lunedì 31 marzo 2008

NOTE BLU



BENVENUTI NEL FANTASTICO MONDO DEL JAZZ!!!!
A cura di Ilenia Firetto

Cari lettori e care lettrici, dato l’approssimarsi dell’estate e della voglia di andare in giro alla ricerca di qualcosa di bello da poter vedere e sentire e soprattutto da incidere nella memoria, quest’oggi vorrei segnalarvi la manifestazione musicale, anzi, il più importante festival del jazz che si tiene in Italia: l’UMBRIA JAZZ, che si terrà a Perugia dall’11 al 20 luglio e che anche quest’anno, vanta un cartellone musicale di grandissimo livello, giusto per iniziare…..Mr. Sonny Rollins, uno dei più grandi sassofonisti del panorama jazzistico, che alla veneranda età di 77 anni avrà il piacere di deliziare non soltanto gli appassionati del genere ma anche chi si approccerà al fantastico mondo del jazz.
Poiché ho avuto la fortuna di poter assistere all’edizione del 2006, vorrei invitare tutti, appassionati e non, a provare questa esperienza fantastica ed a mio avviso unica perché di questo si tratta.
Per me, che di concerti jazz ne ho visti un bel po’, questa è stata la vacanza estiva più bella che avessi mai potuto fare, perché quando arrivi a Perugia inizi già a respirare un’aria diversa quasi magica e come se ti sentissi riportare indietro nel tempo, negli anni ‘40-‘50 in quella New Orleans dei neri d’America.
Inizi a salire su per il centro della cittadina umbra e senti provenire dalle viuzze strette o dai vari vicoli, le note della chitarra e il ritmo del contrabbasso o il suono del sax…..che musica ragazzi!!!!!
E man mano che ti avvicini al centro, verso Corso Vannucci, le note blu diventano sempre più forti e coinvolgenti, la gente che passeggia per il corso, felice e sorridente, vedi la marching band che attraversa le vie del capoluogo umbro e riempie di colore ed allegria le giornate dei vari astanti.
Quando me lo raccontavano facevo fatica a crederci, ma quando ti trovi lì…. vi assicuro che è una magia, un’esperienza da provare assolutamente, anche perché vedrete tanta gente proveniente da tutto il mondo, tanti giovani musicisti soprattutto, è un po’ un tuffo nel passato…..provare per credere.
Confermati per UMBRIA JAZZ ‘08: SONNY ROLLINS, in esclusiva italiana per il 2008, PAT METHENY, GARY BURTON,CASSANDRA WILSON, HERBIE HANCOCK, ALICIA KEYS, ENRICO RAVA, STEFANO BOLLANI, PAOLO FRESU, MARIO BIONDI ed i R.E.M..
Io vi ho lanciato la palla, e soprattutto vi consiglio, se vi ho convinto e volete andare a Perugia, a pensarci sin da adesso, perché trovare una sistemazione in cui dormire, vi assicuro che non è molto semplice.
Detto questo, con il prossimo post inizierò a parlarvi un po’ della manifestazione in sé, con i suoi aneddoti, della sua storia e degli artisti che l’hanno resa quella che è oggi, una delle più grandi manifestazioni jazzistiche del mondo.
BUON ASCOLTO!
To be continued………

sabato 29 marzo 2008

VIAGGIO DI PENSIERI



a cura di Campagna Maria Cristina


I nostri pensieri viaggiano, volano, corrono, rallentano, si fermano, si bloccano e poi ripartono ancora. Quanti di voi li hanno carpiti e li hanno portati su di un foglio perché rimangano, perché il vento non li spazzi via, perché altri pensieri sopraggiunti non li cancellino e ce li facciano dimenticare. Li chiamiamo diari, lettere, (nel mio caso, mai spedite), o taccuini. Sono dei ferma immagine della nostra vita, di alcuni periodi della stessa. Tempo fa ho ritrovato un diario dei miei quattordici, quindici anni. Lo tenevo chiuso con un lucchetto. Ricordo di aver perso la chiave varie volte, per nasconderla dove nessuno potesse mai trovarla e perché nessuno potesse mai accedere ai miei pensieri. Ricordo anche di non averla più trovata e di aver rotto il lucchetto per poter rileggere, dopo anni, le mie parole.
Oggi la penna danza ancora tra le mie dita, ma non ho più un lucchetto.

Baci

GRAFOLOGANDO


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In CERCA dell'ALTRA META' del CIELO
A cura di Alessandra Lumachelli

In cerca dell'anima gemella ... Quanti metodologie abbiamo utilizzato per trovare "l'altra meta' del cielo"?? E poi, infine, ci troviamo a vagare senza meta ... Come può la grafologia venirci in aiuto? Se viene applicata alla consulenza di coppia, questa scienza prima analizza le singole personalità dei partners, e successivamente valuta i possibili aspetti di compatibilità e di interazione. La relazione di coppia non e' vista solamente nella sua momentaneità attuale, ma anche e soprattutto nella sua continuità ed in prospettiva ...

giovedì 27 marzo 2008

VADE RETRO


MAGELLANO SCOPRE L'ORIENTE
A cura di Alessandro Gallo

Cari lettori,
in questo articolo parlerò del ‘500. Epoca di grandi scoperte e dei primi imperi coloniali.
È in questo secolo che si aprono nuove vie commerciali e si fanno le prime circumnavigazioni del globo terrestre.
Tutte queste imprese cambiarono molto la vita degli uomini dell’epoca, dall’America arrivarono nuovi prodotti, inesistenti in Europa, si fondarono molti villaggi dove, oggi, sorgono grandi città (ad esempio Rio de Janeiro), si trovò un punto di contatto fra oriente e occidente, grazie a Fernando Magellano, portoghese al servizio della Spagna, che attraversò nel 1519 lo stretto che prende appunto il suo nome a sud della Terra del Fuoco.
Dopo aver evitato le burrasche, i forti venti e gli scogli, arrivò nell’oceano ribattezzato da lui “Pacifico” proprio per le acque calme che incontrò rispetto allo stretto.
Dopo giorni di navigazione Magellano sbarcò nelle Filippine dove perse la vita insieme a quaranta dei suoi uomini in uno scontro con le tribù indigene. I sopravvissuti (15) riuscirono a salpare con una delle cinque navi, tornarono in Spagna dopo tre anni di navigazione era il 1522.
Con il viaggio di Magellano venne dimostrata la sfericità della terra e l’esistenza di un grande oceano tra l’America e l’Asia, ormai i contorni dei continenti cominciavano ad essere ben definiti fatta eccezione per l’Australia che venne scoperta dagli inglesi circa due secoli dopo.
Le domande a cui vi sottoporrei sono tante, ma la più importante è: cosa avreste fatto voi al posto di Magellano? Sareste andati avanti come lui o vi sareste fermati allo stretto? Oppure non sareste proprio partiti?

lunedì 24 marzo 2008

NON HO L'ETA'


“DUE CIOCCOLATE ATZECHE CON MOLTO PEPERONCINO E PANNA, PER FAVORE”

