sabato 29 dicembre 2007

EQUILIBRISMI QUOTIDIANI

2008
a cura di Maddalena Morandi

Regola numero uno della trsgressione è l'adottare un comportamento difforme da quello che è in uso nella media umana.
Bene per "l'anno che verrà" io vi propongo di trasgredire, seguendo il pensiero antico: Socrate.
Di lui non abbiamo niente di scritto, da lui personalmente, è già questo mi sembra un bell'inizio: lui non mirava a trsferire conoscenza, ma ad indurre gli altri a "PENSARE PER CONTO PROPRIO".
Allora facciamolo, ribelliamoci a ciò che ci vuole conformi, usiamo la nostra testa, cuore e istinto anche se, ma soprattutto se non coincidono con il pensiero dominante. Esempio:
1) non andiamo ad un cenone di capodanno;
2) non usciamo con chiunque pur di non stare sole;
3) non mettiamoci a dieta dopo le feste;
4) diciamo alla nostra capufficio straf... che ha l'alito che stende!
5) non tradiamo le nostre idee le più profonde, anche se antiche (sii fedele ... );
6) non buttiamo un abito che ci piace da morire, solo perchè la mamma più glamour della scuola di tuo figlio ti ha ricordato che lo stilista che l'ha creato non esiste più;
7) manda a fan ... tuo marito che ti ricorda che non hai più vent'anni e vai a pattinare sul ghiaccio;
8) ricorda a tua mamma che chi non fa non falla/o ... ;
9) non deprimerti per i tuoi errori, sono solo ciò che contribuiscono alla tua esperienza;
10) decimo comandamento SEGUI IL TUO RITMO!
Buon anno!!!!

mercoledì 26 dicembre 2007

EstremaMente




Buoni propositi per l’anno che verrà
di Antonella Passoni


Controllare l'acquisto compulsivo, non serve avere più giacche di un outlet.
Non disperarsi, basta aspettare, le cose prima o poi cambiano.
Non correre dietro agli uomini sbagliati, non cambiano.
Darsi una regolata con la generosità ed imparare a chiedere.
Capire che se la donna fosse un uomo non avrebbe così tanti problemi, quindi, che dallo psicanalista vadano loro perché così come siamo, a noi piace, sono gli altri che ci vogliono cambiare.
Tuo padre perchè studi cazzate, con la filosofia non si mangia.
Tuo fratello perché il giorno di natale vai a sciare.
I morosi che ti vorrebbero con la 38 e la quarta naturale, gli amanti che la quarta la mettono per corre a casa e gli ex-mariti che passano un quarto di quello che dovrebbero.
"Non tentare. Fare o non fare" Joda, Guerre stellari e in bocca al lupo.
Per un 2008 diverso e migliore.

martedì 25 dicembre 2007

OFF#LIMITS

a cura di Diomira Pizzamiglio

LA FORZA DELLE PAROLE

E’ Natale e io vorrei parlarvi di un concorso a cui ho partecipato l’anno scorso che mi ha regalato una grandissima emozione: la mia piccola storia pubblicata, nero su bianco, all’interno del libro che raccoglie i testi premiati e i migliori lavori di questo concorso.
Ma non solo, partecipare è stata una sfida.
E’ stato emozionante e difficile accettare la sfida e mettersi a confronto. E’ stato come spogliarsi in pubblico.
Ed è stato riemoirsi d’orgogoglio e soddisfazione essere pubblicata.
E’ stato commovente ricevere l’invito alla premiazione che si sarebbe tenuta l’ 8 Marzo nella sede del Consiglio Comunale di Trieste e sapere che il mio lavoro era stato segnalato dalla giuria e che sarebbe stato pubblicato mi ha lasciò col cuore colmo di una gioia indescrivibile.
E’ stato toccante ricevere i complimenti dalla Presidente del concorso, la signora Carla Mocavero, per l’importante lavoro che svolgevo … E rimasi senza fiato in corpo perché non capivo e tuttora continuo a non capire.
I complimenti sono d’obbligo e doverosi alla CONSULTA FEMMINILE DI TRIESTE che grazie a quest’iniziativa mette in luce la condizione femminile odierna.
In questi giorni ho ricevuto e letto il libro del concorso e all’interno vi sono tante storie di donne, dalla madre vittima della depressione post-partum alla carcerata che racconta la sua colpa, dalla signora un po’ avanti con gli anni che riesce ad ottenere un microcredito e a realizzare il suo sogno chiuso nel cassetto: creare monili d’oro. Storie di donne sole, di mogli maltrattate, di donne che si riscattano. Storie. Storie come quella della moglie ormai anziana che con sofferenza deve lasciare alle cure d’altre mani il marito, quell’uomo che dell’amante e dell’amato restano solo i ricordi.
E poi ci sono storie di immigrate che hanno trovato in Italia una casa e una vita migliore.
Storie d’emigrate con il loro italiano zoppicante ma bello e sincero, pieno di ricordi e di tanta forza, la stessa che ha permesso loro di farcela in una terra tanto lontana dalla propria.
Tante storie, tanti racconti, tanti spaccati di vita, tante pagine sulle quali ho pianto, riso e mi sono emozionata e che, ancor ora, scrivendone, mi fanno commuovere.
Tante storie una sola anima, quella delle donne.
Ed allora ecco il mio invito a partecipare a questa fantastica esperienza che contribuirà a farvi crescere, come donne, come scrittrici, come esseri unici.

Vi lascio uno stralcio dal bando di concorso che potete scaricare al seguente link:
http://151.1.32.160/new/admin/allegati_up/allegati/file/bando.pdf.

IV CONCORSO INTERNAZIONALE DI SCRITTURA FEMMINILE
Città di Trieste


La Consulta femminile di Trieste e l’Unicredit Banca in collaborazione con il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio di Trieste, la Regione, la RAI del Friuli Venezia Giulia, l’ Associazione Giuliani nel Mondo e Il Piccolo indicono la 4° edizione del Concorso Internazionale di Scrittura femminile, aperto a tutte le donne, di qualsiasi nazionalità e cultura, nonché alle donne detenute.
La partecipazione al Concorso è gratuita.
Il Concorso prevede due sezioni:
Sezione A) - Racconto a tema libero o di memoria che metta in luce uno o più aspetti della condizione femminile odierna.
Sezione B) - Lavoro radiofonico a due voci sul tema: “La caduta dei confini, l’Europa si allarga”.
I lavori dovranno essere indirizzati, in sette copie, alla Consulta Femminile di Trieste, c.p. 48 Posta Centrale Trieste con la dichiarazione esterna “ contiene elaborato per il Concorso di scrittura” entro il 31 gennaio 2008. Fa fede il timbro postale.

BUON NATALE!

lunedì 24 dicembre 2007

Tanti auguri di Buon Natale


A tutti voi grazie. Per ciò che siete. E per ciò che diventeremo.

Buona Natale

Patrizia Finucci Gallo

DI MAMMA (NON) CE N'E' UNA SOLA


Nascite. Camilla in arrivo con sottofondo di Bruce Springsteen.
a cura di Anna Grazia Giannuzzi

Crescendo, sperando di esserci riuscita almeno un poco, mi sono accorta che ci sono persone cui sembra terribile avere il controllo della propria vita. Io sono esattamente all’opposto. Quello a cui mi riferisco esattamente non è il controllo spasmodico di fatti e persone, al fine di non consentire a nessuno, che mi conosca anche solo di vista, di fare nemmeno un ruttino senza che io ne venga anticipatamente a conoscenza. Mi riferisco, invece, al sapere quello che si fa, al conoscersi, al non aspettarsi da se stessi cose che è chiarissimo che non siamo in grado di fare, alla voglia di darsi fiducia e sperimentarsi, al coraggio delle proprie opinioni ed all’autonomia delle proprie idee.

Non è particolarmente facile, ma nemmeno impossibile. Funziona meglio se non lo si sbandiera troppo.

