sua giovane mamma.
A sua volta, diciannove anni dopo, ha dato alla luce la prima figlia nell’unica stanza di un’umida casetta accanto alla stalla.
L’esperienza di questi angeli le aiutava a prevenire e riconoscere situazioni spiacevoli. Erano molto rispettate e i consigli seguiti senza dubitare.
Il parto è un evento emozionalmente intenso e irripetibile e ritengo che l’ospedale svigorisca il suo carico di gioia. Protocolli standardizzati, ossitocina, tagli cesarei, hanno superato la normalità. Andirivieni di sconosciuti, cellulari irrispettosi gettano un velo di grigia-frettolosa banalizzazione ai primi istanti della Vita tra madre-figlio, padre-figlio, compagno-compagna.
Oggi si sa tutto del nascituro e l’unico interesse dei parenti è sapere quanto pesa.
Chissà che almeno le nostre figlie possano godere della scelta di vivere naturalezza e semplicità il parto in casa. Le tecniche mediche evolvono anche dal lato umano e psicologico.
Per tornare un pochino come le nostre nonne…il coraggio è dentro di noi, una loro eredità.

venerdì 3 ottobre 2008

SONO DISTRUTTA


Intorno a Facebook e a tutto cio' che apparentemente ci aiuta
di MonicaC

Da due giorni sono una facebook addicted e l'uomo piu' grasso del mondo mi ha accettata tra i suoi amici. Gongolante di imbeccilita', sono arrivata a lavoro e ho reso partecipe il mio capo della lieta novella. Lui mi ha squadrato con perplessita' e, sorridendo beffardo, ha detto: "Ma lo sai chi sta dietro a Facebook?". L'ho guardato come un' ebete, pensando che la risposta "un nerd" non fosse in realta' quella giusta e, infatti, non lo era. Almeno, non totalmente.
Leggete la traduzione di quest'articolo di Tom Hodgkinson pubblicato sul Guardian il 14 gennaio 2007, e inorridite con me: http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2008/09/detesto-faceboo.html#more.
In realta' piu' abbattuta che sollevata, i primi segni della dipendenza evidentemente si stavano gia' manifestando, mi metto a cercare a caso qualche notizia da leggere e, sfiga delle sfighe, mi imbatto in un articolo dell'Ansa New York intitolato: "Troppe chiacchere tra ragazze causano depressione". (...)
A questo punto la mia vita e' rovinata, e fugaci dubbi si trasformano in monumentali certezza.
Detta come va detta, le paranoie di cui noi donne siamo vittime (volontarie) predilette - piu' note con l'espressione, poco fine ma tanto evocativa, di "seghe mentali" - rientrano in un fenomeno ribattezzato dagli psicologi americani "co-rumination". Una parola che evoca l'atto del ruminare il pasto tra gli animali erbivori (vedi mucche), utilizzata per definire certe chiacchere ossessive femminili, in cui fatti e (ri)fatti della vita sono sminuzzati (anche questo un termine con chiari richiami) e sviscerati (idem) fino alla nausea, con il rischio di provocare solo un senso di frustrazione e inadeguatezza.
Nell'articolo il termine e' riferito alle tipiche chiacchere fiume delle adolescenti, contrapposte a piu' sane abitudini maschili, come dare due calci al pallone con gli amici, che a conti fatti risolvono molto piu' problemi.
Ma, ammettetelo, sappiamo benissimo di esserci anche noi tra quelle adolescenti sfinentiricercatricidiconsiglialtrui.

PSYCHÉ


L ´umanità inumana oppure l ´inumanità umana
A cura di Susana Liberatore

“L’umano” é quello che definisce la caratteristica degli uomini, essendo “l’inumano” quello che lo nega. Ma “L´umano” e “l´inumano” si definiscono a vicenda come limite d´opposizione logicamente necessaria. Ogni concetto é un al di lá che appartiene al concetto contrario; cioé, l´umano può soltanto esistere in contrasto con uno spazio cupo - sconosciuto direi - dell ´inumano. Perché “L´inumanità” come concetto nega quello che capiamo come “umanitá”, ma é parte dell´essere umano, e si costituisce come eccesso che deve essere combattuto e che diventa cosí l’oscuro nucleo della propria soggettivitá.
Il confine tra umanità ed inumanità è di una sfumatura senza un punto preciso d’ ancoraggio inquadrabile razionalmente. Perché “la natura umana” e cosí complicata e affascinante, che consente all’uomo di essere capace delle azioni piú scandalose e anche di atti di generositá senza parole.....

giovedì 2 ottobre 2008

IL SIGNOR IN GIALLO


Miss Marple? Era mia nonna.
A cura di Lorenzo Bosi

Un grosso saluto a tutti e ben ritrovati. Come avete passato l’estate?
Ora che l’autunno è arrivato, ritorna il rituale appuntamento con il blog. Benissimo.
Allora…come potrei iniziare se non parlando della regina assoluta del giallo? RIVELAZIONI IMPORTANTISSIME!!!
Sono stati ritrovati i nastri in cui Agatha Christie si racconta.
I nastri erano all’interno di una scatola di cartone. Di fianco ad essa c’era il registratore con il quale erano stati incisi più di 40 anni fa, corroso dall’acido uscito dalle batterie .
Con voce gentile ma ferma, la scrittrice rievoca la nascita di Jane Marple, rivelando che a ispirarle il personaggio fu la nonna. Queste le sue parole: “Anche se era sempre allegra e sorridente la nonna si aspettava il peggio da qualunque situazione o da qualunque persona. E, nella maggior parte dei casi i fatti dimostravano che aveva ragione”.
In uno dei nastri la Christie racconta delle decine di lettere ricevute dagli ammiratori che la imploravano di fare incontrare prima o poi Miss Marple con Poirot.
“Ma perché avrebbero dovuto incontrarsi? Ero sicura che sarebbe stato meglio che l’incontro non avvenisse mai. Hercule Poirot, un tale egoista, non avrebbe gradito che un’acuta signora anziana gli insegnasse il mestiere.
Come investigatore professionista non si sarebbe sentito a proprio agio nel mondo di Miss Marple. Sono entrambi delle star, ognuna nel proprio campo. Non li farò mai incontrare, a meno che non ne senta una ineluttabile necessità”.
Tutte le persone che hanno avuto modo di ascoltare le registrazioni sono rimaste impressionate dalla sua voce. Un modo di parlare antico, sicuro di sé, spiritoso e saggio. Com’era la vecchia Inghilterra.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...