Afrodisiaci? No, grazie.
A cura di Chiara Cappellato

In pigiama dalla mia amica Livia, 73 candeline il prossimo giugno.
Vedova da 8 anni, romagnola sanguigna, pazza per il vino nero e le compagnie intelligenti.
Conta le rughe sorridendo, un beauty da manuale: creme idratanti anti-age, esfolianti, al collagene.
Una donna con fascino da conquistare anche i cuori più coriacei.
Quante ne conosciamo come lei?
Vicine di pianerottolo, ex-colleghe, lontane zie definite “matte”dalle vipere di casa.
Il lettone rilassa e mi confida di baldanzosi, nonché frequenti, approcci di ultra-settantenni. Semplici lusinghe che liquefanno la parola vecchia?
Non esattamente…
Cioccolata in tazza nella pasticceria più elegante, l’invito a cena.
Garbati e piacenti, al dolce arrivano a proporre di “continuare” la serata in casa.
Sussurrano d’essere attivi, esigenti e ancora molto capaci. Spiazzano, intrigano.
Dopotutto perché rifiutare a priori un coinvolgimento?
Forte di esperienze di coetanee, è realtà che a 70 anni suonati si è sessualmente desiderabili e desiderose. Anche over 80 l’eros é un bisogno primario, uno dei piaceri che la vita ancora riserva.
A Livia il sesso un pochino manca. E le riviste scientifiche, le statistiche?
La sessualità della terza/quarta età le ha tutte le sfaccettature: carezze, baci, atmosfere soft, rapporti completi. Nella coppia sposata da decenni e nei nuovi single.
Lecito, rispettoso, invidiabile scambio di emozioni e pulsioni.
Scandalizzarsi? Fare moralismi?
Questa stagione è da vivere assaporando i frutti con naturalezza e voglia di riscoperta.
L’uomo trova la sicurezza del vigore anche nella medicina.
E noi donne? Poco esplicite o con chiare esigenze?
E’ chiaro che il pudore influisce, dilatato dal corpo che esprime i segni del tempo.
Ma quando, anche giovani, sfoggiamo zero cellulite e tette sode stile veline e letterine?
Eros, tenerezza, dolcezza non invecchiano mai.
Non imbarazza più parlarne, convinte come l’unione fisica non ha limiti d’età e il desiderio sessuale è il più naturale degli istinti, anche se per cultura, educazione, religione siamo portati a pensare il contrario.
Trasformarsi, rinvigorire, soddisfazione a 360 gradi.

Vi porto due annunci estrapolati da una rivista per la terza età:
“82 anni ben portati, econ. indip., media cultura, cerca compagna sola, in salute, non fumatrice per reciproco conforto in seria unione”.
“72 enne vedova, comunicativa, dolce e di aspetto gradevole, cerca compagno serio per unire le solitudini e dividere in serenità gli anni a venire. Se questa persona speciale vorrà conoscermi…
A voi i commenti.

venerdì 21 marzo 2008

9 mesi e 1/2

VACCINO ANTI-HPV E ... NUOVE PRIMAVERE
a cura di Ely

Dal sito del Ministero della Salute riporto quanto segue:
"Vaccinazione contro il Papilloma virus
L’Italia è il primo Paese europeo a pianificare una strategia di vaccinazione pubblica contro il Papilloma virus (HPV), l’agente virale responsabile del cancro della cervice uterina, malattia che causa ogni anno circa mille morti.
Secondo le informazioni scientifiche oggi disponibili, la vaccinazione contro l'HPV è sicura, ben tollerata e in grado di prevenire nella quasi totalità dei casi l’insorgenza di un’infezione persistente dei due ceppi virali responsabili attualmente del 70% dei casi di tumore alla cervice uterina.(...)
A partire dal mese di marzo, la campagna di offerta del vaccino attiva e gratuita sarà rivolta alle ragazze dagli 11 ai 12 in modo uniforme in tutto il territorio italiano, e negli anni produrrà una progressiva immunizzazione della popolazione giovane adulta esposta al rischio di infezione.(...)"


Ora, premettendo che quanto appena letto è un brevissimo sunto di tutto ciò che è ruotato attorno all'argomento HPV, vorrei ricordare anche che:
- tale vaccinazione non preclude totalmente il rischio di contrarre il tumore della cervice uterina;
- a tutt'oggi la durata della sua efficacia si aggirerebbe attorno ai 5 anni;
- è comunque necessario sottoporsi all'abituale screening del collo dell'utero (pap-test);
- la sua sicurezza non si è ancora appurata del tutto.

Ma per seguire meglio il mio discorso vi chiedo di guardare questo video e, una volta che vi sentirete ben "sintonizzati" sull'argomento, vi invito a seguirmi nelle mie riflessioni...

Sicuramente vi starete domandando a che tipo di riflessione io vi abbia invitato e cosa c'entri quel video che vi ho chiesto di guardare. E quel titolo, se qualcuno di voi l'ha già notato, cosa significa?
Ebbene cari lettori, a parte l'importanza/efficacia/sicurezza/risonanza o meno di questa campagna di vaccinazione, ciò che mi ha colpito maggiormente e che è il motivo della mia riflessione è la scelta della fascia d'età nella quale tale vaccinazione dovrebbe essere effettuata e che ho evidenziato in questo stralcio di articolo:
"In Italia l’offerta pubblica gratuita della vaccinazione è rivolta alle bambine tra gli undici e i dodici anni di età, perché in questa fascia è massimo il profilo beneficio-rischio. La somministrazione del vaccino prima dell’inizio dei rapporti sessuali è, infatti, particolarmente vantaggiosa perché induce un’efficace protezione prima di un eventuale contagio con il virus HPV, che si acquisisce di norma subito dopo l’inizio dell’attività sessuale, e perché la risposta immunitaria in questa fascia di età è maggiore di quella osservata nelle donne in altre fasce di età.(...)"

Da ciò che si legge la somministrazione del vaccino è infatti consigliata alle "bambine" tra gli 11 e i 12 anni (definite ragazze nel primo stralcio di articolo), perchè essendo l'HPV un virus che si trasmette per via sessuale e non solo, questa sarebbe la fascia d'età più adatta per la prevenzione.
Sarò un pò indietro, sarà che prima si era un pò più pudici, sarà che ci si vergognava anche a parlare di ciclo mestruale (sento ancora la frase "ho le mie cose"), sarà che ci si sta perdendo in un mare di pseudo-informazioni, sarà che non ci sono più territori da esplorare, sarà che il rapporto genitori-figli è spesso amici-amici, sarà che che il sesso è ormai come gli spaghetti, ma accidenti, con sconcertante stupore, mi domando e vi domando: ma oggi, "la prima volta", a quante primavere è?

Fonti: Ministero della Salute

giovedì 20 marzo 2008

Tea time


Orhan Pamuk, La valigia di mio padre, Giulio Einaudi editore
a cura di Maria Luisa Pozzi


71 pagine , tre saggi. Vi parlerò del primo saggio, il discorso che l’autore tenne a Stoccolma il 7 dicembre 2006, in occasione del conferimento del Premio Nobel per la letteratura.
Racconta del padre e della valigetta, piena di scritti paterni, “Dai un’occhiata,” disse con leggero imbarazzo (il genitore), “ Guarda se c’è dentro qualcosa di buono.” Orhan teme quello che troverà nella valigetta e ne rimanda l’apertura.
L’episodio gli permette di presentare una serie di riflessioni sulla letteratura e perché si scrive.
Una di queste riflessioni: lo scrittore deve “raccontare la propria storia come se fosse la storia di un altro e la storia di un altro come se fosse la propria.

” Per farlo bisogna iniziare dai racconti e dai libri degli altri. Ciò che lo scrittore turco ci invita a fare è leggere e ancora leggere per prepararci a scrivere.
Un altro suggerimento, “Per me, essere scrittori significa prendere coscienza delle ferite segrete che portiamo dentro di noi, ferite così segrete che noi stessi ne siamo a malapena consapevoli, esplorarle pazientemente, studiarle, illuminarle e fare di queste ferite e di questi dolori una parte della nostra scrittura e della nostra identità. Un autore parla di cose che tutti sanno senza esserne consapevoli. (..) La mia fiducia viene dalla convinzione che tutti gli esseri umani si somigliano, che altri portino ferite come le mie e che quindi capiranno. (…) Oggi oggetto dell’indagine della letteratura devono essere soprattutto le paure dell’umanità; la paura di essere esclusi, la paura di non contare nulla e il senso di vuoto che le accompagna.”
Credo che Pamuk abbia ragione: la storia che ho voglia di raccontare è la mia storia e vorrei esplorarla per condividerne le ferite; le paure che elenca sono le mie paure e oso confessarle perché so che (citando ancora Pamuk) “tutta la gente del mondo si somiglia.”
Voi che ne dite? Sappiatemi dire.
Buona Pasqua