Sotto questo profilo io e Aurora la pensiamo nello stesso modo.
Ci siamo conosciute frequentando un‘associazione di genitori adottivi, aperta anche a quelli che si preparavano a diventarlo. L’attesa, una volta scelto il paese e preparati tutti documenti, è lunga e stranamente vuota di cose importanti, sospesi come si è nell’immaginare come saranno i figli e come saremo noi. Invece, bisogna riempirla diversamente quell’attesa. Ma di questo parleremo una prossima volta. Parliamo adesso di Aurora, che con i suoi occhi turchesi combinati a lentiggini e capelli rossi naturali, ci ha messe in crisi tutte restando incinta. Già, avete presente quelle a cui la pancia cresce perché dentro c’è un bambino? Beh, lei è una di quelle.

Le reazioni di noi tutti furono le più varie.

Quella di un amico l’abbiamo registrata con la telecamera. Ancora ridacchiamo quando rivediamo il filmino di quel giorno, che corrisponde, tra l’altro, alla prima festa di compleanno che ho fatto in casa per Estefani, a febbraio 2006.
Quella di un’altra amica è indescrivibile. Ma l’espressione più strana è stata proprio quella di Aurora perché lei non sapeva come dircelo: si sentiva quasi in colpa, certamente a disagio, perché non se lo aspettava neppure lei. E noi amiche come avremmo reagito?

Io sono stata fortunata, su certe cose ammetto che lo sono, e quella di riuscire a non piangere troppo sulle mie disgrazie mi sembra davvero una fortuna. Forse ero già fin troppo felice come mamma, indaffarata con le mie tre trappole, e per me non è stato come per altre amiche: lei non ha sottolineato alcun vuoto dentro di me, né ha reso evidente un limite che io non avessi già lungamente sondato. Forse un attimo di malinconia c’è stato, mi sembrava di ricordare confusamente qualcosa accaduto in un tempo remoto, ma temo il passato più della morte e ho rivolto il mio sguardo altrove. Mi sono sentita felice per lei e suo marito, che è anche mio amico. Così la nostra amicizia si è consolidata e siamo andate avanti.

Quando è nata Camilla ho capito quanto vita e morte siano strettamente legate e quanto io sia astratta davvero quanto un pensiero. Aurora sveniva in un lago di sangue e suo marito chiamava l’autoambulanza mentre asciugava in terra con gli asciugamani, Camilla è nata con il cesareo mentre gli anestesisti decidevano che pezzo di Bruce andava bene in sottofondo, e l’ostetrica teneva la mano di Aurora.

Ho invitato Aurora, ed era tempo che volevo farlo, a parlare di noi come madri e l’occasione del natale mi è sembrata appropriata. Abbiamo parlato a lungo e ci siamo divertite molto, coinvolgendo anche Paolo, suo marito. Inizia oggi il racconto del nostro colloquio al termine del quale abbiamo scoperto che con ogni figlia nasce una madre, che queste nascite non sempre sono contestuali. A volte nasce un padre. Di solito molto tempo dopo.

Avevo preparato alcune domande, le leggete di seguito. Le risposte sono venute nel corso della conversazione. La prima risposta è stata quella all’ultima domanda.

In una classifica, il più bel periodo della tua vita a quanti punti di distanza sta dalla gravidanza?
Da quando sei madre cosa ne pensi del buon senso?
Lo so che sono insopportabile, ma che mi dici delle emorroidi?
La memoria. Dei dolori del parto resta memoria o no?

Siamo partite con una frase tipo “prova a tenere il registratore in mano, quello dovrebbe essere il microfono”, abbiamo bevuto il mio the all’albicocca, abbiamo fatto scavi archeologici nei nostri amori e poi a bruciapelo le ho chiesto: come stai messa con il discorso del pieno e vuoto, insomma quando hai sfornato il panettone – visto che stiamo a natale, notate la finezza – che hai provato?

A. - L’ultima settimana, per quanto brutto possa sembrare non ne potevo più. Camilla mi spingeva sul diaframma, non riuscivo a respirare, mi sentivo soffocare ed è stata una liberazione, anche se può sembrare brutto dirlo. In fondo poi mi ero abituata. Per quanto riguarda, invece, la prima domanda, mi sembra che è come chiedersi se la gravidanza sia o no il più bel periodo della vita di una donna. Una cosa che forse non ti ho mai raccontato è che avevo paura di sperimentare la gioia di essere incinta, dopo aver superato il lutto di non poter avere una gravidanza, ed accettato l’adozione come un modo di essere comunque madre ed esserne stata convinta, posso dirti che io ho avuto paura di non saper essere felice. Io mi ero preparata ed ero sicura che non me ne importasse niente. Poi quando ho scoperto di essere incinta ho avuto paura che invece non fosse vero, che tutto quello di cui ero stata convinta … che per me era stato come per la volpe con l’uva…quando poi sono stata fisicamente meglio, superati i primi mesi, mi sono goduta la gravidanza e quindi il fatto di avere un figlio in quel modo. Era una paura infondata, scoprire che non era vero che ero pronta ad adottare. Se avessi adottato Camilla non credo che sarebbe cambiato qualcosa nel mio rapporto con lei. Non so se avrei mai smesso di chiedermi come sarebbe stata la gravidanza, però sarebbe stata solo una domanda e non avrebbe influito sul mio rapporto con il figlio o la figlia adottiva. Mi ha spiazzato, invece, trovarmi ad aver paura di abbandonarmi alla felicità della gravidanza.

- In effetti, - commento io – questa è stata la tua prova. Appena impari ad accettare l’idea di essere felice senza avere figli della pancia, devi imparare ad essere felice perché ce li hai. E così, come non sapevi, da un punto di vista medico, perché non restavi incinta, all’improvviso, sempre senza sapere perché, ti scopri incinta.

To be continued….

sabato 22 dicembre 2007

4BIT@BAR

Fotografia di Roberto Ellero
Quattro chiacchiere con Roberto Ellero
a cura di Roberto Scano

Inizio la mia rubrica sedendomi al nostro bar virtuale intervistando un amico. Roberto Ellero è uno dei maggiori esperti al mondo nella creazione di contenuti multimediali accessibili ma che ha altri interessi, alcuni particolari.
Davanti ad un buon caffè virtuale, in una piazza virtuale ho pensato di fare alcune domande per far conoscere il lato nascosto del mio omonimo, sperando di farvi cosa gradita.
Non resta che leggere l'intervista completa a Roberto Ellero!

Rob, sei uno dei maggiori esperti di multimedia accessibile per il Web. Di che si tratta?
Ormai la banda passante sufficiente per vedere i video su Internet è abbastanza diffusa, così tanti navigatori hanno scoperto che vedere filmati e anche produrli è divertente, facile e comodo: non serve neppure spostarsi nella stanza della tivù, si può rimanere comodamente seduti alla scrivania col PC! E con un cellulare o una videocamera è davvero semplice filmare il micio o le vacanze, montare in modo accattivante brevi video e caricarli sul Web.
Con un po' di buona volontà possiamo anche fare in modo che l'esperienza multimediale sia possibile anche per chi non ci vede o non ci sente, così non escludiamo nessuno. In che modo? Aggiungendo i sottotitoli ai filmati, così chi non ci sente può seguire il parlato leggendo, e descrivendo l'informazione visiva con una voce narrante che spiega cosa succede a chi non vede.
Per la voce narrante possiamo risolvere agevolmente durante la creazione del filmato: nelle pause del parlato inseriamo col programma di editing video un file audio nel quale avremo registrato un commento che spiega cosa succede nel filmato, in modo che anche chi non può vedere possa seguire e contestualizzare i dialoghi.
I sottotitoli per i non udenti si possono aggiungere facilmente utilizzando le funzioni di Google Video, oppure se si carica su YouTube utilizzando "Bubbleply sottotitoli", www.mediavisuale.it/home/node/105. E' anche possibile utilizzare la mia piattaforma di video share webmultimediale.it, la prima accessibile in Italia, che consente di sottotitolare facilmente e di imparare a farlo nel modo migliore grazie a una breve guida.