Maria Luisa

mercoledì 19 marzo 2008

IL SIGNOR IN GIALLO


JACK LO SQUARTATORE
A cura di Lorenzo Bosi

Diversamente dagli altri post, questa volta non parlerò né di Jessica Fletcher né di Agatha Christie ma di un caso che stuzzica la fantasia di molti amanti del giallo.
Uno spietato assassino la cui vera identità è tuttora sconosciuta: JACK LO SQUARTATORE.
Questo serial killer agì a Londra nell’autunno del 1888 e i suoi bersagli erano esclusivamente prostitute che sventrava e sgozzava. A lui sono attribuite cinque vittime ma è probabile che ne abbia uccise molte di più.
Fin da allora molte sono state le ipotesi per svelare chi si nascondesse dietro questo inquietante pseudonimo. Nessuna di esse però è corredata da prove inconfutabili.
Per gli investigatori dell’epoca ci sono 4 persone sospette:
- Montagne John Druitt: un giovane avvocato. La coincidenza della data del suo suicidio con quella dell’ultima vittima attribuita a Jack lo Squartatore lo resero uno dei massimi indiziati.
- Aaron Kosminski: ebreo polacco di professione parrucchiere. Era affetto da turbe mentali. Inoltre odiava le donne e aveva forti tendenze omicide. Fu rinchiuso in manicomio dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.
- Michael Ostrog: un folle medico russo con una ricca storia criminale alle spalle. Nonostante i numerosi furti e i cambi di identità per i quali fu più volte condannato, non si sono mai avute notizie certe di casi di violenza che lo coinvolgessero.
- George Chapman: polacco emigrato a Londra nel 1887. Nel 1902 fu accusato dell’omicidio della moglie e, successivamente, anche di quello delle due mogli precedenti. Si pensò che potesse essere Jack lo Squartatore ma il modus operandi non coincide. Chapman uccideva in maniera incruenta, somministrando veleno…
NIENTE DA FARE…
A dire il vero ci sono anche indagini moderne che cercano di rivelare il nome del serial killer più famoso della storia.
Secondo Alan Moore si sarebbe trattato di un complotto reale per coprire il matrimonio di un nipote della regina Vittoria con una prostituta da cui sarebbe nata una figlia. Le cinque vittime sarebbero state necessarie per eliminare tutti i testimoni di quella vergognosa relazione.
Anche la grande scrittrice di gialli Patricia Cornwell si è interessata al caso e avrebbe identificato Jack lo Squartatore nel pittore Walter Sickert. Le prove per affermare la sua teoria sono molteplici e tutte riportate nel libro RITRATTO DI UN ASSASSINO: JACK LO SQUARTATORE/CASO CHIUSO. Gli studiosi moderni però le hanno ritenute poco convincenti.
Non è ancora finita. Tra le tante, l’ultima teoria in ordine di tempo è, secondo me, la più interessante e senza dubbio la più sconvolgente.
Chi di voi la conosce?
Secondo me merita un approfondimento maggiore quindi preferisco parlarne la prossima volta.
Intanto provate a leggere il libro della Cornwell, io l’ho trovato molto interessate e, in certi punti, mi ha convinto che avesse ragione e che Walter Sickert fosse il vero colpevole.
Ma anche il film LA VERA STORIA DI JACK LO SQUARTATORE, nel quale si sostiene la teoria del complotto, può essere molto convincente… Fatemi sapere cosa ne pensate.
Un abbraccio
LB

lunedì 17 marzo 2008

Di mamma (non) ce n'è una sola



Come fare per...
a cura di Anna Grazia Giannuzzi

Tanto tempo fa, mia madre mi chiese che cosa ero disposta a fare per avere un figlio. Abbassai gli occhi. Mi sentivo in colpa. Mia madre si meritava un nipote, mi stava dicendo, ed io non facevo abbastanza. Non consultavo abbastanza medici, avevo ignorato il nome che mi aveva fatto lei, non chiedevo altri consulti, non avevo voluto provare una clinica all’estero, insomma, mostravo davvero un comportamento insolito.
- Sembra quasi che non te ne importi veramente - aveva concluso.

Quella volta non le avevo risposto animatamente come faccio di solito per difendere la mia posizione, posizione che quanto più irragionevole ed insostenibile le appare, tanto più si rifiuta anche solo di ascoltare. Mi limitai a sentirmi male. Poi passò; anche se quando gettai nel bidone dei rifiuti farmaceutici l’ultima confezione di quel non so cosa che doveva farmi restare incinta, piansi. Era un addio, in effetti. Stavo salutando un mio modo di essere, stavo salutando un sogno ed una parte della mia vita trascorsa a sognarlo.
Il giorno dopo però ero già in piena battaglia e scrutavo mio marito per cercare di capire quali sarebbero stati i suoi tempi di ripresa. Insomma, quando avrei potuto ripetere la parola adozione.

Sebbene avessi pensato in più di un’occasione che il rapporto con i miei genitori non fosse esattamente quello di cui avevo bisogno, cominciai a metterlo seriamente in discussione quando seppi che avrei fatto l’Adult Attachment Interview.
- Non esiste proprio - mi dissi - che gli errori dei padri ricadranno sui figli, ed in particolare sui miei!-

Al corso di preparazione nell’indicare a grandi linee quali sarebbero stati i passi che avremmo percorso, psicologi e assistenti sociali sussurrarono a voce bassa che ci sarebbe stata anche l’intervista. La cosa mi colpì e mi misi alla caccia su internet. La prima cosa che scoprii è che il linguaggio medico scientifico se ne frega del cuore di una mamma, peggio ancora se aspirante. Appresi così che evidenze empiriche confermavano che il mio/ mia futuro/a figlio/a avrebbe avuto tanti di quei problemi affettivi, e forse anche psicopatologici, che sarebbe stato più ragionevole destinare i soldi dell’adozione ad un giro del mondo in ottanta giorni.
Il terrorismo psicologico era un’arma rispetto alla quale non avevo difese. Allora decisi di cambiare il mio punto di vista: avrei letto quegli articoli e quei test dal punto di vista della madre, non del bambino. In particolare poiché al centro della grande ricerca di Bolwby, l’inventore del test, ci sono le radici del legame affettivo tra madre e bambino, e i disturbi che insorgono dalla separazione e dalla perdita della figura materna, mi sarei dovuta mettere dalla parte dell’altra mamma.
Infine, e senza barare, mi sarei dovuta mettere anche dalla parte di mia madre.

…to be continued.

domenica 16 marzo 2008

EQUILIBRISMI QUOTIDIANI


La forza della fragilità.
a cura di Maddalena Morandi

Sono fragile.
Ho appena letto un libro di Vittorino Andreoli, un noto psichiatra, di cui non conosco nulla, anzi, il suo volto alquanto stralunato mi dava da pensare. Tuttavia il titolo sulla copertina, mi ha attirato come il miele per Winnie the Pooh : “L’uomo di vetro” “La forza della fragilità”. Devo dire che è molto difficile da leggere, a volte angoscioso, ma mi è piaciuto il contenuto. “La fragilità genera saggezza … . La saggezza a sua volta avvicina alla serenità” . La nostra società, volta alla ricerca della perfezione, del potere ci suggerisce di nascondere le nostre debolezze, perché ci impediscono di farci stimare, di essere competitivi nella gara del raggiungimento del potere e quindi del successo a ogni costo. Si, il prezzo da pagare è quello di calpestare gli altri per arrivare per primi. E’ un’estremizzazione, ma rende l’idea. Invece chi riconosce la sua fragilità è più portato a coltivare le relazioni umane, è curioso dei suoi simili, non per cogliere le loro debolezze, ma per conoscerli e ascoltarli. E’ portato a donare il di più, è contento di sé come persona e non per ciò che ha. Il fragile ricerca la serenità che è uno status continuo, una condizione che non tramonta. A differenza della felicità ad ogni costo, che è solo una sensazione spot. Quindi accettiamo il nostro essere un vetro di cristallo, perché ci rende veri esseri umani.

Io sono fragile!





sabato 15 marzo 2008

TEA TIME




The Uncommon Reader (La sovrana lettrice) Adelphi 2007
a cura di Maria Luisa Pozzi

Mi ci sono volute due terapie (totale 4 ore circa di laser, tense e massaggio) per leggere questo delizioso, divertente libretto.
La storia in breve: la regina di Inghilterra s’imbatte in un biblioteca mobile parcheggiata vicino al suo palazzo. Lì incontra Norman, un accanito lettore che lavora come sguattero nelle cucine reali e che la guida a scoprire il piacere della lettura. Leggere rende la regina più attenta agli altri e ai loro bisogni e più autonoma nei giudizi (il che ovviamente dà un gran fastidio a ministri e persone di potere).

La trama è esile perché il testo è sul piacere dalla lettura, su come le persone siano cambiate dai libri e, udite, udite, come i buoni lettori, prima o poi, passino a cimentarsi nella scrittura.

Alcuni esempi.
La regina spiega perché finisce sempre un libro, “Once I start a book I finish it. That was the way one was brought up. Books, bread and butter, mashed potatoes – one’s finishes what’s on one’s plate. That’s always been my philosophy.” (Una volta che comincio un libro lo finisco. Dipende da come si è stati allevati. Libri, pane e burro, puré –uno finisce quello che ha nel piatto. Questa è sempre stata la mia filosofia..)

Al segretario privato che commenta che i libri aiutano la sovrana a passare il tempo, risponde “Books are not about passing the time, They are about other lives. Other worlds.” (I libri non servono per fare passare il tempo. Sono per capire altre vite. Altri mondi.)

Al cameriere che le riferisce che un suo libro dimenticato in carrozza é stato preso come il marchingegno per un attentato, replica “Yes. That is exactly what it is. A book is a device to ignite the imagination.” (Si. E’ proprio quello che é. Un libro é un marchingegno per fare scattare l’immaginazione.)

Nel suo taccuino, appropriandosi delle parole di Amleto, scrive che i libri sono un paese non ancora esplorato (Books were uncharted country); scrive anche che, “You don’t put your life into your books.You find it there. (Non metti la tua vita nei libri. La trovi lì.)

Un libretto delizioso che voi, noi, lettrici (e forse scrittrici), non possiamo perdere. Buona lettura e mandatemi commenti.
Un abbraccio

Maria Luisa

venerdì 14 marzo 2008

OFF#LIMITS


PROBLEMI DI LINEA?
CHILI DI TROPPO?
CELLULITE?

a cura di Diomira Pizzamiglio

Care, carissime lettrici,
ormai siamo prossime alla primavera, i fiori colorano alberi e aiuole profumando l’aria che si è fatta così ancor più dolce e mite.
Molte non vedranno l’ora di abbandonare i pesanti maglioni, cappotti e giacconi che pesantemente coprono le forme sinuose del corpo rendendolo informe, sgraziato, goffo e a mò di tronchetto della felicità per sfoggiare la nuova, leggera e coloratissima collezione primavera/estate fatta di leggere gonnelline svulaz-svulaz che scoprono, mostrano e ….liberano le vostre gambe e le vostre voglie.
E’ giunto il momento dello shopping per rinnovare insieme al guardaroba anche il nostro umore che con l’inverno s’era incupito sotto il pesante colore cammello e tutte le sfumature del marrone, del grigio fumo di Londra e del nero, nero, grigione.
Ma sì, via i cappotti e lasciate che il vostro pensiero insegua il profumo di primavera e il vostro corpo torni a percepire il calore dei raggi del sole ……
Sole, caldo, estate…
Bhe, se anche a voi, come succede a me, al primo raggio di sole timido e tiepido il vostro il pensiero corre oltre e va come un fulmine verso all’estate e oltre e con preoccupazione si sofferma a come superare la fatidica prova costume……
Bhe allora avete un problema o forse 2, o giù di lì….
Sì, proprio così sotto lì…la pelle a buccia di arancia, candita…… cellulite che avete liposucchiato…..il colesterolo trigliceripotenziato.

Oddioooooooo!
Come si possono nascondere 2 cotechini (cosce) sotto le gonnelline svulaz-svulaz?
Come può essersi ristretto il vestitino attillato tg 40 dell’anno scorso …?
Da dove spunta sto pugliese (pancia) imbottito?

Purtroppo….talvolta…accade…….che quando si tolgono questi indumenti ingombranti, goffi e pesanti l’aspetto goffo e …. a tronchetto non cambia…..non muta e le forme sinuose sono lievitate.
Ebbene sì, talvolta accade proprio che lo specchio, meschino e infingardo, restituisca una bella e sana immagine tondeggiante, giustappunto a ricordarci di quanto abbiamo gustato quelle lasagne, salami, cotechini, cioccolato, panettoni, champagne, chianti e brunello ingurgitati durante le feste e mai abbandonati perché si sà, “Tanto 2 o tre chili è normale prendereli in inverno …….Perché fa freddo e si sà…..perchè è bello mangiare in compagnia e c’è tempo per rimettersi in forma”.
Bhe, se anche voi come me, lo scempio prodotto dalle abbuffate invernali vi ha traumatizzato e vi siete lasciate tentare dal fai-da-te e avete provato senza risultato i beveroni e barrette sostituitive del pasto o la dieta mediterranea fatta-dalla-zia o quella a zona fatta per l’amica.
E, se pure quella scaricata su internet non ha fatto scendere di un grammo il numerino ultrapreciso a cristalli liquidi della vostra dannata traditrice bilancia ……
Bhe non vi preoccupate, ci ho pensato io e ho contattato per voi il famosissimo Dr. Lemme per un’intervista in cui ci spiegherà come rimediare a tutto ciò senza inutili traumi.
Pensate che l’8 Marzo ha aperto la Passeria, un punto di ristoro a Desio. Dice che sia l’ unico locale al mondo dove si mangia a volontà SENZA INGRASSARE DI 1 GRAMMO . Cioccolato, gelato, panzerotti, bignè, lasagne, pizze, cannoli, grigliate, risotti, cocktail, crepes, e mille altre leccornie brevettate da lui.
E’ famoso per la dieta basata sull’indice glicemico e per aver fatto dimagrire Emanuela Arcuri….e per il tiramisù a colazione.
Insomma, bando alle ciance, ora risolveremo tutti i nostri problemi di forma.

Leggete e prendete appunti!

Buon giorno dr. Lemme,
Il mio nome è Diomira e la contatto perché oltre alla curiosità inaudita che provo di fronte alle sue affermazioni, vorrei anche intervistarla per Rosa Stanton www.rosastanton.blogspot.com
Partiamo dalla sua filosofia alimentare, ci spiega i principi che la sostengono?
Che cos'è l'indice glicemico e come viene utilizzato nella sua dieta?
Come si può dimagrire mangiando tutto?
Navigando nel suo sito mi ha lasciato esterefatta il tiramisù per colazione… a questo punto e dopo quanto ci ha spiegato nessuno dovrebbe stupirsi, eppure le confesso che sembra un sogno.

E adesso qualche domanda più nello specifico della mia rubrica:

Le persone che hanno patologie croniche, come cardiopatie, diabete, possono senza problemi accostarsi alla sua dieta?
La dieta può avere dei benefici sulla patologia?
Cosa ne pensa delle intolleranze alimentari, e del latte? A molti causa problemi.

No care amiche, non manca nulla alla mia intervista, nemmeno le risposte perché il Dr. Lemme non ha risposto a nessuna di queste domande.
Ho fatto folp!?!!
No!
Accidenti!
Non ho fatto flop, mi ha snobbato!
Ah che male! Mi sono morsa la lingua perché un briciolo di umiltà ci vuole sempre e forse è colpa mia, ho commesso qualche errore, probabilmente le domande erano un po’ ….stupidotte?
Eppure qualche giorno prima che gli proponessi l’intervista era stato ospitato all’interno di un noto programma di una nota giornalista di un noto network radiofonico rispondendo più o meno alle stesse domande.