Scopriamo che tra le tue passioni vi è la musica. Ci racconti qualcosa?
Eh la musica agevola la comprensione del Web! Avete mai pensato che Web e musica funzionano allo stesso modo? E' proprio così, infatti la musica è il risultato del "parsing", cioè della esecuzione della partitura da parte di uno o più esecutori, e allo stesso modo la resa visuale delle pagine Web è il risultato del "parsing" del codice html da parte del browser (ad esempio Internet Explorer, il più usato), che legge il codice di marcatura e lo risolve posizionando come deciso dal webmaster le "parti" della pagina, costituite da testo, immagini e filmati. Non a caso molti esperti di Web hanno una formazione musicale. Da diversi anni ho smesso di suonare il violino, ma in sostanza non ho perso il vizio, infatti "compongo" progettando contenuti Web che vengono eseguiti bene da tutti i browser utilizzati dai navigatori, in modo che la musica visiva del Web arrivi forte e chiara a tutti.
Anche la passione per i video ha una assonanza con la musica: il multimediale integra e arricchisce l'esperienza ipertestuale del Web recuperando la "freccia" del tempo. Il tempo è l'asse portante della narratività come della musica, che è l'arte del tempo.

Ultima ma non per importanza la tua passione per i conigli, a cui ha dedicato uno dei maggiori portali.
Ai conigli devo tutto, anche la mia passione per il Web, che è iniziata proprio per far conoscere a tutti l'intelligenza e la sensibilità di questo straordinario nostro amico di pelo, attraverso il sito www.protty.it, nato nel 2000 come tributo di gratitudine verso un coniglio: Protty. E' una community no-profit e la sua finalità principale è promuovere il dialogo fra appassionati ed esperti a favore del benessere del coniglio. Attualmente PROTTY è probabilmente il sito più significativo disponibile ai coniglietti internauti, ed il più visitato in Italia. Ogni giorno avvengono in media 300 visite ed il numero delle consultazioni e l'uso dei servizi interattivi è in costante aumento. A monte degli interessi sanitari o etologici c'è un rapporto con l'animale come capace di promuovere, scatenare e mettere in moto una esperienza conoscitiva. Il sito contiene centinaia di pagine ricche di informazioni, più di mille immagini originali, numerosi filmati e un forum con oltre 600 iscritti e decine di nuovi post ogni giorno, un vero salotto con discussioni che dimostrano come il rapporto quotidiano con i conigli migliora gli esseri umani e li rende meno aggressivi e più sensibili.

Quali progetti Web e non Web nel tuo futuro?
Grazie ai video il Web può diventare uno strumento che consente di raccontarsi, e quindi di fare esperienza. I video possono portare nello spazio orizzontalizzato del Web quella condizione - il tempo - che è l'unica a fare della vita di un vivente un'esistenza. Il tempo genera un ordine che fa sì che ogni nostro passo lasci un'orma, per quanto invisibile o inconsapevole. Il passato per l'uomo non può mai essere uno scrivere sull'acqua, che subito si richiude e inghiotte quel che è venuto alla presenza. La temporalità - essendo la vita e la morte i poli di uno stesso arco - lo impedisce. Ma siamo ancora capaci di raccontare? Senza storie siamo solo bit di informazione. Nel mio futuro c'è questa scommessa: scrivere storie con video pensati per il Web. Nel sito webmultimediale.org.

Grazie Roberto per la bella chiacchierata. Oggi il virtual-caffè lo offro io.

venerdì 21 dicembre 2007

giovedì 20 dicembre 2007

LA DOLCE VITA DI LUDOVICA




La moda metamorfosi del corpo
a cura di Ludovica Falconi

Niente come un abito può raccontarci meglio la storia, ma che senso avrebbe senza il corpo che lo ha indossato?
Bizzarra è l’ esigenza dell’ uomo nel volerlo sempre diverso da quello che è la natura a scegliere per lui, ogni sua più piccola parte è stato oggetto della perversione umana fino dalla preistoria: le inclusioni e le erosioni della pelle messe in atto tuttora da molte tribù, la deformazione del cranio, gli esili colli delle donne birmane, per poi passare ai piedini delle cinesi ed ai vitini da vespa indotti da strettissimi bustier per secoli, per arrivare ai piercing e alla chirurgia estetica.
Oltre alle tecniche più invasive e dannose per la salute, sicuramente anche imbottiture, crinoline, panier e una moltitudine di vesti sovrapposte le une alle altre, non avranno creato pochi disagi alle donne (soprattutto a loro) e agli uomini nei secoli.
Col nascere del XX secolo si iniziò a parlare, spesso ipocritamente, di liberazione del corpo femminile.
I corsetti, ancora dotati di stecche, conferivano al corpo femminile una sinuosa ma innaturale forma ad “S”.
Poiret creò la scomoda gonna hobble abbinata ad una speciale giarrettiera, che indossata all’ altezza delle ginocchia, limitava l’ampiezza del passo.
Fu solo con la prima guerra mondiale che la donna riuscì a scrollarsi di dosso l’ immagine che la vedeva, nell’immaginario collettivo, “ la vetrina” di un uomo dalla castigata sobrietà ottocentesca, e così negli anni ’20 diventò androgina, poi diva.
Durante la seconda guerra mondiale si arruolò, e nel ‘47 ,con l’ avvento del new look di Dior, il suo corpo assunse forme mai viste: clessidra, corolla, tulipano..
Negli anni ’60, poi, fu il momento di scoprire le gambe, da qui in poi i cambiamenti hanno iniziato a susseguirsi a ritmi sempre più frenetici, inglobando il mondo delle sottoculture, dando vita uno ad stile frammentario ricco di contaminazioni provenienti da vari paesi, classi sociali, generi e culture.
Esercizio formale o gioco la moda odierna ci permette di cambiare ogni giorno i paradigmi del nostro corpo, tornando indietro nel tempo e viaggiando attraverso esotici paesi.

mercoledì 19 dicembre 2007

Oggi alle ore 12 con c6tv e ci sono anche io

Ragazze vi aspetto sempre al nostro consueto appuntamento del giovedì con il gruppo di c6tv (www.c6.tv), ore dodici io e la scrittura. Seguitemi. Vi proporrò anche una mia amica scrittrice bravissima Emanuela Zanotti il libro è "Il solco della memoria".


Un bacio a tutte le mie embedded.


Patrizia Finucci Gallo

Archi.D.Arte

"La curva è la più graziosa distanza tra due punti." (Mae West)
a cura di Margherita Matera



Mentre ascolto una canzone che mi ricorda quanto riesca ad essere femminile pur non indossando tacchi alti, ho deciso che per Natale vi regalo un divano.
Questa scultura di Dalì rappresenta le labbra di Mae West, la prima attrice sex symbol del cinema d’oltreoceano e dispensatrice di aforismi come il titolo di questo post. L’idea che mi piace, aldilà del Design, è che il surrealismo di Dalì riesca a concretizzare in una forma, in un oggetto, un pezzo del volto. Così, solo attraverso quelle labbra diventate divano, così, solo attraverso quel colore acceso, si riesce a stabilire la personalità sensuale della donna di appartenenza. Allora, un po’ per gioco, un po’ per vezzo, mi viene da pensare a quel famoso “manifesto” di Magritte: "Ceci n’est pas une pipe", con una pipa chiaramente in bella mostra….penso che ci sono delle forme, dei disegni, delle scelte, talmente perfetti, per se stessi, che poco importa se siano un divano, piuttosto che delle labbra; una pipa, piuttosto che un ombrello. Penso che a volte l’immagine possa tralasciare il significato, possa sdoppiarsi eppure rimanere bella.
Così oggi osservo ”l’armonia delle forme” (la definizione di Design che dà Zevi )….che passa attraverso un oggetto e si ferma sul volto della gente disegnandone un particolare, connotandone un smorfia.