Sì, sento snobbata!

Ma non porto rancore.
Io da questo blog e dal mio spazio rinnovo l’invito al Dr. Lemme a darci qualche consiglio e invito tutti voi a visitare il suo sito perché è veramente interessante.
http://www.filosofialimentare.it

Nel frattempo non perdetevi d’animo e …
1 – 2 – 3 pancia in dentro, petto in fuori!
Saltellare, saltellare, oh! Oh!

BRICIOLE D'ESTETICA


Una Connessione alchemica
A cura di Vladimiro Zocca

Discutendo, qualche giorno fa, delle Grandi Dee, nel salotto di Patrizia, mi si è presentata una fascinosa connessione con la mostra di pittura, che sto preparando per maggio, su “L’alchimia del corpo”.
La connessione è data dall’assunzione del corpo femminile originario come similitudine dell’athanor, il fornello che l’alchimista usa per i suoi processi di trasformazione sulla materia prima e, quindi, di creazione, di crescita e di nutrimento.
Così, il corpo maternale diventa la metafora dell’organismo anima-corpo che si collega all’oceano cosmico della vita, come l’uovo primordiale con il suo potere di rigenerazione cellulare.
Questa metafora mi permette di interpretare i lavori degli artisti in mostra, come momenti originali di un’ideale Grande Opera alla quale gli artisti stessi partecipano, passando attraverso tutti i colori dell’arcobaleno presenti nella natura, attuando e mostrando frammenti dell’unione fra cielo e terra.
Dal punto di vista dell’archetipo matriarcale, tanto caro alla scuola junghiana, la prima fase del processo alchemico, corrispondente alla nigredo, alla fase al nero, assume una particolare importanza, perché ci fa risalire alla notte del regno sotterraneo, primo dominio della Madre Terra, progenitrice di tutte le cose, organiche e inorganiche.
E’ il dominio della luna nera, simbolo anche delle madonne nere, che sono rimaste le uniche eredi delle grandi madri della prima religione greca, precedente a quella olimpica, di Demetra, di Era e di Persefone, attraverso la mediazione di Iside, la misterica dea egizia della magia che presiede alle trasformazioni delle cose e degli esseri.
D’altra parte, la Luna, nel cui simbolo si conservano i segni arcaici della Madre e della Donna, esprime la materia, quella che gli antichi Greci nominavano hyle= selva, che offriva materiale per fabbricare o costruire da utilizzare nella vita.
Ecco, allora, evidenziarsi il collegamento tra il farsi e il disfarsi della materia e l’attività creativa dell’artista, che mi permette di utilizzare questa metafora alchemica: in fondo, il pittore o lo scultore, manipolando i colori della materia, si comporta come un’alchimista dell’essere, gettato nell’esistenza perdurante del tempo.

giovedì 13 marzo 2008

Psychè

Esiste il “Potere Femminile”?
A cura di Susana Liberatore


Poco tempo fa, nel “Salotto di Patrizia” c´è stata la presentazione di “Le Grandi Madri” a cura di Maurizio Corrado. Lui pensa stia ritornando (perchè all´origine era cosí), un culto della donna, una religione al femminile.
Questa presentazione mi ha fatto pensare alcune cose che vorrei condividere con voi.
Per esempio, a partire da quello che abbiamo detto in un altro momento -che la donna
é una forma di esistere che resiste alla denominazione, cioé a trovare una parola e un posto a ogni cosa, come succede nel mondo maschile - come pensare ad un potere femminile?.

Ampliando il raggio della discusione, ricordiamo che abbiamo detto in questa rubrica che per la psicoanalisi lacaniana il corpo di un uomo, oppure d´una donna, non coincide necessariamente con la sua scelta sessuale.

Inoltre, sarebbe meglio segnalare che una donna non é una madre. (questo non vuole dire che una donna non puó essere madre, ma quando parliamo del concetto “donna”, lo facciamo escludendo questa parte).

È noto che ogni volta che perdiamo di vista questi fatti, occorrono degli sbagli “immaginari”, cioé, pensare alla donna attraverso il suo corpo e rappresentazione (lo stesso per l´uomo), e poi costruire le sue caratteristiche. Per esempio l´uomo é forte mentre che la donna é debole, la donna é più creativa perché ha il potere di procreare, ecc., ecc.


Allora ritornando alla proposta di un “potere femminile”, questo non ci dovrebbe portare a confondere un potere femminile che sia semplicemente il suo agire nel corpo di una donna. Ne abbiamo tanti esempi. Forse sia Margaret Thatcher il piú chiaro. Lei era la “Donna di Ferro”........

martedì 11 marzo 2008

LA DOLCE VITA DI LUDOVICA


LA MODA VISTA DALLE DONNE
a cura di Ludovica Falconi

Esiste una differenza quando nel disegnare abiti da donna è un uomo oppure è un’altra donna? Sicuramente si tratta di una sensibilità diversa. Se gli uomini ci preferiscono dive, gattine sexy o al contrario vedono il nostro corpo come oggetto di sperimentazioni concettuali, le stiliste il più delle volte antepongono agli altri il fattore comodità. Forse devono solo pensare a cosa preferirebbero trovare, loro, nei negozi.
Il genio maschile nel vestire una donna fa di lei e del suo corpo un oggetto di contemplazione o il motivo di laboriosi esperimenti, guardando con occhio ‘esterno’ può darne un’ interpretazione erronea, o come accade più spesso quando vi è distacco, darne una addirittura migliore di quanto non farebbe lei stessa.
L’eccentrico Martin Margiela, per esempio, nelle sue sperimentazioni non punta sicuramente alla gradevolezza delle forme, Issey Miyake o Viktor & Rolf giocano con un corpo da cui sono incuriositi: ogni centimetro di pelle diventa uno stimolo inesauribile sul quale costruire la più audace delle impalcature.
Al contrario Valentino o Christian Lacroix trasformano la donna in una star, la decontestualizzano dalla routine e la rendono - nel momento in cui ha indosso un loro abito - eterna.
Poi c’ è chi la preferisce portatrice di una sensualità disinibita, a volte prepotente, come Dolce&Gabbana, Versace o Cavalli e chi invece riesce a capire non solo i suoi bisogni latenti, ma quelli di un’intera epoca, interpretandoli con l’estrema innovatività che ha caratterizzato il lavoro di Yves Saint Laurent, Armani e Ferrè.
La moda fatta da una donna per altre donne, invece, nasce da una sensibilità diversa, da una naturale attitudine a capirne i bisogni più nascosti.
Chanel ha rotto gli schemi di una femminilità annoiata, l’ha resa agile, intellettualmente appetibile mentre un’artista come Elsa Schiapparelli ha saputo essere ironica e rivoluzionaria.
Comoda, colta, ironica una donna si vuole vedere anche così.

lunedì 10 marzo 2008

Che emozione con voi di Rosa Stanton



Carissimi,

il nostro incontro di Rosa embedded è andato benissimo, ho trovato interesse volontà idee carattere. Donne e uomini straordinari. Ho sentito la grande forza di un gruppo, la sua potenza. Era un appuntamento necessario, molti di voi si sono conosciuti e hanno lanciato idee ed osservazioni che vi farò avere tramite mail insieme alla rassegna stampa. Rosa Stanton sta crescendo in maniera impressionante.