Buon Natale.

martedì 18 dicembre 2007

BRICIOLE D'ESTETICA


IL TEMPO MORMORA
A cura di Vladimiro Zocca

Sono passati tanti anni da quando vivevo beatamente immerso nella meravigliosa incoscienza della mia infanzia. E adesso mi rendo conto che fare estetica sul tempo passato vuol dire giocare con l’illusione di ricostruire momenti di vita, consapevole che non ritorneranno mai tali e quali li ho vissuti. Molto si perde lungo il filo di nebbia della memoria, e molto viene modificato dal richiamo lontano degli anni. Tutto ciò ha un sapore agrodolce: agro per l’impossibilità di un’autentica restituzione, dolce perché la magia della memoria, trastullandosi con i miei ricordi, mi dà la sensazione di creare, di sceneggiare situazioni, forse già vissute in un’altra vita, ma nuove sotto l’azione vivificante dei sensi del tempo presente.I luoghi e le cose non sono più gli stessi; solo le emozioni di quei momenti irripetibili si portano dietro, indelebili, i sapori, i suoni, i colori com’erano allora. Ma, nonostante tutto, continuo ad ascoltare il mormorare del tempo che scorre. A volte mi lascia in mano brandelli di stagioni delle quali cerco, pieno di desiderio, tracce di vita nel tempo dell’oggi.
Trovo solo delle somiglianze che, tuttavia, mi fanno provare l’incantesimo della rimembranza che si rapprende, spesso invisibile, irriconoscibile, nelle persone, negli animali, negli alberi, nelle case, nelle strade, nelle luci e nelle penombre che mi circondano. E’ il gioco mitico, talvolta perverso, del tempo che se ne va via da me. Un tempo che, mentre fugge con apparente impertinenza, non riesco a trattenere, nonostante tutte le mie lusinghe e i miei inganni, e mi lascia solo briciole di sensazioni, di sentimenti, di emozioni, di passioni e, anche, di sereni istanti di quiete.
Ma sono briciole che, nella magia dello scrivere, si fanno perle, diamanti, antichi cristalli di rocca. Mi portano fuori del tempo, in un tempo interno tutto mio, forse il tempo-non tempo dai suoni, dai colori, dai sapori a mille a mille delle Grandi Madri. Un tempo infinito che va sull’immensa onda del desiderare, un tempo dello stupore che non finisce mai.


Il quadro: Il ricordo dei ricordi d'infanzia

domenica 16 dicembre 2007

C'ERA UNA VOLTA LA FAVOLA


FAVOLE:I COLORI DEL MONDO
a cura di Roberto Bianchi

Buon Natale a tutti dal vostro umile scrivano Roberto Bianchi. Ecco che continuo la mia silloge di favole dedicate ai fanciulli e ai genitori.

I bambini di oggi, spesso bombardati da messaggi negativi, non riescono più a vedere la bellezza dei colori e della vita, così come secondo esempio di fiaba, propongo un racconto gaio che ispiri a vedere il mondo con occhi speciali. La tecnica, molto semplicemente, da consigliare, è quella della Prolessi. Non lasciatevi ingarbugliare dai paroloni, si tratta semplicemente di una narrazione che per catturare l’attenzione fa uso di un’anticipazione, ovvero si narra un evento che accade in futuro rispetto alla fabula, ma vedrete meglio quando leggerete.
Naturalmente la favola viene nuovamente ascoltata nel giardino magico, ove saranno collocate anche tutte le altre che seguiranno.
Vi auguro buona lettura sperando che siate molte a leggere, giudicarmi, aiutarmi a migliorare e a criticarmi coi vostri dolci interventi.

Era una bella mattina estiva. Le farfalle giocavano con le fatine volando di fiore in fiore. C’era grande allegria in ogni stagione nel giardino incantato, ma soprattutto d’estate si gioiva dei frutti che nascevano sugli alberi e dei tanti animali che vivendo nel bosco. La pianta di gladiolo però era triste. Se ne stava da una parte e non cantava insieme agli altri. Eppure era tanto bella, con il suo fusto eretto e rigido e diversi fiori, grandi anche venti centimetri, di color rosa chiaro e dotati di sei petali.
“Perché sei tanto mogia?” le chiese uno gnomino dal cappello rosso a punta, che con le cesoie in mano si premurava di curare ogni pianta in difficoltà.
“Sei tanto bella e fiorita, non dovresti essere mesta!” disse l’esserino magico tenendosi il panciotto e cavando fuori dalla bisaccia una boccetta di acqua fatata per irrorare con quel liquido la pianta di gladiolo.
“Vedo tutto nero e buio, ho il cuore sconfortato!”
Lo gnomino allora la portò dalla regina rosa che sorrise allegramente e disse:
“Bisogna sempre essere allegri, in gran parte dipende da noi stessi! Ti narrerò una favoletta!” e cominciò:

GLI OCCHIALI MAGICI

C’era una volta, in un pianeta tale e quale alla Terra un gruppo di bambini era capace di sorridere e gioire a ogni refolo di vento, a ogni passaggio di nuvola, a tutte le ore del giorno: godendo assai di ogni manifestazione della vita. Ma com’era possibile tanta gaiezza? Come mai tanta allegria? Chissà cos era accaduto in questo pianeta?... è presto detto.
[1] In un tempo ancora più remoto infatti anche questi bambini erano tristi, anzi erano più tristi che mai: non sapevano vedere le bellezze del mondo, non sorridevano in nessuna occasione e vedevano tutto nero.
“Mancano i colori!” dicevano i fanciulli. C’era tanta angoscia su questo pianeta.
“E’ buio e malinconico vivere!” si davano pena i piccoli con grossi lacrimoni che colavano giù dalle gote e la voce singhiozzante. Gli occhi dei giovani non brillavano di voglia di ridere e di giocare e invece che rincorrersi trastullandosi sull’erba, se ne stavano fermi a casa a piangere.
Si davano pena le mamme nel vedere i loro figli tanto sconsolati, si preoccupavano anche i nonni e le zie.
Le rondini giunsero anche quella primavera ad allietare la natura, mentre tutto si ammantava di fiori e colori, ma i ragazzi continuavano a essere tristi. Tutto pareva ancora loro buio e tenebroso. Non si avvedevano del miracolo quotidiano del sole che nasceva, quando l’immensità del cielo si fa color porpora e pare che un papavero stropicciato si cominci a stiracchiare su nel firmamento.
Non coglievano l’emozione di un tramonto.
Il più piccolo di tutti, Mol, si ritrovò al calar della sera solo solo. Come al solito, incapace di gioire della vita, nessuno dei suoi compagni era attivo e tutti se n’erano già andati a dormire.
“La stella brilla come una moneta d’argento!” notò il fanciullo e i suoi occhi s’illuminarono con un raggio del satellite terrestre.
Dalla luna discese una magica figura, una signorina tanta gentile, con gli abiti azzurri e setosi. Indossava due scarpine di cristallo e posò i piedini sulla siepe del giardino di Mol.
“Ciao!” gli disse.
“Chi sei?” rispose Mol ancor prima di porgere anche lui il saluto, come sarebbe da farsi per i bambini bene educati.
“Sono la fata dei colori, quella che rende la vista a chi è incapace di vedere l’arcobaleno!” disse lei.
“E come fai?” domandò Mol sempre più incuriosito.
La fatina mosse una bacchetta anch’essa di cristallo, come le scarpe. Si sprigionò una miriade di tinte e sbucarono fuori tante paia d’occhiali.
“Provane un paio!” disse la fata.
Mol si mise questi occhiali magici. Poté vedere lo splendore delle stelle, individuò la bellezza delle foglie argentate sotto l’effetto delle sommesse luci della notte.
“E di giorno è ancor più bello!” commentò la signorina incantata!”
Anche se era notte Mol era così contento che non sentiva freddo. Attese insieme alla fatina lo spuntar del sole. Andò con lei a svegliare gli altri e distribuì gli occhiali magici.
Tutti rimasero incantati, accorgendosi con quelle lenti di vedere gli infiniti colori della vita:
“E’ tutto variopinto!” esultavano quando in cielo, senza motivo, spuntò un fantasmagorico arcobaleno.
“Ma che occhiali sono?” chiesero tutti alla fatina.
“Sono gli occhiali del cuore, quelli che c’insegnano a vedere con l’amore e il sentimento!” fu la spiegazione e in questo pianeta speciale adesso si vive riuscendo ad apprezzare quanto sia bella l’esistenza coronata da sfumature e tinte.