Grazie a tutti

Patrizia Finucci Gallo

La foto è stata scattata da Katia Ceccarelli

4BIT@BAR


INTERVISTA A MASSIMILIANO NAVACCHIA
A cura di Roberto Scano

Siamo in compagnia di Massimiliano Navacchia, esperto di Web Promotion e responsabile agli eventi di . Cosa significa Web promotion e, soprattutto, serve veramente?
Bene, ringrazio Roberto e tutti voi per l'invito a fare quattro chiacchiere sulla mia vita personale, professionale, sociale. Inizio dicendo che non mi reputo affatto un esperto di web promotion, ma una persona estremamente curiosa che da diversi anni studia la promozione di idee, siti e contenuti sul web e che con il passare del tempo ne ha fatto il proprio lavoro, cercando di fornire, a problematiche come il posizionamento sui motori di ricerca, l'internet marketing e la promozione online ed offline, soluzioni eticamente corrette.
Partendo da questa premessa mi pongo, differentemente da quanti reputano la web promotion come un insieme di fredde tecniche atte a forzare e quindi, sotto una certa ottica, frodare motori di ricerca, competitors, utenti e uomini, dalla parte di coloro i quali reputano la qualità e la correttezza formale di contenuti e contenitori (leggasi siti web), attentamente progettati secondo regole e specifiche universalmente riconosciute e condivise.
Una volta appurato che queste fondamenta siano ben consolidate, alcune tecniche comunicative di promozione ed ottimizzazione improntate sempre e comunque ad un marketing etico andranno ad agevolare il reperimento dei nostri siti e dei nostri contenuti da parte di coloro che si affidano ad internet ed ai motori di ricerca.
Sia tramite le mie personali attività, presenti o collegate al mio sito web navacchia.it , che tramite l'Associazione no-profit IWA Italy cerco ogni giorno di far comprendere l'utilità della web promotion come strumento di inclusione e non di speculazione, motivo per il quale la reputo assolutamente necessaria, oltre che per aziende che vogliono e devono essere presenti sul mercato globale, anche per istituzioni, associazioni ed enti pubblici che hanno a cuore il miglioramento ed il bene del singolo e della collettività.

Sappiamo che ti interessi anche di storia antica, soprattutto di egittologia. Come mai questa passione? E cosa ti ha affascinato di più?
Credo che il futuro prospetti ad ognuno di noi diverse chiavi di lettura, date da variabili incerte, destino e corsi e ricorsi storici. In questa ottica credo che conoscere appieno il passato per poter vivere più serenamente il futuro sia una delle chiavi di lettura, non solo per i grandi eventi, ma allo stesso tempo per la realtà quotidiana che viviamo nella nostra vita sociale e familiare.
Da un punto di vista antropologico mi affascina molto pensare che gli usi ed i costumi dei nostri tempi siano direttamente discendenti da persone che come noi hanno vissuto problemi simili ai nostri in una dimensione distante per qualità e aspettativa di vita.
Proprio riallacciandomi a quanto sopra sono rimasto colpito dagli antichi egizi sia per il misticismo e le imponenti strutture, oggi dopo più di 50 secoli impensabili da costruire, che per la presenza nella quotidianità dell'alternanza luce-buio, vita-morte che, sebbene modificata dalle evoluzioni socioculturali e religiose viviamo tutt'ora.
Infine, in questo breve sunto, dobbiamo considerare che similmente ad altre popolazioni antichissime la nascita e la storia egizia si fondono con il mito e la leggenda, facendo sognare città e civiltà che si perdono nella notte dei tempi.

Ti occupi di comunicazione: secondo te come è cambiato il modo di comunicare grazie alla rete?
Posso affermare con una certa sicurezza che gli antichi egizi non avessero connessioni ad internet molto veloci :-)
Passata questa orribile battuta che rimarrà nella storia dei blog, credo che rispetto ad alcuni anni fa, quando i trentenni di oggi andavano a scuola, il mondo e l'Italia siano totalmente cambiati.
I cellulari a metà degli anni novanta e la rete ultimamente, soprattutto con l'avvento di connessioni sempre più veloci e sempre meno costose, hanno obbligato i giovani prima e quelli della nostra generazione poi, ad avere una presenza qualitativamente importante e prolungata nel tempo in luoghi sociali virtuali, cambiando quindi modalità comunicative sia nella sfera personale che in quella istituzionale.
Oggi occorre essere sempre aggiornati sulle innovazioni e sugli ultimi servizi presenti sulla rete, tanto che spesso persone che si dedicano alla comunicazione devono investire alcune ore al giorno per rimanere informati su vere mode e false novità.
La stessa interazione tra gli utenti, alla base del boom del web 2.0 che a mio avviso si scosta dal passato quasi unicamente per l'approccio alla socialità ed ai contenuti dei siti web, piuttosto che alla tecnologia con cui sono realizzati, è segno che le comunità virtuali presenti sul web sono state definitivamente sdoganati dalle nicchie di teenagers, che comunque su internet hanno una grande presenza numerica.
Credo, anzi sono convinto, che comunicare in maniera multidirezionale, differentemente da i media da sempre presenti nelle nostre case, porterà ad una rivoluzione comunicativa inevitabile che obbligherà singoli, aziende ed istituzioni a riscrivere le regole del "vivere insieme" togliendo quote di mercato alla passività di giornali e televisioni tradizionali. Proprio la presenza maggiore di Internet su questi ultimi, presumibilmente in tempi brevi, sarà segnale di un decisivo e irrefrenabile cambiamento.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
In questo periodo ho potuto riassaporare, per motivi strettamente personali, l'importanza ed il piacere del tempo trascorso insieme alla famiglia ed agli amici, spesso riscoprendo i luoghi magici di Bologna, la mia città, e di tutta l'Emilia-Romagna.
Tra l'altro io e mia moglie abbiamo in programmazione di allargare la famiglia e di cambiare casa in tempi brevi, anche per stare più vicini a genitori e parenti.
Professionalmente parlando invece, come ben sanno i miei colleghi, continuo e voglio continuare a elaborare progetti, idee ed eventi che abbiano l'uomo come protagonista assoluto al centro della vita reale e virtuale. Per fare questo sono fermamente convinto che si debba intraprendere la strada di una comunicazione universale, sincera, senza preconcetti e soprattutto libera e fruibile.
Pragmaticamente vorrei spazzare via ogni dubbio dal mercato attuale, secondo un percorso da me intrapreso alcuni anni fa, sull'importanza dell'accessibilità piena e reale dei contenuti come naturale filosofia per la comunicazione, la promozione e la divulgazione di idee, persone, opportunità nel web.
Questo è ora principalmente il mio lavoro e la mia passione.
Riallacciandomi alla prima domanda e chiudendo infine il cerchio del discorso, vorrei nel futuro avere sempre maggiore tempo a disposizione per poter migliorare l'approccio che utenti e operatori hanno nei confronti dell'etica e della meritocrazia vera o presunta, che determina la reperibilità di informazione sulla rete e credo che IWA ed i professionisti altamente qualificati che ne fanno parte siano compagni di viaggio affidabili per raggiungere questo ed altri obiettivi.

sabato 8 marzo 2008

EstreMamente




Corde ribelli.Ritratti di donne alpiniste
di Arantza López Marugán


a cura di Antonella Passoni


Otto marzo, festa della donna...non mi ci ritrovo e "mi ribello" a questo stereotipo svuotato del suo valore e riempito di luoghi comuni.Con serenità e senza nessuna polemica mi e vi auguro di uscire dal "coma".Sorridiamo,insieme,degli spogliarelli che questa sera,tanti omoni unti e genitalmente dotati,faranno davanti a platee di donne narcotizzate.Compiaciute di se stesse,perchè libere di comportarsi, almeno per una volta,come un uomo.La festa della donna ha sostituito i baccanali dell'antica grecia?Forse...Non faccio la morale a nessuno,ma così come stanno le cose non mi piace e ve lo dico.



"Questo libro affronta il rapporto "inconsueto" del mondo femminile con la montagna, un rapporto che proprio perché poco "appariscente" nel numero, ma non in grandezza, è ancora difficile da capire e conoscere. Pensare che la mente e il fisico femminile non siano adatti e preparati per l'avventura, la grande avventura della montagna, è il primo dei pregiudizi che affiora in chi, come la maggior parte delle donne, non conosce molto della propria storia: sia della propria storia comune, sia - e soprattutto - di quella personale. Una limitata conoscenza di sé, delle proprie possibilità, dei propri desideri, può indurre a ritenere che lo spazio dell'avventura e della conquista delle vette sia terreno esclusivo del mondo maschile, il solo che, per maggiore e riconosciuta forza fisica, e per maggiore "predisposizione naturale"... può accedere ad un altro piano, un piano più "alto", in tutti i sensi. Questa visione del rapporto "donna e montagna" è limitata e limitante non solo per sé stessa, bensì per ogni essere umano, maschio e femmina che sia. Perché ciò che muove l'uomo verso la conquista di una vetta, verso l'avventura degli spazi infiniti, non è riducibile ad una forza fisica (che tutt'al più ne è il meccanico effetto), ma è il desiderio di trovare rari momenti e spazi di assoluta libertà e silenzio. Ecco che allora la conquista dell'esterno diviene anche una conquista interiore, un mezzo di affermazione personale, un "realizzarsi", un "prendersi’" sul serio, "giocando con i propri passi" fino alla cima.
Questo libro, ripercorrendo alcuni percorsi, non solo alpinistici, di donne, è un tentativo di comprendere questo spazio vuoto, spazio che solo rende possibile il cammino che si apre tra sé e il desiderio di avventura, quell'avventura, come si dice nel primo capitolo, con la "A" maiuscola...Viaggiare, crescere figli, fare volontariato, scalare una montagna... in un viaggio attraverso il tempo: il testo ci offre l'occasione di rivivere le avventure delle prime ascensioni sulle Alpi di dame dell'alta società, delle spedizioni femminili degli anni settanta, dell'arrampicata negli ultimi decenni, nonché quelle di signore vittoriane che, appena un secolo fa, si divertivano ad arrampicare con le gonne raccolte alla cintola.Nove storie di donne che, ben prima e ben oltre di essere alpiniste, sono state donne "vere", con il coraggio e la personalita' di superare stereotipi e pregiudizi dell'epoca inseguendo con tenacia i loro sogni e soprattutto il loro desiderio di libertà.
La prima protagonista è la raffinata e nobildonna francese Henriette d'Angeville, "la fidanzata del Monte Bianco" che nel 1838 ne conquista la cima, e ne fa ritorno per raccontare, in un libro, al mondo la sua avventura: l'episodio è considerato il punto di partenza dell'alpinismo femminile. Si racconta poi di Gertrude Bell, famosa archeologa inglese che una ventina di anni prima di andare a Baghdad a rappresentare gli interessi britannici nel 1902 scala la cresta Nord-est del Finsteraarhorn, la cima più alta dell'Oberland. Poi è la volta dell'americana Annie Peck che nel 1908, all'età di cinquantotto anni, vuole a tutti i costi salire più in alto di ogni altra donna alpinista di quel tempo e sceglie un 7000 sudamericano, il Huascaràn, in Perù. Il tentativo non le riuscirà, ma sarà la prima a farsi sponsorizzare. C'è anche chi, come Alice Damesme e Miriam O'Brien, rivendicando pubblicamente il diritto di scalare come capocordata, scalano, da sole, il Cervino o chi come Loulou Boulaz nel 1962 tenterà la parete Nord dell'Eiger nelle Alpi.Elvira Sataeva, alpinista russa fedele innanzitutto alla solidarietà e moglie di un alpinista, invece, nel 1974, raggiunge la cima del Pik Lenin, 7134 metri. In cima ci arriva, ma non riesce a scendere e ivi perisce di sfinimento insieme a sette compagne. Nel 1986 Wanda Rutkiewicz, la Signora degli Ottomila, corona il suo sogno di scalare il K2. Il secondo obiettivo diviene poi la salita dei 14 ottomila: il nono, il Kangchenjunga, le sarà fatale nel 1992. Miriam Garcia si fa stregare dalla bellezza del patagonico Fitz Roy e si organizza per salirlo, nel 1988. Offre una grande lezione di umanità rinunciando a tentare la salita, in occasione di uno dei rari periodi di bel tempo di quei posti, per recare conforto ad un amica che ha perso il marito in un incidente sul Cerro Torre.Alison Heargreaves, un marito e due figli, è una signora inglese istruita ed educata. Tra le altre cose è un'alpinista fortissima e si toglie il lusso di salire sull'Everest senza ossigeno, in solitaria, nel 1995, unica a ripetere ciò che Messner aveva fatto nel 1980. L'alpinismo le costerà il naufragio del matrimonio e la vita, poco dopo il successo sull'Everest, travolta dalla bufera sul K2.
Queste le nove storie, ciascuna dedicata a un episodio saliente della vita di altrettante donne diversissime tra di loro, che nell'arco di quasi due secoli, spinte dalla passione per la montagna, hanno sfidato le convenzioni sociali o la diffidenza dei loro colleghi alpinisti, per realizzare i loro sogni."

venerdì 7 marzo 2008

Katia Ceccarelli su c6tv



Ragazze se siete collegate al computer in questo momento non perdete l'intervista a Katia Ceccarelli ore 12 su c6tv

Creatina pour Femme

L'Onorevole Angelina
a cura di Katia Ceccarelli

Il destino mi è amico in questo blog per una serie di coincidenze che mi toccano davvero da vicino.
Sono romana di nascita e di spirito e - guarda caso - cento anni fa nasceva una delle più grandi donne della storia del cinema e dell'arte, il mio mito e quello di molti altri: Anna Magnani.
L'omaggio più bello che posso fare a lei e a tutte le donne per festeggiare l'oggi e il domani è questo. Buona visione a tutte e... prendiamo esempio.

giovedì 6 marzo 2008

RAMPA DI LANCIO


I GENERI LETTERARI
A cura di Lù Mancini

A che genere di scrittura appartiene il nostro racconto ? ce lo chiediamo prima di iniziare a scrivere?
Alla Scuola Stanton mi hanno insegnato che un bravo scrittore dovrebbe sapersi cimentare in una molteplicità di generi, per poi scegliere quello che è più vicino ai suoi gusti ed alle sue capacità.
Quindi la soluzione potrebbe essere di provare a scrivere brevi racconti appartenenti a generi diversi e poi in base ai risultati raggiunti possiamo decidere che tipo di opera vogliamo scrivere e quella alla quale siamo più portati.
Io confesso che questa domanda non me la faccio, scrivo e basta, ma ho cercato comunque di sperimentare generi diversi per mettermi alla prova a trovare la scrittura a me più consona.
E’comunque importante conoscere gli elementi caratterizzanti di ogni genere. A tale scopo vi fornisco una panoramica dei principali generi letterari sui quali mi sono documentata.