[1] Notare che si comincia narrando dei bambini felici (prolessi) poi si torna indietro nel tempo raccontando di quando i bimbi erano tristi.

sabato 15 dicembre 2007

EQUILIBRISMI QUOTIDIANI

SANTO NATALE
a cura di Maddalena Morandi

Avete presente Gioele Dix, quando dice “ sono incazzato, sono tremendamente incazzato!”, bene oggi lo sono anch’io e lo ripeto scandendo bene e a modo le parole: “sono incazzata, tremendamente incazzata!”
Oggi apro un quotidiano nazionale e leggo: “A Cesano Boscone, nell’hinterland milanese le tre classi di seconda elementare della scuola “Dante Alighieri”, preparano la recita scolastica per il 20 dicembre dove anziché il Redentore che scende dalle stelle, arriverà un marzianino, bravo e buono e con gli stessi valori di Gesù Bambino, ma un omino verde con le antenne”. Scorro le righe incredula e ancora “a Casale Monferrato, provincia di Alessandria il parroco ha offerto la chiesa per la recita natalizia, ma le insegnanti hanno posto la condizione che si traslochi il Santissimo”.Adesso sono sull’orlo di una crisi di nervi, ma non è finita “la figlia di un politico che frequenta la scuola materna, quest’anno anziché fare l’angelo nel presepe, farà il funghetto nel boschetto”. La ragione di questi comportamenti quantomeno bizzarri è “siamo in un mondo multietnico, non si possono offendere i bambini musulmani con queste storie della Sacra Famiglia e del Redentore”. Sono furiosa con i cristiani io, sono razzista nei loro confronti, noi cristiano siamo una razza inferiore!! Si in questo momento mi vergogno di essere cristiana, come lo è la maggioranza di noi oggi. Ma siamo impazziti, il Natale è la nascita di Gesù, punto e basta. A nessuno è imposto di credere o di festeggiarlo, ma neanche di annullarlo e trasformarlo. Se io casa mia mangio il pesce, tu non puoi imporre certo alle pescherie di non venderlo o a me di non cucinarlo, perché siccome non piace a tutti, qualcuno potrebbe offendersi. Ma ci è dato di volta il cervello! Ma i pazzi scatenati siamo noi, non chi professa altre religioni, noi coglioni che pur di non schierarci apertamente, tergiversiamo, si sono cristiano, ma di vedute aperte, si talmente aperte da essere direttamente fuori, fuori di testa. E’ ora di rinsavire, io festeggerò questo Natale in particolare, pregando perché Nostro Signore nella ricorrenza della sua nascita apra le nostre menti e i nostri cuori all’ascolto delle sue parole di amore.
Buon Santo Natale!

venerdì 14 dicembre 2007

RAMPA DI LANCIO


SCRITTURE NATALIZIE
A cura di Lù Mancini

Mi capita spesso con l’avvicinarsi del Natale che ritornino in mente storie antichissime vissute o ascoltate, sarà che il Natale essendo così vicino alla fine dell’anno diventa anche un periodo di bilanci, ma tutti gli anni si ripete la stessa storia cerco lo spirito natalizio dentro di me, che non sempre trovo e faccio bilanci sull’anno, sulla vita, sull’umanità .
Mi torna sempre in mente il racconto di Natale di Dickens perché io mi sento un po’ come Scrooge: tutta questa frenesia intorno al Natale mi disturba, tutti vogliono essere felici e contenti e trovare un motivo di festeggiamenti , perfino in ufficio si organizza la festa di Natale alla quale mi costringono ad andare, e pensare che durante tutto l’anno bisogna guardarsi continuamente le spalle da coltelli pronti a trafiggerti.
Quest’anno però è accaduto qualcosa ed ho scritto il mio personale racconto di Natale.
Una persona con la quale ho sporadici rapporti di lavoro, vista soltanto una volta e quella volta ero rimasta colpita dalla sua bellezza e dolcezza, mi telefona e mi dice:” oltre alle solite agende le porto un mio regalo personale per Natale, l’ho comprato pensando a lei, e un libro che a me ha insegnato molto ed è per questo che glielo regalo”. Il libro dà suggerimenti per migliorarsi la vita soprattutto per imparare ad amare se stessi , cosa fondamentale per amare anche gli altri.
Non so se questo libro cambierà la mia vita, ma sicuramente questo gesto venuto da una donna che ha intuito qualcosa di me, ha cambiato il mio Natale.

giovedì 13 dicembre 2007

Creatina Pour Femme


Il giorno più corto
di Katia Ceccarelli

Il mio intervento per caso o per destino arriva oggi, nel giorno di Santa Lucia.
Insomma per una fotografa, Lucia è la santa ideale, colei che protegge gli occhi ed è un segno di luce.
Fin dall'antichità e presso tutte le culture europee, il solstizio d'inverno è sempre stato considerato uno dei capisaldi del calendario cosmico. Il giorno più corto è quello in cui le ore di luce sono poche e la notte si impossessa degli uomini e delle cose ma nel momento in cui il buio vince, la luce rinasce. Proprio per questo gli antichi romani a dicembre festeggiavano il sole “dies Natalis Solis Invicti” e successivamente i cristiani- una volta giunti al potere - scelsero questo giorno per ricordare la nascita della luce ovvero Cristo, il 25 dicembre.
Eppure anche la tradizione della martire siciliana (di Siracusa) Lucia rimane nei cuori della religiosità popolare tanto che la luce e i regali in alcuni paesi li porta Santa Lucia, in altri Babbo Natale – ovvero San Nicola vescovo di Myra (Turchia) originariamente rappresentato con i paramenti vescovili in bianco o verde.
L'attuale Turchia in qualche modo ricorre anche nella storia di Lucia il cui corpo fu prelevato a Siracusa dai Bizantini per essere collocato a Costantinopoli, data la grande venerazione che in tutto l'impero si aveva per la santa. Quando, durante le crociate, i Veneziani conquistarono Costantinopoli, trafugarono anche le spoglie della martire che attualmente riposano a Venezia nella chiesa di San Geremia. A Siracusa fu concesso solo di ospitarla per pochi giorni nel 2004 in occasione del XVII centenario del suo martirio.
Il mio augurio per tutti voi è che comunque questo sia un Natale di luce.

p.s. I Russi non festeggiano il Natale più tardi, anche per loro il Natale è il 25 dicembre solo che la Chiesa ortodossa usa il calendario giuliano (quello di Giulio Cesare e Giustiniano per intenderci). Nel 1582 papa Gregorio riformò il calendario e anche le festività furono ricollocate per la Chiesa Cattolica Romana.

mercoledì 12 dicembre 2007

VADE RETRO

PER NATALE A TUTTE LE DONNE DEL BLOG
a cura di Alessandro Gallo


Camminavo con una dolce fanciulla,
non sapevo cosa dover dire.
Mi buttai con parole che sanno bene dove andare,
ogni cosa che il mio cervello non osasse pensare.
Cominciai:"Amore mio, tu sei più grande di me,
io non so come dirtelo,
lascio a te il piacere di ascoltare,
tu neanche mi starai a sentire
ma puoi strapparmi il cuore
e cibartene per scoprire un nuovo amore
più audace e più vivace.
Vorrei anche io strappare il tuo
ma sono indifeso
quindi sta a te cedere qualcosa
poichè muoio senza.
E non mi ciberò del tuo
se non vorrai ma lo nasconderò
nel luogo più oscuro di questa terra
e dentro uno scrigno d'oro e di diamanti
e d'argento. La chiave sarà nascosta
dentro di me e nessuno scoprirà
il nostro amore perchè mi dovrebbero aprire!
Io sarò tutto per te e quello che vuoi
ti farò innamorare con le mie parole,
dolci, amare o oscure.
Sarò per te l'aria, l'acqua o anche il deserto
ma cedi il tuo cuore a me, a un giovane ragazzo
la cui sola dimora sta dentro di te.
Ora sono solo, dammi la luce e fammi vedere la perfezione
del tuo corpo che luccica in continuazione.
Ora sono triste, regalami un sorso della tua felicità.
Se tu non vorrai, almeno illudimi, affinchè non possa soffrire tanto.

martedì 11 dicembre 2007

9 mesi e 1/2

Oggi sono così, così come sono...
a cura di Ely

Avevo in serbo un articolo di attualità, mi ero documentata, preparata l'introduzione, i link, ma poi... la vita è quella che vivi tutti i giorni, ed oggi è uno di quei giorni un pò così... di quelli seri, reali.
Ci tenevo comunque a scrivere e siccome oggi sono così, così come sono, ho pensato di riempire questo spazio troppo bianco con una poesia.
Una mia poesia, da condividere con voi.

Amato Mare
Era inverno,
una fredda oscurità mi avvolgeva
in questa serata surreale.
Era inverno,
ma un profondo desiderio mi scuoteva:
“sentirti”.
Desideravo il tuo umido respiro
sulla pelle, sulle labbra.
Desideravo il tuo odore, forte e pungente.
Desideravo avvolgermi di te, completamente.
E come un’amante ti ho raggiunto, ti ho respirato
e ti ho lasciato entrare in me, nei miei sensi.
E poi, in silenzio, ti ho ascoltato
e nel tuo ritmico movimento
ti ho ritrovato e ti ho riamato.
Poi quel senso di pace, un brivido in un sospiro d’intesa.
Tu elemento naturale e mio compagno di sogni,
caleidoscopio di colori e di umori,
a volte azzurro, a volte grigio,
a volte calmo ma traditore
e a volte impetuoso ma appassionato.
Questo mi dai,
questo mi hai sempre dato: emozioni.
Grazie, Amato Mare

E un grazie speciale anche a voi, per le emozioni che sapete darmi


lunedì 10 dicembre 2007

GRAFOLOGANDO



GRAFOLOGIA E CRIMINI
a cura di Alessandra Lumachelli

La grafologia trova da sempre ampio campo di applicazione nell’
ambiente giuridico, poichè permette di scoprire con rigore e sicurezza l’autore di uno scritto ed i tentativi di imitazione e dissimulazione.
Si presenta un caso di imitazione, quando chi scrive cerca di produrre una scrittura non sua, identica a quella di un'altra persona.
La dissimulazione, invece, rappresenta il caso in cuio una persona "finge" di scrivere in modo diverso dal proprio abituale, per poi disconoscere la grafia prodotta, adducendo la scusa che non le appartiene.
Si può consultare la grafologa per esprimere un
parere preliminare, oppure per produrre una perizia grafologica.
L’esperta può lavorare su casi di
firme e/o sigle falsificate, depositate su assegni o su altri documenti, come anche su testamenti, contratti, lettere anonime.

domenica 9 dicembre 2007

NON HO L'ETA'

Mi chiamo Chiara Cappellato.
Vorrei raccontarvi delle nostre mitiche over 70, ovvero le nonne,
quelle della quarta età come Marcella, Arpalice e Bice…
Quasi tutte vedove, vivaci, immerse in progetti e amanti della compagnia.
Guardiamoci attorno e cerchiamole.
Al supermercato, in chiesa, in centro città a passeggio.
Come sono vestite?
Scelgono con cura la crema per il viso e hanno appuntamento inderogabile con il parrucchiere. Frequentano il cineforum, hanno tanto da dire.
Ci insegnano a sorridere alla vita.
Un universo femminile sorprendentemente ricco di positività e coraggio.
Lasciamoci coinvolgere dalla loro forza interiore.
Gli anziani sono un dono per la società.
Perché non dedicare a queste donne un po’ speciali, spesso invisibili, una piccola rubrica?
Che ne pensate? Mi aiuterete?
A presto, allora!

(dimenticavo, chiamatemi Cappe)

VIAGGIO DI PENSIERI


a cura di Campagna Maria Cristina


Siamo in clima natalizio già da diversi giorni. Sarà scontato, ma i miei pensieri viaggiano in direzione delle festività. Mille luci decorano i viali principali, ingoiamo pubblicità di nuove proposte tecnologiche per eventuali regali oltre alle tante reclame sui prodotti alimentari per allietare i giorni di festa. L’albero di Natale è già stato fatto. Ci avviciniamo al grande giorno. E scopriamo che è un periodo carico di conflittualità, contrastante. E da che parte stiate voi? E’ tutto falso, illusorio o tutto vero, sentito? Ci facciamo prendere dall’euforia delle feste, ridiamo e siamo spensierati oppure ci intristiamo, arriva la malinconia ed il giorno di Natale è tutto un pianto? Certo è che l’energie circolano più del solito, tutto è amplificato e che ci si creda o no l’atmosfera si sente. Vediamo Babbo Natale ovunque. Arrampicarsi sulle ringhiere, giovane o anziano, con o senza barba, gonfiabile o appiccicato alle finestre ed anche in tacchi a spillo e calze a rete, ma quale sarà quello vero, quello attendibile? Ancora me lo chiedo. Eppure, anche per quest’anno la mia letterina è pronta!

Auguri!

sabato 8 dicembre 2007

TEA TIME


NON LASCIARMI
a cura di Maria Luisa Pozzi



Non lasciarmi (Never Let Me Go) di Kazuo Ishiguro
Edizioni Einaudi

Presto sarà a Natale e ho un regalo per voi, che ho tenuto nascosto per parecchio tempo: il recente romanzo (2005) di Kazuo Ishiguro, l’autore nato a Nagasaki nel 1954 e arrivato in Inghilterra nel 1960. Di ciò che ha pubblicato avrete probabilmente letto (o visto il film) “Quel che resta del giorno”.
“Non lasciarmi”: romanzo di fantascienza, diranno alcuni. Sì, ma non solo. Romanzo sull’ingegneria genetica, diranno altri. Sì, ma non solo. E’ anche, e soprattutto, un romanzo sulla vita umana; sui ricordi, compagni di vita; sull’amore che si spera salvifico.