Il Genere poliziesco si occupa di sviluppare un tema, quello del delitto, e di portare il lettore fino alla risoluzione dello stesso, servendosi di determinate modalità.
Il Giallo, come il poliziesco, che è una sua evoluzione, prevede una scena del delitto, descritta o da costruire, lo sviluppo delle indagini, l’individuazione del colpevole come l’unica persona che senza alcun dubbio aveva il movente, il tempo ed il modo di compiere il delitto.
Il Poliziesco, a differenza del giallo, ha come protagonista principale un ispettore o un poliziotto, mentre gli altri elementi combaciano perfettamente con quelli del giallo.
Il Noir è un genere molto simile al giallo, la struttura è più o meno la stessa ma, nel caso del Noir, viene data più importanza all’indagine psicologica dei personaggi. Nel Noir di solito si parla della parte oscura di noi ed indaga su un mistero.
Il Genere Favolistico presuppone la presenza di personaggi fantastici insieme a quelli reali; lo scopo di questi personaggi è quello di raggiungere un obbiettivo che solitamente si raggiunge dopo aver superato un certo numero di prove. Lo scopo principale della favola è quello di dare un messaggio. Tutte le favole, in genere, trasmettono dei messaggi importanti per la formazione morale dei bambini e non solo, ma in alcuni casi gli insegnamenti sono più palesi che in altri. Al genere favolistico si aggancia quello Fantasy reso famoso dal personaggio di Harry Potter.
Il romanzo storico si basa su fatti realmente accaduti, le sue fonti sono dei documenti, esso concentra la sua attenzione su personaggi storici che hanno cambiato le sorti di un paese, le cui azioni sono state determinanti per un intero popolo. Nel romanzo storico la vita del personaggio è funzionale per raccontare fatti salienti della storia dell’umanità o di un paese.
Poi è bene chiarire la differenza tra biografia e autobiografia. La biografia si basa su lettere, vita di un unico personaggio che può essere personaggio storico o contemporaneo e ancora vivente. Essa concentra quindi l’attenzione su carattere e modo di essere del personaggio; l’ autobiografia è il racconto della propria vita fatto da una qualsiasi persona; un romanzo può essere autobiografico, pur non avendo come tema la vita di chi lo scrive, quando il fulcro principale dell’opera è rappresentato da eventi realmente accaduti a chi scrive .
In realtà penso che in ogni opera lo spunto autobiografico ci sia sempre, tuttavia l’autobiografia è un racconto fedele della propria vita, che per quanto interessante possa sembrare io sconsiglio vivamente, può essere preferibile il racconto romanzato della propria vita o di quella degli altri che però diventa un’altra cosa.
Molto spesso le opere più innovative fanno ricorso alle tecniche proprie di vari generi, si ispirano contemporaneamente a più generi letterari. Come per esempio” Il Nome della Rosa” di Umberto Eco, che fonde l’ambientazione di un romanzo storico con la trama tipica del giallo.
Il racconto realista invece si basa su una vicenda reale ed è fortemente ancorato ad un ambiente specifico e ad un periodo specifico. E’ essenziale quindi mantenere nel racconto la verosimiglianza. Fanno parte del genere realista sottogeneri come il verismo di Verga, il neorealismo di Pavese, il realismo magico di Isabelle Allende, autori che ho letto e amato profondamente.
Tra le tendenze letterarie in Italia degli ultimi anni abbiamo una moltitudine di generi e di evoluzioni e mescolanze di generi preesistenti.
Quello più caratteristico è la corrente denominata letteratura Pulp genere che ha avuto una breve durata ma ha fatto sì che in Italia gli autori si dedicassero maggiormente alla sperimentazione nella ricerca di un linguaggio nuovo e più adatto ai temi quali: violenze, stupri e omicidi.
Un'altra recente tendenza riguarda l’elaborazione di un nuovo modo di scrivere fortemente influenzato dal dialetto (come per esempio Camilleri e Guccini) Nel contempo altri autori sono tornati verso forme letterarie classiche.
Il mio consiglio è di cimentarsi nel genere più vicino al nostro modo di sentire e di essere, direi che vale la pena provare e se il risultato non sarà un capolavoro , potrà essere semplicemente un esercizio di scrittura per la nostra anima.

mercoledì 5 marzo 2008

SONO DISTRUTTA

CITTà PER BACIARSI
a cura di MonicaC





L’amore è eterno finché cura.
Finché c’incorona e ci inargenta, come ebbe a dire la Valduga.
Così stanno le cose. Così dovrebbero essere.

Settimane fa sono stata a Torino, a trovare le mie amiche.
In ogni angolo di strada, qualcuno si baciava attorcigliandosi. Milioni di fidanzatini di Peynet riempivano l’intero spazio visivo. Sembrava ci fosse in atto una congiura.
Forse perché nell’aria si respira tutto quel cioccolato? Forse perché Torino è una città romantica?
Non lo so. Così era, così mi è parso che fosse.
Pure le mie amiche si muovevano in una corrente amorevole.
Ho pensato: forse è davvero l’aria? magari mi trasferisco a vivere qui. Pensiero abbandonato in un secondo.
Già, purtroppo o meno male, non basta l’aria o il cioccolato.
Quanti aerosol servirebbero, quanti bagni nel gianduiotto, per continuare ad aggrovigliarsi?

Tornata a Bologna, mi accorgo però di qualcosa che stona, e non è solo il contenuto del cornetto o la puzza di piscio sotto i portici. Mancano i baci e la gente abbracciata.
Forse è meglio che torni a Torino.
O Torino è solo la distanza, e potrebbe essere Roma oppure Milano?
Saranno i chilometri a fare la differenza? O qui manca un po’ di poesia?
E se fosse, basterebbe ad Alberto regalare “un fiore di carta, che non profuma, né metterà mai foglie stanche”?
Basterebbe ad eternare tutto quel che raramente dura, sapere che “due, non é il doppio di uno ma il contrario, della sua solitudine?”
Chissà.
A Bologna, comunque, manca l’aria.

DESIDERIA


FINALMENTE LA SCRITTURA EROTICA FA CULTURA!
a cura di Monica Maggi

Tre scrittrici e la loro scrittura erotica femminile come terapia e studio della sessualità. Questo sarà l' argomento chiave del prossimo Congresso Internazionale di Sessuologia, giunto alla nona edizione e che si svolgerà per la prima volta a Roma dal 13 al 17 aprile prossimo. L'incontro, organizzato dall'Istituto di Sessuologia Clinica dell'Università La Sapienza di Roma, aprirà i lavori con un workshop dedicato appunto alla scrittura erotica delle donne come indagine e confronto dell'immaginario erotico. "Perchè spiegare il percorso che porta alla scrittura hard può essere un modo per liberare le fantasie, legittimarle e portare ad un vissuto migliore in campo sessuale" ha detto Roberta Rossi, una delle relatrici del team della sessuologa Chiara Simonelli.Tra i relatori anche Alberto Castelvecchi, editore di una delle case più impegnati nell'editoria erotica.
Si parlerà anche di nuovi farmaci per l'uomo e nuove terapie per il desiderio femminile. Tra i relatori: Shere Hite, che parlerà dei suoi inediti studi sulla sessualità maschile; Irwin Goldstein e Beverly Whipple sull'orgasmo e il punto G, trattato anche da Emanuele Jannini.

Monica

RE DAY



Pronte per il RE day? Allora l'appuntamento è per l'8 marzo alle ore 10,30 davanti al Teatro San Martino Via Oberdan 25 Bologna. Mattinata di scrittura creativa e pomeriggio di interventi e dibattito.

Occorrono: scarpe comode, blocchi e foglietti, registratori, idee tante, progetti. Una macchina fotografica per fare le foto e qualcuno che relazioni alle embedded che non sono potute venire.

Vi aspetto. Con l'adesivo.

P.F.G

martedì 4 marzo 2008

Archi.D.Arte

Il labirinto
a cura di Margherita Matera




In questi giorni ho immaginato come sarebbe trovarsi in un labirinto…
Non ci sono mai stata.
Non l’ho mai percorso, ma mi perdo ugualmente spesso. Mi sono chiesta il senso dello smarrirsi volontariamente. Disorientarsi. Questa logica è usata, per esempio, nella progettazione degli ospedali: tutti i corridoi sembrano uguali, tutte le porte, il ripetersi dei colori…l’incalzare dell’ansia…del cercare. In questo caso la spiegazione è nel voler disorientare il visitatore, perché il personale conosce il posto, sa orientarsi.
Forse ogni casa è un labirinto per i nostri ospiti. Ogni nuova città, seppur elementare, è stata per ognuno di noi un labirinto. Forse il voler riprodurre un groviglio di linee disegnate da siepi è un modo per cercarci. Per venirci incontro. Più che trovare l’uscita io proporrei di incontrarci a metà labirinto…a metà disorientamento , orientati solo dal ritrovarsi. Senza parlare. Senza rumori. Senza segnali.

Mi domando quanti di noi rispetterebbero l’appuntamento. Quanti non avrebbero bisogno di uscire dal labirinto perché quello che cercano, in realtà, è la sua stessa essenza. È un perdersi.
Proverò a progettare il mio personale labirinto decentrato e proverò a smarrirmi e trovare un centro. Senza chiedermi dov’è l’uscita, perché non la disegnerò…non arginerò la tortuosa siepe. Se mi sarò persa, allora, saprete dove ritrovarmi...
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