Tre protagonisti: Kathy H., la voce narrante, la sua amica Ruth e Tommy, amato da entrambe. Crescono, tutti e tre, in un esclusivo college, Hallsham, nella verde campagna inglese, affidati alle cure di docenti premurosi e di una misteriosa Madame, responsabile della scuola, che viene regolarmente a visitarli. Alcuni insegnanti sembrano provare una grande pietà per loro, mentre in Madame i bambini avvertono un senso di distanza, quasi di ripulsione, nei loro confronti. Intuiscono che un mistero li circonda di cui, solo più tardi, capiranno la portata.
Kathy, la narratrice, con tono uniforme e apparentemente neutro, ci dice di avere 31 anni e essere una “badante” da oltre 11 anni. “Loro” hanno disposto così. Non sappiamo chi siano questi misteriosi “loro” che hanno deciso della vita di Kathy e di tutti gli altri bambini, poi diventati adulti, cresciuti a Hallsham.
Kathy è brava, come badante, e sa esattamente come gestire e confortare i “donatori”. Nel suo ruolo di “badante”, si prende cura anche di Tommy, l’amico e l’amore della sua vita, seguendolo nelle donazioni a cui è sottoposto. Fino alla quarta, della quale tutti i ragazzi di Hallsham hanno paura. Perché non sanno se “completeranno”. Neanche i medici sanno se per loro sarà finita o se sopravvivrà in loro una qualche forma di coscienza.
Kathy e Tommy avevano creduto che , grazie all’amore che li univa, sarebbe stato loro concesso un poco di tempo in più da vivere insieme. Ma si erano sbagliati. Tommy deve affrontare la quarta donazione. Kathy non lo rivedrà mai più.
Ma le restano i ricordi che andrà a cercare nel Norfolk, la regione più ventosa di Inghilterra. E’ lì che il Vento del Nord trasporta tutto ciò che si é perduto, si credeva ad Hallsham. Allora, spinto dal vento, apparirà anche Tommy che la saluterà da lontano. Dice Kathy, “Il sogno non andò mai oltre quel momento - io non lo permisi.” Il ricordo le dà la forza di continuare a vivere; di affrontare il destino che l’attende.
Come Kathy, anche noi, piccoli esseri umani, abbiamo bisogno dei nostri ricordi e dei nostri sogni per continuare a vivere e sopportare il dolore dell’esistenza.
Buon Natale.
Maria Luisa

venerdì 7 dicembre 2007

Il bar è aperto!

Finalmente, su "incoraggiamento" di Ilenia, apro lo spazio 4bit@bar.
Di cosa si tratta? E' un angolo virtuale in cui porterò persone che direttamente o indirettamente lavorano nel Web - la grande rete che affascina e cresce ogni giorno - per conoscergli meglio....
Non mi limiterò quindi a far domande su quello che fanno per vivere (il che spesso sarebbe pure noioso) ma chiederò loro quali sono le altre loro passioni: scopriremo che esperti di Web amano suonare, cucinare, scrivere canzoni, e via dicendo.... ovvero voglio farvi capire che alla fine non siamo così distanti dal resto del mondo :-)

BRICIOLE D'ESTETICA


GRIMILDE
A cura di Vladimiro Zocca

La rovina di una torre antica, un cumulo smangiato dal tempo, di pietre rossicce, annerite dall’ombra dei secoli, si getta a precipizio giù per l’argine a sparire tra i gorghi quasi limacciosi del Po, provocati probabilmente, in quel punto, dai resti insabbiati nel fondo. Mi trovo appollaiato sopra i resti di quella rocca a meditare sul tempo passato, quando, probabilmente faceva la guardia sul traffico fluviale. Il tempo storico che scorre con il fiume mi porta alla distesa senza tempo del mio mare lontano in una comparazione improbabile.
Trovo una bella differenza di emozioni e di pensieri. Allora, rientro dentro gli argini del tempo. Del resto, la scuola del paese, insieme al contatto con il catechismo della parrocchia, oltre alla coscienza, mi ha fatto conoscere, se non altro, il fascino della storia, una storia dalla quale cerco di ricavare il lato fiabesco – anche se mi si presenta al maschile - fatto di castelli turriti, cavalieri ferrati di elmo e spada e rapaci pirati d’acqua dolce.Ma, per ironia della sorte, come per incanto, il trasgressivo filo laico della religione mi ricollega al senso atavico della femminilità della mia infanzia marina.
Poco lontano, oltre l’argine che scivola verso il borgo più vetusto del paese, vengo incuriosito dai muri diroccati di una chiesa medievale a cielo aperto che porta, abbandonati, i segni consumati di un antico splendore sacrale; mi fanno fantasticare sulla signora alla quale, da tempo immemore è stato dedicato il luogo, si chiama Maria, e che, da poco, reduce da un mondo, tutto sommato pagano, vengo a sapere essere la madre del Signore.
L’incontro con questo tipo di femminilità è particolarmente oscuro e ricco di mistero. Infatti, già nel primo anno della mia permanenza nel paese padano, mi sono imbattuto in una suggestiva processione di primavera che scorreva sul grigio acciottolato della strada principale della cittadina, come un fiume nerastro di paesani vocianti inni dal vago timbro barbarico, nella Madonna patrona che risiede per quasi tutto l’anno in una frazione vicina. Quando la vedo per la prima volta, la riconosco subito, con quella corona essenziale e quella veste scura, ricamata di gemme dal taglio semplice, come le nobili e inaccessibili regine tramandateci dagli scultori borgognoni dell’alto medioevo, tipo Matilde di Canossa la quale, del resto, possedeva un tempo anche quelle terre; é Grimilde, la bellissima e perfida matrigna di Biancaneve della fiaba dei fratelli Grimm.
L’avevo appena vista al cinema locale nel celebre film di Walt Disney affascinandomi immediatamente, mentre avevo trovato piuttosto insipida e insignificante la bistrattata Biancaneve con quei ridicoli nani – pensavo, in fondo al cuore, che si fosse meritata tutti quei guai per la sua stupidità -. Il motivo mi fu chiaro solo molto tempo dopo. Avevo ritrovato, in un’atmosfera da romanzo gotico dell’orrore, la traccia delle Grandi Madri, oltre la metamorfosi operata dalla religione cristiana sulle cosiddette “madonne nere”, che i culti dell’epoca greco-latina avevano lasciato in eredità alla venerazione alle popolazioni più povere dell’Occidente, rappresentati dalle tre primordiali dee terrestri: Demetra, Proserpina e Artemide. A differenza del “Pinocchio” di Collodi, che mi lasciava piuttosto atterrito con i suoi Mangiafuoco, con i carabinieri, il gatto e la volpe, l’impiccagione e la balena, questa madonna stregonesca mi aveva fatto assaporare, irresistibile, il lato umbratile della storia e della religione. Cominciò a instillarmi un senso stranamente perverso, di colore anarchico che, in fin dei conti, mi permetteva di non perdere il contatto con la libertà, sia pure sotto mentite spoglie.

mercoledì 5 dicembre 2007

Oggi su c6tv

Dunque oggi, giovedì 6 dicembre, dalle ore 12 alle ore 13 seguitemi sul computer digitando www.c6.tv. Mi raccomando, che io penso sempre a voi, potete anche mandare mail durante il programma e io risponderò. Forse. Oppure lo faranno i due simpatici matti che presentano. La mail è spaziodonna@c6.tv

Lunga vita a Nazione Femminile

Kiss
P.F.G

Ecco Ludovica con l'abito


Mie care Embedded,

la premiazione del concorso "Vestirsi di emozioni" ha avuto luogo. La vincitrice, Ludovica Falconi, si è già presentata. Ma ora la potete anche vedere, insieme all'abito ideato su ispirazione dello stesso racconto. A sinistra, nella foto, Cicobio. In basso il nostro preside Vladimiro Zocca, in celeste Ilenia, camicia rigata Monica, look maledetto Alessandro, la vergine suicida in grigio Irene. In celestiale azzurro Daniele Schvili, in nero la stilista Giorgia Schvili. Ed io, visibilmente stanca. La bella Ludovica davanti. Le foto comunque non ci rendono giustizia, siamo molto ma molto meglio tutti quanti.

P.F.G.

martedì 4 dicembre 2007

LA DOLCE VITA DI LUDOVICA


Mi presento..
a cura di Ludovica Falconi

Quando Patrizia mi ha proposto di tenere una rubrica sul sito di Rosa Stanton alla domanda ‘come vorresti chiamarla?’ ho subito pensato alla Dolce Vita in onore a quegli anni che hanno fatto della mia città una regina incontrastata di fascino.
In questa rubrica si parlerà di moda nella sua accezione più ampia: dal costume ai modi di fare, dai rituali femminili alla letteratura. Racconterò le suggestioni che a volte ci sfiorano ma rimangono solo, citando un mio amico, pensieri profumati.
Non mi sono ancora presentata? Sono Ludovica, la vincitrice del concorso ‘Vestirsi di emozioni’. Spesso le cose non sembrano accadere per caso ed eccomi premiata ad un concorso che ha visto fondersi le mie due grandi passioni: scrittura e moda. Sto per laurearmi in Scienze della Moda e del Costume un’interfacoltà dell’Università la Sapienza di Roma e intanto, dopo vari corsi di giornalismo, mi occupo della sezione spettacolo del sito http://www.periodicamente.it/. Amo l’arte, la moda, ovviamente, la musica, la buona cucina..e, da buona curiosa, il mio sogno è quello di riuscire a vedere tutto il mondo (impresa ardua lo so).
Ed ora il destino mi ha portato qui, a scrivere per voi..

lunedì 3 dicembre 2007

IL SIGNOR IN GIALLO


LA CABOT COVE Di JESSICA FLETCHER
A cura di Lorenzo Losi


Mi fa particolarmente piacere inserire oggi il post sulla Signora in Giallo.

Anche se il giorno del mio compleanno avrei voluto scrivere qualcosa di piacevole su Jessica Fletcher, devo mio malgrado farmi portatore di una notizia TERRIBILE!!!

Le ricerche sulla sopraccitata serie Tv mi hanno riservato una grossa delusione che voglio condividere con tutti quanti voi del blog.

Da tanti anni nei miei sogni nel cassetto c’è sempre stato un avventuroso viaggio nel Maine e precisamente a Cabot Cove, la cittadina appunto di Jessica.
Nella mia ingenuità – e profonda ignoranza in geografia – ho sempre sperato di ripercorrere quelle vie, di entrare in quei caratteristici negozietti e magari di mangiare in uno dei ristoranti che si vedono nelle puntate della serie. Addirittura sognavo di risolvere un caso di omicidio. Considerata l’alta densità dei morti ammazzati che sembravano esserci in quella “ridente” cittadina, speravo che qualche produttore potesse mi scritturasse per girare qualche puntata del SIGNORE IN GIALLO…mica male, no?
Vi rivelo che tutto ciò è impossibile!
Citerò testualmente ciò che ho trovato su internet a tal proposito:


“CABOT COVE è il fittizio (sì, avete capito bene) paesino situato sulla costa atlantica del Maine dove vive J.F. […]. Il villaggio di 3.680 abitanti […] dovrebbe trovarsi a poca distanza da Portland”.

Che delusione!

Ho poi approfondito le mie ricerche e ho scoperto che, in realtà, tutti gli episodi svolti a Cabot Cove sono stati girati a Mendocino, una cittadina costiera della California e che la casa usata per le riprese esterne dell’abitazione di J.F. è Blair House Inn, un bed & breakfast situato sempre a Mendocino. Inoltre, all’interno degli studios sono stati ricostruiti alcuni scorci del nucleo urbano.

INSOMMA E’ TUTTO FINTO.

Ma in che mondo viviamo se uno non può più credere nemmeno in Jessica Fletcher?

Vi abbraccio.

Lorenzo

domenica 2 dicembre 2007

SONO DISTRUTTA

LA FELICITA'? SOLO TREEUROECINQUANTA.
di MonicaC








Venerdì, in un super fighetto hotel di Bologna centro, si è tenuta la premiazione della vincitrice del concorso vestirsi di emozioni.
Della quale (vincitrice) non parlerò e sul quale (concorso) non mi dilungherò, perché ci penserà Patrizia a farlo per voi.

La nostra cara Patrizia, si era ben raccomandata che ci si presentasse dignitosamente vestite all’evento, sentenziando, “cave mi raccomando, eleganza”, con un aplomb che neanche Susanna Agnelli.
Ammonimento che sicuramente non ha impaurito Ilenia, per tempo fornita di divino smeraldino abito Pinko, né tanto meno Irene, perfetta in una mise da giardino delle vergini suicide con tanto di very original jewels of the twenties, né tanto meno Cicobio, che si sarebbe potuto scambiare per il figlioccio di Domenico&Stefano, e men che mai Alberto, il più estinto tra i poeti, così charmant con le gote arrossate (sorvolo sul bianco fulardino annodato come i cordoni delle borse di un carico da diligenza). Che dire poi di Vladimiro, in logo no logo, o di Roberto, che stillerebbe fascino anche in pantofole, o di una Luigia super tirata e ovviamente di Patrizia e della sua mamma: D.I.V.I.N.E!
Ed io invece? Io?
Bè io, dopo una sera passata ad ingurgitare liquore Strega, con il segno del cuscino tatuato sul lato destro del corpo, ho trottato tutta la mattina alla ricerca di qualcosa che mi potesse far assomigliare ad una signorina per bene.
Forse con una gold card l'obiettivo sarebbe stato facilmente raggiungibile, ma con il mio green bancomat le cose si sono rivelate piuttosto complicate.

Mi piacerebbe chiedere a tutte le case di moda low price, che fanno leva sul loro essere cool pop (sarebbe onesto dirlo se intendevate il popper):
1) Ma chi cazzo è che mette le taglie sui vestiti? Enrico la talpa?
2) Qual è il vostro prototipo di riferimento? forse la Tania con la cellulite?
3) Per chi fate le magliette lunghe-lunghe e smilze-smilze? per il mocio vileda?
4) Dove li addestrate i commessi che urlano come delle groupie arrapate “chi è la signora che mi ha chiesto la gonna XL”? forse ve li fornisce la mondialcasa?

Morale della favola: dopo 4 ore di marcia serrata, 15 paia di pantaloni provati -per scoprire gongolante che la 40 mi va larga, poi sfiduciata, che la 38 non supera i promontori delle chiappe, infine incredula, che non esiste la 39- ho gettato la spugna maledicendo le mie ristrettezze economiche e tutti i zara, heicendemm, manghi e montagnole del cavolo.

Con i polpacci doloranti ho arrancato sino alla porta di tuttounto e, poggiato il mio culo su uno sgabello arancione, mi sono consolata con un fritto misto in cono di carta.
Buonissimo. A soli 3 euro e 50.

Marilyn

Il Critico e l'Artista
a cura di Fabio Cicolani

Metto in stand-by la catalogazione dei supereroi femminili da supermarket per segnalare uno dei monologhi cinematografici più interessanti che ho avuto il piacere di ascoltare di recente. La fonte è inaspettatamente strabiliante, proprio perchè le meraviglie di certi film spesso non si basano sulla sceneggiatura o sui dialoghi, ma sugli artifici tecnici del 3D che le case di produzione come la Pixar riescono a raggiungere. In una parola? Ratatouille.


Appassionato di questa tecnica per lavoro e per amore, voglio dedicare questo posto proprio al film che più di tutti ha dimostrato di avere un anima solida, lucente e vibrante che supera il limite alienante dei pixel.
Come dicevo, in questo splendido monologo si parla di qualcosa che, a mio giudizio, vale la pena di ascoltare, o leggere, in questo caso. Si parla di critici e artisti, di nuovo e di speranze. Eccolo:

“Per molti versi la professione del critico è facile, rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio. Prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero, ad esempio nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni. Al nuovo servono sostenitori. Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile. Affermare che sia la cena sia il suo artefice abbiano messo in crisi le mie convinzioni sull’alta cucina è a dir poco riduttivo. Hanno scosso le fondamenta stesse del mio essere. In passato non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto dello chef Gusteau “Chiunque può cucinare”. Ma ora, soltanto ora, comprendo appieno ciò che egli intendesse dire: non tutti posso diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque.
È difficile immaginare origini più umili di quelle del genio che ora guida il ristorante Gusteau e che, secondo l’opinione di chi scrive, è niente di meno che il miglior chef di tutta la Francia. Tornerò presto al ristorante Gusteau, di cui non sarò mai sazio.”
Anton Ego dal film Disney Pixar “Ratatouille” di Brad Bird.
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